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selvaggia lucarelli

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Difendi la città...

Pochi mesi fa il signor sindaco Luigi de Magistris, detto Masaniello, pubblicizzò l’iniziativa (meritoria) di un numero verde a cui telefonare per segnalare in città la presenza dei parcheggiatori abusivi. Poi, dopo un’inchiesta del giornale della città, Il Mattino, su iniziativa di una firma di assoluto prestigio quale Pietro Treccagnoli, si scoprì che dopo appena una settimana il numero non funzionava. Ci si potevano passare ore al telefono, ma nessuno rispondeva. Con buona pace dei parcheggiatori abusivi che continuano a invadere piazze, larghi e strade.

E’ di ieri invece la conferenza stampa del signor Masaniello a Palazzo San Giacomo dove è stato presentato lo sportello “Difendi la città”. Chi ravvisasse sul web, sulla carta stampata o in tv delle diffamazioni nei confronti della città di Napoli e dei napoletani può segnalarlo ad uno sportello comunale creato per l’occasione. Quanto tempo durerà questa iacovella non lo sappiamo, speriamo qualche giorno in più rispetto al meraviglioso numero verde contro i parcheggiatori.

Sarebbe stata una comprensibile iniziativa se fosse stata opera di associazioni, movimenti, club. Meno piacevole è vedere un sindaco che pur di solleticare gli istinti di un certo pensiero dominante che si respira in città voglia farsi propaganda in un modo che dal punto di vista comunicativo è certamente efficace, ma che nella sostanza poco toglie agli scassi di una città che continua a far subire ai propri cittadini un trasporto pubblico indecente, condizioni del traffico e dello smog a livelli impazziti, macchie di degrado e tutta quella serie di inciviltà (dal parcheggio in terza fila, all’andare sul motorino senza casco) che i vigili urbani continuano ad ignorare. E sono questi i motivi per cui chi ci osserva da fuori pensa che Napoli sia un mondo a parte dove vigono leggi che esistono soltanto in questa città. Perché in altre città italiane ed europee (basta avere viaggiato un poco) non accade ciò che succede a Napoli. Ma noi ormai il “Succede solo a Napoli” lo abbiamo preso per vanto, uguale uguale a come si prendono i fischi per applausi.

L’iniziativa in sé voluta da de Magistris non toglie e non mette nulla almeno nella sostanza. Però lo sportello “Difendi la città” rende perfettamente l’idea del voler perseverare nel considerare Napoli una città obbligatoriamente diversa dalle altre. La città di cui noi napoletani siamo schiavi, perché non siamo altro che schiavi, io pure. Schiavi di una bellezza che non ci consente di abbandonarla, schiavi di una lingua, schiavi di una socialità che esiste raramente altrove. E noi, pur di godere le gioie della città che pulsa nelle nostre vene come sangue, ci siamo abituati all’idea della città straordinaria dove per godere di queste bellezze siamo obbligati ad un prezzo da pagare. Eppure non è vero. Anche a Napoli se ci si concentrasse davvero sulle cose serie alcuni fenomeni non ci sarebbero. Basterebbe un sindaco realmente “sceriffo” che intimasse ai propri vigili urbani di far rispettare le regole più basilari del vivere civile. Perché Napoli non sarà mai la Svizzera, ma proprio come dimostra il tanto celebrato “Lungomare Liberato”, è possibile intervenire per portare un pizzico di decoro in una città che ne ha disperatamente bisogno. De Magistris lo sa e lo ha dimostrato in alcune occasioni.

Non è l’iniziativa “Difendi la città” in sé che spaventa, ma il retropensiero che anima una proposta del genere. Un’idea di napoletano simile ai negri d’America degli anni ’50. Ma sono anni che i napoletani sono accolti ovunque senza imbarazzi o pregiudizi. Quanti di voi hanno lavorato fuori da Napoli ed hanno accusato del razzismo nei propri confronti? Io ho lavorato per anni fuori e non ho mai avuto alcun tipo di problema, anzi ne ho avuti di più studiando a Salerno dove, a causa di un certo provincialismo, i napoletani passano tutti per mariuoli e imbroglioni. Ma poi, come in tutte le cose, basta conoscersi perché ognuno è uno, unico. E nessuno ha rappresentanza di un popolo: né i buoni e nemmeno i malamente.

Dietro questa iniziativa c’è un provincialismo e un’autoghettizzazione che non solo sono stupidi, ma pure lesivi. Ma voi pensate davvero che al Nord non hanno altro da fare che mettersi a pensare a noi napoletani? Dico, a parte qualche sindaco in cerca di visibilità o politici, giornalisti e soubrettine alla disperata ricerca di facile pubblicità. Eppure Napoli è una città multiculturale, aperta, emancipata. Altro che cittadina di provincia. A furia di pensarla così siamo diventati come quei paesanotti, tipo alcuni puteolani ad esempio (e lo dico con rispetto parlando) che sono convinti che tutto si è fatto e tutto si è inventato nella propria città, che nulla esista al di fuori dei pochi chilometri quadrati del proprio territorio. Come quei paesi dove hanno imparato a cucinare divinamente il cinghiale e sono orgogliosi di viverci solo per quello. Ecco, credo che Napoli abbia qualcosa in più di una pizza, di una cartolina, di una sfogliatella per essere orgogliosi solo di quello. Napoli è una città europea e una volta, neppure tanto tempo fa, a qualche offesa al massimo si rispondeva con un pernacchio. Oppure si ignorava. Perché a furia di dare importanza ai Salvini, ai sindaci di Cantù e alle Selvagge Lucarelli di turno non ci rendiamo conto che sembriamo proprio quei paesanotti rinchiusi in sé stessi, in un provincialismo che è mentale più che territoriale.

Era una regola anche sul campo di calcio, da bambini: ci si poteva offendere al primo “mammeta” pronunciato. Poi dopo, con il perdurare nella permalosità, si dava solo soddisfazione a chi voleva offendere. E io resto sempre più convinto che la scuola migliore è quella fatta in strada. E’ un’educazione che permette di avere a che fare con tutti, a prendere in giro e, soprattutto, a sapersi prendere in giro da soli. Dare patente di serietà a certe offese, persino istituendo uno sportello comunale, equivale ad essere proprio come quei bambini che, offendendosi, quasi ci godono a sentirsi dire “Mammeta”. Come se non potessero farne a meno. Ma siamo davvero tutti così? Io credo ci siano tanti altri pensieri in città diversi da quelli proposti dal signor sindaco, detto Masaniello, Luigi de Magistris. Chissà se lui a calcetto in strada ci ha mai giocato e se la sa la storia di “Mammeta”.

P.S: Che poi personalmente io il coro scopiazzato “Difendi la città” lo schifo e lo odio. Ma è un gusto mio. 

Valentino Di Giacomo

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14/02/2014, Milano, trasmissione televisiva Le invasioni barbariche. Nella foto Enrico Mentana

«Mi riferivo a Raffaele Auriemma, non a tutti i napoletani e trovo assurdo che si sia scatenata tutta questa polemica sui social network». Lo dice in esclusiva a SoldatoInnamorato.it  Enrico Mentana, direttore del Tg La 7, ospite lo scorso lunedì nel programma di Pierluigi Pardo, Tiki Taka, in onda su Italia 1.

Pulcinella“. E’ questa la parolina di Enrico Mentana rivolta l’altra sera al giornalista-tifoso Raffaele Auriemma e che ha sollevato la solita bufera sui social network. Una consuetudine ormai insopportabile. Del resto – come abbiamo scritto anche altre volte – col vittimismo dei napoletani ci campano famiglie intere, siti web, riviste, sgallettati, personaggetti, selvagge Lucarelli, massimi Giletti e affini. Se una sottospecie di vip ha un problema di popolarità basta che parli male di Napoli e torna in un batter d’occhio alla ribalta nazionale. Mediaticamente funziona quasi di più parlare male di Napoli che per una zizzacchiona uscirle a colpi di hashtag e ammiccamenti equivoci…

Per certo non era alla ricerca, né aveva bisogno di effimera pubblicità, Enrico Mentana, tra i più noti e capaci giornalisti italiani. «Devo cercare di essere sempre equilibrato occupandomi di giornalismo politico – dice  al telefono – almeno sul calcio credo di potermi concedere la libertà e il divertimento di essere apertamente tifoso per una squadra».

Però, direttore, riferendoti ad Auriemma, lo hai appellato con Pulcinella. Non è un’offesa, però è una tipica maschera napoletana spesso usata in senso dispregiativo per descrivere i napoletani come un popolo poco serio. 

«Non so chi sia Auriemma, non lo conoscevo e non lo conosco – precisa – nei talk sportivi ognuno recita una parte: chi fa il tifoso del Milan, chi dell’Inter, chi del Napoli…  Dicevo soltanto di voler affrontare l’argomento con obiettività e senza partigianerie. Il Pulcinella significava questo: è come se il fiorentino fosse rappresentato da Stenterello, Meneghino rappresentasse il milanese e Pantalone il veneziano».

Quindi è stato frainteso?  

«Non dico di essere stato frainteso, perché se è così ho le mie colpe, ma che da una semplice frase debba nascere tutto questo caos certamente lo trovo eccessivo».

Auriemma durante il programma ha detto che non finisce qui

«Ripeto, non conosco questo signore, né lo conoscevo prima. Non so cosa voglia dire, ma faccia come crede. Mi sorprende di più che alcuni napoletani possano risentirsi per una mia parola. Anziché irretirsi perché una città bella e importante come Napoli potrebbe essere rappresentata assai meglio…»

Pentito?

«Ma no! Semmai deluso. Trovo incredibile che per una parola possa scatenarsi tutto questo. E pensare che un anno e mezzo fa diventai il paladino dei napoletani perché difesi Napoli per delle affermazioni del ministro Alfano. E’ una distorsione che a volte generano i social network, ma trovo assurdo che proprio io possa passare per anti-napoletano».

Lasciamo stare questa storia che, anche secondo il sottoscritto, lascia il tempo che trova. Ma alla fine il Napoli ha meritato di vincere?

«Il Napoli è una grande squadra, ha un fenomeno davanti come Higuain e tra l’altro Lunedì mancavano anche Mertens e Gabbiadini. Orsato è un grande arbitro, ha preso una decisione legittima sull’espulsione di Nagatomo. Ci sta che l’Inter possa aver perso, ma ci sta anche dire che abbia giocato una buona partita. Certo, forse dovremmo imparare a vivere almeno il calcio in maniera sì appassionata, ma anche con un po’ più di leggerezza».

Un messaggio, per concludere, ai napoletani?

«Ribadisco solo che se io do del “fesso” a qualcuno, magari napoletano, l’ho detto alla persona. Poi che la persona sia napoletana, milanese, francese o siciliana è del tutto secondario. Non capisco perché i napoletani possano essersi sentiti offesi».

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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