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Il caso

Gentile ministro,

è lodevole il suo annuncio di voler imporre «tolleranza zero» per la violenza negli stadi. Un problema, quello della sicurezza e della inciviltà nel corso delle manifestazioni sportive, che si trascina da anni e che troppe volte è stato affrontato solo a colpi di slogan e misure inefficaci. «Metterci la faccia» – come lei ama dire – dopo tanti fallimenti passati non sarà certamente un’impresa semplice, eppure ciò che non si comprende è da quale prospettiva lei si appresta ad affrontare questo tema. In questi giorni ha, ad esempio, equiparato i cori insultanti nei confronti delle madri dei calciatori agli ululati razzisti. Una similitudine forzata che già prevede anche giuridicamente due differenti imputazioni. Per l’offesa alle madri si tratta di diffamazione e, se mi consente la boutade, neppure sempre dal momento che tra i calciatori, come pure tra i giornalisti o persino tra i ministri, non tutti possono giurare di avere genitrici pudiche. Quanto agli ululati razzisti si tratta di discriminazione: si offende una persona per il suo essere. È una discriminazione ontologica che mortifica un nero solo perché nero: condizione immodificabile. Tra l’altro, come lei ben sa, l’umanità non ha mai messo in pericolo la propria stessa esistenza a causa di semplici insulti. Mentre le pagine più buie della storia si sono avute con leggi razziali, pulizie etniche, apartheid. Come può quindi mettere sullo stesso piano due fenomeni così distanti tra loro e con conseguenze così differenti?

Tra le sue dichiarazioni c’è poi una colpevole lacuna che omette quanto sta accadendo recentemente nel nostro Paese. L’assalto ai napoletani all’esterno di San Siro nel giorno di Santo Stefano è solo l’ultimo episodio che vede i partenopei attaccati per il solo fatto di essere napoletani. Un attacco perpetrato da ben tre tifoserie, una persino estera. Anche qui, come vede, è un problema che attiene all’essere in quanto essere. Evidentemente non è bastata neppure la morte del giovane napoletano Ciro Esposito, ucciso con un colpo di pistola da un ultrà neofascista della Roma appena quattro anni fa. Di finali di Coppa Italia se ne sono giocate a decine all’Olimpico di Roma negli ultimi anni, eppure di assalti di tifoserie non coinvolte neppure nella gara (si giocava Napoli-Fiorentina), ne è avvenuto soltanto uno.

Episodi di truce violenza che seguono i cori beceri che si ascoltano in quasi tutti gli stadi italiani ogni domenica. Non le sembra un valido esempio di come dalle parole è breve poi il passo per andare all’azione? Anche sui cori contro i napoletani, da anni ascoltiamo il refrain del «Vesuvio lavali col fuoco», un coro insopportabile per l’augurarsi la distruzione di un popolo per mano di un’eruzione, ma ancor peggio per quel «lavali» che ancora una volta pone i napoletani come «sporchi, colerosi e terremotati». Canzoncina che lei ben conosce e per la quale più volte ha cercato di scusarsi per averla proferita lei stesso in pubblico. Perché è vero che spesso il tifo da stadio fa emergere il peggio di noi stessi. Parlo anche per me che, non occupandomi professionalmente di sport, da tifoso malato, sono solito vedere le partite del mio Napoli nella mia curva B invece che in tribuna stampa. Anche lei frequenta lo stadio, immagino il suo disagio, nel sentire certe bestialità quando va a vedere una partita. Capita anche a me. Ad esempio al San Paolo, tifoseria molto spesso corretta, provo insofferenza quando prima dell’inizio della gara gli ultras intonano cori contro gli odiati «sbirri» o di solidarietà per i «diffidati». In quel momento mi guardo intorno, vedo i volti degli ormai pochi bimbi che i genitori portano allo stadio e provo vergogna. Lei parla spesso dei suoi figli, oggi, in coscienza, avrebbe piacere di portarli in uno stadio dove si discrimina un nero solo perché nero o un napoletano solo perché napoletano? Ha piacere che i suoi figli ascoltino offese a quelle onorate divise che ogni giorno, tra mille rischi, garantiscono la nostra sicurezza?

Lei ha probabilmente ragione che le partite non vanno sospese in caso di cori discriminatori. Ciò, come dimostrato anche da inchieste delle commissioni parlamentari, mette nelle mani degli ultrà l’arma di poter ricattare i club spaventati da multe e dalle stesse chiusure di curve e interi stadi. Eppure, queste decisioni che puniscono tutti indistintamente, sono necessarie finché non si punisce singolarmente chi si macchia di questi reati. Oggi le famiglie non frequentano più gli stadi anche perché gli impianti sono ormai diventati dei check-point: si viene schedati, perquisiti, con l’impossibilità persino di portare all’interno una bottiglia d’acqua o un ombrello in caso di pioggia. Sono stati installati tornelli e telecamere. Le famiglie hanno pagato un prezzo alto e sacrificato la propria passione, purtroppo è di tutta evidenza che questo prezzo è stato pagato avendo ben poco in cambio. Il sospetto è che le norme e gli strumenti per stroncare il tifo violento ci siano già tutti. Fino ad oggi è invece forse mancata la volontà di farlo e certe dichiarazioni – come le sue – che relativizzano determinati temi certamente non aiutano. Le auguro buon lavoro nell’interesse di tutti noi tifosi e anche, «da ministro e da papà», le auguro che questo clima non porti un giorno persino suo figlio a cantare quei beceri cori di cui lei stesso si è reso protagonista in passato. Sbagliamo tutti, ma dovremmo tutti lavorare per non far ripetere anche alle future generazioni i nostri stessi errori. Confido in una sua risposta e soprattutto che prima che sia troppo tardi prenda una posizione chiara sul clima d’odio nei confronti dei napoletani. Le è dovuto da ministro, ma anche da leader politico che ha deciso di togliere l’indicazione Nord dal simbolo del proprio partito. 

Saluti da Napoli.

Valentino Di Giacomo

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Foto dalla pagina Facebook di A.C. Milan

A due giorni dalla disfatta contro la banda Sarri, a Milano sponda rossonera è un oceano di critiche: allenatore, mercato, dirigenza, tutti sotto processo. E fin qui niente di strano: se il Napoli avesse avuto gli stessi risultati del Milan le cose non andrebbero diversamente, piaccia o no il calcio è questo. Però un dettaglio fa ridere: nessuno dice che i vari Ely, Zapata, Bertolacci, Montolivo semplicemente “non sono abbastanza forti”, tutti dicono: “non sono da Milan”. Da Milan? Volete dire da squadra che viene da un decimo e un ottavo posto, tre esoneri nelle ultime stagioni, con una dirigenza totalmente confusa che quando ha i soldi li spende male? O forse pensate di essere ancora un top club?

Già il mercato estivo aveva dato qualche indicazione in merito. Da Jackson Martìnez che scappa all’Atletico dopo essere stato a un passo dal Milan, al voltafaccia di Kondogbia, al rinnovo di Daniel Alves col Barça, a Diego Godìn che senza giri di parole dice che sarebbe un passo indietro per la sua carriera. La verità è che un calciatore è un professionista che prende decisioni cercando di fare il meglio per la sua carriera: e in questo momento storico nessun top player al mondo ha motivo di lasciare la sua squadra, tagliarsi lo stipendio e venire al Milan.

Vi lamentavate dei bidoni a parametro zero ma stavolta i soldoni Berlusconi li ha cacciati, strapagando Bertolacci e Romagnoli, spendendo il giusto per due giocatori eccellenti come Bacca e Adriano (perchè loro sono forti, fortissimi: mica è colpa loro se gli arrivano tre palloni giocabili a partita e tutti a quaranta metri dalla porta): ciononostante anche quest’anno siete nei bassifondi della classifica e state già aspettando il mercato di gennaio sperando che arrivi il salvatore della patria. Perchè voi e la vostra società siete così: aspettate il Messia che venga e vi faccia vincere lo scudetto da solo, tanto voi siete il Milan, avete vinto ottantasei Champions League, quarantacinque campionati e centoventuno coppe varie, uno come Ibrahimovic non vede l’ora di ridurre della metà il suo ingaggio faraonico e lasciare una delle città più belle d’Europa e una squadra che punta ai vertici per venire a salvare il vostro culo depresso, no? 

Se leggendomi state pensando “e vabbè ma che cazzo ha vinto il Napoli allora”, mi piace ricordarvi che il Napoli è partito dalla serie C con una squadra di volenterosissimi e valorosi ma pur sempre modesti giocatori di categoria inferiore, è cresciuto piano piano, ha conquistato il suo nuovo blasone sul campo: il prestigio dato dal fatto di essere stati la squadra del miglior giocatore della storia ha senz’altro aiutato, ma avrebbe mai potuto portarci un giocatore come Gonzalo Higuaìn senza dei risultati e un progetto che lo convincessero a lasciare Madrid? La verità è che i soldi contano, ma le idee di più. Voi in questo momento avete un pò dei primi, zero dei secondi. E finchè questo non cambierà non vi muoverete mai da metà classifica, tanto più che Inter, Roma, Fiorentina, Lazio e noi stessi siamo sempre più forti e la Juve è tutt’altro che finita. Fatemi solo un favore: piantatela di dire “questi giocatori non sono da Milan”, perchè implica che la loro dimensione sia un’altra, ad esempio Torino, Chievo, Sassuolo o Atalanta. Ovvero squadre che, classifica alla mano, vi guardano dall’alto in basso.

Roberto Palmieri

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A Gennaio bisogna intervenire sul mercato

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

«Ricordati, lo avrai pure criticato Benitez, ma un gioco così bello come quello del Napoli in alcune partite non lo rivedrai più». Mi disse così qualche mese fa il mio migliore amico, Domenico, vero insegnante di calcio e interista sfegatato. Gli credetti. Poi da qualche settimana a questa parte si è fatto ancor più fitto lo scambio di sms, l’ultimo: «Per la prima volta in 32 anni mio padre ha detto che il Napoli è proprio forte». Il padre è Crescenzo Scamardella, negli anni ’70 era soprannominato il “George Best dei poveri”. Dei poveri perché da ragazzo militava nel Napoli di Juliano, ma è una di quelle solite storie (che un giorno mi piacerebbe raccontare) dell’infortunio grave che blocca sul nascere un futuro campione che poi si dà alla gloria delle categorie minori. Scamardella nutre da allora un po’ di risentimento verso il Napoli e si è convertito interista, estrapolargli delle belle parole sulla squadra azzurra è un’impresa assai maggiore di quella compiuta dal Napoli a San Siro ieri sera.

Non so quanto reggerà questo magnifico Napoli di Sarri, so solo che quello visto in queste ultime partite è tra i Napoli più belli mai visti. Non so nemmeno se ciò dipenda dalla forza degli avversari. Quando abbiamo battuto la Lazio per 5-0 non mi sono voluto illudere: troppe erano le assenze fondamentali nei biancocelesti. Non ho voluto farmi illusioni nemmeno dopo la seconda manita rifilata al Bruges e nemmeno dopo la vittoria, striminzita nel risultato e larga nel gioco, contro la Juve perché ai bianconeri mancavano Marchisio, Lichtesteiner, Mandzukic e Morata è entrato solo nei minuti finali. Però dopo la storica vittoria di Milano, gli indizi sono davvero troppi da formare quasi una prova. Il Milan non sarà la squadra di Baresi, Van Basten e Maldini però è comunque un club che ha investito massicciamente sul mercato. E andare a San Siro a rifilarne quattro non è roba da tutti i giorni.

A tratti, con interpreti diversi, è un Napoli che assomiglia tanto al Barcellona di Guardiola. Difesa alta, linee compatte, pressing asfissiante sui portatori di palla. Ieri al Meazza c’erano persino gli olè a sottolineare la fitta rete di passaggi del Napoli. Questo è calcio europeo alla faccia di tutte le empolizzazioni di cui si parlava fino a poco tempo fa.

Fa bene però Maurizio Sarri a smorzare gli entusiasmi. Per ora il Napoli, dopo i punti persi (e altri buttati) nelle primissime giornate, ha semplicemente manifestato la volontà di imporre la propria presenza al campionato. Poco più di un mese fa in città si facevano già mille processi al mercato, a De Laurentiis, a Sarri e ai giocatori. Di errori di qui alla fine ce ne saranno ancora, ma va riconosciuto che questo Napoli ha potenzialità devastanti. Se la squadra regge i ritmi di qui a gennaio, quando si riaprirà il mercato di riparazione, si potrà lottare per alti traguardi. Ma non bisognerà commettere l’errore di sottovalutare che in determinati ruoli il Napoli è ancora una squadra incompiuta. Se Jorginho ha insospettabilmente rubato la scena al nuovo acquisto Valdifiori, non accadrà lo stesso così facilmente quando dovranno rifiatare Allan e Hamsik. Né David Lopez e nemmeno El Khaddouri – spero chiaramente di sbagliarmi – sembrano all’altezza dei titolari. Così come a questa squadra manca un attaccante alla Zapata da buttare nella mischia contro quelle squadre che fanno le barricate in difesa non consentendo agli azzurri di sfruttare il proprio gioco. Lo si è visto a Carpi, dove un Napoli pur volenteroso non è riuscito ad avere la meglio sulla modesta squadra emiliana.

Qui a soldatoinnamorato siamo contenti di aver tenuto la barra dritta. Chi ci legge dall’inizio sa che, anche esponendoci a forti critiche, abbiamo sempre difeso Sarri e le scelte di De Laurentiis. Ora quelle scelte stanno portando dei frutti. Non ci siamo depressi allora, così come non ci esaltiamo oggi quando sarebbe assai facile. Siamo soltanto alla settima giornata e il Napoli soltanto ieri ha ottenuto la sua prima vittoria esterna in campionato. E’ solo l’inizio e bisognerà – come ha predicato Sarri – ragionare una partita per volta in un campionato che lentamente sta facendo emergere i reali valori anche delle altre squadre.

L’ultimo pensiero è per Lorenzo Insigne. Esempio di come il calcio possa dare ragione e torto a tutti a seconda dei momenti. A me Insigne non piaceva, ritenevo le sue giocate sempre superflue, eccessive rispetto alla concretezza di cui la squadra aveva bisogno. Da un anno a questa parte Lorenzino non solo mi ha smentito, ma si sta affermando come il giovane più forte del panorama nazionale. E’ il modo più bello per avere torto. Quando ieri ha piazzato la palla fuori dall’area per calciare la sua magica punizione avevo un presentimento che ho confidato agli amici. Un gol su punizione a San Siro è il perfetto coronamento per smentire tutti i suoi detrattori. “Napoletani a Milano” avrebbe detto Eduardo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Proprio sabato sulle nostre pagine il buon Cristiano ci parlava della meravigliosa arte dell’infratto, perchè diciamoci la verità, la maggior parte di noi è diventata grande proprio lì, sul ribaltabile. Chi aveva la casa sempre occupata con mamma casalinga e nonni coinquilini, chi aveva 32 fratelli, chi la vicina che sparlava, chi si metteva scorno e soprattutto nessuno teneva i soldi per fittare una stanza… Il parco della rimembranza (o parco dell’amore che dire si voglia) con la riservatezza dei pini e la meaviglia del suo panorama e un qualsiasi mezzo a 4 ruote diventavano lo spazio ideale per consumare gli amori di gioventù.
Benzina o diesel? 3 o 5 Porte? Berlina o sportiva? Motore? Cilindata? Italiana o straniera? Perchè non giapponese? Al neopatentato queste cose non interessavano per niente, bastava che il ribaltabile arrivava fino a giù e non si fermava a metà come quelli infamissimi delle Renault ed era l’auto perfetta. Poi se aveva la leva e non il rotellone allora era un auto di lusso…

Perchè non c’è nulla che non si possa fare su un ribaltabile con un po’ di fantasia e tanta buona volontà.

Poi veniva l’estate, una vacanza con gli amici, una casa in 40 pesone, i parenti che se ne vanno e ti lasciano la casa libera… e scoprivi il letto. Un altro mondo, un altro pianeta. In fondo si tratta di fare la stessa identica cosa ma sul letto c’è più gusto, c’è più spazio, c’è più sfizio.

Vincere 0 a 4 è sempre bello, si può fare ovunque ma c’è poco da fare, anche contro un Milan lontano da quello degli anni d’oro, vincere a San Siro c’è più gusto, c’è più Sfizio! Perchè certe cose è bello farle, ma è meraviglioso farle nel posto giusto.

Cattivi: Callejon si mangia il goal del 3 a 0, ma come sempre ha giocato una grande partita e il 3 (e pure il 4) sono arrivati lo stesso, Hamsik non ha segnato nessuno dei 4 goal e visto che non so chi mettere fra i cattivi di fronte a un napoli perfetto in tutti i reparti lo cito solo per questo. Permettetemi di dire che stasera mi sento di mettere fra i cattivi quelli che quest’estate volevano Mihajlović sulla panchina azzurra…

Buoni: c’è chi dice(va) “Allan è un Gargano con i piedi buoni” e vi pare poco? Corre come un pazzo, fondamentale in copertura e in pressing e poi segna pure. Higuain è un altro pianeta, oggi si limita a un assist ma ogni pallone che tocca è sempre utile, anche se stasera qualcuno gli ha rubato la scena: Insigne! Due goal di cui una punizione splendida e un assist, un giocatore completo, maturo e micidiale che parla napoletano e indossa la maglia del Napoli, ma che vogliamo di più?

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Mò non voglio sentire mai più nessuno dire mezza parola su Maurizio Sarri. Un Napoli mai così bello dai bei tempi andati dello squadrone del secondo scudetto oblitera un Milan senza idee, che perde anche la poca grinta dopo il gol di Allan, con un gioco convincente, diversi giocatori rinati dopo la gestione Benitez e un Higuaìn che anche se non fa gol sposta gli equilibri con la sua sola presenza. Grazie ragazzi, grazie Sarri, è più bello essere tifosi del Napoli stasera.

LA PARTITA – Per la verità il Milan non è neanche partito così male. Il Napoli ha iniziato pressando stranamente poco, leggermente abbassato rispetto al solito dall’azione di Luiz Adriano e Bacca nell’attacco alla profondità; senonchè, dal nulla, Insigne ha passato un cioccolatino ad Allan che si è scrollato di dosso il doppio errore dalla stessa posizione di Varsavia e ha fulminato Lopez. Da quel momento, Milan disperso; Insigne (ancora lui) combina in velocità con Higuaìn e tira a giro sul secondo palo. Il resto è amministrazione, contro una squadra distrutta mentalmente, con il Napoli che amministra il pallone e colpisce di nuovo con un Insigne mostruoso che pennella su punizione. L’autorete di Ely su un tentativo di anticipo su Higuaìn completa il passivo di quattro a zero; i tifosi del Milan lasciano lo stadio, quelli del Napoli sono in delirio. 

GIOCATORI RITROVATIKoulibaly che annulla gli avversari, Jorginho che quando riceve la palla è come averla messa in cassaforte, Higuaìn che esce con un sorriso che va da un orecchio all’altro in una partita in cui non ha segnato, Insigne in formato Bale che semina il panico con e senza palla: i giocatori sono trasfigurati rispetto all’era Benitez, e quando un avversario non ha certezze lo sbranano in un sol boccone. Il Napoli è in un gran momento di condizione fisica, senz’altro, questo periodo non durerà in eterno; ma godiamoci il nostro allenatore e i nostri campioni, godiamoci il miglior Napoli dai tempi del secondo scudetto; non so dove arriveremo quest’anno, chi partirà e chi rimarrà, ma so che questo Napoli mi fa morire. Che goduria, che libidine.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it