Tags Posts tagged with "roma"

roma

0 638

Le incognite

Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Facciamo un po’ di training autogeno e ripetiamolo a mente dieci volte, dopo i pasti, al dì e alla sera. Abbiamo preso 5 palloni dal Liverpool, ci può stare al 4 agosto, con gli inglesi che cominciano il campionato tra una settimana. Detto questo le incognite su questa squadra restano e il Napoli avrebbe fatto bene a intervenire, è ancora in tempo. Delle incognite strutturali della squadra ne abbiamo scritto qui, già prima di Liverpool, sono 4: il tempo fisiologico per Ancelotti di mettere in pratica i suoi dettami, la scommessa portiere (rileggete cosa scrivevamo in proposito di Karnezis, purtroppo non ci ha smentito), il regista che passa da Jorginho ad Hamsik, i dubbi su Milik e l’inadeguatezza di Inglese a certi palcoscenici. 

Le prime tre incognite le risolverà il tempo, più tempo passerà e più certi meccanismi saranno rodati. Sulla punta è invece un deficit strutturale della squadra. Il Napoli rischia. Sarà una stagione che tendenzialmente non ci consentirà di puntare allo scudetto come lo scorso anno. Noi, se ci siamo rinforzati, lo abbiamo fatto di poco, la Juve non fa impressione per aver preso Ronaldo (con Higuain via per lidi milanesi), ma per aver aggiunto al suo dream team giocatori di altissimo livello come Cancelo e Emre Can. 

Se l’obiettivo azzurro è almeno il quarto posto, quello deve essere l’obiettivo minimo, il Napoli lo rischia. Il calendario non consente esperimenti, si partirà subito con 10 giornate di fuoco, a cominciare dalla Lazio all’Olimpico e il Milan in casa chissà dove per gli scassi di un’amministrazione comunale inadeguata. Il tempo a disposizione non sarà molto per assemblare le idee di Ancelotti. Ci sarà fretta e la fretta genera confusione. Se a questa confusione, fisiologica (lo ripetiamo), si aggiunge il rebus della prima punta, i problemi saranno moltiplicati. Considerando pure che se il Napoli partisse così avrà Milik che non ha svolto l’intera preparazione e Mertens che si aggregherà solo negli ultimi giorni di ritiro per provare soluzioni con il belga prima punta. 

Quello che preoccupa di questo calciomercato non è solo l’assenza della punta, preoccupano forse ancor di più i movimenti di basso cabotaggio anche nelle uscite. Se l’obiettivo è vendere per ricomprare per sostenersi a certi livelli economici, quest’ anno l’obiettivo è già fallito. L’unica operazione degna di nota è la cessione di Jorginho per l’ingresso del promettente Fabian Ruiz. Tutto qui. Non c’è stata neppure intraprendenza nel vendere giocatori ormai in là con l’età come Mertens o Callejon che vanno per le 31 primavere. Se fossero state cessioni per acquistare anche giovani talenti la piazza lo avrebbe compreso. Anche perché se si parte da una nuova guida tecnica sarebbe stato forse necessario dare un reset più deciso con la rosa dello scorso anno. 

Il Napoli attualmente rischia la posizione in Champions, l’obiettivo minimo, perché Inter e Milan si sono rafforzate e la Roma, loro si, hanno fatto un mercato di scommesse, ma di giocatori futuribili, su tutti Kluivert junior. Ai nastri di partenza Juve e Inter sembrano essere più avanti. Roma, Napoli, Milan giocheranno per le altre due posizioni, facendo attenzione ad exploit di Lazio, Fiorentina, Atalanta o Torino. 

Non andare in Champions sarebbe una mazzata per le casse del Napoli, uno choc difficilmente riassorbibile. Nulla di inedito. Ricordiamoci sempre la nostra carta d’identità: è normale che Juve, Inter e Milan ci siano naturalmente davanti. Non è uno scandalo. Il Napoli però non deve fare l’errore di dilapidare il vantaggio acquisito negli ultimi anni rispetto alle milanesi. Ecco perché serve una punta, per rassicurare tutti, anche per dare un segnale alle altre che il Napoli c’è. Le voci su Belotti raccontano di un profilo che può piacere a De Laurentiis per i parametri anagrafici e di ingaggio, la pazzia Cavani rappresenterebbe invece voler puntare fortemente a contendere nuovamente lo scudetto alla Juve. Non fare nulla asseconderebbe la delusione (INGIUSTIFICATA) della piazza che deve imparare ad attendere i verdetti del campo nelle partite che contano veramente.

Prepariamoci per un campionato di ambientamento. Senza frenesie di vittorie. Gli anni buoni per lo scudetto erano quelli precedenti e non quello che verrà se il calciomercato ha un senso di prevedibilità. Il Napoli ha fatto quasi tutto il possibile per arrivarci a prendere il tricolore lo scorso anno, è andata come è andata e probabilmente più per colpe terze (ricordiamo gli arbitraggi che non devono essere un alibi, ma le evidenze vanno rimarcate sempre) che per colpe dell’entourage azzurro. 

Oltre a ripeterci di avere comunque una squadra forte, ripetiamoci comunque anche due volte al dì: Non siamo la Juve, Non siamo la Juve, Non siamo la Juve. Perché leggere, ancora oggi, frasi sui social del tipo “Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo” vuol dire non aver neppure lontanamente compreso per quale squadra si tifa e quali sono le sue potenzialità rispetto ad altre società. Certo, una mossa da De Laurentiis la aspettiamo, non per “papponismo”, qui non lo siamo mai stati, ma perché ci sono troppe incognite che non ci convincono. Rischia lui, rischiamo noi. 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 7410

La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 568
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel vostro giro di amici c’è sempre un ragazzo che non capite bene perchè ve lo portate appresso. Gli volete bene, magari lo conoscete da una vita, ma certi suoi atteggiamenti proprio non li riuscite a capire.
Conoscete un gruppo di ragazze e cercate di attaccare bottone? lui vi mette a figura di merda, inizia a fare l’idiota finchè le ragazze non se ne vanno schifate.
Conosci una ragazza e cerchi di defilarti un po’ dal gruppo con lei? Te lo ritrovi addosso, palesemente in malafede, che non vi lascia soli manco a pagarlo.
Quell’amico che è sempre quello dispari quando si esce a coppie, ma non lo fa per cattiveria, è che non è buono e pretende che non lo siate neanche voi. Nella sua testa rimbomba forte un solo motto: “Nient’ pe me, nient’ pe nisciuno” non va bene a me? Peggio per voi.

Quell’amico ieri è stata la Roma, non può competere per il vertice? Non deve farlo nessun altro! Vista la partita di ieri è inspiegabile come la Roma sia così lontana dal vertice, con grinta,  determinazione e un po’ di miracoli del portiere ha dominato il Napoli che pure ci ha messo del suo per non vincerla.

CattiviAllan ieri era irriconoscibile, ha sbagliato anche cose facili ed abbastanza perso in un centrocampo forse troppo affollato, già è una notizia vedere il brasiliano non fra i migliori, ma vederlo fra i cattivi al fianco di Koulibaly è quasi assurdo, le disattenzioni difensive del Senegalese sono state pesantissime. Il peggiore è senza dubbio Mario Rui, direi al suo procuratore che è il caso di misurarsi la palla.

Buoni – Senza Hamsik il Napoli ha perso equilibrio, si è sentita la sua assenza in fase di costruzione e anche nella catena di sinistra, il suo ingresso è stato accolto come meritava. Mertens un po’ in ombra trova il goal troppo tardi, stavolta è Fazio ad avere la meglio su di lui. Migliore della serata Insigne, ci prova in tutti i modi, non solo con il tiro a giro, ha il merito di non aver mollato mai.

Paolo Sindaco Russo

0 799

Il circo mediatico

Quando i soldati americani giunsero nel campo di concentramento di Buchenwald e si trovarono di fronte a quelle immagini indescrivibili avvertirono dei malori. Si chiedevano come potessero degli esseri umani provocare tanto male ad altri esseri umani. Tutti nelle vicinanze del campo sapevano cosa accadeva lì dentro. E così i militari raggrupparono tutti gli abitanti della zona e li portarono all’interno del campo di sterminio ad osservare cosa era stato fatto anche grazie al loro complice silenzio.

Ci sono filmati della liberazione del campo in cui signore eleganti portano le mani agli occhi per non guardare tutto quell’orrore. I signori sfilano in mezzo ai morti torturati camminando con i loro impeccabili cappotti. La decisione degli americani fu di mostrare anche ai tedeschi quelle immagini. Perché tutto quello che era accaduto in quel campo non sarebbe stato spiegabile con le parole perché tutto era troppo oltre qualsiasi immaginazione più macabra e terribile. Ai militari delle SS venne invece ordinato dagli americani di dare sepoltura ai cadaveri ammassati, forse l’unico modo efficace per umiliarli. 

Scrivo questo dopo aver assistito alla sceneggiata che abbiamo visto sui campi di Serie A. I tifosi della Lazio qualche giorno fa avevano ritratto su dei fogli Anna Frank con la maglietta della Roma. Una cosa schifosa, ma che il circo mediatico e dei social ha contribuito a diffondere. Magari era un passamano tra quattro teste di cazzo, ma così facendo si è data un’importanza e una pubblicità a quelle che restano sempre e comunque quattro teste di cazzo. Così, nella ormai perenne distorsione mediatica, è passato il concetto che gli italiani (o gli sportivi, i tifosi, gli ultrà), avessero la necessità di essere istruiti su cosa sia realmente accaduto agli ebrei nei campi di sterminio. E non è così. Basta scendere in strada, parlare con le persone, quanti conoscenti avete che offenderebbero la memoria di quei morti ammazzati? Vi sembra esista un’emergenza?

Al di là di questo, ciò che è più grave, è l’assurdo comportamento della Lega Calcio e della Federazione (con la complicità dei broadcaster televisivi) che hanno costruito la solita sceneggiata banale per ricordare, come si fa con i bambini, che “No, cattivo, non si fa”. Prima delle partite è stato letto un passaggio del diario di Anna Frank (che per Mihajilovic si chiama Anna FRANKIE – come detto ieri in un’intervista a Sky). E poi abbiamo dovuto subirci il pippotto moralistico dei bamboccioni viziati e strapagati come Bernardeschi. Perché ovviamente lo show è show e segue i propri rigidi schemi. 

Così facendo le istituzioni del calcio hanno potuto mostrare la loro pelosa attenzione a questo genere di fenomeni. Tutti felici e contenti, anche l’Italietta da social network perennemente indignata, tutti sempre pronti con i loro milioni di indici ad agitare l’accusa. I pollici, come si sa, sono impegnati per mettere i like sulle foto di qualche cesso scardato che davanti allo specchio si è fatto il selfie con la borsa nuova o con l’addominale appena scolpito in qualche fetida palestra.

Tutto può quindi tornare alla normalità. In un mondo in cui convivono il minuto di silenzio per le vittime del terremoto di Ischia, e qualche attimo dopo i cori sul Vesuvio che deve lavarci col fuoco. Dove convive l’esaltazione dei tifosi che festeggiano i gol di un loro calciatore “negro” e subito dopo i buu per il giocatore “negro” della squadra avversaria. E’ tutto normale nella schizofrenia di un mondo che ha perso completamente il senso della realtà. Così nell’offesa, così nel ricordo di una tragedia.

Il problema è che ormai commemoriamo date, celebrazioni, anniversari automaticamente, ma non ci ricordiamo manco più perché si fa. A Natale si festeggia l’albero e gli struffoli, a Pasqua si festeggia il capretto e la pastiera. Perché non lo sappiamo manco più perché ci sediamo a tavola tutti insieme. 

E così ci dimentichiamo pure perché fa schifo offendere la memoria di Anna Frank e di tutti gli ebrei ammazzati e scamazzati in ogni modo da altri esseri umani. E ci dimentichiamo, soprattutto, che un Paese serio avrebbe trovato e acciuffato i responsabili di quel gesto e magari avrebbe portato quelle quattro teste di cazzo a fare un tour in uno dei campi di sterminio nazisti. Come fecero gli americani a Buchenwald.

Troppo facile così: sentirci tutti terroristi quando i terroristi ammazzano i vignettisti di Charlie Hebdo, tutti assassini quando un uomo ammazza una donna (coniando quella munnezza di termine “Femminicidio” che contiene già in sé tutto il non-senso di questa società), tutti razzisti quando viene commessa violenza su persone di altre etnie. 

Andiamo dietro le emergenze, ci piace così. In un circo mediatico che non ha fine e dove tutti, ma tutti tutti tutti, hanno sempre qualcosa da dire. Pure quando non sono all’altezza di misurarsi con certi argomenti. Da questo punto di vista sentire Bernardeschi che parlava di sterminio degli ebrei è stata la chicca finale, un momento topico di ipocrisia e banalità, in una spettacolarizzazione costante di qualsiasi evento. Bello o brutto, chi se ne fotte, the show must go on. 

Trovate i responsabili di quei gesti intollerabili, educateli. Organizzare queste sceneggiate  moralistiche offende davvero la memoria di quelle persone uccise. Come tante volte mi sono sentito offeso io, da napoletano, guardando di tanto in tanto quel finto, insulso, insopportabile teatrino mediatico quando in tv o sui giornali vogliono farci la predica sul Vesuvio. Siete finti. Banali. Inutili. Questo non è educare, è romanzare. E, continuando a non educare, renderemo sempre di più uno spettacolo ogni cosa. Bella o brutta che sia, non farà differenza. Per nessuno. L’importante sarà dire “io c’ero”. E non importa se sui social, in tv o sui giornali. Tutto purché manifestare in ogni modo la propria misera esistenza.  

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 292

Il primo mese di marciomercato se n’è andato, e con esso il 33,3% delle balle estive di Tuttosport. Oggi oltre ad aggiornarvi sulle ultime sparate dei nostri eroi delle testate sportive tireremo anche un primo bilancio del mercato delle squadre più importanti, dalla Roma-supermercato (ma lo è davvero?) alla Fiorentina che non ce la può fare ad avere un rapporto sano con i suoi tesserati.

NAPOLI – Gli azzurri come al solito sono abbastanza immobili nel primo mese di mercato; l’ufficialità di Ounas certifica un colpo interessante in prospettiva per l’attacco e un’alternativa tattica utile, ma il Napoli punta sul gruppo degli ultimi due anni, che ha già dimostrato il suo valore e ha dato prova della sua determinazione con la decisione dei nazionali di rinunciare ad alcuni giorni di vacanza per ricominciare subito ad allenarsi. Ci sarebbe anche Mario Rui dato in dirittura d’arrivo, la trattativa per Berenguer è data per avanzata, ma si tratta di acquisti marginali che completano la rosa più che cambiarla.

ROMA – I giallorossi questo mese hanno perso – tra cessioni, fine prestiti e scadenze contrattuali – il portiere titolare, la prima riserva a centrocampo e giocatore di maggiore prospettiva della rosa, una delle ali più forti del campionato (che con i suoi strappi era anche l’unica alternativa al “palla lunga per Dzeko” nello sviluppo della manovra offensiva), il capitano degli ultimi vent’anni e il difensore centrale titolare della Germania. Mica cazzi, eppure è sbagliato parlare di smobilitazione: con gli acquisti di Karsdorp e Pellegrini, il rientro di Florenzi e un grosso budget per il mercato la Roma non dovrebbe soffrire troppo la transizione, almeno a livello di valori tecnici. Dimentico qualcuno? Ah, già, Gonalons: il giocatore feticcio di Benitez che Aulas non volle darci in nessun modo è partito per quattro miserabili milioni. Non dico che dovevamo prenderlo noi, ma un po’ rosico.

MILAN – Posto che non parleremo di Donnarumma perché ci ha rotto i coglioni, il Milan ha messo su una buonissima squadra, ma attenzione a non esagerare nelle valutazioni: nessuno dei giocatori arrivati a Milano è un campione, il livello della rosa si alza decisamente ma almeno sulla carta non è sufficiente a raggiungere i primi posti. Sarà interessante però vedere come tutti questi debuttanti nel campionato italiano (Musacchio, Rodriguez, Andrè Silva, Calhanoglu) si inseriranno in Serie A e nel gioco di Montella. Per Conti si continua a rimandare; probabilmente era di nuovo dal parrucchiere…

JUVENTUS – Tanto per cambiare Tuttosport regala grandi emozioni, con gli acquisti dati per certi di Bernardeschi, Danilo, Matuidi e De Sciglio, più Keita che sta spingendo con Lotito, mentre di Douglas Costa (dato per fatto una settimana fa) non si parla più da quando il Bayern ha preteso di vedere moneta prima di mostrare cammello. Ah, e non dimentichiamoci di N’Zonzi ovviamente. In pratica secondo i giornali i bianconeri comprano un nuovo undici titolare ogni settimana, fatto sta che finora hanno preso solo un giocatore di prospettiva come Schick, perdendo Dani Alves e forse Sandro. Naturalmente i bianconeri hanno ancora due mesi per fare un ottimo mercato, ma almeno risparmiateci il bombardamento mediatico.

INTER – E i nerazzurri? Che fanno, stanno a guardare mentre il Milan chiude cinque acquisti in un mese? Ovviamente no: nel troiaio generale che è la dirigenza nerazzurra l’acquisto marginale di Padelli e quello più interessante di Skriniar (si vede che Sainsbury non andava bene…) si parla già di rivendere Joao Mario -giocatore eccellente, penalizzato in modo enorme dalla confusione tecnica, dall’assenza di gioco e dal fatto che ci si aspettasse che vincesse le partite da solo, quando invece si tratta di un giocatore associativo e di grande palleggio – per prendere Rabiot e Di Maria in blocco dal PSG e anche Nainggolan per non farsi mancare niente. Già sento tutti dire “l’Inter sta tornando”, “Inter anti-Juve” e poi finire al settimo posto e prendere quattro babbà dall’Hapoel Beersheva.

FIORENTINA – Dulcis in fundo, la Viola: i Della Valle – vittime di un ritorno di papponismo da far impallidire certi tifosi del Napoli, che pure hanno inventato questo genere letterario – minacciano di vendere senza avere acquirenti, ma soprattutto portano in tribunale Borja allungando una storia di dipendenti che scappano via da Firenze sbattendo la porta che parte da Baggio e arriva fino a Salah passando per Jovetic, Montella, Gonzalo Rodriguez e Ljajic. Questo purtroppo è quello che succede quando una società non riesce a vivere nella sua dimensione, ma nemmeno a crescere.

0 410

Bentornati a Calciomercatino, la rubrica più amata da chi pensa che il calciomercato sia un apostrofo rosa tra le parole mannacc o’diavolo. Questa settimana poca attenzione per gli amici bianconeri a cui non è accostato nessun top player improponibile (ma figuriamoci se si è parlato di Agricola), perchè tiene banco la trattativa per il rinnovo di Donnarumma contro il quale il massacro mediatico palesemente voluto da Fassone e Mirabelli ha sortito gli effetti desiderati. La Roma smantella, il Napoli inizia ad acquistare.

Napoli – Primi colpi in entrata con l’arrivo già annunciato di Ounas, quello molto probabile di Mario Rui (parleremo di entrambi in settimana con una scheda) e soprattutto la quasi certezza che non ci sarà alcuna cessione che non fosse già ampiamente annunciata a fine campionato. Qualcuno si lamentava del Napoli fermo sul mercato, ma intanto è forse l’unica squadra che sa già chi avrà in rosa la prossima stagione…

Juventus – Per i bianconeri si parla solo di Douglas, dato per certo la settimana scorsa ma divenuto problematico quando è venuto il momento di cacciare i soldi, e di Bernardeschi per la trattativa farlocca del momento essendo il ragazzo in Polonia per gli Europei. Si è parlato abbastanza anche dello smantellamento della difesa con l’offertona del Chelsea per Sandro + Bonucci, ma per il momento parliamo di fantamercato.

Milan – La rassegna di Eurosport apre per quattro giorni su sette con la trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Preferiamo non parlarne visto il comportamento vergognoso dei media sulla questione. Ilare anche il titolo che annovera i rossoneri tra le BIG D’EUROPA dall’alto del loro brillante piazzamento a metà classifica. In entrata si parla di Calhanoglu per completare una batteria notevole di acquisti rischiosissimi.

Roma – Settimana  di ‘ntuosseco per i giallorossi che cedono Salah, Manolas, Paredes, Mario Rui, otto magazzinieri e la sorella di Monchi per far quadrare i conti in ottica FFP, dopo aver perso Totti per scadenza di contratto, Sczcesny per fine prestito e Emerson per infortunio – e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno. Nel frattempo è arrivato Karsdorp. Che culo.

Altre: Sirigu è pronto a rimpatriare dopo essersi svincolato dal PSG, la Fiorentina vuole Berardi per sostituire Bernardeschi, l’agente di Keita fa casino per non fare la fine di Zarate.

 

0 794

Il calciomercato è sempre un periodo magico in cui i giornalisti sportivi possono sfogare la loro fantasia. In assenza di calcio giocato – non potendo quindi passare le giornate a esaltare Dybala e i suoi 11 gol in campionato, ignorando i clamorosi 18 gol di Insigne, o a discutere delle divisioni nello spogliatoio dell’Inter mentre il Napoli rifila goleade a chiunque passi per la sua strada – si passa le giornate a inventare trattative prive di fondamento per compiacere i tifosi delle cosiddette big e vendere più copie; cosiddette perchè oltre alla Juventus si parla di Inter e soprattutto Milan, fino a prova contraria due squadrette di centroclassifica che hanno lottato per un posto in Europa League. Di Napoli, Roma e Lazio neanche l’ombra, se non per parlare di cessioni illustri. Così abbiamo deciso di farvi fare due risate con una bella rassegna settimanale di trattative farlocche inventate da Tuttosport e affini.

(La fonte di riferimento è la rassegna stampa quotidiana di Eurosport perchè preferiamo spendere i nostri 0 euro di proventi pubblicitari al birrificio piuttosto che comprare ogni giorno una copia di tutti i giornali. Sia chiaro che non intendiamo criticare il lavoro di Eurosport, che riporta semplicemente le notizie della stampa tradizionale.)

Juventus: perchè limitarsi a Schick? Se il ceco infatti è arrivato effettivamente a Torino, che dire di Keita, Douglas Costa, Bernardeschi, N’zonzi e Paredes? Praticamente un nuovo giocatore viene accostato alla Juve ogni giorno. Ho una mezza idea che in redazione Tuttosport abbia un secchiello con dentro i nomi di tutti i giocatori forti al mondo, e ne facciano estrarre uno alla volta da una segretaria per fare il titolo di giornata.

Milan: l’argomento principale è la trattativa Donnarumma che sta tenendo banco già da alcune settimane e non sembra voler finire tanto presto. Nel frattempo i rossoneri hanno preso Kessiè, Musacchio e Andrè Silva, già un mercato di buon livello se confrontato agli standard degli ultimi anni. Ma che dire di Biglia, Keita (che pare sia vicino contemporaneamente a due squadre quindi, forse è il gemello), Conti, Reina (buona fortuna), Kalinic e NIANG E KUCKA PER ARRIVARE A BELOTTI?

Inter: I nerazzurri pare stiano puntando forte su Rudiger, ovviamente apprezzato da Spalletti. Nient’altro da segnalare.

Napoli: Ah, esiste anche il Napoli?

6 - Keita Schick Bernardeschi7 - douglas8 - Milan Keita Belotti9 - rudiger inter10 - Juve Nzonzi11Screenshot_2017-06-12-09-13-0213

0 1143

Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2194

Due pesi due misure

Gennaro De Tommaso ('Genny 'a carogna') durante la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli allo stadio Olimpico di Roma, 3 maggio 2014. ANSA/ETTORE FERRARI

Per mesi e mesi i napoletani erano diventati un popolo di Genny ‘a Carogna. Da napoletani dovremmo fare lo sforzo, come un esercizio benefico e di orgoglio, di ricordare per quanto tempo, dopo la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, i mezzi di informazione dedicarono spazio a quell’omone pieno di tatuaggi che senza maglietta chiedeva ad Hamsik di non giocare la gara.

Noi napoletani avevamo un nostro morto a terra, sparato con un colpo di pistola da un’ultrà romanista appartenente agli ambienti dell’ultra-destra. Ma Ciro era di Scampia. E, me ne vergogno ancora, ma devo ammettere che persino io nelle ore successive alla tragedia pensavo dentro di me che in fondo quel Ciro da Scampia la morte se l’era un po’ cercata. Ricostruivo con la mente la scena e pensavo fosse una delle tante viste dentro e fuori gli stadi italiani dove i tifosi napoletani molto spesso riescono ad eccellere in violenze. E invece no, Ciro da Scampia era un ragazzo per bene che era andato a Roma per seguire il suo Napoli e aveva trovato la morte. Chi fa schifo sono io a pensare certe cose animato dal pregiudizio.

Ma Ciro e la sua agonia in ospedale, in quella lotta tra la vita e la fine, in quelle ore erano diventati una notizia marginale. Esisteva solo Genny, con il nomignolo accattivante e con l’espressione truce. Il physique du role perfetto per andare in pasto ai media. A Napoli spuntavano telecamere ovunque con i microfoni da puntare dinanzi ai volti di ragazzi sprovveduti che dicevano esattamente ciò che i media chiedevano: far passare tutti i napoletani per sodali di Genny.

Eppure, al di là della fedina penale non proprio immacolata dell’omone della curva, Genny aveva chiesto che la partita non si giocasse perché c’era un morto a terra. Non era da considerarsi una richiesta originale o assurda se ci si ferma a quella e non al contorno del personaggio. Eppure quella sera passarono in secondo piano sia la vittoria della Coppa Italia che il grave ferimento di un ragazzo napoletano che morirà alcuni giorni dopo. Perché il calcio può fermarsi di fronte alla morte, lo ha fatto spesso. Chi passeggia con una coppa in mano su 39 morti indossa altri colori…

E parlando di altri colori, ma avete notato il modo con cui è stata “trattata” la notizia dei rapporti tra la Juve e personaggi legati alla ‘ndrangheta per mantenere la pace nel nuovissimo e bellissimo Juventus Stadium? C’è una discrepanza enorme nel trattamento riservato ai napoletani (come popolo) e ai juventini?

Ecco, noi non chiediamo che alla Juve e ai suoi tifosi venga riservato lo stesso trattamento subito qualche anno fa dai tifosi e dai cittadini napoletani. Noi non vogliamo che tutti i juventini finiscano con l’essere etichettati per ‘ndranghetisti come noi siamo stati tutti Genny ‘a Carogna. Crediamo invece che questa NOTIZIA (perché anche se molti giornali la ignorano è una signora NOTIZIA) possa essere la giusta occasione per discutere finalmente della condizione degli stadi in Italia e del suo tifo.

Lo stadio non è più un luogo di festa, le persone “normali” ormai evitano di andare allo stadio e preferiscono guardare la partita in tv. Le persone “normali” poco capiscono le esigenze auto-referenziali di molti gruppi ultrà che usano il calcio come occasione di sfogo (a volte violento) invece che come un’opportunità per fare festa. No, le persone “normali”, quelle che hanno bambini e mogli, la famiglia spesso la lasciano a casa e non perché lo stadio sia un luogo “pericoloso”, ma perché gli stadi italiani sono ormai diventati bui, tristi. A Napoli poi è un duplice delitto perché la nostra era una tifoseria piena di allegria, pronta al folklore, ad irridere i tifosi avversari con la battuta irriverente. Questa potrebbe essere l’occasione per parlarne seriamente. Ma non lo si farà. Noi resteremo tutti Genny ‘a Carogna e chiameremo loro ‘ndranghetisti. Con buona pace del buon senso.

Anche De Laurentiis ha pagato lo scotto dei “tifosi professionisti”. All’inizio della sua avventura a Napoli, in un Napoli-Frosinone del 2006, i tifosi fecero esplodere dei petardi per ricattare il presidente. Riportiamo un articolo di Repubblica: “Alla tifoseria più violenta d’Italia, quella del Napoli, sono stati arrestati cinque capi. Violenti ed estorsori. Questa mattina all’alba la Digos di Napoli, su mandato del sostituto procuratore Antonio Ardituro, è entrata nelle case del centro storico di tre caporioni degli Ultras ’72, la tifoseria organizzata più vecchia del San Paolo, quella che occupa la parte centrale della Curva B, e di due capi dei Blue Tiger, gruppo dei Distinti. Le accuse – intrecciate – sono di estorsione ai danni della società e di associazione a delinquere per reati contro le persone: incendi, danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale. Il filo unificante di questa inchiesta, e unificante nei rapporti tra gli Ultras ’72 di Vincenzo Busiello, 42 anni, Alberto Mattera, 45, e Vittorio Puglisi, 20, e i Blue Tiger di Franceco Ruggiero, 61 anni, e Salvatore Piccirillo, 42, sono la continua, vessante richiesta di biglietti omaggio alla società. Cento biglietti per ogni gruppo (e i gruppi toccati dall’inchiesta, a prescindere dagli arresti, sono stati cinque) più altri tagliandi da avviare nell’amplissimo mercato del bagarinaggio e la possibilità di gestire fette del merchandising, ufficiale e in nero, del Calcio Napoli.

Ecco, noi i problemi li abbiamo avuti simili a quelli della Juve, ma li abbiamo risolti in altro modo ed è uno dei maggiori meriti di De Laurentiis e pure uno dei grandi motivi per cui il presidente è continuamente osteggiato da alcuni gruppi organizzati. Ci siamo rivolti alle forze dell’ordine e alle autorità preposte. A Napoli, nella patria di Genny ‘a Carogna. Pure se nessuno lo ricorda. Strano eh? Però se volete continuare a darci lezioni di civiltà fate pure. Oggi cosa dovremmo fare? Chiamarvi tutti ‘ndranghetisti?

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 911
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

L’ignoranza è forza

Uno degli slogan del Ministero della Verità, una delle frasi che appaiono sui monitor sparsi ovunque nel mondo raccontato da Orwell in 1984.
Sono una persona che ama le citazioni, amo molto leggere e memorizzare qualche frase a effetto, qualche aforisma, meglio se tratto da un classico, aiuta spesso a fare colpo, così come aiuta saper cogliere le citazioni degli altri.

Grazie ai miei studi e a una discreta memoria posso citare a memoria frasi di grandi poeti, libri e film classici, qualche filosofo, insomma in alcuni ambienti mi difendo bene e riesco a fare la mia porca figura. Ma in altri ambienti questo approccio non va bene, citare Leopardi è una figura di merda, citare Pessoa è solo un modo per apparire pretenziosi e saccenti, meglio evitare, meglio presentarsi con una frase degli Squallor come biglietto da visita o citando una battuta de “L’allenatore del Pallone”, conquisti tutti e vai tranquillo, alle volte se è necessario bisogna anche saper parlare del Grande Fratello, non quello di Orwell, quello VIP con la Marini e Clemente Russo.
La cultura è stratificata e una persona deve poter interagire su vari livelli, altrimenti la cultura diventa una prigione, non una porta.
Per questo, in un certo senso, possiamo dire che l’ignoranza è forza, è una forza se ci permette di guardare il mondo senza limite e preconcetti, senza appunto considerare ignorante qualcuno o qualcosa prima di averla conosciuta.

Per esempio oggi Koulibaly una bella spazzata ignorante la poteva fare! Spararla in tribuna oggi per un difensore del suo livello è considerato una vergogna, un’onta, eppure alle volte un po’ di sana ignoranza, invece di cercare per forza la giocata a effetto. Il ragazzo è forte ma forse non ha capito che nessuno lo giudica male se alle volte va meno per il sottile, soprattutto contro giocatori forti.

Cattivi: Non lo avevo mai fatto, sono un Sarrista convinto ma oggi credo che il Mister sia fra gli imputati per questa sconfitta, cambi non convincenti e poca grinta, inoltre è mancata una svolta tattica. Hysaj sembra un lontano ricordo del campione dello scorso campionato, sul secondo goal ha marcato Dzeko in modo ridicolo, le qualità le ha, dobbiamo solo aspettarlo. Peggiore di oggi a mio avviso è Koulibaly, quando fai errori così gravi dopo puoi fare tutto quello che vuoi, ma a meno che non fai la tripletta che capovolge la partita le colpe ti rimangono.

Buoni: Molti non saranno d’accordo, ma Insigne oggi ha costantemente cercato i compagni, si è dato molto da fare e lavorato tanto in coppia con Ghoulam, Allan è stato verosimilmente il migliore in campo, la sua qualità è fuori discussione, ma personalmente oggi premierei Hamsik, sempre presente, pericoloso e con tanta voglia di essere sempre nel vivo dell’azione, insomma un Capitano.

Paolo Sindaco Russo