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ricchione

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Da diverso tempo una strana voce circola sul Web riguardo Napoli. Racconta di aperture, chiusure, spintoni, falli d’ostruzione, falli di mano, inserimenti senza palla e di entrate da tergo. No, non è del calcio che si parla…

Come sapete, noi di soldatoinnamotato.it  siamo molto attenti e sensibili al tema dell’omosessualità e contrari ad ogni forma di discriminazione ed intolleranza, popolare e “di stato” come poteve vedere cliccando questo link.

Vista poi la nostra passione per le lingue abbiamo pensato di intervenire, decisi, da dietro.

Secondo qualcuno due parole del napoletano comune per indicare gli omosessuali: Ricchione e Femminiello, avrebbero due significati ben diversi o meglio due “polarità” distinte. Il Ricchione è (sarebbe) l’omosessuale maschio attivo. Il Femminiello è (sarebbe) l’omosessuale di sesso maschile passivo.

E’ tutta una storia, quindi, di dare e avere. Una sorta di contabilità amorosa.

Per farci un’idea precisa e semi-scientifica partiamo dall’etimo.

Femminiello è una evidente derivazione dalla parola femmina, che indica un uomo estremamente effemminato, tanto da sentirsi imprigionato in un corpo non suo, e che per ovviare all’assenza di rimedi moderni (ormoni, chirurgia plastica etc.) era vistosamente vestito ed atteggiato a donna. Una specie di Drag Queen Ante litteram. A dispetto di ciò, il Femminiello è una figura molto presente e rispettata nella cultura napoletana. Nei quartieri popolari gli venivano assegnati compiti sociali precisi, uno su tutti: l’estrazione pittoresca dei numeri della tombola. Persino la Chiesa Cattolica “accetta” i femminielli, famosissima è la “Juta dei femminielli” durante la Candelora. Non occorre, dunque, risalire alle coglie di Abramo o al mito greco-persiano dell’Ermafrodito, per spiegare la presenza e l’integrazione dei femminielli nella vita dei vicoli  di Partenope. Ogni quartiere ne ha uno famoso. In zona Santa Maria in Portico anni fa c’era Gianni ‘O Femmenell, noto per le sue pizze Fritte. Nel quartiere Arenaccia c’è Peppe Le Poissonier.

L’etimologia più accreditata di Ricchione è il verbo calabrese “Arricchià” che deriva a sua volta dal latino “Ad Hircus”: anelare, andare verso l’irco (il caprone)desiderarne la monta. Il maschio che “arricchia” con l’aggiunta del suffisso accrescitivo -one è il nostro caro ricchione.

Ora, un dubbio da studioso delle lingue mi sorge spontaneo: come può essere che una parola come ricchione, la cui etimologia ( che spesso dà indicazioni precise sul reale uso e significato) è quella di un uomo che brama la monta e quindi la passività sessuale, possa definere un gay dalla sola polarità attiva?

La teoria del doppio significato, appare, quantomeno, dubbia.

Altro elemento che smentisce tale teoria, è di carattere socio-linguistico. Non si attestano (a onor del vero non esistono enormi studi in merito) nei parlanti napoletani medi distinzioni in merito alla natura passiva o attiva dei due vocaboli. Femminiello e ricchione in funzione aggettivale vengono utilizzati in rapporto di sononimia.

E’ probabile che la volontà, tutta eterosessuale, di assegnare dei ruoli e degli schemi precisi al rapporto omosessuale, abbia generato tale tipo di distinzione, aggiudicando al femminiello, personaggio che meglio incarna la femminilità maschile, il ruolo della “donna” nel menage. Mentre il Ricchione, più macho nel termine e nel modo, il compito di “donatore”.

A noi tutto ciò sembra solo una banalizzazione di tante cose, del napoletano, di Napoli e di un modo di amare sconosciuto ai benpensanti.

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ho portato la mia famiglia al Gay Pride, la mia bellissima famiglia tradizionale, l’ho portata a manifestare per i diritti degli omosessuali, perchè voglio che vengano riconosciute le unioni di fatto, perchè credo che chiunque abbia il diritto di costruire una famiglia.

Nonostante questo mi capita di usare il termine Ricchione come insulto. So che è scoretto, so che è un’espressione che viene da una cultura sbagliata ma, per quanto io cerchi di evitarlo, mi capita di usarlo. Forse sbaglio, ma ricchione lo uso quando qualcuno viene meno alla parola data, quando qualcuno viola quei codici non scritti dei rapporti interpersonali, quando qualcuno si dimostra particolarmente vile o codardo, insomma quando qualcuno nun fa l’omm‘. In un certo senso ricchione viene usato non tanto per indicare i più che legittimi gusti sessuali della vittima del colorito epiteto quanto per indicare il contrario di “uomo”, altra espressione senz’altro figlia di un cliché di genere  ma sicuramente chiara e comprensibile a tutti.

Mi ero appena diplomato e cullando il sogno poi abbandonato di fare il giornalista andavo in giro per campetti di periferia a seguire partite delle serie minori e di altri campionati federali, il mio preferito era il Matusa che vedeva in campo calciatori over 60.

Un giorno scherzando con i giocatori con cui avevo un po’ più di confidenza dissi che trovavo divertentissimo il loro comportamento: arrivavano negli spogliatoi ed erano tutti amici, baci abbracci “Come stanno i figli?” “Un giorno di questi ci dobbiamo vedere” e altri convenevoli, poi iniziava la partita e il bon ton lasciava spazio al turpiloquio, 90 minuti di maleparole, insulti e frasi irripetibili fino al fischio finale, poi si tornava negli spogliatoi e tutti tornavano amici, e lo trovavo un fatto esilarante.

Uno di loro mi disse “Si vede che non ha mai giocato a pallone, la prima cosa che impari è che le parole muoiono in mezzo al campo“, in effetti non ho mai giocato a calcio a livelli superiori al torneo parrocchiale, e anche lì ci si insultava amorevolmente. Ma mai nessuno aveva neanche lontanamente pensato di portare fuori dal campo gli insulti. Se lo fai rompi quell’accordo non scritto, violi un codice valido su tutti i campi, non fai l’uomo… Insomma Sei un ricchione!

Avrei voluto parlare di calcio, dei miracoli del portiere nerazzurro, dell’occasione mancata da Gabbiadini e del calo di concentrazione nel secondo tempo e di come nonostante il dispiacere per la sconfitta ora più che mai bisogna guardare avanti. Invece no, Mancini ha voluto portare l’attenzione altrove, ha deciso che oggi era il momento di rompere quel codice non scritto per cui ci si chiarisce negli spogliatoi e ha portato in tv ciò che è accaduto in campo… E già abbiamo visto come si può apostrofare chi si comporta così.

Dopo però si è meritato un altro epiteto, perchè si è comportato da Zoccola Vecchia (e adesso ho guadagnato la simpatia anche delle femministe), ovvero donna che grazie all’esperienza riesce a sfruttare al meglio ogni occasione anche con mezzucci bassi e meschini. E l’allenatore dell’Inter che sfrutta le telecamere della Rai per raccontare tutto, per chiedere che Sarri venga allontanato dai campi di gioco perchè lo ha chiamato finocchio! Il tutto mentre il settore ospiti continuava a la solita nenia dei colerosi e terremotati.

Se volessi pensare male direi che cercava un pretesto per destabilizzare l’ambiente azzurro, se volessi pensare male direi che visto che Sarri in questo momento è simpatico a tutti e che vista la sua inesperienza nelle interviste forse lo avrebbe messo in difficoltà, se volessi pensare male direi che visto che Sarri sta dando lezioni di calcio e Mancini di non calcio, ossia di distruggere il gioco avversario cercando l’1 a 0, quest’ultimo sia un po’ invidioso… ma non voglio fare la zitella acida (ed eccovi servito il quarto cliché della serata) per cui le lascio solo come ipotesi per i malpensanti.

A questo punto il mio ruolo prevede che io dica chi sono i buoni e chi i cattivi di questo quarto di finale di Coppa Italia. Mai come oggi è difficile, Sarri ha sbagliato? Si, ma come sempre in Italia serve qualcuno che scoperchia un pentolone, fa venire fuori tanto fumo, si sfoderano belle parole e luoghi comuni e tutto torna come prima. Se da questo episodio il tecnico dell’Inter farà partire una crociata contro l’omofobia a TUTTI i livelli, se è pronto a schierarsi per i diritti civili sarò al suo fianco, ma se, come temo ha sfruttato l’evento in modo strumentale, sta compiendo un atto tanto triste quanto patetico.

In ogni caso, a proposito di razzismo, mi aspetto che si scusi per i cori provenienti dal settore ospiti e che chieda provvedimenti seri anche per quei tifosi, altrimenti si conferma essere molto poco uomo.

Paolo Sindaco Russo