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Anche a Napoli piove

Quando, due anni, fa Paolo Sindaco ed io decidemmo di far nascere questo sito web pensavamo di dover dare voce alla nostra passione comune per la città e quella matta e cromosomica per la squadra azzurra. Non potremmo non essere innamorati di Napoli con i nostri cognomi: un Russo (come l’indimenticato poeta Ferdinando) e un Di Giacomo (di cui mi onoro di portare una ‘ntecchia del suo sangue nelle vene). 

Pensammo di unire questo progetto in un nome: Soldato Innamorato. Quella canzone che da sempre ha unito i tifosi azzurri nei momenti più belli e degna principessa della Canzone napoletana. Perché ci faceva male vedere che allo stadio, invece di utilizzare i cori della nostra meravigliosa Tradizione, si cantavano canzoncine copiate da altri stadi e altre culture. Perché lo Sport, quello vero, è anche identità.  Anzi, il carrozzone del campionato di calcio ci ha proprio insegnato le varie identità regionalistiche su cui si basa la nostra Italia di feudi e coorti. Unire attraverso le differenze, lo sport o fa questo o non è: ci capitava anche in strada quando si giocava tutti insieme, dal figlio del professore o dell’avvocato al figlio del commerciante o dell’impiegato. 

Il problema è che, in questi anni, più nello Stadio San Paolo perdevamo identità e più, al di fuori del catino di Fuorigrotta, si è costruita una narrazione farlocca di una Napoli che non esiste. Una Napoli in cui si discute e ci si bea del pianoforte di piazza Garibaldi (che ora non c’è più), del Corno sul lungomare (che non si farà) e della solita solfa di pizza-spaghetti-mandolino-sfogliatella-mozzarella-vesuvio-pulcinella. 

Una narrazione che il sindaco De Magistris ha cavalcato. Era stato scelto come ex magistrato per ripristinare delle regole, ma su questo fronte ha fatto poco. Vale per tutti l’esempio del numero verde contro i parcheggiatori abusivi al quale prima non rispondeva nessuno e poi, nonostante fosse una bellissima idea, il progetto è stato accantonato. Sono andati avanti invece altri piani, quelli più semplici. Lo sportello per denunciare la discriminazione contro i napoletani, i riconoscimenti pleonastici a Maradona o quelli onorari alla veneta che aveva scritto la letterina banale piena di cliché sulla nostra città. Una sindrome da accerchiamento che non ha ragion d’essere. Iniziative che delimitano Napoli in uno steccato provinciale, se non macchiettistico. 

Paolo ed io non siamo cambiati in questi due anni. Ma ci siamo accorti che la narrazione del borbonismo, dello stereotipo, del cartolinesco, si è inflazionata. Assai.

Ci piacciono ancora la pizza, la sfogliatella o la mozzarella. Ma tutto questo non basta, non ci può bastare. E’ un racconto fasullo se insieme alla vivibilità gastronomica e paesaggistica del nostro meraviglioso territorio, non ci si abbina insieme dei servizi pubblici efficienti. Siamo nella città dove la funicolare in notturna non sappiamo ancora quale sia, dove l’Anm riduce le corse, dove ogni giorno per recarsi ad un appuntamento in metropolitana prendendo la Linea 2 bisogna anticiparsi di molto perché gli orari non sono affidabili e le corse piuttosto rare. 

Non è un ragionamento politico per andare contro ai De Magistris o ai De Luca di turno, sono spunti per cercare di far comprendere che questa narrazione del “Comm è bell Napule”  serve spesso per coprire le inefficienze di chi ci governa. E dai quali non si pretende il tutto e subito o traguardi irraggiungibili, ma dei cambiamenti costanti, pure se lenti. E’ bello il lungomare “liberato”, ma non può essere questo l’unico vanto di un’amministrazione e dei suoi cittadini. E’ bella la Linea 1 della Metro, ma per essere realmente efficiente ha bisogno pure di autobus e altre linee in ferro che siano realmente fruibili. Non vogliamo assolutamente “buttarla in politica”, facciamo nomi e cognomi per non restare in una vaghezza che vanificherebbe il nostro discorso. Potremmo parlare di Iervolino e Bassolino, di Renzi, Berlusconi o Grillo non cambierebbe la sostanza. L’importante è il concetto. 

Da mesi invece notiamo che a Napoli ci si adagia su quello che c’era già 2mila anni fa. ‘O sole e ‘o mare. Nessuna iniziativa viene avanzata per migliorare un po’ tutti insieme, in una città che invece diventa sempre più gretta e incivile. Perché la concezione di tutti noi, troppo spesso, è che tutto ciò che è pubblico non è nostro. Siamo capaci di arredarci case come reggie, ma poi non sappiamo rispettare gli spazi pubblici. E qui non c’entra nulla l’amministrazione, siamo noi. 

E allora, con il passar del tempo, SoldatoInnamorato è diventato un piccolo avamposto per cercare di parlare di Napoli in un modo in cui pochi altri parlano. Possiamo farlo perché non cerchiamo il click facile, non ci interessa. Per noi è un hobby e una passione, non ci guadagniamo nulla. Potremmo certamente impiegare questo tempo per fare uno dei tanti siti che venerano le bellezze di Napoli, del “si è fatto prima a Napoli” o del bidè che a Torino non c’era. Ma a che servirebbe? 

Altrettanto potremmo scrivere di com’è forte il Napoli e creare dei casi di denuncia costante su come invece De Laurentiis (che in città è considerato un “Pappone”) non mantenga gli impegni. Ma significherebbe avere gli occhi foderati di prosciutto non riconoscendo a questo imprenditore di aver fatto dei miracoli in dieci anni. Soprattutto, se rapportati i risultati attuali ai 90 anni pregressi che raccontano ben poche vittorie e praticamente solo quando c’era Lui.

Non siamo cambiati noi. E’ cambiato, molto, il sentire comune e la narrazione della nostra città. Come ad esempio la storiella del napoletano “appestato” che in Italia odiano. Ma quando? Ma dove? Forse in qualche coro indecente negli stadi, ma non è la realtà di tutti i giorni. E’ come manipolare a piacimento le notizie sui migranti che stuprano o rubano. Sono casi che esistono? Certo? Ma da qui a dire che “tutti i migranti stuprano” ce ne passa. O come “tutti i musulmani sono fondamentalisti”. 

Si creano emergenze ad arte. E noi non vogliamo ragionare nella logica delle emergenze, vogliamo ragionare di ciò che vediamo. Ora non vediamo altro che il folklore abbandonare gli stadi e riempire la città. Quando dovrebbe essere l’esatto opposto. Ciò che è serio lo si tratta come un gioco e ciò che è un gioco lo si tratta come fosse una cosa serissima. Allo stadio tutti vestiti di nero, fuori tutti vestiti d’azzurro. Perché? 

SoldatoInnamorato oggi ragiona su queste cose qui. Vogliamo essere contro-narrazione, minoranza, quelli del meno siamo meglio stiamo. Magari siamo dei visionari, ma crediamo che da cose piccole come questo spazio possano nascere altre idee e altri modi di pensare e di ripensare noi stessi. Tra identità e modernità una via bisogna trovarla. Fuori e dentro un campo di calcio. Anche a Napoli, ogni tanto, piove.

Valentino Di Giacomo

Paolo “Sindaco” Russo

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Gli interni dello Stadio Collana

Il fatidico sospiro di sollievo, come avevamo già immaginato, al momento è una chimera. E temporeggiare sembra essere diventata una delle qualità del Comune quando si parla di Stadio Collana.

Ieri, 1 dicembre, sarebbe dovuto essere il giorno della “svolta” ma purtroppo così non è stato. Il Comune è ancora lì che non molla la presa ma ha mandato i Tecnici per un ulteriore sopralluogo utile affinchè venga redatto il “verbale di consistenza”.
Carichi di tanta speranza e buona fede, dopo i fatti di ieri ci auguriamo il nodo venga sciolto quanto prima ma purtroppo, ancora una volta, certi comportamenti ci fanno tornare alla triste realtà e confermano un comportamento lievemente sleale anche da parte di chi dovrebbe Informare riportando le notizie così come sono realmente accadute.

E’ pur vero che la realtà può essere liberamente e personalmente interpretata (ciò che è bello per me può essere orrendo per altri o ciò che alcuni vedo come veritiero risulta agli occhi degli altri fasullo) ma riportare falsità, ovvero dettagli difficilmente interpretabili come la presenza/assenza di persone, è poco professionale. Obiettivamente, se ad un incontro la presenza di una persona è un dato di fatto, non è interpretabile a gusto proprio. O ci sei o non ci sei!!

Il giorno 28 Novembre vengono convocati referenti tecnici sia della Regione che del Comune per definire la procedura concordata per la restituzione dell’impianto sportivo “Arturo Collana” e viene riconfermata la data del 01 Dicembre per l’avvio delle attività di redazione dello stato di consistenza del bene.

In contemporanea, la Regione Campania convoca anche l’Ati Cesport Italia richiedendone la partecipazione, quello stesso giorno, sempre per redarne lo stato di consistenza.

E loro ieri c’erano, si sono presentati, capitanati da Sandro Cuomo erano lì! Non come erroneamente riportato da alcuni media. Il punto è che il Comune non li voleva e non riconoscendone né valenza giuridica né ruolo ha preteso un incontro “a porte chiuse” solo con i responsabili della Regione.

La situazione ovviamente non è delle migliori, le condizioni in cui versa la struttura sono purtroppo riconfermate pessime. Ma le due novità che stavolta vengono messe agli atti e che pare la Regione non ne fosse al corrente sono l’occupazione “gratuita” dell’appartamento riservato al custode, il quale però non copriva più la carica dal 2006, e la presenza di un’antenna Telecom, per la quale il Comune ne aveva stipulato contratto incassandone mensilmente la quota.

La disinformazione, ahime!, ancora continua visto che si vuole far passare un messaggio leggermente fuorviante. Si continua a tirar in ballo le Universiadi, si perpetua nel voler far credere che sarà colpa di quest’Ati vincitrice se lo Stadio dovesse essere escluso dai circuiti competitivi dell’evento, perdendone quindi i fondi per la ristrutturazione. Da altri articoli si legge che la speranza del Comune è ancora viva nel vedersi aggiudicare la gestione del Collana in seguito ad eventuale (e io aggiungerei fantascientifico) esito favorevole della FISU, Federazione Internazionale Sport Universitari. Si dice che, qualora il sogno di Palazzo San Giacomo dovesse realizzarsi, la gara regionale vinta regolarmente dall’Ati Cesport sarebbe dichiarata automaticamente nulla. Nulla di più errato visto che tale procedimento non è previsto né menzionato da nessuna parte.

Ma nel frattempo pare che la Regione continui il suo lavoro, riconvocando Comune e Ati il giorno 6 Dicembre per il prosieguo delle operazioni.

Un po’ di chiarezza non fa mai male a nessuno, a prescindere da che “parte” si decida di stare.

 

Milly I.

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Lo sceriffo alla riscossa

Dopo Giggino De Magistriis anche lo “Sceriffo di Salerno” potrà governare. E’ stato infatti accolto dal Tribunale di Napoli il ricorso d’urgenza presentato da Vincenzo De Luca, eletto governatore della Campania e sospeso per effetto della Legge Severino. Ora De Luca potrà partecipare al primo Consiglio – che era stato rinviato – e nominare la nuova Giunta. Il Tribunale dovrà poi decidere nel merito della vicenda.

Comune di Napoli e Regione Campania, che avevano rispettivamente sindaco e governatore sospesi, recuperano pienamente le proprie funzioni. Speriamo sia di buon auspicio per il futuro della nostra terra. La Legge Severino? Evidentemente, per dirla con il Crozza-De Luca è un personaggetto…

LA NOTA DEL TRIBUNALE

”Con riferimento al ricorso ex articolo 700 del Codice di procedura civile promosso in via
d’urgenza dal neo eletto governatore della Campania, Vincenzo De Luca, per la sospensiva del Decreto del presidente del consiglio dei ministri che ha disposto la sospensione del medesimo dalla indicata carica, come già avvenuto in precedente analoga circostanza – scrive in una nota il presidente del Tribunale di Napoli, Ettore Ferrara – atteso l’evidente rilievo mediatico assunto in questi giorni dalla questione e l’interesse pubblico sotteso comunico che con decreto ‘inaudita altera parte’ depositato oggi dal presidente della sezione competente a provvedere, il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’efficacia del provvedimento fissando per il giorno 17 luglio l’udienza dinanzi al Collegio per la comparizione delle parti e per la conferma, la modifica o la revoca del decreto stesso”.