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pomodori

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Diciamolo: quanti di voi, cresciuti con i telefilm americani, quando c’era la scena del ragazzone a stelle e strisce che apriva il frigo gigante e tirava fuori cose “buonissime” faceva il paragone con i frigoriferi napoletani? All’epoca, circa una quarantina d’anni fa, eravamo ragazzi, e morivamo d’invidia perché dal ciccio frigo americano uscivano cose che profumavano di moderno, di ricchezza: birra, coca cola, hot dog, cheesecake. Nel frigorifero napoletano in una giornata normale c’erano (e ci sono ancora) prevalentemente alimenti della tradizione popolare: pomodori, sottoli, verdure, qualche affettato, raramente dolci.
All’epoca, come dicevamo, eravamo giovani, buona parte del nostro tempo passava giocando a pallone nel mitico stadio “abbascio ‘o palazzo”, dove tutto faceva gioco, macchine, muri, passanti e comparse varie. Poi ogni tanto ci fermavamo e spuntava l’esigenza di addentare qualcosa, quel qualcosa era il più delle volte una frisella con il pomodoro. Di hot-dog neanche a parlarne, no coca cola, no cheesecake. Solo friselle con pomodoro, qualche volta con mozzarella o melanzane sott’olio, null’altro di più.
A distanza di qualche anno possiamo dirlo: la frisella era buonissima ma avevamo un senso di frustrazione per i nostri coetanei americani che potevano disporre di bel altro cibo.

Qualche anno e molte ricerche nutrizionali dopo ci è abbastanza evidente che un altro inganno degli anni ottanta è stato il cibo. Si perchè nella nostra tradizionalità (la frisella, sia chiaro, almeno a casa mia, era una scelta e non un ripiego: mia madre aveva capito tutto!) non sapevamo che stavamo consumando una merenda equilibrata e gustosa. Se poi, come il sottoscritto, siete cresciuti alle falde del Vesuvio, beh allora la vostra frisella è stata condita SOLO con spuncilli, ovvero con i pomodorini del Vesuvio, quelli del pendolo, quelli che si raccolgono d’estate e si conservano appesi per disporne durante il freddo inverno. Questi pomodori non essendo più duri come quelli freschi, sono adattissimi per la frisella ed hanno un sapore eccezionale che in parte deriva dal suolo collinare/vulcanico nel quale sono cresciuti ed in parte dal metodo di conservazione: il pendolo appunto.

Ovviamente il tutto era poi irrorato di olio extra vergine d’oliva, quello di una volta, quello estratto con il ciclo “discontinuo”, particolarmente denso e saporito che oramai non produce più nessuno.
Solo spuncilli dicevamo: i pomodori ciliegino, datterino o piccadilly, ringraziando il cielo, sono arrivati sulle nostre tavole, ahimè, solo nella seconda metà degli anni novanta. Fatemelo dire: senza gli spuncilli la frisella è un’altra cosa. Si perché oggi il pomodorino “industriale” arriva sulle nostre tavole bello turgido e con un sapore molto vago, per usare un eufemismo. Gli spuncilli invece sono morbidi e proprio per questo sono adattissimi ad essere strofinati sulla frisella.

Insomma lo avete capito, la frisella rappresenta per me quello che nel capolavoro disneyano “Ratatouille” la ratatouille, appunto, rappresenta per Anton Ego (il severo critico gastronomico che mentre assaggia questo buonissimo piatto preparato dal topino viene riportato immediatamente alla sua infanzia), un cibo buonissimo ma soprattutto un appuntamento con i ricordi d’infanzia, con l’età dei giochi, con i miei vecchi amici, tutti ancora ragazzi, tutti felici, tutti pieni di speranze e ambizioni.
Buona frisella a tutti e..mi raccomando solo Spuncilli!

Michelangelo Gigante

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Amici diventati nemici? Putin ed Erdogan

Dal nostro inviato a Mosca:

Ora che la neve non si scioglierà (siamo arrivati ai fatidici sotto lo zero, ancora di poco, ma la vernata è lunga), e che l’aria è più fredda, in Russia però restano “caldi” alcuni temi. La storia dell’aereo SU-24 dell’aviazione militare russa buttato giù dalla Turchia e precipitato in Siria è solo uno dei temi, di certo il più scottante, ma non l’unico: la Crimea è stata per giorni al buio per via dell’interruzione della corrente dall’Ucraina, con i piloni buttati giù da attentati, e la crisi economica continua a pesare sulla vita quotidiana.

Lo scontro con Ankara è un conflitto tra due potenze e tra due uomini, Erdogan e Putin, più simili di quel che si possa pensare. Verrebbe da chiedersi cosa ne pensa Silvio B., amicone dei due leader… strano che ancora non si sia proposto come paciere. La personalità di Erdogan, animato da ambizioni imperiali nella regione, è a dir poco autoritaria: spesso, a ragione o meno, in Occidente si discute su Putin, ma quanti sono a conoscenza della repressione contro i curdi portata avanti dal presidente turco? Quanti ancora ricordano le violenze a piazza Taksim sui manifestanti che chiedevano democrazia? O le posizioni di Erdogan sui diritti delle donne? Non si vuole ricorrere al cosiddetto “doppio standard”, spesso e volentieri squalificato dalla mediocre qualità della stampa e della TV governative qua, ma il leader turco è un pericolo per la stabilità della regione: non sono menzogne, ma fatti constatati il sostegno all’IS contro la lotta del popolo curdo, l’appoggio fornito ai peggiori gruppi islamisti, fanno parte della strategia di Erdogan per affermarsi come un nuovo “sultano”. L’assassinio di Tahir Elci, presidente dell’unione degli avvocati di Diyarbakir e difensore di tanti attivisti curdi, getta ancora altre ombre su Ankara.

Ora, sono state introdotte sanzioni per i prodotti turchi, dal sale alla frutta secca, dai pomodori alle mele: come verranno sostituiti questi prodotti sul mercato russo, difficile dirlo, ma si registra un rialzo dei prezzi (e non dei salari, eh). Sabato scorso è stata vietata l’assunzione di cittadini turchi, e ai tour operator russi è stato “fortemente sconsigliato” di organizzare viaggi sulle spiagge anatoliche, meta di centinaia di migliaia di turisti da Mosca e Pietroburgo. Cosa altro succederà è difficile prevederlo (quindi, evitate di scrivermi se la Turkish Airlines volerà ancora su Mosca o no: ma faticasse all’aeroporto ‘e Vnukovo?), ma di certo l’insensatezza e l’ambizione rendono ancora peggiore un quadro già di per sé triste e sconsolato.

Ma pe’ fortuna ca nuje tenimm a Higuain, e l’unico modo che a Napoli c’è per abbattere un aereo russo, forse, sono i cross di Maggio…

Giovanni Savino

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