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pizza

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Amo la pizza.
Credo dipenda dal fatto che sono Napoletano ma considero la pizza un alimento perfetto per gusto, praticità ed equilibro. Come tutti gli adolescenti però da ragazzo cedevo alla tentazione di scegliere quelle belle pizze inguacchiate coperte di qualsiasi cosa: provola, panna, gorgonzola, prosciutto, salame (ma mai wurstel e patatine), sceglievo spesso le pizze più grosse, ripiene, doppio impasto , fritte e rifritte, cornicione ripieno etc. etc.
Poi ho iniziato ad apprezzare di più la qualità stessa della pizza ho iniziato a scegliere meglio, magari a mangiarne due ma a godermi di più la qualità di impasto e cottura e delle materie prime. Poi un giorno ebbi una grandissima lezione da quello che per me rimane il miglior pizzaiolo della storia di Napoli: Ernesto Cacialli.

Mi spiegò che per vedere se un pizzaiolo era bravo dovevo provare la marinara, la marinara essendo estremamente semplice non la puoi sbagliare, non puoi mascherare gli errori e quando riesce bene è una vera goduria per chi la mangia perchè apprezza la vera arte del maestro che la realizza.
Dopo 7 scorpacciate di pizze piene di goal è arrivata una Marinara che ci ha fatto godere di tutta la maestria di Sarri, di tutte le qualità del Napoli, da Reina a Mertens passando per i 6 di centrocampo. Movimenti e scelte perfette, ottime giocate individuali, possesso mai sterile ed efficacia difensiva… Quest’uno a zero ci dice che Sarri ha fatto un impasto e che la materie prime, anche le più semplice, sono tutte di grande qualità.

Cattivi: Leggo da qualche parte che Callejon è stato un po’ in ombra, facile dirlo se non si giudicano i movimenti e la fase di non possesso, così come puntuali sono tornate le critiche ad Hamsik, certo c’è chi ha giocato meglio, ma da qui a considerarli negativi ce ne passa. Cattivo per stasera è, come ogni anno in questa occasione, chi decide che i Napoletani residenti in Campania non possono andare all’Olimpico, scelta tanto stupida quanto inutile che sancisce il fallimento della Tessera del Tifoso, non è così che si rendono gli stadi e le città sicure, si fa solo un torto a chi ama il calcio.

Buoni: Reina oggi regala 2 punti al Napoli, hanno legalizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso a breve dovranno legalizzare i matrimoni fra Portieri pelati spagnoli e palo destro della porta dell’olimpico a destra delle telecamere… Oramai sono una coppia invincibile! Koulibaly è come sempre un muro, comanda lui la difesa, oltre alla fisicità e alla tecnica oramai è anche padrone dei movimenti, stasera praticamente perfetto. Migliore di stasera è comunque Insigne, il centesimo goal in maglia azzurra è un goal di rapina da attaccante vero, ma al di là del goal è sicuramente il più reattivo e attivo dell’attacco. Il suo idolo era Del Piero? Lui è del ’91, a 10 anni come idolo in maglia azzurra poteva scegliere fra Sesa e Amoruso… non è una giustificazione ma l’importante è che oggi sia lui l’idolo dei ragazzini Napoletani e da stasera lo saràun po’ di più.

Paolo Sindaco Russo

 

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L'amara verità

Avete visto il titolo e avete pensato: “Fammi vedere questo fesso dove vuole arrivare”. E allora ve lo spiego. Milano è più bella di Napoli e i milanesi sono meglio dei napoletani. E’ così e non può essere altrimenti. Me ne accorgo ogni volta che vado nel capoluogo lombardo. Ci sono ritornato per fare una bella intervista che qui su SoldatoInnamorato vi mostreremo tra qualche giorno. Certo, nella città meneghina non ci sta il Vesuvio e il lungomare (per giunta liberato), fa freddo già ora che noi andiamo ancora a mare e d’inverno ci si puzza del santissimo freddo. Per non parlare della nebbia eh! 

Ecco, spazzati via tutti i cliché, ora possiamo ragionare. Ah, non ho parlato di pizza, sfogliatelle, caffè e mozzarelle perché qualche fesso che importa o qualche “emigrato” lo si trova. 

A Milano sono civili. Te ne accorgi dalle scale mobili in metropolitana: chi vuole andare con le proprie gambe cammina a sinistra, chi si sfasterea si ferma a destra. Ora pensate a tutte le (rare) metropolitane perse a Napoli perché da capre ci si mette tutti fermi sia a destra che a sinistra.

Ah, a Milano le metropolitane passano come la leggenda di Mussolini sui treni in orario.

Puoi arrivare da un punto all’altro della città senza mai abbandonare la Milano tube. Sui marciapiedi difficilmente becchi qualcuno che si ferma come un coglione al centro impedendo agli altri di passare o due persone che si piantano a chiacchierare nel bel mezzo. Si chiamano MARCIA A PIEDI, quindi camminano. Se devono guardare una vetrina ci si fermano davanti lasciando passare chi deve proseguire la propria passeggiata. 

A Milano difficilmente si trovano quei puzzati di fame che incontriamo sulle nostre tangenziali che per non comprare una lampadina (che costa dai 3 ai 30 euro) marciano con gli abbaglianti appicciati. A Milano il rosso è rosso, il verde è verde. Chi viene da destra ha la precedenza. 

A Milano il Comune aiuta il cittadino in tutto: dalla scuola, agli asili nido, alla sanità. Se vai in ospedale dicendo che hai dolore ai reni non ti liquidano – senza fare nessun accertamento – dicendo che è un’infezione e ti prescrivono medicinali, a tentativo. Se a Milano hai i calcoli renali – come ho dovuto scoprire io attraverso esami privati perché all’ospedale San Paolo di Napoli al pronto soccorso teneno che fa e quindi al massimo ti palpeggiano la parte – ti fanno le ecografie e cercano di capire che tieni. Gratis. 

A Milano sanno vendersi pure quello che non tengono. La nostra via dei Mille è assai meglio della gettonatissima via Montenapoleone. Ma Milano è “la capitale della moda”, nonostante a Napoli ci sono tra i migliori stilisti del mondo: chiedere a Isaia, Kiton o a Marinella. 

Noi invece ci siamo assuefatti al cliché che loro devono avere l’organizzazione e noi poiché pensiamo di essere bravi, intelligenti, simpatici (e soprattutto furbi), dobbiamo campare con quello che il Padreterno ci ha dato. Uno stereotipo alimentato da film di merda come Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord con il sempre pessimo Alessandro Siani che personalmente mi fa artisticamente schifo proprio per quella maschera del napoletano co ‘o core bbuono. Che poi vi do una notizia: se viaggiate un poco troverete città che sono naturalmente altrettanto belle come Napoli. Faccio solo qualche esempio:  Lisbona, Rio de Janeiro e Istanbul. E popoli meravigliosi ovunque, basta saper cercare.

Insomma in virtù della bellezza noi dobbiamo sopportare l’inciviltà, la maleducazione, la disorganizzazione. E in fondo lo consideriamo il giusto prezzo per godere delle bellezze di Napoli. Magari beandoci delle storie di Bellavista che alla Rinascente “si praticano solo prezzi fissi” e che i vari Cazzaniga sono una maniata di imbecilli. I furbi siamo noi. 

Per anni mi sono beato pure io della bellezza della mia città. Considero valore (per dirla con il napoletano rinnegante Erri De Luca) fare come oggi che al 4 ottobre posso ancora farmi i bagni a mare. Anche questa è vivibilità, lo penso e continuo a pensarlo. Come penso pure che Napoli sia meglio di Roma in tutto e per tutto avendo abitato nella capitale per diversi anni. 

Ma proprio perché “la base” l’abbiamo, noi che ci crediamo così furbi, non sarebbe invece intelligente costruire tutto il resto? Basterebbe semplicemente avere rispetto degli altri ed educazione. Quella stessa educazione che i napo-milanesi sanno avere quando si trasferiscono al Nord: il napoletano – per usare un altro abituale cliché – che quando va a Milano non butta la carta a terra. Non la butta perché a Milano hanno creato un valore che è quello della civiltà, del rispetto, dell’educazione. Tutti valori che noi invece abbiamo buttato nel cesso perché si deve guidare con il faro scassato e restare fermi a sinistra sulle scale mobili. 

Forse se invece di perdere tempo sui social a bearci delle nostre bellezze, provassimo a renderle fruibili e magari crearne di altre, saremmo veramente un grande popolo. Una città bella, vivibile e, per giunta, senza nebbia. Perché non è vero – come è comodo credere – che la colpa è solo dei politici, della politica, dei mariuoli in Parlamento. Vuole farcelo credere pure il sindaco a cui piacciono i corni giganti su via Caracciolo e le lettere strappalacrime che valgono medaglie d’oro di banalità. La colpa è nostra che in fondo abbiamo una città abitata per gran parte da stupidi, incivili, miserabili e ignoranti. Che per giunta pensano pure di essere furbi. 

Milano è meglio di Napoli. E gli abitanti di Milano sono meglio di quelli di Partenope. Fatevene una ragione. Altrimenti proviamo a cambiare.

Valentino Di Giacomo

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Foto di Daniela Vladimirova https://www.flickr.com/photos/danielavladimirova/

Parliamo di pizza.
Argomento spinosissimo che rompe le amicizie, mette le mamme in mezzo, genera guerre e corna.

Premesso che il sottoscritto è la schifezza dei Napoletani perché in 42 anni non è ancora riuscito ad entrare da “Concettina ai 3 santi” e da “Starita” a Materdei…

Premesso che per quanto mi riguarda la Storia della pizza a Napoli è sempre indiscutibilmente MICHELE a Forcella…

E premesso che “Natascia tene ddoje zizze tant”, possiamo procedere alla discussione.

Anni fa, se uscivi da Napoli la pizza era una chiavica. Non perché lo fosse oggettivamente, ma perché l’orgoglio partenopeo ti portava a schifare qualsiasi prodotto che non provenisse dai nostri forni a legna.
Oggi, siamo onesti, la qualità si è espansa in provincia, e anche fuori dalla provincia.
Qualcuno direbbe che la proposta si sia appiattita e uniformata perché “a finale fanno tutti ‘a stessa pizza”.
Direi che non è proprio così.

Ultimamente sto frequentando molto la gastronomia del Casertano, e devo dire con piacevolissima sorpresa che ho trovato picchi di genuinità, inventiva e gusto di altezze davvero titaniche.
Azzardo che in molti casi alcune pizzerie di Caserta e dintorni ormai superano di gran lunga molte pizzerie anche storiche di Napoli.
Pizze come quelle di “Pepe in grani” (Caiazzo – CE), “I Masanielli” e Pepenero (Caserta), “12” (Aversa – NA), “Locanda 07” (Ercole – CE), “Ciro Salvo” (San Giorgio – NA) ormai non solo sono “all’altezza” di pizze “gourmet” come quelle de “La Notizia”, “50 Kalò”, “Vesi”, ma in certi casi risultano anche più buone.
Senza contare che ci sono tanti elementi da considerare: la pasta, la cottura, le materie prime…
Certo, il gusto è sempre soggettivo. E probabilmente per un campanilista sfegatato risulterà difficile ammettere una pesante verità, specialmente al cospetto di una città come Caserta, da sempre “rivale” napoletana (chissà poi perché).

E’ anche vero che gli amanti della pizza si dividono in “puristi” (quelli che solo la Margherita e la Marinara… al massimo con le acciughe) e “sperimentatori” (sempre alla ricerca di nuovi sapori).
Il purista trova la pace interiore con i già citati “Michele”, “Concettina”, “Starita” e poi la sequenza storica dei Tribunali “Sorbillo”, “Di Matteo”, “I Decumani”, “la Figlia del Presidente”, l’esperienza di “Brandi”, di “Pellone” e di “Cafasso”… e non ha bisogno di altro.
Lo sperimentatore si delizia con “Il re della pizza” e l’impasto di farine integrali, oppure con la farina di Petra di “Pepe in grani”, o con l’offerta di classe di “Vesi” al Vomero.
Esiste poi una terza categoria di pizzofilo: quello che “vi porto io a mangiare la pizza in un posto che conosco solo io”, oppure quello che “la bettola sotto casa mia fa una pizza che canta”.
Nel primo caso, spesso, il posto che “conosce solo lui” è bene che lo conosca solo lui. Altre volte, magari, è una sorpresa.
Nel secondo caso, per il pizzofilo subentrano altri elementi che esulano un po’ dalla critica obiettiva: l’affezione per quel posto sotto casa, il rapporto amichevole col pizzaiolo… la guallera che non fa prendere la macchina e spostarsi.

Insomma, è ormai diventato molto molto difficile stabilire chi sia il Campione… e forse non c’è neanche più bisogno di un Campione. Dobbiamo solo essere felici e fieri che una nostra splendida invenzione abbia trovato spazi con ottimi risultati (ripeto, alle volte superiori) anche altrove.

Giorgio Molfini

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Pepperoni pizza - foto da wikipedia

Robot che impastano e preparano 350 pizze al minuto da mandare in giro per il mondo surgelate. Penso che nel leggere su un prodotto simile la scritta “Pizza Napoletana” molti di noi storcerebbero il naso. Invece è bastato garantire che la produzione avvenisse in Campania, a Benevento per la precisione, parlare di materie prime locali e per molti napoletani, anche di quelli che spesso si proclamano difensori della città, della cultura e della tradizione, un prodotto simile diventasse accettabile, addirittura un’opportunità.

Proprio in questi giorni a Benevento si è inaugurato quello che per Nestlè sarà l’Hub internazionale della pizza: presenti De Luca, il Sindaco Mastella e il Ministro De Vincenti tutti entusiasti per le grandi possibilità di sviluppo e lavoro offerte da Nestlé.
Poco importa che per il mondo girerà un prodotto industriale, omologato, sempre identico a se stesso e lontano anni luce dall’originale che rappresenterà nel peggiore dei modi quello che è il più grande orgoglio della nostra cucina.

Si, perché in nome del lavoro spesso la nostra cultura è destinata ad essere umiliata, svilita e sfruttata. Certo, in questo periodo 150 posti di lavoro sono una grande cosa, ma guardando un po’ più a fondo, fa veramente bene al nostro territorio? Stiamo facendo il bene della Campania o quello della Nestlé che fagocita un altro spicchio di mondo in nome dei suoi interessi economici?

Se con gli stessi sforzi avessimo creato 150 pizzaioli facendoli formare nella tradizione non sarebbe stato meglio? Non avremmo così tutelato la nostra cultura? Non l’avremmo fatta forse così vivere più a lungo? Non sarebbe meglio “esportare” pizzaioli che si facciano garanti di una pizza che segua tutti i dettami della vera pizza Napoletana piuttosto che svendere il nome a un prodotto industriale qualsiasi che porterà i guadagni nelle casse delle solite multinazionali?

Portando il ragionamento a un livello terra terra anche i fast food, i centri commerciali, i compro oro e i centri scommesse creano lavoro, ma creano benessere? Creano cultura? Il lavoratore ha realmente una crescita professionale, umana e garanzie di una vita dignitosa? Probabilmente no, ed è questa forse la parte più triste di tutta la storia.

Napoli, e la Campania, si salverà conservando, valutando e promuovendola nostra enorme cultura, non svendendola al primo offerente!

Sorprende che anche Borelli, dei Verdi, dia la priorità ai posti di lavoro e ancora più di lui Gino Sorbillo, che tanto ha fatto per la diffusione della pizza, la veda anche come un’opportunità. Al momento le uniche voci che si oppongono alla svendita del prodotto principale del nostro artigianato culinario sono l’Avvocato Pisani, Angelo Ferrillo e il pizzaiolo Luciano Sorbillo.

Noi ovviamente ci schieriamo con la pizza, quelle che esce dal forno a legna, non dal congelatore… prima che in nome dei posti di lavoro la Mattel si metta a produrre action figure di Benito con marchio San Gregorio Armeno e Ikea i la linea di piatti in porcellana di Capodimonte.

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Daniela Vladimirova https://www.flickr.com/photos/danielavladimirova/

on ci sono studi scientifici in proposito, ma credo che una delle parole più conosciute al mondo sia “pizza”. Spesso non troviamo il vocabolo corrispondente in altre lingue straniere. Gli americani credono che “pizza” sia un termine inglese e abusano della nostra benevolenza con alcuni improbabili abbinamenti, come pizza-day, pizza-fest o addirittura pizza-pride. A Napoli tolleriamo al massimo la variabile di “pizza fritta”. Certo ci si può sbizzarrire a piacere nell’inventare alcuni tipi di pizza, oltre alle classiche marinara, capricciosa, margherita e quattro stagioni, ma andrebbe comunque denunciato per crimini contro l’umanità presso il tribunale dei diritti dell’uomo chi ha avuto l’idea insana di fare per la prima volta la pizza alla nutella. Quello non era un pizzaiuolo (con la “U”, anche se il correttore automatico lo segnala come errore ortografico), al massimo si può considerare un pizzattaro, come viene identificato questo magnifico lavoratore spostandosi a meno di 200 km a nord dell’ombelico mondiale della pizza. Ma quello, pur avendo le mani in pasta, è tutt’altra cosa. A Napoli due amici che si ritrovano per caso e che vogliono prolungare il piacere di quell’incontro non vanno a mangiare una pizza. Loro vanno a “farsi una pizza”, quasi come se fosse una bella ragazza (absit iniuria verbis), o un bel ragazzo, naturalmente. La pizza generalmente è piatto unico. Ti sazia senza bisogno di aggiungere ulteriori orpelli pre o post prandium. A differenza di tutte le altre pietanze, te la puoi portare tranquillamente a casa, cosa che difficilmente fai con un piatto di spaghetti o di una bistecca ai ferri. Con l’aggiunta di una piccola mancia te la recapitano addirittura a domicilio. Certo si può anche ordinare qualsiasi altra cosa, ma chi te la porta a casa resta sempre “il ragazzo delle pizze”, anche se ha superato i 50 anni e ti porta dei panzerotti. La prossima volta che andrete a farvi una pizza, non perdetevi lo spettacolo del pizziuolo. Lui, al contrario del cuoco, che spesso è barricato all’interno della cucina, protetto giustamente dalla scritta “vietato l’ingresso agli estranei”, lavora generalmente al centro della sala. Col viso rivolto al pubblico. Gli ingredienti sono in bella vista. Il pizzaiuolo non lavora, si esibisce. Quasi officia un rito. I fedeli dovrebbero restare in adorazione, e non pensare ai fatti loro, come spesso accade anche in chiesa mentre il prete celebra la messa. Il pizzaiuolo spande la pasta sul bancone (si chiama così il suo altare) come un vecchio saggio dispensa la sua saggezza. Gli aromi emanati dalle pizze appena sfornate lo inebriano. Lui quasi li sniffa in un mix estasiante di farina e soddisfazione. Poi affida la sua arte e le sue creature al cameriere come un premuroso papà accompagna i figli a scuola e li affida, fiducioso, a bidelli e insegnanti non prima di aver gettato loro un ultimo amorevole sguardo, mentre dovrebbe inchinarsi al levarsi dalla sala, fragoroso, del meritato applauso.

Pasquale Di Fenzo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La frittura di pesce è una di quelle classiche cose che tu credi sia facile, che ci vuole a friggere il pesce? Poi quando provi a farla ti trovi la paranzella smosciata o che magari si stacca perchè l’hai fritta troppo, gli anellini di calamaro vengono tosti perchè li friggi poco, le impanature si staccano e l’olio puzza di bruciato dopo poco.
La frittura di pesce ha bisogno di un’ottima preparazione, ritmi altissimi, rapidà di esecuzione, tocco preciso e nessuna distrazione, fa parte di quel ramo della cucina napoletana frenetica, che sembra semplice ma in realtà è estremamente complessa.

L’opposto della frittura di pesce è il ragù: lo puoi preparare con più calma, devi scegliere bene gli ingredienti e soprattutto devi prenderti tutto il tempo che ti serve, la fretta uccide il ragù, lo trasforma in quella che De Filippo definiva carne cu ‘a pummarola, soffriggere il fondo preparare le carni scegliere il momento per inserire il pomodoro e soprattutto farlo pippiare e seguirne le ore di cottura sono una procedura lenta che necessità di grande pazienza e dedizione.

Nel calcio esistono partite frittura di pesce, ritmi elevatissimi, grande intensità e concetrazione alle stelle, è partite ragù, dove l’unico errore che puoi fare è perdere la pazienza. Palermo Napoli è stata chiaramente una partita ragù. Fra primo e secondo tempo molti tifosi hanno azzuppato la loro scorza di pane nella salsa e si sono lamentati che era sciapa, troppo liquida, nun sapev e nient’ ecc. ecc. Sarri e i ragazzi invece hanno continuato a seguire la cottura e da questo grande ragù sono uscite pure tre tracchiulelle che domani ci spuzzuliamo con piacere… alla faccia chiavica di chi pensa al passato (non di pomodoro).

Cattivi: i soliti piagnoni avranno molto da lamentarsi, si lamenteranno di Milic, magari senza far caso al movimento che ha lasciato solo Hamsik per il primo goal; si lamenteranno di Insigne, se lo fanno dei capelli hanno pure ragione, ma direi che l’assist per il secondo goal non era tanto male… Se c’è stato qualcosa di brutto stasera sono stati i soliti lamenti, ma oramai non ci faccio più caso.

Buoni: Marek Hamsik torna al goal e a una buona prova, sappiamo che il capitano non tradisce e oggi ha chiuso una splendida azione sbloccando il risultato. Zielenski ha un talento e un’energia devastanti, un vero cavallo di razza, l’azione per il terzo goal è impressionante. Migliore in campo? Un giocatore che in questo momento nel suo ruolo e fra i migliori al mondo, non riesco a pensare più di 3 o 4 squadre dove non sarebbe titolare o almeno in ballottaggio per una maglia: Callejon, non tanto per i due goal ma per la sua onnipresenza e le doti tattiche da vero fuoriclasse, se poi segna con questa frequenza… che vogliamo di più?

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Tutti abbiamo un amico, o meglio un conoscente, che non ci sta molto simpatico,  Magari per le sue continue esternazioni fuori luogo, perchè è pieno di sé o perchè spara cazzate a tutti e pretende di essere creduto. Non capisci neanche bene perchè siete amici, avete fatto il liceo e poi l’università insieme e alla fine siete rimasti nello stesso giro, ne vostro giro di amici ad alcuni sta sul cazzo mentre altri lo adorano.

Un giorno di circa 3 anni fa, l’amico si presenta in mezzo a voi con la sua nuova ragazza… Cazzo ma è proprio lei? Quella che andavamo a vedere all’altra facoltà ma nessuno aveva il coraggio non dico di chiederle di uscire, ma di rivolgerle la parola.
E quando se li caca a quelli come noi una così

E invece lui non si sa come è riuscito a portarla in mezzo a noi, e così scopri che quella che ti sembrava irrangiugibile è invece una ragazza simpatica, alla mano. Tutta la comitiva le si affeziona, la apprezza e incomincia a volerle a bene. Lei racconta spesso di quel giorno all’improvviso in cui sì innamorò, lui è felicissimo soprattutto perchè tutti noi amici siamo contenti e alcuni di quelli che lo schidavano iniziano a gurdarlo con una certa ammirazione, soprattutto perchè con lei sono arrivate le sue amiche e al livello di femmine la qualità del gruppo è salita vertiginosamente.

Lui le parla di matrimonio, di creare una famiglia, di comprare casa, fa vedere i progetti della villa che ha in mente di costruire. Ne parla anche in pubblico, alcuni di noi gli credono, altri sanno che comunque rimane un incorregibile cazzaro e così passano gli anni e la proposta seria, concreta non arriva e i progetti rimangono tali. Ma la storia va avanti e per noi amici sembra non ci sia nulla di male, anzi quando prima dell’estate ci lasciamo con grandi abbracci e baci siamo tutti pronti per riaccoglierla al ritorno, abbiamo già in mente un sacco di cose da fare tutti insieme.

Poi durante l’estate non si fa sentire, neanche le sue amiche che oramai erano parte integrante della nostra comitiva non hanno notizie, solo la sorella ogni tanto su facebook scirve peste e corna del cognato. Lui l’aspetta, o almeno così pare, dice che non sa niente e risponde anche male a chi dice che non si sono sentiti per tutto il tempo delle vacanze.

Finite le vacanze quando lui l’aspetta all’aeroporto lei non si presenta, noi l’aspettavamo fuori al solito bar ma niente… non si vede. Dopo qualche giorno fa sapere, tramita la sorella che lei si è fidanzata con uno di quei tipi che proprio ci stanno sul cazzo. Uno di quelli in giacca e cravatta e orologio sul polsino, che ha il posto in banca perchè lo ha ereditato dal papà, con il fratello cocainomane che ama andare a trans, quello con precedenti penali e che recentemente si è scoperto ha amici anche nella ‘ndrangheta, uno di quelli che cambia fidanzata molto spesso ma non si lega mai realmente a nessuna.

All’anem’ ra zoccol’!

Il commento è unanime. Certo lui è sempre stat nu poc’ strunz’ e forse invece di sparare palle e fare promesse poteva fare qualcosa in più per non perderla, lei però ha dimostrato di essere una grandissima zoccola, lei e quella grandissima cessa della sorella, che devono passare i peggi guai mo mo dove stanno!

Noi amici siamo un po’ spaesati, chi si schiera con uno, chi si schiera con l’altro ma in fondo siamo tutti un po’ intossicati… Sappiamo che lui è un pallista di prima categoria, ma adesso che lei butta tutta la colpa su di lui ci sembra solo una scusa per non dire “Sono fatta così, sono una zoccola, voglio tutto e lo voglio subito, i sentimenti sono carta da culo!“, ci suona come la più facile delle scuse con se stessa.

Adesso l’unico modo per levarci l’intossico e continuare a vederci e fare bordello per divertirci come abbiamo sempre fatto, scordiamoci di quella zoccola e teniamoci sto turz’ e penniell’ di amico almeno fin quando non arriva un migliore e speriamo che la nuova ragazza si dimostri dello stesso livello. Poi le amiche della zoccola che sono rimaste con noi, le amiche storiche e quelle che si uniranno al gruppo non sono così male… io credo che possiamo continuare a divertirci.

Ogni riferimento a zoccole, cornuti, cocainomani che vanno a trans, amici della ‘ndrangheta, pallisti e turzi di pennello realmente esistenti è chiaramente voluto, incluso l’augurio di passare un guaio nero!

Paolo Sindaco Russo

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Si sa, la passione per il Napoli non ha confini. Si dice che i napoletani siano ovunque e in effetti non pensiamo esista un luogo del globo terracqueo dove non sventoli la bandiera della napoletanità.

La storia che vi raccontiamo oggi però è diversa, non è solo una passione calcistica, un mero passatempo tra il lavoro e gli impegni familiari, qui lo sport, il calcio e il Napoli, sono uno strumento sociale speciale.

Abbiamo intervistato Tullio, napoletano D.O.C. e tifoso del Napoli (le due cose per noi sono sinonimi) che a Sabana Perdida, un sobborgo degradato e violento a nord di Santodomingo. Una specie di favela, o callejon come dicono in Sud America.

Qui trovate la loro pagina facebook.

Raccontaci un po’, come è nata l’idea di formare un Napoli Club proprio lì?

La cosa è nata da un motivo molto semplice, mi ero stufato di vedere le partite da solo.

E poi?

E poi ho pensato: i bimbi sono il futuro, adesso provo a trasmettergli una passione, vediamo se atticchisce.

Sembra di si.

Si, si ora sono appassionatissimi. Sabana Perdida è un barrio, una zona povera. La mia è una maniera per dare loro qualcosa trasferendo un’emozione. Adesso sono loro a chiedermi del Napoli e non io a dirlo.

Dalle foto su Facebook vedo che ci sono anche degli adulti, sono pure loro tifosi?

Si, Certamente! Anche se la maggioranza sono bambini.

Come hai fatto a coinvolgerli così tanto?

All’ inizio ogni partita del Napoli era pizza per tutto il quartiere.

Pizza?

Si. Ogni vittoria del Napoli pizza gratis per tutti.

Caspita, ci stai rimettendo allora.

Ora no, solo all’inizio. Pensa che alla vittoria della Coppa Italia c’è stata una festa in tutto il barrio, indescivibile.

Ora sono i protagonisti del Club?

Si, ora si. Dovresti vedere, ora conoscono tutti i giocatori, capiscono i movimenti.  Il calcio qui non esiste per niente. Da poco il Barcellona ha fondato una scuola calcio, ma resta a Santodomingo uno sport per ricchi.

Io attraverso il Napoli provo ad educarli ad un valore. Il Napoli è uno spazio che li porta via anche per 90 minuti alla settimana da una realtà che viverla fa male. Bisogna che capiscano che con l’impegno e il sacrificio si può andare avanti. La vita non può essere solo droga o salari da fame o darsi ad un turista. Lo sport ti fa capire questo.

Complimenti, sei davvero ammirevole.

Diciamo che ho insegnato loro che il Napoli è il riscatto, simile al loro e che le altre, la Juve in primis sono come i loro politici: ladri e corrotti.

Ha funzionato vedo.

Si si. Pensa che il mio socio era juventino. Oggi è un figlio del Vesuvio con tanto di sciarpa e biglietto in Curva B per Napoli Torino. Non lo facevamo entrare in casa.

Grande Tullio, hai tutta la nostra ammirazione e rispetto. Ci vediamo presto, magari via Skype.

Si, certo! Spero di farveli conoscere presto, sono davvero incredibili, tutti agghindati con le maglie e i gadget che gli porta quanto torno a Napoli.

Uno spettacolo!

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Tanti scontri fondamentali tutti racchiusi in pochi giorni.
“La Juve è di un’altra categoria” è la sentnza del Mister condivisa dagli addetti ai lavori e da molti tifosi, inutile ripetere quello che abbiamo già detto ma il Napoli può solo rimandare il più possibile quello che a molti sembra inevitabile.

Febbraio sarà il mese dove il Napoli potrà capire a cosa realmente può puntare, si inizia già domani con la sfida contro la Lazio, avversario sempre ostico e ansioso di vendicarsi dei 5 goal dell’andata.
Il 7 febbraio la sfida in casa con il Carpi, sulla carta una sfida facile ma ricordiamoci dell’andata e soprattutto dell’Inter che non ne ha un bel ricordo.

Poi ci sarà lo scontro diretto, che in un campionato così corto  potrebbe rivelarsi decisivo, senza contare gli effetti sul morale.

Dopo la sfida con i bianconeri avremo la doppia sfida con il Villareal, squadra tosta per essere i sedicesimi, considerando che le spagnole in Europa non fanno mai sconti a nessuno.

Nel mezzo della doppia sfida il Napoli affronterà il Milan, che sembra aver ritrovato se stesso e punta, oltre al terzo posto, a togliersi qualche soddisfazione contro le squadre di vetta.

Il mese si chiude in trasferta contro la Fiorentina che oltre a proporre un ottimo calcio punta al Secondo posto.

Non che dopo il sentiero del Napoli sia più tranquillo, Inter e Roma tanto per dirne alcune, ma la concentrazione di sfide di alto livello in questo mese di febbraio lo rendono un momento determinante per l’intera stagion azzurra.

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Nella quotidianità di ogni moscovita c’è un elemento imponderabile, ingestibile, imprevedibile: il traffico. A meno di non spostarsi a piedi e in metro, gli ingorghi stradali sono una costante della giornata tipo di chi vive nella capitale. Nel 2006 Mosca è risultata la città più trafficata del pianeta, nel 2014 il piazzamento è al quarto posto, ma durante le ore di punta (c’è anche una classifica per questo) risale al secondo posto.

Tenere la macchina qua equivale condannarsi all’esaurimento, e infatti, dopo aver passato un’estate a San Pietroburgo venendo al volante dalle nostre terre, quando sono emigrato a Mosca ho proprio levato mano: le code sono qualcosa di apocalittico, l’ingorgo a croce uncinata del tassista di Così parlò Bellavista è ‘na pazziella in confronto al Sadovoe koltso (l’Anello dei giardini, ca po’ ‘e sti giardini poco o niente è rimasto) alle 18:30. Una volta, quando i miei genitori dopo anni di esilio qua si sono decisi ad affrontare i freddi, venendo abbigliati comme a Totò e Peppino a Milano, però acchiapparono ad aprile ‘a primmavera, papà insisté per prendere il taxi: erano le 18:20, alla stazione Paveletskij. Arrivammo a casa alle 20:00, 4 km fatti in stupito silenzio di mammà e papà nel casino totale.

Non è leggenda: c’è gente ca mette a bollere ‘o tè in macchina, così come sono sorti dei servizi per consegnare caffè, dolci e altro mentre si è imbottigliati. Insomma, una trovata geniale, che però si scontra con le restrizioni burocratiche e altre difficoltà locali. Ogni volta che esco e vedo queste file penso sempre a questo affare, anche se vorrei fare un’altra cosa: ‘nu bellu trerrote che vende panzarotti, zeppulelle e pizze fritte. ‘O facimm ‘stu “craudfaunding”? Tanto, in media, un moscovita passa dall’ora e mezza alle tre nel traffico giornalmente: ‘na pizza, ‘na palla ‘e riso, e passa ‘a paura e pure ‘a famme!

Giovanni Savino

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