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L'anno che verrà

«Sono sicuro che se il Napoli venderà alcuni calciatori, poi non li rimpiazzerà con altri del Barcellona». Maurizio Sarri, lucidissimo, ha motivato così la sua difficoltà a confermare la propria permanenza a Napoli. Ha ragione Sarri. La squadra che ha allenato fino ad oggi non può consentirsi l’acquisto di top-player già affermati. Anche se tra i rumors più frequenti di mercato si registrano sondaggi per il classe ’93 Andrè Gomes che milita proprio nella squadra catalana, ma il senso generale della frase di Sarri resta valido. 

Questo è il Napoli: prendere o lasciare. Un club che fattura un terzo della Juve e assai meno di Milan e Inter. E’ un’evidenza strutturale, di bacino d’utenza, di storia, tradizione, un dato di fatto incontrovertibile.  Immodificabile anche se “Il pappone caccia i soldi” quel gap strutturale è incolmabile economicamente. Gap colmato però tecnicamente, sul campo. Il Napoli è una società che riesce a tenersi ad alti livelli grazie al player-trading. Vende Lavezzi, coltiva Insigne; vende Cavani, compra Higuain alla metà della cifra incassata per il Matador; vende Higuain, compra Milik, Diawara, Rog e Zielinski. Ed è questo -fatalmente – l’unico modo per il club di De Laurentiis di riuscire a formare una squadra competitiva ogni anno consentendo ai giocatori “scontenti” di andar via. Dovrebbero assunti scontati, ma a Napoli paradossalmente tocca sempre ripeterlo.

L’unica eccezione nella breve storia di De Laurentiis al Napoli è stata rappresentata da questa stagione appena conclusa: il club ha deciso di riconfermare in blocco la squadra senza vendite eccellenti. Un piano che ha funzionato e che ha portato il Napoli al record storico di punti e, se vogliamo, ad un quasi-scudetto. E su quel “quasi” “forse” sono incisi altri fattori… Vedere Orsato e company. 

L’anno che verrà è probabile andranno via Jorginho, Mertens, sicuramente Reina, forse Callejon. Si cercherà di trattenere Koulibaly, ma è ovvio che se arrivassero offerte vicine ai 100 milioni di euro sarebbe complesso riuscire a tenere il colosso a Napoli. In questo però non dobbiamo sentirci “cenerentole”. Il Barcellona ha venduto Neymar, il Liverpool Coutinho, il Borussia Dortmund vende stabilmente i propri gioielli e così via. E’ la normalità. Così come è la normalità per un club serio essere capace di rimpiazzare i calciatori che vende. Sarebbe così una sciagura se andasse via Jorginho avendo già in rosa un Diawara rodato e 60 milioni in cassa da reinvestire? E sarebbe così una sciagura incassare 30 milioni per vendere Mertens che ha ormai superato i 30 anni avendo già in rosa un bomber come Milik? Eventualmente, cari tifosi, questa si definirebbe PROGRAMMAZIONE. Programmazione di altissimo livello.

E’ su questi punti che non si comprende il “papponismo” di Sarri. Insopportabile nei suoi lamenti, come quando perse la gara d’andata contro la Juve e dopo ben 3 (TRE) anni si presentò davanti alle telecamere piangendo la cessione di Higuain. Questo controcanto insopportabile verso la società che pure gli ha garantito uno stipendio fino ad oggi. Se non è convinto dell’operato di una società che è sempre riuscita a crescere è libero di andare via. Questa squadra ha sopportato gli addii di Lavezzi, Cavani, Higuain, Mazzarri, Benitez riuscendo sempre a restare a livelli più alti delle annate precedenti. Ci dispiacerà enormemente se andasse via Sarri, il mister ha prodotto probabilmente il più bel calcio della storia di questa squadra, ma non solo. Però ce ne faremo una ragione anche se con molto dispiacere. Poi è normale che il tifoso preferisce la rotta sicura, al mare aperto dell’incertezza. Ma la nave fino ad oggi ha dimostrato di saper valicare mari piuttosto tumultuosi.

Ci sta pure che Sarri voglia lasciare da “idolo”, pur non avendo vinto nulla. Nulla, manco una Coppa Italia. Ha potuto alimentare la sua immagine di idolo perché ha allenato il Napoli dove vincere non è l’unica cosa che conta. Altrove sarebbe stato trattato assai diversamente. 

Qui abbiamo sostenuto Sarri sin dal suo arrivo, lo faremo ancora con l’affetto enorme che quest’uomo suscita istintivamente e alla riconoscenza per il suo gioco meraviglioso. Ma ora tocca a lui scegliere. Il Napoli è questa dimensione qui. Non ne ha un’altra. Ed è questo il motivo per cui De Laurentiis ha spesso sollecitato Sarri ad utilizzare più uomini della rosa che, come si è visto, così scarsa non è se ha trovato Mario Rui dopo Ghoulam e Milik dopo Mertens o Zielinski dopo Hamsik. 

Ora ci auguriamo che De Laurentiis non giochi al ribasso sul futuro di questa squadra. Qualche cessione ce la aspettiamo e sarebbe fisiologica, ma attendiamo pure che a guidare la squadra possa essere un allenatore di livello internazionale. Non è più tempo dei Giampaolo e degli Inzaghi per dirlo con grande franchezza. E’ semmai il tempo degli Ancelotti e di top-trainer. Quello si. E il Napoli può attrarre grandi allenatori visto che giocherà ancora una volta la Champions ed ha una rosa di tutto rispetto.  

Ultima considerazione: ma Sarri ha un bidone al posto del cuore che non ha fatto entrare neppure per un minuto Christian Maggio, capitano e bandiera per 10 anni della nostra squadra? Questa davvero non l’abbiamo capita, come l’inutilizzo di Rog e Diawara per l’intera stagione. Poi non ci si può lamentare se un calciatore come Verdi, che non è proprio Cristiano Ronaldo, ha timore nel venire a Napoli perché ha paura di non giocare quanto vorrebbe e, peggio ancora, di “potersi giocare il posto” come avviene in qualsiasi squadra del mondo dalle terza categoria alla Serie A. Zielinski risolve la partita d’andata contro l’Atalanta e le successive è sempre in panchina, Diawara e Milik ti portano la vittoria con il Chievo e le partite dopo finiscono seduti in panca, Mario Rui utilizzato appena 6 minuti prima dell’infortunio di Ghoulam. A Napoli il posto in squadra non è quasi mai stato in discussione. Almeno lo scorso anno vedevamo un’alternanza Diawara/Jorginho o Zielinski/Allan/Hamsik. Quest’anno i numeri di maglia potevano essere assegnati dall’1 all’11 come 40 anni fa. Non sputiamo nel piatto in cui abbiamo mangiato deliziosamente, anzi. Ma come è facilmente comprensibile in questa “guerra di nervi” tra Aurelio e Maurizio le ragioni e i torti non sono da una sola parte. Ed è stupido quell’#IoStoConSarri o #IoStoConAurelio. L’importante ora è che il Napoli vada avanti. Con il vecchio Comandante o con uno nuovo per varcare le colonne d’Ercole. Il sogno non è finito ieri. Ne siamo certi.

Valentino Di Giacomo  

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Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

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Una società che non sa comunicare

Come sa chi ci legge da tempo, anzi da un anno, perché soldatoinnamorato più o meno è nato un anno fa, qui non troverete notizie di trattative di calciomercato. Se Gennaro D’Auria dice #soloverità, noi qui diamo #soloufficialità. Perché crediamo che il calciomercato, nell’era di internet, sia un grande mezzo per il clickbaiting facile facile. Quante ne avrete lette, DA ALTRE PARTI, di link presentati sui social con “Ecco chi è vicino al Napoli”, “Siamo ai dettagli”, “Ecco chi sta per arrivare” e tutta la terminologia che non serve a nulla del calciomercato. Qui evitiamo, un po’ per rispetto della vostra intelligenza e un poco pure per la nostra, ove mai ce ne fosse.

C’è però una ricorrente del mercato del Napoli e, essendo ricorrente, ricorre pure oggi (perdonate il gioco di parole). La notizia del giorno è che De Laurentiis abbia offerto per i due croati Pjaca e Rog 35 milioni di euro. Così senza battere ciglio, il “Pappone” avrebbe deciso di cacciare i soldi. La notizia del giorno non è tanto nell’offerta, ma è che i dirigenti della Dinamo Zagabria avrebbero confermato la cifra che Aurelio verserebbe nelle loro casse per i due calciatori. Sempre che sia vero perché nel calciomercato va tutto preso con le molle.

Poco più di una settimana fa il “simpatico” presidente del Lione confermò di aver rifiutato dal Napoli ben 26 milioni per il centrocampista Tolissò. Anche qui la notizia non è nella trattativa, ma nell’esborso che Aurelio sarebbe disposto a sostenere.

Mi viene in mente quando due anni fa il Napoli era su Fellaini, Gonalons e Kramer. Poi arrivò David Lopez per poco più di 5 milioni. Al di là del valore tecnico, è questo che non si capisce della società di De Laurentiis: c’è un piano per comprare, un budget? Oppure si intavolano trattative giusto per “sport”?

E, qualora queste trattative e queste cifre offerte fossero false, perché il Napoli non le smentisce? Anzi, spesso le alimenta lo stesso presidente facendo interviste e annunciando acquisti roboanti. Non è forse questo uno dei motivi che genera il “papponismo”? Perché in questo modo si creano aspettative, sogni, fantasie che poi vengono quasi sempre smentite dai fatti.

Qui su soldatoinnamorato non abbiamo mai sposato la linea del “Papponismo”. Ecco, però se De Laurentiis ci fa fare la bocca con giocatori come Witsel, Milik, Herrera, Zielinski, Fabinho, Tolissò  e poi arriva un altro David Lopez, potremmo diventare papponisti pure noi. Soprattutto io, che in genere ho sempre cercato di difendere l’operato del Napoli perché ritengo ingiustificata, in una piazza come Napoli, questa sindrome del “Devi vincere”.

Se arrivasse un David Lopez non sarei scontento per il mercato deludente, De Laurentiis è il presidente e deciderà lui, purtroppo in Italia non esiste l’azionariato popolare. Sarei invece scontento, come già sono, della pessima gestione della comunicazione della Ssc Napoli. Eh già perché si può essere in Champions da un punto di vista sportivo, ma da serie D per tanto tanto altro. Finché De Laurentiis e la sua società non riusciranno a gestire questo genere di situazioni, ci sarà sempre aggressività nei confronti del presidente in città, sui social e allo stadio. E’ questo il vero male del Napoli, ma chissà se Aurelio lo capirà mai.

P.S. E manco ho accennato alle iacovelle su Koulibaly, Hamsik e Higuain… Sennò faremmo notte.. 

Valentino Di Giacomo

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La telenovela Higuain

Ieri sera ho avuto la possibilità di conoscere Giancarlo “Picchio” De Sisti. Abbiamo parlato un po’ di calcio, dell’Italia, di Conte, del numero 10 a Thiago Motta, di Higuain e di tanto altro. Picchio oggi ha 73 anni, alto la metà di me e, se guardate la foto, veste con camicie improbabili. Eppure quando l’ho visto e quando ci ho parlato mi sembrava alto quanto la statua di Garibaldi, vestito in maniera impeccabile ed ero d’accordo con lui pure quando in realtà non lo ero. Questo è avvenuto perché per me De Sisti è un mito. Sia perché ha partecipato ad una scena di uno dei film che ho visto più volte nella mia vita, ma soprattutto perché è uno che ha giocato la “Partita del Secolo” a Messico ’70, ha giocato contro Pelè, è stato uno dei centrocampisti più epici italiani. Insomma un pezzo di storia.

de sistiPerché vi racconto questo? Perché in città si è scatenato nuovamente il “papponismo” dopo le dichiarazioni del fratello di Higuain. Ora già è risibile chiamare “Pappone” uno che ha offerto a Gonzalo  – stando a quanto riportano i giornali – un ingaggio di 7,5 milioni. Per non parlare che è sempre il presidente che ha riportato il Napoli in Champions e che qualifica la sua “azienda” da 7 anni in Europa. Certo, sempre troppo poco per il popolo del “Devi vincere”, ma tant’è.

Non vi stupisco quando vi dico che per me Aurelio non è un pappone, chi mi legge da un po’ lo sa. Penso, del resto, a quando in città ci si stracciavano le vesti per le cessioni di Lavezzi e Cavani. Per non parlare del mancato arrivo di Soriano o ancora di quando importanti giornalisti sorrisero quando Aurelio ingaggiò Sarri, Hysaj o Allan. Ma lasciamo stare. Solo per dire che Gonzalo andrà via sarà rimpiazzato secondo i canoni della società. Che non è la Juventus o il Barcellona. Ma questo discorso fa poco breccia tra i tifosi. Del resto “Nuje simme Napule, e simm’ ‘o Napule”. Il centro del mondo.

Parlavo di De Sisti perché trovo assai più grave della possibile cessione di Higuain, l’assoluta incompetenza societaria in casi del genere. Mi spaventa questo, non le bizze di un milionario che a Napoli guadagna già ora il doppio esatto di quanto prendeva Maradona. Il Napoli queste situazioni non le sa gestire perché l’azienda Ssc Napoli è una società a conduzione familiare. Anzi, a conduzione personale. Quando Higuain venne espulso a Udine il signor De Laurentiis era beatamente alle Maldive. I contraccolpi mediatici finirono per costarci lo scudetto e, per pochissimo, pure il secondo posto valido per la Champions. Quante altre volte sono accaduti episodi simili in questi 10 anni di gestione “Aureliana”? Non si contano.

Questo accade perché nel Napoli non è prevista la figura di un “tranquillizatore”, un ex campione, un team manager, un comunicatore. Uno capace di avere una credibilità e una moral suasion sugli altri quando parla. Al Napoli manca questo. Non un presidente che un giorno dice una cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. I balletti sullo stadio, sulla scugnizzeria, sugli acquisti roboanti. Due anni fa passammo dal possibile acquisto di un Kramer o un Fellaini all’acquisizione di David Lopez nel giro di un mese. E’ normale che i tifosi non stiano tranquilli quando ogni giorno viene annunciato Herrera, Tolisso, Fabinho e tutta la compagnia cantante.

L’assenza di un uomo che sappia fare da filtro tra le parole di De Laurentiis e l’ambiente è la cosa che mi preoccupa di più. Fa di De Laurentiis un presuntuoso, non un “Pappone”. Uno che offre 15 miliardi delle vecchie lire di ingaggio ad un giocatore di 29 anni non può essere un “pappone”. Al Napoli serve un “Picchio” De Sisti. Uno magari alto un metro e sessanta, ma che quando parla sembra la statua di Garibaldi. A cavallo.

Valentino Di Giacomo

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