Tags Posts tagged with "nino d’angelo"

nino d’angelo

0 964

60 anni sono un traguardo importante e come tutti i momenti importanti vanno condivisi con le persone che si amano, con i parenti e con gli amici più cari ma anche con le persone che semplicemente hanno condiviso con noi momenti significativi della nostra vita.

Per una persona come Nino D’angelo, artista con oltre 35 dischi all’attivo e più di 20 film interpretati, scegliere con chi festeggiare i 60 anni non deve essere stato facile, e quindi, fedele al suo modo di essere, ha optato per la scelta più semplice e di cuore, Nino ha scelto di festeggiare con il popolo delle sue canzoni e lo ha fatto in un posto che fino ad oggi lo aveva visto inspiegabilmente solo spettatore, e mai protagonista: lo Stadio San Paolo, o meglio la Curva B, quella che lui ha cantato più di 30 anni fa in una canzone che rimane per molti tifosi l’unico vero Inno della squadra e che è senza dubbio la più bella canzone scritta sul Napoli.

Nino invita i fan a festeggiare con lui, organizza una festa più che un concerto, nonostante le sue canzoni siano state le protagoniste, nonostante la scelta di una scaletta perfetta, nonostante i meravigliosi duetti, fra cui una splendida versione di ‘A storia ‘e nisciuno con Fortunato Cerlino e il due pezzi con Maria Nazionale che sembrava Napoli fatta donna. Prima della musica, forse per la prima volta in un concerto, c’era lui, Nino, sinceramente commosso che con la voce rotta dall’emozione ha trasformato il pubblico del San Paolo da spettatori in invitati al suo compleanno.

Non a caso parola più pronunciata durante tutta la serata è Grazie, Nino ringrazia di cuore il pubblico e lo fa con sincerità, non riesce a trattenere le lacrime guardando quella curva che ha iniziato a frequentare da bambino oggi piena di gente venuta solo per lui per fargli gli auguri e regalargli una delle serate più belle della sua vita. In tanti anni che frequento stadi, palazzetti e concerti vari non mi era mai capitato di vedere tanta umanità su un palco, e se il concerto è stato memorabile quei momenti di familiarità e unione vissuti al San Paolo hanno reso Nino 6.0 un evento unico e probabilmente irripetibile. Perché al netto di tutti i grandissimi talenti e artisti di ogni genere che Napoli ha avuto, ha e avrà nella sua storia, difficilmente vedrà un fenomeno così popolare e così importante per la sua cultura come Nino D’Angelo.

Perché Nino è uno di quei pochi artisti che possono vantare di essere letteralmente cresciuti con il pubblico, uno di quei rarissimi artisti che nonostante sia ormai una leggenda vivente ha l’umiltà di capire che niente gli è dovuto. Sono orgoglioso di essere stato il riscatto ‘e chi nun ten’ nient’ quanti possono affermare una cosa del genere senza retorica? Nino partendo dal nulla  a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 ha rilanciato la musica melodica in Napoletano, superando la sceneggiata e restituendo alla lingua Napoletana quella dimensione di lingua di espressione artistica di tutto il meridione. E se la critica con un certo snobismo ha sempre snobbato il fenomeno Nino D’Angelo, il popolo lo ha subito accolto con affetto già dai primi album.

Perché il popolo trova finalmente una voce bella che racconta in modo semplice, ma sempre ispirato, le storie di ogni giorno tipiche del meridione, anche le storie d’amore sono descrizioni del quotidiano, senza la ricerca di concetti universali, Nino racconta di primi amici, di ribaltabili calati, di spinelli, di tradimenti, di amori estivi  e lo fa con una vena poetica degna del miglior cantautorato italiano, ma nella lingua di chi quelle storie le vive ogni giorno, ed è forse quello che di cui Napoli e il sud avevano bisogno in quel momento.

Tutto quello che è venuto dopo Nino, i cosiddetti neomelodici, che vi piaccia o no, sono quelli che hanno tenuta in vita la cultura, la lingua e la musica Napoletana molto più dei tanti fenomeni di nicchia esaltati dall’intelighenzia. Il motivo è semplice: la cultura Napoletana è per diffusione essenzialmente popolare e se oggi a Roma, Taranto, Palermo e in tutto il sud ci sono artisti che usano come lingua di espressione il Napoletano il merito non è di certo dei tanti bellissimi fenomeni indie, alternativi o altro, ma di chi saputo far rinascere in chiave contemporanea la musica napoletana.

E ieri finalmente “il popolo delle sue canzoni”, come lo ha chiamato più volte Nino dal palco, ha potuto abbracciarlo e ringraziarlo per questo, per essere da oltre 40 anni la voce più schietta, sincera e al contempo ispirata, emozionante ed emozionata della nostra città.

Paolo Sindaco Russo

0 1742
Alan Sorrenti

Selezione e classifica, parziali e soggettive, dei cantanti, autori e parolieri “targati Na” apparsi sul palco dell’Ariston dal 1980 al 1989.

1. Sul mio personalissimo cartellino la vittoria ai punti va a quello che considero il più grande cantautore napoletano di sempre: Renato Carosone. Purtroppo per strada aveva perso il suo storico paroliere, il geniale e poetico Nisa. Il “maestro” approdò tardi a Sanremo, non da superospite, come accadrà in seguito a cani e porci, né per ritirare un premio alla carriera, quantomai meritato, ma per mettersi in gioco, arrivando, come spesso succede ai “grandi” al Festival, solo quattordicesimo. ‘Na canzuncella doce doce, scritto per lui da Claudio Mattone, non è certo il pezzo migliore di Carosone, né il più bello di quello presentati da artisti campani in quegli anni al Festival, ma vuoi mettere la soddisfazione di vederlo per una volta in cima ad una classifica.
Tag: Vico dei Tornieri-Pianoforte-Un americano a Napoli.

2. Al secondo posto metto il più grande percussionista italiano di sempre: Tullio De Piscopo. In questi anni partecipò due volte a Sanremo, portando ritmo, novità, sperimentazione e allegria. Bellissima anche “ e allora e allora “ del 1989, ma sicuramente il brano di maggior impatto e successo fu quell’” Andamento lento” del 1988.
Tag: Porta Capuana e Bagnoli-Batteria-Ritmo e passione.

3. Sul palco dell’Ariston Nino Buonocore, uno dei più raffinati cantautori italiani, era già approdato nel 1983 con il brano Nuovo amore, che ottenne un grande successo di critica, attirando l’attenzione di Renzo Arbore, che lo descrisse come il miglior giovane in gara. Per il successo però bisognerà aspettare il 1987 , quando uno dei due grandi “Nino” della musica napoletana, nonché uno dei due famosi “Adelmo” della canzone italiana, presenta tra gli applausi la sua “Rosanna”. La canzone si classificherà, come è normale a Sanremo per una bella canzone, nelle ultime posizioni, ma sarà premiata da critica e vendite.
Tag: Vomero-Chitarra-La terra dei Diamanti

4. Fino a quel momento era un fenomeno musicale e cinematografico circoscritto ad una precisa area geografica. Per questo, quando nel 1986 Nino D’Angelo arrivò a Sanremo, tra la perplessità e la curiosità di chi pensava di trovarsi di fronte un fenomeno da baraccone, ebbe un effetto deflagrante. Nino non era solo il caschetto biondo ma un cantautore di talento che aveva traghettato con successo la musica popolare napoletana verso la musica leggera cantata in Napoletano. Quel Festival rappresentò la sua consacrazione, la legittimazione del suo modo di fare musica ed il suo primo “sdoganamento”. La canzone era “Vai”.
Tag: San Pietro a Patierno, ‘Na voce a telefono, Senza giacca e cravatta

5. Uno dei napoletani più presenti ai Festival degli anni 80, e sempre tra i grandi protagonisti, fu Eduardo De Crescenzo. Una delle voci più belle del panorama musicale italiano, ottimo musicista, con alle spalle grandi autori, Morra, Migliacci, Fabrizio, Mariella Nava e Claudio Mattone. Io però non scelgo la celeberrima “Ancora” con cui si aggiudicò il premio per la migliore interpretazione nel 1981, né la meno conosciuta Via con me del 1985. Il ballottaggio con la bellissima “Come mi vuoi” del 1989 lo vince la splendida “L’odore del mare” del 1987.
Tag: “Ferrovia”-Fisarmonica- Viaggiare tra le note

6. In effetti il primo grande percussionista napoletano a sbarcare a Sanremo non è stato Tullio De Piscopo, ma a fare da apripista nel 1987 fu Tony Esposito con la sua Sinuè, un pezzo bellissimo, molto al di sopra degli abituali standard sanremesi: colto, raffinato, ritmicamente complesso.
Tag:Via Manzoni-Percussioni-Tamborder

7. Ma come Ranieri e l’unico napoletano del decennio che riesce a vincere il Festival e tu lo metti al settimo posto? Ma lui ha già vinto; quindi, almeno nella nostra classifica, premiamo coloro che, pur meritando, non hanno ottenuto i successi che meritavano. Inoltre Perdere l’amore con cui Massimo Ranieri si aggiudicò l’edizione del 1988 è diventato un vero e proprio classico moderno, con vari tentativi di imitazione. Per dirne una quest’anno, in antitesi al titolo del brano, Elio e le Storie Tese porteranno a Sanremo “Vincere l’Odio”.
Tag: Pallonetto a Santa Lucia- La voce- Scugnizzo

8. Il napoletano con più vittorie e più presenze a Sanremo è però Peppino Di Capri. Lo troveremo in tutti i decenni, ma negli anni 80 fu particolarmente attivo con ben 5 partecipazioni: da “Tu cioè” al “Sognatore”, da “Nun Chiagnere” al “mio pianoforte sempre grandi successi e posizioni alte. Io però scelgo “E mò e mò” la più napoletana e la Di Capri Style tra tutte.
Tag: Capri-Champagne-Roberta

9. Alan Sorrenti arrivò a Sanremo nel 1988 dopo un percorso contraddittorio e travagliato. Da Icona del Rock Progressivo e sperimentale ad eroe della dance, da artista di nicchia a dominatore delle classifiche, poi un periodo di crisi, la droga, il carcere. Dopo un periodo di silenzio finalmente il ritorno e “Come per Miracolo” arrivò all’Ariston.
Tag: Vomero- Figli delle Stelle- Dal Rock Progressivo alla Disco Music

10. L’ultimo posto disponibile voglio riservarlo per “Ping Pong” del 1982 un brano in lingua francese ( quell’anno si poteva ), affidato al mio idolo dell’epoca il belga Plastic Bertand. Direte che ha di napoletano un brano francese ballabile, cantato da un belga? L’autore! Depsa, in arte Salvatore De Pasquale da Portici.
Tag: Portici-Hula Hoop- Punk, New Wave e twist di ritorno

Una menzione particolare per Gianni Nazzaro che nel 1983 a Sanremo si “innamorò di sua moglie”, per il “babà è una cosa seria” di Marisa Laurito e per l’ultima volta a Sanremo di una regina della sceneggiata napoletana, Gloriana che nel 1983 partecipò con il brano “Il mio treno”.

0 839

Su Nino D’Angelo è stato già detto tanto, forse tutto, e non ha bisogno di presentazioni.

Dei suoi film abbiamo già parlato e nel 1986 il buon Nino non era è più il giovane talento della musica partenopea con il caschetto biondo, ma già un cantate affermato che era riuscito a costruire un proprio stile e stava traghettando la musica popolare napoletana dalla scenaggiata verso la musica leggera cantata in Napoletano.

L’arrivo all’Ariston di Nino fu l’affermazione di questa nuova realtà: la musica leggera, pop, cantata in Napoletano entrava nella vetrina più importante della canzone Italiana.
Era il 1986 a Napoli c’era Maradona la città stava vivendo un momento di riscatto, la presenza di Nino seguiva un po’ quella scia: io vengo al festival per quello che sono, non per quello che volete che io sia. Quello che affermerà in modo chiaro nel 1999 cantando Senza Giacca e Cravatta, Nino lo aveva già fatto nel 1986.

Nino si presenta al Festival con Vai, non uno dei suoi pezzi migliori ma sicuramente uno dei più orecchiabili, destinato al successo, almeno quello commerciale. Infatti così fu, Nino si piazzò settimo, quell’anno vinse Eros Ramazzotti, ma l’abum Cantautore riscosse un enorme successo e da lì partì per le prime grandissime tournée internazionali.

Vai, come spesso accade nelle canzoni del primo Nino D’Angelo, racconta della fine di un amore, di lei che se ne va senza scarpe pe nun se fa sentì. Non che il cantante venisse spesso lasciato dalle ragazze, anzi è noto per essere monogamo da quando era adolescente, ma Nino racconta spesso con tono ironico che i suoi impresari gli chiedevano di scrivere canzoni su amori che finiscono perchè vendevano di più e vai non fu un’eccezione.

Paolo Sindaco Russo

0 1558
Foto di Daniele Pesaresi https://www.flickr.com/photos/danielepesaresi/3364269585/in/photolist-68hL92

Chi legge Paolo Fox e chi preferisce la vena poetica di Rob Brezsny, bene o male una sbirciata agli oroscopi la diamo tutti e a fine dicembre la curiosità di sapere come affrontare l’anno che verrà. Anche noi non ci tiriamo indietro e vi proponiamo un nuovo modo di fare l’oroscopo: abbiamo sostituito il moto degli astri con le canzoni di Nino D’Angelo associandole in modo random ai segni zodiacali, così ogni segno avrà una canzone, una frase e una nostra interpretazione che sarà il vostro oroscopo per il 2016.

Ariete: Compagna Di Viaggio –  duje parole e n’addio “io mi son diplomata spero tanto succeda per te”. Caro Ariete la canzone che ti accompagnerà in questo 2016 è triste, molto triste. Un amore non corrisposto che si trasforma in friendzone, e un diploma mancato… ma il finale è di speranza, per cui Ariete non ti abbattere e fai in modo che “Succeda anche a te!”

Toro: Crisi d’amore – e conto ‘e juorne ca passe cu ‘a freve int”o core e ‘o stesso penziero: chissà si me penza. Caro Toro anche se il titolo di questa canzone non è rassicurante non ti devi preoccupare è una canzone che parla di come affrontare le difficoltà, anche quando queste diventano ossessioni. Caro Toro mi sento di dirti per questo 2016 che riflettere è importante ma sarà importante anche trovare il giusto modo di reagire

Gemelli: Un ragazzo e una ragazza – Un ragazzo e una ragazza Con la stessa idea Nelle mani un libro di poesie Due bagagli poca roba tanta fantasia Stanno già sul treno che va via. Caro Gemelli è il tuo anno, ti è capitata una delle canzoni più positive della discografia di Nino, in questo 2016  il coraggio dell’incoscienza porterà a realizzarti trovando la gioia anche nelle piccole cose.

Cancro: Aggio scigliuto a te – Mo nun me manca niente, me sento realizzato, cu te tutto é cagnato é semp’ azzurro ‘o cielo. Caro Cancro sono lieto di comunicarti, che questo sarà l’anno della tua realizzazione. Certo la canzone parla chiaro: devi fare delle scelte! Sa se le farai nel modo giusto e capendo quando dar retta alla ragione e quando al cuore allora si che avrei grandi soddisfazioni.

Leone: Fotoromanzo – Noi protagonisti di una favola vera, nuie che cc’ha strignemme pe telefono a sera. Caro Leone, la tua storia non è un fotoromanzo, è facile da capire. Questo 2016 sarà quindi l’occasione per tornare con i piedi per terra e affrontare la realtà, sarà per te l’occasione per scoprire, anche in modo non piacevole cosa è realmente importante per te.

Vergine: Luna Spiona – Nun bagna’ chist’uocchie nun tremma’ e paura ca’ te’ fa cchiu’ bella st’aria ‘e ‘na’ criatura. Caro Vergine, ironia della sorte ti tocca una canzone che parla di una prima volta, tema molto caro al nostro Nino. Questo per te sarà l’anno delle novità e delle scoperte, sarà l’anno buono per rompere dei tabù e fare quegli “sbagli” che hai sempre voluto fare, per renderti poi conto che non sono veri e proprio sbagli.

Bilancia: Uno scugnizzo a New York – ‘Nu’ scugnizze rire ma sta’ maschere’ busciarda S’accuntente tutto pure quanno tiempe’ brutt’. Caro Bilancia per te si prevedono cambiamenti importanti soprattutto in ambito lavorativo. Sarebbe facile dire, basandoci sulla canzone, che emigrarai, ma mi soffermerei più sulla frase scelta caro Bilancia. Ora devi fare buon viso a cattivo gioco e accettare qualche compromesso fra la tua vita privata e quella lavorativa.

Scorpione: Vedrai – Vedrai cosi sara’ gli spuntera’ un dentino sussurrandomi papa’. Caro Scorpione qui non possiamo girarci intorno, per te il 2016 è un anno di nuova vita! Maternità o paternità in vista? Non so, potrebbe essere anche un nipote o un animale domestico… ma di certo nel 2016 ci sarà una nascita

Sagittario: Pe mme tu si – Pe mme tu si… na vota Pe mme tu si…. pe sempe. Caro Sagittario, questo 2016 sarà per te un anno di trasizione, dovrai cercare di capire cosa è realmente importante per te e cosa vuoi fare. La canzone che ti è toccata in sorte è un ammonimento, non perdere tempo a cercare definizioni, lasciati andare ai sentimenti.

Capricorno: ‘O pate – ‘O pate nun se po’ rassignà si ‘o juorno è niro pe’ forza adda truvà nu piezze ‘e sole pe’ scarfà ‘a casa soja primma ‘e partì. Caro Capricorno, sei pronto per assumerti le tue responsabilità? Per capire che il tuo dovero va fatto anche se non riceverei in cambio neanche un grazie? Se sarai pronto a questo le soddisfazioni non mancheranno, ma non le cercare, aspettale.

Acquario – Mente-Cuore – Questa guerra mente-cuore quanto tempo durerà? Forse io l’ho persa mentre tu l’hai vinta già. Caro Acquario ho due notizie per te, una bella e una brutta. La brutta è che la guerra durerà ancora per tutto il 2016, la bella è che non ci sono ancora né vincitori né vinti, per cui sta te decidere quando razionalizzare e quando agire d’istinto per uscirne vincitore.

Pesci – Sott’e stelle – Po si turnat ma nun si cchiu’ tu Il tuo viso da bambina l’hai truccato. Caro Pesci, il 2016 sarà l’anno giusto per capire chi sono le persone che vuoi veramente avere attorno. Sia in amicizia che in amore le cose cambiano, come le persone, e forse allontanarsi un po’ da qualcuno con cui hai trascorso momenti meravigliosi ma con cui oggi non hai più nulla da dire non è una tragedia, anzi potrebbe fare bene a entrambi.

Paolo Sindaco Russo

0 814

Sono un appassionato dei film di Natale. Ho vissuto come un lutto la separazione prima tra Christian De Sica e Massimo Boldi e poi quella con Aurelio De Laurentiis. Fino a qualche anno fa quasi odiavo Christian De Sica. Pensavo fosse indegno che il figlio di uno dei più grandi registi e attori italiani recitasse in un certo genere di film. Poi ho cambiato del tutto opinione. Christian De Sica è un talento comico allo stato puro. Al di là della bravura, dei tempi comici, del giudizio artistico, per me ormai è proprio un fatto di riconoscenza che ho verso questi attori e verso questo genere di film. Sono riconoscente a loro perché i cosiddetti cinepanettoni fanno ridere, alleviano le giornate storte. Se uno sta giù con il morale e vuole distrarsi, vuole stare “senza pensieri” (come direbbero in Gomorra), può vedere un film di Natale e il tempo passa facile.

Si, sono consapevole, il cinepanettone non è Fantozzi, non è Amici miei. E’ un’altra cosa. Non sempre le battute sono riuscitissime, ma una volta che ci si sintonizza con alcuni cliché, ci si passa sopra. Il cinepanettone è diventato ormai un genere cinematografico e, soprattutto, un raffinato prodotto industriale della cinematografia. L’Italia non è Hollywood e Cinecittà non è più l’epicentro dove lavorano i più grandi registi. Il cinepanettone, nella sua banale riproduzione, è riuscita finanche a creare un prodotto esemplare e rendere onore al cinema non solo come produttore di sogni, ma anche come fautore di introiti economici. Perché il cinema, non dimentichiamolo mai, è soprattutto un’industria.

Dieci anni fa non avrei mai scritto un articolo del genere. Tutto preso da Bergman, Pasolini, Fellini, De Sica padre e Rossellini. Mi piacciono sempre, ma il mondo è fatto di più colori e un genere non esclude per forza altri. Oggi devo dire che le stesse critiche che probabilmente hanno affossato il cinema di Totò, sono simili a quelle che tentano di affossare il cinepanettone.

Da quando Aurelio De Laurentiis è il presidente del Napoli vado spesso al cinema per guardare il suo cinepanettone. Entro nella sala buia ed esco dopo molte risate. Anche se preferisco guardare e riguardare più volte i cinepanettoni in Dvd o su internet, perché, come dicevo, allevia le storture di una giornata e libera dai pensieri il film di Natale.

Il film di Natale fa sognare di guidare macchine potenti, di viaggiare in posti esotici, di stare con donne bellissime. Con i suoi paradossi il cinepanettone è un racconto, senza arte raffinata, dei vizi italiani, della sua cultura, del buzzurro che abita in noi stessi. E lo fa senza compromessi, senza artifici retorici, senza magheggi filosofici. Tra 40 o 50 anni riguarderemo i cinepanettoni e questi film ci restituiranno un ritratto, magari non fedelissimo, ma sincero, dell’Italia che fu. Con le ultime tecnologie sempre in bella mostra: come se gli italiani fossero un popolo di videotelefonatori così come si vede in molti film da Natale in India a Natale a New York.

Non so dire quale sia il mio film di Natale preferito. Li apprezzo quasi tutti: dal Vacanze di Natale con Alberto Sordi, Ornella Muti e Nino D’Angelo a Natale a Rio con Fabio De Luigi e Michelle Hunziker.

Oggi De Laurentiis ha dichiarato che se i napoletani andranno a vedere il suo ultimo cinepanettone “Natale col boss” con Peppino Di Capri, comprerà un giocatore più del previsto. Ecco, io ci andrò lo stesso. Così come di certo non mi perderò il film di Natale dove c’è Christian De Sica.

Forza Napoli e W il cinepanettone!

vDG

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore, della fonte e del link Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 580

Signore e Signori siamo primi, non ricordo l’ultima volta che è successo, o meglio lo ricordo ma non voglio fare paragoni. Voglio essere uno dei qui uagliuni che cantava Nino D’Angelo, e vi invito a fare lo stesso, ritorniamo a essere quei uagliuni ca se scordano i problemi e se metteno a cantà.

Godiamoci i miracoli di Reina, il portiere che sembra non esserci ma quando viene chiamato in causa è determinante. Godiamoci un campione come Higuain, godiamoci l’umiltà di tutti e godiamoci un napoletano dall’accento toscano come Sarri.

Basta dire “Ve l’avevo detto” basta paragoni, basta -ismi e partiti presi, ora se guardiamo alle spalle c’è tutta Italia che ci guarda il culo e che si fa schiattare il fegato. Quanto durerà? Boh! Ma ogni minuto è meraviglioso e dobbiamo assaporarcelo a pieno!

Paolo Sindaco Russo

0 1171

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).
Italo Calvino – Italiani, vi esorto ai classici.

In questo divertente articolo Calvino cerca di una dare una definizione di classici, ne riesce a dare tante, 14 per la precisione, tutte valide ma in nessuna delle definizioni proposte riesce a raccogliere tutti gli aspetti della classicità.
Se non ci è riuscito un maestro come Calvino, autore di libri che sono poi diventati quasi per contrappasso dei classici io non mi azzardo nemmeno a definire cosa sono i classici, mi limiterò a dire i criteri che ho utilizzato per selezionare 10 canzoni Napoletane recenti che oggi possiamo considerare dei classici.

Un classico è un’opera, nel nostro caso una canzone, che ha passato indenne almeno un paio di generazioni, un classico è un punto di riferimento per chi ha seguito quel genere, un classico è un motivetto di qualcheanno fa che canticchiano tutti, indifferentemente da ceto sociale, estrazione economica, età, religione etc. Non c’è un criterio estetico e ho evitato i successi temporanei poi dimenticati, diciamo che un classico è una canzone che quando una persona la inizia a canticchiare rapidamente diventa un coro che coinvolge chiunque gli stia intorno.

Partendo da questi criteri molto poco scientifici ho provato a stilare l’elenco di 10 nuovi classici della canzone Napoletana, ho escluso autori molto recenti perchè ovviamente non hanno ancora avuto il tempo (una ventina d’anni) di maturare. Eccoveli in ordine casuale, ovviamente non è una classifica.

Gigione – La campagnola – Molti storceranno il naso e penseranno che  è una vergogna che lui stia questo elenco, ma nel frattempo in mente gli sarà partito il motivetto “Ma comm’è bell’ sta campagnola, poropo popo poropo popo“. Gigione è il più sincero esempio di musica popolare nel senso più vero de termine, un mito per tutto il centrosud, forse è il cantante con l’agenda più piena al mondo. I suoi motivetti orecchiabili, i doppi sensi, le battute da osteria fanno necessariamente presa su tutti, la Campagnola è la propnipote delle Villanelle e tiene viva la “musica da festa di piazza”.

99 Posse – Curre Curre Guagliò – Si può quasi dire che il Rap in Italia ha parlato prima Napoletano che Italiano. Anche se prima di Zulù 6 Co. in tanti si erano cimentati nell’allora innovativo genere musicale, i 99 posse furono fra i primi ad arrivare al grande pubblico. Curre Curre Guagliò nasce nel centro sociale Officina 99 e probabilmente era destinato a una piccola cerchia ristretta di appassionati, ma a distanza di 20 anni è ancora ascoltatissima, recentemente è stata inserita in un’antologia per le scuole, viene citata da Elio e le Storie tese nell’esilarante canzone sul Primo Maggio. Se ancora oggi i ragazzi più giovani la conoscono e le canticchiano è perchè quel testo forse ha appeal più sociale che politico.

Lucio Dalla – Caruso – Dalla non è nato a Napoli, e Allora? Neanche D’Annunzio era un nostro compaesano ma questo non fu il limite per non fargli scrivere ‘A vucchella. Il cantautore bolognese di nascita ma Napoletano per passione ha omaggiato il grande Caruso con strofe cantautorali e un ritornello che sembra strappato ai grandi classici della nostra musica. Il Te voglio bene assaje finalmente diventa passione e non viene seguito dal triste ma tu nun pienz a me

Nino D’Angelo – Napoli Napoli – Nino ha scritto centinaia di canzoni, spesso più belle di Napoli Napoli, ma questa canzone è la prima ad aver raccontato il vero legame fra città e squadra di calcio, ad aver cantato il ruolo di rivalsa sociale del tifo Napoletano. Molti ci hanno provato dopo, anche cantautori blasonati ma non hanno avuto la stessa ispirazione. Legato al momento più bella della storia del Napoli, rimane l’inno di tutti gli eterni bambini che amano ancora sognare.

Tony Tammaro – Patrizia – Credo che nessun artista al mondo abbia “sposato” il proprio personaggio come Vincenzo Sarnelli ha fatto con Tony Tammaro. Il muro di Berlino era appena stato abbattuto e noi ragazzini ci  passavamo la “cassetta di un cantante che fa troppo ridere“. Da quel momento a Napoli e provincia il nome Patrizia è indizzolubilmente legato alla reginetta di Baia Domizia, ogni chitarrista da falò ormai la impara prima ancora de La canzone del sole.

Claudio Mattone – ‘A Citta’ ‘E Pulecenella – Nata per un musical è diventata subito popolarissima, racconta il bene e il male della città, ne presenta controsensi e paradossi senza luoghi comuni. Appena uscità aveva già l’aria di essere un classico, e così è stato.

Ciro Rigione – Chillo va pazzo pe’ tte – Anche qui forse qualcuno storcerà il naso, ma la musica NeoMelodica è parte della nostra cultura. Questa Canzone di Ciro Rigione, all’epoca ancora noto come Ciro Ricci, ebbe una diffusione enorme e l’autore sembrava essere il predestinato, quello che avrebbe portato le canzoni neomelodiche al grande pubblico. Purtroppo per lui non fu così ma questo pezzo non è mai tramontato, recentemente anche Franco Ricciardi ha proposto una sua versione.

Squallor – Curnutone – La storia della musica italiana è passata dalle loro mani. Savio, Bigazzi, Pace e Cerruti sono i nomi che si leggono di fianco a tutti i grandi successi della discografia nazionale. Insieme crearono il gruppo che ha aperto le porte del comico, del surreale e talvolta del grottesco alla musica leggera. I più grandi capolavori degli Squallor sono in Napoletano e hanno la meravigliosa voce di Totò Savio. Curnutone è una di quelle canzoni senza età che difficilmente verrà dimenticata.

Gragnaniello – Cu’ mme – Nella finale di Amici della scorsa edizione i The Kolors presentarono una loro versione di questa canzone. Stash, il cantante del gruppo, forse non aveva neanche iniziato l’asilo quando Murolo e Mia Martini portarono al successo questo struggente pezzo di Gragnaniello. Vero capolavoro che si inserisce nella tradizione più raffinata della musica Napoletana.

Pino Daniele – Napul’è – Le canzoni di Pino diventate dei classici sono tante, tantissime, ma questa ha definito la nostra città in pochissime parole che difficilmente verranno dimenticate. Questa scelta non ha bisogno di nessuna motivazione.

Queste sono le mie, sono curioso di sentire le vostre proposte.

 

Paolo Sindaco Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1315

Spesso i critici musicali, con accostamenti anche forzati, hanno il vizio di avvicinare i protagonisti della musica italiana ai grandi della musica internazionale.
Quante volte abbiamo sentito dire che De Gregori è il Dylan italiano ( anche se a mio avviso l’unico italiano capace di emulare il grande Bob è Edoardo Bennato )? Altre volte ci hanno raccontato che i vari Morgan, Gazzè e Canzian sono la risposta italiana a Sting ( con cui hanno in comune il solo fatto di essere cantanti bassisti). Ed in questi casi a Sir Gordon è andata sicuramente meglio di quando, per doti vocali, gli hanno avvicinato Nek e Antonacci. Per non parlare dei parallelismi tra Ligabue e Springsteen, Baglioni e Gabriel, Zucchero e Joe Cocker, De Andrè e Cohen.
Diciamolo subito i parallelismi musicali sono una grande fesseria. Un modo semplicistico per definire universi spesso complessi e controversi, un tentativo di dribblare l’ascolto attento dell’attività di un artista, limitandosi ad appiccicare un’etichetta, un avatar. Lo sport preferito della peggiore casta giornalistica italiana, quella dei critici musicali, in assoluto i più presuntuosi, ignoranti ed incompetenti del mondo occidentale.
Detto questo, per una volta voglio vestire i panni del Luzzato Fegiz o della Venegoni della situazione e, per gioco, trovare anch’io 10 parallelismi improbabili ( o forse no ) tra grandi protagonisti della musica italiana e alcuni dei maggiori esponenti della musica napoletana contemporanea.

1) “Il Baglioni napoletano”. Sicuramente Gigi D’alessio farebbe carte false per questo appellativo, che spesso si è autoattribuito. Ma se c’è un grande napoletano che merita il paragone con il “Divo Claudio” è invece Nino D’Angelo. In comune hanno l’essere partiti da “‘nu jeans e ‘na maglietta/Questo piccolo Grande Amore”, “Pop Corn e Patatine/ Passerotto”, aver trovato giovanissimi il successo e non essersi fermati. Si sono messi in gioco, hanno vinto e puntato di nuovo quello che avevano guadagnato, rischiando di perdere tutto. Hanno scommesso e investito su stessi, alzando sempre l’asticella, raggiungendo con il lavoro e le capacità traguardi impensabili. Eterni ragazzi la cui musica non ha tempo.

2) “Il Sergio Endrigo partenopeo”. A fregiarsi di questo titolo è sicuramente il maestro Enzo Di Domenico. Temi, atmosfere, poesia sono simili. Il più introspettivo e crepuscolare dei cantautori italiani ed il più malinconico e profondo autore della canzone napoletana degli ultimi 30 anni.

3) Gigione è sicuramente il Raoul Casadei della Canzone napoletana. Allegria, balli, famiglia, amore, amicizia, doppi sensi. Filo diretto con il pubblico. Al pari dell’illustre collega romagnolo, il menestrello di Boscoreale vive in tournee. Si dice che spesso siano stati visti esibirsi lo stesso giorni in tre posti diversi.

4) Ecco stavolta voglio appropriarmi di un paragone già fatto e con cui mi trovo decisamente d’accordo. Per questo non ho remore a violare anche un’altra delle regole che mi ero imposto, omaggiando la grande Giulietta Sacco, l’Amalia Rodrigues italiana. Spesso dimenticata e sottovalutata è sicuramente la più importante esponente femminile della canzone napoletana dal dopoguerra ad oggi.

5) Tommy Riccio è l’irregolare dei cantautori napoletani, il “Califano” dei Neomelodici. Scomodo, senza filtri, a tratti geniale.

6) Rocco Hunt è ovviamente il Jovanotti partenopeo. I motivi di questo accostamento sono meno ovvi di quanto possiate pensare. Non è il rap ad accomunarli (nessuno dei due è un vero rapper), ma l’aver raggiunto un successo al di là dei propri effettivi meriti. Duettano con i grandi, godono di buona stampa, con grandi appoggi discografici. Per carità ragazzi simpatici, allegri, carismatici, ma musicalmente…

7) Gigi D’alessio rappresenta per la musica napoletana quello che Zucchero è per la musica italiana. E non chiedetemi il perché…

8) Franco Ricciardi è l’Eros Ramazzotti di Secondigliano. Il più international Pop dei neomelodici napoletani. Entrambi sempre sulla cresta dell’onda, forti di un pop in apparente evoluzione, ma sostanzialmente immutabile.

9) Nessuna affinità vocale, ma ad accomunarle è il ruolo di regine incontrastate delle rispettive scene musicali negli ultimi anni. Da una parte Laura Pausini dall’altro Maria Nazionale. Negli ultimi anni l’artista torrese si è tolta parecchie soddisfazioni, dalla nomination al David di Donatello alla partecipazione a Sanremo, dal tributo a Cesaria Evora alla collaborazione con De Gregori.

10) ‘O rre è semp ‘o rre. Mario Merola sta alla musica napoletana del dopoguerra come Claudio Villa alla musica italiana. Monarchi incontrastati, per atteggiamenti, carriera, repertorio. In un modo o nell’altro hanno condizionato ciò che è venuto dopo. Termini di paragone imprescindibili, idoli da adorare o totem da abbattere. Come spesso accade ai grandi, capaci di scatenare sentimenti contrastanti, ma mai indifferenza.

Giuseppe Ruggiero

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 5540

Chiamateli dramma musicali, sceneggiate cinematografiche, musicarelli napoletani, in ogni caso i tanti film che, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, videro protagonisti cantanti e stelle della scena melodica partenopea, hanno finito col dare vita ad un genere autonomo, con le sue regole, i suoi topos e la sua dignità. Per questo è inutile che fate gli snob, fingendo di cadere dalle nuvole, siamo sicuri che, almeno una volta, anche voi vi siete lasciati catturare dalla magia di questi lungometraggi, apparentemente di poche pretese. Gli ingredienti erano semplici: isso (il cantante melodico o in seguito neomelodico), essa ( una bella ragazza con cui il protagonista ha un amore contrastato), o malamento/malamenta (spesso un attore importante anche bello ma che soccombeva di fronte al fascino dei vari Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla, Pino Mauro oppure un’appariscente attrice che cercava di traviarli ).

Aggiungiamo una splendida Napoli sullo sfondo, una coppia comica e un pugno di grandi caratteristi, di cui era ricco il nostro cinema di quegli anni, ed il gioco è fatto. Dite che vi ricorda qualcosa? Infatti, come con la sceneggiata, con loro abbiamo sognato, pianto, riso, ci siamo emozionati, abbiamo palpitato e sospirato soddisfatti, quando la giusta punizione raggiungeva finalmente “o fetente” oppure quando i protagonisti si riappacificavano e ritrovavano.
Abbiamo perciò provato a fare un elenco dei 10 indimenticabili musicarelli napoletani

1) “Pover’ ammore”. Questo film del 1983 descrive mirabilmente l’emozionante e pedagogica parabola umana del protagonista, un convincente Carmelo Zappulla, il quale incontra Lisa, bella e affascinante, per la quale abbandona casa, moglie e figli, macchiandosi di azioni delle quali non si sarebbe mai creduto capace. Per fortuna ad un passo dalla rovina definitiva, la sua bambina riesce a ricondurlo alla ragione.
TAG: rovinafamiglie

2) “I figli non si toccano”-1979. Una banda di marsigliesi arriva a Napoli per sfidare Don Raffaele Sapienza (Pino Mauro), un contrabbandiere capo della “guaglioneria” napoletana. Gli infami uccidono uno dei suoi uomini in mare durante un conflitto a fuoco e per di più, rapiscono un bambino, figlio della sua ex donna. ‘O masto, con l’aiuto di una sorta di corte dei Miracoli raccattata tra chi vive ai limiti della legalità, si scatenerà e sgominerà gli avversari francesi.
TAG: ‘nfamità

3) “Celebrità” del 1981 è il primo e sicuramente il più significativo episodio della premiata ditta D’Angelo/Grassia. In questo film ci sono tutti gli ingredienti del genere: il giovane cantante che viene dalla gavetta, la malafemmena che lo allontana dagli affetti veri e semplici (la prima fidanzata e la mamma), portandoselo in quel luogo di perdizione chiamato Posillipo, grandi caratteristi (Crispo e la Sollazzo), la coppia comica ( i Fatebenefratelli), la tragedia finale ( la madre in fin di vita) prologo alla redenzione.
TAG: la sbandata

4) “La pagella” del 1981 è sicuramente il più polizziottesco dei musicarelli drammatici Napoletani. Infatti a Mario Trevi, il meccanico Salvatore, che perde tragicamente il figlio Gennarino durante una rapina, si affianca uno dei grandi interpreti del genere, il bravo attore francese Marc Porel, nei panni del commissario di polizia. I due sono amici nemici: il primo cerca vendetta, l’altro giustizia. E pensare che tutto era partito da un momento di gioia: Gennarino che porta una pagella di tutti 10, regalando soddisfazione ai suoi umili genitori. Il padre come premio lo porta in gioielleria a comprare un orologio d’oro e qui vanno incontro al loro triste destino. Momento topico del film: Salvatore che porta alla moglie la notizia del proprio figlio. ” Assù ( pausa)…Assù( altra lunga pausa)…Assù…Gennarino ( pausa lunghissima)…Assù Gennarino è muort'”.
TAG: traditor’

5) “O motorino”– 1984 Un meccanico che vive di espedienti e trucca i motorini, vorrebbe cercare fortuna come cantante. Purtroppo, entra in un brutto giro e va in carcere. La moglie, che aveva abbandonato il figlio da piccolo, per riconquistarne l’amore, gli regala un motorino. Il ragazzo avrà un terribile incidente e lotterà contro la morte. Ma, come spesso accade in questo genere di film, la circostanza dolorosa farà riavvicinare la famiglia, Film che contiene tutti gli ingredienti tipici del genere, le voci di Mario e Sal Da Vinci ( padre e figlio anche nella realtà ), l’avvenenza della malafammena Eleonora Vallone, la comicità di Crispo Sollazzo e dei Fatebenefratelli ed un cameo di Nunzio Gallo.
TAG: redenzione

6) Gli stessi ingredienti, grazie al comun denominatore di Ninì Grassia, imperatore del genere, si ritrovano anche in un film molto più recente “Annaré” del 1998, interpretato da Gigi D’Alessio. La trama ricalca quella degli illustri predecessori, ma il cast, oltre all’innesto di Biagio Izzo per i momenti comici, risalta soprattutto per le “straordinarie” interpretazioni di Fabio Testi, Maria Monsè, ma soprattutto di Amedeo Goria
TAG: bucie

7) “Pe’ sempe”, film del 1982 con protagonista il “maestro” Mauro Caputo, segue il grande successo del 33 giri omonimo, che nei primi 4 mesi del 1979 riuscì a vendere circa 200.000 copie , arrivando addirittura al primo posto in classifica in Italia. Questo scialbo melodramma si guadagna una menzione solo per questo e per i meriti musicali di Caputo. Per il resto imbarazzanti gli attori, la storia e le inquadrature. La stessa presenza dei grandi Mario Brega e Franco Citti viene sprecata con un improbabile e terribile doppiaggio in napoletano.
TAG: Perdono

8) “Lo scugnizzo” del 1979 è un po’ diverso dagli altri, se non altro per la mancanza di un cantante di grido come protagonista. Significativa è la presenza in produzione e regia degli altri due Triumviri del Genere ( il terzo è Ninì Grassia ), Ciro Ippolito e Alfonso Brescia. Protagonista e il piccolo Gennarino, artista di strada, orfano dei genitori, che va incontro ad una serie di peripezie per aiutare la sua benefattrice malata. A fare da angeli custodi al piccolo Marco Girondino ci sono Angela Luce e Nunzio Gallo.
TAG: Gennarino pane e vino

9) “‘O surdato ‘nnammurato” del 1983, sempre di Ninì Grassia, ricalca molto le storie dei musicarelli alla Morandi. Franco Cipriani, militare a Telese, tradisce la fidanzata con la figlia del Generale. La riconciliazione finale si chiude con una fuitina. Da ricordare la presenza degli immancabili Crispo e Sollazzo e di un giovanissimo Gino Rivieccio.
Tag: Servizio Militare

10) “O Zappatore”, 1980. Chiudiamo in bellezza con il più emblematico esempio di questi film, la sceneggiata che diventa cinema. Non mi dilungo su trama e interpreti ma segnalo l’indimenticabile: “Sangria?” “Eh.. sang’ e chi t’è muort’”. Sua Maestà Mario Merola non perdona nessuno, nemmeno gli spagnoli.
TAG: Sangria

Giuseppe Ruggiero

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2486

Da adolescente l’estate portava con sé una serie di piccole cose che i giovani d’oggi forse non possono capire e apprezzare. Se la possibilità di vedere i cartoni animati e le repliche dei telefilm la mattina è una cosa che non è cambiata negli anni, sicuramente chi è nato a cavallo fra i due millenni non avrà il piacere di rivedere ogni estate “Professione Vacanze” con Gerry Calà e tutta quella serie di film proposti nel primo pomeriggio ogni estate in un contenitore tutto nuovo, da Nuovo Cinema Gabibbo a nomi più semplici come Cinema Estate. Nella programmazione non potevano mai mancare i film di Nino D’Angelo, soprattutto la selezione dei film che raccontavano le vicende sentimentali estive del caschetto d’oro, Pop Corn e Patatine, Un jeans e una maglietta, La Discoteca etc. etc.

Non sono uno di quelli che crede che l’arte debba necessariamente insegnare qualcosa o in qualche modo ammonire il fruitore sui propri comportamenti, anzi per dirla tutta sono molto vicino alle tesi formaliste che vedono l’autotelismo come una necessità dell’arte, ma senza perderci in ulteriori elucubrazioni ho pensato bene di raccogliere in 10 punti quello che ho imparato dai film del grande Nino D’Angelo, sperando che anche voi con me possiate farne tesoro.

1) In amore il fine giustifica i mezzi: In Un Jeans e una Maglietta Nino ruba una bici per inseguire Annamaria e una volta raggiunta bloccare il traffico per cantare “Guagliuncè”. Dobbiamo considerare però che la bici viene restituita e che il traffico viene bloccato con la complicità di un vigile, ma ciononostante Nino per amore agisce ai limiti della legalità. Anche in Uno scugnizzo a New York, sempre per conquistare una ragazza, ricorrerà a piccoli stratagemmi non proprio legali, ma l’importante è che l’amore trionfi sempre!

2) Curare il look in ogni dettaglio:M’aggio accattato na giacca ‘e pelle na settimana intera di lavoro p’asci cu tteè solo la punta di un iceberg, i completini di Nino nei film sono sempre impeccabili. La salopette a righe Bianche e Blu di Pop Corn e Patatine (vedi foto) è un diventata un must come il tubino nero di Audrey Hepburn.

3) Fare Sesso Sicuro: Non fraintendete, non è un consiglio per essere sicuri di fare sesso, ma i film di Nino ci insegnano che è bene prendere le dovute precauzioni. Di solito il sesso viene vissuto rotolandosi vestiti sulla spiaggia, quindi si dovrebbe essere tranquilli, ma la prudenza non è mai troppa, infatti in Pop Corn e Patatine Anna rimane incinta durante l’avventura estiva con Nino.

4) Correre fa bene all’amore: Nino lo ha raccontato più volte, quando serviva qualche riempitivo il regista gli faceva fare una belle corsetta. Ma alla fine anche questa è una metafora, se come si suol dire in amor vince chi fugge chi rincorre può almeno pareggiare e come ci insegna Tony Tamarro “è bello pareggiare con l’amore e fare contenti alla gnora e allo gnoro”

5) Un amico chiatto ti aiuta sempre: Citiamo il compianto Bombolo per affetto e Lucio Montanaro, l’amico chiatto è quello che ti strappa una risata nei momenti tristi, è quello che ti trovi sempre nel momento del bisogno perché ti vuole bene. In film come Pop Corn e Patatine o Fotoromanzo al di là di prendere i paccheri da Nino l’amico chiatto si rivela fondamentale per la (ri)conquista della ragazza.

6) Perdere la verginità prima di partire è un pericolo per il rapporto: qui si apre un capitolo a parte, chi conosce e apprezza le canzoni di Nino D’Angelo sa che per lei è sempre “la prima volta”, probabilmente a questa questione dedicheremo un articolo a parte. Rimanendo al cinema in “La Discoteca” Maria viene deflorata prima della partenza per la Germania di Nino, ma al suo ritorno Nino trovo la ragazza molto diversa da come l’aveva lasciata, Quel tuo viso da bambina lo ha truccato per dirla con i versi della canzone.

7) Un gelataio può conquistare la figlia di un miliardario: Immaginate il vostro bar di fiducia, figuratevi il suo garzone, sarà pure un bel ragazzo ma riuscite a immaginare che possa far Innamorare Barbara Berlusconi, Paris Hilton o qualcuna del genere. Bene, Un Jeans e una maglietta ci regala proprio questa speranza, il Gelataio Nino conquista Annamaria, anche controla volontà del padre di lei, e non è un’avventura estiva, è proprio amore!

8) La verità viene sempre a galla: state pensando di fingervi ricchi per conquistare una bella ragazza benestante? Non Fatelo! Sia perché come abbiamo visto prima potete farcela solo con i vostri mezzi, sia perché verreste scoperti, pensate a Lo Studente, quando Nino si ritrova faccia a faccia con la mamma che fa la cameriera nella casa della ragazza cui ha detto di essere il figlio di un ricco Barone. Evitate di ritrovarvi in situazioni simili.

9) I Napoletani non ballano solo la tarantella: Siamo alla scena più famosa della filmografia di Nino D’Angelo. Discoteca di montagna, Nino Viene sfidato a ballare dal suo rivale in amore che gli dice “A Napoli sapete ballare solo la tarantella Come si suol dire Nino non se lo tiene e parte l’indimenticabile balletto che solo qualche maligno può pensare sia stato realizzato da una controfigura. Da tenere presente anche il balletto su Pe te conquistà, nello stesso film

10) Maradona: qui da noi il 10 è sempre e solo Maradona, e Nino è d’accordo visto che in Quel Ragazzo della Curva B ci ha regalato una delle battute che meglio sintetizza il pensiero della Napoli Tifosa. Quando il suocero nato a Napoli ma interista gli dice “La passione sportiva non ha confini” Nino risponde secco con “Ma a Napule SI!” e provate a dargli torto.

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it