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L'amara verità

Avete visto il titolo e avete pensato: “Fammi vedere questo fesso dove vuole arrivare”. E allora ve lo spiego. Milano è più bella di Napoli e i milanesi sono meglio dei napoletani. E’ così e non può essere altrimenti. Me ne accorgo ogni volta che vado nel capoluogo lombardo. Ci sono ritornato per fare una bella intervista che qui su SoldatoInnamorato vi mostreremo tra qualche giorno. Certo, nella città meneghina non ci sta il Vesuvio e il lungomare (per giunta liberato), fa freddo già ora che noi andiamo ancora a mare e d’inverno ci si puzza del santissimo freddo. Per non parlare della nebbia eh! 

Ecco, spazzati via tutti i cliché, ora possiamo ragionare. Ah, non ho parlato di pizza, sfogliatelle, caffè e mozzarelle perché qualche fesso che importa o qualche “emigrato” lo si trova. 

A Milano sono civili. Te ne accorgi dalle scale mobili in metropolitana: chi vuole andare con le proprie gambe cammina a sinistra, chi si sfasterea si ferma a destra. Ora pensate a tutte le (rare) metropolitane perse a Napoli perché da capre ci si mette tutti fermi sia a destra che a sinistra.

Ah, a Milano le metropolitane passano come la leggenda di Mussolini sui treni in orario.

Puoi arrivare da un punto all’altro della città senza mai abbandonare la Milano tube. Sui marciapiedi difficilmente becchi qualcuno che si ferma come un coglione al centro impedendo agli altri di passare o due persone che si piantano a chiacchierare nel bel mezzo. Si chiamano MARCIA A PIEDI, quindi camminano. Se devono guardare una vetrina ci si fermano davanti lasciando passare chi deve proseguire la propria passeggiata. 

A Milano difficilmente si trovano quei puzzati di fame che incontriamo sulle nostre tangenziali che per non comprare una lampadina (che costa dai 3 ai 30 euro) marciano con gli abbaglianti appicciati. A Milano il rosso è rosso, il verde è verde. Chi viene da destra ha la precedenza. 

A Milano il Comune aiuta il cittadino in tutto: dalla scuola, agli asili nido, alla sanità. Se vai in ospedale dicendo che hai dolore ai reni non ti liquidano – senza fare nessun accertamento – dicendo che è un’infezione e ti prescrivono medicinali, a tentativo. Se a Milano hai i calcoli renali – come ho dovuto scoprire io attraverso esami privati perché all’ospedale San Paolo di Napoli al pronto soccorso teneno che fa e quindi al massimo ti palpeggiano la parte – ti fanno le ecografie e cercano di capire che tieni. Gratis. 

A Milano sanno vendersi pure quello che non tengono. La nostra via dei Mille è assai meglio della gettonatissima via Montenapoleone. Ma Milano è “la capitale della moda”, nonostante a Napoli ci sono tra i migliori stilisti del mondo: chiedere a Isaia, Kiton o a Marinella. 

Noi invece ci siamo assuefatti al cliché che loro devono avere l’organizzazione e noi poiché pensiamo di essere bravi, intelligenti, simpatici (e soprattutto furbi), dobbiamo campare con quello che il Padreterno ci ha dato. Uno stereotipo alimentato da film di merda come Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord con il sempre pessimo Alessandro Siani che personalmente mi fa artisticamente schifo proprio per quella maschera del napoletano co ‘o core bbuono. Che poi vi do una notizia: se viaggiate un poco troverete città che sono naturalmente altrettanto belle come Napoli. Faccio solo qualche esempio:  Lisbona, Rio de Janeiro e Istanbul. E popoli meravigliosi ovunque, basta saper cercare.

Insomma in virtù della bellezza noi dobbiamo sopportare l’inciviltà, la maleducazione, la disorganizzazione. E in fondo lo consideriamo il giusto prezzo per godere delle bellezze di Napoli. Magari beandoci delle storie di Bellavista che alla Rinascente “si praticano solo prezzi fissi” e che i vari Cazzaniga sono una maniata di imbecilli. I furbi siamo noi. 

Per anni mi sono beato pure io della bellezza della mia città. Considero valore (per dirla con il napoletano rinnegante Erri De Luca) fare come oggi che al 4 ottobre posso ancora farmi i bagni a mare. Anche questa è vivibilità, lo penso e continuo a pensarlo. Come penso pure che Napoli sia meglio di Roma in tutto e per tutto avendo abitato nella capitale per diversi anni. 

Ma proprio perché “la base” l’abbiamo, noi che ci crediamo così furbi, non sarebbe invece intelligente costruire tutto il resto? Basterebbe semplicemente avere rispetto degli altri ed educazione. Quella stessa educazione che i napo-milanesi sanno avere quando si trasferiscono al Nord: il napoletano – per usare un altro abituale cliché – che quando va a Milano non butta la carta a terra. Non la butta perché a Milano hanno creato un valore che è quello della civiltà, del rispetto, dell’educazione. Tutti valori che noi invece abbiamo buttato nel cesso perché si deve guidare con il faro scassato e restare fermi a sinistra sulle scale mobili. 

Forse se invece di perdere tempo sui social a bearci delle nostre bellezze, provassimo a renderle fruibili e magari crearne di altre, saremmo veramente un grande popolo. Una città bella, vivibile e, per giunta, senza nebbia. Perché non è vero – come è comodo credere – che la colpa è solo dei politici, della politica, dei mariuoli in Parlamento. Vuole farcelo credere pure il sindaco a cui piacciono i corni giganti su via Caracciolo e le lettere strappalacrime che valgono medaglie d’oro di banalità. La colpa è nostra che in fondo abbiamo una città abitata per gran parte da stupidi, incivili, miserabili e ignoranti. Che per giunta pensano pure di essere furbi. 

Milano è meglio di Napoli. E gli abitanti di Milano sono meglio di quelli di Partenope. Fatevene una ragione. Altrimenti proviamo a cambiare.

Valentino Di Giacomo

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Il logo delle Universiadi partenopee

Dal nostro inviato a Mosca:

Sono passati 10 giorni dall’assegnazione delle Universiadi del 2019 a Napoli e alla Campania, e non sembra se ne sia colta ancora l’importanza di questo avvenimento. Certo, la manifestazione sportiva è ben lontana dall’avere l’impatto sul pubblico dei Giochi olimpici o dei Campionati mondiali di calcio, ma parliamo di circa 10.000 atleti che vivranno in città, cimentandosi in 14 discipline. Un evento che, per vastità e varietà di discipline, è secondo solo alle Olimpiadi, e un possibile volano per lo sviluppo della Campania. Quando nel 2013 si svolsero le XXIV Universiadi in Russia, a Kazan’, antica città sul Volga e capitale della repubblica del Tatarstan, i Giochi rappresentarono un momento storico per la regione, e ad oggi quelle di Kazan’ sono ricordate come le migliori Universiadi della storia. Perché?

Per la Russia, prima di Kazan’ c’era stata solo l’Universiade del 1973, nella Mosca sovietica, e l’evento nella capitale tatara è stato la prima manifestazione sportiva di rilevanza internazionale dopo le Olimpiadi del 1980, e ha preceduto i Giochi olimpici invernali di Sochi, quindi ci si teneva a fare bella figura. Inoltre, la scelta di Kazan’ è stata felice proprio per il suo essere non solo capitale ma anche centro culturale dei tatari, antica popolazione del Volga, parte importante dell’Orda d’oro (sì, quella discendente da Gengis Khan) e conquistata dai russi di Ivan il terribile nel 1552. In contemporanea con i Giochi sportivi, infatti, si sono svolte in parallelo varie iniziative culturali, concerti, mostre, spettacoli teatrali, il tutto fatto in chiave di valorizzazione della città, con ospiti internazionali.

Napoli ha tutte le carte per poter far bene, e per organizzare un’Universiade che possa restare nella storia. E per cancellare il cattivo ricordo dei Mondiali di calcio del 1990, che videro Napoli vittima della pessima gestione dell’evento (e a veder oggi le stesse facce nel comitato promotore della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, si può solo rabbrividire): per dirne una, la Linea Tranviaria Rapida non è mai stata completata, per essere poi riconvertita nella Linea 6 della metropolitana napoletana, che ancora oggi è a dir poco carente nel servizio. A Kazan’, grazie ai fondi stanziati per l’Universiade, sono stati aperti e costruiti:

  • un nuovo terminal aeroportuale, ed è stata ristrutturata complessivamente l’aerostazione;
  • un nuovo interscambio ferro-gomma presso la stazione centrale di Kazan’;
  • la ricostruzione della stazione centrale;
  • il secondo blocco della metropolitana, con l’apertura di tre stazioni;
  • una linea di tram veloce;
  • l’aeroexpress (navetta ferroviaria per l’aeroporto);
  • 11 svincoli;
  • 41 sottopassaggi pedonali;
  • 65 km di strade;
  • 63 nuove vie.

Insomma, impianti a parte (villaggio della manifestazione da 14500 posti; stadio da 45000; palazzetto del nuoto e altri 5 impianti per sport al coperto e, infine, un canale per canottaggio e kayak), si parla della costruzione di un’altra città, del miglioramento della qualità della vita della gente comune: insomma, un’altra storia rispetto a Italia ’90.

E, quando ho letto di Napoli 2019, ho chiuso un attimo gli occhi, sperando di riaprirli tra tre anni e vedere la nostra meravigliosa metropolitana collegare i vari quartieri e le varie cittadine della zona; treni passare ogni 2 minuti; una tangenziale senza l’odiosa gabella e messa in sicurezza; il metrò del mare; Cumana e Circumflegrea portare atleti e tifosi alle gare; la Circumvesuviana diventata velocissima e comoda; la stazione metrò di Capodichino…

Riusciranno i “nostri eroi” a buttare via anche questa occasione? O sarà un altro motivo per mangiarci sopra, lasciando ben poco alla collettività? Napoli, diventa un po’ come Kazan’.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Bosco verticale, Milano © Gianfranco Irlanda

Nel variegato panorama delle città italiane Milano e  Napoli sono sicuramente le due città più diverse, più antitetiche. Nella semplificazione dell’immaginario collettivo spesso sono collocate agli opposti di una scala dove si potrebbe misurare l’operosità e l’ apertura nei confronti del prossimo: da un lato la lavoratrice ma chiusa Milano, dall’altro la Napoli indolente, generosa e aperta al prossimo e che non cambia mai volendo parafrasare un vecchio film. Stereotipi sicuramente, spesso offensivi dell’intelligenza altrui.

Ma sono così diverse queste città? Si possono tracciare delle differenze sociologiche/culturali senza scadere nell’ovvio, nei luoghi comuni, nelle frasi fatte e, cosa più importante, nelle ridicole discussioni dove la provenienza è la principale argomentazione per stabilire che una delle due è meglio dell’altra?
Come napoletano trapiantato a Milano, oramai da 18  anni, ho visto come sono cambiate/migliorate/peggiorate queste due diversissime metropoli: le valutazioni che seguono hanno una unica finalità: capire in che direzione si sono evolute queste due città e perchè
Proveremo a capirci qualcosa in più puntate.

Cominciamo da Milano: è sicuramente la città italiana più europea, offre servizi di altissimo livello (sanità, formazione, teatri di ogni sorta). Ha una capacità estrema di reinventarsi: nel 1998, quando arrivai a Milano era in piena crisi manufatturiera, tutte le fabbrichette in periferia stavano chiudendo e Milano non era ancora una città turistica. Dopo 18 anni, molti di quei capannoni, sono stati recuperati ad uso residenziale, il numero di hotel presenti in città è aumentato  notevolmente (a testimonianza della nuova vocazione turistica della città), le periferie (Isola, Garibaldi, Maciacchini, Paolo Sarpi, Corvetto) sono state recuperate in maniera accettabile (certo c’è molto da fare ma molto è stato indubbiamente fatto) e con l’arrivo della Metro in zone periferiche questi quartieri sono stati connessi con la città. Insomma le nuove stazioni della metro hanno di fatto integrato i quartieri periferici con il centro città spesso riqualificandoli in maniera eccellente.
Una menzione a parte merita poi il progetto Porta Nuova/Garibaldi che ha rappresentato la più vasta opera di ri-qualificazione urbana europea fatta con la collaborazione tra pubblico e privato.
È indubbio che tale progetto ha determinato un effetto positivo di rilancio e riqualificazione per alcuni quartieri limitrofi.

Circa la metropolitana di Milano la prima cosa che voglio evidenziare è che la prima pietra è del 1969. Ad oggi conta 4 linee, 113 stazioni per 97 chilometri. Un’altra linea, la M4, è in costruzione. I mezzi di superfice (autobus, tram, filovie) connettono i pochi quartieri non toccati da una fermata della metro.
Sempre sul fronte dei trasporti pubblici Milano è stata pioniera in italia della sharing mobility, partita solo pochi anni fa: biciclette, auto, auto elettriche, scooter ed ultimamente biciclette per bambini.
Tali mezzi sono disponibili in quasi qualsiasi parte di Milano ed oramai rappresentano un valida alternativa al trasporto pubblico.Tra metro e sharing mobility oramai non ha più senso – o se preferite convenienza economica – possedere un’auto a Milano. Se ne può tranquillamente fare a meno.
Quello che mi ha sorpreso di Milano è stato che in realtà sui temi più importanti di sviluppo o di innovazione della città le forze politiche hanno tutto sommato collaborato tra di loro trovando una sintesi nel dibattito politico.

E Napoli? Cosa è successo a Napoli negli ultimi anni?
(Continua)

Michelangelo Gigante

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Luca Abete minaccia querele su Facebook

Caro Luca Abete,

ma è mai possibile che coloro che legittimamente criticano i tuoi servizi di Striscia e chi dissente dal tuo modo di fare giornalismo, possa essere da te tacciato di essere un camorrista? Quando alla cumana di Montesanto un cittadino ti ha fatto notare con ardore, ma civilmente, che i tuoi servizi speculavano sulla nostra città gli hai risposto che anziché attaccare te, avrebbe dovuto denunciare i camorristi…

A Napoli la camorra c’è. Ma non per questo ne siamo tutti collusi, né abbiamo per forza di cose conoscenza di esponenti della malavita. E né tantomeno si può accusare chi non fa un biglietto di essere un camorrista! E sennò, senza gradazioni, ci troveremmo in un Paese bolscevico o nazista. Per mestiere faccio il giornalista e posso garantirti che di comportamenti camorristici ne ho visti tanti, ma di camorristi non ne conosco nemmeno uno. Altrimenti, con un serio aiuto dello Stato, li denuncerei. Ma no, sbaglio, perché dovrei giustificarmi? Solo perché sono napoletano devo far capire che sono un certo tipo di napoletano, e non dell’altro? Tu non lo sai, ma questo deve scontare ogni giorno un napoletano, paga pure le colpe che non sono sue. Figurati per me che lavoro spesso fuori e ogni volta che indico la mia città di provenienza sono costretto a sfatare i mille luoghi comuni che alcuni servizi giornalistici come i tuoi aiutano a diffondere.

A Napoli alcune persone non pagano il biglietto, fanno “i trenini”, come tu hai denunciato. E fai bene a porre l’attenzione su questo comportamento incivile. Certo, sarebbe stato più onesto (e coraggioso), come già ti ha scritto Delgado, affrontare il problema con chi è il vero artefice di certe inciviltà e non con chi, come la maggior parte dei cittadini, subisce questi comportamenti.

Forse sarebbe stato più utile che, anziché fermarti ai tornelli, avessi salito quelle scale e fossi entrato in uno dei treni della cumana e della circumflegrea. Corse che saltano, corse in ritardo, corse che partono in orario e non arrivano MAI a destinazione in orario al capolinea perché attendono ogni volta eterne coincidenze con altri treni che giungono in ritardo. Non è di certo una giustificazione per coloro che non fanno il biglietto, ma di sicuro un’azienda dei trasporti capace di rispettare i propri utenti incentiverebbe di certo la clientela ad essere riconoscente e partecipe delle sorti di un servizio pubblico. Sai quanta vita ruba la cumana e la circumflegrea a migliaia di cittadini? Quanti minuti, ore, appuntamenti, carezze ad un figlio, baci ad un’innamorata sono saltati a causa dei continui ritardi dei treni? Ripeto, non è una giustificazione, ma non è un elemento trascurabile.

A Napoli un tempo c’erano le sigarette di contrabbando, il 90% di chi andava in motorino non portava il casco. E come sono stati sconfitti questi fenomeni? Solo attraverso la presenza dello Stato ed un presidio più severo del territorio. L’azienda che controlla Cumana e Circumflegrea perché non rafforza con propri uomini i controlli dei biglietti? Non pensi che forse con i soldi recuperati dall’evasione sia possibile pagare anche gli stipendi per chi opera questi controlli? Oppure pensi presuntuosamente che l’inciviltà di certi comportamenti la possa risolvere tu con questi servizi giornalistici che fanno solo demagogia e sensazionalismo ingiustificato verso un problema che riguarda tantissime città italiane?

Sei stato protagonista di molti servizi illuminanti e interessanti a Striscia. Questa volta hai toppato. Non per il servizio in sé, ma per la meschina e sottintesa accusa rivolta ai tuoi critici di essere collusi con la camorra. Nella vita si può sbagliare, chissà quante sciocchezze ed errori ho commesso io. Però se qualcuno critica un mio articolo ci discuto, cerco di far meglio comprendere la mia posizione, non offendo l’altro solo perché magari ha una posizione differente dalla mia. Non faccio la vittima, come stai facendo tu. Perché tu la vittima la fai. Invece è assai più vittima di te chi non solo subisce i guasti di questa terra, ma non ha nemmeno la possibilità di denunciare, come invece hai tu davanti ad un vasto pubblico. 

E invece tu cosa hai fatto? Ti sei nascosto con modalità che lambiscono la vigliaccheria dietro la tua popolarità di “paladino della giustizia”. Sulla tua pagina ufficiale hai risposto soltanto a coloro che ti facevano dei complimenti. Ignorando coloro che civilmente, come Luca Delgado, ti faceva notare degli errori. Luca Delgado, io, le centinaia di utenti a cui il tuo servizio non è piaciuto abbiamo ragione? Assolutamente no. Esprimiamo un punto di vista. Avresti fatto buona figura a rispondere. Anziché minacciare, come hai fatto in un post su Facebook, azioni legali per diffamazione. Basta fare un giro sulla tua pagina Facebook per rendersi conto dello squallido vittimismo che stai operando.

Se ritieni che questo mio articolo sia diffamatorio nei tuoi confronti procedi pure a querelarmi. Ritengo che qualunque tribunale potrà stabilire che il diritto di critica sia legittimo, purché non sia offensivo. Hai preso una cantonata! Ci vuole così tanto ad ammettere un errore? Solo chi non fa, non sbaglia.

Però, fammi la cortesia, cerca di fare a meno di quell’atteggiamento insopportabile di paladino della giustizia e censore dei comportamenti altrui. Ecco perché ti hanno paragonato a Saviano. La puzzetta sotto il naso è la stessa. La presunzione di stabilire chi sia nella legalità e chi no pure. Eppure sia a Saviano che a qualche tuo servizio bisogna riconoscere un’opera meritoria. Ma alcuni meriti non equivalgono ad assegnare titoli di depositari della verità assoluta.

Per capire le ragioni degli altri ti consiglio di guardare, se non lo hai mai fatto, un’opera di Eduardo, Il Sindaco del Rione Sanità. C’è tutta Napoli, anche quella di oggi. E racconta di come le leggi, i diritti, i doveri vengono spesso capovolti. E a volte, a fronte di una reale giustizia, è pure giusto che sia così. Com’è facile puntare oggi una telecamera su uno dei tanti guasti della nostra terra, tanto più quando non si scomoda mai chi sono i reali responsabili. Com’è facile andarsela a prendere con la “gente”. Eppure, pure la “gente”, è fatta di persone. Nun te ‘o scurdà.

ANTONIO BARRACANO – IL SINDACO DEL RIONE SANITA’: “Diventa busta quando prima di chiuderla ci si mettono dentro i biglietti di banca che pure sono di carta. Don Artù: senza la busta si ferma pure la bomba atomica. Non c’è bisogno dell’ingegnere e dell’architetto. Questa gente qua conosce il codice edilizio a memoria; e quando arrivano a incatenare un povero ignorante in materia che vuole costruire, allora lo lasciano quando l’hanno portato diritto diritto al fallimento o al manicomio. E campano bene perché l’ignoranza è assai. E stanno sempre a posto legalmente, perché “la legge non ammette ignoranza”. E non è giusto. Perché, secondo me, allora, la legge non ammette tre quarti di popolazione? Ma se, per esempio, si cambiasse la frase e si dicesse: “la legge ammette l’ignoranza”, vi garantisco che più della metà di questi signori farebbero sparire la laurea e diventerebbero immediatamente ignoranti”.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Pacco, doppio pacco e contropaccotto. C’è tutta una cinematografia che ha auto-ironizzato su certe forme di sostentamento che sono esistite ed esistono a Napoli. Il film del fantastico Nanni Loy è solo un esempio. Si potrebbe continuare anche con qualche episodio dei film di De Crescenzo. Fino ad arrivare a Troisi e Lello Arena che hanno cercato, a colpi di memorabili sketch e battute, di esorcizzare il classico luogo comune del napoletano furbo.

Il napoletano è furbo. E’ credenza popolare che sia così. C’è una città in Italia e nel mondo dove la storia indica con inappellabile sentenza che la furbizia appartenga agli abitanti di questo luogo. E, per certi versi, questa cosa deve pur avere delle motivazioni a cui appigliarsi per essere ormai ritenuta una sorta di tautologia in tutto il mondo. Quanto erano furbi, ad esempio, quei napoletani che qualche anno fa si rendevano protagonisti in ogni telegiornale (a tutte le ore e per molti giorni) mentre indossavano una maglietta con il disegno di una cintura di sicurezza. Acuto stratagemma adoperato da alcuni (personalmente li ricordo però solo al telegiornale) per sfuggire alle multe quando diventò obbligatorio l’utilizzo di questo dispositivo di sicurezza.

E quanto sono stati furbi quei politici napoletani che in seguito al tragico sisma dell’80 permisero a  migliaia di aziende del Nord di venire al Sud per cominciare la ricostruzione? Solo cominciare: perchè come ormai la storia ci racconta esistono luoghi dove ancora nulla è stato ricostruito. Per non parlare di quelle aziende che aprirono i battenti in pochi giorni incassando i lauti incentivi statali e per poi dichiarare dopo poco tempo strani fallimenti: tutto sulle spalle della fulgida furbizia dei napoletani.
Furbi anche coloro che votavano Achille Lauro con l’escamotage della scarpa: una donata prima del voto e una dopo. Oggi vale ancora meno il massimo diritto e dovere che la democrazia e lo Stato ci assegnano per partecipare alla cosa pubblica: un biglietto per una partita del Napoli e le urne sono piene di volontari proprio come gli spalti di uno stadio.
Di esempi come questi è ricca la storia della nostra città. Perchè, diciamolo chiaramente, il napoletano più che essere furbo è molto capace di ostentare stupide furbizie. Su aneddoti raccontati con spavalderia e vanto da amici e conoscenti che con qualche macchinazione riuscivano a non pagare il biglietto del bus e della metro o a sfuggire al controllore potrei ad esempio scriverne libri interi.
Ci piace ostentarla la furbizia. E siamo furbi soprattutto tra di noi: in quella legge non scritta del “ti fotto prima che tu fotta me”. Salvo poi essere gentili, ospitali e quasi mielosi con chiunque abbia una parlata forestiera. A patto che, chiaramente, l’ingenuo turista si sottoponga all’esercizio di biascicare qualche frase in dialetto e che ammetta la superiorità mondiale del nostro caffè, della pizza e della mozzarella. Quasi come se avessimo bisogno di qualche sorta di legittimazione da parte di altri dimenticando che questa città è stata uno dei primi centri culturali europei. E non migliaia di anni fa, ma più di recente. Dimenticando che ancora oggi ci sono eccellenze e una qualità della vita che in altri posti possono solo invidiare. Goethe, tedesco di Germania, ne scrisse qualcosina in proposito…
Furbi e simpatici: questo siamo. E poco importa se altri che passano per seri e irreprensibili stacanovisti adottino spesso furbizie ben più ingegnose delle nostre.
Siamo furbi, è vero. E, come accade per i massimi concetti filosofici, ogni aggettivo porta però con sé il proprio opposto. Noi siamo furbi e fessi allo stesso tempo.

Per parlare di calcio, come questo spazio imporrebbe, noi siamo i più furbi e meno furbi della storia. Come quando Carmando racconta in molte interviste del celebre episodio della monetina di Alemao: anche il mitico Salvatore non manca di ostentare la furbizia inutile di noi meridionali. “Gli dissi di restare a terra” – racconta il massaggiatore degli anni d’oro. Salvo omettere che una monetina di 100 lire che ti piomba a distanza sulla testa possa realmente far male una persona a prescindere che il danno lo causi oppure no. Offrendo così il pretesto, in modo sì poco furbo, a tanti millantatori di dire che il secondo scudetto lo abbiamo rubato… omettendo tra l’altro che anche senza quel punto in più in classifica il campionato lo avremmo vinto lo stesso. E, sempre per restare al calcio, che dire di quando il furboFerlaino racconta dei controlli antidoping di Maradona e dell’uso di pompe e pompette? Anche qui dimenticando che l’uso continuato della cocaina porta dei danni al fisico anzichè dei vantaggi. E che il doping è un’altra cosa: quello serve per incrementare le prestazioni, non per inficiarle. Ma per tanti avventori Maradona era “dopato”… Ignorando la differenza tra “dopato” e “drogato”: dovrebbero anzi ringraziare che Diego facesse uso di quella merda altrimenti di scudetti ne avremmo vinti almeno il doppio.

Ma, ne sono certo, anche quando ci offenderanno ancora, come nel caso del pessimo servizio di Striscia sui portoghesi in metro o sullo schifo di lavoro fatto da Giletti qualche tempo fa nel suo programma, saremo capaci di usare la nostra lucida ironia e quella simpatia furba di cui abbondiamo. Del resto, cari amici napoletani e miei concittadini, quanto vi piace quella schifezza di comico di Siani che ogni volta fa la solita squallida battuta dello scippo al “milanese” della telecamera o della macchina fotografica? Ridete, ridete pure! Prima o poi vi accorgerete che gli altri non ridono con noi, ma ridono di noi! Quanto è poco furbo ostentare la propria furbizia!! Questo Abete, Giletti e tutta questa vrancata di sciacalli mediatici lo sanno, noi dobbiamo impararlo ancora. Qui nessuno vuole mettere la testa sotto la sabbia, altrimenti appena ieri non avremmo scritto questo pezzo sulla terra dei fuochi e sulle manchevolezze di giornali e lettori, ma c’è differenza tra fare GIORNALISMO e fare sensazionalismo solo per giocare a quel gioco facile facile del buttare la merda su Napoli. Poi, per carità, spesso siamo noi stessi con tanti nostri comportamenti a buttarci la merda addosso. Su questo non ci piove.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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La risposta sul pessimo servizio dell'inviato

E Luca Delgado, scrittore napoletano di successo, con un post su Facebook mette, è il caso di dire, a figura di merda Luca Abete. Mai parole usate meglio. Qui a Soldatoinnamorato non possiamo far altro che condividerle!

Caro Luca Abete,
forse ti ricorderai di me. Sono quello che un po’ di tempo fa raccontò cosa ci fosse dietro quel servizio sul casco girato a Napoli. Il tuo staff mi contattò dicendomi che non era molto carino quello che facevo, io risposi che dovevano semplicemente dirmi quale fosse la verità. Non ho mai ricevuto risposta. Per chi non ricordasse la vicenda, lo staff di Striscia chiedeva ad alcuni napoletani in moto CON il casco, di toglierselo mentre erano alla guida, perché avrebbero contribuito a “sensibilizzare” sulla questione della sicurezza. Così il servizio andò in onda e la tua trasmissione mostrò quei napoletani senza casco, ai quali avevate chiesto di toglierlo. Una cosa montata ad arte per infangare ancora una volta la nostra città. Per chi avesse voglia di leggere tutta la storia, bene questi sono i link

Ora, ho guardato come tanti il servizio su quelle persone che nella stazione di Montesanto (ce l’avete proprio a morte con le stazioni di Napoli, tu e i tanti paladini della giustizia come Giletti) si infilavano dietro i passeggeri muniti di biglietto per evitare di pagare. Una cosa che ho visto fare a Milano, a Roma, a Londra, a New York, a Los Angeles, a Parigi, a Budapest, a Berlino, a Dublino, a Monaco e a Napoli appunto. Dio mio che scoop il tuo!
Vedi, quel tizio che ti gridava contro, dicendo che ne abbiamo le scatole piene ha perfettamente ragione. Non sono d’accordo con lui sull’accostamento a Saviano, le inchieste sulla camorra sono ben altra cosa, sia chiaro.
Ma quell’uomo ha ragione, davvero non ne possiamo più. Alimenti un’immagine stereotipata del napoletano “furbo” che noi stessi napoletani combattiamo tutti i giorni. Ti guadagni lo stipendio mettendoti in giro a raccontare cose che accadono in tutte le metropoli del mondo, spacciandole come super scoop di questa ceppa. A Londra hanno calcolato che ogni giorno fermano 190 persone perché provano a passare senza biglietto, e queste sono solo quelle che fermano. Sai cosa hanno fatto i giornalisti, quelli seri? Sono andati a parlare con i responsabili dei trasporti, chiedendo spiegazioni sulla mancanza dei controlli. Perché caro Abete, il problema è che i furbi ci sono in tutto il mondo, non solo a Napoli. A Londra infatti, non è che hanno sparato ai furbi: dopo la denuncia hanno potenziato i controlli ed hanno progettato un nuovo tipo di tornello (guardati un servizio fatto per bene come quello che segue, un servizio fatto da giornalisti che davvero affrontano i problemi. È in inglese, non so se lo parli, ma c’è questa cosa fastidiosa che in Inghilterra non parlano l’italiano. Guarda qui!
Allora tu che ami Napoli (pernacchia di Eduardo) perché non sei andato a parlare con i responsabili di quella Ferrovia (EAV), che già da qualche anno per colpa delle nostre amministrazioni REGIONALI versa in uno stato pietoso, con corse dimezzate, treni fatiscenti e servizi scadenti? Senza parlare del personale ridotto e che veniva pagato spesso in ritardo? Tu che difendi Napoli (seconda pernacchia di Eduardo), perché non te la prendi con chi di dovere che dovrebbe assumere più persone per i controlli? Io quei napoletani che non pagano il biglietto li disprezzo, come disprezzo i londinesi, i tedeschi e i parigini che lo fanno, perché disprezzo i furbi o presunti tali a prescindere. Se davvero hai a cuore la nostra città (terza pernacchia di Eduardo), perché non provi a fare un servizio su come aumentare i controlli anziché dire che a Napoli abbiamo inventato uno stratagemma che tu chiami “trenino”, che invece esiste in tutto il mondo? Forse perché è più facile mettersi lì con il telefonino come un ragazzino senza affrontare il problema alla radice (ironico per un Abete)? Forse perché faresti meno ascolti? Lo vedi allora che vuoi fare il furbo pure tu?

Luca Delgado

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L'autore durante l'inverno del 2013

Dal nostro inviato a Mosca:

Gli anni passano, le stagioni si susseguono senza posa, ma ogni volta è sempre la stessa sensazione, quando esci dalla metro in una sera d’ottobre: “ne’, ma che è stu (s****** e) fridd?”. Negli ultimi anni, la prima nevicata si è sempre più anticipata: se lo scorso anno Mosca si è trovata imbiancata il 17 ottobre, i primi fiocchi ora dovrebbero posarsi venerdì 9 ottobre. Una tragedia. Sì, perché l’imprevedibilità del tempo crea non pochi problemi: traffico impazzito (e la città non è esattamente un esempio di viabilità scorrevole), nemmeno il tempo di portare i cappotti in lavanderia, o anche di poter mettere subito in moto i riscaldamenti.

Non bisogna pensare a Mosca come a una città dall’inverno troppo rigido, in realtà per le medie russe non è tanto fredda. Il vero problema è l’incessante oscillazione delle temperature, e l’assenza del sole per giorni interi: ad esempio, Ulan-Ude, nel profondo della Siberia, ha ben 2400 e passa ore di sole, nonostante il termometro vada spesso sotto i -30. La mancanza di sole, l’umidità, lo smog, creano non pochi problemi: nasi appilati, catarri micidiali, tossi nefaste… ‘nu lazzaretto, più che una città.

Poi gli sbalzi si presentano anche per i riscaldamenti messi a palla nei trasporti pubblici: esci di casa modello omino della Michelin, entri in metro o in autobus, soprattutto all’ora di punta quando ci sono migliaia di poveri cristi che comme a te vanno a faticà, ed è come fare la sauna co ‘o cappiell ‘e lana, e quando ti liberi dal groviglio di corpi…il gelido vento ti accarezza la faccia e raffredda il sudore, così sei pronto per la broncopolmonite. Il vestirsi a cipolla (o a cavolo, come preferiscono dire i russi) è fondamentale, ma anche avere tempistiche da spogliarellista può aiutare a salvare la pelle, salvo ricordarsi in che ordine stavi vestito.

“Vierno, che friddo int’a ‘stu core…” diceva un successo napoletano del dopoguerra. E a vedere le facce smunte, gli occhiali appannate, e le jastemme che meno quando vedo i 0 di Mosca e i 22 di Napoli, at che fridd!

Giovanni Savino

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Dal nostro inviato a Mosca:

Quel che colpisce anche il più disattento dei visitatori della capitale russa è la metropolitana: immensa, monumentale, pulita. Stazioni costruite tra gli anni Trenta e Cinquanta con complessi statuari, mosaici, lampadari ca’ manco a Palazzo Reale, e tutto tenuto bello lucido e accurato. 196 stazioni, 12 linee, treni che passano, nell’ora di punta, a intervalli di 60-90 secondi su gran parte delle linee, e provi a non arricordarti il metrò dell’arte a Napoli, tanto bella quanto ‘a voglia ‘e te fa viecchio aspettando il treno!

Insomma, tutto bello, chi scrive è stato varie volte a New York, a Londra e a Parigi, e non ci sta proprio paragone, Mosca è tutta n’ata storia! Poi c’è anche ‘o wi-fi, i treni generalmente sono riscaldati ‘a vierno, e freschi ‘a stagione, però… Però… L’ora di punta in metropolitana è coccosa di sconvolgente, a tratti allucinante: milioni di persone (Mosca ha 16 milioni di abitanti, ma ne sono di più tra stranieri, immigrati, pendolari e altri) che si accalcano, votta-votta, spinte, corse da pazzi. Lavorando in una delle stazioni più affollate, Park kultury, e spesso passando per un’altra delle incasinatissime, Kievskaya, mi faccio vari segni della croce, perché ogni volta sono scene che l’R2 o il regionale da Caserta pareno a pazziella d’e criature (ho qualche dubbio sulla comparazione con la Circumvesuviana, ma vabbuò).

In questi casi dove esce gente da acoppa e da pe’ sotto, un mammt allunga la vita, fa rilassare, scioglie la nervatura, e evita la tentazione di buttare paccheri a mano smerza modello Mario Merola nei suoi poliziotteschi , perché c’è sempre quello che ti votta per aria manco fosse su un campo da rugby. A differenza anche di altre città russe, Mosca è la capitale della frenesia, anche se spesso è una fretta non sempre giustificata, modello criceto ca’ corre dint’a rota, e questo ritmo crea casini d’ogni tipo. Mani ‘nfaccia, gente che “fate prima scendere”, scelle pezzate: anche questa è la metropolitana, che ha compiuto a maggio 80 anni.

Le 12 linee della città sono le arterie di una metropoli che non dorme mai, come amano dire qua, però qualche volta, guagliù, andate un poco più cuonci, alzate gli occhi alle pareti delle stazioni e ammirate la bellezza di questo gioiello.

Giovanni Savino

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Italsider visto dal Pontile

Forse non sarà geograficamente corretta come affermazione, forse Bennato non sarà contento di come abbiamo storpiato uno dei suoi versi più famosi, ma purtroppo per i cittadini di Bagnoli la realtà è questa: siamo isolati.

I collegamenti da e per Bagnoli con il resto della città negli ultimi anni sono diventati sempre più inaffidabili, sporadici e precari, a tratti quasi inesistenti. Non parliamo di orari notturni o giorni festivi, ma della vita di chi ogni giorno si muove dal quartiere Flegreo per andare a scuola, all’università o al lavoro.

Partiamo dalla Cumana: fino a qualche anno fa era un servizio fornito ogni 10 minuti e senza grossi intoppi, la navetta che partiva proprio da Bagnoli e non proseguiva su tutto il litorale anche nei mesi estivi garantiva un servizio decente ed evitava la ressa negli orari di ritorno dal mare. Oggi passa, sulla carta, ogni 20 minuti e le corse saltate sono tristemente frequenti, durante la stagione estiva i vagoni sono spesso inaccessibili, arrivano da Montesanto già pieni e in serata tornano ancora più gremiti, rendendo sostanzialmente impossibile l’accesso. Chi decide di prendere la Cumana deve necessariamente muoversi con 40 minuti di anticipo perchè deve mettere in conto una corsa saltata, un fermo o qualche altro impedimento.

La Metropolitana è un servizio sicuramente più accettabile, ma al di là dell’inciviltà di chi ha sfondato la macchinetta per la vendita dei biglietti per rubarne la gettoniera che ancora giace lì mai riparata da settimane, è comunque un servizio con tempi molto lunghi e attese discrete, senza contare che al ritorno in serata i treni che “Limitano a Campi Flegrei” sono spesso più di quelli che arrivano a Bagnoli  e la cosa suona spesso come una beffa. Senza contare che la stazione ha due rampe di scale poco agevoli per anziani, per mamme con passeggino e non voglio neanche pensare per gli invalidi.

Era rimasto solo l’R7 che anche se sporadico e spesso un miraggio sui cartelli luminosi delle pensiline almeno era una garanzia di ritorno a casa (ovviamente senza poter prevedere orari). Ora è stato soppresso e sostituito dalla linea occasionale 607 (così chiamata sul sito dell’A.N.M.) che limita a Fuorigrotta, ovviamente essendo occasionale non è dato sapere quali siano queste occasioni in cui dovrebbe passare.

Considerando che un biglietto da 90 minuti a Milano dove le sole metro hanno un rete capillare costa 1,50 euro, noi cittadini del quartiere siamo costretti a pagare una cifra simile per un servizio penoso. Non è la condizione di tutta Napoli, dove hanno aperto nuove metro, dove i mezzi pubblici fra il centro storico e il Vomero sono funzionanti, ma qui nella periferia ovest il problema è davvero molto serio. La soluzione per chi può sono macchina, motorino o bicicletta, altrimenti santa pazienza e qualche preghiera (o bestemmia a seconda dei costumi morali).

Sarà che per chi guarda il golfo di Napoli sembra che la città finisca a Nisida, sarà che per vedere Bagnoli devi salire la collina di Posillipo e affacciarti dall’altro lato, come se fosse un enorme muro di cinta, ma noi cittadini ci sentiamo sempre più isolati da una città che si ricorda di Bagnoli solo per le feste all’Arenile e poco più.

Paolo Sindaco Russo

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