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Le incognite

Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Facciamo un po’ di training autogeno e ripetiamolo a mente dieci volte, dopo i pasti, al dì e alla sera. Abbiamo preso 5 palloni dal Liverpool, ci può stare al 4 agosto, con gli inglesi che cominciano il campionato tra una settimana. Detto questo le incognite su questa squadra restano e il Napoli avrebbe fatto bene a intervenire, è ancora in tempo. Delle incognite strutturali della squadra ne abbiamo scritto qui, già prima di Liverpool, sono 4: il tempo fisiologico per Ancelotti di mettere in pratica i suoi dettami, la scommessa portiere (rileggete cosa scrivevamo in proposito di Karnezis, purtroppo non ci ha smentito), il regista che passa da Jorginho ad Hamsik, i dubbi su Milik e l’inadeguatezza di Inglese a certi palcoscenici. 

Le prime tre incognite le risolverà il tempo, più tempo passerà e più certi meccanismi saranno rodati. Sulla punta è invece un deficit strutturale della squadra. Il Napoli rischia. Sarà una stagione che tendenzialmente non ci consentirà di puntare allo scudetto come lo scorso anno. Noi, se ci siamo rinforzati, lo abbiamo fatto di poco, la Juve non fa impressione per aver preso Ronaldo (con Higuain via per lidi milanesi), ma per aver aggiunto al suo dream team giocatori di altissimo livello come Cancelo e Emre Can. 

Se l’obiettivo azzurro è almeno il quarto posto, quello deve essere l’obiettivo minimo, il Napoli lo rischia. Il calendario non consente esperimenti, si partirà subito con 10 giornate di fuoco, a cominciare dalla Lazio all’Olimpico e il Milan in casa chissà dove per gli scassi di un’amministrazione comunale inadeguata. Il tempo a disposizione non sarà molto per assemblare le idee di Ancelotti. Ci sarà fretta e la fretta genera confusione. Se a questa confusione, fisiologica (lo ripetiamo), si aggiunge il rebus della prima punta, i problemi saranno moltiplicati. Considerando pure che se il Napoli partisse così avrà Milik che non ha svolto l’intera preparazione e Mertens che si aggregherà solo negli ultimi giorni di ritiro per provare soluzioni con il belga prima punta. 

Quello che preoccupa di questo calciomercato non è solo l’assenza della punta, preoccupano forse ancor di più i movimenti di basso cabotaggio anche nelle uscite. Se l’obiettivo è vendere per ricomprare per sostenersi a certi livelli economici, quest’ anno l’obiettivo è già fallito. L’unica operazione degna di nota è la cessione di Jorginho per l’ingresso del promettente Fabian Ruiz. Tutto qui. Non c’è stata neppure intraprendenza nel vendere giocatori ormai in là con l’età come Mertens o Callejon che vanno per le 31 primavere. Se fossero state cessioni per acquistare anche giovani talenti la piazza lo avrebbe compreso. Anche perché se si parte da una nuova guida tecnica sarebbe stato forse necessario dare un reset più deciso con la rosa dello scorso anno. 

Il Napoli attualmente rischia la posizione in Champions, l’obiettivo minimo, perché Inter e Milan si sono rafforzate e la Roma, loro si, hanno fatto un mercato di scommesse, ma di giocatori futuribili, su tutti Kluivert junior. Ai nastri di partenza Juve e Inter sembrano essere più avanti. Roma, Napoli, Milan giocheranno per le altre due posizioni, facendo attenzione ad exploit di Lazio, Fiorentina, Atalanta o Torino. 

Non andare in Champions sarebbe una mazzata per le casse del Napoli, uno choc difficilmente riassorbibile. Nulla di inedito. Ricordiamoci sempre la nostra carta d’identità: è normale che Juve, Inter e Milan ci siano naturalmente davanti. Non è uno scandalo. Il Napoli però non deve fare l’errore di dilapidare il vantaggio acquisito negli ultimi anni rispetto alle milanesi. Ecco perché serve una punta, per rassicurare tutti, anche per dare un segnale alle altre che il Napoli c’è. Le voci su Belotti raccontano di un profilo che può piacere a De Laurentiis per i parametri anagrafici e di ingaggio, la pazzia Cavani rappresenterebbe invece voler puntare fortemente a contendere nuovamente lo scudetto alla Juve. Non fare nulla asseconderebbe la delusione (INGIUSTIFICATA) della piazza che deve imparare ad attendere i verdetti del campo nelle partite che contano veramente.

Prepariamoci per un campionato di ambientamento. Senza frenesie di vittorie. Gli anni buoni per lo scudetto erano quelli precedenti e non quello che verrà se il calciomercato ha un senso di prevedibilità. Il Napoli ha fatto quasi tutto il possibile per arrivarci a prendere il tricolore lo scorso anno, è andata come è andata e probabilmente più per colpe terze (ricordiamo gli arbitraggi che non devono essere un alibi, ma le evidenze vanno rimarcate sempre) che per colpe dell’entourage azzurro. 

Oltre a ripeterci di avere comunque una squadra forte, ripetiamoci comunque anche due volte al dì: Non siamo la Juve, Non siamo la Juve, Non siamo la Juve. Perché leggere, ancora oggi, frasi sui social del tipo “Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo” vuol dire non aver neppure lontanamente compreso per quale squadra si tifa e quali sono le sue potenzialità rispetto ad altre società. Certo, una mossa da De Laurentiis la aspettiamo, non per “papponismo”, qui non lo siamo mai stati, ma perché ci sono troppe incognite che non ci convincono. Rischia lui, rischiamo noi. 

Valentino Di Giacomo

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La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

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Lo schifo che non passa

Sono ormai passati diversi giorni, ma la rabbia non passa e difficilmente passerà. Siamo alle solite: la Juve vince la sua partita decisiva con i soliti “aiutini”, i napoletani (e tutti gli altri) si incazzano, ma opinionisti, giornalisti e tutta la “fauna” calcistica che ammorba l’etere ci accusa di essere i “soliti vittimisti”. E’ sempre la stessa storia. Il copione si ripete sempre uguale, come se il tempo non scorresse mai, se non per ripetere ogni volta in maniera identica lo stesso spartito. Esce fuori il solito avvocato fenomeno che ha bisogno di pubblicità dicendo che intenterà una causa, le fantomatiche class-action, il video dell’imbroglio che imbroglio non è, fake-news come se piovessero. Audio, filmati, ricostruzioni. Tutto inutile. Basterebbe solo mostrare e rimostrare quell’intervento di Pjanic. Solo quello. Qualcosa di solare, non interpretabile diversamente. Solo che l’unica persona che doveva automaticamente agire ha “interpretato”, ancora una volta, in favore di quelli là.

Questa volta c’è stato di mezzo un episodio spartiacque: appena poche settimane fa erano i juventini a gridare al complotto. Buffon si è esibito nei suoi bidoni, fruttini, sprite, patatine e sensibilità. Al punto che se fossi un dirigente della Amica Chips o della Pringles lancerei sul mercato le patatine “gusto sensibilità” o “bidone free”, come per gli zuccheri. Poi Benatia che parla di stupri, Agnelli che se la prende col “Sistema-Collina”. E tutta la fauna dell’etere ad applaudire quel “grande uomo e professionista di Buffon”, fino ad Agnelli che reclamava il Var in Europa. Piccolissimo dettaglio: il rigore per il Real Madrid contro la Juve era netto, solare. Proprio come l’entrata di Pjanic che quasi gli somiglia. 

Ancora una volta si è capovolto il mondo. Se altre tifoserie gridano al “furto” sono vittimiste, se lo fanno quelli là hanno ragione. Senza dubbi, senza mediazioni. Hanno ragione come Mussolini. Sempre. 

E noi ce ne stiamo qua, senza trovare pace. Chissà quanti di voi, come me, vi state andando a rivedere su Youtube i video dei processi per Calciopoli o per il Doping. Non serve a nulla, se non a dire “Ah, ma non sono pazzo! E’ già successo, chissà che non stia succedendo ancora”. Inutile esercizio per riappropriarci di una sanità mentale, mentre il mondo fuori sembra folle con i suoi “Eh ma alla fine vince il più forte” o “Torti e favori alla fine si compensano”. Non è mai stato vero, non è vero, non sarà vero. C’è persino chi si permette di di dire che Calciopoli non sia mai esistita, chissà perché Moggi aveva bisogno di fornire Bergamo e Pairetto di schede telefoniche svizzere… Rivedi i video e recuperi con la mente di quando il tramite di Moggi con gli arbitri era un dirigente del Messina, società che subito fu catapultata in A. Vedi le relazioni di amicizie e inimicizie create dall’ex mammasantissima della Juve. Ti viene in mente quel 7-0 dei bianconeri col Sassuolo di quest’anno, le dichiarazioni di Marotta su Politano, l’esito della trattativa tra il calciatore biancoverde e il Napoli. Chissà se funziona ancora così, ti chiedi. 

Poi vedi Orsato che due giorni dopo il fattaccio di San Siro viene chiamato per arbitrare ai mondiali in Russia. Tipico esempio di meritocrazia italiana. Come 20 anni fa succedeva con gli arbitri De Sanctis e Racalbuto. 

Ci siamo già passati a rivedere i video di Calciopoli. Era dopo la finale di Supercoppa di Pechino, quando Mazzoleni fece di tutto di più. Quel Mazzoleni che con così poca sensibilità ha espulso domenica Koulibaly, quello che domenica prossima è stato designato per arbitrare la partita dell’Inter. Sta ancora là, come Casini in Parlamento. 

E se dopo il furto di Pechino, almeno De Laurentiis ebbe la decenza di non far presentare la squadra alla premiazione non riconoscendo la vittoria a quelli là, stavolta è stato in silenzio. Certo, per amore della verità anche il Napoli ci ha messo del proprio. Me lo faceva notare stamattina l’amico e collega Luigi Liberti: “15 punti su 27 nelle ultime 9 partite – scrive Luigi – e voi state ancora parlando di ringraziamenti e miracoli !? Negli ultimi 2 mesi il Napoli ha avuto una media punti da settimo posto (neanche zona coppe) e mancano ancora 3 partite. Il Napoli ha rinunciato alla Champions prima, alla E.L. dopo e alla Coppa Italia, pur di lottare per lo Scudetto. E cosa fa ? Arriva a riserva negli ultimi 3 mesi !?!? È vero, numericamente la rosa è carente, soprattutto nel centravanti…ma non è possibile che Giaccherini, Ounas, Rog e Diawara non possano giocare neanche contro Cagliari, Benevento o Crotone. Se hanno giocato sempre gli stessi, e le riserve non sono mai state prese in considerazione (ricordiamoci che Mario Rui quando il Napoli è stato costretto a farlo giocare, era praticamente un corpo estraneo dopo diversi mesi di allenamento) vuol dire che c’è qualcuno che ha sbagliato”. Tutto vero, ma denunciare i nostri limiti non può e non deve mascherare i danni che abbiamo subito da un sistema che si comporta sempre allo stesso modo. Il Napoli ha avuto un calo? Pure la Juve che proprio con il Napoli ha perso e che, nella partita successiva, ha mostrato parecchie crepe contro l’Inter. Diciamola così per non infierire. 

Fiorentina-Napoli forse non si è mai giocata per i noti fatti della sera precedente, eppure si doveva giocare. Ha sbagliato il Napoli a dare altri alibi a quelli là. Cosa possiamo fare per cambiare il corso delle cose? Non lo so. Mi piacerebbe tanto che tutti i tifosi che non sono della Juve si unissero per chiedere ai propri presidenti di staccarsi dalla Serie A. Un modo per lasciare quelli là a giocarsi il campionato che vogliono, magari se li lasciassimo a competere con Alessandria, Cuneo o Novara forse non sarebbero nemmeno costretti a far ricorso ai “soliti aiutini”. Ma lo diciamo stancamente. Come dopo Calciopoli, come dopo quel Juve Inter di 20 anni fa con il rigore di Iuliano su Ronaldo, come dopo lo schifo della Coppa Italia dello scorso anno, non succederà nulla. Noi tifosi del Napoli già ci stiamo interrogando sulla permanenza di Sarri, se verrà Conte, Ancelotti o Benitez, se De Laurentiis comprerà altri calciatori. E’ partita pure la solita battaglia di quei quattro fessi che danno addosso al presidente. Non si fermano mai. Sono gli stessi che oggi osannano Sarri e quando il mister fu preso scrivevano “Eh, ma ca amma fa l’Empoli?”. Non ritrattano mai, non chiedono mai scusa, sono tipo quelli là, ma pensano di essere vergini. Al primo passo falso escono dalle saittelle. Non sappiamo fare quadrato attorno alla squadra, figuriamoci se possiamo pensarci capaci di organizzare qualche forma di protesta o di sciopero. 

E’ sempre la stessa storia. Si ripete uguale. Non ci sono soluzioni. Quelli continueranno a fare i loro porci comodi. E noi ad assistere, a sbraitare, a gridare. Inutilmente. Rendiamo solo grazie ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sognare. Poi ci siamo svegliati e ci siamo ritrovati davanti alla solita realtà. Quella che tutti vedono e fanno finta di non vedere. Eventualmente le chiamano “coincidenze”. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Sono almeno due estati che per un motivo o per un altro non vado in vacanza. Non è che non vado in ferie, perchè sono obbligatorie è che semplicemente non parto, sono a Napoli e vado un po’ in giro, organizzo al massimo qualche scampagnata.

Non è un problema per me non andare in vacanza a scalea, Sharm o non so bene dove, faccio parte di quel gruppo di persone sempre in aumento che appena legge sul meteo che non piove e che magari c’è un po’ di sole si fionda sulla spiaggia più vicina. Ma non per andare a fare l’aperitivo vicino al mare, vado, anzi andiamo visto che vado con tutta la famiglia, proprio a mare con gli asciugamani le frittate e i bambini si portano palette e secchiellini, facciamo il bagno, i castelli di sabbia, mangiamo le marenne e ci pigliamo un po’ di sole, anche se è il sole freddo di gennaio. Non importa che sia inverno, noi se c’è il sole andiamo a mare e quando arrivano le vacanze che le spiagge sono piene fino all’inverosimile, l’acqua un brodo di sudore e la sabbia si mischia ai mozziconi di chi non sa stare a mere, noi facciamo altro, e non fare le vacanze diventa un problema solo per chi non vive come noi.

Oggi stiamo festeggiando come i pazzi per una partita, una partita importante ma non una finale e neanche una sfida definitiva, ma noi festeggiamo ogni volta che c’è da festeggiare e godiamo come i pazzi, godiamo tanto… non abbiamo bisogno delle “vacanze” per festeggiare, se poi vengono viva a Dio… ma nel frattempo godiamo, alla faccia chiavica di chi non capisce perchè non vive come noi.

Cattivi – Nessuno, senza se e senza ma il Napoli ha fatto una partita perfetta contro una squadra incredibilmente pericolosa anche quando dorme. Cercare qualcosa di negativo nel Napoli di stasera si può fare solo in malafede.

BuoniCallejon secondo tutti e fuori forma, ma tre assist fondamentali in due partite di cui uno per una vittoria storica non sono da poco, Mario Rui è stato quadrato e caparpio e nonostante avesse di fronte avversari di tutto rispetto si è fatto vedere parecchio anche in avanti. Eroe della serata è ovviamente Koulibaly, parliamo di un gigante, sontuoso in ogni anticipo, non sbaglia nulla e segna un goal destinato a restare nei ricordi di molti tifosi.

Paolo Sindaco Russo

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Le strane contestazioni alla moviola

Dal Corriere della Sera del 18 maggio 2006. Ad essere «truccato» non sarebbe stato soltanto il Moviolone, ma anche il Televoto dei telespettatori. «Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 – si legge nell’informativa – fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo delle esigenze e non secondo l’effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l’assoluzione dell’arbitro Pieri (dopo la partita Bologna-Juve, ndr) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l’accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato ” ma che 47 a 47 ” , e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo “ma vattene!! ma vattene!!… ma non dir cazzate!…” ». Quel giorno «l’opera di Moggi per garantire l’impunità dell’arbitro Pieri non si limita solo alle disposizioni impartite prima dell’inizio della trasmissione per organizzare il palinsesto, ma anche ad interventi con lo staff redazionale nel corso della stessa quando ritiene che lo svilupparsi del dibattito intorno agli argomenti stia prendendo una piega poco piacevole». Tanto che Piero Franza, il patron del Messina, lo chiama poi per congratularsi. «…Se ti assume Berlu… cazzo hai fatto assolvere Pieri (ride)… se ti assume Berlusconi per i suoi processi pure Previti, cazzo li fai passare tutti!”».

Ai tempi di Calciopoli si faceva così. Moggi chiamava Baldas e gli diceva come regolarsi con il moviolone e a quali arbitri togliere la “patente a punti”. Se i direttori di gara andavano a favore della Juve e delle squadre del “sistema” bisognava elogiarli, se invece andavano contro bisognava bastonarli. Celebri le intercettazioni sul ritiro della “patente a punti” ad un arbitro che ebbe l’ardire di fischiare contro la Juve. 

Forse da quel periodo il calcio italiano si è emancipato. O forse no. Eppure assistere ad alcune trasmissioni si viene sommersi dai dubbi. Ieri la Juve è stata favorita dal Var, l’unico vero strumento per consentire a noi appassionati di calcio di credere ancora in questo sport. E’ stato giustamente annullato il gol di Mandzukic per una manata di Lichtensteiner sul volto del Papu Gomez in avvio dell’azione. In realtà una condotta così violenta (con tanto di solite proteste successive come aggravante) avrebbe forse dovuto indurre l’arbitro Damato ad espellere il terzino bianconero. Ma lasciamo stare.

Ma poi, a 5 minuti dalla fine, arriva la chicca. Calcio di punizione per la Juve, Petagna respinge di spalla (e non potrebbe essere altrimenti perché il pallone schizza almeno a 20 metri, parabola impossibile se la palla fosse stata respinta di braccio). Damato assegna il rigore, poi corre al monitor e, nonostante le immagini fossero piuttosto eloquenti, convalida la propria decisione. Senza neppure considerare che, anche se il movimento del giocatore nerazzurro fosse “sospetto”, Petagna aveva il braccio attaccato al corpo. Insomma, pure se l’avesse toccata con la parte estrema del braccio, sarebbe stato comunque un rigore eccessivo. Poi il nuovo Messi (che ieri è stato surclassato persino dal Papu Gomez) ha sbagliato perché ogni tanto pure i Dei del calcio si incazzano con la Juve. E questa forse è la novità più importante.

Nonostante tutto nei salotti tv abbiamo dovuto sorbirci la lagna di Allegri. Con quasi totale assenza di contraddittorio. Ricorderemmo al tecnico livornese che se la Var ci fosse stata ai tempi in cui lui era allenatore del Milan, sarebbe bastato il sensore sulle porte per assegnargli probabilmente uno scudetto in più nel suo palmares. Erano i tempi del celebre gol di Muntari la cui mancata convalida fu decisiva per dare uno scudetto in più alla Juve.

La chicca poi sono state le parole di quella faccia di bronzo di Massimo Mauro. Per lui in Inghilterra scoppierebbero a ridere se fosse stato annullato un gol come quello annullato ieri a Mandzukic con la Var. Lo stesso, nel pensare agli albionici sentimenti, chissà se si sarà mai chiesto invece quali emozioni e reazioni avesse suscitato uno scandalo delle proporzioni di Calciopoli in Premier League. E chissà cosa sarebbe successo se un presidente di un top club britannico fosse sceso a patti con la malavita per mantenere la pace nelle proprie curve. O ancora se si fosse scoperto che le prestazioni di alcuni top player erano incrementate da sostanze chimiche sospette. 

Ecco, noi in Italia veniamo da tutto questo. La Var, pur nella sua imperfezione, qualcosina sta cominciando a migliorare. Quest’anno la Juve avrebbe avuto due rigori contro in meno e due a favore in più. Oltre a un gol decisivo, quello di ieri, che avrebbe consentito ai bianconeri di avere immeritatamente due punti in più. 

A noi tifosi ce ne frega poco se l’azione si blocca per qualche minuto, ci interessa sapere se la decisione presa dagli arbitri è giusta oppure no. Allegri e i bianconeri si preoccupano così tanto di queste “perdite di tempo”, eppure appena un anno fa non sembrava importargli così tanto quando Cuadrado al San Paolo restava a terra minuti per far scorrere il cronometro o quando Buffon ci metteva un’eternità per battere un calcio di fondo e gli altri bianconeri una rimessa laterale. In quei casi, evidentemente, il tempo lo si può perdere. 

Guarda caso le proteste contro il Var arrivano solo e soltanto da una squadra. Agli altri la moviola in campo va bene. Che poi se si vogliono falsare le partite ormai gli arbitri sono solo uno strumento succedaneo. Ci sono tanti altri sistemi: come ad esempio quello di infarcire le squadre concorrenti con i prestiti di propri giocatori. La Juve è la squadra europea che ha più giocatori prestati in altri club. Un elemento che ha suscitato l’interesse della Uefa. Ma chissà se si interverrà mai per porre un freno a questa pratica. In Spagna, ad esempio, per formare i calciatori della propria cantera si utilizza la Segunda Division con club affiliati che non possono mai trovarsi nella stessa serie del club principale. Forse per gli spagnoli, ma di questo Mauro non si preoccupa, qualche cattivo pensiero lo hanno fatto sulle storture di certe pratiche.

Ai tempi di Calciopoli funzionava così. Oggi magari Calciopoli è un ricordo sbiadito. Eppure non ci riusciamo a capacitare di come dei broadcaster, che dovrebbero campare sul danaro versato con gli abbonamenti dei tifosi, possano andare persino contro i loro interessi pur di difendere l’indifendibile. Ai tifosi il Var piace, in Italia tutto ciò che crea legalità piace. Soprattutto se nel 99% dei casi il sistema funziona. Anzi, invitiamo gli arbitri a prendersi tutto il tempo necessario per prendere le loro decisioni alla moviola, senza fretta. L’importante è prendere la decisione giusta. 

Noi qui difenderemo sempre il Var anche se un giorno il Napoli dovesse perdere una partita decisiva al 95′. Purché la decisione sia corretta. Risparmiateci solo questo teatrino perché, ve lo assicuriamo, ci riportate alla mente le peggiori stagioni del nostro calcio. Noi siamo disposti a perdere come abbiamo quasi sempre perso. Stavolta però sarà avvenuto davvero sul campo e non con i soliti gol in fuorigioco, i rigori regalati e le sviste a comando. Si parla tanto di Torino – Verona. Cari granata, il Var vi è andato ingiustamente contro più di una volta. Ma ricordatevi di due anni fa quando in un derby Rizzoli negò un’espulsione netta ad Alex Sandro, si fece mettere in ridicolo dagli affronti “testa a testa” di Bonucci e negò un gol sacrosanto a Maxi Lopez. Alla lunga questo sistema tutelerà tutti. E se alla fine vinceranno ancora loro saremo i primi ad alzarci in piedi per applaudire. Lo abbiamo già fatto. A Napoli sappiamo riconoscere la superiorità degli avversari. Purché sia reale. 

Valentino Di Giacomo

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La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

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Bentornati a Calciomercatino, la rubrica più amata da chi pensa che il calciomercato sia un apostrofo rosa tra le parole mannacc o’diavolo. Questa settimana poca attenzione per gli amici bianconeri a cui non è accostato nessun top player improponibile (ma figuriamoci se si è parlato di Agricola), perchè tiene banco la trattativa per il rinnovo di Donnarumma contro il quale il massacro mediatico palesemente voluto da Fassone e Mirabelli ha sortito gli effetti desiderati. La Roma smantella, il Napoli inizia ad acquistare.

Napoli – Primi colpi in entrata con l’arrivo già annunciato di Ounas, quello molto probabile di Mario Rui (parleremo di entrambi in settimana con una scheda) e soprattutto la quasi certezza che non ci sarà alcuna cessione che non fosse già ampiamente annunciata a fine campionato. Qualcuno si lamentava del Napoli fermo sul mercato, ma intanto è forse l’unica squadra che sa già chi avrà in rosa la prossima stagione…

Juventus – Per i bianconeri si parla solo di Douglas, dato per certo la settimana scorsa ma divenuto problematico quando è venuto il momento di cacciare i soldi, e di Bernardeschi per la trattativa farlocca del momento essendo il ragazzo in Polonia per gli Europei. Si è parlato abbastanza anche dello smantellamento della difesa con l’offertona del Chelsea per Sandro + Bonucci, ma per il momento parliamo di fantamercato.

Milan – La rassegna di Eurosport apre per quattro giorni su sette con la trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Preferiamo non parlarne visto il comportamento vergognoso dei media sulla questione. Ilare anche il titolo che annovera i rossoneri tra le BIG D’EUROPA dall’alto del loro brillante piazzamento a metà classifica. In entrata si parla di Calhanoglu per completare una batteria notevole di acquisti rischiosissimi.

Roma – Settimana  di ‘ntuosseco per i giallorossi che cedono Salah, Manolas, Paredes, Mario Rui, otto magazzinieri e la sorella di Monchi per far quadrare i conti in ottica FFP, dopo aver perso Totti per scadenza di contratto, Sczcesny per fine prestito e Emerson per infortunio – e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno. Nel frattempo è arrivato Karsdorp. Che culo.

Altre: Sirigu è pronto a rimpatriare dopo essersi svincolato dal PSG, la Fiorentina vuole Berardi per sostituire Bernardeschi, l’agente di Keita fa casino per non fare la fine di Zarate.

 

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Allora, dove eravamo rimasti? Ah si ricordo dei rumori. C’erano canti della Juve stellare che vince tutto e il Napoli con la magra consolazione di vincere solo il campionato del bel gioco. Eravamo rimasti al minuetto di Sergio Ramos che in una delle notti più belle mai vissute al San Paolo mise le cose in ordine, come giusto che sia quando non avvengono miracoli, e ci eliminò dalla Champions.
Oggi, ad esaminare il tutto alla luce di quanto è successo a Cardiff sembra tutto avere un suono diverso. Capita. Soprattutto quando le cose le si riesce a guardarle ed ascoltarle da altre prospettive, a una certa distanza di spazio o di tempo.

Oggi persino la cessione di Higuain che a inizio anno aveva provocato la peggio tragedia di Napoli, quasi più del terremoto dell’80, sembra più indolore, un’eco lontana. Si, quello lì è andato alla Juve per vincere. Certo, ha vinto, ma in realtà ci era riuscito anche a Napoli ad alzare una coppa proprio contro quella che sarebbe stata la sua futura squadra. Lo aveva fatto persino da protagonista positivo in una finale per l’unica volta nella sua carriera. E poi qui a Napoli era riuscito a raggiungere un record non marginale di miglior marcatore di sempre in Serie A. Merito suo? Certo. Ma pure di un allenatore che quest’anno pure senza Higuain è riuscito a fare letteralmente miracoli. Ah, comunque solo per fare un giochino non banale: se si sommassero i gol di Mertens (27), Milik (5) e Gabbiadini (3), tutti i calciatori che lo hanno effettivamente rimpiazzato, si arriva alla cifra di 35 gol totali. Solo contando i gol segnati in campionato. Appena uno in meno di quelli segnati dal signor Gonzalo lo scorso anno e nonostante una Champions League che ha visto il Napoli dominare il proprio girone e uscire, nel nostro caso sicuramente a testa alta, contro i campioni d’Europa.
Forse oggi se qualche lettore rileggesse da questa prospettiva i nostri articoli di inizio anno quando sostenevamo che il Napoli aveva fatto un affare a intascare 90 milioni per la sua cessione probabilmente non ci riempirebbero di insulti. Soldi che De Laurentiis non si è messo in tasca, ma che ha reinvestito comprando Milik, Zielinski, Diawara e Rog. Senza contare Maksimovic, Tonelli o Giaccherini che sono stati assai più marginali nell’arco della stagione.

Probabilmente la Juve continuerà a vincere, almeno in Italia, non illudiamoci. Continuerà ad acquistare campioni già fatti o futuribili perché c’è poco da fare se hanno più soldi di noi. Però non capiterà più che i nostri migliori calciatori saranno venduti a loro come accaduto con Higuain o per Pjanic dalla Roma. Utili in Italia, inesistenti poi quando il gioco si è fatto serio contro i fenomeni del Real. Noi almeno gli avevamo tenuto testa con il nostro gioco coraggioso e con la magia di Insigne. Al San Paolo il Real dei Galacticos ha passato un tempo a spazzare la palla in tribuna pur di far passare la sfuriata azzurra, la squadra che più di tutte ha messo in difficoltà quest’anno i campioni d’Europa.

È da queste basi che il Napoli ripartirà, da un gioco collaudato e da una serie di giovani campioni che il prossimo anno avranno nelle gambe e nella testa più esperienza. Basterà? Non lo sappiamo. Ma non dobbiamo mai dimenticarci, al di là del deprecabile coro del “devi vincere”, che per noi vincere sarà pure importante, ma non è l’unica cosa che conta. Per questo motivo le nostre cadute, i nostri fallimenti devono fare meno rumore.
Il rumore dei fallimenti loro è invece un fracasso, un frastuono spaziale. Ed è per questo che vengono sfottuti da mezza Italia. Perché se spendi 200 milioni per fare una squadra, se usi qualsiasi mezzo per vincere, lecito e meno lecito, e poi invece perdi allora la tua sconfitta fa più rumore. Fa rumore come la “villeggiatura” fatta a Roma che fatalmente ci tolse il secondo posto. Una “villeggiatura” a cui Buffon si sarà abituato visto il gol ridicolo preso da Casemiro da 30 metri. E dovrebbero far rumore pure gli aiutini sparsi qua e là nell’arco del campionato (Milan, Inter, Torino solo per citare alcuni episodi arbitrali incresciosi). E dovrebbero far rumore pure i gol e i rigori tolti al Napoli. Alcuni ridicoli come quel rigore di Pescara revocato da un giudice di linea. Episodi che fanno rumore se si arriva a 4 punti sulla seconda (che ha ricevuto 13 rigori a favore in campionato) e a 5 sulla terza.
Ah, e poi dovrebbe far rumore quella ridicola gara di Torino in Coppa Italia dove solo un arbitraggio che ha ricordato lo scandalo di 10 anni prima contro l’Inter di Ronaldo ha consentito di far passare il turno ai non colorati.

Insomma almeno in Europa avrebbero potuto legittimarsi vincendo contro una squadra che, tra l’altro, aveva eliminato proprio il Napoli in Champions. E invece niente. Il “doplete” è stato sporcato dagli arbitri e il triplete non esiste, anzi, hanno incassato una sonora figuraccia con un secondo tempo da squadretta di provincia.
Il prossimo anno ci sarà la moviola in campo, la Var. Per chi crede nella bellezza dello sport sarebbe bello se loro riuscissero a dimostrare di riuscire a vincere anche senza aiutini. Glielo auguriamo e ce lo auguriamo perché altrimenti in questi ultimi anni avremmo assistito ad una farsa.
Una farsa come ricordare pure che su 9 finali Champions disputate ne hanno vinte solo 2. Una passeggiando sui morti dell’Heysel (per il juventino Tardelli è una coppa che non conta), l’altra vincendola ai rigori contro l’Ajax, era il 1996, fatalmente ai tempi in cui il medico sociale si chiamava Giulio Agricola. Chi non lo conoscesse cercasse su Wikipedia, magari unendo il tutto all’anormale sviluppo muscolare di Vialli e Del Piero.
E, a proposito di cose che dovrebbero far rumore, ci sarebbe pure un processo sportivo che vede il presidente Agnelli imputato per aver favorito il bagarinaggio (lasciando stare i torbidi rapporti con personaggi in odore di ‘Ndrangheta). Un processo clamorosamente rinviato per lasciarli tranquilli in vista della finale. Non è servito manco questo.

Ma visto che in Italia non fa rumore nulla di tutto questo e le campane suonano sempre nella stessa direzione, noi ci isoliamo e ascoltiamo solo il rumore, fortissimo, del nostro onore e del nostro orgoglio nel rispettare con un gioco magnifico lo sport più amato nel mondo.
Il prossimo anno dovremo saper davvero isolarci dai rumori, faranno tutto per destabilizzarci. E noi già siamo dei fenomeni nel saperci danneggiare da soli.

Ah quindi dove eravamo rimasti? Sì certo a Dybala che è più forte di Messi o a Cristiano Ronaldo che a Torino farebbe la panchina. È stato scritto e detto pure questo su autorevoli quotidiani nazionali e sulla tv di Stato… Rumore, appunto. Solo rumore. La voce del nostro cuore dice altro. E ora sarebbe bello chiudere con una malaparola per far capire loro cosa dice la voce del nostro cuore. Ma ci cadremmo in stile. Siete solo rumore. Il vostro tonfo fa un suono sordo, tipo “Ploff”. Un rumore che ci ricorda qualcosa… che cosa? Arrivateci voi che siete più esperti.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Archiviata la sfida con i bianconeri in campionato domani sera il Napoli affronterà i non colorati nel ritorno della semifinale di Coppa Italia.
Inutile ricordare come è andata allo Stadium e inutile rispolverare le polemiche di qualche settimana, la squadra di Sarri mercoledì è chiamata al miracolo, a una piccola impresa che porterebbe gli azzurri in finale, per farlo le combinazioni sono poche e piuttosto improbabili: il Napoli dovrà infatti vincere con due goal di scarto, ma subendo due goal per passare il turno dovrebbe farne almeno tre più della juve.

Se possiamo raccogliere qualche indizio dalla sfida di domenica senz’altro possiamo venire fuori con una convinzione: il Napoli può vincere, ma questo, come abbiamo detto non è abbastanza. Gli altri indizi infatti sono meno rassicuranti: abbiamo visto, come se ce ne servisse una conferma ulteriore, che la Juve sa difendere, che farle è goal è realmente difficile e che sa sfruttare al meglio anche le pochissime occasioni che le vengono concesse e purtroppo sappiamo molto bene che in un modo o nell’altro il Napoli concede occasioni da goal agli avversari.

Il miglior attacco contro la miglior difesa in una partita in cui il Napoli dovrà fare molti goal e la Juve non subirne, sulla carta una partita dove ognuno è chiamato a fare quello che sa fare meglio, ma questo, soprattutto per il Napoli vuole anche dire mostrare i propri punti deboli.

Ma dall’ultima di campionato viene fuori anche un altro dato importante: il Napoli diverte, la Juve no, almeno in queste partite. Il divertimento serve a qualcosa? Sicuro non serve a passare il turno, sicuro non serve ai tre punti e quasi sicuramente non serve a vincere trofei… ma è innegabile che per il pubblico, per i tifosi divertimento ed emozioni sono quello che conta.

E allora domani sera il Napoli che deve fare? Innanzitutto deve fare quello che dice Sarri, ma nel gioco che coinvolge ogni tifoso, quello di immedesimarsi nell’allenatore della squadra del cuore, io direi ai miei giocatori una sola cosa: Divertitevi, abbiamo la fortuna di non avere nulla da perdere e quindi la possibilità di rischiare, divertiamoci, divertiamo i tifosi, combattiamo e lottiamo con il sorriso e mal che vada usciremo fra gli applausi.
Dopotutto è anche per questo che Sarri vince la Panchina d’Oro e Allegri il campionato (almeno per ora) ma è anche per questo che il Napoli diverte come poche altre squadre in Europa.

Paolo Sindaco Russo