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il mattino

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Difendi la città...

Pochi mesi fa il signor sindaco Luigi de Magistris, detto Masaniello, pubblicizzò l’iniziativa (meritoria) di un numero verde a cui telefonare per segnalare in città la presenza dei parcheggiatori abusivi. Poi, dopo un’inchiesta del giornale della città, Il Mattino, su iniziativa di una firma di assoluto prestigio quale Pietro Treccagnoli, si scoprì che dopo appena una settimana il numero non funzionava. Ci si potevano passare ore al telefono, ma nessuno rispondeva. Con buona pace dei parcheggiatori abusivi che continuano a invadere piazze, larghi e strade.

E’ di ieri invece la conferenza stampa del signor Masaniello a Palazzo San Giacomo dove è stato presentato lo sportello “Difendi la città”. Chi ravvisasse sul web, sulla carta stampata o in tv delle diffamazioni nei confronti della città di Napoli e dei napoletani può segnalarlo ad uno sportello comunale creato per l’occasione. Quanto tempo durerà questa iacovella non lo sappiamo, speriamo qualche giorno in più rispetto al meraviglioso numero verde contro i parcheggiatori.

Sarebbe stata una comprensibile iniziativa se fosse stata opera di associazioni, movimenti, club. Meno piacevole è vedere un sindaco che pur di solleticare gli istinti di un certo pensiero dominante che si respira in città voglia farsi propaganda in un modo che dal punto di vista comunicativo è certamente efficace, ma che nella sostanza poco toglie agli scassi di una città che continua a far subire ai propri cittadini un trasporto pubblico indecente, condizioni del traffico e dello smog a livelli impazziti, macchie di degrado e tutta quella serie di inciviltà (dal parcheggio in terza fila, all’andare sul motorino senza casco) che i vigili urbani continuano ad ignorare. E sono questi i motivi per cui chi ci osserva da fuori pensa che Napoli sia un mondo a parte dove vigono leggi che esistono soltanto in questa città. Perché in altre città italiane ed europee (basta avere viaggiato un poco) non accade ciò che succede a Napoli. Ma noi ormai il “Succede solo a Napoli” lo abbiamo preso per vanto, uguale uguale a come si prendono i fischi per applausi.

L’iniziativa in sé voluta da de Magistris non toglie e non mette nulla almeno nella sostanza. Però lo sportello “Difendi la città” rende perfettamente l’idea del voler perseverare nel considerare Napoli una città obbligatoriamente diversa dalle altre. La città di cui noi napoletani siamo schiavi, perché non siamo altro che schiavi, io pure. Schiavi di una bellezza che non ci consente di abbandonarla, schiavi di una lingua, schiavi di una socialità che esiste raramente altrove. E noi, pur di godere le gioie della città che pulsa nelle nostre vene come sangue, ci siamo abituati all’idea della città straordinaria dove per godere di queste bellezze siamo obbligati ad un prezzo da pagare. Eppure non è vero. Anche a Napoli se ci si concentrasse davvero sulle cose serie alcuni fenomeni non ci sarebbero. Basterebbe un sindaco realmente “sceriffo” che intimasse ai propri vigili urbani di far rispettare le regole più basilari del vivere civile. Perché Napoli non sarà mai la Svizzera, ma proprio come dimostra il tanto celebrato “Lungomare Liberato”, è possibile intervenire per portare un pizzico di decoro in una città che ne ha disperatamente bisogno. De Magistris lo sa e lo ha dimostrato in alcune occasioni.

Non è l’iniziativa “Difendi la città” in sé che spaventa, ma il retropensiero che anima una proposta del genere. Un’idea di napoletano simile ai negri d’America degli anni ’50. Ma sono anni che i napoletani sono accolti ovunque senza imbarazzi o pregiudizi. Quanti di voi hanno lavorato fuori da Napoli ed hanno accusato del razzismo nei propri confronti? Io ho lavorato per anni fuori e non ho mai avuto alcun tipo di problema, anzi ne ho avuti di più studiando a Salerno dove, a causa di un certo provincialismo, i napoletani passano tutti per mariuoli e imbroglioni. Ma poi, come in tutte le cose, basta conoscersi perché ognuno è uno, unico. E nessuno ha rappresentanza di un popolo: né i buoni e nemmeno i malamente.

Dietro questa iniziativa c’è un provincialismo e un’autoghettizzazione che non solo sono stupidi, ma pure lesivi. Ma voi pensate davvero che al Nord non hanno altro da fare che mettersi a pensare a noi napoletani? Dico, a parte qualche sindaco in cerca di visibilità o politici, giornalisti e soubrettine alla disperata ricerca di facile pubblicità. Eppure Napoli è una città multiculturale, aperta, emancipata. Altro che cittadina di provincia. A furia di pensarla così siamo diventati come quei paesanotti, tipo alcuni puteolani ad esempio (e lo dico con rispetto parlando) che sono convinti che tutto si è fatto e tutto si è inventato nella propria città, che nulla esista al di fuori dei pochi chilometri quadrati del proprio territorio. Come quei paesi dove hanno imparato a cucinare divinamente il cinghiale e sono orgogliosi di viverci solo per quello. Ecco, credo che Napoli abbia qualcosa in più di una pizza, di una cartolina, di una sfogliatella per essere orgogliosi solo di quello. Napoli è una città europea e una volta, neppure tanto tempo fa, a qualche offesa al massimo si rispondeva con un pernacchio. Oppure si ignorava. Perché a furia di dare importanza ai Salvini, ai sindaci di Cantù e alle Selvagge Lucarelli di turno non ci rendiamo conto che sembriamo proprio quei paesanotti rinchiusi in sé stessi, in un provincialismo che è mentale più che territoriale.

Era una regola anche sul campo di calcio, da bambini: ci si poteva offendere al primo “mammeta” pronunciato. Poi dopo, con il perdurare nella permalosità, si dava solo soddisfazione a chi voleva offendere. E io resto sempre più convinto che la scuola migliore è quella fatta in strada. E’ un’educazione che permette di avere a che fare con tutti, a prendere in giro e, soprattutto, a sapersi prendere in giro da soli. Dare patente di serietà a certe offese, persino istituendo uno sportello comunale, equivale ad essere proprio come quei bambini che, offendendosi, quasi ci godono a sentirsi dire “Mammeta”. Come se non potessero farne a meno. Ma siamo davvero tutti così? Io credo ci siano tanti altri pensieri in città diversi da quelli proposti dal signor sindaco, detto Masaniello, Luigi de Magistris. Chissà se lui a calcetto in strada ci ha mai giocato e se la sa la storia di “Mammeta”.

P.S: Che poi personalmente io il coro scopiazzato “Difendi la città” lo schifo e lo odio. Ma è un gusto mio. 

Valentino Di Giacomo

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Il dialogo tra tifosi

Maurizio De Giovanni

Doveva essere un’intervista, invece poi è diventato un lungo dialogo tra due tifosi, due innamorati pazzi del Napoli. Lui non era più il celebre Maurizio De Giovanni, scrittore e creatore di personaggi meravigliosi come Lojacono e Ricciardi. Io non ero più il giornalista che voleva conoscere fatti, dettagli e retroscena della querelle tra lui e Il Mattino di cui avevo scritto – non concordando con le posizioni dello scrittore partenopeo – due giorni fa. Eravamo due persone che volevano chiarirsi, parlare.

Squilla il telefono, De Giovanni risponde: “Ah signor Di Giacomo, se preferisce chiamarmi sul fisso, le do il numero di casa, 081…“. Gli chiedo subito se fosse riferito a Il Mattino quel post su Facebook scritto nel corso di Napoli – Lazio: “Non perdonerò mai chi non ha lasciato che scrivessi tutto questo. Mai”. “Io ero a Taormina per il festival, in albergo ad urlare come un pazzo per i gol del Napoli – racconta –  sull’onda dell’entusiasmo ho scritto quel post. Mi sarebbe piaciuto scrivere sul Mattino di Sarri, della sua umiltà nel rivedere le proprie scelte passando dal 4-3-1-2 al 4-3-3. Ma guardi – mi confessa – io uso i social network in maniera disinvolta. Non mi sento depositario di nessuna verità universale, non mi rendo conto che certe mie frasi messe su Facebook possano avere risalto. Io non mi sento un personaggio noto, lo sono semmai i miei personaggi, Ricciardi e Lojacono“.

De Giovanni mi ribadisce il suo piacere nel poter condividere sul quotidiano più importante della città i propri sentimenti di tifoso. Io gli faccio notare che però un giornale ha codici e regole da rispettare e che forse quella sua frase finale in cui indicava Juliano e Ferlaino tifosi del Napoli, intendendo che probabilmente De Laurentiis non lo fosse, non poteva passare così facilmente. Soprattutto in un contesto in cui in città si respira un bruttissimo clima nei confronti del presidente del Napoli che viene costantemente minacciato. “Si, questo lo capisco – replica – però bisogna separare chi come me compie una critica da chi invece minaccia ed insulta, ad esempio, per l’incendio del suo yacht“. Concordiamo.

Ma è giustificato questo odio verso De Laurentiis? Gli chiedo. “Il tifoso deve fare il tifoso – mi risponde – deve sostenere la squadra fino al 90′, ma dal minuto successivo ha il diritto di criticare, certo, senza offendere. Io dico solo che De Laurentiis è un imprenditore che non rischia di suo, basti pensare che l’85% del bilancio della Filmauro è costituito dal Calcio Napoli. Nelle ultime due partite in casa – contro Bruges e Lazio – si sono registrati 12.000 e 20.000 spettatori. Un motivo per questa disaffezione ci sarà”.

 Si, ma non si può non considerare che negli ormai 90 anni di storia del club, De Laurentiis abbia raggiunto risultati straordinari: sei qualificazioni consecutive in Europa, tre trofei, una semifinale di Europa League Invece allo stadio, a differenza di qualche anno fa, si canta sempre quel “Devi vincere”, un coro che contrasta con la storia del club. “Su questo non c’è dubbio – e aggiunge – ormai in tutti i settori c’è questa triste convinzione che se non si vince si perde. Certo, bisogna sempre vedere in che modo si perde: perché perdere ottenendo un secondo o un terzo posto è completamente differente che farlo se si arriva più giù. Vi è una proporzionalità anche nelle sconfitte”.

 E quando De Laurentiis rivendica i successi del club, rispetto al declino della città? “Ma chi l’ha detto che Napoli sia una città in declino? Ma ora vorrei sapere quante volte lui è passato davanti alla 167 a Secondigliano o a Scampia, che ne sa lui della nostra città se non la vive? Il club non ha una sede in città, i calciatori sono rintanati in provincia di Caserta a Castelvolturno, non si consente mai ad un giocatore di essere ospite in qualche programma televisivo come accade altrove. È un discorso che non ha senso: De Laurentiis è presidente di una squadra che si chiama Napoli e che a Napoli viene solo a giocare due partite al mese, per il resto è totalmente avulso dalla città. Lui non può considerare la squadra di calcio come qualcosa di estraneo al contesto. Cosa fa il Napoli per la città? C’è qualche progetto o iniziativa sociale del club per migliorare il posto in cui opera? Io sono napoletano e, anche se mi converrebbe per lavoro vivere a Roma, non lascerò mai questa città. Allora potrei dire anch’io che sono tra i primi cinque scrittori italiani e che sono meglio del resto della città. Ma che razza di ragionamento è? Non riesco proprio a capirlo”.

 Cerco di riportare il dialogo sul calcio, ma secondo lei il Napoli dove si piazzerà quest’anno? “Roma, Juve e Inter sono più forti di noi, i nerazzurri hanno anche il vantaggio enorme di non giocare le coppe. Penso che potremmo arrivare dal terzo al sesto posto”. E allora gli confesso, ma le fa così schifo che il nostro Napoli parta ad inizio campionato per arrivare dal terzo al sesto posto? Sarebbe questo lo scandalo? Raccontandogli poi la mia storia di tifoso poco più che trentenne, di quelli che hanno visto Diego e poi tutto il declino fino alla serie C. E che quindi non mi fa così schifo la statura attuale del Napoli. “Ma lei su questo ha ragione, a me non fa assolutamente schifo la dimensione attuale del Napoli. Il calcio è qualcosa di effimero, eppure è quella cosa che ci fa ridere, piangere di gioia, ci fa urlare, disperare. Insomma il tifo ci fa emozionare e le emozioni sono una parte essenziale della nostra vita, non sono effimere. Io non posso ragionare solo parlando di soldi, bilanci ed essere razionale di fronte alla serietà delle emozioni. Il Napoli non è solo un’impresa è una realtà che ha a che fare con le emozioni della gente, è una passione collettiva e non si può consentire che qualcuno giochi con le nostre emozioni”. Non concordo completamente, però mi emoziono mentre dice queste cose. Tanto. Ci sono momenti in cui due persone non solo si conoscono, ma si riconoscono, magari non concordano. Però sintonizzano le anime su una stessa frequenza.

Gli racconto il motivo per cui è nato soldatoinnamorato, un modo per cercare di ragionare su Napoli e sul Napoli senza eccessivi clamori. Perché resto convinto che il modo di presentare le notizie da parte dei tantissimi siti web e testate sia uno dei motivi della frenesia dei tifosi. Titoli eclatanti rispetto a minime notizie che raccontano di un accanimento che forse non ha diritto di esistere. E poi che soldatoinnamorato vuole raccontare la città a proprio modo. “Certo, purché non si pretenda di raccontare la “vera Napoli” – e qui il discorso lambisce il caso Bindi – perché la “vera Napoli” non esiste. C’è la Napoli di Saviano, quella di Erri De Luca, quella di Salvatore Di Giacomo, quella di Benedetto Croce, quella di Eduardo, di Pino Daniele, di Totò, la mia. Ma non esiste la vera Napoli, una città multiforme che sfugge a qualsiasi catalogazione”. Si, cerchiamo di raccontare anche questo gli dico. Un po’ come quando Paolo Sindaco Russo scrisse che il ragù è il Santo Graal dei napoletani perché in realtà non esiste una vera ricetta. Sorride. “Lo so lo so. E aggiungerei che il vero ragù è quello che deve bruciare lo stomaco per giorni. Perché una cosa tanto buona va pagata con qualche sacrificio”. Sorridiamo, io con qualche languore.

Ormai la conversazione, dimenticata la querelle sul Mattino, è in discesa. Gli chiedo allora a quale tradizione napoletana lui si sente più legato: “Il casatiello – risponde perentoriamente – una prova posteriore dell’esistenza di Dio – la crosta del casatiello…”. Lo fermo, gli chiedo se fosse disponibile a parlarne con l’esperto, Paolo Sindaco Russo, per la sua rubrica “Il pranzo della Domenica”. Ne è felice.

E invece, tornando al calcio, tra i mortali, a quale giocatore del Napoli è più legato. “Tra i mortali certamente Bruno Giordano, classe ribalda, scugnizza, follia del campione unita ad una situazione personale e familiare straziante. Lui in campo parlava la stessa lingua di Diego. Mentre tra i giocatori recenti mi sono innamorato di Lavezzi, della sua follia inutile. Quando segnò quel gol a Cagliari all’ultimo minuto provai emozioni che non sentivo da anni. Ho amato Lavezzi”.

Progetti futuri? “La Rai inizierà a girare il prossimo mese “I bastardi di Pizzofalcone” che andrà in onda il prossimo anno. E così avverrà più in là per Ricciardi e Lojacono. Ma per il momento il progetto più importante è battere sabato la Juventus!”.

Me l’ha raccontata come è andata con Il Mattino. Ma ormai è acqua passata. Parliamo della brutta vicenda che ha coinvolto Erri De Luca, processato per aver espresso un’opinione. Discutiamo di tanto altro mentre in sottofondo sento in casa sua un cane che abbaia. E poi, soprattutto, gli ho riconosciuto più volte nel corso della conversazione una signorilità d’animo e una galanteria poco comune nel concedermi un’intervista dopo che il sottoscritto lo aveva aspramente criticato per quella vicenda. Restiamo ognuno con le proprie ragioni, ma in fondo non interessava a nessuno dei due “tenere ragione”. Siamo due persone che per un’ora della loro vita hanno parlato di alcune passioni comuni: Napoli, il Napoli, la bellezza, il cibo, la scrittura e tanto altro. Lui però era Maurizio De Giovanni. Ed è un regalo raro poter trascorrere un’ora così con una persona bella. Al di là di qualsiasi notorietà. Grazie.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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maurizio de giovanni

Sulla propria pagina Facebook, Maurizio De Giovanni ha replicato all’articolo di Valentino Di Giacomo scritto su Soldato Innamorato. (Cliccare QUI per leggerlo)

Peccato, signor Di Giacomo. Peccato per le gravissime inesattezze che scrive. Se avesse letto il mio articolo, avrebbe visto che i toni erano tutt’altro che livorosi verso l’attuale società: e che non avevo, e non ho, alcun motivo di antipatia e tantomeno odio nei confronti di De Laurentiis, al quale nello stesso articolo tributo gratitudine per aver tirato il Napoli fuori dalla palude. Resta il fatto che il caso Soriano è stata la figura peggiore che il Napoli abbia fatto fuori dal campo da tempo remoto: e che scrivere sul giornale della mia città, parlando alla mia gente, è cosa diversa dal pubblicare articoli sui siti, con tutto l’affettuoso rispetto che devo a questi ultimi. Io non ho affatto bisogno del Mattino, è vero, né tantomeno il Mattino ha bisogno di me. Ma era bello poter parlare alle persone da quelle colonne, e le testimonianze di stima e di affetto, che sono tantissime, ne sono la prova indiscutibile. Nessun vittimismo, per carità: e spazio ai giovani, molto volentieri. Tutto lo spazio che meritano. Ovviamente.

Maurizio De Giovani

Controreplica dell’autore:

Innanzitutto la ringrazio per la lettura e la risposta. Non so quali siano le “gravi inesattezze” contenute nel mio articolo. Non ho nemmeno io livore nei suoi confronti, anzi, ribadisco stima e ammirazione nei suoi riguardi. Mi consenta solo di notare che se nel suo articolo sul Domenicale (che ho certamente letto prima di scriverne) si paragona l’acquisto di Maradona a quello mancato di Soriano, tanto più in un momento in cui De Laurentiis vive pressioni e minacce molto pericolose, un po’ di livore o di attacco strumentale ci sia. Ma è un mio punto di vista, convincente o meno. Se lei conclude l’articolo sul Domenicale – intitolato “L’ultima mortificazione” – con la frase “Ma già, dimenticavamo. Ferlaino e Juliano erano tifosi del Napoli“, lei in questo modo attacca surrettiziamente De Laurentiis di non essere tifoso del Napoli. E non so quali informazioni abbia in possesso per poter insinuare tale ipotesi. Per cui resto della mia opinione che un quotidiano come Il Mattino possa aver avuto tutto il diritto di scegliere di non pubblicare quel suo articolo. Ad ogni modo questo mio scritto non voleva essere una disamina del suo pensiero pubblicato poi sul Domenicale, ma affrontava altre questioni assai più importanti con le quali spero converrà. E tengo a ribadire l’ospitalità, anche se in piccolo, di Soldato Innamorato per ogni sua replica, o idea. La saluto caramente.

Valentino Di Giacomo

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Libertà di espressione o protagonismo?

de giovanni

Maurizio De Giovanni è considerato tra i più grandi scrittori italiani. Oltre a questo è un grandissimo tifoso del Napoli di cui scriveva settimanalmente sul quotidiano più importante della nostra città, Il Mattino. Ma da qualche tempo i rapporti tra De Giovanni e il giornale partenopeo non sono più così idilliaci. Il casus belli lo ha creato un articolo dello scrittore il giorno successivo alla chiusura del calciomercato. Non si hanno ancora certezze, ma pare che (e quanto mi pesa usare il “pare che”, ma De Giovanni non ha mai chiarito fino in fondo come siano andate le cose) Il Mattino non abbia voluto pubblicare l’articolo di De Giovanni nel quale lo scrittore rimpiangeva l’organigramma societario del Napoli di Ferlaino che era riuscito a portare in azzurro Maradona grazie all’astuto stratagemma della busta vuota, paragonando quel caso all’affare Soriano saltato per incapacità da parte dell’attuale dirigenza del club di De Laurentiis. Tale articolo venne poi pubblicato da Il Domenicale, diretto da Pasquale D’Anna.

Ieri sera subito dopo la rotonda vittoria del Napoli sulla Lazio, Maurizio De Giovanni, frequentatore abbastanza assiduo dei social network ha scritto un altro post sibillino sulla propria pagina Facebook: “Non perdonerò mai chi non ha lasciato che scrivessi tutto questo“. Subito sono accorsi in sostegno dello scrittore tantissimi commenti di solidarietà, molti siti web e testate hanno offerto i propri spazi a De Giovanni per poter raccontare il suo punto di vista. Anche il nostro responsabile editoriale, Paolo Sindaco Russo, ha mostrato tale disponibilità. E mi trovo d’accordo con Paolo, se una persona sente di comunicare un pensiero bisogna aiutarlo nel poterlo fare.

Fatta questa premessa, mi chiedo però se De Giovanni abbia necessariamente bisogno de Il Mattino per scrivere del Napoli. Potrebbe farlo ovunque. Tanto più che un quotidiano, nella sua autonomia editoriale, può decidere altrettanto liberamente che gli articoli di De Giovanni non siano consoni alla propria linea. Perché la libertà è libertà: esiste quella del giornalista/scrittore e quella dell’editore/responsabile editoriale. Ad esempio, lo dico senza nascondermi, se fossi stato un “decisore” de Il Mattino avrei optato per la loro stessa scelta. Va bene che De Giovanni è uno scrittore, tanto più se molto affermato, ma c’è un limite alle scempiaggini (che già abbondano su molti siti e quotidiani). Paragonare il caso Maradona al caso Soriano è quantomeno risibile. Soprattutto se i toni dell’articolo dello scrittore partenopeo erano assai livorosi nei confronti di Aurelio De Laurentiis, già in pasto alla città e ai tifosi in un trend di odio crescente che lo sta avversando anche immotivatamente. Basta riascoltare i cori di ieri al San Paolo inneggianti all’incendio del suo yacht. E un quotidiano come Il Mattino non può prestarsi a questo genere di massacro che è già abbondantemente in corso: passi la critica, ma rinforzare all’odio e al livore di stadio e città ulteriori considerazioni delegittimanti sarebbe parso poco consono. E’ anche una questione di opportunità.

Al di là del merito, c’è poi un ragionamento di metodo che da giovane giornalista professionista mi sta molto a cuore. Maurizio De Giovanni ha già i suoi spazi, può scrivere quello che vuole, dove vuole e quando vuole ricevendone in cambio anche discreti emolumenti. I quotidiani italiani sono già pieni di vecchi collaboratori che, nonostante percepiscano laute pensioni, continuano a scrivere per quegli stessi quotidiani (o anche per altri) togliendo spazi ai più giovani. Vi è già una gerontocrazia nel giornalismo italiano, figurarsi se a questi si aggiungono pure degli scrittori che “pretendono” (come pare) di scrivere i loro pensieri su un quotidiano.

Non ho astio verso De Giovanni, è un personaggio simpatico e che ho spesso ammirato. Voglio anche chiarire che il sottoscritto ha la fortuna di svolgere un bel lavoro nel settore per il quale ha studiato, quindi non scrivo per “mmiria“. Ma dico a Maurizio, se proprio volesse fare un bel gesto ed usare più utilmente la propria fama, di invitare semmai Il Mattino a coinvolgere giornalisti più giovani e magari anche più preparati dei vecchi. Lotti per lasciare il proprio spazio a dei ragazzi che di visibilità e opportunità non ne hanno. De Giovanni di visibilità e opportunità ne ha avute, ne ha e ne avrà. Per cui non si dispiaccia se questa sua polemica non mi appassiona. Tanto più se c’è la “recidiva” di un altro caso sollevato sempre dallo scrittore di “pseudo-censura” anche con la Rai. Perché in Italia pare che non si possa essere scrittori se non ci si senta censurati. Il caso di Erri De Luca, scrittore e persona che amo assai di più, è di una gravità assai maggiore. Figurarsi se può essere considerata censura non pubblicare un articolo sportivo ad uno scrittore.

Per cui De Giovanni se ne faccia una ragione. Per scrivere le sue opinabilissime rimostranze verso De Laurentiis troverà tanti altri spazi, non c’è bisogno per forza de Il Mattino. Se accetta, come ha proposto Paolo, lo ospitiamo noi. Certo, non sarà uno spazio importante come il maggior quotidiano partenopeo, ma se il casus della discordia è la libertà di espressione qui troverà tutto lo spazio che richiede per esprimersi. Se invece questa è una polemicuccia creata ad arte con un esecrabile e immotivato vittimismo allora il caso è un altro e ognuno se ne farà la propria legittima opinione.

Valentino Di Giacomo

N.B. IN SEGUITO A QUESTO ARTICOLO E’ GIUNTA ANCHE LA REPLICA DI MAURIZIO DE GIOVANNI A VALENTINO DI GIACOMO. (CLICCARE QUI PER LEGGERLA)

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La dimostrazione del ridimensionamento psicologico

articolo del 26 agosto
articolo del 26 agosto
articolo del 26 agosto

Appena ieri parlavamo (clicca qui) del ridimensionamento psicologico del Napoli. Qualcuno ha storto un po’ il naso perché non ritiene un’involuzione passare dai progetti internazionali che aveva il Napoli con Benitez, a quello più “pane e salame” di Sarri.

Oggi, solo per dare una dimostrazione di quanto le percezioni nel calcio contino tanto, il Mattino pubblica (cliccare sulla foto) un articolo in cui ritiene che il Napoli abbia giocato ad Empoli invece che a Sassuolo la prima di campionato. Lo scrive per ben due volte. Sono errori che ci possono stare in un quotidiano che è impegnato a sfornare articoli a tambur battente. Eppure l’equazione è semplice, a livello inconscio, per il giornalista che ha scritto questa breve, il Napoli si è trasformato nell’Empoli. E’ accaduto nonostante appena ieri l’editorialista del quotidiano di Via Chiatamone, Francesco De Luca, chiedeva accoratamente, con un articolo che partiva dalla prima pagina, pazienza nell’aspettare Maurizio Sarri e il frutto del suo lavoro.

In città, a ridosso dell’ingaggio del nuovo tecnico, qualcuno parlò di Empolizzazione: un Napoli modello Empoli. Magari in pochi ci hanno creduto, ma inconsciamente questo concetto è passato abbondantemente. L’articolo del Mattino non fa refusi, ma commette il più classico dei lapsus freudiani.

Ora, a proposito delle scelte di comunicazione del club azzurro di cui parlavamo ieri, se un giornalista che fa questo per mestiere ritiene (pur inconsciamente) che il nostro Napoli si sia trasformato in una squadra di provincia come l’Empoli, cosa penseranno i tifosi? E cosa ne pensano gli stessi calciatori, vedi Higuain?

Forse Freud, il padre della psicanalisi, non diceva tante sciocchezze. Almeno, a leggere Il Mattino, ci sembra così.

Valentino Di Giacomo

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