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Quando il San Paolo è una bolgia

Lo scorso campionato ci dissero che era da provinciali festeggiare ogni vittoria cantando con la squadra sotto la curva, ci hanno detto che era triste festeggiare il secondo posto e fare i caroselli per il record di Higuain, ci hanno detto che gioire per un terzo posto e per il bel gioco è da stupidi. Festeggiate la coppa Italia e la supercoppa? Ma sono coppette, che festeggiate a fare?

Poi hanno aggiunto che i festeggiamenti per aver battuto la Juve lo scorso campionato durarono troppo, ci hanno continuato a dire che le esultanze dei calciatori non vanno bene, e da sempre ci criticano i cori che poi puntualmente ci copiano…

Adesso non va bene che abbiamo festeggiato la sconfitta della Juve in finale di Champions. Addirittura qualcuno ha parlato di “coglioni che hanno festeggiato”, altri parlano di mediocrità e vogliono farci la morale, magari quella morale che non hanno saputo fare a un figlio razzista e cocainomane.

Nel 2006 ero in Portogallo, mentre l’Italia festeggiava il mondiale vinto il Portogallo festeggiava il quarto posto. I giornali parlavano del “Ritorno degli eroi” si fecero caroselli a Lisbona, ricordo che sfogliando i principali giornali sportivi solo a pagina 5 si capiva chi avevaeffettivamente vinto il mondiale, tutto il rsto dedicato alla festa lusitana

Mi sono sentito a casa, perché il calcio per noi, e per poche altre realtà è questo: festa, appartenenza e territorialità.

Il calcio per noi Napoletani è un motivo per festeggiare tutti insieme, è una festa che unisce trasversalmente la città e ogni scusa è buona per farlo. Nella mia vita ho festeggiato in città non solo le promozioni dalla serie B, ma anche quella dalla C, ho festeggiato gli scudetti e la coppa UEFA, ho festeggiato le Coppe Italia, ma ho anche festeggiato anche le semifinali, le singole vittorie in partite più o meno importanti… e ho festeggiato le sconfitte altrui, che per fortuna non sono una novità.

Quest’anno non va più bene, da un po’ vi dà fastidio che Napoli festeggi, che noi tifosi ci divertiamo, siete sempre pronti a cacciare una predica di bassa morale, a parlare a sproposito di sportività, forse perché il problema è vostro, perchè i coglioni siete voi che non siete in grado di festeggiare il sesto scudetto di fila se non condividendo un paio di immagini su internet, perchè per voi vincere è tutto, per noi l’importante è divertirci… allora chi è più coglione?

Perché dovrei “sportivamente” sostenere chi è storicamente, culturalmente e intellettualmente lontano anni luce da me? Perché devo solidarizzare con il rivale?

Il bello del calcio è anche prendersi il culo, e anche se è paradossale che noi dal nostro terzo posto vi ridiamo in faccia per una finale di Champions persa fatevene una ragione, noi gongoliamo perché crediamo alla gioia voi  fate la bile al fegato perché credete alla vittoria

Fatevene una ragione, noi nel nostro circo ci divertiamo, e ci divertiamo il doppio perché voi saprete anche vincere, ma non sapete né festeggiare e né perdere e questo è incredibilmente divertente!

Paolo Sindaco Russo

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Festeggiare oggi uno scudetto di trenta anni fa è da provinciali? Forse

Dobbiamo pensare al futuro e non vivere del passato? Può darsi

 Ma il 10 maggio 1987 fu un semplice scudetto solo per gli almanacchi del calcio, per chi lo ha vissuto quel giorno fu l’inizio di una festa, lo scoppio di una rivoluzione, la presa della Bastiglia senza spargimento di sangue ma con mille colori, fu un momento per Napoli e per i Napoli di guardarsi in modo diverso, nuovo, di rendersi conto che potevamo fare grandi cose.

Non voglio bluffare, ero piccolo e non l’ho vissuto come ho vissuto la UEFA e il secondo scudetto, eppure lo ricordo e ricordo che per la prima volta in vita mia il mio eroe non era un disegno animato, non era Bud Spencer che con i suoi cazzotti faceva giustizia, per la prima volta il mio eroe era un uomo e tutti erano felici grazie a lui, non ero felice solo io come alla fine di un cartone, quando Commander (oggi lo chiamereste Optimus Prime) sconfiggeva  i malvagi Decepticon e io guardavo gli adulti un po’ risentito dal fatto che loro non capissero la mia gioia… questa volta c’era una città, un popolo a celebrare un eroe, erano gli adulti in festa e non perchè era Natale o Pasqua.

Io amavo Maradona come Commander, come i Mask, il suo arrivo a Napoli fu segnante per me come un po’ per tutta Napoli, a natale, credo ’84, io, mio fratello e i miei cugini volevamo la sua maglietta, la maglia del Napoli, un po’ come si vuole il costume da supereroe… Babbo Natale ci accontentò, e ci portò delle magliette bianco azzurre della Gimer Sport, bellissime! Non erano proprio uguali uguali uguali a quelle che vedevano a novantesimo minuto ma non faceva nulla, le abbiamo indossate e siamo subito diventati tutti Maradona. Perchè Maradona era così, un Batman con il pallone, l’eroe di cui tutti parlavano… Venne quel 10 maggio e capì che Batman esisteva davvero e quella non era una maschera, così notai che sulla mia maglia azzurra mancava qualcosa: il numero 10.18426119_10154561002095963_1061490576_o

Lo aggiunsi con l’uniposca bianco, o qualcosa di simile, con la grafia instabile e precaria di un bambino di sei anni, qualche dopo  ci avrei voluto aggiungere il 9 di Careca, ma il numero era già occupato e quindi ci aggiunsi lo sponsor Mars e la fascia di Capitano.

Quella è la mia maglia del Napoli, quella maglia è il mio 10 maggio, quando gli adulti sembravano bambini, quando gli eroi esistevano davvero e avevano scelto di vivere nella mia città.

Paolo Sindaco Russo

P.s. comunque a parte tutto io non ho mai capito chi critica chi festeggia… fosse per me festeggerei pure la ricorrenza dell’unico goal di Lerda in maglia azzurra

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L’anno scorso di questi tempi più o meno tutti scherzavamo sul significato cabalistico del 16, e di come quest’anno potesse essere un anno fortunato.

Buon duemilaculo vi abbiamo augurato dalle nostre pagine e tutto sommato non ci possiamo lamentare... non ci possiamo lamentare ma un po’ lo facciamo lo stesso, un po’ perché siamo napoletani e come si sa anche quando tutto sembra andare bene almeno uno deve lamentarsi, un po’ perché se proprio dobbiamo parlare di culo non è che ne abbiamo avuto molto.

Iniziamo parlando di Calcio il bilancio di questo 2016 è sicuramente positivo: secondo posto nella scorsa stagione, ottavi di Champions contro il Real, ora terzi in classifica. Ma possiamo parlare di culo? Direi proprio di no, con una buona dose di fortuna quest’anno non eravamo terzi (basti pensare al palo di Callejon contro il Sassuolo) e lo scorso anno…. meglio ca me stang zitt’.

I risultati non sono di certo frutto della buona sorte, ma del lavoro di squadra e società, della competenza dell’allenatore e delle capacità dell’allenatore, al talento dei campioni e al sacrificio dei “gregari” sicuro non della fortuna.

E come sempre per me il calcio, quando si parla di Napoli non è solo uno sport ma la metafora più semplice per capire il mondo, anzi, a volte penso che non sia il calcio a essere una metafora della vita ma bensì il contrario cioè che sia la vita che ci aiuta a capire meglio il calcio.

E così penso che Napoli di culo ne abbia avuto tanto: clima posizione geografica, caratteristiche del terreno, doni naturali… Certo di contro la natura ci ha messo due vulcani, uno per ogni estremità del golfo, per ricordarci costantemente quanto tutta questa meraviglia che ci ha donato sia in fragile, ma in compenso i vulcani ci regalano acqua termale, tufo e piperno a volontà per case e sculture, insomma a guardarci bene forse pure i vulcani sono parte di questa fortuna. Poi basta, poi Napoli ha abbandonato la fortuna e ha lavorato per costruire tutto quello che ha, nel bene e nel male, sbagliando e compiendo veri e propri miracoli, violentandola o esaltandola, creando quella città che non conosce via di mezzo.

Napoli nel 2016 è stata fortunata? Né più Né meno degli altri anni, il bene lo ha costruito e il male ha cercato di combatterlo, ma è stata come sempre viva, incredibilmente umana, con tutte le infinite declinazioni  che l’umanità può avere, forse è per questo che in tanti la odiano, forse è per questo che in molti di più la amano.

E allora dovremmo avere paura del ’17? Avessa essere l’anno della disgrazia? Non si pigli collera San Gennaro che non ha sciolto il sangue per avvertirci… ma io non credo che sia l’anno della disgrazia, o per lo meno non la sarà più di quanto lo scorso anno è stato quello del culo, se proprio vogliamo trovare un significato a questo numero vediamola in positivo e speriamo che questo sia l’anno di Hamsik, uno di quelli che forse è un po’ più napoletano degli stessi napoletani, perchè Napoli l’ha scelta.

Insomma scaramanzia o meno, noi vi auguriamo un felice 2017 e soprattutto lo auguriamo a Napoli magari sperando che il culo arrivi con un anno di ritardo.

Paolo Sindaco Russo

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Avevo comprato il biglietto, anzi il miniabbonamento per due partite, appena uscito. Non ci ho pensato su due volte, amo lo stadio mezzo dei gironi di Europa League, quello dei primi turni di Coppa Italia o delle partite di campionato quando il Napoli è in un brutto periodo, si canta di più e meglio, il tifo è costante… preferisco 20mila tifosi a 60mila spettatori, ma è un mio limite forse. Lo stadio semideserto delle amichevoli estive però è diverso, sono partite dove sostanzialmente si prova solo la tattica anche se ci sono molti goal non c’è grosso spettacolo, soprattutto con Sarri che sostanzialmente gioca a Scacchi, mi diverte vedere i giocatori che poi andranno i prestito, i giovani aggregati alla prima squadra… e poi dopo qualche mese di assenza è bello respirare di nuovo l’aria del San Paolo.

Li ho presi prima delle polemiche, forse non c’era neanche l’ufficialità del tradimento, e per quanto sapessi dei 90 anni non sapevo della “festa”, per cui mi aspettavo o una partita celebrativa con un minimo di presentazione.

In questa settimana è andata in scena la rappresentazione dell’utero del tifoso medio azzurro correlato al delirio e alla disorganizzazione totale di De Laurentiis e famiglia. Adl ha prima provato ad arricchire l’evento con ospiti e baracconate, con il pubblico che continuava a latitare parlando di boicottaggio, quando il presidente ha deciso di regalare i biglietti il boicottaggio e stranamente svanito nel nulla.

Il Risultato è stato uno stadio mezzo pieno e una festa indecente, una sagra paesana con ospiti straordinari. Mi verrebbe da parlare di “vorrei ma non posso” ma non è così, perchè in realtà De Laurentiis potrebbe, ma evidentemente non vuole.

Partiamo dalla location: Il San Paolo lo conosciamo bene tutti, lo amiamo, ma se ne cade a pezzi. Io sono di quelli che sogna uno stadio da 100mila posti senza pista di atletica, senza sediolini e tutte gradinata… Insomma come era prima dei lavori del mondiale ’90, ma se si vuole fare un certo genere di spettacolo bisogna avere le infrastrutture adatte.
In curva B non si è capito nulla del discorso di Maradona, l’audio era pessimo tutto incomprensibile e anche il concerto era gracchiante e non per demerito degli artisti. I 4 Maxischermi rivolti verso il campo e non verso gli spalti sono stati una furbata non indifferente, praticamente inutili.

Sulla scelta degli artisti non discuto, non ne faccio assolutamente una questione artistica, ma storica: ci sono cantanti che hanno dedicato pezzi bellissimi al Napoli, possono piacere o non piacere ma in qualche modo hanno fatto la storia di questa squadra: Il Giardino dei Semplici, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio su tutti. Almeno uno credo che sarebbe dovuto esserci per rispetto della storia…

Già la storia! La vera grande assente di questa festa: di 90 anni di vita non siamo riusciti a tirare fuori nulla di meglio di due videomessaggi di Maradona e Cavani?
Potrei parlare di tantissimi nomi che hanno indossato la nostra maglia e che non ci sarebbe voluto molto a coinvolgere anche solo per un saluto, ma mi basterà farne uno: Giuseppe Bruscolotti.
17 anni in maglia azzurra, l’unica che ha indossato da professionista, ha ceduto la fascia di Capitano a Maradona facendosi promettere lo scudetto e così è stato , 17 anni su 90 non sono pochi, e come lui tanto altri dovevano essere invitati.

Era meglio non farla, era meglio fare giusto un giro di fuochi d’artificio un annuncio, la presentazione dei giocatori ( a proposito ma De Guzman?!?!?) e poi la partita, invece di fare una cosa arronzata, fatta male, noiosa e poco godibile, anche perchè, mi ripeto, il presidente le conoscenza, le capacità e i mezzi per fare qualcosa di meglio le ha.

Alla fine c’è da dire che la curva B ha comunque festeggiato, tamburi, cori e fumogeni, una bella atmosfera divertente e un ritmo che ha coinvolto anche i più piccoli, e forse è questa la cosa che conta perchè i bambini come Giacomo (mio figlio) che oggi si sono divertiti con quei cori e per quella maglia sono quelli che dovranno far continuare questa magnifica storia per i prossimi 90 anni.

Alla fine questa festa è già stata dimenticata, forse non verrà mai ricordate se non per la doppietta di Koulibaly, ma data di rimane e anche la lezione; quando si tratta di pallone le uniche canzoni da sentire sono quelle che partono dagli spalti, per il resto c’è piazza plebiscito!

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

“Auguri Nicola!”
“Grazie! Ma perchè?”
“Come? Oggi è il tuo onomastico!”

Era un 6 dicembre sul finire del secolo scorso quando chiamai un amico conosciuto in estate per fargli gli auguri, in quel momento venni a sapere che il resto d’Italia non festeggia l’onomastico.

Più deluso di quando avevo scoperto che Babbo Natale non esiste mi ero trovato di fronte a questa verità che proprio non riuscivo a capire: perchè la gente non festeggia il proprio nome?
Io, Paolo, il 29 giugno ho il piacere di festeggiare con tutti i Paolo e Pietro del mondo e quando non c’erano i social network a ricordarci i compleanni di tutti l’onomastico era l’occasione per sentire qualcuno che non sentivi da un po’ ed era bello vedere quanta gente si ricordava di te e ne approfittava per farti gli auguri e scambiare due chiacchiere.

Ricordare i compleanni di tutti non è  facile, ne ricordi una decina e quando la tecnologia non era così diffusa e invasiva invece il nome… come te lo dimentichi un nome? Ed ecco che l’onomastico è  un’occasione in più per fare festa.

Si, perchè mentre il resto del mondo festeggia solo il compleanno noi facciamo una festa in più, l’onomastico, mentre gli altri ci chiedono perchè, noi gli rispondiamo “Perchè no?” Se voi siete allergici alla gioia e alieni alla felicità non ci scassate il sasiccio, noi vogliamo festeggiare anche il fatto che qualche secolo fa è morta una persona con il mio stesso nome, problemi?
Noi vogliamo festeggiare anche il fatto di aver battuto il Sassuolo in casa… Coccos’ a deciere?

Le gioie vanno godute, succhiate fino al midollo finchè durano, se non vi piace il problema è vostro, non nostro!

Cattivi: Reina, ti vogli bene, ti amo ma con quell’uscita mi hai tolto 20 anni di vita! Visti i risultati hai fatto bene ma alla prossima ti mando la ricevuta della farmacia a casa. Jorginho oggi ha sbagliato un po’ troppo ci ha abituato a prestazioni migliori. Il peggiore Albiol, non ha giocato male ma l’ingenuità sul rigore per un attimo ha fatto risvegliare i fantasmi del passato.

Buoni: anche oggi 3 nomi sono veramente pochi Hamsik onnipresente e i goal passano dai suoi piedi, su Higuain che altro dobbiamo dire? Cos’altro si può aggiungere? I numeri sono formidali ma non rendono l’idea della bellezza di tutto quello che fa, aggiungiamo che oggi ha fatto anche un goal normale… una furia. Migliore di stasera però e Callejon, come sempre macina km e tatticamente è l’ago della bilancia di squadra, oggi trova finalmente il goal e l’assist, uno così fa la differenza.

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Jade Jackson (Flikr)

Historia magistra vitae, La storia è maestra di vita, questo uno dei tanti insegnamenti lasciatici da Cicerone… eppure tante volte non riusciamo a non ricadere negli stessi errori del passato, non riusciamo a evitare le trappole che il destino ci pone davanti nonostante le esperienze dirette e indirette si offrano come una bussola per guidarci nell’impervio cammino dell’esistenza.
Così se un capodanno ci intossichiamo, il successivo ci ripromettiamo di non fare gli stessi errori, ci illudiamo di fare qualcosa di nuovo e invece ci intossichiamo come il capodanno precedente.
Volendo fornire un servizio pubblico ho raccolto le esperienze dell’intera redazione per fornirvi questa preziosa guida ai pericoli del capodanno, abbiamo selezionato i 10 casi più diffusi sperando di fornirvi un utile vademecum per entrare nel 2016 senza troppe bestemmie.

10) La sala fittata dall’amico dell’amico
Capodanno si rivela sempre la festa degli immobiliaristi occasionali: saloni parrocchiali, sottoscala, case abbandonate, supermercati falliti, garage e villette abusive vengono affittate a prezzi folli per la notte di San Silvestro da comitive che vogliono “Una serata un attimino tranquilla, con la gente giusta” che fallirà nel momento in cui per rientrare dalle spese si estenderà l’invito ad amici di amici di amici. Il risultato è di solito devastante: alla console uno con un Mac e un Hard Disk pieno di Mp3 pirata mette musica che fa schifo a tutti tranne che a lui e se qualcuno gli dice qualcosa risponde “Ho messo un po’ di trans hypnotic garage per fare Ambient ora passo al tecno industrial Jungle”; un buffet di panettoni sottomarca, bustoni di salatini del discount, bibite i cui ingredienti sono acqua, anidride carbonica e colorante E-qualchecosa. Un centinaio di semisconosciuti che si annoiano e non possono fuggire perché c’è troppo traffico.

9) In un locale
Per chi ama discoteche e locali notturni non è una scelta pessima, ma la domanda che sorge spontanea è “perché pagare sei volte tanto quello che ogni sabato costa meno?” I pericoli maggiori sono: “l’accurata selezione alla porta” grazie alla quale il pericolo rissa è sempre elevatissimo; la capienza del locale che non viene quasi mai rispettata per cui la densità di popolazione del locale è superiore a quella del San Paolo il 10 Maggio 1987 e soprattutto il ripresentarsi del cenone, che fra folla, fumi, luci stroboscopiche e cocktail pezzotti è ansioso di ripercorrere l’esofago e proporsi sul pavimento alla vista di tutti.

8) Capodanno low cost in una capitale europea
Hai comprato i biglietti 7 mesi prima per risparmiare, hai pensatoche era inutile prenotare l’albergo perché “passiamo la notte in giro e poi “là mica è come qua” i locali e i pub sono sempre aperti“. La tua idea è: giro nei pub dove cenare magari conosci qualche ragazza straniera che anche lei è lì a farsi il capodanno low cost, serata in piazza dove come minimo ci sono gli U2 perché “là mica è come qua” a mezzanotte scatta il bacio con la turista, giro nei locali dove dal bacio si passa a balli al confine con i preliminari, sesso selvaggio in un parco pubblico e colazione insieme per poi scambiarsi i contatti twitter e FB. La realtà è: atterri e già non sai come arrivare dall’aeroporto alla città, cerchi di entrare in un pub ma è già tutto pieno e alla fine trovi posto solo in un fastfood che serve solo panini con il merluzzo indorato e fritto, vai in piazza e trovi un artista semisconosciuto che manco i locali sanno chi è, a mezzanotte una chiattona cerca di saltarti addosso, alle 3 stai su una panchina a cioncarti di freddo e la mattina dopo concordi con gli amici una versione comune da raccontare al vostro ritorno dove tutto è stato bellissimo.

7) Ci andiamo a scassare ai baretti
Da qualche anno a questa parte sul modello della movida iberica si sono diffusi anche a Napoli i baretti. Tendenzialmente in zona San Pasquale sono frequentati da chiattilli ma in alcune serate l’ambiente diventa più eterogeneo. Così il verbo “scassarsi” che in principio era riferito all’alcol può assumere un duplice valore alternativo: quello economico, relativo ai soldi spesi cercando di ubriacarsi ma senza sortire l’effetto desiderato, o quello fisico, visto che la rissa per futili motivi è sempre dietro l’angolo.

6) Usciamo in macchina e poi decidiamo
Avete presente quando nei film horror uno alle 3 di notte dice “Esco a fare la legna” ed è il primo che viene mozzato, torturato, mutilato, ucciso e mangiato dal mostro/zombie/vampiro/serial Killer? Dire “Usciamo in macchina e poi decidiamo” la sera di capodanno è la stessa cosa. Se sei della provincia significa arrivare a Napoli giusto per vedere l’alba, se sei di Napoli significa andare nei posti dove c’è gente e non trovare parcheggio oppure andare nei posti dove trovi parcheggio ma non c’è gente. Se tutto va bene il risultato migliore è una notte insonne e uno spreco di benzina.

5) Nella baita di montagna (vedi Roccaraso)
Il proprietario garantisce che ci sono almeno 12 posti letto e stringendovi qualcuno in più, per cui si parte in 20 con macchine cariche dell’equivalente del doppio del peso corporeo della somma dei partecipanti in carne da arrostire. Una volta lì il bilocale con un letto matrimoniale, un divano letto del ’74 e un letto a castello lungo un metro e sessanta, si presenta ghiacciato, la legna per il camino è bagnata e l’amico con 15 anni di scoutismo alle spalle che si propone per accendere il fuoco ci riuscirà solo circa 4 ore dopo, quando avrà succhiato la benzina dalla macchina dicendo che era un trucco che aveva imparato da lupetto. Il risultato è qualche chilo di carne avanzata, nessuno che si accorge della mezzanotte, gente che cerca un riparo dove passare il resto della nottata e il sottofondo composto da gemiti e cigoli del letto matrimoniale occupato dal proprietario e dalla ragazza che noncuranti degli altri hanno trovato il modo migliore di accogliere l’anno nuovo alla faccia degli amici nella stanza affianco.

4) A casa di un amico, facciamo il cenone che ognuno porta qualcosa e poi giochiamo a carte
Di solito è una soluzione ottima ma anche in questo caso il risultato è spesso deludente. Il pericolo principale sono le pizze rustiche, per fare presto chi si scoccia di cucinare ne prepara o ne compra una, vengono tutte messe come antipasto e ti obbligano a saggiarla perchè “La pizza di scarole di mamma è fenomenale”, “La pizza chiena di zia Maria ha la nominata per tutta Napoli” e “La brioscia rustica del mio panettiere è esagerata” vista la capacità di annozzamento dei suddetti cibi il risultato è trovarsi l’esofago pieno prima ancora di cominciare a mangiare. Il resto della cena è tutto ottimo ma viste le quantità dopo ci ritrova tutti sul divano a fare il conto alla rovescia guardando Milly Carlucci sulla Rai. A mezzanotte compare l’amico piromane che ha portato “giusto due botte” che stranamente hanno lo stesso aspetto di quelli che vedi nei sequestri al telegiornale dicendo che sono pericolosissimi e se gli chiedi spiegazioni ti risponde che li compra da uno fidato, il consiglio è mettersi a sparare con lui, almeno per controllare che non ti centra la macchina.

3) Capodanno in piazza
Di solito ci vai per evitare tutte le altre possibilità e magari per sentire un cantante che ti piace, il prezzo di questa scelta è però alto: devi sorbirti ragazzine che urlano perché l’evento è presentato da uno che è stato due settimane nella casa dell’edizione meno vista del Grande Fratello; il tuo cantante preferito quando appare fa due canzoni (in play back) e poi si va a fare il giro dei locali e neanche te le godi perché le ragazze di cui sopra urlano “Ma chi è stu scem?” per tutta l’esibizione. Di solito ti ritrovi a brindare con gente che non conosci e a mezzanotte la più brutta della comitiva cerca di baciarti, per il resto della serata ti godi un cantante settantenne ormai scomparso che neanche quando aveva successo ti piaceva ma che è l’unico che l’amministrazione comunale si può permettere e te ne vai a casa con i piedi che ti fanno male. Per non parlare poi del fatto che, generalmente, in questo tipo di situazioni, finisce sempre che piove.

2) Il cenone in famiglia
Per me rimane sempre la soluzione migliore, anche perché se proprio ci tieni dopo puoi andare a farti il veglione altrove. Il pericolo più grande è ritrovarti arbitro della guerra culinaria generazionale che vede da una parte la nonna (che per tutta la serata ripeterà “Dai un bacio alla nonna que che questo è l’ultimo capodanno” per tirarvi su il morale) e qualche zia più anziana che difendono la tradizione con capitone fritto e altre leccornie “vintage” contro le nipoti e qualche altra zia che forti di aver visto tutte le serie mondiali di Master Chef incluso quella indiana propongono menù a base di zenzero, riduzioni di aceto balsamico e letti di vellutata aromatizzata a go go. La soluzione come sempre è nel mezzo: sedersi vicino allo zio di campagna che produce vino e ti farà saggiare tutta la produzione degli ultimi 5 anni, si arriva così facilmente alla mezzanotte quando lo zio piromane (un po’ come l’amico al punto 4) tira fuori l’arsenale che gli ha regalato un amico finanziere dopo un sequestro. Stando a casa verosimilmente la macchina è al sicuro ma tu un po’ meno perché arriva il terzo zio, quello simpaticone, che impone una tombolata facendo ogni anno, da quando ne avevi 4, le stesse battute a ogni numero estratto.

1) “Vado con la mia Ragazza, ha organizzato lei!
Nel 98% dei casi sarebbe più sensato infilare le palle tritacarne e accenderlo alla velocità massima, nell’1,7% il risultato è quasi accettabile e nello 0,3% ha preso il migliore albergo di Napoli e ha chiamato una sua amica a cui per fare le cose a tre. La terza ipotesi l’ho aggiunta solo per dare una speranza a chi, ignaro, ha fatto questa scelta ma le possibilità in realtà sono inferiori a quelle di vedere un goal in rovesciata di Aronica naturalizzato costaricano nella finale del mondiale in Russia.
Il capodanno organizzato dalla ragazza è sostanzialmente un insieme di quelli elencati in precedenza con l’aggiunta di aggravanti: se lo fai con gli amici di lei di solito non conosci nessuno, ti ritrovi il suo ex che ti guarda male e tira frecciatine tutta la serata, le amiche di lei che devono valutare il tuo ingresso in società ti scrutano con lo sguardo indagatore di un pubblico ministero dopo 15 anni di antimafia e se bevi troppo si rischia la rissa oltre che la colossale figura di merda con tanto di ex riaccompagna a casa la tua ragazza. Se invece è in famiglia può essere anche peggio: i parenti, che chiaramente si comportano come al punto 2, non li conosci, devi dire che era tutto buonissimo, bissare tutto, e fare la scarpetta di tutto, sparare con lo zio piromane e non dirgli niente quando con un tracco a 6 girate e doppia cipolla fa saltare il cruscotto della tua auto e urla “Ma chi è ‘o strunz’ ca parcheggia ca sott’, ‘o sape tutto o quartier’ c’aggia sparà!”. Devi inoltre ridere di gusto alle battute della tombolata dello Zio Simpaticone che guardacaso sono identiche a quelle di tuo zio.

Infine vi svelo un segreto: capodanno non è la contrazione di “capo d’anno” ma di “capo danno”. Con questo vi faccio i nostri migliori auguri!

Paolo Sindaco Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte.

Articolo già pubblicato il 30 dicembre 2013 su canalenapoli.it

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Quando il San Paolo è una bolgia

State festeggiando manco aveste vinto lo scudetto è uno dei commenti che più sto leggendo sui Social Network in questi giorni, ai quali si è aggiunto Massimo Mauro che è rimasto perplesso dal giro di campo fatto dal Napoli dopo la partita.

Sarà che il mio fanciullino interiore non vuole rassegnarsi al passare degli anni, sarà che non riesco a smettere di amare il lato più romantico del calcio, sarà che ancora mi impersono nel ragazzo della Curva di B di Nino D’Angelo (anche se sono sempre andato in A) ma proprio non riesco a capire questo genere di commenti.
Il tifo è passione, sono rabbia estrema e gioie inenarrabile, il calcio è fatto di imprese che ti fanno esplodere al triplice fischio, il calcio è fatto di sogni infranti e realizzati, il calcio è fatto di momenti e noi tifosi viviamo solo ed esclusivamente di questi momenti!

Ho festeggiato l’arrivo di Careca a piazza dei Martiri con qualche centinaio, forse migliaio di persone, ma ho festeggiato anche l’arrivo di Caccia, ho festeggiato le promozioni in B e in A, ho festeggiato la vittoria 2 a 3 contro la Juve e mi è rimasto un sorriso stampato in faccia per giorni, ho festeggiato la coppa UEFA, gli scudetti, Coppe Italia e Supercoppe, ho festeggiato singole partite, qualificazioni, pareggi all’ultimo istante, ho festeggiato anche la bellezza di un singolo goal e l’ho festeggiato sempre come se non ci fosse stato un domani, perchè la gioia non conosce misure ed è inutile perdere tempo in spiegazioni.

Allora io dico a chi si meraviglia di questi festeggiamenti che si, hai ragione, non abbiamo vinto lo scudetto e dubito che questo accadrà, ma se dovesse accadere stai sicuro che non saranno così i festeggiamenti, non saranno qualche strombazzata di clacson e due vignette sui social… Ma sarà una festa di quelle che solo noi tifosi innamorati sappiamo fare. 

Per questo non riesco a capacitarmi del vostro stupore, realmente trovate così assurdo che la gente sia felice quando le cose vanno bene? Realmente vi meravigliate che ci piaccia manifestare la nostra gioia? Seriamente vi perlime che i giocatori vogliano festeggiare con i tifosi un momentaneo primo posto?

Perchè posso capire che state intossicati e che non vi piaccia vedere il Napoli così in alto, ma non riesco proprio a capire il vostro accanimento contro la felicità.

A che serve vincere tutto se la tua massima espressione di gioia è cambiare lo status di facebook? 
Se non sapete godervi le gioie, anche le più piccole che la passione sportiva, che il tifo genuino ci sa regalare allora il problema siete voi, nulla di personale ma godetevi il vostro asettico spettacolo in TV e lasciateci vivere la nostra la passione.

Paolo Sindaco Russo

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Dal nostro inviato a Mosca

 

Ci siamo: sabato 19 settembre terremo la prima giornata dedicata a Napoli in quel di Mosca, in occasione della festa di San Gennaro, nel parco Bauman, uno dei più belli e centrali della capitale russa, con il patrocinio morale del comune di Napoli. Ci saranno lezioni sulla storia, la cultura, la letteratura e l’antropologia di Partenope e del Mezzogiorno, un intermezzo musicale e poi Operazione San Gennaro da guardare tutti assieme in russo: un piccolo contributo per far conoscere la nostra terra, per provare a comunicare quel che sento, sentiamo dentro.

Mia nonna è nata e cresciuta a Mergellina, in una famiglia grande anche per gli standard dell’epoca: sette sorelle e due fratelli. Quando raccontava della sua giovinezza, le brillavano gli occhi al ricordo del lungomare prima della guerra, dei bagni a mare di nascosto, del padre, direttore delle Poste centrali e suonatore di banjo. Il mio bisnonno Serafino ogni volta che riceveva lo stipendio andava assieme a un amico, “ ‘o Cavaliere”, a Sorrento a mangiare, per festeggiare l’evento, con l’automobile della Confraternita della Madonna di Piedigrotta. O mio padre, bambino, che portava i “cicinielli” per farli friggere con le pizze.

Questi ricordi tramandati, questa sorta di Lessico famigliare in riva al golfo, è per scrivere di cosa significhi Napoli per me, e, azzardo, per ogni abitante di quella terra. Non si esagera a definire Partenope unica nel proprio genere, senza voler per forza scivolare nell’oleografia e negli stereotipi: il “paradiso abitato da diavoli” di cui scriveva Goethe (definizione ripresa in maniera critica da un illustre partenopeo, Benedetto Croce) riserva sorprese di volta in volta anche ai suoi abitanti e estimatori.

Quando penso a Napoli alle volte mi sorprende come una città in fondo nemmeno tanto grande, sia stata in grado di essere al centro dell’attenzione, nel bene e nel male: la musica classica napoletana, cantata in tutto il mondo a inizio Novecento; prima ancora gli innumerevoli paesaggi immortalati dalle abili mani di Brjullov, Ajvazovskij e Ščedrin tra Amalfi, Capri e il Vesuvio; l’immancabile pizza e i maccheroni stesi al sole per asciugare; le voci degli emigranti che partivano per “terre assaje luntane” dal Molo dell’Immacolatella per approdare a Ellis Island o a Buenos Aires. Certo, c’è anche altro: una malavita prepotente che a più riprese ha soffocato la città; la ormai passata emergenza rifiuti; la disoccupazione, ma Napoli non potrà mai essere ignorata, troppo forte e carica di simboli è la sua immagine. E solo la stupidità e la pavidità di certa politica può vedere nel DNA napoletano la camorra, girando da tempo immemore la faccia: d’altronde, ‘o deputato e ‘o cammurrista dint’o vico non sono un’immagine poi tanto rara.

Ancora oggi, la città continua ad essere un centro culturale e di meraviglie, in perenne movimento, dove annoiarsi è molto difficile, tra musiche, colori, sapori e odori, ed a simboleggiare questa vivacità è quel mare, così presente nelle canzoni e nell’animo dei napoletani, e alle volte anche così difficile da affrontare, perché, come spiegava Pino Daniele, “chi tene ‘o mare, o ‘ssaje, porta ‘na croce”. Forse Napoli è troppo grande per essere spiegata in qualche riga: forse, amici, è ora di visitarla e viverla.

Giovanni Savino

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In un periodo nel quale si parla tanto di riprendersi quartieri e zone di Napoli che sembrano lasciate a loro stesse, in un tempo nel quale riprendersi un territorio vuol dire militarizzarlo, si festeggia un compleanno. Non un compleanno qualsiasi. Compie due anni, infatti, la squadra popolare “Lokomotiv” che del quartiere nel quale è nata, l’area Flegrea di Napoli, fa la sua bandiera. Sarà una grande festa che inizierà alle 20.00 al Lido Pola, a Nisida. La squadra “Lokomotiv” è nata dall’esigenza di reagire ai tanti scandali che esistono nel mondo del calcio ed è diventata un momento di aggregazione e di riscatto dell’Area Flegrea che, in questo modo, crea modi di socialità e di solidarietà. Non solo calcio, infatti.

La Lokomotiv è in prima linea rispetto ai temi del razzismo e dell’antifascismo. Per questo, il suo secondo compleanno non poteva non essere festeggiato che al Lido Pola, spazio pubblico autogestito.

Due realtà che fanno del recupero della zona in cui nascono la loro battaglia si riuniscono, così, sotto il ritmo del reggae. Suoneranno, infatti, il gruppo ” Napoli rockers syndicate” e, a seguire, i “Broncorotto”. Due gruppi che non fanno che confermare il fermento musicale che si vive nella scena musicale napoletana! Una squadra popolare, un centro autogestito e musica reggae, sono gli ingredienti vincenti per riuscire a festeggiare un’alternativa lì dove sembra essere tutto molto uguale a sempre.

Domenica, quindi non sarà solo il compleanno di una squadra popolare di calcio, che non mette in campo solo un pallone ma di un reale progetto che corre, soprattutto, verso un pensiero alternativo possibile!

Chiara Arcone