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corna

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Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Tutti abbiamo un amico, o meglio un conoscente, che non ci sta molto simpatico,  Magari per le sue continue esternazioni fuori luogo, perchè è pieno di sé o perchè spara cazzate a tutti e pretende di essere creduto. Non capisci neanche bene perchè siete amici, avete fatto il liceo e poi l’università insieme e alla fine siete rimasti nello stesso giro, ne vostro giro di amici ad alcuni sta sul cazzo mentre altri lo adorano.

Un giorno di circa 3 anni fa, l’amico si presenta in mezzo a voi con la sua nuova ragazza… Cazzo ma è proprio lei? Quella che andavamo a vedere all’altra facoltà ma nessuno aveva il coraggio non dico di chiederle di uscire, ma di rivolgerle la parola.
E quando se li caca a quelli come noi una così

E invece lui non si sa come è riuscito a portarla in mezzo a noi, e così scopri che quella che ti sembrava irrangiugibile è invece una ragazza simpatica, alla mano. Tutta la comitiva le si affeziona, la apprezza e incomincia a volerle a bene. Lei racconta spesso di quel giorno all’improvviso in cui sì innamorò, lui è felicissimo soprattutto perchè tutti noi amici siamo contenti e alcuni di quelli che lo schidavano iniziano a gurdarlo con una certa ammirazione, soprattutto perchè con lei sono arrivate le sue amiche e al livello di femmine la qualità del gruppo è salita vertiginosamente.

Lui le parla di matrimonio, di creare una famiglia, di comprare casa, fa vedere i progetti della villa che ha in mente di costruire. Ne parla anche in pubblico, alcuni di noi gli credono, altri sanno che comunque rimane un incorregibile cazzaro e così passano gli anni e la proposta seria, concreta non arriva e i progetti rimangono tali. Ma la storia va avanti e per noi amici sembra non ci sia nulla di male, anzi quando prima dell’estate ci lasciamo con grandi abbracci e baci siamo tutti pronti per riaccoglierla al ritorno, abbiamo già in mente un sacco di cose da fare tutti insieme.

Poi durante l’estate non si fa sentire, neanche le sue amiche che oramai erano parte integrante della nostra comitiva non hanno notizie, solo la sorella ogni tanto su facebook scirve peste e corna del cognato. Lui l’aspetta, o almeno così pare, dice che non sa niente e risponde anche male a chi dice che non si sono sentiti per tutto il tempo delle vacanze.

Finite le vacanze quando lui l’aspetta all’aeroporto lei non si presenta, noi l’aspettavamo fuori al solito bar ma niente… non si vede. Dopo qualche giorno fa sapere, tramita la sorella che lei si è fidanzata con uno di quei tipi che proprio ci stanno sul cazzo. Uno di quelli in giacca e cravatta e orologio sul polsino, che ha il posto in banca perchè lo ha ereditato dal papà, con il fratello cocainomane che ama andare a trans, quello con precedenti penali e che recentemente si è scoperto ha amici anche nella ‘ndrangheta, uno di quelli che cambia fidanzata molto spesso ma non si lega mai realmente a nessuna.

All’anem’ ra zoccol’!

Il commento è unanime. Certo lui è sempre stat nu poc’ strunz’ e forse invece di sparare palle e fare promesse poteva fare qualcosa in più per non perderla, lei però ha dimostrato di essere una grandissima zoccola, lei e quella grandissima cessa della sorella, che devono passare i peggi guai mo mo dove stanno!

Noi amici siamo un po’ spaesati, chi si schiera con uno, chi si schiera con l’altro ma in fondo siamo tutti un po’ intossicati… Sappiamo che lui è un pallista di prima categoria, ma adesso che lei butta tutta la colpa su di lui ci sembra solo una scusa per non dire “Sono fatta così, sono una zoccola, voglio tutto e lo voglio subito, i sentimenti sono carta da culo!“, ci suona come la più facile delle scuse con se stessa.

Adesso l’unico modo per levarci l’intossico e continuare a vederci e fare bordello per divertirci come abbiamo sempre fatto, scordiamoci di quella zoccola e teniamoci sto turz’ e penniell’ di amico almeno fin quando non arriva un migliore e speriamo che la nuova ragazza si dimostri dello stesso livello. Poi le amiche della zoccola che sono rimaste con noi, le amiche storiche e quelle che si uniranno al gruppo non sono così male… io credo che possiamo continuare a divertirci.

Ogni riferimento a zoccole, cornuti, cocainomani che vanno a trans, amici della ‘ndrangheta, pallisti e turzi di pennello realmente esistenti è chiaramente voluto, incluso l’augurio di passare un guaio nero!

Paolo Sindaco Russo

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Non dovrei trascrivere quest’intervista. Non è una vera intervista. Sto semplicemente spiattellando le confidenze di un amico, quei piccoli segreti che qualcuno ci lascia in custodia con la serenità garantita dal vincolo sacro dell’amicizia. Potrei dire che è una storia rappresentativa di un mondo che cambia. La verità è che non posso trattenermi. Devo, semplicemente, dirlo a qualcuno. 

In giro si diceva che l’aveva presa male. Che era diventato così distratto e inconcludente da bruciarsi persino il lavoro. Chi ci aveva parlato l’aveva trovato inconsolabile. Disperato. Logorroico. Ma ormai lo evitavano tutti. Ignazio era cresciuto a Saviano, un piccolo centro in provincia di Napoli. Non la Saviano del boom edilizio, ma il piccolo comune agricolo con due salumerie. Era un tipo obbediente, regolare. Quello che di solito a scuola sedeva al secondo banco, che studiava ma non faceva domande. Viveva nel suo microcosmo newtoniano dove vita orari e ambizioni ruotavano intorno a lui, alla sua fidanzata, e allo scantinato semiabusivo dove aveva trovato lavoro come ragioniere per un salumificio.

Finché non arriva la tempesta di raggi gamma che annienta tutto. Dopo quindici anni di disciplinato fidanzamento la sua ragazza sfancula tutto e lo molla. A un passo dal matrimonio. Per un altro.

Io lo incontro per caso, in uno squallido baretto da distributore di benzina e quasi non lo riconosco. E’ cambiato. Via gli occhiali a fondo di bottiglia. Sereno. Fisicato. Camicetta bianca.  Stivaletti con inserti in pelle. Ci sediamo a uno dei tavolini di plastica che puzzano di cenere e provo a capire. Mi racconta di come ha rivenduto le bomboniere, dei mesi di psicoterapia dopo l’abbandono, di come ha recuperato le rate del mutuo, ma soprattutto di come ne è venuto fuori. Il lavoro anzitutto. Una specie di porta a porta. Herbalife.

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Herbalife?

( e la prima cosa che ci tiene a chiarire è che, ovviamente…)

“Siii Herbalife…  guarda che non è una truffa. Si tratta di integratori dietetici, sostituti del pasto. Io per le vendite non ero portato, solo che dopo quello che era successo avevo tempo libero, e così la mattina presi a frequentare una centro multifunzionale che aveva aperto a fianco a un ipermercato. Costava un prezzo insensato, ma trovai qualcosa di diverso di una semplice palestra. Sei piani. Sale spinning. Piscine. Centro benessere. Sauna. Personal trainer preparati e sorridenti. Lì trovai l’humus perfetto. L’ora di scuola per i bambini, la pausa in cui le giovani mamme possono prendersi cura di sé.”

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(Ignazio si ritrova in mezzo a un esercito di giovani mamme senza l’ombra di concorrenza maschile. Il luogo dove le donne oppongono la resistenza attiva al tempo che avanza e alle alternative che si assottigliano. Il paradiso del venditore di frullati.)

Però a quell’ora la presenza di un uomo era un po’ anomala…

“Infatti pompavo un po’ sul discorso del mio lavoro, raccontavo che ero manager, che avevo libertà totale di gestione del tempo. Insomma provai a rendermi interessante senza far capire che avevo bisogno di vendere frullati per pagare le bollette. All’inizio non rimediavo niente, poi qualcuna cominciò a notare quell’aria da cane bastonato, quel tormento interiore, uscì fuori la storia della mia ex, e da lì … non so che tipo di meccanismo si innescò, non l’avrei mai potuto prevedere. Le donne cominciarono a intenerirsi, mostravano interesse per i frullati, facevano a gara per presentarmi altre clienti.”

(Ignazio, cresciuto in un rapporto monogamo strettamente sorvegliato da famiglie col coltello tra i denti, entra letteralmente in contatto con un altro universo).

“All’inizio si parlava di consulenze nutrizionali, ma da lì i discorsi andavano a finire su tutto… scoprii un universo, con me si aprivano. Tiravano fuori cose che non confidavano neanche ai mariti. Le loro tristezze, il loro bisogno isterico di attenzione, la fatica di crescere un bambino, un bambino che ami più di ogni altra cosa ma allo stesso tempo ti risucchia tutto. A un certo ho sfiorato la certezza di padroneggiare certi loro meccanismi mentali. Il problema è che molte di queste erano anche delle gran fiche…”

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Il racconto si fa interessante. Ma i conti non mi tornano. Mi sporgo verso di lui. Ci guardiamo nelle palle degli occhi. Ignazio interrompe l’inerzia del racconto.

“Guarda che non voglio vantarmi, anzi ti dico tranquillamente che da quando mi conosci sono rimasto imbranato uguale. All’inizio mi spaventavo di prendere l’iniziativa. Poi successe che… ce n’era una che avevo puntato da un anno. Enza. Non potevo fare a meno di guardarla, bella, il viso da ragazzina con due labbra carnose, sembrava inavvicinabile. Due gambe atletiche e un culo alto, tosto come il marmo che la notte mi toglieva il sonno. Un giorno mi salutò con un sorriso. Quasi non ci credevo. A metà allenamento mi fece una domanda. E da lì, la passione prese il controllo della mia volontà, divenni un burattino.”

Cioè?

“Cominciammo a mandarci messaggi. Il corteggiamento in questi casi dura poco. Fu una raffica di segnali inequivocabili, un rapido, gratificante scivolamento verso il letto. Ormai anche qui in provincia esiste una costellazione di alberghetti, affittacamere, motel, hoteldayuse. Trovi camere nuove, pulizia, ma anche servizi avanzati, jacuzzi, saune. E soprattutto tariffe orarie e riservatezza svizzera. Niente a che vedere con gli alberghetti squallidi di una volta, niente signore all’ingresso con la sigaretta in bocca che ti guardano schifate. Ormai a supporto della fuiuta c’è un’industria evoluta e consapevole.

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Sistema salva- privacy per coppie clandestine. Non serve scendere dall’auto, solo accostare e entrare nel parcheggio collegato direttamente alle camere…

Venne con la stessa tuta attillata che mi faceva sbrodolare in palestra. Mentre salivamo le scale dell’albergo la testa mi pulsava. E vabè, sotto quella tuta… io quell’ora con lei non me la scordo più finché campo. Non era amore, non era sesso, era passione smisurata al servizio del puro piacere. Non si tratteneva, non doveva limitarsi come può fare una ragazza che vuole fare bella figura, non doveva fare finta, che ne so, che fosse innamorata.”

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Si ma perché veniva con te?

“Il marito era un avvocato importante, lei di lasciarlo non ci pensava proprio. Solo che lavorava parecchio, pure in estate a elaborare questi contratti per le squadre di calcio, sai quelli moderni pieni di clausole, diritti d’immagine, a volte rimaneva fino a notte fonda a mandare fax chilometrici in Lega Calcio, lei si cacava il cazzo e io me la chiavavo.”

E quello fu solo l’inizio?

“Sono tante a vivere il matrimonio come una gabbia. Che hanno concluso il ciclo di vita del sentimento e vogliono sentirsi libere. Assaporare un po’ di evasione, il piacere proibito. Quando cominciai a capire il meccanismo mi sentii come un bimbo che vuole mettere le mani ovunque. A un certo punto non sono riuscito a dire no a nessuna e… la situazione è finita fuori controllo. Un bombardamento di notifiche sul cellulare che mi avvolgeva di continuo, appuntamenti che si incastravano uno dietro l’altro, messaggini con frasi spinte, mi sentivo in un film di Gloria Guida, solo che stavolta lo stavo vivendo.

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Si ma i mariti? Non ti hanno mai beccato?

“Ci vuole sangue freddo, devi prendere le giuste precauzioni. Anzitutto gli spostamenti. Macchine separate o se lei è a piedi Circumvesuviana.”

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(La Circumvesuviana è il treno locale che collega la densa area abitativa dei comuni a est di Napoli, ma non capisco che c’entra).

Bisogna essere imprevedibili, creativi. Io le facevo prendere il treno per confondere le acque, poi scendevano in fermate isolate dove passavo a prenderle al riparo da pedinamenti. Non tutti i mariti sono distratti. Certi sono nervosi. Possessivi. C’era una che aveva il marito in polizia, le aveva messo un software spia sullo smartphone. Lei però se ne era accorta e ne approfittava per scrivere mail sdolcinate alle amiche, poi comunicava con me dal tablet della bimba.”

Qualche rischio l’hai corso?

“Qualche volta si. Una volta una ragazza mi invitò a casa. Una cosa folle, eppure lei era proprio di quelle attente che pianifica tutto. Mi fa: stai tranquillo che mio marito è andato a vedere la partita. Mi chiama mentre stavo passando per il suo quartiere, la partita cominciava dopo due ore. Lascio l’auto un po’ distante, mentre mi infilavo come un ladro dal retro della villetta sentivo un eccitazione pazzesca. La trovai con un completino in pizzo nero semitrasparente da infarto. Mi sussurrò che l’aveva comprato solo per me. Fu bello, eppure per la prima volta sentivo un senso di colpa, cosa nuova per me ma sai, in giro vedevo le scarpine dei bimbi, le foto dei parenti, le racchette da tennis, le grandi e le piccole, quegli oggetti di uso quotidiano che sono la cornice della fiducia familiare. Ti giuro mi sentivo una chiavica. Stavo quasi per andarmene quando mi soffermai su un dettaglio. Non si capiva bene da quella posizione del letto, così mi sporsi per guardare meglio. “E’ la foto di Del Piero, tesò. Te l’ho detto stai tranquillo, mio marito è juventino, s’è andato a vedere la partita a Torino.” mi disse. E certo. Quello era l’anno di esordio del nuovo stadio bianconero. Lo stadio ecocompatibile, lo stadio dai 4000 posti macchina con gli esterni disegnati da Giugiaro e il campo teleriscaldato, quando io ogni volta che vado al San paolo jastemmio pure quando vado in bagno. In panchina c’era quell’ Antonio Conte che aveva risvegliato tutti i sentimenti di odio sopiti dagli anni nelle serie minori. I sensi di colpa evaporarono. Anzi, quella sera rimasi pure a dormire, e mi credi? La partita neanche me la vidi ma gli sfizi me li tolsi tutti.”

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Non ti è mai capitato di innamorarti?

Ignazio guarda lontano. Mentre parla lo sento lontanissimo.

“Quello che mi piace delle donne degli altri è che restano degli altri. Tornano a casa, dai loro mariti, nella loro routine, nella loro banalità che è anche una forma di coraggio che ammiro. La mia è una vita disordinata, un po’ borderline che qui, a Saviano, non viene giudicata bene dalla gente ma non mi dispiace. Una donna, tutti i giorni, è impegnativa. Io per i mariti non provo invidia. Io li voglio bene. Quando le sento lamentarsi dei loro uomini, quando mi fanno l’elenco delle loro ossessioni, ma anche quando mi dicono che con me si sentono più felici, il mio sentimento inconfessabile è un’istintiva, fraterna solidarietà maschile, con la consapevolezza che quando il nostro incontro sarà finito lei mi lascerà tranquillo, e saranno loro a doversela sciroppare tutto il giorno…”

E quei progetti di famiglia che avevi una volta, la gioia dei bimbi?

 

“Certo, in un futuro. Ma adesso non posso proprio, sai questa storia di Herbalife mi rallenta un attimino. Il fatto è che ho cominciato a coinvolgere qualcuna di queste donne negli affari, sai come funziona il marketing piramidale? Loro vendono i frullati ad amiche e parenti, poi a loro volta coinvolgono le amiche nella vendita, e parte dei loro guadagni finisce a chi le ha fatte entrare nella rete. I guadagni iniziano crescere, se adesso scegliessi una donna sarebbe la fine, rischierei di far crollare tutto.”

Con l’evolversi della rete di vendite e delle provvigioni anche il lavoro di Ignazio cambia. Ormai sono le sue donne, la base della piramide, a procacciare i clienti. Per Ignazio si libera tempo. Ma quella stessa rete che gli fornisce i profitti gli si chiude intorno come una gabbia. Lentamente, con pazienza e dedizione, una cucchiaiata alla volta, deve costruirsi un nuovo tunnel verso la libertà.

 

“Sto seguendo un nuovo corso di consulente matrimoniale. Provo a ricontestualizzare il loro rapporto, a farle rivalutare in positivo i loro mariti. Ho colloqui anche con gli uomini, nessuno può spiegare meglio a loro quello che ci vuole per farle felici. Solo che ci vuole tempo, quando rimani invischiato così uscirne fuori non è facile.”

L’ennesima vibrazione cellulare. Stavolta non può fare a meno di rispondere. Mi sorprendo a chiedermi di quale piattaforma fa uso, facebook, whatsup, skype. Cerco in quel volto stanco il ragioniere ordinato e obbediente che conoscevo. Forse si è diluito proprio nell’ossessione di accontentare tutte… Ci salutiamo, pare che qualcuna lo aspetti, lo vedo allontanarsi col passo sbilenco di una volta, parte della camicia fuori dai pantaloni, ci lasciamo come si fa in questi casi, con una promessa. Di vederci presto. Prestissimo.

 

“Una bella cenetta dalla zozzosa, soffritto e vino. Una cosa fatta bene come ai vecchi tempi. Mi raccomando però. Solo uomini…”

 

“La mia donna ideale, lo dico anche se rischio di perdere un’amicizia… è la donna di un altro. No, pecché io so’ pigro, sono uno che non mi va di uscire, allora se c’ho una donna che non può uscire, c’ha il marito geloso… Quindi più che la donna ideale c’ho il marito ideale della donna ideale”

Massimo Troisi, intervista con Gianni Minà

 

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Da tempo lo sapevano già tutti. Adesso c’è anche lo scatto da rotocalco. Sono al centro di Torino. Lui è Andrea Agnelli, presidente della Juventus, lei Deniz Akalin, modella, moglie di Francesco Calvo, amico di Andrea e suo (ex) braccio destro alla Juve.

Ora, noi lo sappiamo che associare “juventino” a “ladro” vuol dire non aggiungere niente a ciò che vostro padre vi ha già responsabilmente sussurrato attraverso la pancia quando eravate ospiti all’hotel placenta. Ciò che ci interessa registrare è come coi tempi cambi anche il rubare, o i suoi orizzonti.
Così, se, ai tempi, zio Gianni riusciva ad assorbire contributi del governo e scudetti con pochi sforzi, ma nel privato era un playboy internazionale, che nutriva coi suoi modi aristocratici l’immaginario dell’operaio che assemblava le Panda, i furtarelli dei nuovi rampolli somigliano tanto ai sogni di un impiegatuccio represso. Chiavatelle postindustriali. Fuitelle da capoufficio.

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triangolo a Vinovo…

Assodato che chi frega la moglie all’amico resta uomo al massimo per l’ISTAT, questo li declassa da ladri da salotto a mariuncelli di salotti. E dopo certe scenette da commedia di Natale (eh si) -i due che salgono le scale dell’appartamento di lei divisi da pochi minuti – quando al San Paolo sentirò il ritornello del “Presidente Pappone”, il mio pensiero non andrà al nostro caro DeLa, ma a un altro papponcello. Piemontese.