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L'impresa di Ancelotti

Vince il Napoli, vince Ancelotti. In circa due mesi, Carletto è passato dall’essere una specie di politico “trombato” che magnanimamente viene riciclato dai suoi dirigenti di partito in qualche consiglio di amministrazione – piazzandoci pure figlio e cognato, che non guasta per dare stura alle congetture – a genio assoluto della tattica e della strategia. Carletto doveva battere il Liverpool per consacrarsi pure a Napoli, come fece a suo tempo con il Milan. Del resto gli “Umori della Piazza” furono inclementi anche con Sarri agli esordi. Persino Maradona gli si afferrò contro, lo definì “un vecchio zio”. Poi sappiamo tutti come è andata a finire: “o Zì” è diventato il magnifico tormento della torçida napoletana. Senza “Il Comandante” non era possibile “il Sogno”, “il Collettivismo”. A Napoli due mesi fa era finito il Calcio e non c’erano speranze per campare. L’unica soluzione era fare come quei ragazzi laureati che se ne vanno a Londra. A cercare “Bellezza” invece che “Fatica”, ca va sans dire.

Tra l’altro il Napoli batte il Liverpool presentando in campo uno che fu mandato in Russia, come in un confino siberiano, in una sorta di spedizione punitiva. Quel Nikola Maksimovic il cui acquisto per 23 milioni di euro fu caldeggiato proprio dal “Vate del Bel Calcio”, ma senza profitto. Nikolino Il Serbo aveva il difetto di non integrarsi nei machiavellici ingranaggi del “Sarri-Ball”. Ieri sera, tomo tomo cacchio cacchio, Nikolino si è messo diligentemente su Mané senza fargli vedere palla. E anche quando sfuggiva, nel sistema ingegnoso di Super Carletto, c’era sempre qualcuno a raddoppiare. Callejon, Allan, Koulibaly a supplirsi l’uno con l’altro per creare una gabbia contro le maglie rosse. Mission accomplished. 

Tutto questo per dare l’ennesima dimostrazione di come gli “Umori della Piazza” a Napoli non trovino fondamento nel calcio. Se in politica questa città riesce ad anticipare ed essere preconizzatrice dei processi di cambiamento in atto nella società italiana, nel calcio si vive in una bolla. Perché nel calcio c’è un presidente che degli “Umori della Piazza” se ne fotte bellamente. De Laurentiis, in fondo, ha il vantaggio di gestire un’azienda privata e non deve dare conto “alla ggente”. La politica invece funziona al contrario: tanto peggio è la popolazione, tanto peggio è la classe politica. E VICEVERSA. Peggio saranno i desideri, peggio saranno le promesse. Nel calcio napoletano invece il feedback tra chi porta il vapore e chi ci si deve far portare non c’è. Vivaddio. 

E su questo aspetto sovviene un altro ragionamento: ma siamo sicuri che il San Paolo non ci serva così com’è? Un cesso, come lo ebbe a definire l’Aurelio. Ieri, in curva B, ci riflettevo. Immaginate che domani si costruisca uno stadio nuovo o si ristrutturi il San Paolo, cosa avverrebbe nelle curve? Siete sicuri che gli ultrà (ieri FANTASTICI) si metterebbero comodi in poltroncina a gustarsi la partita sgranocchiando pop corn? La tematica tanto dibattuta dei sediolini, almeno nella parte centrale delle curve, non dovrebbe neppure crearsi. In quei settori ci vorrebbero scaloni e basta, senza poltroncine. A cosa servirebbero i sediolini se poi la gente – giustamente – ci si mette coi piedi sopra? Senza contare quelle cape gloriose che, come accaduto a Torino, hanno ben pensato di scagliare un sediolino dello Juventus Stadium direttamente in campo. Fatto che deve passare sotto silenzio perché Napoli, in fondo, secondo una certa retorica e una certa narrazione, deve pur sempre essere una specie di culla della civiltà dove tutto è stato inventato e tutto si è fatto prima. Tutto prima che fosse fatto da altre parti, nel bene e nel male.  

Io sono certo che quel lontano giorno in cui verrà inaugurato un nuovo stadio a Napoli non mancherebbe la polemica sul “presidente pappone” che vuole imborghesire il tifo. Un tifo che, in verità, si è già imborghesito. Tifosi che tengono la panza piena e la mangiatoia vascia. Perché in fondo a questi tifosi del Napoli non va bene niente. Non va bene Sarri, salvo incensarlo quando se ne va. Non va bene Ancelotti che pure, quando sarà, verrà rimpianto. Non va bene De Laurentiis che da consumato “lenone” lucra sulla passione dei tifosi portando questa squadra per 10 volte consecutive in Europa a controbattere corazzate come Liverpool, Manchester City, Borussia Dortmund, Bayern Monaco, Real Madrid, Chelsea. E in Italia prova, con i pochi mezzi a disposizione, a contrastare lo strapotere assoluto bianconero.

Un potere bianconero che è fatto non solo di acquisti come Ronaldo, Emre Can o Cancelo, ma soprattutto di relazioni. Come quelle relazioni mediatiche che di qui a breve configureranno Marotta come il “male assoluto”, cacciato dal club delle meraviglie che fa dell’etica in tutti i settori un proprio vanto. Ci arriveremo, ne parleremo tra non molti giorni quando finalmente si inizierà a parlare di loschi rapporti tra dirigenti, ndranghetisti e suicidi sospetti. Ci arriveremo come finalmente si è arrivati a parlare delle accuse di stupro contro Ronaldo. L’altro giorno – per dire – parlavo con un collega portoghese che mi diceva che i media lusitani non scrivevano d’altro. Mi chiedeva – ingenuamente – se in Italia avveniva lo stesso. Poverino lui che non sa. 

Oggi gli “Umori della Piazza” subiscono una nuova battuta d’arresto. Smentiti. O per dirla con Mameli: “calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi”. Torneranno presto, al primo passo falso. Se non sarà la squadra, il problema sarà lo stadio, il prezzo del biglietto, la “scugnizzeria”.  Aspettiamo finché – per dirla sempre con l’amico Goffredo – “raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò”. 

Valentino Di Giacomo

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La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando l’età (ma non certo la maturità) e un minimo di indipendenza economica ti permettono di fare i primi viaggi la scelta della meta non è mai semplice, non ci sono i soliti dubbi che accompagneranno le tu future vacanze, mare o montagna? Città d’arte o luogo tranquillo? No, la priorità è una, sola, unica e irrinunciabile: ‘amma chiavà!

Mi si perdoni il francesismo ma è così, c’è poco da fare, e chi lo nega è solo un bugiardo. Per la mia generazione l’aereo era un lusso per pochi e spostarsi non era mai economico, se a questo aggiungiamo che la maggior parte delle informazioni, senza internet, si basavano sulla mitologia del passaparola la scelta era una roulette che girava intorno a un solido perno: là so’ zoccol’!

Che fosse vero o meno era tutto da scoprire ma il nostro immaginario era pieno di luoghi come l’Emilia Romagna, la Spagna, la Svezia, alcune isole della Grecia (non tutte perchè in alcune ci andavano solo i ricchioni) dove tutte le donne erano zoccole. Questa convinzione di solito aveva basi scientifiche più infondate di quelle di una qualsiasi religione ma spesso noi ci credevamo e arrivati lì ci trovavamo davanti a un’amara costatazione: se non sei buono qua non sei buono neanche là, se anche le ragazze in certi posti sono più disponibili che a casa tua non è che ti fermano in mezza alla strada e ti portano a casa loro all’improvviso, devi ovviamente approcciarle, dire qualcosa, cercare di colpirle e di piacerle… insomma un baccalà che cambia città rimane sempre un baccalà.
Anche quelli che andavano in Polonia nei primi anni ’80 si portavano le calze di nylon, per cui per degli sbarbatelli alle prime esperienze un approccio collaudato, una battuta di sicura riuscita, era fondamentale, anche se a casa tua l’avevi usata con chiunque ed era più prevedibile del finale di una puntata di Dytarn 3, un modo per rompere il ghiaccio serve sempre, dopo ti puoi sparare il pezzo.

Bologna è uno di quei luoghi mitologici dove le ragazze sarebbero più facili del normale, l’anno scorso il Napoli si è divertito parecchio ma quest’anno arrivato lì sembrava che tutto gli fosse dovuto e per un’ora è rimasto come il baccalà di cui sopra senza sapere bene cosa fare… per rompere il ghiaccio è bastato il più banale degli approcci, lo “Scusa ma tuo padre era un ladro…” degli schemi di Sarri: lancio di Insigne per il taglio di Callejon. La prima botta è data, poi tutta discesa e ci siamo divertiti parecchio con la giocata da campione di Mertens e l’azione alla Guardiola che ha portato il Napoli al terzo goal.

 

Cattivi: Jorginho in certe partite non riesce a dare il meglio di sé, a volte come oggi soffre un po’ la densità ma comunque è riuscito spesso a dare il suo contributo. Chiriches non benissimo fino all’infortunio ma comunque resta un giocatore abbastanza affidabile quando viene chiamata in causa. Hamsik ha giocato meglio che con l’Atalanta ma rimane il dato che quando esce la partita decisamente cambia.

Buoni: Reina non solo ha salvato due volte la porta ma nel primo tempo è forse quello che ha giocato più palloni nel Napoli, quando ogni via era chiusa il pallone tornava sempre a lui per ripartire, oggi il suo essere un centrocampista con i guanti è stato più che mai fondamentale. Allan oggi è stato praticamente ovunque, è fisicamente il più in forma degli azzurri e si vede, se il Napoli ha retto buona parte del merito è suo. Migliore di stasera è Callejon, si rialza da tentato omicidio di Palacio e decide la partita con un goal carico di cazzimma (schiacciarla sotto le cosce del portiere a un metro di distanza è una finezza per pochi) e con l’assist che chiuderà la partita… sempre più prezioso.

 

Paolo Sindaco Russo

 

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Per noi maschietti, parlare di uomini potrebbe essere troppo autocelebrativo, è sempre difficile venire fuori dall’adolescenza, una certa visione del mondo rimane, e forse rimarrà per sempre, ancorata alle scuole medie. Il cervello ragiona troppo spesso in modo semplice e parlando di donne le descrizioni, le analisi, le osservazioni e i ragionamenti spesso si limitano a due dettagli molto semplice e appariscenti: le zizze e il culo.
Non è questione di superficialità, ma è un po’ come quando fai zapping e vedi la televendita delle fasce vibranti di Monicasport e la modella con le chiappe che vibrano, non puoi fare a meno di fermarti qualche secondo e poi proseguire sugli altri canali. Sarà un discorso maschilista, forse anche meschino, ma per l’uomo guardare una donna può semplicemente ridursi a guardare qualcosa di bello, è per chi non vuole applicarsi più di tanto zizze e culo vanno più che bene.
Ma è un peccato, un vero peccato perchè spesso ci perdiamo il meglio. Ci perdiamo l’armonia di un corpo, il brillare di un sorriso, tutte le sfumature dei colori degli occhi, parti sensuali come spalle e collo… insomma come citando Sabrina Salerno e Jo Squillo “oltre le gambe c’è di più”.

Gli uomini quando non guardano le donne, o meglio il culo e le zizze, guardano il calcio, o meglio i goal. Guardiamo troppo spesso gli highlight, i numeri e i goal di giocatori di mezzo mondo e ci limitiamo a pensare che il calcio sia una rabona, una punizione d’esterno e altri capolavori che oramai abbondano sulle nostre bachece… Ma è solo una parte del calcio, chi guarda solo questo si perde l’armonia di una diagonale difensiva, la meraviglia del pressing alto, le sovrapposizioni dei terzini con le mezze ali, i tagli dell’ala… insomma ci perdiamo il meglio, è il Napoli oramai è questo, forse non ha la quinta di reggiseno e il culo a mandolino… ma è na dia e femmena! Insomma in un mondo che si eccita con Belen Napoli è Audrey Hepburn, e stasera lo è stato più che mai.

 

Cattivi: Albiol ha perso una volta Balotelli, dopo il primo goal la difesa si è comprensibilmente rilassata un attimo, ma la sua prova non è stata negativa, parliamo sempre di una partita senza grossi pensieri per Reina. Tutti gli attacchi del Nizza però sono arrivati dalle parti di Hysaj, forse l’unico la sufficienza per stasera è in dubbio, ha anche sprecato una buona palla in avanti. Ma la cosa peggiore della serata non è da cercare fra i giocatori, ma sulle poltrone della UEFA, negare la possibilità di portare sciarpe e bandiere ai tifosi del Napoli è una di quelle cose che fa male al calcio… ma non permettere al Napoli di portare il lutto al braccio è una cosa totalmente priva di senso.

 

Buoni: a me piace ricorda che Hamsik sparisce nelle partite importanti, poco importa che la partita si risolva grazie a una sua giocata, il suo assist perfetto a Callejon. Anche lo spagnolo gioca la sua partita generosa e ritrova un goal incredibilmente importante. Ma a Nizza in tanti hanno meritato ben più della sufficienza e dovendo scegliere il migliore in campo credo che molti di voi saranno d’accordo con me se dico Jorginho, sempre più maturo e sicuro di sé vederlo palla al piede in fase di disimpegno fa amare il calcio, ricorda un libero degli anni ’80, quelli coi piedi buoni, come i suoi d’altronde.

 

Paolo “Sindaco” Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Comprendere le donne non è mai facile, già non è facile capire, quando parlano, se sottintendono qualcosa, ma quando si tratta di interpretare i gesti, i segnali e tutto quanto possa essere considerato comunicazione non verbale il rischio di fraintendere e di fare una figura di merda è enorme, e bisogna necessariamente correre il rischio di apparire o rattusi o freddi di chiamata.

Un caso troppo spesso sottovalutato è quello della donna (o ragazza) con cui hai quotidianamente a che fare per motivi professionali, scolastici o qualsiasi altra cosa ti poggia le tette addosso. Aspettate, non fraintendete, non parlo di sbattertele in faccia, ma di quando per una serie di casi ti trovi addosso una tetta (o anche entrambe) con la propriataria che imperterrita ti continua a parlare come se nulla fosse. Tu sei seduto al pc e lei, in piedi, vuole farti vedere una cosa sul monitor, e piegandosi le appoggia sulla spalla o sull’avambraccio, è un classico esempio da ufficio, ma anche mezzi pubblici, o quando dai un passaggio in motorino… insomma nella vostra esperienza di uomini vi sarà capitato di sentire una zizza poggiata senza malizia.. e che fai? La valuti, la sondi, ti fai un’opinione sulla qualità ma ovviamente la spalla o il gomito non ha la sensibilità della mano, ma soprattutto cerchi di stabilire cosa può voler dire e cerchi di comportarti di conseguenza… ma comunque rimane tutto in dubbio.

Il precampionato è così: puoi fare delle valutazioni, sondare, avere un’opinione ma ovviamente le amichevoli non possono darti le stesse informazioni di una partita di campionato, per cui puoi solo intuire qualcosa su come andrà il campionato e ti rimangono ovviamente dei dubbi.

I risultati in campionato lasciano il tempo che trovano, le partite servono a sperimentare, a provare, a cercare di capire i movimenti e a creare nuove possibilità. Sarri è un maniaco della tattica e queste partite ne sono spesso state la prova, provo quindi a trovare elementi negativi e positivi di questa estate calcistica: in poche parole Buoni & Cattivi summer edition.

Cattivi: Milik sta segnando e sta facendo bene, ha tanta voglia di fare e va benissimo, qualche problema si crea quando vuole strafare e perde lucidità, con un po’ di calma sarà il vero acquisto di questo napoli. Chiriches segna un goal da 70 metri ma non offre grosse sicurezze in difesa, Maksimovic non ha fatto neanche il goal da antologia e continua a rimanere un oggetto misterioso, sarà il suo anno? La cosa peggiore di questo Napoli estivo però è il terzino destro, sostanzialmente il Napoli ha solo Hysaj, che va benissimo, ma Tonelli adattato (ammesso che resti) e la buona volontà di Maggio non bastano, l’unica vera mancanza di questo Napoli è proprio questa.

Buoni: vado contro il mio amico Valentino ma Reina conferma in precampionato le sue qualità, mentre tutti dopo la partita con l’Atletico bestemmiavano contro il portiere spagnoli per i due goal sul web diventavano virale un disimpegno difensivo Tiki Taka che si concludeva con un tiro di Ghoulam. Senza Reina questo il Napoli non lo può fare, avere un portiere che somiglia a un libero degli anni ’80 è un vero lusso, significa avere 11 giocatori di movimento in campo, avere un uomo in più in fase di impostazione e di alleggerimento, come tutti i lussi anche Reina ha un prezzo: la poca reattività tra i pali. Pepe ha il merito di farci subire pochissimi tiri in porta, ma ha la colpa che molti di quei pochi tiri diventano goal, se aggiungiamo a questo quanto detto prima la bilancia per lui pende nettamente dalla parte dei pro.

Rog stravedo per questo ragazzo e, al netto della sua capacità di farsi ammonire ogni partita, credo che ci siano buone possibilità di vederlo spesso in campo, bei piedi, intelligenza tattica e umiltà conditi con una capacità di inserimento che ricordano il primo Hamsik, un anno di gavetta gli sarà bastato? Dal precampionato sembrerebbe di si.

Ghoulam non sa crossare? è un po’ come la nomità di zoccola al liceo, ti ammocchi con un paio di ragazzi e tutti ti chiamano zoccola per 5 anni… oramai i suoi cross sono spesso pericoloso e molte volte produttivi: un rigore e un goal contro l’atletico sono figli dei suoi cross.

Ounas: inutile girarci intorno, la star del precampionato è lui. Ha quella leziosità, o se vogliamo tamarraggine, che fa impazzire noi napoletani, il gusto per la giocata, lo scatto che lascia sul posto l’avversario sono quelle doti alla Lavezzi o alla Mertens che fanno impazzire il pubblico azzurro. Ho il sospetto che lo vedremo spesso da subentrante con il conseguente borbottio dei tifosi “Ma pecchè nun ‘o fa jucà titolar’?” PErchè un po’ come con Insigne e Mertens gli allenatori preferiscono il tattico e disciplinato all’estroso spericolato e un po’ perchè i giocatori così da subentranti fanno sfaceli contro difese già stanche ma soprattutto perchè… voi lo togliereste mai a Callejon??

Paolo Sindaco Russo

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La polemica social

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nelle ultime ore tengono banco le polemiche sui social network sollevate da Reina e dalla sua strepitosa consorte Yolanda. Frasi al vetriolo probabilmente indirizzate contro Aurelio De Laurentiis, reo di averlo bacchettato per alcune prestazioni non proprio lusinghiere nell’arco della stagione.

Qui a Napoli tutti vogliamo bene a Reina. Paraculo – in senso positivo – come pochi nel sapersi ingraziare la piazza con le interviste in cui cita Benvenuti al Sud (A Napoli piangi due volte ecc. ecc. e tutta quella serie di cazzate che sappiamo auto-costruirci su misura), le esultanze sotto la curva, i tweet core a core con i tifosi.

Reina però fa il portiere di calcio, per fare questo è lautamente pagato da quell’orco, pappone, spilorcio (aggiungete voi aggettivi che vi piacciono tanto) di Aurelio De Laurentiis. Insomma non voglio rispolverare le massime alla cummenda milanese “Lavoro, Pago, Pretendo”, epperò io vorrei sapere quanti di voi tifosi non hanno quantomeno bestemmiato le parentele più lontane del numero 25 partenopeo in una delle sue defaillance (purtroppo frequenti) nell’arco della stagione. Cosa avete detto allo stadio o alla tv quando “Pallummella” Reina si è fatto passare la palla sotto il braccio dal tiro di Keita al San Paolo? Giusto per citare una delle paperelle del nuovo capo-ultrà ispanico-partenopeo.

Non voglio farla lunga. A me Pepe sta simpatico e (a dirla tutta) la moglie ancora di più. Calcisticamente credo sia un fenomeno nel giocare con i piedi e nelle uscite basse. Però è un portiere limitato su tanti altri aspetti e non possiamo non ricordare che in Inghilterra per lui coniarono l’appellativo di “Calamity Reina”. No, Reina non sarà una calamità, ma di sicuro qualche puntarello per strada in questo campionato lo abbiamo perso pure per causa sua. Poi è normale, dei portieri ci si ricorda sempre quando sbagliano e non, come pure accaduto, quando ti fanno vincere le partite: all’Olimpico la parata al 90esimo fu un capolavoro decisivo.

Detto questo, credo che un presidente possa avere tutto il diritto di criticare un proprio giocatore. Poi di cosa abbia detto precisamente Aurelio l’altra sera nessuno lo sa oltre ai diretti interessati, ma conoscendo il personaggio non ci sarà andato per il sottile, né avrà avuto “eleganza” nei modi. Ma non posso che stare (si, ancora una volta) dalla parte del presidente. Soprattutto per quanto riguarda Reina.

Chi è Reina? Quello che 3 anni fa, nonostante il suo grande AMORE per Napoli, decise (LEGITTIMAMENTE) di andare a fare il secondo di Neuer al Bayern per 4 milioni all’anno. Perché Reina è un calciatore professionista e, GIUSTAMENTE, fa le sue scelte in base alle proprie convenienze di carriera. Dall’altro lato c’è un presidente che ha sotto contratto un calciatore e che, valutandone il rendimento, può altrettanto LEGITTIMAMENTE e GIUSTAMENTE fare le proprie scelte ricercando un altro portiere. Si parla di Sczesny o Skorupsky per la prossima stagione.

Questo è il calcio. Le bandiere sono poche. Persino Totti probabilmente continuerà a giocare lontano da Roma (forse all’estero) dopo l’ultima gara con i giallorossi di domenica prossima. Nel Napoli c’è Hamsik che ne incarna questo concetto, forse Insigne. Punto. Se Reina tre anni fa non fosse andato al Bayern avrei compreso il suo sfogo. Oggi non posso sintonizzarmi sulle sue stesse frequenze. Se vuole andare vada via. Lo ringrazieremo per tutto quanto ha fatto e ci ha dato in questi anni. Ma la vita va avanti e la maglia nostra resta a prescindere dai nomi. Certo, non se ne sentiva proprio il bisogno di questa polemica. In prima battuta da parte del presidente che prima o poi dovrà pure imparare l’arte della continenza verbale. Ma pure Reina, se ci avesse tenuto così tanto alla maglia, questa polemicuccia avrebbe pure potuto esternarla tra qualche giorno, a stagione conclusa. Statt bbuon Pepe, che la Madonna t’accumpagn.

Valentino Di Giacomo

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Ci sono storie universali che bene o male sono capitate a tutti: innamorarsi di un’amica, mandare messaggi da ubriachi e pentirsene la mattina dopo, vomitare sotto al palazzo dopo una serata di bagordi e svegliarsi vicino a qualcuno chiedendosi “ MA chi cazz’ m’ha fatt fa?” sono solo alcuni esempi, ma ci siamo capiti, ci sono storie che ci fanno chiedere “Perchè capita solo a me?” ma poi ci rendiamo conto che è capitato a tutti.

Un po’ a tutti noi è successo che ci piaceva una (metto il femminile perchè parlo di me, ma la questione è indipendente dal sesso e dalle preferenze sessuali), di solito è quella che piace a tutti, bella ragazza, simpatica brillante, intelligente… non le manca niente, è uno di quei rari casi anche le altre ragazze la trovano bella e simpatica e non fanno quei commenti acidi figli della gelosia tipici delle donne.

In qualche modo riesci a frequentarla, ovviamente in gruppo, in capa a te si stanno già girando i peggiori film porno solo perchè ha accettato di venire con i suoi amici dove tu ti vedi con i tuoi, lei è simpatica parla con te etc. ma è palese che non vuole fare carte… così con il tuo fare lo splendido per ottenere la sua attenzione in realtà ottieni l’attenzione dell’amica, magari ti rendi conto che non è malaccio, e allora che fai ti tiri indietro? Come ci insegna Mimmo Dany non potremmo mai, perderemmo punti nel rione, e allora ci lanciamo a capofitto. Non era quello che volevamo? Poco male, ci stiamo divertendo come i pazzi e ce ne stiamo vedendo bene… almeno finchè non pensiamo all’altra, chi pensa all’altra si fa male da solo.

Io sono uno di quelli che all’altra non ci pensa, ma mezza Napoli in questo momento invece di godere del 5 a 0 sta intossicata per i risultati di altri campi… Io sono un Zemaniano e come diceva il grandissimo Frengo “La classifica è un modo profondamente sbagliato di vedere le cose” contano i sentimenti e niente… il Napoli oggi ci ha fatto godere, non fa niente che era l’amica che non ci interessava… ma ci siamo divertiti alla grande alla faccia chiavica di chi vuole male.

Cattivi: Koulibaly ha fatto una bella Koulibalata che per fortuna gli avversari non hanno sfruttato ma ha fatto un partitone e non prendere goal è sempre un’impresa per il Napoli. Volessimo dire che Hamsik non ha giocato bene perchè non ha segnato? Il Napoli pressoché perfetto non darei nessun voto al di sotto del 6,5, se proprio dobbiamo trovare un neo è questo siparietto fra Sarri e ADL sul rinnovo e sui contratti, praticamente scherzano di loro, ma l’ambiente giornalistico intorno al Napoli fa più o meno schifo e dargli adito di parlare non fa mai bene… ma sono sottigliezze.

Buoni: Insigne e Mertens avevano diviso i tifosi, Meglio uno o meglio l’altro? Meglio insieme! Sono devastanti, Sarri ha trovato il modo di farli convivere e il risultato è strepitoso, goal assist e giocate e un grande affiatamento, una rivalità che ci eravamo inventati noi tifosi che è stata ampiamente smentita quest’anno. Migliore di oggi è Callejon, oggi assolutamente padrone del campo, è un vero lusso del Napoli in grado di fare la differenza.

Paolo Sindaco Russo

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Foto dal profilo facebook SSC Napoli

Josè Maria Callejon, il giocatore più impiegato in assoluto dell’era sarrista, venerdì prossimo c’ha judo e ha provveduto a farsi squalificare a caso per tenersi libero. Se il Napoli se l’è cavata alla grande lo stesso, la questione fa sorgere un interrogativo inedito: come gioca il Napoli senza di lui? Mettiamo a Giaccherini, a Pavoletti, a Rog, a Milik? Cambiamo modulo o restiamo col tridente? Lo scopriremo tra qualche giorno, intanto proviamo a formulare qualche ipotesi basandoci sulla partita di sabato.

SOLUZIONI IN CORSA – Qualche spunto può venire proprio dalla partita col Bologna, in cui il Napoli si è dovuto arrangiare coi giocatori che aveva. La situazione tattica nell’ultima mezz’ora è stata abbastanza insolita per le partite del Napoli: la situazione di 10 vs 10 e il vantaggio immediato hanno permesso di impostare una partita di ripartenze velocissime in spazi molto molto ampi. In questo contesto non sarebbe stato intelligente inserire un giocatore come Pavoletti, perchè la manovra non era orientata ad occupare la metà campo avversaria e mantenere la squadra corta sfruttando il riferimento centrale, ma sul creare ogni volta due – tre tracce divergenti dietro la linea difensiva avversaria attaccata alla massima velocità. L’assenza dell’ala destra era compensata dagli inserimenti dei centrocampisti, in particolare di Hamsik ma anche di Zielinski: le posizioni in attacco erano sempre occupate correttamente grazie alla conoscenza dello spartito, la fase difensiva funzionava grazie al sacrificio del polacco e di Insigne in posizione di esterni di un centrocampo a 4, e in sostanza i giocatori sono riusciti a mantenere intatti i meccanismi dividendosi il lavoro dello spagnolo. In altre parole quella che vediamo è una squadra in cui nessuno ha paura di correre un metro  in più per aiutare i compagni, e tutti i giocatori sono perfettamente inseriti nel contesto tattico. 

ALTERNATIVE DAL PRIMO MINUTO – Il sostituto di Callejon sulla carta dovrebbe essere Emanuele Giaccherini, ma è probabile che l’ex Juve (entrato nel finale contro il Bologna) non trovi spazio dal primo minuto neanche col Genoa. Callejon e Insigne infatti sono perfettamente complementari in posizione di ali perchè l’uno tende a dare ampiezza e muoversi senza palla sul lato debole, mentre l’altro ama associarsi coi compagni e stringersi per cercare l’assist o il tiro; Giaccherini è molto diligente, ma anche lui tende ad andare a giocare dentro al campo col rischio di congestionare il centro creando il classico “imbuto”. Una soluzione più probabile invece è il tridente pesante Insigne – Pavoletti – Mertens, molto più interessante perchè è solo appartentemente un 4-3-3: Mertens infatti ormai pensa e si muove da vero centravanti, e andrebbe a creare con l’ex di turno una coppia che unisce il peso fisico alla tecnica in velocità. I cross di Ghoulam tornerebbero ancora più pericolosi grazie alla presenza di un nove classico, mentre Mertens potrebbe attaccare la linea difensiva senza essere l’unico riferimento per le difese. Tutto ciò viene reso possibile dal sacrificio di Insigne e Zielinski in posizione di esterni di centrocampo, con Hamsik più regista che incursore (posizione nella quale Sarri ha ammesso più volte che lo slovacco “gli dà gusto”) affiancato dalla forza fisica di Diawara.

IN VISTA DEL BERNABEU – Naturalmente nel fare la formazione Sarri dovrà tenere in considerazione l’impegno successivo, quella trasferta a Madrid alla quale afferma di non pensare mentendo spudoratamente. Se Callejon riposerà per forza, è difficile che Insigne possa giocare novanta minuti, soprattutto in caso di risultato favorevole; dovrebbe prendere il suo posto Giaccherini, per permettergli di rifiatare in vista di un match in cui non potrà risparmiare ripiegamenti difensivi. A centrocampo molto dipende dall’idea di Sarri sul ballottaggio Zielinski – Allan: potrebbe essere una buona idea risparmiare il brasiliano per affrontare quei Toni Kroos e Luka Modric che ad oggi compongono indiscutibilmente la coppia di centrocampisti più forte del mondo, ma Sarri potrebbe anche scegliere di limitare i due fenomeni blancos facendo all-in sul sistema di gioco e scommettendo sul polacco per aumentare il peso offensivo in cerca di un gol pesantissimo al Bernabeu. A seconda della sua decisione, chi dei due giocherà potrebbe venire sostituito abbastanza presto, probabilmente da un Marko Rog che strappa applausi ogni volta che mette piede in campo e al quale la posizione di esterno di fascia va a pennello. In difesa verrà per forza risparmiato l’altro squalificato Hysaj, che avrà comunque bisogno di un pieno recupero mentale per affrontare il duello più difficile della sua carriera, posto che la difesa contro il miglior giocatore del mondo è qualcosa che riguarda tutta la squadra e non solo il terzino albanese. Infine potrebbe fare qualche minuto Milik: a seconda di come sta, non sarebbe male concedere una sgambata al polacco per poterlo valutare, per sapere se a Madrid si potrà contare sul suo talento almeno a partita in corso nel caso si mettesse male.

Roberto Palmieri

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Grazie, grazie e ancora grazie a quel meraviglioso giocatore che è Marek Hamsik, che col suo sinistro fatato ha risolto l’ennesima partitaccia di questo momento della stagione del Napoli e probabilmente salvato la qualificazione alla fase finale. Marek si conferma ancora una volta uno dei più forti giocatori della storia del Napoli; e adesso vogliamo sentire se qualcuno stasera dirà che non è decisivo quando la posta in gioco si alza. Děkujeme moc, Kapitáne.

Detto questo, per il Napoli gira veramente tutto male in questo periodo. Il rigore di Quaresma è arrivato come l’ennesima beffa dopo l’ennesima partita giocata bene ma, come ormai ogni domenica e martedì da quando Milik si è infortunato, senza concretizzare la mole di gioco proposta. Non si può neanche colpevolizzare granchè l’allenatore: semplicemente, Mertens ci mette tanta buona volontà ma in quella posizione è davvero difficile decidere le partite per un giocatore della sua stazza, mentre Gabbiadini… Beh, non vogliamo infierire ulteriormente sul bergamasco, ma basta farsi un giro su Twitter cercando il suo nome per scoprire come si dice “un cono in mezzo all’area sarebbe più utile” in turco, portoghese e ucraino. Il numero 23 si muove in totale assenza di sincrono col ritmo della squadra, attaccando senza criterio la profondità e finendo sistematicamente in fuorigioco troppo presto o troppo tardi o con un taglio troppo prevedibile. Vero che in generale avere il centravanti è meglio che non averlo, ma così tanto vale giocare senza punte.

Il Besiktas da parte sua ha giocato una gara tatticamente sensata, eliminando dal campo Jorginho e lasciando molta libertà ai difensori centrali (più volte Koulibaly ha portato palla fino alla trequarti avversaria) pur di non concedere spazi, cambiando gioco con regolarità e affidandosi alla devastante progressione di Aboubakar, che stavolta non ha fatto la differenza. Il gol turco è arrivato su un tocco di mano abbastanza ingenuo di Maksimovic, che forse quel cross poteva pure deviarlo con la testa. Insomma, le contromisure avversarie sono sempre le stesse, il Napoli inizia a capire come aggirarle e il sempre maggiore minutaggio di Diawara aiuta a creare dubbi agli avversari, quello che non va è semplicemente che se Callejon non trova i suoi soliti tagli nessuno fa gol; questo rende necessaria la presenza di Insigne, il più bravo a sfruttare quella direttrice di gioco, ma rimane un tipo di giocata che può riuscire al massimo una o due volte a partita anche se viene provata e cercata con insistenza. Servono più soluzioni per buttarla dentro, e non si può aspettare Milik; ci si può aspettare una crescita in questo senso di Zielinski e Insigne, che hanno il potenziale per segnare di più. Per il resto, lo diciamo ormai ogni settimana, bisogna solo mandare Arcadio a Lourdes.

In caso di vittoria del Benfica stasera il Napoli dividerebbe la vetta del girone B con il Benfica in attesa dello scontro diretto all’ultima giornata, senza sottovalutare la Dinamo Kiev che non ha intenzione di rassegnarsi a fare il fanalino di coda. Per il momento, se siamo ancora in una posizione tutto sommato vantaggiosa, stasera lo dobbiamo solo al nostro grandissimo Capitano con la cresta. 

Roberto Palmieri

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Convincetevi! Quello di Ghoulam non è un errore. E’ stato tutto orchestrato. Un soffio d’angelo, una coda di diavolo ha spostato il pallone di pochi millimetri per far sì che quella palla, anziché essere spazzata in avanti, andasse all’indietro proprio sui piedi di Bonucci. E’ andata così. Ve lo giuro.

E voi credete davvero che il secondo gol – come ha detto Sarri – sia stato preso per colpa di Allan che non ha ripiegato su Higuain? Siete dei maledetti ingenui. Riguardatelo il gol. C’è la deviazione, ancora di Ghoulam, verso il centro dell’area e la palla passa a 40 centimetri da Chirches, quel tanto che basta per non consentire che la prendesse il romeno. Un campo di calcio è lungo circa 100 metri. Tra tante parti quel bastardo di pallone ha scelto proprio di andare verso l’innominato e senza che nessuno potesse intervenire. Chiriches non è andato incontro ad Higuain, non perché fosse distratto. Ma perché un’oscura presenza gli bloccava i piedi e gli tirava la maglietta.

Voi, se volete, potete dire e scrivere che il Napoli ha perso per gli errori di Ghoulam, per ragioni tattiche, per ragioni tecniche, per l’arbitro, perché Higuain ce l’hanno loro, perché Sarri ha sostituito Insigne e tutte le boiate che si scrivono in questi casi. Ma, dentro di voi, lo sapete benissimo che non è vero. Io da ieri sono invece convinto che l’unica ragione per cui il Napoli ha perso a Torino è che Dio è bianconero. Chi non fosse cattolico può sostituire a piacimento con Allah, Budda e succedanei. Gianni Brera parlava della dea Eupalla. Chiamatela come volete, ma è assurdo che il Napoli perda per l’ennesima volta a Torino per circostanze che definire sfortunate è riduttivo.

Il Napoli, per il secondo anno consecutivo, ha giocato alla pari e pure meglio dei bianconeri. E ancora una volta non ce l’ha fatta. Lo scorso anno per quella deviazione puttana sul tiro di Zaza, quest’anno per due assurdità a cui non ci si può credere.

Non posso dirvi con certezza se Dio sia juventino oppure, in quelle logiche che animano i credenti, i nostri patimenti per la squadra di calcio servano come compensazione perché l’Altissimo ci consente ancora di vivere in questa città vulcanica con il Vesuvio sempre pronto a minacciare. Non so dirvi se Dio, più semplicemente, sia un razzista del nord che ha in odio i napoletani.

Il Dio della Bibbia è violento, vendicativo, truculento. Eppure, almeno io, quando guardo la partita, ad ogni tiro del Napoli lo invoco e prego. A volte prego pure ad alta voce, come in una crisi, in uno stato di trans, vomito parole di preghiera e di speranza. E’ una malattia, è la mia malattia con cui faccio i conti ad ogni match e non ci posso fare niente. Dopo, poi, in me subentra la vergogna perché con tutti i problemi che ci sono nelle vite e nel mondo non avrei diritto ad invocare l’Altissimo perché il Napoli segni. E, come i fumatori, vizio che non mi faccio mancare, rimando ogni volta il proponimento di smettere. Ma, drogato, sono vinto. Sono religioso e blasfemo. Come Silvio Orlando nel pregevole Young Pope di Sorrentino, porto addosso la croce e qualche effige di Maradona.

Dio, è colpa mia se il Napoli ha perso? A volte penso di crederci. Ma nulla è certo, se non tutte queste inquietudini e tutte queste paure. Sono tifoso, un misero tifoso e devo scendere a patti con queste meschine debolezze.

Ebbene si. Io da ieri, se cercavo una prova, ho avuto la dimostrazione che Dio esiste e se esiste tifa per quelli là. Quello di Ghoulam non è un errore, lo sapete pure voi. E’ un soffio d’angelo, una coda di diavolo che ha spostato il pallone e l’ha fatto andare lì. Provatemi il contrario.

E quindi, in questi miei deliri, poiché la speranza è l’ultima a morire e la fede che si poggia sulla speranza è più incrollabile di qualsiasi altra forma di fede, sono allora costretto a pensare che il disegno divino voglia che il Napoli, per far un dispetto a quelli là, dovesse perdere a Torino per poi iniziare la sua rimonta. Lo scorso anno a quelli là è successo così. Non so se devo sperarci o se devo avere fede. Ma, affidandomi comunque alla ragione, sono portato a credere che il Napoli sia una squadra bellissima, organizzata, con un allenatore capace che ha saputo creare varianti alle assenze importantissime di Milik, Gabbiadini e Albiol. Devo credere che il Napoli giochi un gran calcio e che, alla lunga, il Signore voglia premiare chi ogni giorno ci prova e combatte. Non siamo ultimi, ma da ieri io sono ancor più convinto che possiamo essere primi. Dobbiamo solo fare pace con i Santi e un poco pure con noi stessi. Amen.

Valentino Di Giacomo

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