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20171112_152232_resized Ieri pomeriggio alle ore 15.20  davanti a circa 200 spettatori al comunale di Lusciano(in provincia di Caserta) si è giocata la quarta giornata dal campionato di Seconda Categoria girone A tra Lusciano-Lokomotiv Flegrea. Formazione dei padroni di casa: Di Bartolomeo,Sirio, Aversano, Cantone,Ponticielli,Palmieri, Costanzo, Frondella, Di carluccio   Esposito, Maisto. Panchina: Terzo, Petrillo, Paovico, Di Caprio, Corrado         All.Fabozzi. La Lokomotiv Flegrea si è schierata con il 4-3-1-2. Pugliese, Cimmino, G.Sorrentino, Borges, Magurno, Martusciello, M.Sorrentino, Laudiero, Nicolella, Costantino, Di Mattia. Panchina: Bastelli, Palombo, Franco, Grazioso, Daniele.  All Pizzo. Dopo i primi minuti di studio, al quattordicesimo minuto punizione di Costantino bloccata da Di Bartolomeo. Al ventidueesimo minuto bravo Pugliese in uscita per anticipare Maisto. Al venticinquesimo minuto bravo ancora l’estremo difensore flegreo che al venticinquesimo minuto respinge in corner una conclusione di Esposito all’interno dell’area di rigore che prova a sfruttare un errore di Cimmino in fase d’impostazione. Nel finale di tempo l’arbitro De Paoli ammonisce per proteste Costantino. In seguito prendono il giallo pure Cimmino  Di Carluccio e Cantone. Verso la fine del primo tempo Maisto sfiora la rete di testa, ma Pugliese salva sulla linea di porta con le proteste del pubblico di casa che chiedeva il gol. Il primo tempo si chiude sullo 0-0. Un Lusciano molto compatto, ha cercato più volte di impensierire la retroguardia  flegrea in contropiede posizionata leggermente troppo alta sul rettangolo verde di gioco.

Pronti via e nella ripresa il Lusciano si porta in vantaggio. Pugliese respinge il tiro di Frondella, ma sulla ribattuta si avventa Esposito che segna l’1-0 facendo esplodere l’intero comunale. Reazione immediata della Lokomotiv Flegrea che al cinquantatreesimo minuto pareggia con un colpo di testa di Cimmino sugli sviluppi di un corner battuto da Sorrentino. Al cinquantottesimo minuto esce per un infortunio muscolare Borges e entra Franco. Il difensore ospite in dodici minuti si fa espellere per doppia ammonizione. In seguito entra Grazioso per Di Mattia, con Nicolella che avanza in attacco da seconda punta al fianco di Costantino.  A metà del secondo tempo miracolo di Pugliese che devia in corner la conclusione di Frondella. Al settantaquattresimo minuto Costantino ci riprova su punizione, ma ancora una volta blocca Di Bartolomeo. Negli ultimi minuti di gioco la Lokomotiv Flegrea abbassa il baricentro per riuscire a portare a casa il pareggio. Nel finale di partita da segnalare l’ammonizione per M. Sorrentino , il cambio Daniele per Laudiero e l’ammonizione per Grazioso. Ultimo brivido per gli ospiti Frondella che si ritrova a tu per tu con Pugliese bravissimo ancora una volta a salvarsi respingendo il tiro, tra le proteste dei dirigenti ospiti per un fuorigioco di un metro non fischiato dall’arbitro. La partita termina con il punteggio di 1-1. Alla luce di questo risultato, la Lokomotiv Flegrea si porta seconda in  classifica a quota 10 punti. Prossimo impegno domenica in casa contro Falciano.

Ieri pomeriggio alle ore 18.00 a Giugliano si è giocata la quarta giornata del campionato promozione di Basket Girone A tra la neopromossa A. S. D. Giugliano-Lokomotiv Flegrea Basket. Ecco i due quintetti. Per i padroni di casa: Liguori, Fedele, D’Alterio, Morlando, Montanino. Coach. Amoroso. Per la Lokomotiv Flegrea: Di Francia, Cipollaro, Ariante, Imparato,  Conte. Partenza con molta intensità da tutte e due le squadre. Gli ospiti si portano in vantaggio con il punteggio di 4-7 a 7.40 dal termine del primo quarto grazie ai contropiedi di Cipollaro .Ariante a 4.58 dalla fine del primo quarto, finalizza un tiro supplementare incrementando il vantaggio dei verde nero sul (6-12). Gli ospiti finalizzano ancora un contropiede grazie ad Imparato per il 6-14. A questo punto Giugliano aumenta l’intensità difensiva riuscendosi a riportare in scia, chiudendo il primo parziale in svantaggio sul 15-20. I padroni di casa a fil di sirena falliscono pure una tripla. Nel secondo quarto primi canestri della Lokomotiv Flegrea siglati da Conte Di Fusco sotto canestro che determinano il più 8(16-24) a 7.52 dall’intervallo lungo. Un antisportivo fischiato ad Imparato e un fallo tecnico fanno spegnere la luce ai flegrei causando un calo mentale e Giugliano recupera portandosi addirittura in vantaggio grazie pure ad una tripla sul (28-24). Nella parte centrale del quarto i padroni di casa allungano chiudendo in vantaggio il primo tempo sul 31-24. Un parziale davvero incredibile di 16 a 4.

Al rientro sul parquet Giugliano si porta al massimo vantaggio sul più 9 (33-24). Un parziale di 0-3 dei verde nero firmato da Di Fusco e Ariante fermano l’avanzata dei padroni di casa portando il punteggio sul (33-27) a 8.08 dall’ultimo intervallo. A questo punto la Lokomotiv Flegrea mantiene questo svantaggio grazie ad una penetrazione di Cipollaro, ma in seguito la difesa ospite è troppo morbida sotto canestro e i padroni di casa avranno ancora a canestro. Un contropiede finalizzato da Conte riporta il punteggio al -7 43-36, ma Giugliano ancora una volta incrementa il vantaggio allungando sul più 10 (49-39).  Verso la fine dle terzo quarto Di Francia  fa canestro, urla qualcosa e gli arbitri inspiegabilmente chiamano antisportivo e i padroni di casa concludono in vantaggio il terzo quarto sul 53-41.

Nell’ultimo quarto i padroni di casa gestiscono il vantaggio, fino a 5.00 minuti dalla fine delle ostilità, quando Cipollaro riporta i suoi al -10 con una bomba 65-55.  A questo punto Di Francia firma un parziale di 0-4 grazie ai liberi segnati dalla lunetta portando il punteggio a 3.59 dalla fine sul 65-59. Giugliano però riesce a respingere l’assalto ospite aumentando il divario di distacco a a due minuti dal termine continua  condurre 70-62. Ariante Cipollaro a 1.03 dal termine grazie a duna tripla e ad un canestro riportano ai-3 i verde nero sul(70-67). A questo punto il protagonismo degli arbitri che fischiano a senso unico e l’imprecisione a canestro degli ospiti fanno finire la partita con il punteggio di 76-67 per Giugliano che decreta la prima sconfitta stagionale per la Lokomotiv Flegrea. La coda polemica per un arbitraggio scandaloso continua pure nel dopo partita che finisce in una rissa provocata dai dirigenti casalinghi. Oltre al fattore arbitrale, la chiave della sconfitta per la Lokomotiv Flegrea è stato il calo mentale del secondo quarto e del terzo quarto. Alla fine il grande cuore tirato fuori nell’ultimo quarto non è bastato. Alla luce di questo risultato, Giugliano raggiunge Casavatore in testa alla classifica a quota 8, terza la Lokomotiv Flegrea a quota 6. Prossimo impegno domenica prossima in casa contro Flavio Basket Pozzuoli.

B.C. GIUGLIANO

: D’Alterio R. 18, Montanino F. 13, Di Nardo D. (K) 10, Marano V. 9, De Maria G. 8, Morlando D. 6, Pianese P. 5, Cositore S. 2, Fedele A. 2, Ferrara F. 2, Liguori N. 1, Pedata D.
All.re: Amoroso.

LOKOMOTIV FLEGREA

: Ariante F. 15, Cipollaro L. 15, Di Francia S. 11, Di Serio M. 10, Conte F. 7, Di Fusco A. 4, Pirone A. 3, Imparato L. 2, D’Acunto M.
All.re: De Martino.

1o arbitro: Santopaolo Alessandro di Mugnano di Napoli (NA)
2o arbitro: Manco Marcello di San Giorgio A Cremano (NA
Ulteriori informazioni su Playbasket.it

Claudio Gervasio

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Chi ci segue abitualmente sa che su Soldato Innamorato non parliamo spesso di altre squadre se non per commentare le partite col Napoli; alcune volte però qualcuno di noi sente di avere qualcosa da dire, e allora si intromette negli affari degli altri.

Nello specifico parliamo dell‘esonero di Frank de Boer dall’Inter. Si potrebbe dire che si trattava di un allenatore arrivato appena in tempo per conoscere i giocatori, a dirigere una squadra costruita da un altro allenatore per giocare in modo totalmente diverso, scelto sapendo che avrebbe portato con sè dei concetti di gioco difficili da apprendere che richiedono lavoro; si potrebbe dire anche, a essere onesti, che ha raccolto 14 punti in undici partite con una squadra con valori tecnici almeno da Europa League subendo diverse sconfitte umilianti, vedi Hapoel Beer-Sheva. Ritenere giusto o meno l’esonero è questione di punti di vista; quello che è oggettivo e vale la pena evidenziare, invece, è l’imbarazzante arretratezza, ignoranza e pressapochismo che un certo giornalismo italiano ha dimostrato nei confronti di De Boer. Nello specifico, Fabio Caressa.

Il giornalista di Sky, noto a tutti per aver parlato sopra a Bergomi per due settimane nelle telecronache ai Mondiali 2006, rappresenta ormai da anni la reazione alla crescente preparazione e professionalità dei telecronisti (anche ex-calciatori riciclatisi commentatori come l’ottimo Adani) con il suo stile colorito e approssimativo, una macchietta che giudica le partite secondo le stesse categorie di un pensionato al bar, solo con un microfono davanti. Contro De Boer Caressa si è scagliato fin dall’inizio con una violenza che normalmente si rivolge a chi ti riga la portiera della macchina. A Sky Sport 24 un mese fa esternò in pieno il suo punto di vista: il “calcio olandese” (??) sarebbe un calcio perdente (ma che vuol dire?), De Boer non conosce il calcio italiano (sapevate che le regole sono diverse da quelle olandesi?), il suo stile di gioco o ti fa vincere 7-0 o perdere 3-0, insomma cosa vuole questo, che viene qua e pretende di insegnarci a giocare a pallone. La versione calcistica del “gli italiani nelle tende e gli stranieri 35 euro al giorno”.

Spero che voi lettori vi mettiate nei miei panni e capiate quanto cazzo è avvilente per un ragazzo di 22 anni che tiene una rubrica di lavagne tattiche e nel suo piccolo cerca, insieme a tanti altri giovani e a molti giornalisti professionisti, di far andare il discorso calcistico in una direzione più moderna che contempli la complessità che il gioco e le sue sovrastrutture oggi hanno, sentire uno dei più celebri giornalisti sportivi italiani esprimersi come un tuttologo da bar che crede che “calcio olandese” significhi “attaccare senza criterio”, che nel 2016 identifica l’immagine storica del movimento olandese nella finale mondiale persa da una delle migliori squadre della storia, l’Olanda di Crujff, bollata come perdente dopo aver sconvolto l’evoluzione del gioco come mai nessun’altra squadra prima, che crede che in Italia ci sia qualche fattore intangibile richiesto per poter allenare con successo, che cade addirittura nella banalizzazione del “in Italia chi attacca è un coglione e perde e chi difende è furbo e vince”. Forse per l’aria, l’umidità, per questi figuri il nostro calcio è dominato da regole diverse e o ci sei nato e morto oppure non capirai mai. Soprattutto se sei olandese.

Evidentemente sfugge a Caressa che la maggior parte delle squadre di primo livello -e non solo- nel campionato italiano applicano una proposta di gioco proattiva (si dice così, Fabio, quando una squadra sceglie di giocare controllando il pallone piuttosto che lo spazio, non c’entra niente essere olandesi): lo fa Sarri nel Napoli, lo fa Spalletti nella Roma, lo fa Sousa nella Fiorentina, Giampaolo nella Sampdoria, in diverse misure negli ultimi anni l’hanno fatto con profitto Montella a Firenze, Maran a Catania, Benitez qui da noi, Pioli alla Lazio e tanti altri, ciascuno con le sue idee e il suo stile, posto che la distinzione netta tra “squadre offensive” e “squadre difensive” è antidiluviana se non fantasia pura. Non stiamo neanche a parlare dell’Europa, doveva spadroneggiano Guardiola, Ancelotti, Luis Enrique, Pochettino, Zidane, Wenger, Tuchel, Klopp, e vienimi a dire che questi non avrebbero niente da insegnare al calcio italiano. Certo, ci sono anche i Mourinho, i Simeone, i Conte: ci sono tanti modi di vincere nel calcio, e nessuno nella storia, nè in Italia nè fuori, si è dimostrato finora il più vincente. Tranne che nella testa di Caressa.

Addirittura, e qui siamo al grottesco, il giornalaio Caressa per screditare De Boer ha tirato in mezzo il pessimo italiano dell’allenatore, un allenatore che appena arrivato si è messo a studiare una lingua nella quale probabilmente prima conosceva dieci parole, si è impegnato nei ritagli di tempo di un fitto calendario da due partite a settimana e si è sforzato di provare subito a rispondere in italiano nelle interviste. Caressa, che non si premura nemmeno di informarsi dai colleghi europei su come si pronunciano i nomi dei giocatori stranieri. De Boer, insomma, non conoscendo l’italiano non poteva comunicare con lo spogliatoio, che quindi non capiva le sue richieste; peccato che la rosa dell’Inter conti SETTE giocatori italiani compresi il terzo portiere Berni e il naturalizzato Eder (che, va detto, parla un italiano eccellente), peccato anche che De Boer parli fluentemente inglese e spagnolo, quest’ultima lingua madre di molti giocatori nello spogliatoio che parlano perfettamente italiano. Come ha scritto in proposito Michele Dalai sul blog interista “Il Nero e l’Azzurro” nel miglior articolo pubblicato finora sulla questione, pensate se lo stesso discorso valesse in Inghilterra per Mazzarri, Conte e Ranieri. E soprattutto vorrei proprio sentire se Caressa è capace di esporre in modo così fluentemente caciaro le sue opinioni da bar nella sua quarta lingua.

Il bullismo di Caressa nei confronti di De Boer ha contribuito, insieme a tanti altri giornalisti e giornalai, a destabilizzare la posizione dell’ex tecnico dell’Inter nei confronti di squadra e società, ha grosse colpe nel fatto che sia stato sfiduciato dai giocatori, con le sue opinioni reazionarie e retrograde amplificate dalla grancassa della sua poltrona a Sky Sport ha fatto tanta pressione mediatica da impedire a un professionista di fare il suo lavoro, danneggiare gravemente la sua carriera, destabilizzarne probabilmente la famiglia che si era appena trasferita a Milano e spinto la società a cambiare di nuovo in corsa, con effetti che sul lungo periodo difficilmente saranno positivi. Certo, de Boer è responsabile dei suoi risultati negativi e Suning delle sue scelte manageriali, ma tutti sappiamo quanto conti il lato mediatico nel calcio di oggi, e il fatto che un giornalaio, un incompetente, un arrogante bulletto senza arte nè parte come Fabio Caressa ne sia una figura di spicco e sia nella posizione di fare così tanti danni con le sue sparate grossolane e pressapochiste è vergognoso.

I tifosi dell’Inter, da parte loro, per la maggior parte sono solidali all’allenatore e incolpano proprio la società, evidentemente la prima responsabile della situazione che è culminata con l’esonero. A noi tifosi del Napoli ovviamente fa comodo che una diretta rivale sia in difficoltà; quello che deve far riflettere è lo stato dell’informazione sportiva nel nostro paese, in cui si continua a credere di trovarsi nell’epoca di Nereo Rocco ed Helenio Herrera e interpretare il gioco secondo categorie che forse andavano bene quarant’anni fa. Proprio noi, che ci siamo passati con Benitez, ne sappiamo qualcosa.

Roberto Palmieri

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Due pesi e due misure

E’ notizia di questi giorni la rimozione da parte di Sky di Paolo Di Canio, reo di aver tatuato sul braccio l’eloquente scritta “DUX” per omaggiare Benito Mussolini. Che Paolo Di Canio avesse simpatie fascistoidi è una sorta di segreto di Pulcinella. In un derby esultò persino alzando il braccio in segno di saluto romano. Insomma, fermo restando l’ovvia condanna del fascismo, sembra la solita storia di morale tutta italiana. Un Paese bigotto il nostro, a cui si aggiunge l’iper-bigottismo americano di Sky e Fox: su certi argomenti il Paese “Stars&Stripes” mette la freccia e ci sorpassa a velocità smisurata in quanto alla finta morale.

Da questa storia ne escono tutti sconfitti: Paolo Di Canio che non potrà raccontare le sue storie, i clienti di Sky che non potranno godere del godibilissimo programma dell’ex calciatore azzurro, uno dei pochi in tv dove si parla di calcio “vero”, ci perde pure Sky che aveva investito molto probabilmente per assicurarsi le prestazioni di Di Canio.

Poi, qui a Napoli, ci torna alla mente un episodio che ci fa pensare al classico meccanismo dei “due pesi e due misure”, riguarda Massimo Mauro. Il commentatore di Sky, con somma viltà, accusò l’allora allenatore del Napoli, Rafa Benitez, di essere “disonesto”. Cosa più grave, lo fece quando Benitez era già andato via dalla postazione tv e quindi non poté controbattere.

A me il fascismo fa schifo. Ma mi fanno più schifo certi personaggi che offendono gli altri senza che questi possano replicare. Che poi in tv è tutto, è il minimo criterio giornalistico consentire la difesa a chi è oggetto di critiche nel corso di un programma tv. Allora Sky difese Massimo Mauro per un gesto di una gravità inaudita che ha a che fare, oltre che con i basilari criteri giornalistici, con i fondamentali assunti di educazione ed “essere uomini”, vale a dire “parlare in faccia”.

Il mellifluo Mauro è ancora lì. Il “mostro” Di Canio invece no. Noi pensiamo che questo sia un comportamento intellettualmente “disonesto”. Se Sky vuole siamo qui per loro eventuali repliche. Noi le critiche le facciamo “faccia a faccia”.

Si segnala, così giusto per dire, che in Italia esiste il reato di apologia del fascismo, non quello di apologia di Mussolini. Il tatuaggio di Di Canio è stupido, fa schifo, è di cattivo gusto, ma non rappresenta un reato. Tanto più che il suo era un programma sportivo, non politico. Riteniamo quantomeno difficile che, nel bel mezzo di una trasmissione, Di Canio avrebbe potuto mettersi a parlare del manuale del perfetto fascista o delle leggi razziali. Vabbè, anche questa è andata. Male.

Valentino Di Giacomo

 

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Mi sono mio malgrado abituato al calcio moderno, certo non lo amo molto ma credo sia anche questione di età e forse di maturità. Mi esalto ancora come un bambino quando il Napoli gioca, gioisco e piango per la maglia azzurra allo stesso modo da circa 30 anni, ma d’estate da qualche anno a questa parte preferisco pensare al mare, mi guardo le amichevoli, mi piace vedere chi ha comprato il Napoli, ma del resto non me ne fotte più di tanto.

Mi rendo perfettamente che Higuain è un campione, è in assoluto il giocatore più forte che c’è in Italia, tecnicamente è fra i più forti al mondo ed è un professionista. Per quanto possiate amare l’azienda per cui lavorate, dubito che se un’azienda più grande vi offrisse il doppio, qualche premio produzione e magari condizioni migliori di lavoro e nuovi stimoli voi non firmereste il contratto dopo 10 minuti. Ecco, questo è quello che ha fatto Higuain, nulla di più e nulla di meno… Se non fosse che l’azienda per cui lavorava ha 6 milioni di persone che la amano follemente, che la considerano parte di sé stessi e che vivono per lei… E questo rende il Pipita oltre che un campione, oltre che un grande professionista, anche un po’ una lota. Ma è solo un giudizio di forma, perché la sostanza non cambia.

Il Napoli per noi è una squadra, per il presidente e per pochi altri un’azienda. Non sono uno di quelli che odia a prescindere De Laurentiis ma non sono neanche uno di quelli che lo difende a spada tratta, credo che abbia il merito di aver portato il Napoli a vivere uno dei periodi più esaltanti della sua storia, di aver creato una società economicamente stabile ma lo condanno per aver trasformato il Napoli in tutto e per tutto in un’azienda e aver quasi del tutto dimenticato cosa significa quell’SSC prima di Napoli: Società Sportiva Calcio, e di conseguenza per aver trasformato il pubblico in spettatori.

Non sono uno di quelli che si sta strappando i peli da petto per la partenza di Higuain, non mi dispiace neanche particolarmente che sia andato alla Juve, aspetto il 21 agosto per riprendere a urlare, cantare, bestemmiare e festeggiare, sapendo che uno dei giocatori più forti che abbia vestito la nostra maglia non c’è più e sperando che qualcuno possa fare di meglio… perché il punto è proprio quello: chi sarà questo qualcuno?

De Laurentiis come abbiamo detto è un imprenditore, fra il premio della qualificazione in champions e la clausola di Higuain ha in mano una cifra mostruosa e, come espresso nel titolo, le opzioni rimaste sono 3. Sarebbe un suicidio non reinvestire, almeno se vuole continuare ad essere il presidente del Napoli, e di certo non può farlo comprando un paio di nomi che tengono buona la piazza, ci vuole almeno un campione affermato, non necessariamente un centravanti, ma un giocatore che possa fare la differenza in ogni partita, non uno di quelli che risolve una partita, uno di quelli che ti dà certezze per stagione intera, più altri nomi che possano essere sostituti validi per il centrocampo titolare e magari offrire anche ulteriori alternative tattiche. Non faccio nomi, perché non servirebbe. Ma il Napoli ha l’occasione per creare una rosa competitiva per almeno altri 3 anni, non dico per vincere, perché per me non è la priorità, ma per giocare ad alti livelli e combattere fino alla fine.

La seconda opzioni è un investimento in infrastrutture e nel settore giovanile. Vi confesso che ho sofferto di più nel vedere l’A.C.D. Boys Posillipo entrare a far parte della J Academy della Juve che vedere il passaggio di Higuain. Nulla contro la scelta della scuola calcio, anzi, la loro scelta è giusta e sacrosanta e mi auguro possa offrire il meglio ai ragazzi, ma mi dispiace che il Napoli non possa e non sappia offrire un’alternativa a questo. Dopo 12 anni il Napoli si allena ancora in una struttura inadeguata a Castelvolturno, la primavera non ha praticamente una sede, il settore giovanile tantomeno, la rete di scouting è nulla e non c’è un giro di scuole calcio affiliate. Se tutti questi soldi fossero trasformati in investimenti SERI per la scugnizzeria di cui ogni tanto si riempie la bocca sarei entusiasta. Avere scuole calcio che crescono ragazzi da proporre a un settore giovanile che si allena in un centro d’avanguardia insieme alla prima squadra… avere nel giro di 5 o 6 anni una squadra che si tiene in piedi da sola e che ogni anno fa esordire ragazzi pronti alla serie A…. Sarebbe un sogno ma mai come in questo momento realizzabile.

La terza opzione? Bé, se non fa la squadra, se non fa gli impianti… fa schifo! Nulla di più e nulla di meno, voglio augurarmi che non sarà così, perché se tiene il malloppo e sparisce dubito che ci siano cinesi o sceicchi pronti a prendere il suo posto e purtroppo il panorama è povero di alternative.

Paolo Sindaco Russo

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Antonio Conte (foto da Flickr)

5 difensori in linea, 3 centrocampisti di cui due pronti a scendere sulla linea dei difensori, qualche portatore di palla che deve far arrivare il pallone a due attaccanti di cui uno più bravo a fare a sportellate che altro, lo odiavo quando lo faceva Reja con un Napoli senya pretese figuriamoci ora che lo fa Conte per vincere un torneo internazionale.

Il CT dell’Italia, aveva a disposizione una difesa di altissimo livello, uno dei portieri migliori della storia del calcio e non ha saputo fare nulla di meglio che portare il calcio italiano indietro di almeno 30 anni, certo una scelta che spesso si rivela vincente e per questo io stesso ero abbastanza sicuro della vittoria dell’Europeo, ma che sicuramente non ha fatto il bene del nostro calcio: poca meritocrazia, nessuna innovazione tattica e un calcio tutto cuore e polmoni tanto anacronistico quando poco fruttuoso in ambito internazionale

L’italia fa così schifo che poteva vincere, non ho mai tifato per la nazionale e non avrei esultato, ma questa squadra ha meritato di arrivare ai quarti cosi come ha meritato di uscire contro i tedeschi, Conte è stato bravissimo a spremere i giocatori e farli arrivare ai quarti ma proprio nella partita con la Germania ha dimostrato la sua totale incapacità di gestire gli scontri secchi: far entrare Zaza al 120° ne è la provafinale,

Vuoi portarla ai rigori contro giocatori di maggiore esperienza?
Vuoi far tirare un rigore a un giocatore totalmente freddo che avrebbe potuto sostituire un giocatore sfinito come Pellè?

Non ti sorprendere se poi sbagliano entrambi.

Ora conclusasi l’esperienza di Conte a noi Napoletani non resta che sperare che Insigne torni felice e galvanizzato dai pochi minuti giocati e dal rigore trasformato e che il nuovo ct possa dare lo giusto spazio ai (pochi) italiani che giocano nel Napoli.

Paolo Sindaco Russo

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Un caffè con lo story teller

Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di poter intervistare presidenti del Consiglio, della Repubblica, leader politici e personaggi sportivi di spicco. Ma era lavoro. C’era emozione, ma non empatia o simpatia con il personaggio intervistato.

Federico Buffa e Valentino Di Giacomo
Federico Buffa e Valentino Di Giacomo

Quando Federico Buffa mi ha detto che ci saremmo incontrati al Gambrinus per poter fare un’intervista sapevo che la professionalità la dovevo lasciare a casa. Perché ci sono momenti nella vita che vanno goduti. E chissene se ci rimette un po’ la professionalità. Quella che vi proponiamo non è un’intervista, è un dialogo fortunato con un mio mito personale. Per me IL CALCIO, lo sport vero, è quello che racconta Federico nei suoi programmi e nei suoi spettacoli. Storia, musica, letteratura si stagliano nelle leggendarie imprese che lo sport è capace di farci vivere. Proprio come quelle che lui ha raccontato al San Carlo la scorsa settimana sulle Olimpiadi del 1936 facendoci ridere e piangere.

Uno stralcio di questo dialogo è già stato pubblicato da Il Mattino, testata che amo e per cui collaboro. Ma sarebbe stato impensabile pubblicare sul sito del giornale un video così lungo e, a causa mia, a volte anche un po’ disordinato.
Quello che vedrete in questo video è un dialogo davanti ad un buon caffè. Non ha nulla di pretenzioso circa i canoni dell’intervista. Gli chiedo di Napoli e lui mi risponde di Pietro De Vico, del teatro e della musica napoletana. No, a Federico Buffa non si può fare un’intervista perché lui è TROPPO più di qualsiasi genere. E, come i grandi, senza un genere ne ha creato uno. Tutto suo, tutto speciale.
Con Buffa puoi solo accendere una camera, poi fa tutto lui. Un po’ come faceva Diego. Ecco, l’emozione provata dal cronista è la stessa di quando ho avuto la fortuna di fare qualche domanda a Lui. Lasciando andare a briglia sciolta il cuore. Emozioniamoci. Senza emozioni che si campa a fare? Buona visione. QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA.
Valentino Di Giacomo
P.S. Un grazie immenso a Domenico ed Adriano che mi hanno supportato e sopportato la mia ansia pre-incontro. Un abbraccio fraterno a Roberto Daidone per aver realizzato questo splendido montaggio del filmato. Vi voglio bene.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

22 giugno, Villeneuve-d’Ascq, Francia. Allo Stade Pierre Mauroy è il minuto 65 di Italia-Irlanda, valida per la qualificazione alla fase finale degli Europei. La Nazionale, partita non certo con i migliori auspici ma nella segreta speranza di un riscatto intorno alla solita retorica del gruppo e del patto d’acciaio tra squadra e allenatore, è in una pessima situazione. Le due partite precedenti sono state una disfatta: una sconfitta senza appello all’esordio contro il Belgio con i gol di De Bruyne, Hazard e Nainggolan (Mertens è subentrato verso la fine senza incidere confermando il suo karma di riserva) ha cancellato ogni prospettiva di primo posto; al secondo turno era obbligatorio superare la Svezia, ma uno Zlatan formato Godzilla e l’imprecisione di Immobile, Pellè ed Eder hanno fermato gli azzurri sull’1-1 (il vantaggio italiano è di Candreva su calcio di rigore dubbio). Dopo la partita Chiellini è entrato in psicoterapia, dato che continuava a camminare circospetto per i corridoi dell’albergo col terrore che spuntasse Ferreira-Carrasco da un angolo buio; così è stato schierato titolare Ogbonna, che nel primo tempo si è perso O’Shea su calcio d’angolo provocando il vantaggio irlandese. Acerbi, Criscito, Rugani, Romagnoli e Tonelli, che si sono organizzati insieme per visionare la partita in villeggiatura, pubblicano un selfie con birre ghiacciate e sorrisi soddisfatti sull’account Twitter del neo-napoletano. Nel frattempo arriva la peggiore delle notizie: nonostante le difficoltà difensive Re Zlatan, ormai onnipotente, ha appena segnato in rovesciata volante il 2-2 contro il belgio, che qualifica entrambe le squadre.

Conte non sa che pesci prendere. Per sperare di essere ripescato tra le migliori terze ha bisogno di ribaltare il risultato, ma De Rossi in regia si abbassa sulla linea difensiva pure sui calci d’angolo a favore, i dribbling prevedibili di Giaccherini non creano mai superiorità numerica, Immobile attacca la profondità senza criterio con la linea avversaria praticamente appesa alla traversa, Pellè si spende tanto e prende tante mazzate ma non riesce a far salire la squadra. Così decide di giocarsi il tutto per tutto: si tappa il naso e mette dentro Insigne, quel ragazzetto che non gli piace per niente perchè non ha mai giocato nella Juventus e non può giocare nè da quinto di centrocampo nè da seconda punta, passando al 4-3-3 e sperando nel miracolo.

L’esterno del Napoli dà tutto, corre, pressa, ma la squadra non riesce a interpretare bene un modulo ormai messo da parte e il minutaggio ridottissimo delle amichevoli non ha permesso a Lorenzo di sviluppare intesa con i compagni; in più Giaccherini continua ad accentrarsi occupando il suo spazio preferito, Ogbonna da terzino sinistro non farebbe una sovrapposizione nemmeno sotto tortura, e Pellè riempie per intero l’area anzichè cercare di svuotarla, mandando in crisi il povero Insigne abituato ai movimenti di Higuaìn, Hamsik e Ghoulam. Un paio di tiri a giro fuori dallo specchio non bastano: l’Italia perde, si piazza quarta nel girone e va vergognosamente a casa. Psicodramma.

Nei giorni successivi la stampa è unanime: che egoista Insigne, non passava mai il pallone, provava a fare tutto di testa sua, andrebbe bandito dalla Nazionale! E poi con quel taglio di capelli zarro sembra un guappetiello di Gomorra, è evidente che non si impegna. Buffon e Bonucci da parte loro fanno la voce grossa e dicono genericamente che “i giovani devono capire che in Nazionale bisogna dare tutto, mica fare i fighetti coi tiri a giro”. Lorenzo ci prova a spiegare che con quei compagni aveva giocato in tutto un’ora complessiva in amichevole, che l’Irlanda difendeva il vantaggio e intasava gli spazi, che ci ha provato con tutto sè stesso ma non è possibile ribaltare una partita da solo in venti minuti, che non è giusto incolpare lui che è stato sempre tenuto a margine; niente da fare. La stagione successiva Insigne, psicologicamente distrutto, perde il posto da titolare in favore di Mertens, almeno fino a Febbraio quando  Higuaìn colpisce il belga su una rotula con un randello perchè in tutto il girone di andata gli aveva passato cinque palloni e pure male.

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Questo scenario è ovviamente di fantasia e chi scrive si augura che l’Italia venga trascinata dal nostro Lorenzo, più per il bene suo che della maglia azzurra sbagliata. Purtroppo però le scelte di Conte in amichevole dimostrano chiaramente che davanti a lui ci sono non solo l’onesto Pellè e il buon Zaza, ma anche gli impresentabili Immobile ed Eder, che in questa stagione hanno dimostrato di correre tanto ma anche di non buttarla dentro nemmeno con le mani. Così, come in Brasile, sicuramente Insigne verrà lanciato nella mischia soltanto quando ci sarà da recuperare l’irrecuperabile; e realisticamente non ci riuscirà, perchè le sue qualità non possono far svoltare in pochi minuti una selezione che di qualità non ne ha proprio per niente. A questo punto tanto valeva lasciarlo a casa, se nel disastro annunciato che sta arrivando deve andarci lui, il meno colpevole, per sotto.

Roberto Palmieri

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Finisce il campionato e le vacanze si avvicinano e la nostra voglia di calcio comincia già a farsi sentire. Calciomercato e ben 3 competizioni internazionali ci faranno compagnia, e anche lontani dal campionato le incazzature sono dietro l’angolo. Ecco un piccolo vademecum per godersi l’estate, e il pallone, senza cominciare a intossicarci prima del tempo.

1) Non ascoltare i procuratori: il loro lavoro è principalmente sparare cazzate per aumentare l’ingaggio o ottenere qualcosa in più. Spesso parlano al posto del giocatore che magari non direbbe mai una cosa simile… La soluzione è semplice? Fottersene delle loro dichiarazioni!

2) Non credere a nessuna notizia di mercato prima dell’ufficialità: ho passato estati convinto di vedere Romario e Baggio con la maglia del Napoli. Zenga sarebbe arrivato sicuro come Vlaovic, Ortega e altre centinaia di nomi che ogni estate ci hanno propinato i giornalisti. Nel calcio contano solo le notizie ufficiali, il resto sono chiacchiere ed è meglio non perderci tempo.

3) Non cliccare su nessuna notizia INCREDIBILE!!!: nella migliore delle ipotesi scoprirete che il benzinaio di Paolo Cannavaro si è fatto un selfie con lui. Altrimenti sono notizie di calciomercato totalmente infondate. Evitiamo di regalare qualche centesimo a gente che spaccia il clickbaiting per giornalismo.

4) Divertirsi guardando gli Europei, la Coppa America e le Olimpiadi ma senza illudersi: i grandi tornei internazionali sono una vetrina straordinaria per molti giocatori. Succederà sicuramente che ci innamoreremo del centrocampista albanese che porta la sua squadra ai quarti, del centravanti peruviano autore di una tripletta spettacolare o delle giovani rivelazioni africane che battono i favoriti. Inevitabilmente inizieremo a sognarli in maglia azzurra… Per tornare con i piedi per terra basterà ricordare che Vargas è stato capocannoniere dell’ultima Coppa America.

5) Rivedersi goal, azioni, sintesi: la voglia di Napoli si esprime anche con la voglia di calcio in tv. Ma invece di daro adito a opinionisiti di dubbia provenienze, ex allenatori frustrati, giornalisti autoproclamatisi esperti di mercato meglio ripassare un po’ la storia, rivedersi le giocate, i goal, le azioni e i numeri che ci hanno fatto divertire in questa stagione. Il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano,

6) Chiacchiere da bar sui ricordi, non sulle aspettative: Higuain si ripeterà? Sarri sarà in grado di gestire la doppia competizione? I rincalzi saranno al livello dei titolari? La risposta è semplice: Non lo possiamo sapere! Per cui al bar parliamo delle punizione di Insigne, dei recuperi di Koulibaly, dei goal di Higuain, ricordiamoli nel dettaglio senza pensare a quello che sarà, rischiamo solo di farci false illusioni o di fasciarci la testa prima ancora di ciaccarci. Diamo tempo al tempo e divertiamoci.

7) Lasciar parlare i tifosi avversari, i debiti con la bocca lasciamo che siano gli altri a farli: in vacanza si incontra gente da tutta Italia, lasciamo che gli amici Romani ci raccontino di aver già prenotato il circo Massimo, lasciamo che i calabresi ci dicano che per quest’anno sono pronti a festeggiare la champions della Juve, noi rimaniamo vaghi… non si sa mai.

8) Considerare le amichevoli estive per quello che sono: test. In precampionato non conta quanti goal fai contro la rappresentativa trentina o se batti il real Madrid, non conta neanche chi gioca e in che ruolo gioca, sono test, esperimenti che Sarri fa per capire come sfruttare al meglio la squadra. Insigne Fantasista e Hysaj a sinistra ne sono il calssico esempio. anche qui non illudiamoci e non lamentiamoci, il campionato è tutt’altro.

9) Giocate a pallone, ovunque e con qualsiasi cosa: super santos fisso nel cofano e qualsiasi spiaggia, prato, parcheggio, insomma qualsiasi spazio abbiate a disposizione deve diventare un campo da calcio. anche se siete scarsi da morire e fuori forma, per chi fa del tifo una ragione di vita giocare a calcio, anche in modo arronzato e discutibile, serve a ricordare una cosa fondamentale: che il calcio è un gioco!

10) Maradona: perchè per noi il 1è solo e sempre lui, e anche d’estate è bene non dimenticarlo mai!

Paolo “Sindaco” Russo

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Sabato alle ore 19.30 allo stadio Simpatia di Pianura si è giocata la quinta giornata di ritorno  valevole pe campionato di  terza categoria girone tra B  Lokomotiv Flegrea- Virtus Marano. La Lokomotiv Flegrea  allenata questo weekend dal secondo  Riccardo Morè si è schierata con il 3-4-3: S.Cioce- Cimmino-Dellonco- Morelli- M.Cioce-Farkas- Vitiello-Palombo-Ambra-Laviano-Scarpitti. 

Nel primo tempo partita molto bloccata , da segnalare solo al decimo minuto un’uscita di S.Cioce sull’attaccante avversario, un goal mangiato dal Marano al quindicesimo minuto, una punizione parata da  S. Cioce e un’uscita avventata di quest’ultimo che per poco non porta allo svantaggio Verde Nero. Squadre negli spogliatoi sullo 0-0. Nella ripresa si vede più spettacolo. Laviano al quarantottesimo manda alta una punizione, dieci minuti più tardi un retropassaggio pericoloso del Marano rischia di favorire i padroni di casa.Al sessantunesimo minuto per i Verde Nero esce Palombo per l’attaccante Di Mattia al rientro dopo l’infortunio che alza il baricentro dei padroni di casa.  Quest’ultimo al sessantareesimo minuto sembra procurarsi un rigore per un contatto alle sue spalle ma per l’arbitro non ci sono gli stremi per la massima punizione.  Sempre quest’ultimo va vicino al goal in due occasioni una con un tiro di poco al lato e l’altra con una palla calciata  sopra la traversa da buona posizione.

Alla  mezz’ora della ripresa ultimo cambio  della Lokomotiv Flegrea con Moretti che entra al posto di M.Cioce. All’ottantunesimo minuto viene espulso per i padroni di casa Guida  dalla panchina per proteste verso l’arbitro . Verso la fine della partita due miracoli di S. Cioce. Proprio  mentre la partita sembra destinata ad  un pareggio ecco il vantaggio del Marano, da un cross proveniente dalla destra con  l’attaccante bravo a deviare in rete con una scivolata , in questo caso errore di  Moretti che si fa saltare con troppa facilità. I 6 minuti di recupero finali non bastano per prevenire al pareggio. Per i padroni di casa ammoniti Scarpitti- Ambra- Morelli Con questa sconfitta la Lokomotiv Flegrea si mantiene al centro della classifica.  Prossimo turno Esperia Rione Alto-Lokomotiv Flegrea . Questi i risultati del girone B:

Cus 1-Interpianurese 1

Lokomotiv Flegrea 0- Virtus Marano 1

Real Puteoli 4- Esperia Rione Alto 0

Atletico Naples 2-Montecalcio 2

Pianura Calcio 4- Virtus Panza 0

Virtus Social Quarto 0- Volare Calcio 5. 
Ha riposato il Villaricca.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Si! Come nelle migliori tragedie Shakespeariane la morte diventa liberazione da uno sforzo sofferente e inutile, che solo l’amore o la follia possono spingere i protagonisti a compiere. Cosi per noi! I tifosi del Napoli in tutto il mondo,legati insieme alla squadra da un sogno Scudetto, hanno sperato, pregato, sfiorato l’idea che questo campionato potesse raccontare un lieto fine.

Il Napoli di Sarri, Higuain e compagnia ha dimostrato sul campo di meritare il tricolore, ha giocato e gioca bene, diverte, segna, convince, difende (che pare a casa nostra, l’unico modo di meritarsi qualcosa). Basti ricordare le ottime garanzie di Reina e kulibali, i numeri mondiali di jorghino, la doppia cifra di assist e gol di Insigne che lo pone, a livello di score,su podii europei, i trenta, i 30 (Va letto a numeri) gol del Pipita.

Ma cosi come l’amore tra Romeo e Giulietta acceca i due giovani, anche noi non abbiamo visto lontano abbiamo ascoltare il cuore e non la ragione, ci eravamo dimenticati, ingenui, che siamo nel paese dei Capuleti e dei Montecchi, dove il potere trama alle spalle dei giusti, dove la corruzione la vince sull’ impegno, dove il potente o il raccomandato ridono per ultimi e ridono bene. Ma peggio ancora, ci eravamo dimenticati di essere in un Teatro; in una nera commedia gia scritta che a volte ha contorni grotteschi. Il soldato innamorato corre ignaro e speranzoso contro il suo fato.

Quando ci dicono o ci diranno col sorrisino, che ci avevamo sperato troppo sappiate che è stato giusto, ma che era ciò che volevano anche loro; dovevamo crederci tutti perché la finzione risultasse piu credibile. A conti fatti siamo stati grandi attori tanto bravi da farlo sembrare reale, da far credere al Regista stesso, forse solo per un attimo, che stesse accadendo tutto per davvero. Ci eravamo dimenticati il copione gia scritto, il trucco sui visi. È bastato un anonimo mezzogiorno di fuoco per regolare i conti.

Romeo muore su Giulietta, Amleto non sfugge al suo destino e ad Udine tutti ritornano nella parte…tanto gli hanno gridato da ogni dove che non poteva andare così che il Napoli si ricrede. Reina si ferma, Ghulam regala, Insigne inciampica, gjorghino ritrae, Higuain dopo lo sforzo estremo viene portato via dalle guardie e incarcerato…Sarri fuma… Ora la scena è pronta per l’epilogo che si aspettavano tutti e gli attori che fanno i morti in scena sono distesi e immobili.

Non parlano, non piangono, non corrono, non cantano di Un giorno in cui all’ improvviso, ora possono tirare il fiato… lasciando la scena ai veri protagonisti, pensando: Finalmente è Finita! I grandi dignitari di corte, e il Re e la Grande(sua)Signora posso ora inscenare rimpianti falsi e lacrime da coccodrillo e complimenti per la trasmissione, finche non calerà la tela e si prenderanno ogni applauso.

E noi? Per terra, al buio e in silenzio che fine faremo nella quiete del perdente? Ci Nascerá quel dubbio? Finalmente … è Finita?! Ci salverà la nostra fede? La voglia di non mollare? L’amore che brucia e ci spinge a rialzarci? Dimentichiamo già… che dipende sempre dal Regista. E allora?

E allora coraggio e avanti così e Forza Napoli e Sempre! Ci basterebbe essere gli stessi grandi attori ma in un teatro diverso, reale, futuristico, sincero, forse il Teatro dell’Assurdo?

Gabriele Toralbo