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aurelio de laurentiis

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Aurelio scambia l'addetto stampa per un body guard

Guido Baldari

Quando il Napoli si è laureato campione d’inverno, Aurelio De Laurentiis ha deciso di andare in sala stampa per gridare ai quattro venti che la scelta di Maurizio Sarri è stata una sua intuizione. La settimana successiva, dopo la vittoria contro il Sassuolo, il presidente è corso ancora una volta davanti alle telecamere per bearsi della riuscita dei suoi progetti.

Dopo Napoli – Inter e le polemiche furiose tra Sarri e Mancini la SSC Napoli ha invece mostrato la sua totale inadeguatezza. Perché nel calcio moderno si può essere primi in classifica e si può finanche giocare un bel calcio, ma oggi una società per essere realmente considerata da vertice ha il dovere di dotarsi pure di un potente ufficio stampa che sappia far fronte a certe emergenze che possono destabilizzare squadra e tifosi al pari di infortuni, cambi tecnici sbagliati e acquisti fallimentari.

La SSC Napoli ha invece deliberatamente deciso di farsi massacrare dai media senza offrire alcun argine e nessuna protezione al proprio tecnico. Quando Maurizio Sarri l’altra sera si è presentato davanti alle telecamere era visibilmente scosso, colpito dalla polemica che stava nascendo. Gli opinionisti Rai, con il direttore del Guerin Sportivo in testa, Giampiero Timossi, sembrava che avessero di fronte Hannibal Lecter e non un uomo di calcio che, avrà pure sbagliato, ma come possono sbagliare tutti quando si è poco lucidi.

Dov’è l’ufficio stampa del Napoli, dov’è Guido Baldari? La sua stazza gli consentirà probabilmente di cacciare in malo modo i giornalisti impertinenti da qualche conferenza, ma dov’è la stazza del comunicatore che prende di petto la situazione e cerca di offrire una sponda ai propri tesserati per evitare il massacro pubblico?

Gli esempi di altre illustri società sportive insegnano che non si vince mai per caso: le vittorie sono sempre frutto di lavoro e organizzazione. Un lavoro e un’organizzazione che non si può non riconoscere alla società di De Laurentiis sul piano sportivo, ma che è ignobilmente fallimentare per altri fattori. Se il marketing con la sapiente regia di Formisano ottiene risultati eccezionali, la comunicazione istituzionale del Calcio Napoli è di livello infimo. Ed è un elemento gravissimo in questo mondo del calcio che diventa sempre meno sport e sempre più show-business che si basa sulla comunicazione.

Cosa aspetta De Laurentiis per migliorare anche questo aspetto del suo club? La querelle Sarri-Mancini, se non sarà debitamente gestita, rischia di minare nel profondo tutto il lavoro svolto in questi anni dal settore sportivo della società.

Sarri è stato mandato in pasto a giornalisti, che molto spesso hanno aderenze e amicizie con club concorrenti al nostro, senza alcun filtro, senza difesa, senza un’adeguata protezione da parte del club.

E questa, tristemente, è una storia che si ripete sempre, ogni anno. Dalla figura infima di Benitez dopo un Juve-Napoli al cospetto di Conte, agli interminabili silenzi stampa della scorsa stagione che hanno contribuito a mettere il Napoli ancora di più nell’occhio del ciclone dei media.

Il peggio, dal punto di vista della comunicazione istituzionale del club, è ormai accaduto ed è difficile porvi rimedio. Magari un ufficio stampa con i contro-coglioni dopodomani, quando ci saranno le manifestazioni delle associazioni Lgbt per le unioni civili, porterebbe Sarri a fare due foto con qualche attivista per far comprendere al mondo intero che il nostro mister non è un omofobo. Ma per fare scelte del genere c’è bisogno di competenza, professionalità, fantasia, prontezza di riflessi: tutto ciò che occorre ad un ufficio stampa all’avanguardia. Ma De Laurentiis confonde il ruolo di un addetto stampa, con quello di un body-guard. Almeno sapesse fare la seconda cosa… Certo, a criticare siamo bravi tutti, ma quando è troppo è troppo. E possiamo assicurare che non c’è nulla di personale verso Guido Baldari che resta comunque un valido professionista. Ma per certe sfide che si presentano oggi, al momento, per paradossale che sia, non si sta rivelando all’altezza della situazione.

Arturo Santaniello

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Gli eterni scontenti

Fonte: sscnapoli.it

Nomi su nomi, indicazioni su indicazioni, polemiche su polemiche. Il calciomercato non è ancora iniziato, ma basta fare un giro sui social che ci sono sempre i tifosi delusi. “Il pappone – come ormai consuetudine di appellativo – non comprerà nessuno o al massimo qualche terza scelta“. Così si legge in alcuni commenti sui social e sui forum. Sono rispuntati i critici e sapientoni, sono bastati una sconfitta e un pareggio uno dopo l’altro che sono riapparsi nuovamente i fenomeni. Sono gli stessi che si strappavano le vesti per il mancato arrivo di Soriano, quelli che alla prima in casa contro la Sampdoria urlavano qualsiasi improperio vero il presidente, quelli che “Sarri pensa di stare all’Empoli, non ha capito che qua siamo a Napoli“. E via così. Sono gli stessi che un anno fa costringevano alle lacrime Insigne fischiandolo sonoramente, sono gli stessi che “Higuain pensa solo ad andare a femmine e non si vuole impegnare“, sono gli stessi degli striscioni e dei murales di quest’estate. Sono gli stessi che, comunque vada, hanno sempre qualcosa da ridire.

Eh già. Sono quelli che pensano di tifare per la Juve, per il Real Madrid o per il Barcellona. Quelli del “noi vogliamo vincere”. Quelli che la Coppa Italia è una coppetta e la Supercoppa è solo una partita secca.

Sempre pronti a sminuire, a differenziarsi, insoddisfatti e abbrutiti da chissà quali convinzioni. Il Napoli compie un record storico vincendo tutte le partite di Europa League? E giù con i commenti che tanto le squadre avversarie erano dei morti che camminano. Non va mai bene nulla. Nulla. E loro ne sanno sempre di più degli altri, guai a contraddirli.

Inutile spiegare che il Napoli di De Laurentiis – quello che di suo non mette un euro perché i soldi glieli danno il grande cuore dei napoletani – è tra le prime quindici squadre europee. EUROPEE! No italiane. I tempi dei Caccia e degli Aglietti, dei Baldini e dei Sergio o dei Dionigi e dei Montezine chi se li ricorda più!Noi siamo il Napoli!“. IL NAPOLI. Mica cotica!

Dei difetti di De Laurentiis ne abbiamo parlato. Abbiamo approfittato a parlarne quando ormai nessuno ci pensava più perché il Napoli vinceva e convinceva. Basta leggere qui. Ma è mai possibile dover continuare in questa infinita tiritera???

Chi scrive non è innamorato di De Laurentiis. Semplicemente basta prendere i numeri dei risultati sportivi conseguiti e uno può rendersi conto – a meno che non si abbiano i paraocchi – dei traguardi raggiunti dal Napoli in questi anni. Non è il presidente perfetto, e va bene, sono d’accordo! Ma non è nemmeno la schifezza, causa di tutti i mali di cui parlate voi! 

Ma è così difficile tifare, sostenere e poi a fine anno giudicare il lavoro di una squadra? Ed è così difficile, invece che lagnarsi, godere e gioire per le bellissime partite che sta disputando il Napoli da mesi?

Ma voi vi guardate un po’ attorno? Si, la Juve è ritornata, ma dopo la sconfitta di Napoli cosa dicevano i tifosi della Juve di Allegri e delle cessioni di Tevez, Vidal e Pirlo? E vogliamo parlare del Milan oppure della Roma? E, vedrete, che pure la Roma che oggi sfottiamo ritornerà ai livelli che le competono, anche se non me lo auguro.

Io oggi sui social ho letto persino di un tifoso napoletano che sentenziava “Ah, però se si fa male Higuain…“. Ma perché il Real Madrid chi mette al posto di Benzema, o il Bayern al posto di Levandoski? E, ammesso che esista, il Napoli dovrebbe comprare un giocatore del pari livello di Higuain e relegarlo in panchina? E poi Gabbiadini, GABBIADINI, non è proprio nessuno??

Io non lo so come si faccia a scrivere certe cose, in realtà non so nemmeno come si possa pensarle. Rispetto le opinioni di tutti. Ma per quanto mi riguarda, al mercato di Gennaio, De Laurentiis non dovrebbe acquistare dei calciatori, ma nuovi tifosi! Questi si possono cedere tranquillamente alla Juve o al Barcellona, ne sarebbero pure più felici. E scusate eh, ma quanno ce vo, ce vo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Sono un appassionato dei film di Natale. Ho vissuto come un lutto la separazione prima tra Christian De Sica e Massimo Boldi e poi quella con Aurelio De Laurentiis. Fino a qualche anno fa quasi odiavo Christian De Sica. Pensavo fosse indegno che il figlio di uno dei più grandi registi e attori italiani recitasse in un certo genere di film. Poi ho cambiato del tutto opinione. Christian De Sica è un talento comico allo stato puro. Al di là della bravura, dei tempi comici, del giudizio artistico, per me ormai è proprio un fatto di riconoscenza che ho verso questi attori e verso questo genere di film. Sono riconoscente a loro perché i cosiddetti cinepanettoni fanno ridere, alleviano le giornate storte. Se uno sta giù con il morale e vuole distrarsi, vuole stare “senza pensieri” (come direbbero in Gomorra), può vedere un film di Natale e il tempo passa facile.

Si, sono consapevole, il cinepanettone non è Fantozzi, non è Amici miei. E’ un’altra cosa. Non sempre le battute sono riuscitissime, ma una volta che ci si sintonizza con alcuni cliché, ci si passa sopra. Il cinepanettone è diventato ormai un genere cinematografico e, soprattutto, un raffinato prodotto industriale della cinematografia. L’Italia non è Hollywood e Cinecittà non è più l’epicentro dove lavorano i più grandi registi. Il cinepanettone, nella sua banale riproduzione, è riuscita finanche a creare un prodotto esemplare e rendere onore al cinema non solo come produttore di sogni, ma anche come fautore di introiti economici. Perché il cinema, non dimentichiamolo mai, è soprattutto un’industria.

Dieci anni fa non avrei mai scritto un articolo del genere. Tutto preso da Bergman, Pasolini, Fellini, De Sica padre e Rossellini. Mi piacciono sempre, ma il mondo è fatto di più colori e un genere non esclude per forza altri. Oggi devo dire che le stesse critiche che probabilmente hanno affossato il cinema di Totò, sono simili a quelle che tentano di affossare il cinepanettone.

Da quando Aurelio De Laurentiis è il presidente del Napoli vado spesso al cinema per guardare il suo cinepanettone. Entro nella sala buia ed esco dopo molte risate. Anche se preferisco guardare e riguardare più volte i cinepanettoni in Dvd o su internet, perché, come dicevo, allevia le storture di una giornata e libera dai pensieri il film di Natale.

Il film di Natale fa sognare di guidare macchine potenti, di viaggiare in posti esotici, di stare con donne bellissime. Con i suoi paradossi il cinepanettone è un racconto, senza arte raffinata, dei vizi italiani, della sua cultura, del buzzurro che abita in noi stessi. E lo fa senza compromessi, senza artifici retorici, senza magheggi filosofici. Tra 40 o 50 anni riguarderemo i cinepanettoni e questi film ci restituiranno un ritratto, magari non fedelissimo, ma sincero, dell’Italia che fu. Con le ultime tecnologie sempre in bella mostra: come se gli italiani fossero un popolo di videotelefonatori così come si vede in molti film da Natale in India a Natale a New York.

Non so dire quale sia il mio film di Natale preferito. Li apprezzo quasi tutti: dal Vacanze di Natale con Alberto Sordi, Ornella Muti e Nino D’Angelo a Natale a Rio con Fabio De Luigi e Michelle Hunziker.

Oggi De Laurentiis ha dichiarato che se i napoletani andranno a vedere il suo ultimo cinepanettone “Natale col boss” con Peppino Di Capri, comprerà un giocatore più del previsto. Ecco, io ci andrò lo stesso. Così come di certo non mi perderò il film di Natale dove c’è Christian De Sica.

Forza Napoli e W il cinepanettone!

vDG

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi ci legge e mi legge da tempo sa che su soldatoinnamorato, quando tutti andavano contro De Laurentiis in città e allo stadio, qui il presidente del Napoli è stato sempre difeso, sin da quelle scene pessime della prima partita in casa contro la Sampdoria. Una difesa che non è prevenuta, per ragioni di simpatia personale o per qualsiasi genere di convenienza: semplicemente perché il Napoli della gestione De Laurentiis è tra i migliori di sempre. I risultati parlano chiaro: sei qualificazioni europee consecutive (mai accaduto), due Coppa Italia e una Supercoppa italiana, una semifinale di Uefa dopo 25 anni dall’ultima volta. Insomma, lo dico senza offesa, solo tifosi puerili e inconsapevoli della propria dimensione possono criticare De Laurentiis: persone che non hanno ancora compreso che tifano per il Napoli e non per una squadra strisciata che DEVE ambire a vincere tutti gli anni. Che poi ci sarebbe da fare pure un discorso ben più ampio di educazione allo sport, far comprendere che la regola basilare del calcio è che uno vince e gli altri ci possono provare. Allo stadio si è persino inneggiato con beceri cori sull’incendio della barca del presidente, insomma, detto senza nascondermi: per quanto mi riguarda una parte di Napoli e dei napoletani dovrebbero solo vergognarsi per questo odio cieco che non ha ragione di esistere. Gente che non merita questo Napoli e che io non avverto nemmeno come napoletani, li definirei piuttosto, come faccio con chi vive in città e tifa juve, “napolesi”. Perché il Napoletano che conosco io ha un altro cuore e un altro modo di ragionare. Il Napoletano sa che nella vita e nello sport è più bello vincere da “ciucci”, come la nostra mascotte che ci rappresenta, che da cavalli o da zebre.

Oggi però, dopo questo periodo di risultati positivi, mi si dà l’occasione di poter criticare De Laurentiis. Perché oggi? Perché oggi è possibile farlo senza unirsi a quei cori di certa gente e di certa stampa che ha palesemente fatto un gioco al massacro su De Laurentiis e per conseguenza sul Napoli.

I risultati, come detto, premiano De Laurentiis, ma ci sono troppi punti che non riescono a far fare al club quel passo decisivo per essere considerato “grande”. In primis – come ci faceva notare Marco Bellinazzo in un’intervista che ci ha rilasciato – è drammaticamente strano che un club che fattura centinaia di milioni di euro abbia un Consiglio d’amministrazione nel quale figurano praticamente solo i familiari del presidente. Manca un general manager, con la dovuta esperienza, che possa dare un’organizzazione strutturale alla società azzurra. Non è un caso che le squadre giovanili peregrinino per tutta la Campania alla ricerca di campi sui quali allenarsi: il progetto della “scugnizzeria” – come la definì tempo fa lo stesso De Laurentiis – non è mai decollato. Si parla di un terreno a Torre Annunziata dove il presidente ha deciso di investire, ma finché non vedremo le ruspe è impossibile credergli. E’ impossibile credergli perché il San Paolo, pur così com’è, sta aspettando ancora quel famoso tabellone che il presidente aveva promesso di installare a sue spese ormai troppi anni fa. E per non parlare di tutta la querelle con De Magistris, dove detto anche qui senza nascondersi, ci sembra che per entrambi possa rispolverarsi l’antico adagio napoletano delle “due maruzze”… Un sindaco che non riesce nemmeno a far votare al proprio consiglio comunale una delibera per dare la concessione temporanea del San Paolo e che ha incassato, in questa vicenda, una serie di figure pessime di cui questa del mancato voto è solo l’ultima goccia. Manca chiarezza da parte di entrambi, dal presidente del Napoli e dal primo cittadino: quanti soldi ci vogliono per ristrutturare il San Paolo? Ce lo fate sapere? Perché non è sufficiente dire – come ha detto il sindaco – che “non bastano venti milioni”. Quanti ne servono? Lo dica il sindaco pubblicamente e così pure la cittadinanza ne sarà informata.

In tutto questo bailamme il club Napoli detiene la proprietà soltanto dei cartellini dei calciatori e del marchio sportivo: i campi di Castelvolturno non sono di proprietà della società, non c’è una sede, non c’è uno stadio, non c’è nulla che possa configurare una struttura. Non basta tenere i conti in ordine e i bilanci a posto per programmare un futuro solido, serve tanto altro.

E, parlando di calcio, non servirà questa rosa per poter ambire a lottare fino alla fine per alti traguardi. E’ evidente che a centrocampo il Napoli non abbia un degno sostituto né di Hamsik e soprattutto di Allan. Così come, finché Strinic non sarà preso in considerazione da Sarri, forse servirà un nuovo terzino del pari livello di Ghoulam per mettere le cose a posto. Con i ritmi forsennati ai quali il Napoli ci ha abituato è impensabile che questi calciatori possano giocare al massimo per un’intera stagione. In sintesi: non crogiolarsi sugli allori, ma intervenire a Gennaio per sistemare qualche falla della rosa è doveroso.

Oggi si può criticare De Laurentiis perché non ci uniamo a nessun coro, né a quelli contro Insigne, oggi diventato idolo assoluto, né a quelle frecciatine a Sarri che secondo alcuni non sapeva fare la formazione o i cambi. Oggi sono saliti tutti sul carro del vincitore. E’ la prassi. E speriamo solo che se ne aggiungano altri perché significherà che il Napoli sarà vincente pure in futuro. Ma, al di là dei risultati, il napoletano impari a criticare invece che odiare, a sostenere fino al novantesimo i ragazzi che indossano la nostra maglia. Per parlare e fischiare c’è sempre tempo dopo. E poi impariamo tutti a goderci quanto stiamo vivendo: ma lo state vedendo lo spettacolo che stanno dando i nostri ragazzi? Ecco, queste gioie conserviamole, non sarà sempre così purtroppo. E sarà nei momenti difficili che bisognerà essere davvero tifosi. Oggi sono bravi tutti, come ieri erano tutti abili a criticare. Non c’è niente da fare, per quanto mi riguarda c’è una parte di pubblico napoletano che ho già definito “di merda”. Come mi ha scritto Floriana Barretta oggi: “La parola pappone oggi è scomparsa dal vocabolario”. Non è “pappone” De Laurentiis, ma ha tanti difetti. Però una cosa è la critica ed un’altra l’odio. Lo si comprenda in fretta: non per me, non per altro, ma per il bene della mia, della nostra squadra del cuore.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Fuori dal coro

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Era esattamente un anno fa, il 5 Ottobre del 2014. Al San Paolo si gioca Napoli – Torino. La partita inizia assai male per gli azzurri perché “Core ‘ngrato” Fabio Quagliarella realizza un gran gol e porta in vantaggio i granata. Il Napoli rientra negli spogliatoi sotto di un gol tra i fischi impetuosi degli spalti.

Nel secondo tempo il Napoli reagisce, “Mortimer” Michu colpisce persino la traversa con un colpo di testa. Il San Paolo continua a rumoreggiare, ogni pallone che tocca Insigne sono fischi. Fischi che il folletto di Frattamaggiore ha già dovuto sopportare altre volte, soprattutto quelli rumorosissimi del preliminare di Champions contro il Bilbao quando ci fu una sonora bocciatura del pubblico di Fuorigrotta per Lorenzino.

Al 10′ del secondo tempo della partita contro il Torino la svolta: cross di Zuniga dalla sinistra e gol di Insigne, di testa. Lorenzo corre verso la fascia laterale, si siede a terra e scoppia in lacrime con il cuore che batte a mille all’ora. Il Napoli, a quel punto sbloccato, raggiunge pure la vittoria grazie ad un gol di Callejon. E da quella partita Lorenzo non sarà più fischiato al San Paolo.

Oggi Lorenzo Insigne è il calciatore del Napoli più acclamato, persino più di Higuain. A Napoli non si parla che del suo gol bellissimo alla Juventus, di quelli magnifici al Milan. Adesso un campione come Zola ha persino lanciato la proposta di ridare la 10 di Diego al piccoletto di Frattamaggiore. C’è persino chi oggi nemmeno si scandalizza di questa vera e propria bestemmia.

E allora, caro pubblico napoletano, diciamocelo in maniera chiara, mi ci metto pure io nel conto: fondamentalmente di calcio non ci capiamo un emerito cazzo. Certo, io a differenza di altri non mi sognerei mai di fischiare qualsiasi calciatore del Napoli a partita in corso. L’unico calciatore per cui trasgredii alla regola fu nell’anno 2000, fischiai Bandieri dopo un gol subito da centrocampo in una partita casalinga contro il Monza. Dalla partita successiva subentrò Nando Coppola.

Allo stesso modo, caro pubblico napoletano, sei indecente quando, sempre a partita in corso, canti cori beceri contro un presidente che tutto sommato in questi anni qualcosina di buono lo ha fatto per la squadra. Al netto di tutti i difetti, le dichiarazioni inopportune e certe uscite cialtronesche. Un pubblico che non riesce mai a guardare le cose con una visione d’insieme: si perde una partita e fanno tutti schifo, si vince una partita e sono tutti dei fenomeni. Intanto il Napoli da sei anni, ininterrottamente, si qualifica in Europa ed è stabilmente considerata una “grande” del calcio italiano come non accadeva da un quarto di secolo.

La critica ci sta, persino io su Facebook ho scritto più volte negli anni scorsi che non mi piaceva la fumosità di Insigne. Però i giovani vanno aspettati. Così come spero che Jorginho e Koulibaly continuino a smentirmi perché sono due calciatori che non mi piacevano affatto.

Al San Paolo si canta, non si fischia. Semmai lo si fa dopo il novantesimo. E adesso chiediamo tutti scusa a Lorenzino che è diventato una delle più belle realtà del calcio italiano. E, se potete, fischiatevi da soli la prossima volta. Perché fondamentalmente siete un pubblico di merda.

Valentino Di Giacomo

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Superare lo stallo

Prima o poi converrà a tutti trovare un accordo sull’ammodernamento dello stadio San Paolo. Innanzitutto converrà ai tifosi del Napoli che finalmente potranno usufruire di un impianto moderno, poi a De Laurentiis che potrà progettare il futuro del Napoli con un immobile in gestione per consolidare il bilancio del club. Converrebbe un accordo anche al sindaco di Napoli che farebbe così felici i napoletani su una questione di cui si dibatte da troppo tempo. Il San Paolo è patrimonio del Comune di Napoli, quindi di tutti i cittadini partenopei. E’ un impianto che certamente non può essere svenduto, il sindaco è tenuto anzi a valorizzarlo e cercare di mettere lo stadio a disposizione della comunità secondo criteri economici ben ponderati. Eppure non è possibile più continuare in questo scontro ad oltranza.

Tra De Magistriis e De Laurentiis, per il sottoscritto, ha tutte le ragioni il presidente azzurro. Vi spiego il perché.

– GESTIONE  ATTUALE Secondo l’attuale convenzione il Napoli è tenuto a preservare il manto erboso del San Paolo, al comune spetta quasi tutto il resto. Certo, è assai più difficile gestire un intero stadio che curare semplicemente l’erba verde del campo. Ma basta citare solo l’ultimo caso per comprendere quanto il Comune, per volontà, impossibilità o incapacità, non riesca a garantire la propria parte. Arrivare persino ad un big-match come Napoli – Juventus e creare un danno al club di non poter vendere i biglietti con largo anticipo a causa dei dispositivi di sicurezza non funzionanti è una figura oltremodo pessima. Il Comune ha costretto il Napoli a poter vendere i tagliandi per Napoli – Juve solo 48 ore prima della partita. Quanto alla gestione ordinaria basta osservare le condizioni dei bagni pubblici e degli spalti del San Paolo per rendersi conto dell’inefficienza del Comune. Non ci sono soldi? E allora, caro Comune, mettiti in condizione di venderlo questo impianto se non hai i mezzi per gestirlo.

– GESTIONE FUTURA Difficile capire se i 20 milioni messi a disposizione da De Laurentiis – come sostiene De Magistriis – siano pochi o molti. Tanto più se al progetto stadio si aggiunge la pedonalizzazione di Piazzale Tecchio e la creazione di un centro commerciale. Spesso si obietta che il San Paolo è utilizzato anche per le gare e gli allenamenti di atletica leggera. Ecco, vorrei innanzitutto sottolineare che con i soldi risparmiati dal Comune per gestire il San Paolo e con quelli che verserebbe il Calcio Napoli nelle casse comunali, di piste di atletica se ne potrebbero costruire a profusione.

Quanto a tutto il resto, senza addentrarsi in tecnicismi, sono certo che se si facesse un referendum se dare lo stadio in gestione al club, vincerebbe a larga maggioranza il Si. Persino un passaggio di consegne gratuito troverebbe l’appoggio dei napoletani. Ora, bene fa De Magistriis a cercare di tutelare il più possibile le casse del Comune, ma non si può continuare in questo battibecco perpetuo!

Lo stadio è patrimonio pubblico? E allora si organizzi un pubblico confronto tra il Club e il Comune che possano far comprendere a tutti le ragioni dell’uno e dell’altro, le richieste avanzate da una parte e dalla controparte. Così come si sta facendo nessuno ci sta capendo nulla e in pochi possono realmente formarsi un’opinione fondata su fatti concreti.

Resta l’evidenza che le parole di De Laurentiis e le accuse che il presidente lancia con frequenza al sindaco siano abbastanza fondate. Almeno per quanto concerne la situazione esistente. Per quello che accadrà in futuro se ne parli senza tatticismi che non servono né ai tifosi né ai cittadini di Napoli. E’ chiaro a tutti che, comunque, un accordo convenga assai più a De Laurentiis. Anche un successo sulla questione San Paolo difficilmente rimetterebbe in gioco De Magistriis alle future elezioni, ha pochissime chance il sindaco di essere rieletto. Al di là di come abbia gestito la città, è evidente a tutti che lui poté salire a Palazzo San Giacomo perché il Movimento 5 Stelle, che insiste su un elettorato concorrente al suo, non era ancora una forza parlamentare. Alle prossime elezioni, stadio o non stadio, avrà assai meno probabilità di essere rieletto.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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A Radio Kiss Kiss

Fonte: sscnapoli.it

“Il Comune mi sta dando a disposizione un grande cesso. Io sono Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli. Mi hanno fatto strapagare lo stadio, ma me lo dovrebbero dare gratis il San Paolo”. E’ l’ennesimo duro sfogo del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis sulla questione stadio San Paolo. “L’affitto che chiede il Comune è stratosferico, l’ha detto il Coni interpellato dal Comune per stabilire i parametri economici”, aggiunge il patron azzurro a Radio Kiss Kiss. “Ho portato il Napoli per sei anni consecutivi in Europa e tutta la ‘monnezza’ della napoletanità non di livello l’abbiamo ammortizzata nel mondo con l’immagine del Calcio Napoli che è diventata la sedicesima squadra a livello mondiale, lo dice il Ranking. Milan, Lazio e Roma sono molto lontane dal Napoli”, ricorda ancora.

Per De Laurentiis “questi risultati sono arrivati nonostante la schifezza della schifezza, della schifezza della straschifezza del San Paolo che ci viene dato in concessione il giorno dell’evento, il Napoli non è responsabile dell’intera manutenzione, ma solo del prato dove si gioca. Prato definito come il migliore d’Italia. Il Napoli quando interviene sa lavorare, altrimenti non sarebbe da sei anni costantemente in Europa. Giocare in uno stadio dove mi vergogno di andare, e chiedo scusa ai napoletani, dove non ci sono i bagni e c’è sempre un problema è grave”. Un grido di dolore quello lanciato dal presidente del Napoli. “Quando entro allo stadio sento le vibrazioni dei tifosi e non mi ci fanno pensare. Vi prego di capire e di comprendere il mio disagio quando vengono delle squadre straniere da noi. L’altro giorno c’era Andrea Agnelli, abituato allo Juventus Stadium, è normale che entrando al San Paolo rimane smarrito”, dichiara.

Quindi l’attacco al sindaco De Magistris. “C’era un impegno sacrosanto verbale del sindaco di darmi una convenzione ponte dal 1 agosto per far sì che questo progetto andasse avanti. Non mi resta niente, ci resta una convenzione che scade il 30 settembre. Come faccio ad investire altri 20-30 milioni nei giocatori a gennaio? Mi viene voglia di vendere tutti i miei giocatori”, attacca ancora. Quindi De Laurentiis avverte: “Se entro il 31 ottobre se non ho una convenzione ponte, quanto è vero Iddio il 2 novembre dichiarerò il de profundis del San Paolo con la morte nel cuore e mi vado a cercare un terreno e vado a costruire subito. Stadio nuovo? Volevo ristrutturare uno stadio facendolo più bello che nuovo. Bisogna ripartire da una Napoli vincente e seria”.

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Il dialogo tra tifosi

Maurizio De Giovanni

Doveva essere un’intervista, invece poi è diventato un lungo dialogo tra due tifosi, due innamorati pazzi del Napoli. Lui non era più il celebre Maurizio De Giovanni, scrittore e creatore di personaggi meravigliosi come Lojacono e Ricciardi. Io non ero più il giornalista che voleva conoscere fatti, dettagli e retroscena della querelle tra lui e Il Mattino di cui avevo scritto – non concordando con le posizioni dello scrittore partenopeo – due giorni fa. Eravamo due persone che volevano chiarirsi, parlare.

Squilla il telefono, De Giovanni risponde: “Ah signor Di Giacomo, se preferisce chiamarmi sul fisso, le do il numero di casa, 081…“. Gli chiedo subito se fosse riferito a Il Mattino quel post su Facebook scritto nel corso di Napoli – Lazio: “Non perdonerò mai chi non ha lasciato che scrivessi tutto questo. Mai”. “Io ero a Taormina per il festival, in albergo ad urlare come un pazzo per i gol del Napoli – racconta –  sull’onda dell’entusiasmo ho scritto quel post. Mi sarebbe piaciuto scrivere sul Mattino di Sarri, della sua umiltà nel rivedere le proprie scelte passando dal 4-3-1-2 al 4-3-3. Ma guardi – mi confessa – io uso i social network in maniera disinvolta. Non mi sento depositario di nessuna verità universale, non mi rendo conto che certe mie frasi messe su Facebook possano avere risalto. Io non mi sento un personaggio noto, lo sono semmai i miei personaggi, Ricciardi e Lojacono“.

De Giovanni mi ribadisce il suo piacere nel poter condividere sul quotidiano più importante della città i propri sentimenti di tifoso. Io gli faccio notare che però un giornale ha codici e regole da rispettare e che forse quella sua frase finale in cui indicava Juliano e Ferlaino tifosi del Napoli, intendendo che probabilmente De Laurentiis non lo fosse, non poteva passare così facilmente. Soprattutto in un contesto in cui in città si respira un bruttissimo clima nei confronti del presidente del Napoli che viene costantemente minacciato. “Si, questo lo capisco – replica – però bisogna separare chi come me compie una critica da chi invece minaccia ed insulta, ad esempio, per l’incendio del suo yacht“. Concordiamo.

Ma è giustificato questo odio verso De Laurentiis? Gli chiedo. “Il tifoso deve fare il tifoso – mi risponde – deve sostenere la squadra fino al 90′, ma dal minuto successivo ha il diritto di criticare, certo, senza offendere. Io dico solo che De Laurentiis è un imprenditore che non rischia di suo, basti pensare che l’85% del bilancio della Filmauro è costituito dal Calcio Napoli. Nelle ultime due partite in casa – contro Bruges e Lazio – si sono registrati 12.000 e 20.000 spettatori. Un motivo per questa disaffezione ci sarà”.

 Si, ma non si può non considerare che negli ormai 90 anni di storia del club, De Laurentiis abbia raggiunto risultati straordinari: sei qualificazioni consecutive in Europa, tre trofei, una semifinale di Europa League Invece allo stadio, a differenza di qualche anno fa, si canta sempre quel “Devi vincere”, un coro che contrasta con la storia del club. “Su questo non c’è dubbio – e aggiunge – ormai in tutti i settori c’è questa triste convinzione che se non si vince si perde. Certo, bisogna sempre vedere in che modo si perde: perché perdere ottenendo un secondo o un terzo posto è completamente differente che farlo se si arriva più giù. Vi è una proporzionalità anche nelle sconfitte”.

 E quando De Laurentiis rivendica i successi del club, rispetto al declino della città? “Ma chi l’ha detto che Napoli sia una città in declino? Ma ora vorrei sapere quante volte lui è passato davanti alla 167 a Secondigliano o a Scampia, che ne sa lui della nostra città se non la vive? Il club non ha una sede in città, i calciatori sono rintanati in provincia di Caserta a Castelvolturno, non si consente mai ad un giocatore di essere ospite in qualche programma televisivo come accade altrove. È un discorso che non ha senso: De Laurentiis è presidente di una squadra che si chiama Napoli e che a Napoli viene solo a giocare due partite al mese, per il resto è totalmente avulso dalla città. Lui non può considerare la squadra di calcio come qualcosa di estraneo al contesto. Cosa fa il Napoli per la città? C’è qualche progetto o iniziativa sociale del club per migliorare il posto in cui opera? Io sono napoletano e, anche se mi converrebbe per lavoro vivere a Roma, non lascerò mai questa città. Allora potrei dire anch’io che sono tra i primi cinque scrittori italiani e che sono meglio del resto della città. Ma che razza di ragionamento è? Non riesco proprio a capirlo”.

 Cerco di riportare il dialogo sul calcio, ma secondo lei il Napoli dove si piazzerà quest’anno? “Roma, Juve e Inter sono più forti di noi, i nerazzurri hanno anche il vantaggio enorme di non giocare le coppe. Penso che potremmo arrivare dal terzo al sesto posto”. E allora gli confesso, ma le fa così schifo che il nostro Napoli parta ad inizio campionato per arrivare dal terzo al sesto posto? Sarebbe questo lo scandalo? Raccontandogli poi la mia storia di tifoso poco più che trentenne, di quelli che hanno visto Diego e poi tutto il declino fino alla serie C. E che quindi non mi fa così schifo la statura attuale del Napoli. “Ma lei su questo ha ragione, a me non fa assolutamente schifo la dimensione attuale del Napoli. Il calcio è qualcosa di effimero, eppure è quella cosa che ci fa ridere, piangere di gioia, ci fa urlare, disperare. Insomma il tifo ci fa emozionare e le emozioni sono una parte essenziale della nostra vita, non sono effimere. Io non posso ragionare solo parlando di soldi, bilanci ed essere razionale di fronte alla serietà delle emozioni. Il Napoli non è solo un’impresa è una realtà che ha a che fare con le emozioni della gente, è una passione collettiva e non si può consentire che qualcuno giochi con le nostre emozioni”. Non concordo completamente, però mi emoziono mentre dice queste cose. Tanto. Ci sono momenti in cui due persone non solo si conoscono, ma si riconoscono, magari non concordano. Però sintonizzano le anime su una stessa frequenza.

Gli racconto il motivo per cui è nato soldatoinnamorato, un modo per cercare di ragionare su Napoli e sul Napoli senza eccessivi clamori. Perché resto convinto che il modo di presentare le notizie da parte dei tantissimi siti web e testate sia uno dei motivi della frenesia dei tifosi. Titoli eclatanti rispetto a minime notizie che raccontano di un accanimento che forse non ha diritto di esistere. E poi che soldatoinnamorato vuole raccontare la città a proprio modo. “Certo, purché non si pretenda di raccontare la “vera Napoli” – e qui il discorso lambisce il caso Bindi – perché la “vera Napoli” non esiste. C’è la Napoli di Saviano, quella di Erri De Luca, quella di Salvatore Di Giacomo, quella di Benedetto Croce, quella di Eduardo, di Pino Daniele, di Totò, la mia. Ma non esiste la vera Napoli, una città multiforme che sfugge a qualsiasi catalogazione”. Si, cerchiamo di raccontare anche questo gli dico. Un po’ come quando Paolo Sindaco Russo scrisse che il ragù è il Santo Graal dei napoletani perché in realtà non esiste una vera ricetta. Sorride. “Lo so lo so. E aggiungerei che il vero ragù è quello che deve bruciare lo stomaco per giorni. Perché una cosa tanto buona va pagata con qualche sacrificio”. Sorridiamo, io con qualche languore.

Ormai la conversazione, dimenticata la querelle sul Mattino, è in discesa. Gli chiedo allora a quale tradizione napoletana lui si sente più legato: “Il casatiello – risponde perentoriamente – una prova posteriore dell’esistenza di Dio – la crosta del casatiello…”. Lo fermo, gli chiedo se fosse disponibile a parlarne con l’esperto, Paolo Sindaco Russo, per la sua rubrica “Il pranzo della Domenica”. Ne è felice.

E invece, tornando al calcio, tra i mortali, a quale giocatore del Napoli è più legato. “Tra i mortali certamente Bruno Giordano, classe ribalda, scugnizza, follia del campione unita ad una situazione personale e familiare straziante. Lui in campo parlava la stessa lingua di Diego. Mentre tra i giocatori recenti mi sono innamorato di Lavezzi, della sua follia inutile. Quando segnò quel gol a Cagliari all’ultimo minuto provai emozioni che non sentivo da anni. Ho amato Lavezzi”.

Progetti futuri? “La Rai inizierà a girare il prossimo mese “I bastardi di Pizzofalcone” che andrà in onda il prossimo anno. E così avverrà più in là per Ricciardi e Lojacono. Ma per il momento il progetto più importante è battere sabato la Juventus!”.

Me l’ha raccontata come è andata con Il Mattino. Ma ormai è acqua passata. Parliamo della brutta vicenda che ha coinvolto Erri De Luca, processato per aver espresso un’opinione. Discutiamo di tanto altro mentre in sottofondo sento in casa sua un cane che abbaia. E poi, soprattutto, gli ho riconosciuto più volte nel corso della conversazione una signorilità d’animo e una galanteria poco comune nel concedermi un’intervista dopo che il sottoscritto lo aveva aspramente criticato per quella vicenda. Restiamo ognuno con le proprie ragioni, ma in fondo non interessava a nessuno dei due “tenere ragione”. Siamo due persone che per un’ora della loro vita hanno parlato di alcune passioni comuni: Napoli, il Napoli, la bellezza, il cibo, la scrittura e tanto altro. Lui però era Maurizio De Giovanni. Ed è un regalo raro poter trascorrere un’ora così con una persona bella. Al di là di qualsiasi notorietà. Grazie.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Salvato dalla Capitaneria di Porto

Lo yacht di Aurelio de Laurentiis, presidente del Napoli, è stato distrutto dalle fiamme al largo di Posillipo. È accaduto questo pomeriggio, poco dopo le ore 18. Ancora sconosciute le cause dell’incendio che ha divorato l’imbarcazione di gran valore economico.
Secondo le prime ricostruzioni a prendere fuoco dovrebbe essere stato un motore. Sul posto è accorsa la capitaneria di porto che ha messo in salvo gli occupanti, 12 persone, fra cui De Laurentiis e la moglie che sono saltati insieme agli altri a bordo dei gommoni. Secondo quanto riferisce Gianluca Di Marzio di Sky Sport, il presidente azzurro sarebbe stato prelevato da un elicottero.

Il costoso yacht è stato comprato da De Laurentiis a marzo. Attualmente il rimorchiatore non è ancora riuscita ad agganciare la barca. Al vaglio dei soccorritori ci sarebbero due ipotesi: lasciare colare a picco lo yacht o attendere ancora per trainarlo in porto.

Per De Laurentiis dopo le proteste violente contro di lui e il clima avverso che si respira in città nei suoi confronti, ora anche questa disavventura. Piove sul bagnato, anzi, fiamme sul bagnato.

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La replica e la polemica

“Caro Valentino, l’articolo su DeLa ti ha fatto pisciare sul bordo. Hai sporcato tutta la tavoletta. Dannato.
Ti perdono solo perché riconosco una certa lucidità nell’analisi dei numeri di questo decennio. I numeri dicono la verità o quasi. E sui numeri questo presidente è attaccabile il giusto. Ma sempre attaccabile che sia chiaro!
Hai sottolineato che l’amore per questa società da parte della città sia terminato in terra Basca. Valentino, ma ò ver faje? A Bilbao sono successe solo due cose semplici: usciti a calci in culo dalla champions e una fottuta gastrite sportiva ai tifosi. Questo è quanto.
Il sentimento è altro. E’ che lo schifo è continuato. Questo presidente non rappresenta minimamente la città civile e nemmeno quella sportiva. Ricordo la sua dichiarazione a seguito del fallimento dopo che ufficialmente la curatela dichiara vincitore il romano: ”Sono felice, si realizza un sogno”. Cazzo, alla prima dichiarazione prende per il culo un milione di persone. Giustamente chi di noi innamorato di qualcosa, aspetta che fallisca e soffra le pene dell’inferno per poi farla rinsavire al momento opportuno con i favori di Roma e di Unicredit? Ok. Sei imprenditore? Si. Fai l’imprenditore dalla prima dichiarazione e non iniziare a spruzzare guapparia ed attaccamento sulla città.
Ecco Roma. Il presidente non è Napoletano. Non ne possiamo fargli una colpa che sia pasciuto nella capitale. La mima, la cadenza e i modi di fare non hanno niente a che vedere con la parte civile di questa città. La lingua è la prima forma di contatto e di empatia che si crea tra due sconosciuti, avrei dato maggiore credito al cineasta se si fosse quanto meno impegnato in un pseudo tentativo sull’identità nostrana. I pochi tentativi effettuati erano sempre goffi e quasi ridicoli, involontariamente diventavano delle macchiette sulla stereotipia che tanto stiamo provando a scrollarci di dosso. Caro Valentino, così abbiamo conosciuto il presidente. Ed è in questo modo che il popolo gli ha dato fiducia, con una botta di credito iniziale quasi infinita. Tanto che, la fiducia non gli è stata tolta nemmeno quando ha zittito la pseudo stampa partenopea con il “voi non avete vinto un cazzo”. L’affermazione è quasi vera. Ma il VOI è l’epic fail di tutta la storia del calcio napoli. Ma tu chi cazz sì? Il suo bomber azzurro, gli occhiali a goccia, il giro di campo e i colombiani che ha in testa non sono espressione nemmeno della parte più socialmente retroattiva di questa città. Ricordare le sue promesse mancate, ricordare la scugnizzeria, la diatriba stadio, le persone di dubbio valore umano assoldate nella primissima fase è sparare sulla croce rossa. Se poi gli introiti garantiti da questa città vanno a finire nella costruzione del parco giochi della capitale, le palle devono girare o Valentino è isteria anche questa?
I vecchi mi hanno insegnato che Napoli è della gente e fa parte del patrimonio di questa città. Unico patrimonio con un’unica bandiera che copre tra città e provincia diversi milioni di malati. Ed è proprio perché la maglia è della gente che si continua ad andare al campo, nonostante la buffoneria. Ma tanto non funziona un cazzo da noi, perché dovremmo mai alzare la testa. Sbaglio o anche questa l’ha detta lui in conferenza?”
A testa alta, Avanti Partenope.

Peppe Sorrentino

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