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Chi come me ha la possibilità di vedere il Napoli quasi sempre in trasferta al Nord, nei piccoli campi di provincia (Cesena, Bologna, Empoli, Reggio Emilia, Modena, Parma etc.) sa che l’emozione di vedere gli azzurri lontano da Fuorigrotta (per me che sono fuorigrottese) è del tutto diversa. Ti senti come  in una specie di micro San Paolo, hai la netta sensazione di giocare in casa, il fattore campo in stadi come questi è annullato. Un’ altro aspetto meraviglioso di queste curve B d’esportazione è dato dalle persone che la popolano. Sono tutti o quasi tutti tifosi innamorati, i più vivono in zona, e proprio per questo sentono di più la partita perchè la vivono come un evento raro e imperdibile. Hanno gli occhi e il cuore pieno di amore per la  squadra, come quelli di chi ritrova la propria amata dopo una lunga ed inquieta attesa. Anche le voci, gli accenti, e i chittemmuorti sono diversi. Ci sono napoletani di Napoli, napoletani trapiantati da molti anni che ormai hanno perso del tutto l’accento e ci sono i sono i napoletani di seconda generazione, i figli degli emigranti, i quali alternano all’accento locale frasi e incitamenti in un napoletano cristallino. Questi ragazzi amano il Napoli perchè sono stati nutriti dalla nascita di nettare azzuro. Ma non ci sono loro.

Marco è un ragazzo di 16 anni, è nato e cresciuto a Forlì, sua madre è pugliese ed è tifosa della Rubentus. Suo padre è un mio amico, si chiama Stefano, è romagnolo da 70 generazioni ed è un milanista purosangue, di quelli che hanno visto dal vivo il Milan di Sacchi, Capello e nel recente passato di Ancelotti. Marco non è mai stato a Napoli, vive lontano dal San Paolo 550 chilometri, ma Marco tifa Napoli.

Si è innamorato dei nostri colori in modo del tutto casuale, e quindi nel modo più bello. Perchè è facile essere tifoso di una squadra quando in casa tutti tifano per gli stessi colori.

Marco, invece, si è innamorato della nostra passione, si è lasciato rapire e conquistare dal nostro modo di tifare e appassionarci per una maglia. Si è convertito al Napoli, come San Paolo, sulla Via. Solo che la sua non è quella di Damasco, ma la via Emilia, dove suo padre ha da qualche anno un bar caffetteria dove di sera trasmette le partite di serie A. Nella Caffetteria di Stefano, Marco passa molto tempo, un po’ perchè non gli piace stare a casa a fare i compiti un po’ perchè adora passare del tempo con suo padre. Tre anni fa, durante un inverno qualunque, nel bar sulla via Emilia, entra una squadra di muratori napoletani. I ragazzi di napoli lavorano fissi per mesi alla costruzione del nuovo carcere delle città è non sanno dove vedere il Napoli. Fanno presto presto a mettersi d’accordo con Stefano che gli concede l’esclusiva della televisione in cambio di consumazioni e sano folklore nel bar. In mezzo a tutto questo casino, il piccolo Marco di appena 12 anni non ci capisce molto. Anzi una cosa la capisce, quella gente chissosa e allegra al tempo stesso è il prototipo di tifoso appassionato che lui non ha mai visto prima. Incuriosito da tanto coinvolgimento durante le partite del Napoli, Marco diventa presto, un po’ per scaramanzia un po’ per la nostra straordinaria umanità, la mascotte del gruppo.

Passa tutte le sere delle partite con loro, urla, salta ed incita gli azzurri come farebbe ognuno di noi. Da quella sere in poi la sua curiosità si trasforma in passione, prende coraggio e dice al suo papà milanista: “Papà ormai sono tifoso del 100% del Napoli, alla prima partita che fanno da queste parti mi ci porti? Ah e poi, papà puoi chiedere al tuo collega Gennarino (mi chiamano così i miei colleghi nonostante io abbia ormai 32 anni) di portarmi una maglia di Cavani quando va a casa?”.  Da quando gli ho portato quella maglietta ed è venuto con me al Manuzzi, il piccolo Marco è uno di noi, è un piccolo soldatino innamorato.

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Usain Bolt trionfa nei 200 metri, dominando su tutti fonte www.iaaf.org

Resoconto della sesta giornata dei Campionati Mondiali di Pechino, a cura di Vittorio Savino.

Iniziamo dalla Conferenza stampa tenuta da Julius Yego.
Julius Yego, il neo campione del mondo di giavellotto, che arriva dal Kenia, con le dichiarazioni rilasciate nella classica conferenza stampa di fine gara, fa sorridere, ma anche meditare.
Julius, visto che dalle sue parti di tecnici di lancio del giavellotto non ve ne erano tanti, si è arrangiato studiando i filmati su YouTube, dei grandi lanciatori europei come Jan Zelezny e dei tanti finlandesi di vertice. Solo dopo tanto studiare la sua Federazione ha deciso di mandarlo in stage proprio in Finlandia, dove ha incontrato la cultura nordica della specialità.
Ci sarebbe da tirare su una cattedrale, ma meglio meditare e basta.

MARTELLO Donne
Primo oro della serata cinese e del pomeriggio italiano è quella della biondona polacca Anita Wlodarczyk, che fa 80,85. Qualche mese fa aveva fatto cose egregie in una gara poi non omologata, durante la quale aveva mandato l’attrezzo fuori dal campo e quindi stabilendo il mondiale che oggi ha solo di poco sfiorato.
Alle sue spalle la cinesotta Wenxiu Zhang che lancia a 86,33, mentre al bronzo ci arriva la francese Alexandra Tavernier con 74,02.
Nel frattempo nelle semifinali dei 200 donne, bene si comporta Gloria Hooper che è quinta nella sua serie e corre con il nuovo personale di 22.92, è fuori dalla finale, ma va bene così.

TRIPLO Maschile
Ancora una gara stellare ed era tutto preventivato, nonostante qualche esclusione importante. Christian Taylor (USA) fa un gran saltone a 18.21 e chiude alla grande la pratica mondiale. Al secondo posto c’è il cubano Pedro P.Pichardo con 17,73, terzo posto per il portoghese Nelson Evora che balza a 17,52. Bella gara complessivamente.

400 donne
Si attendeva Allyson Felix, così è stato anche se Allyson ha fatto le cose alla follia, con un primo 200 tirato alla morte, un momento di riflessione in curva, quindi un finale di buona lena, per correre con un grande 49.28. Dietro di lei la bahamense Showkae Miller (49.67), terza Sericka Jackson (Jam) 49.99.
Un avviso a tutti, non cercate giovani giamaicani sulla loro isoletta nei Caraibi, sono tutti qui a Pechino tra pista, pedane e spalti, un piccolo paese di atleti e che atleti.

200 maschili
E stavolta Usain non lascia “trippa per gatti”. Decide di vincere dal primo metro di questa finale, parte bene, va come un treno e a nulla serve la buona tenuta dell’americano Justin Gatlin. Usain non vuole ombre e tira, tira fino a tre metri dall’arrivo, allorquando trova il tempo per frenare e con le braccia dire “sono io, sono io”, 19.55, un tempo incredibile, questo atleta ha veramente scritto la storia di questi ultimi anni di atletica. Di certo non è facile vincere un mondiale già da allievo e continuare così per anni ed anni.
Gatlin corre in 19.74 , al terzo posto il sudafricano Anaso Jabodwane con 19.87, ben quattro sotto i 20 e il composto pubblico cinese scende in campo per i selfie con il “tuono di Giamaica”.

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Julius Yego, primo africano a vincere una medaglia nel giavellotto. Da www.iaaf.org

Resoconto della quarta e della quinta giornata dei Campionati Mondiali di Pechino, a cura di Vittorio Savino.

LA GRANDE SORPRESA: I 400 OSTACOLI MASCHILI
Incredibile ma vero, vince il keniano Nicholas Bett, non solo ma corre in 47.79, trascinando con lui il russo Denis Kudryatov al personale di 48.05 e il bahamense Jeffers Gibson con 48.17. Non è la prima volta di un africano in questa specialità ricordiamo l’oro di Monaco 1972, John Akij Bua, ugandese ormai personaggio storico, più volte presente a Caserta, al mitico Meeting di Elio Papponetti.

800 MASCHILI
In gara c’è David Lakuta Rudisha e quando c’è questo pezzo di Kenia, c’è poco da fare. Con un ultimo giro da 51.60 detta legge e chiude in 1.45.84. Al secondo posto Adam Kszezot (Pol) con 1.46.08, bronzo per Amel Tuka (Bih) con 1.46.30.

LUNGO MASCHILE
Alla vigilia si pensava ad una gara stratosferica, poi la finale fa sempre la sua parte . A vincere, comunque con un buon 8,41 l’inglese Greg Rutherford, per il “rosso” una bella serie di salti, che mettono in fila l’australiano Fabrice Lapierre con 8,24 e Janan Wang il cinese che salta 8,18.

1500 FEMMINILI e MISCELLANEA
La classifica dei 1500 donne era praticamente scritta da giorni e Genzebe Dibaba, etiope minuta , ventiquattrenne, non deve fare altro che confermare le aspettative e vincere con 4.08.09. Argento per la keniota Faith Kipyegan con 4.09.96, bronzo per Sifan Hassan che nonostante i connotati arriva dall’Olanda e corre in 4.09.34.
Nel frattempo da segnalare come l’azzurra Libana Grenot è terza nella sua semifinale dei 400 metri con 51.14, tempo che non le permette l’accesso alle finali.
Si corrono anche le sette batterie dei 200 e tutto sommato si vede molto, questi i vincitori delle varie batterie : Ranil Giulyev (Tui) 20.01 , Alonso Edwards (Pan) 20.11, Usain Bolt (Jam) 20.28, Justin Gatlin (Usa) 20.19, Zharne Hughes (Gbr) 20.13, Likovirgus Tsakonas (UGre) 20.14 e Anaso Jobodware (Rsa) 20.22.

DISCO FEMMINILE
Denia Caballero, venticinquenne cubana sa che deve fare presto e mette subito dentro un lancione da 69,28, il titolo mondiale è subito in tasca, la strategia del “fast and go” riesce, se ne accorge anche la croata Sandra Pekovic, favorita di turno, che deve accontentarsi dell’argento con 67,39. La scuola di Germania mette comunque dentro un bronzo con Nadine Muller con 65,53, quarta ancora una cubana, la Perez, che conferma la grande scuola dell’isola caraibica.

Quinta giornata

400 METRI MASCHILI
Splendida prova quella dei 400 metri, che già nei prodromi aveva detto tanto. La finale la vince con una gara super il sudafricano Wayde Van Niererk, che corre con un probante 43.48. Alle sue spalle l’inossidabile LaShawm Merrit (USA), che chiude in 43.65, mentre il bronzo va a Janek Kirami (43.78). Alla fine Va Niererk esce in barella, ma crediamo sia più che normale.

3000 SIEPI DONNE
Non ci sono siepi che tengano , Hyuin Kiyeng Jepkemboi, nome noto a chi mastica di mezzofondo in atletica, sigla 9.19.11, che bastano per vincere la finale mondiale dei 3000 siepi e regalare l’ennesima medaglia al Kenya. Alle sue spalle la tunisina Habita Ghaibi con 9.19.24, mentre al bronzo arriva la tedesca Gesa Felicitas Krause con 9.19.25. Gara per buona parte tattica, quindi finale al fulmicotone.

GIAVELLOTTO MASCHILE – RIVOLUZIONE TECNICA
Era nell’aria e ieri già si commentava con lungimiranza questa possibilità: il giavellotto maschile cambia continente e dai freddi dell’estremo nord passa al caldo africano, sono due, infatti, gli africani sul podio.
Vince l’oro l’incredibile Julius Yego,che arriva dal Kenia, che trova un superlancio da 92,72, alle sue spalle direttamente dalla valle dei templi, l’egiziano Ihab Abdelrahmen El Saiad, che lancia pure lui lontano come il suo nome, 88,99.
Sta a guardare a bocca aperta e va sul podio di bronzo Tero Pitkamaki, per il finlandese “solo”, si fa per dire, 87,24.
Ragazzi il mondo cambia, ma poi a pensarci bene le antiche lance le usavano tutti, o no?

PECHINO 2015 – 400 OSTACOLI DONNE
Primo titolo Mondiale della quinta giornata, ci pensa Zuzana Hejnova, che arriva dalla Repubblica Ceca e copre la distanza dei 400 ostacoli in 53.50.
Alle sue spalle la doppietta statunitense composta da Shamer Little (53.94) e Cassandra Tate (54.02).

PECHINO 2015 – Semifinali 200 metri maschili
Tre semifinali per disegnare la composizione della finale dei 200 metri di questi mondiali.
1. semifinale – 1. Hughes (GBR) 20.14, 22. Ashmeade (JAM) 20.19, 3. Martin (Ned) 20.20
2. semifinale – 1. Gatlin (USA) 19.87, 2: Edward (20.02), 3. Ogunode (20.05)
3. semifinale – 1. Bolt (JAM) 19.95, 2: Jobodwana (RSA) . 20.01, 3. Rami Guliyev (Tur) (20.10).
Scusate se è poco.

ASTA DONNE
La seconda medaglia cubana arriva da Yarisley Silva, che nel salto con l’asta salta 4,90 e lascia tutto il resto del mondo alle sue spalle. Argento per la brasiliana Fabiana Mures ferma a 4,85, mentre la greca Nikoleta Kyrakopoulou porta a casa una bella medaglia con 4,80, piccola soddisfazione per una nazione in balia della crisi.
La quinta giornata si chiude qui .

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La vincitrice dei 100 metri donne, Shelly Ann Fraser-Pryce (Giamaica)

Continuano le corrispondenze da casa sui Mondiali d’atletica leggera in corso a Pechino. Per noi ne scrive Vittorio Savino, già presidente regionale e poi consigliere della federazione nazionale e mondiale d’atletica, dal 1969 anima l’Atletica Aversa, realtà ben radicata nel territorio. Ancora oggi Vittorio continua a girovagare per le piste campane e italiane con la stessa passione di sempre.

ASTA MASCHILE
Stavolta a vincere e sorprendere tutti + il “rosso” canadese Barber Shwknacy, che trova forza e coraggio per arrivare fino alle vette alte, salta 5,90 ed è oro. Stessa misura ma con un errore in meno all’altezza di Raphael Marel Holzdeppe (Cer). A 5.80 ci arriva pure, Pavel Wojciechowsky (Pol), in quella che sembra il podio più scioglilingue dei Mondiali. Solo quarto il super franece Lavillinie a 5.80.

TRIPLO FEMMINILE
l’hop-hop-step hop, al femminile arriva dalla Colombia, con la bella Caterine Ibarguen che atterra a 14,90, batte Hanna Kayazyeva Minenko (Israele) con 14,78 e la kazaka Olga Rypakova 14,77.

10.000 Femminili
Quasi tutta Africa, vince la keniota Vivian Jepkemoi Cheruyot con un probante, ma non eccelso, 31.41.31, alle sue spalle l’etiope Gelare Buka con 31.41.77, al bronzo la statunitense Emily Infeld con 31.43.49, che conferma la crescita del mezzofondo d’oltre Oceano.

3000 siepi maschili
Non possiamo dire tutta Africa, perchè quì il podio ed il resto del podio è tuttol keniano. Quattro atleti ai primi quattro posti, quasi a voler confermare che non c’è “trippa per gatti”. Una miniere inesauribile di talenti virtuosi, l’oro va a Ezekie Kemboi 8.12.28, alle sue spalle tutti attaccati Conselus Kipruto con 8.12.38, quindi Brimin Kipropo Kiproto 8.12.54, medaglia di cartone per Birzoch con 8.12.62, in 34 centesimi tutto il mondo del Kenia.

100 metri donne
Ci resta un solo dubbio, come riesca Shelly Ann Fraser Pryce, giamaicana che corre in un modo tutto particolare, a portare fino al traguardo, con la velocità che riesce ad esprimere, l’infiorata che porta sul capo. Cepelli verdi, quasi un lungo manto d’erba, quindi margheritoni gialli belli evidenti e treccine con nastrini. Così infiocchettata riesce a vincere il titolo mondiale dei 100 metri donne e corre in 10.76, cosa che dalle nostre parti i maschietti fanno fatica a realizzare. Alle sue spalle il futuro, l’olandese Dafne Schippers , “femminona” capace di 10.81 suo personale, terza la statunitense Tori Bowie con 10.86.
La terza giornata dei Mondiali si chiude con lo Stadio, il “nido d’uccello”, che si illumina proprio come i giochini cinesi, luci e flash ovunque, quasi a voler identificare la gioia di questo sport che continua a prop
orci grandi campioni, mentre noi italianucci, purtroppo stiamo in silenzio.

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Yadisleidy Pedroso, salernitana d'origine cubana

Pubblichiamo le corrispondenze da casa sui Mondiali d’atletica leggera in corso a Pechino, di un’autore d’eccezione: Vittorio Savino, già presidente regionale e poi consigliere della federazione nazionale e mondiale d’atletica, dal 1969 anima l’Atletica Aversa, realtà ben radicata nel territorio. Ancora oggi Vittorio continua a girovagare per le piste campane e italiane con la stessa passione di sempre.

La pattuglia italiana di oriundi ed ex stranieri si arricchisce di anno in anno e questo non può che farci piacere. Un’occhiata particolare la vogliamo dare a due ragazze che arrivano da Cuba e che già da tempo sono in Italia, entrambe presenti a Pechino.Yadisleidy Pedroso è la salerno-cubana, ha corso le batterie dei 400 ostacoli, rovinando sull’ultimo ostacolo e trovandosi subito fuori da qualsiasi discorso futuro, peccato.
Libania Grenot, anche se all’ultimo istante è riuscita nell’impresa di accedere alle semifinali dei 400 metri piani con un 51.64, primo tempo ripescato . Speriamo continui a salire.

Oggi cinque finali, ma nessun italiano sarà in queste cinque gare. Alle 13.05 si parte con la prova di salto con l’asta che potrebbe essere molto lunga. Alle 13.30 in pedana il triplo donne. Dopo un’ora, alle 14.35 i 10.000 metri donne, quindi alle 15.15 i 3000 siepi uomini e alle 15.35 la finalissima dei 100 metri donne.
Siamo assenti, i nostri portacolori stanno sparendo ancor prima di cominciare, ma siamo presenti in cucina. Stamani la RAI ci ha proposto un Vissani in gran forma, mentre da Casa Italia Atletica ci parla di spaghetti e cucina cinese.
Visto che di atletica, almeno per il momento abbiamo veramente poco da dire, famoci du spaghi, anche se l’ora è un tantino anticipata. Strana l’Atletica di adesso (quella italiana naturalmente).

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Il campionato lo vincerà la Roma. Dzeko è un grandissimo acquisto, un calciatore che in italia potrà fare la differenza. Tecnico, mobile, potente: nel nostro campionato è potenzialmente devastante. I giallorossi hanno anche acquistato, dopo lunghe beghe legali, anche Salah. Considerato che la difesa e il centrocampo di Garcia sono di ottimo livello, la Roma potrà certamente impensierire la Juve. Se non fosse per motivi tecnici, questo sarà pure l’anno del Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco. Nel 2000, quando la porta del Vaticano si aprì l’ultima volta, nella capitale entrarono due scudetti: prima la Lazio e poi la Roma. E se ci si metteranno pure i santi non ce ne sarà per nessuno.
La Juve resta davvero forte. Eppure ha venduto l’asse principale del suo undici titolare: Pirlo, Vidal e Tevez. Tutti sono stati ben rimpiazzati, ma ripartire senza chi possedeva le chiavi del gioco non sarà semplice.
L’Inter e il Milan hanno fatto un grande mercato, ma probabilmente non saranno in grado di restare vicine ai bianconeri e ai giallorossi. I nerazzurri con Jovetic e Icardi davanti potranno essere micidiali, lo stesso i rossoneri con Bacca e Luiz Adriano. Il brasiliano, arrivato anche un po’ in sordina, potrà fare grandi cose. La Lazio fino ad adesso ha fatto un mercato abbastanza anonimo anche se Kishna potrà essere la vera rivelazione della nuova serie A. E il Napoli? Il Napoli è forte di suo e ha acquistato dei tasselli funzionali, nulla di più. Non è stata acquistata nessuna stella o top player, come si usa dire oggi. Si è rafforzato strutturalmente, ma da qui a dire che potrà giocarsela con Juve e Roma ce ne passa. Tanto più se è cambiata la guida tecnica e la squadra dovrà assimilare un nuovo gioco.
Resta la sensazione psicologica della squadra che da piccola, con il lavoro può diventare grande. Il ridimensionamento, da Benitez a Sarri è tutto lì. Se con Rafa il Napoli era accreditato come squadra “favorita”, con Sarri la percezione è cambiata. Nello sport le percezioni contano infinitamente. Il Napoli dovrà partire forte dall’inizio perché al momento può preoccupare gli avversari, ma non certo far paura.

Qualcuna di queste squadre fallirà clamorosamente e fuori dal circuito ci sono allenatori affermatissimi: tra qualche mese Ancelotti, Montella, Spalletti e Mazzarri li ritroveremo su una di queste panchine.

Poi chissà se un giubileo non possa farsi prima o poi anche a Napoli…
Previsione: Roma, Juve, Inter, Napoli, Milan, Lazio. Ma occhio alla Fiorentina.

Valentino Di Giacomo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

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Ci siamo. Passate le polemiche (per adesso), passati i ricorsi, ora, finalmente, sarà il campo a parlare.

La stagione 2015/2016 dell’Azzurro Napoli basket è cominciata oggi al PalaVeliero di San Giorgio a Cremano con il primo allenamento.

Ma da dove si riparte?

Si  riparte dalla Serie B, con una progetto che ha l’obiettivo, senza spese insostenibili e passi più lunghi della gamba, di riportare il Club partenopeo già dall’anno prossimo in Legadue.

Si riparte da un General Manager prestigioso e di categoria superiore, quel Pier Francesco Betti col suo impegnativo ed oneroso contratto triennale.

“Dopo aver verificato la serietà del nuovo corso societario – dice Pierfrancesco Betti – , non ho esitato neppure un attimo ad accettare la proposta dell’Azzurro Napoli Basket. Ritornare a Napoli, seppur partendo dal complicato e difficile campionato di serie B, è per me motivo di orgoglio, di responsabilità e di affetto per una maglia ed una città che a distanza di anni mi è sempre rimasta nel cuore. Sono certo che tutti insieme, società, staff tecnico, squadra, e sopratutto con l’aiuti dei nostri tifosi, imposteremo un importante lavoro di riorganizzazione per riportare Napoli nelle posizioni che le competono”

Si riparte dall’allenatore, da Giampaolo Di Lorenzo, dalla sua esperienza nella categoria, dal suo amore per la Napoli e dalla sua voglia di essere per una volta “propheta in patria”.

“Tornare a Napoli ed allenare la squadra dove praticamente sono cresciuto e formato come giocatore, e grazie alla quale sono riuscito a far diventare una passione un lavoro, – dice il nuovo allenatore – mette sicuramente i brividi. Ho accettato subito la proposta, indipendentemente dalla categoria nella quale giocheremo. Alcune scelte vanno fatte con la pancia, ed io non ho esitato nemmeno un attimo. La conoscenza del General Manager Betti, e quella del Presidente Balbi mi ha fatto capire che la scelta fatta era quella giusta. Ora abbiamo una missione: vincere subito e riconquistare la fiducia di ogni singolo tifoso. Inoltre dobbiamo dare credibilità ad una nuova realtà che allo stato attuale è vista con sospetto. C’è tanto lavoro da fare e non vedo l’ora di cominciare.”

Si riparte da un roster completato in pochissimi giorni. Quasi un miracolo considerata la pessima reputazione che ormai ha la società nei confronti di giocatori e procuratori.

Un roster che si è radunato ieri sera presso il ristorante “Fratelli la Bufala” a Pozzuoli.  Col nuovo Amministratore Delegato, Antonio Di Rocco, con il rinnovo del ‘main’ sponsor Givova, lo sponsor tecnico Title e il responsabile marketing della BreakPoint ADV Clara Starace, è stata presentata anche l’intera squadra

Vediamola:

Nunzio Sabatino, unico legame tecnico con la disastrosa stagione appena passata, ma anche uno dei pochi ad aver dimostrato sempre grande attaccamento alla maglia.

Il  nuovo arrivo Simone Berti. E’ chiaro che sarà con ogni probabilità dalle sue mani che passeranno i destini di questa stagione. E’ l’elemento di spicco, un play di categoria superiore, classe ‘85 con esperienze nelle nazionali giovanili under 18 e under 20 e un titolo vinto a Siena anche se quasi da spettatore in panchina.

Poi la guardia classe ’90 di 1.95 Armando Iannone con esperienza e punti nelle mani.

A completare il roster Christian Villani (guardia-ala di 200cm, classe 1982), Michele Giovanatto (ala di 202cm, classe 1981),  Salvatore Parrillo (guardia/play di 192cm, classe 1992), Andrea Martino (ala di 195cm, 1995). Tutti elementi di ottimo livello per la categoria.

Di ottimo livello i due lunghi anche se forse un po’ leggeri. Spicca  Yande Fall (ala di 200cm, classe 1990), un 4/5 sicuramente in gradi di spostare gli equilibri in serie B, reduce da una stagione eccellente a Catanzaro con 16 punti e 10 rimbalzi di media. Ottimo acquisto per la serie B anche Davide Serino (centro di 200cm, classe 1981).

Infine il giovane e promettente pivot napoletano Andrea Spera ( 205cm, classe 1996) che dopo aver dominato nei vari campionati giovanili potrebbe avere l’occasione di dimostrare il suo valore da senior.

Insieme a questi giocatori, per la prima fase di preparazione, si aggregheranno alla squadra alcuni atleti del settore giovanile (Lorenzo Perrella ’96, Nino Viscusi ’97 Crecenzo Testa ’95).

Vice allenatore il napoletano Antonio Barbuto e preparatore atletico il giovane Elia Confessore.

A completare la società il Direttore Sportivo Vittorio Di Donato ed il Segretario Generale Marco Barone.

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Dunque il basket napoletano, dopo la ormai usuale estate di passione fra tribunali e carte bollate, ripartirà dalla serie B. E per farlo ha scelto di ripartire dal suo passato.

Nonostante Marco Calvani avesse ancora un anno di contratto è stato scelto come allenatore Giampaolo Di Lorenzo, ex play napoletano negli anni ’80 e ’90 e poi coach con buoni risultati a Brindisi, Potenza, Forlì, Omegna e Matera.

Una scelta interessante, un coach napoletano che conosce molto bene l’ambiente  e con esperienza di categoria sia da giocatore che da allenatore.

Dal passato, assai glorioso, arriva anche il General Manager, quel Pier Francesco Betti protagonista degli anni più belli del basket a Napoli targato Maione. Un nome che è una garanzia assoluta in termini di competenza e serietà.

Ed è proprio sul suo nome e sul suo oneroso contratto triennale che i tifosi napoletani si stanno aggrappando per sperare che, finalmente, il progetto di riportare la pallacanestro a Napoli a buoni livelli, sia serio ed a lungo termine.

Le premesse, bisogna dirlo, non sono delle migliori.

La presidenza è la stessa che negli ultimi due anni ha collezionato solo figuracce a livello societario e la cui credibilità rasenta lo zero. Si è ancora in attesa di conoscere i nuovi soci che, anche se in ritardo, cosa che ha causato l’esclusione dalla Lega Due, hanno ripianato quasi 250 mila euro di debiti. Non si capisce davvero il motivo per cui non escano fuori.

C’è la questione PalaBarbuto ancora da risolvere con il Comune. E’ vero che si tratta di meno di 30mila euro, ma allora perchè non saldare il debito? Non dimentichiamoci che tra le cause per cui è stato rigettato il ricorso dalla Procura Federale c’è la “mancanza di adeguata documentazione sulla disponibilità di un campo da gioco”.

E poi, con quale budget si affronterà la stagione?

E lo sponsor? Non si parla più della Givova. Lo sponsor che pareva ormai certo per la Lega Due si è tirato indietro?

Ma veniamo poi a quello che dovrebbe interessare di più. I giocatori.

Come si era detto si ripartirà affidando la regia nelle mani di Nunzio Sabbatino. Sicuramente un play di ottimo livello per la categoria.

Per il resto solo voci. Pare comunque che si voglia puntare molto su giocatori campani.  Il gm Betti è al lavoro con Di Lorenzo con l’obiettivo sicuramente di costruire un team competitivo per la B e provare tornare subito in Lega Due.

Potrebbe arrivare il play-guardia beneventano Salvatore Parrillo, 23 anni, già nazionale under 20, ex Juve Caserta, Ferentino e Agropoli.  Possibile l’arrivo di Michele Giovanatto (ex Palermo). Sembra vicina la 34enne ala grande partenopea Davide Serino, (ex Agropoli). Trattativa importante ma difficile in corso per Simone Berti, 30 anni, play-guardia esperto e di categoria decisamente superiore, l’anno scorso a Biella in A2. Si fanno poi i nomi di Iannone, guardia (ex Veroli e Rieti) e di Villani, ala, (ex Latina e Lugo di Romagna).

Infine, in queste ultime ore la notizia che l’Azzurro Napoli basket sarebbe vicino alla firma di un numero 4 di una certa importanza, la “piovra nera” Yande Fall, italo senegalese classe ’90, reduce da tre anni di alto livello a Catanzaro con un’ultima stagione a 16 punti e 10 rimbalzi di media.

Si tratta di giocatori che alla maggioranza del pubblico non diranno molto ma che, se arrivassero davvero, confermerebbero la voglia di costruire un team di buon livello per la B.

Certo, per provare a infiammare la piazza, cosa di sicuro molto complicata, servirebbe almeno un grosso nome…

Paolo De Luca

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In foto Raffaele Colacicco

Ci sono passioni e Passioni. Da quelle più frivole che nascono in età matura sfrocoliate da curiosità momentanee o consigliate da mode passeggere a quelle, come dire, innate, quelle che fanno parte di te da sempre e alle quali non riesci a tracciarne la genesi.

Io ne ho avute svariate e di diversi tipi ma la mia Passione, direi di tipo “endemico” è senza alcun dubbio legata al mondo equino. L’equitazione! E non mi riferisco a quella snob e aristocratica della “sella inglese” (salto ostacoli & affini), ho scelto l’adorata, rozza e cafona monta western. Ho sempre prediletto un’eleganza disinvolta ed apparentemente più informale ad una imposta e, a mio avviso, più forzata. Ho sempre preferito frange e Stetson (il famoso cappello a falde larghe) a frustino e cap. Per non parlare poi degli speroni: è tutto un altro effetto; chi non ha sognato almeno una volta atteggiarsi a passo deciso col rumore della stella sulle pietre?

Ad occhio ignorante si tratta di un unico sport, “andare a cavallo”, come dire che il tennis e il volano sono la stessa cosa. Ovviamente non è così. Si tratta di due mondi cugini, due facce della stessa medaglia, con origini ed evoluzioni completamente diverse.

La monta western (o americana) è considerata una monta da lavoro, proprio perchè nasce da determinate esigenze tecniche dei cowboys necessarie a spostare le mandrie da un pascolo all’altro. Determinate selle, determinato abbigliamento e soprattutto determinati cavalli, agili, veloci e scattanti, subito pronti a recuperare qualche vitello in fuga. Durante i loro momenti di relax erano soliti unirsi ed improvvisare giochi e gare, dando vita ai famosi Rodei. Poco a poco questo intrattenimento è diventato più competitivo e necessitava una specie di regolamentazione, dando vita così a vere e proprie discipline agonistiche. Tra le più famose ci sono quelle di velocità, Barrel Racing e Pole Bending, quelle che “simulano” il lavoro fatto con i vitelli (che sono tra le più “scenografiche”), Cutting e Team Penning, e poi c’è, a mio modestissimo avviso, l’emblema del mondo western, eleganza e perfezione, il Reining: fusione totale tra cavallo e cavaliere! “Guidare fra le redini” significa, è una disciplina in cui è fondamentale l’empatia tra cavallo e cavaliere  che lavorano sincronizzando quasi respiri e movimenti, lasciando percepire solo azioni svolte con la più totale disinvoltura e senza alcun tipo di costrizione. Un susseguirsi di cambi di galoppo, spin, roll back e sliding stop compongoni i cosiddetti patterns, percorsi.

In Italia la prima gara di Reining si è tenuta nel 1985 ma contava pochi iscritti. Dopo qualche anno si è deciso di fondare delle associazioni regionali con lo scopo di promuovere la disciplina e nel 1997 nasce l’Associazione Campana Cavallo Rening. Il cuore pulsante della disciplina in Campania, dove il sogno di molti è nato, è il Torello Quarter Horses di Melizzano (BN), il paradiso in terra per gli amanti dei cavalli ed è proprio grazie a Vincenzo Caracciolo e a Daniela Lukacs che non hanno mai smesso di credere in questa loro Passione che la Campania oggi può vantare, anche a livello internazionale, grandi campioni del calibro di Raffaele Colacicco.

Purtroppo il campionato ora è finito, ma al prossimo noi di Soldato Innamorato ci saremo! E vi racconteremo ogni singola emozione provata dai cowboys napoletani.

Magari scoprirete d’avere una Passione latente

Milly

 

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Ancora una doccia fredda per i tifosi napoletani. Non che ci fosse molta fiducia nel ricorso ma, si sa, la speranza è l’ultima a morire e la bocciatura del Tribunale Federale della FIP è l’ennesima mazzata alle speranze di vedere la squadra in Lega Due nella prossima stagione.

La società, naturalmente, ha già annunciato il ricorso in secondo grado alla Corte federale di Appello ma, a questo punto, quasi nessuno crede più che ci siano concrete possibilità di vincere.

Nonostante il parziale riconoscimento degli sforzi fatti per ripianare i debiti, le motivazioni della Corte sono state pesanti. In particolare colpisce, oltre al ritardo nella presentazione delle liberatorie, il passaggio sul campo di gioco ” …non presentando idonea documentazione attestante la disponibilità di un idoneo impianto di gioco, secondo i criteri fissati dalle norme federali per il campionatori serie A2…”

E’ chiaro, a questo punto, che nonostante le rassicurazioni, la Questione PalaBarbuto col Comune di Napoli sia ancora aperta e non siano stati ancora saldati i debiti della passata stagione.

Insomma, la chiarezza e la trasparenza che erano state invocate dai tifosi, non ci sono.

Torneremo mai a parlare di Basket giocato?

Questo intanto il Comunicato della Società:
Il Tribunale Federale della Fip ha rigettato il ricorso presentato dall’Azzurro Basket Napoli avverso il provvedimento del Consiglio federale di non ammissione al campionato di serie A2 maschile 2015-16 con le seguenti motivazioni:

“…. ritenuto quindi che la società Azzurro Napoli Basket, pur riconoscendone e sottolineandole la volontà ed i meritori sforzi per adempiere nei tempi previsti a tutte le obbligazioni, non abbia tuttavia rispettato le condizioni di cui alle Disposizioni Organizzative Annuali 2015-2016, non avendo presentato entro il 9 Luglio u.s., termine indiscutibilmente perentorio, tutte le idonee liberatorie attestanti l’avvenuto pagamento fino al 31 marzo u.s. di alcuni atleti, e non presentando idonea documentazione attestante la disponibilità di un idoneo impianto di gioco, secondo i criteri fissati dalle norme federali per il campionatori serie A2;
P.Q.M. rigetta il ricorso.”
Preso atto di quanto sopra, ed in virtù delle suddette motivazioni, l’Azzurro Napoli Basket rende noto che inoltrerà reclamo alla Corte Federale di Appello avverso la decisione del Tribunale Federale della Fip.

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