Lifestyle

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Foto di Paolo Russo

Sarò partigiano, sarò campanilista, sarò anche stupido ma a me la condizione di Napoletano piace troppo.
Lo so bene che essere Napoletano significa troppo spesso lavorare il doppio per ottenere la metà, ho anche io quella strana abitudine di ringraziare sempre anche quando ottengo semplicemente un mio diritto o quando qualcuno si ferma per farmi attraversare, conosco tutti gli aspetti negativi di cui si siamo i primi a non stancarci mai di parlare eppure è pecché so’ nnammurato pecché forse ce so’ nato che non solo vi dico quant’è bell’ a città a Pullecenella, ma che ancora oggi sono il primo a meravigliarmi delle sue bellezze.

Del Napoletano mi ha sempre affascinato una parola: ‘a staggióne, che tradotta non è la stagione, ma l’estate. Come se l’estate fosse l’estate fosse la stagione per antonomasia, come se vivessimo l’intero anno aspettandola. Quando i friarielli cominciano a sparire, quando le giornata si allungano un po’ quando iniziamo a mettere le maniche corte sappiamo che sta arrivando e all’improvviso (ma non troppo) Napoli esplode di bellezza.

Da Napoletano l’estate è qualcosa di splendido, una varietà di frutta enorme e l’amico con il giardino che ti invita a raccoglierla, le macchie gialle di ginestra sul Vesuvio ma soprattutto il mare a due passi.

Sapere che per essere felici basta un costume, un asciugamano sulla spalla e un biglietto dei mezzi pubblici da ragazzo era una delle poche certezze, oggi devo caricare la macchina con famiglia, giocattoli etc. ma ci metto comunque qualche minuto e nel viaggio mi godo il panorama, che non è quello di una qualsiasi città di mare.

Nino D’Angelo (che ho già citato indirettamente in questo articolo) parlando del Napoli diceva Viecchie e giuvane cercano rint’a nu pallone nu poco ‘e pace nu juorno nuovo, bè a campionato finito quella pace la troviamo a mare, che sia sabbia, che sia tufo o che siano scogli, basta un quarto d’ora per goderci la nostra meravigliosa, caotica e poetica normalità.

Buon Bagno a tutti!

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Hermann Nitsch foto di Augusto De Luca https://www.flickr.com/photos/43573197@N04/

Noi Napoletani non conosciamo Napoli. Non è una provocazione ma una semplice constatazione, conoscere Napoli è impossibile: è troppo varia per ascoltarne tutti gli accenti, per sentirne tutti gli odori, troppo ricca e troppo fantasiosa per conoscerla realmente tutta, per scoprirne ogni meraviglia, tutte le vedute e le bellezze architettoniche, ogni piccola realtà storica o artistica, per conoscere tutti i musei, tutte le opere d’arte e tutte le fondazioni che la rendono una delle città più belle del mondo.

Fra queste realtà che molti ignorano c’è un piccolo gioiello: il Museo Hermann Nitsch. Gestito dalla Fondazione Morra il museo ospita un importante centro di documentazione e ricerca, una biblioteca e una mediateca, ospita mostre e, oltre a essere un punto di riferimento per l’arte contemporanea, custodisce una grande collezione di opere, oggetti e documenti di Hermann Nitsch, l’artista cui chiaramente è dedicato il museo.

In questi giorni sulla mia bacheca di facebook è comparso più volte il link alla petizione su change.org che invitava a boicottare e a chiedere la cancellazione di una retrospettiva dedicata al protagonista dell’Azionismo Viennese perché nelle sue performance vengono utilizzate carcasse di animali, interiora e sangue, e la mostra, secondo gli autori della petizione violerebbe  la “Dichiarazione universale dei diritti degli animali”.

La moda del veganesimo, enfatizzata dall’indignazione da Social Network, ha portato a far condividere questo link e a far firmare la petizione a tanti amici Napoletani e la cosa, oltre a rattristarmi per il bieco oscurantismo del gesto, mi ha fatto incredibilmente sorridere: perché preoccuparsi della mostra temporanea a Palermo e non di quella stabile che hanno in casa?

Forse la risposta è nel primo paragrafo di questo articolo ma non basta, la risposta completa è anche nella superficialità con cui si prendono certe posizioni.

Non voglio parlare qui di Nitsch e dell’Azionismo Viennese, non voglio raccontarvi nulla, voglio solo invitarvi a studiare e a conoscerlo anche perché abbiamo la fortuna di averlo in casa. Dubito che a Palermo ci sia qualcosa in più di foto di vecchie performance che possano urtare l’animo degli animalisti più sensibili. Ma prima di muovere un ulteriore passo verso il rogo di libri in nome di un’altra cieca dottrina vorrei che qualcuno si facesse due domande, cercasse delle risposte e poi eventualmente prendesse una posizione.

Molti si chiedono se questa sia arte e che cosa voglia dire l’opera di Nitsch, rifacendomi al nostro amato Bellavista e alla domanda che giustamente si pone Salvatore (Benedetto Casillo) davanti al Cesso Scardato esposto dal Wasserman in un museo di arte moderna:

“Secondo voi, questo muratore del 3000 che cosa penserà di aver trovato? Un capolavoro? O ‘nu cesso scassato?”

Il cesso scardato, come le carcasse animali usate nelle performance hanno un loro senso, una dialettica, un percorso che ha portato a quella scelta. Può piacere, può non piacere, può sembrare stupida o inutile ma l’importante è che non lasci indifferenti. Nel bene o nel male questa è l’arte, non ha un senso, il senso è negli occhi di chi la guarda che in un modo o nell’altro sarà una persona diversa dopo averla incontrata.

Il muratore del 3000 davanti al Cesso Scardato capirà di essere davanti a un’opera d’arte se saprà riconoscerne il contesto, se avrà avuto modo di capire perché quel cesso è lì, se ci saranno state mostre, percorsi di studio, musei, ricercatori e un impianto culturale che ci permetta di crescere come umanità e capire a cosa siamo davanti. Cancellando la storia che non ci piace non andiamo da nessuna parte e anche la Gioconda sarà considerata Na tavulett’ e lignamm’ e tutta l’arte rimarrà sempre un cesso scardato!

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fallo da dietro

Quando Cavani è arrivato a Napoli era l’icona del bravo ragazzo tutto casa chiesa. Il talento uruguajo non era mai stato protagonista di scandali, la sua vita fuori dal campo era quella che tutte le mamme sognano per il proprio figlio, tanto allenamento, una fidanzata storica, impegno dentro e fuori dal campo e non smettere mai di ringraziare Dio per i doni che la vita ti ha dato.

Poi qualcosa è cambiato, succede quello che nessuno si sarebbe mai aspettato, sarà la frequentazione con Lavezzi e altri giocatori amanti della vita notturna, sarà l’età, sarà l’improvvisa voglia di rompere un po’ le regole ma El Matador sale prepotentemente in vetta alle classifiche del Gossip. Tante notti brave, prima lascia la moglie per andare a vivere da solo, poi doop tanti inciuci si scopre che ha un’amante ufficiale e infile il trasferimento a Parigi città libertina e trasgressiva per definizione.

Dopo tante liaison e altrettanti flirt in coppa america Edinson si è reso protagonista di un curioso episodio, il Jara gli si propone con un approccio forse un po’ eccessivo ma che in determinati contesti ci può stare: il difensore cileno manifesta in modo sfacciato il suo interesse per Cavani, toccandogli il culo a centrocampo. I tanti contatti precedenti, le occhiate sfuggevoli e gli sguardi intensi avuti fino a quel momento chissà cosa avranno fatto pensare al buon Gonzalo, che al massimo si sarebbe aspettato un cordiale “No!” ma di certo non una manata in faccia.

Invece Cavani ha reagito molto male e così facendo non solo ha perso l’occasione di una avventura estiva ma ha anche lasciato la propria squadra in 10. Jara invece potrà consolarsi dalla delusione amorosa in semifinale dove magari, come direbbe la Carrà, trova un altro più bello che problemi non ha!

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Foto di Paolo Russo - https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152153022335963&set=a.99570900962.90281.716115962&type=3&theater

In una città come la nostra, dove un tuffo è sempre a distanza di minuti dovrebbe essere vietato andare a scuola, andare a lavoro in giornate come questa. O per lo meno bisognerebbe garantire a tutti una pausa tuffo: un’ora in cui il dipendente (o lo studente) viene accompagnato nel luogo balneabile più vicino, si fa un tuffo, una calatella, una mezza nuotata e poi torna alle sue mansioni rinfrescato e più produttivo di prima.

Chiediamolo a tutti i sindacati!

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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