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La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

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Anche a Napoli piove

Quando, due anni, fa Paolo Sindaco ed io decidemmo di far nascere questo sito web pensavamo di dover dare voce alla nostra passione comune per la città e quella matta e cromosomica per la squadra azzurra. Non potremmo non essere innamorati di Napoli con i nostri cognomi: un Russo (come l’indimenticato poeta Ferdinando) e un Di Giacomo (di cui mi onoro di portare una ‘ntecchia del suo sangue nelle vene). 

Pensammo di unire questo progetto in un nome: Soldato Innamorato. Quella canzone che da sempre ha unito i tifosi azzurri nei momenti più belli e degna principessa della Canzone napoletana. Perché ci faceva male vedere che allo stadio, invece di utilizzare i cori della nostra meravigliosa Tradizione, si cantavano canzoncine copiate da altri stadi e altre culture. Perché lo Sport, quello vero, è anche identità.  Anzi, il carrozzone del campionato di calcio ci ha proprio insegnato le varie identità regionalistiche su cui si basa la nostra Italia di feudi e coorti. Unire attraverso le differenze, lo sport o fa questo o non è: ci capitava anche in strada quando si giocava tutti insieme, dal figlio del professore o dell’avvocato al figlio del commerciante o dell’impiegato. 

Il problema è che, in questi anni, più nello Stadio San Paolo perdevamo identità e più, al di fuori del catino di Fuorigrotta, si è costruita una narrazione farlocca di una Napoli che non esiste. Una Napoli in cui si discute e ci si bea del pianoforte di piazza Garibaldi (che ora non c’è più), del Corno sul lungomare (che non si farà) e della solita solfa di pizza-spaghetti-mandolino-sfogliatella-mozzarella-vesuvio-pulcinella. 

Una narrazione che il sindaco De Magistris ha cavalcato. Era stato scelto come ex magistrato per ripristinare delle regole, ma su questo fronte ha fatto poco. Vale per tutti l’esempio del numero verde contro i parcheggiatori abusivi al quale prima non rispondeva nessuno e poi, nonostante fosse una bellissima idea, il progetto è stato accantonato. Sono andati avanti invece altri piani, quelli più semplici. Lo sportello per denunciare la discriminazione contro i napoletani, i riconoscimenti pleonastici a Maradona o quelli onorari alla veneta che aveva scritto la letterina banale piena di cliché sulla nostra città. Una sindrome da accerchiamento che non ha ragion d’essere. Iniziative che delimitano Napoli in uno steccato provinciale, se non macchiettistico. 

Paolo ed io non siamo cambiati in questi due anni. Ma ci siamo accorti che la narrazione del borbonismo, dello stereotipo, del cartolinesco, si è inflazionata. Assai.

Ci piacciono ancora la pizza, la sfogliatella o la mozzarella. Ma tutto questo non basta, non ci può bastare. E’ un racconto fasullo se insieme alla vivibilità gastronomica e paesaggistica del nostro meraviglioso territorio, non ci si abbina insieme dei servizi pubblici efficienti. Siamo nella città dove la funicolare in notturna non sappiamo ancora quale sia, dove l’Anm riduce le corse, dove ogni giorno per recarsi ad un appuntamento in metropolitana prendendo la Linea 2 bisogna anticiparsi di molto perché gli orari non sono affidabili e le corse piuttosto rare. 

Non è un ragionamento politico per andare contro ai De Magistris o ai De Luca di turno, sono spunti per cercare di far comprendere che questa narrazione del “Comm è bell Napule”  serve spesso per coprire le inefficienze di chi ci governa. E dai quali non si pretende il tutto e subito o traguardi irraggiungibili, ma dei cambiamenti costanti, pure se lenti. E’ bello il lungomare “liberato”, ma non può essere questo l’unico vanto di un’amministrazione e dei suoi cittadini. E’ bella la Linea 1 della Metro, ma per essere realmente efficiente ha bisogno pure di autobus e altre linee in ferro che siano realmente fruibili. Non vogliamo assolutamente “buttarla in politica”, facciamo nomi e cognomi per non restare in una vaghezza che vanificherebbe il nostro discorso. Potremmo parlare di Iervolino e Bassolino, di Renzi, Berlusconi o Grillo non cambierebbe la sostanza. L’importante è il concetto. 

Da mesi invece notiamo che a Napoli ci si adagia su quello che c’era già 2mila anni fa. ‘O sole e ‘o mare. Nessuna iniziativa viene avanzata per migliorare un po’ tutti insieme, in una città che invece diventa sempre più gretta e incivile. Perché la concezione di tutti noi, troppo spesso, è che tutto ciò che è pubblico non è nostro. Siamo capaci di arredarci case come reggie, ma poi non sappiamo rispettare gli spazi pubblici. E qui non c’entra nulla l’amministrazione, siamo noi. 

E allora, con il passar del tempo, SoldatoInnamorato è diventato un piccolo avamposto per cercare di parlare di Napoli in un modo in cui pochi altri parlano. Possiamo farlo perché non cerchiamo il click facile, non ci interessa. Per noi è un hobby e una passione, non ci guadagniamo nulla. Potremmo certamente impiegare questo tempo per fare uno dei tanti siti che venerano le bellezze di Napoli, del “si è fatto prima a Napoli” o del bidè che a Torino non c’era. Ma a che servirebbe? 

Altrettanto potremmo scrivere di com’è forte il Napoli e creare dei casi di denuncia costante su come invece De Laurentiis (che in città è considerato un “Pappone”) non mantenga gli impegni. Ma significherebbe avere gli occhi foderati di prosciutto non riconoscendo a questo imprenditore di aver fatto dei miracoli in dieci anni. Soprattutto, se rapportati i risultati attuali ai 90 anni pregressi che raccontano ben poche vittorie e praticamente solo quando c’era Lui.

Non siamo cambiati noi. E’ cambiato, molto, il sentire comune e la narrazione della nostra città. Come ad esempio la storiella del napoletano “appestato” che in Italia odiano. Ma quando? Ma dove? Forse in qualche coro indecente negli stadi, ma non è la realtà di tutti i giorni. E’ come manipolare a piacimento le notizie sui migranti che stuprano o rubano. Sono casi che esistono? Certo? Ma da qui a dire che “tutti i migranti stuprano” ce ne passa. O come “tutti i musulmani sono fondamentalisti”. 

Si creano emergenze ad arte. E noi non vogliamo ragionare nella logica delle emergenze, vogliamo ragionare di ciò che vediamo. Ora non vediamo altro che il folklore abbandonare gli stadi e riempire la città. Quando dovrebbe essere l’esatto opposto. Ciò che è serio lo si tratta come un gioco e ciò che è un gioco lo si tratta come fosse una cosa serissima. Allo stadio tutti vestiti di nero, fuori tutti vestiti d’azzurro. Perché? 

SoldatoInnamorato oggi ragiona su queste cose qui. Vogliamo essere contro-narrazione, minoranza, quelli del meno siamo meglio stiamo. Magari siamo dei visionari, ma crediamo che da cose piccole come questo spazio possano nascere altre idee e altri modi di pensare e di ripensare noi stessi. Tra identità e modernità una via bisogna trovarla. Fuori e dentro un campo di calcio. Anche a Napoli, ogni tanto, piove.

Valentino Di Giacomo

Paolo “Sindaco” Russo

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Difendi la città...

Pochi mesi fa il signor sindaco Luigi de Magistris, detto Masaniello, pubblicizzò l’iniziativa (meritoria) di un numero verde a cui telefonare per segnalare in città la presenza dei parcheggiatori abusivi. Poi, dopo un’inchiesta del giornale della città, Il Mattino, su iniziativa di una firma di assoluto prestigio quale Pietro Treccagnoli, si scoprì che dopo appena una settimana il numero non funzionava. Ci si potevano passare ore al telefono, ma nessuno rispondeva. Con buona pace dei parcheggiatori abusivi che continuano a invadere piazze, larghi e strade.

E’ di ieri invece la conferenza stampa del signor Masaniello a Palazzo San Giacomo dove è stato presentato lo sportello “Difendi la città”. Chi ravvisasse sul web, sulla carta stampata o in tv delle diffamazioni nei confronti della città di Napoli e dei napoletani può segnalarlo ad uno sportello comunale creato per l’occasione. Quanto tempo durerà questa iacovella non lo sappiamo, speriamo qualche giorno in più rispetto al meraviglioso numero verde contro i parcheggiatori.

Sarebbe stata una comprensibile iniziativa se fosse stata opera di associazioni, movimenti, club. Meno piacevole è vedere un sindaco che pur di solleticare gli istinti di un certo pensiero dominante che si respira in città voglia farsi propaganda in un modo che dal punto di vista comunicativo è certamente efficace, ma che nella sostanza poco toglie agli scassi di una città che continua a far subire ai propri cittadini un trasporto pubblico indecente, condizioni del traffico e dello smog a livelli impazziti, macchie di degrado e tutta quella serie di inciviltà (dal parcheggio in terza fila, all’andare sul motorino senza casco) che i vigili urbani continuano ad ignorare. E sono questi i motivi per cui chi ci osserva da fuori pensa che Napoli sia un mondo a parte dove vigono leggi che esistono soltanto in questa città. Perché in altre città italiane ed europee (basta avere viaggiato un poco) non accade ciò che succede a Napoli. Ma noi ormai il “Succede solo a Napoli” lo abbiamo preso per vanto, uguale uguale a come si prendono i fischi per applausi.

L’iniziativa in sé voluta da de Magistris non toglie e non mette nulla almeno nella sostanza. Però lo sportello “Difendi la città” rende perfettamente l’idea del voler perseverare nel considerare Napoli una città obbligatoriamente diversa dalle altre. La città di cui noi napoletani siamo schiavi, perché non siamo altro che schiavi, io pure. Schiavi di una bellezza che non ci consente di abbandonarla, schiavi di una lingua, schiavi di una socialità che esiste raramente altrove. E noi, pur di godere le gioie della città che pulsa nelle nostre vene come sangue, ci siamo abituati all’idea della città straordinaria dove per godere di queste bellezze siamo obbligati ad un prezzo da pagare. Eppure non è vero. Anche a Napoli se ci si concentrasse davvero sulle cose serie alcuni fenomeni non ci sarebbero. Basterebbe un sindaco realmente “sceriffo” che intimasse ai propri vigili urbani di far rispettare le regole più basilari del vivere civile. Perché Napoli non sarà mai la Svizzera, ma proprio come dimostra il tanto celebrato “Lungomare Liberato”, è possibile intervenire per portare un pizzico di decoro in una città che ne ha disperatamente bisogno. De Magistris lo sa e lo ha dimostrato in alcune occasioni.

Non è l’iniziativa “Difendi la città” in sé che spaventa, ma il retropensiero che anima una proposta del genere. Un’idea di napoletano simile ai negri d’America degli anni ’50. Ma sono anni che i napoletani sono accolti ovunque senza imbarazzi o pregiudizi. Quanti di voi hanno lavorato fuori da Napoli ed hanno accusato del razzismo nei propri confronti? Io ho lavorato per anni fuori e non ho mai avuto alcun tipo di problema, anzi ne ho avuti di più studiando a Salerno dove, a causa di un certo provincialismo, i napoletani passano tutti per mariuoli e imbroglioni. Ma poi, come in tutte le cose, basta conoscersi perché ognuno è uno, unico. E nessuno ha rappresentanza di un popolo: né i buoni e nemmeno i malamente.

Dietro questa iniziativa c’è un provincialismo e un’autoghettizzazione che non solo sono stupidi, ma pure lesivi. Ma voi pensate davvero che al Nord non hanno altro da fare che mettersi a pensare a noi napoletani? Dico, a parte qualche sindaco in cerca di visibilità o politici, giornalisti e soubrettine alla disperata ricerca di facile pubblicità. Eppure Napoli è una città multiculturale, aperta, emancipata. Altro che cittadina di provincia. A furia di pensarla così siamo diventati come quei paesanotti, tipo alcuni puteolani ad esempio (e lo dico con rispetto parlando) che sono convinti che tutto si è fatto e tutto si è inventato nella propria città, che nulla esista al di fuori dei pochi chilometri quadrati del proprio territorio. Come quei paesi dove hanno imparato a cucinare divinamente il cinghiale e sono orgogliosi di viverci solo per quello. Ecco, credo che Napoli abbia qualcosa in più di una pizza, di una cartolina, di una sfogliatella per essere orgogliosi solo di quello. Napoli è una città europea e una volta, neppure tanto tempo fa, a qualche offesa al massimo si rispondeva con un pernacchio. Oppure si ignorava. Perché a furia di dare importanza ai Salvini, ai sindaci di Cantù e alle Selvagge Lucarelli di turno non ci rendiamo conto che sembriamo proprio quei paesanotti rinchiusi in sé stessi, in un provincialismo che è mentale più che territoriale.

Era una regola anche sul campo di calcio, da bambini: ci si poteva offendere al primo “mammeta” pronunciato. Poi dopo, con il perdurare nella permalosità, si dava solo soddisfazione a chi voleva offendere. E io resto sempre più convinto che la scuola migliore è quella fatta in strada. E’ un’educazione che permette di avere a che fare con tutti, a prendere in giro e, soprattutto, a sapersi prendere in giro da soli. Dare patente di serietà a certe offese, persino istituendo uno sportello comunale, equivale ad essere proprio come quei bambini che, offendendosi, quasi ci godono a sentirsi dire “Mammeta”. Come se non potessero farne a meno. Ma siamo davvero tutti così? Io credo ci siano tanti altri pensieri in città diversi da quelli proposti dal signor sindaco, detto Masaniello, Luigi de Magistris. Chissà se lui a calcetto in strada ci ha mai giocato e se la sa la storia di “Mammeta”.

P.S: Che poi personalmente io il coro scopiazzato “Difendi la città” lo schifo e lo odio. Ma è un gusto mio. 

Valentino Di Giacomo

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Non è il Centro Paradiso, ma Castelvolturno. Non c’è Ottavio Bianchi, ma Maurizio Sarri. Eppure Diego Armando Maradona è ormai praticamente un membro del Napoli. A poterci far sperare, più della visita a sorpresa che Diego ha fatto al centro di allenamento azzurro, è la notizia che El Pibe sarà a Madrid, in una delle gare più importanti nella storia del club, a seguire la squadra. Insomma è ormai più di una certezza il sogno e il desiderio di tanti tifosi del Napoli: Diego è tornato dalla porta principale proprio come aveva promesso tante e tante volte.

Chi un po’ ci segue da qualche tempo sa che noi abbiamo sempre sperato in un riavvicinamento di Diego. Lo scrivemmo già un bel po’ di tempo fa: Napoli non è mai stata così matura come adesso per vedere tornare il suo unico Dio. E più Maradona sarà dalle parti di Napoli, più svanirà quella patina religiosa e di mistero con cui i napoletani vivono il proprio Dio. Chi scrive è un Maradonista convinto, uno che probabilmente darebbe la propria vita a Diego e persino quella di sua madre. Eppure, lo abbiamo visto con l’apparizione maradoniana al San Carlo, in città c’è stata frenesia per Diego, ma niente da fermare la città. Altre scene e altri caroselli si videro quando Diego tornò per la prima volta a Napoli per celebrare l’addio di Ciro Ferrara, e un’altra euforia c’è stata altre volte dopo quando Maradona è riapparso in città. Oggi Napoli non vede più un evento impossibile riabbracciare il proprio idolo perché Diego, di tanto in tanto, sta tornando in città con sempre maggior frequenza. Persino io, da malato assoluto, questa volta non mi sono strappato i capelli per andare a vederlo al San Carlo. Non perché non volevo esserci, ma perché sono certo che ci saranno ancora molte occasioni per incontrare il mio Dio.

Certo, ora arriverà il momento più difficile. De Laurentiis, fino ad oggi accentratore e spesso affetto da un antipaticissimo protagonismo (vedere scena a Doha quando voleva strappare la SuperCoppa dalle mani di capitan Marek) dovrà essere capace di saper fare un passo indietro. Nella mia vita ho conosciuto moltissime persone “famose”, ma non ho mai visto una rockstar (in tutti i sensi) come solo Diego sa essere. Con Diego si può avere a che fare solo in un modo: standogli dietro. E nessuno come Lui è capace di stare davanti perché, da leader innato, ha la capacità di far sentire importante tutti gli altri solo attraverso la propria presenza. Se tutti i calciatori che hanno avuto a che fare con Lui ne parlano bene non è perché Diego è stato una categoria a parte nella storia di questo sport, ma perché Maradona, prima di essere un campione, è ancor prima un GRANDISSIMO UOMO.

Come dicevamo, ora viene il difficile: la convivenza tra Diego e Aurelio. Non sarà semplice, ma non è un’impresa impossibile se ognuno avrà la capacità di restare al posto proprio. Da un punto di vista commerciale solo Maradona può aprire strade, fino ad ora impossibili, per il marketing del club. Ora però Diego dovrà essere intelligente nel non sprecare quella che, anche per Lui, è comunque una chance per restare nel calcio che conta. Sono belle le parole di Maradona quando dice che il suo Napoli deve essere alla pari con Juve, Roma, Milan e Inter. Ma Diego deve pure avere la consapevolezza che economicamente, tra il Napoli e queste squadre, non c’è assolutamente gara. Solo il più grande calciatore di tutti i tempi è riuscito a sottrarre scudetti ai club del nord. Il Napoli è il Napoli da 90 anni, questo Diego non deve dimenticarlo. Così come non devono dimenticarlo i tifosi troppo spesso malati di quella sindrome del “Devi vincere” che a queste latitudini non ha diritto di esistere.

Il Napoli potrà tornare a vincere e le sue possibilità aumenteranno se Diego sarà ancora al fianco di questo club. Per il Napoli, con Diego da ambasciatore, possono aprirsi porte che fino ad ora è stato impossibile aprire. Ma tutto questo potrebbe palesarsi come un effetto boomerang qualora Diego ricominciasse a dare giudizi su squadra e calciatori. Ricordate le parole su “zio Sarri”? Appena ieri Maradona è stato praticamente costretto a scusarsi.

Se lo metta in testa Lui e se lo mettano in testa i tifosi: gli anni ’80 sono passati ormai da oltre 30 anni. Non è più il calcio dei mecenati, dei Viola, dei Berlusconi, dei Cecchi Gori. E non è più nemmeno il calcio degli anni ’90 con i Cragnotti, i Moratti e i Tanzi. Oggi ci sono società di calcio che hanno alle spalle sceicchi e petrolieri e, nonostante questo, neppure riescono a vincere. Il calcio di oggi, per chi non ha determinate risorse, è fatto di paziente programmazione. Questo dovrà capirlo in fretta Diego e, speriamo, prima o poi, lo comprendano pure i tifosi. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a tutti che il Napoli è da 7 anni in Europa, impresa che persino alla Juve non è riuscita in questo periodo. Per i palati fini sembrerà poco, ma per chi osserva la storia del nostro club non è un evento che si è verificato così spesso.

Oggi Napoli è matura per abbracciare Diego e lo sarà ancora di più in futuro. Andare a Madrid supportati dal più grande interprete del calcio nella storia di questo sport sarà già come segnare un gol. A livello mediatico Maradona potrà dare tanto, tantissimo. Lui potrà colmare tutte le pecche e le manchevolezze di un club che a livello sportivo è eccezionale, ma che spesso a livello di organizzazione (vedere la vendita dei biglietti per Napoli-Real) sembra essere rimasto alla preistoria.

Ora tutti insieme bisognerà remare nella stessa direzione. Mai come ora Napoli e il Napoli hanno una chance più unica che rara. Diego potrà toglierci ancora parecchi paccheri da faccia. Oggi è un grande giorno e dobbiamo celebrarlo. Diego è sempre più vicino al Napoli, da Napoli invece non se ne è andato mai. Mai. Oggi è anche una giornata per tanti commentatori napoletani di chiedere scusa a Diego. C’è persino chi in passato ha scritto che Diego non doveva neppure venire al San Paolo perché toglieva “luce” alla squadra. Gente inutile. Lasciamo stare.

Valentino Di Giacomo

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Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Tutti abbiamo un amico, o meglio un conoscente, che non ci sta molto simpatico,  Magari per le sue continue esternazioni fuori luogo, perchè è pieno di sé o perchè spara cazzate a tutti e pretende di essere creduto. Non capisci neanche bene perchè siete amici, avete fatto il liceo e poi l’università insieme e alla fine siete rimasti nello stesso giro, ne vostro giro di amici ad alcuni sta sul cazzo mentre altri lo adorano.

Un giorno di circa 3 anni fa, l’amico si presenta in mezzo a voi con la sua nuova ragazza… Cazzo ma è proprio lei? Quella che andavamo a vedere all’altra facoltà ma nessuno aveva il coraggio non dico di chiederle di uscire, ma di rivolgerle la parola.
E quando se li caca a quelli come noi una così

E invece lui non si sa come è riuscito a portarla in mezzo a noi, e così scopri che quella che ti sembrava irrangiugibile è invece una ragazza simpatica, alla mano. Tutta la comitiva le si affeziona, la apprezza e incomincia a volerle a bene. Lei racconta spesso di quel giorno all’improvviso in cui sì innamorò, lui è felicissimo soprattutto perchè tutti noi amici siamo contenti e alcuni di quelli che lo schidavano iniziano a gurdarlo con una certa ammirazione, soprattutto perchè con lei sono arrivate le sue amiche e al livello di femmine la qualità del gruppo è salita vertiginosamente.

Lui le parla di matrimonio, di creare una famiglia, di comprare casa, fa vedere i progetti della villa che ha in mente di costruire. Ne parla anche in pubblico, alcuni di noi gli credono, altri sanno che comunque rimane un incorregibile cazzaro e così passano gli anni e la proposta seria, concreta non arriva e i progetti rimangono tali. Ma la storia va avanti e per noi amici sembra non ci sia nulla di male, anzi quando prima dell’estate ci lasciamo con grandi abbracci e baci siamo tutti pronti per riaccoglierla al ritorno, abbiamo già in mente un sacco di cose da fare tutti insieme.

Poi durante l’estate non si fa sentire, neanche le sue amiche che oramai erano parte integrante della nostra comitiva non hanno notizie, solo la sorella ogni tanto su facebook scirve peste e corna del cognato. Lui l’aspetta, o almeno così pare, dice che non sa niente e risponde anche male a chi dice che non si sono sentiti per tutto il tempo delle vacanze.

Finite le vacanze quando lui l’aspetta all’aeroporto lei non si presenta, noi l’aspettavamo fuori al solito bar ma niente… non si vede. Dopo qualche giorno fa sapere, tramita la sorella che lei si è fidanzata con uno di quei tipi che proprio ci stanno sul cazzo. Uno di quelli in giacca e cravatta e orologio sul polsino, che ha il posto in banca perchè lo ha ereditato dal papà, con il fratello cocainomane che ama andare a trans, quello con precedenti penali e che recentemente si è scoperto ha amici anche nella ‘ndrangheta, uno di quelli che cambia fidanzata molto spesso ma non si lega mai realmente a nessuna.

All’anem’ ra zoccol’!

Il commento è unanime. Certo lui è sempre stat nu poc’ strunz’ e forse invece di sparare palle e fare promesse poteva fare qualcosa in più per non perderla, lei però ha dimostrato di essere una grandissima zoccola, lei e quella grandissima cessa della sorella, che devono passare i peggi guai mo mo dove stanno!

Noi amici siamo un po’ spaesati, chi si schiera con uno, chi si schiera con l’altro ma in fondo siamo tutti un po’ intossicati… Sappiamo che lui è un pallista di prima categoria, ma adesso che lei butta tutta la colpa su di lui ci sembra solo una scusa per non dire “Sono fatta così, sono una zoccola, voglio tutto e lo voglio subito, i sentimenti sono carta da culo!“, ci suona come la più facile delle scuse con se stessa.

Adesso l’unico modo per levarci l’intossico e continuare a vederci e fare bordello per divertirci come abbiamo sempre fatto, scordiamoci di quella zoccola e teniamoci sto turz’ e penniell’ di amico almeno fin quando non arriva un migliore e speriamo che la nuova ragazza si dimostri dello stesso livello. Poi le amiche della zoccola che sono rimaste con noi, le amiche storiche e quelle che si uniranno al gruppo non sono così male… io credo che possiamo continuare a divertirci.

Ogni riferimento a zoccole, cornuti, cocainomani che vanno a trans, amici della ‘ndrangheta, pallisti e turzi di pennello realmente esistenti è chiaramente voluto, incluso l’augurio di passare un guaio nero!

Paolo Sindaco Russo

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La notizia è talmente assurda da sembrare vera, non si trovano molti riscontri in rete ma come si sa nel calciomercato le notizie che circolano sono tutte infondate, ma la fonte è accreditata e le motivazioni tanto credibili quanto fondate: insomma, Messi a Napoli non sarebbe un sogno.

Dopo la terza finale persa con la maglia della Nazionale, il rigore sbagliato e la seguente crisi di fiducia in sé stesso Messi vuole dimostrare al mondo di essere il più forte anche senza la maglia del Barcellona. Non vuole essere ricordato come il giocatore più forte della squadra più forte della storia del calcio. Ma come il più forte, senza discussioni.

Queste le parole rivelateci in esclusiva da Peppe Fiorillo, esperto di calcio internazionale, che continua “De Laurentiis quando venne un top player è abituato a comprarne uno più forte, da Quagliarella a Cavani, da Cavani a Higuain… e Chi c’è in giro oggi più forte di Higuain? Messi, Cristiano Ronaldo e pochi altri

E in effetti le dichiarazioni del mio Barman di fiducia sembrano più convincenti, e mentre mi prepara il suo cocktail “Cosa Viola” dietro al bancone del Birrificio Flegreo continuiamo a parlare di questo scoop che va oltre la suggestione.

Messi è più forte di Maradona? In nazionale non è riuscito a dimostrarlo, al punto dal non voler più indossare quella maglia, allora non gli resta che indossare l’altra maglia che ha vestito Diego: quella del Napoli.

Anni di Fantacalcio, Bollette sul calcio internazionale, giornate a parlare di campionati stranieri dietro al Bancone e soprattutto ascoltare le confessioni dei clienti, hanno reso Peppe un punto di riferimento per chi vuole seguire il calciomercato lontano dal gossip acchiappaclick… Non dimentichiamoci che Peppe ha lavorato per anni in Spagna… proprio a Barcellona.
Considerando poi che in Italia gli esperti di mercato più accreditati davano per ufficiali scambi come Hamsik per Guarin, davano per certo l’arrivo di Candreva, di Fellaini, di Gonalons, sostenevano che per Mascherano mancavano solo le firme... Bé io preferisco sognare insieme a Peppe fra un cocktail e una birra.

Paolo Sindaco Russo

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Un caffè con lo story teller

Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di poter intervistare presidenti del Consiglio, della Repubblica, leader politici e personaggi sportivi di spicco. Ma era lavoro. C’era emozione, ma non empatia o simpatia con il personaggio intervistato.

Federico Buffa e Valentino Di Giacomo
Federico Buffa e Valentino Di Giacomo

Quando Federico Buffa mi ha detto che ci saremmo incontrati al Gambrinus per poter fare un’intervista sapevo che la professionalità la dovevo lasciare a casa. Perché ci sono momenti nella vita che vanno goduti. E chissene se ci rimette un po’ la professionalità. Quella che vi proponiamo non è un’intervista, è un dialogo fortunato con un mio mito personale. Per me IL CALCIO, lo sport vero, è quello che racconta Federico nei suoi programmi e nei suoi spettacoli. Storia, musica, letteratura si stagliano nelle leggendarie imprese che lo sport è capace di farci vivere. Proprio come quelle che lui ha raccontato al San Carlo la scorsa settimana sulle Olimpiadi del 1936 facendoci ridere e piangere.

Uno stralcio di questo dialogo è già stato pubblicato da Il Mattino, testata che amo e per cui collaboro. Ma sarebbe stato impensabile pubblicare sul sito del giornale un video così lungo e, a causa mia, a volte anche un po’ disordinato.
Quello che vedrete in questo video è un dialogo davanti ad un buon caffè. Non ha nulla di pretenzioso circa i canoni dell’intervista. Gli chiedo di Napoli e lui mi risponde di Pietro De Vico, del teatro e della musica napoletana. No, a Federico Buffa non si può fare un’intervista perché lui è TROPPO più di qualsiasi genere. E, come i grandi, senza un genere ne ha creato uno. Tutto suo, tutto speciale.
Con Buffa puoi solo accendere una camera, poi fa tutto lui. Un po’ come faceva Diego. Ecco, l’emozione provata dal cronista è la stessa di quando ho avuto la fortuna di fare qualche domanda a Lui. Lasciando andare a briglia sciolta il cuore. Emozioniamoci. Senza emozioni che si campa a fare? Buona visione. QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA.
Valentino Di Giacomo
P.S. Un grazie immenso a Domenico ed Adriano che mi hanno supportato e sopportato la mia ansia pre-incontro. Un abbraccio fraterno a Roberto Daidone per aver realizzato questo splendido montaggio del filmato. Vi voglio bene.

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Foto www.paliodelgrano.it

Chi si aspetta la solita sagra con prodotti locali, bancarelle con canestri e vimini e barattoli di conserve sott’olio e artisti più o meno noti che si alternano sul palco ha sicuramente sbagliato strada. Campidigrano è un evento, o meglio una serie di eventi, che si inserisce nel percorso che porta al Paliodelgrano, oramai giunto alla sua dodicesima edizione.

La settimana dal 10 al 17 luglio a Caselle di Pittari si susseguiranno una serie di attività, laboratori, incontri e discussioni a tema sulla smart rurality e sulla smart community. Gli organizzatori partono da una serie di domande che saranno la base delle riflessioni sviluppate e prodotte nella settimana:

Ma veramente per Smart community – smart city – smart rurality intendiamo una gara tra chi ha il gadget elettronico più lungo o forse vale la pena affrontare il tema dei territori intelligenti, magari interconnessi da reti di cumparaggio?

Cosa ci significa questa retorica dei makers, dei fablab se non siamo in gradi di trascorrere più tempo con le persone che sanno fare le cose e meno ad ascoltare i discorsi dei manager?

Che cos’è lo Storytelling se non l’arte di raccontare, di fare i “cunti”, i conti… ovvero di governare gli open data trasmettendoli oralmente, per prossimità?

E anche il claim di quest’anno qioca sul dualismo tecnologia/ruralità: “Stay ‘Nnanz”.

La scleta del claim la spiegano gli stessi organizzatori, Capidigrano propone una visione della contemporaneità come una singolare relazione col proprio tempo, che aderisce a esso e, insieme, ne prende le distanze; piú precisamente, essa è quella relazione col tempo che aderisce a esso attraverso una sfasatura e un anacronismo. Pensiamo che coloro che coincidono troppo pienamente con l’epoca, che combaciano in ogni punto perfettamente con essa, non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa.

Sicuramente merita attenzione e molto probabilmente la partecipazione anche dei non addetti ai lavori. Partecipare a una scuola di sopravvivenza nel mondo dell’immaginario uniformato dove fare esercizio creativo per prepararsi alla resistenza ludica all’oppressione sicuramente sarà un’esperienza unica, tanto divertente quanto formativa… senza neanche citare la meraviglia del posto.
#CampDiGrano è Uno strumento di critica radicale dei luoghi comuni, degli stereotipi sociali e di tutto ciò che ha veicolato e veicola il fallimento del presente.

Per chi fosse interessato, o semplicemente curioso può scaricare il programma, inviare la propria adesione o trovare tutte le info sui siti di questi eventi da non perdere (http://www.campdigrano.it e www.paliodelgrano.it)

 

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Foto Flikr di Jarrett Campbell

Birra in mano, concentrazione alle stelle guardando lo schermo che trasmette la partita, pronti ad ammirare ogni giocata, eventualmente a scomettere live, un occhio alla bolletta e l’altro al totoamici, e magari in alcuni casi anche a fare il tifo per la nazionale (a Napoli non è una cosa così scontata).

Che sia in un pub, in un bar o a casa di amici, durante gli Europei o i Mondiali, tante donne si scoprono tifose, o anche semplici appassionate e, pur non capendo un benemerito di cazzo di quello che vedono, commentano e insultano adeguandosi a quanto accade intorno a loro.

Puntualmente durante la partita una di queste tifose biennali ti pone la fatidica domanda: “Ma come funziona il fuorigioco?”
La reazione media è una bestemmia fra i denti, perchè sai che ci vorrà almeno un tempo a farglielo capire, ma poi la cortesia prevale e inizi a spiegarglielo.
Le spieghi cercando di essere quanto più chiaro possibile che è fuorigioco quando un giocatore si trova, al momento del passaggio oltre la linea dei difensori avversari, ossia non ha davanti a sé almeno due giocatori.
Se hai modo, ti aiuti con bicchieri e noccioline, cercando di illustrarlo al meglio. A quel punto quando ha capito la base, entri nel dettaglio, inizi a spiegare cos’è un fuorigioco di rientro, quando è ininfluente, perchè alcuni giocatori si disinteressano della palla etc. etc.

Sperando di essere ulteriormente esaustivo le inizi a spiegare che alcune squadre lo usano come tattica difensiva, per questo adesso le difese sono in linea e non c’è più il libero, e di conseguenza i portieri devono essere più bravi con i piedi e spesso sono dei veri e propri registi bassi. A tar proposito i più preparati partono con auna brillante digressione sulle scuole di portieri e su come in Italia non si punti molto sulla formazione specifica degli estremi difensori.

Quando vedi che lei sembra molto pronta e ha capito più o meno tutto puoi passare alla sovrapossizione del terzino e degli inserimenti delle mezzeali tesi proprio ad eludere il fuorigioco. Puoi portare anche esempi citando goal più o meno famosi, sicuramente lei ricorderà i movimenti senza palla di Bucchi o gli inserimenti di Rincon (ma solo dopo l’arrivo di Boskov).

Dopo aver perso almeno mezz’ora di vita lei ci mostrerà un sorriso di circostanza e tornerà a vedere la partita, magari a parlottare con qualche amica. Tu torni finalmente con gli occhi alla tv senza distrazioni a goderti il matchalla grande senza renderti conto ca si sul nu strunz!

Non è difficile capire che mediamente a una donna il fuorigioco interessa quanto a un uomo interessano le tecniche di applicazione dello smalto, e probabilmente, quando lo chiede, è solo un timido approccio per attaccare bottone... E purtroppo non lo dico io mi è stato appena rivelato da un’amica e tante amcihe in comune hanno confermato. Il fuorigioco è una scusa, come “Hai da accendere?“, e scoprendelo ho ripensato al tempo perso a cercare esempi chiari fra i goal di Aglietti, alle spiegazioni dettagliate date in stato di ebrezza, alla ricerca di lucidità davanti a una bolletta persa proprio per quel fuorigioco negato che dovevo spiegare… Per scoprire che era tutto inutile.

Quindi a questo punto, quando vi chiederanno “Come funziona il fuorigioco?” avete due vie:
1) Rispondere sommariamente e poi passare all’attacco con i migliori colpi da piacione del nostro repertorio
2) Rispondere “è difficile” e tornare a goderci la partita… le femmine possono attendere.

Adesso cercate di godervi l’europeo… e non solo dal punto di vista sportivo!

Paolo Sindaco Russo

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L'eterno oggi delle trattative

Se nei migliori film di sempre il protagonista in un attimo rivive tutti i momenti salienti della propria vita – Nuovo cinema paradiso o C’era una volta in America, ad esempio – nel calciomercato si rivive ogni volta il solito, uguale, identico giorno. Una sospensione del tempo, un fermo immagine pressoché infinito. Si tratta dell’eterno oggi delle trattative con i siti web e i quotidiani che annunciano ogni mattina “Oggi l’incontro”, “Oggi si chiude”, “Oggi la decisione”. Incontri, trattative, chiusure che però non avvengono mai. Quell’oggi non accade, si ripete pure il giorno dopo. Per comprendere il meccanismo basta prendere un articolo di 10 giorni fa sulla trattativa tra il Napoli e il centrocampista messicano Herrera ed uno di oggi. Dove l’oggi è sempre il giorno decisivo. Pure se quell’oggi non arriva mai.

E’ la dura vita dei giornalisti di calciomercato. Un argomento che da anni appassiona il popolo del calcio, ancor più che la stessa partita giocata. E’ pure l’evidenza insindacabile di una mutazione genetica degli appassionati di questo sport: se prima si era tutti allenatori, oggi si è tutti direttori sportivi. Nei bar e fuori le edicole si parla sempre meno di schemi, sostituzioni, opzioni di gioco: è invece tutto un ragionamento su quali calciatori acquistare, in quale ruolo, sciorinando caratteristiche tecniche e costi. Oggi il tifoso del Napoli, e non solo, è assai più esperto di “diritti d’immagine” che di diagonali e fuorigioco.

Se prima in un pub si muovevano i boccali di birra per raccontare una fase difensiva sbagliata o un gol, oggi si è tutti con il cellulare fra le mani computando sulla calcolatrice gli sgravi di ammortamento dell’acquisto di un giocatore. Il calciomercato, come già abbiamo raccontato, è diventato un genere letterario con i suoi vocaboli e le sue frasi fatte ripetute fino allo stremo. Ma la colpa non è dei giornalisti, è degli utenti. Non è cambiato il giornalismo e, se è mutato, lo ha fatto in virtù delle scelte dei lettori.

Il calcio di oggi ha perso l’erotismo di 90° minuto quando si aspettavano le 18.10 per vedere le immagini di ciò che avevamo potuto solo immaginare ascoltando le partite alla radio. Oggi il calcio è un film porno: tutto è visibile nel minimo particolare, soprattutto ciò che non vogliamo vedere e che magari neppure ci emoziona. Il calcio giocato, senza erotismo, ha perso appeal. Ecco l’invenzione mediatica del calciomercato che appassiona di più del “vero calcio” perché quell’eterno oggi che mai accade lascia ancora spazio alle nostre immaginazioni, alla nostra fantasia.

Ci appassiona sapere oggi come si comporterà il Napoli con Koulibaly oppure interrogarci se Herrera farà al caso di Sarri. Se ci potrà essere un colpo di scena su Vrsalijko che magari possa annunciare a sorpresa: “Napoli, non mi interessa Madrid, voglio solo te”. Storie d’amore, di tradimenti, spy story ci appassionano più che al grande schermo.

E’ tutto molto vivace, ma poco concreto. Perdonateci se qui su soldatoinnamorato abbiamo deciso di non pubblicare notizie di “voci”, “sussurri”, “inciuci”. Vi diciamo che, ad oggi, De Laurentiis ha acquistato Tonelli per 7,5 milioni. Ma, nell’eterno oggi del web, questa notizia qui non fa gola. E, se volete tirare avanti con la masturbazione mentale delle “voci che circolano”, potete andare su ogni altro angolo di web. Per noi non è gol finché non l’hai messa dentro. La metafora sul sesso ve la risparmiamo. Immaginatela, c’è più godimento.

Valentino Di Giacomo

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