Calcio

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Quel gol assurdo non annullato al Dnipro

Napoli – Dnipro, sarà difficile dimenticare quei momenti per tutti i tifosi partenopei. Accade tutto quando manca ormai pochissimo alla conclusione della partita più importante della stagione del Napoli, è la semifinale di andata di Europa League, gli azzurri sono in vantaggio grazie ad un pregevole colpo di testa di David Lopez. Ormai la pratica Dnipro sembra archiviata, dopo 26 anni il Napoli può cominciare a sognare un’altra finale in una competizione europea. E invece no. Arriva il gol di Seleznyov, ma non è un gol regolare. Anzi. Le immagini appaiono subito chiarissime sia per chi è allo stadio che per chi è a casa. L’attaccante ucraino segna in netto fuorigioco.

Dopo la partita faranno storia le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis che si concludono con un chiaro avvertimento al presidente della Uefa: “Buonanotte Platini” – dice il patron azzurro.

Il Napoli, complice anche una delle tante prestazioni poco convincenti sotto la guida Benitez, non riesce a ribaltare il risultato nella gara di ritorno ed è fuori dall’Europa League.

Ma quel gol in fuorigioco non passa. Resta dentro l’anima di ogni tifoso azzurro come una palese ingiustizia. A maggior ragione se, come denunciato più volte da Marco Azzi sia su Repubblica che sul proprio profilo Twitter, dietro quel gol non annullato possa esserci del marcio. In questo caso un contratto in essere tra il supervisore degli arbitri della Uefa Pierluigi Collina e la federazione di calcio ucraina.

Un compito che l’ex arbitro italiano svolge da 5 anni e che non accenna a terminare poiché Collina ha rinnovato il contratto con gli ucraini scaduto appena ieri, il 30 giugno. Nella capitale ucraina, dall’inizio del suo mandato nel 2010, l’ex arbitro bolognese ha inviato in pianta stabile il suo fidato braccio destro: Luciano Luci, 66 anni, nominato commissario Uefa su proposta del potente numero uno della FFU, Gregory Surkis.

Nel calcio italiano impera la bufera dopo il caso Catania, calcioscommesse e inchieste. Meglio non sembra andare al calcio mondiale con lo scandalo Blatter. Strano che invece nessuno muova un dito per questo palese conflitto di interessi che coinvolge la Uefa e chi la presiede.

Non solo il giornalista Marco Azzi dall’alto della sua autorevolezza si chiede se ci sia del marcio dietro quel gol irregolare inspiegabilmente convalidato, ma se lo chiedono anche tanti tifosi napoletani e tutti coloro hanno a cuore questo sport.

Per adesso non possiamo che accodarci a quanto già affermò De Laurentiis: “Buonanotte Platini”. Anzi, buonanotte calcio!

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Lo rivela il tabloid "The Sun"

Di boutade estive è pieno il calciomercato. Eppure non possiamo non registrare la rivelazione sparata dal tabloid britannico “The Sun” che vorrebbe Marek Hamsik in procinto di passare al Manchester City. Il capitano è il capitano, è Marekiaro la vera bandiera azzurra della nostra squadra, ma la voce di mercato che lo riguarda potrebbe avere qualche fondamento. Soprattutto in ragione dell’insistenza con la quale il Napoli ha provato a strappare Saponara, omologo di ruolo dello slovacco, con offerte persino eccessive rispetto al valore effettivo del talentuoso trequartista toscano.

Il Manchester City, riporta il “Telegraph“, si sta rassegnando all’idea di non poter arrivare a Paul Pogba e Kevin De Bruyne e si starebbe così lanciando sul numero 17 partenopeo. Per quanto riguarda il centrocampista francese, il City e’ disposto ad accontentare la richiesta della Juventus da 100 milioni di euro ma la concorrenza del Barcellona e’ forte anche se la trattativa coi blaugrana resta in stand-by fino alle prossime elezioni presidenziali del 18 luglio.

Per quanto riguarda invece De Bruyne, gli inglesi sarebbero disposti a mettere sul piatto quasi 60 milioni ma il Wolfsburg e’ stato abbastanza chiaro a riguardo: il giocatore non si muove e anzi per lui e’ pronto un adeguamento dell’ingaggio.

E allora, in attesa di presentare una terza offerta al Liverpool per Raheem Sterling, a Manchester spostano l’obiettivo. Secondo il “Sun“, il primo colpo di Manuel Pellegrini potrebbe essere cosi’ Marek Hamsik. Per il centrocampista slovacco del Napoli, il City sarebbe pronto a investire 28 milioni di euro. E lo stesso Hamsik potrebbe essere tentato dal trasferimento visto che con gli inglesi potrebbe disputare la prossima Champions. Con lui, tra l’altro, il tecnico cileno conta di guadagnarsi la conferma: i tabloid inglesi, infatti, insistono sul fatto che fra un anno il presidente Khaldoon Al-Mubarak provera’ a portare Pep Guardiola sulla panchina dell’Etihad Stadium con Pellegrini, in scadenza nel 2016, diviso fra un ritorno in Liga e la guida della nazionale cilena. Ma il suo vero obiettivo e’ guadagnarsi il rinnovo e rimanere a Manchester, magari vincendo di nuovo la Premier e disputando una grande Champions.

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Il comunicato del Napoli

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Scarno, ma significativo comunicato del Napoli che arriva nella tarda serata di ieri attraverso il sito web della società azzurra e il proprio profilo Twitter.

Oggi  la SSC Napoli ha presentato al Comune di Napoli il progetto e i relativi elaborati tecnici per la ristrutturazione e l’ammodernamento dello stadio San Paolo ai sensi della legge n. 147 del 27 dicembre 2013“.

Era un passo necessario, oltre che obbligato, dalle prescrizioni della legge e dagli accordi sottoscritti in passato tra il club e il Comune di Napoli.

Dopo i concerti, le liti e la guerra di interviste e comunicati, la telenovela San Paolo aggiunge una puntata ulteriore. Il prossimo passo sarà l’accettazione da parte del Comune di Napoli del progetto elaborato dal Napoli. Chi vivrà vedrà…

 

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La serie A che sarà

Quando il San Paolo è una bolgia

Quando si parla di Napoli la parola più diffusa in questi giorni è ridimensionamento, forse era inevitabile che fosse così dopo i concitati eventi di inizio estate: la partenza del santone Rafa Benitez verso Madrid, il gran rifiuto di Unay Emery, la chiamata di Maurizio Sarri e le continue voci di mercato che danno per partenti i migliori giocatori della squadra, da Dries Mertens a Josè Maria Callejon e ovviamente la stella Gonzalo Higuaìn, contrapposte a nomi senz’altro più “provinciali” come quelli di Riccardo Saponara e del nuovo acquisto Mirko Valdifiori.

Tutto ciò ha suscitato reazioni di protesta da parte di alcune frange della tifoseria, proteste che danno seguito a quelle dell’estate scorsa, in cui le pareti di Napoli erano tappezzate di manifesti raffiguranti un De Laurentiis perplesso nell’apprendere che “i miei scudetti (quelli del Fair Play Finanziario) non fanno la storia”.

Il grande successo riscosso dalla mistica del “caccia i soldi” è certamente un indicatore della voglia di vincere di una piazza che non si è mai accontentata di un ruolo da provinciale non solo per meriti sportivi, ma anche per fattori geografici, storici e politici . Il Napoli è l’unica società del Sud Italia insieme al Palermo iscritta al campionato di Serie A 2015/2016 con ambizioni sicuramente superiori a quelle della pur storica squadra siciliana, in conflitto con le squadre rappresentative di un Nord considerato irrispettoso della storia di una città che è stata capitale di un grande Regno, con un passato millenario che risale alla Magna Grecia, un patrimonio storico-artistico e un paesaggio senza eguali nel mondo.

Di fatto, in questo secondo decennio del Duemila abbiamo assistito alla caduta quasi contemporanea delle due milanesi, entrambe escluse dalle prossime edizioni delle Coppe europee quando fino a pochi anni fa lottavano costantemente per le prime posizioni in classifica, trascinate da grandi campioni comprati con fior di milioni. L’Inter, alla fine dell’era Mourinho terminata con la conquista del Triplete nel 2010, nello sforzo di evitare il ridimensionamento ha trattenuto i calciatori che avevano conquistato la Champions League con sforzi economici insostenibili: la conseguenza è stata il fallimento del progetto Benitez, che ha rescisso il contratto prima ancora del termine della prima stagione a causa delle promesse non mantenute sul mercato, seguita dal graduale declino sportivo e di conseguenza economico che ha portato, appunto, a dover ridimensionare la squadra fino all’arrivo di Erick Thohir. Lo stesso magnate indonesiano fin dal suo arrivo ha profuso ogni sforzo per accontentare prima Walter Mazzarri, con acquisti onerosi come quello di Hernanes dalla Lazio e accollandosi stipendi pesanti come quello di Nemanja Vidic, poi Roberto Mancini, per il quale sia a gennaio che nel mercato in corso sono stati e saranno spesi ancora fior di quattrini, ma ciò non è ancora bastato a risollevare la squadra dalla mediocrità.

Dall’altra parte del capoluogo lombardo, il Milan ha fatto una fine ancora peggiore. Finita l’epoca dei Ronaldinho e dei Beckham e degli acquisti faraonici al servizio di una politica societaria tutta marketing e vendita di magliette, la partenza degli ultimi due grandi campioni che hanno vestito il rossonero, Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic prelevati a colpi di bonifici milionari dal neonato PSG degli sceicchi, è stata seguita da una totale assenza di progettazione a lungo termine e investimenti non economicamente inconsistenti ma scellerati: squadra affidata ad allenatori inesperti nella speranza di trovare un nuovo Guardiola, presunti campioni rivelatisi non all’altezza (Balotelli), la scelta di puntare su comprimari discutibili (onesti mestieranti come Poli e Muntari che non possono essere all’altezza di predecessori come Andrea Pirlo e Clarence Seedorf, per non parlare di autentici bidoni come Constant e Mbaye) e su giovani sfortunati (De Sciglio, El Shaarawy). Il Milan ha chiuso l’ultimo campionato in decima posizione.

La stessa Juventus, dopo una stagione oggettivamente trionfale (duole dirlo da tifoso del Napoli, ma in quale altro modo definire un’annata terminata con la conquista del campionato della coppa Italia e raggiungendo la finale di Champions League?), sta attraversando una sorta di ridimensionamento. Non stanno certamente mancando i colpi di mercato, da Khedira a Mandzukic a Dybala, ma per tre ottimi giocatori che arrivano sta progressivamente venendo smantellata la squadra costruita negli anni precedenti da Antonio Conte: con le partenze ormai certe di Andrea Pirlo e Carlos Tevez, le voci sempre più insistenti dell’approdo di Arturo Vidal all’Arsenal, quelle più vaghe ma non improbabili che danno in partenza Leonardo Bonucci e Fernando Llorente e il destino blaugrana di Paul Pogba la spina dorsale della squadra che ha dominato il campionato italiano negli ultimi anni verrebbe completamente a mancare e non c’è la certezza di poterla sostituire con giocatori seppur altrettanto validi ma non ancora ben integrati fra loro.

Alla luce di un’analisi di questo tipo, il Napoli di Sarri è davvero così “ridimensionato” rispetto a quello di Benitez? E le accuse mosse al presidente sono giustificate? La partenza di Gonzalo Higuaìn è tutt’altro che probabile: l’argentino ha un contratto fino al 2018 e una clausola rescissoria fuori mercato che, nonostante i suoi malumori, lo rende di fatto quasi impossibile da acquistare. Se, come disse lo stesso presidente, un pazzo dovesse offrire l’intero ammontare della clausola, le posizioni si ribalterebbero ma a quel punto il budget a disposizione di Giuntoli per il mercato permetterebbe di ricostruire la rosa in ogni reparto, come già avvenne con la cessione di Edinson Cavani, i soldi derivati dalla quale furono tutti reinvestiti in acquisti di livello, seppure mal distribuiti fra i reparti. L’ultimo mercato estivo è stato certamente deludente, ma non dimentichiamoci del mercato di gennaio che ha portato a Napoli un talento del calibro di Manolo Gabbiadini. Mirko Valdifiori non sarà più un ragazzino ma è uno dei pochi bravi registi rimasti nel calcio italiano e non solo, delle parate e della grinta di Pepe Reina abbiamo ancora tutti gli occhi pieni, il probabile terzo acquisto Sime Vrsaljko è un prospetto eccellente di un calcio in fortissima crescita come quello croato (vi ricordate di come Modric e Rakitic ridicolizzarono il pressing degli Azzurri di Conte nell’andata delle qualificazioni europee?). La scelta di un allenatore italiano senza un palmares internazionale non significa per forza di cose chiudere i rubinetti. La competenza di Sarri è indiscutibile e il budget a disposizione, con una cessione dolorosa ma magari relativa a un giocatore che non avrebbe posto nel modulo del nuovo allenatore, deve essere solo speso con intelligenza. Se tutto funzionerà bene, non c’è motivo per cui la prossima non dovrebbe essere una grande stagione.

Roberto Palmieri

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Vargas e la Friendzone

Vargas, la nostra migliore amica
Foto di Jimmy Baikovicius

Notte fonda, sei a letto e guardi il soffitto mentre i tuoi pensieri viaggiano. Hai sonno e non riesci a dormire, i pensieri ti fanno sorridere di felicità, ti fanno andare lontano e guardare la vita che hai sempre sognato. Ma gli stessi pensieri poi ti si ritorcono contro e ti fanno apparire anche tutte le ipotesi negative. Speranze e paure viaggiano sottobraccio e tu diventi uno spettatore della tua stessa vita. Immobile nel tuo letto vittima dei pensieri e assalito dai dubbi… Hai paura di esserti innamorato della tua migliore amica.

Con Vargas purtroppo è così, sono ormai quasi 4 anni che ci frequentiamo in un modo nell’altro, siamo tutti convinti che non possa nascere nulla, che siamo solo amici ma ogni tanto succede qualcosa che fa nascere dei dubbi e sembra che dal nostro rapporto possa nascere qualcosa di più.

Come quella sera con l’AEK Stoccolma, fu la classica serata in cui,  che complice qualche bicchiere di troppo, la mattina ci si sveglia nello stesso letto esclamando “Oddio, che cazzo ho fatto?!?!?!“. Dopo abbiamo anche provato a vedere se poteva andare avanti, se c’erano i presupposti per creare qualcosa ma invece niente, abbiamo avuto almeno la lucidità di rimanere amici.

Con la migliore amica è così, lei si fa le sue storie, tu le tue, però lo vedi che lei non è contenta, che in fondo le storie che sta vivendo non sono nulla di importante e in qualche modo alla fine di ogni storia torna da te.

Ecco adesso Vargas ha appena concluso una di quelle storie e in Copa america si sta mettendo in mostra alla grande, alla volte non ci fai neanche caso a quanto la tua migliore amica possa essere bella, e quando te ne accorgi è la fine. Vargas è capocannoniere, segna più di Higuain, di Aguero, di Vidal, di Neymar, e il goal di ieri non è uno di quei goal che fa chiunque.

Per noi adesso è di nuovo notte fonda, siamo sul letto, guardiamo il soffitto, sappiamo che potrebbe finire male, sappiamo che potremmo rovinare tutto, sappiamo che sarebbe la cosa peggiore per entrambi e che ci abbiamo già provato, non può funzionare. Ma se fossimo tutti più maturi? Se non siamo più quelli di 3 anni fa magari adesso potrebbe funzionare.

Ma allora perchè stiamo semplicemente pensando che sia possibile?

Paolo “Sindaco” Russo

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Da Benitez a Sarri

Ha fascino la rivoluzione. È una parola che riporta agli anni più belli della gioventù, quando si credeva davvero che il mondo intero fosse un prolungamento del corpo, che tutto poteva essere cambiato e tutto sarebbe stato migliore. Per tanti la rivoluzione è stato un poster del Che nella cameretta, per altri è stato più semplicemente vestirsi in maniera stravagante a scuola, per altri ancora è stato andare in piazza a cantare slogan tra colori e fischietti.

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Affascina in queste ore anche la rivoluzione greca. La patria natìa della democrazia e della filosofia che si ribella all’eurocrazia e con un referendum si sbatterebbe, da sola, fuori dalla moneta unica. Il ritorno alla dracma in luogo dell’euro. Anche le retromarce verso il passato possono essere atti rivoluzionari, anzi, forse il passato e le sue insopprimibili nostalgie hanno una patina rassicurante che il futuro non sa riservare.

Volonté-Indagine

Intrigano le rivoluzioni pure nel calcio. A Napoli, ad esempio, si è affascinati dal cambio alla guida tecnica. L’eurocrate Benitez, tutto schemi, ortodossia e cosmopolitismo che lascia la panchina a mister “favola” Sarri. Un allenatore che si vuole per forza descrivere come un napoletano verace, un operaio del calcio, un Gian Maria Volontè di pallonelandia. Una classe operaia che va in paradiso, ammesso che Napoli calcisticamente riesca a rappresentare l’Eden. C’è chi si fa ammaliare dal racconto “sarrista” e chi storce un po’ il naso, come se l’ex mister dell’Empoli non fosse all’altezza di una piazza che sente, chissà per quali astrusi motivi, di meritare di più. Come se fossero trascorsi anni luce, ere geologiche da quando sulla panchina azzurra sedevano i più classici “mister provincia”: da Guerini a Mutti, da Ulivieri a Colomba. Passando ai più recenti Ventura, Reja, Mazzarri. Unica eccezione Sir Rafa Benitez.

 

R1_RealRevolutionForse Sarri farà bene più alla città di Napoli che  alla sua squadra di calcio. Il presunto ridimensionamento, di cui pure tanto si è dibattuto sui quotidiani e in tv, serve più alle smanie di alcuni napoletani che al progetto tecnico di De Laurentiis. È una Napoli che con Benitez e Higuain ha sentito il diritto di vincere. Un diritto. E quando si pensa di essere stati privati di un diritto allora si dà luogo alle proteste, alle piazze, ai sommovimenti popolari. Ne sono esempio i cartelli esposti in città, i manifesti itineranti 6×3 che giravano su camion, le invettive dipinte con lo spray sui muri. I napoletani pretendono (PRETENDONO) dalla squadra di calcio quello che spesso neppure sanno chiedere a chi amministra la loro città. Ne è un esempio la sequela di comunicati, di stucchevoli botte e risposte tra il club e il Comune sulla faccenda dei concerti allo stadio. Un’amministrazione comunale che ha persino irriso il club di calcio facendo riferimento alla mancanza di vittorie di scudetti. Un’amministrazione comunale (non solo questa in carica, ma anche quelle del passato) che di “scudetti” forse non ne ha mai vinti. In una città, terza per importanza in Italia, dove diventa irrealizzabile persino avere due luoghi distinti: uno dove fare calcio e un altro dove fare musica. Eppure le punzecchiature del Comune contro De Laurentiis fanno persino breccia tra gli ultrà più agguerriti. Perché a Napoli c’è anche chi pensa che DeLa sia l’origine di tutti i mali. “Pappone romano“, “Aureuro” e via così. Anche le cacciate dei presidenti di calcio, come quelle del passato verso re, occupanti e masanielli hanno il loro fascino rivoluzionario. Le rivoluzioni ammaliano, salvo poi trovarsi spaesati il minuto successivo della rivoluzione ottenuta. Il silenzio fa più spesso paura del rumore indistinto.

È spaesata adesso la Napoli del tifo, si interroga sul nuovo allenatore e se questi sarà capace di tenere la barra dritta per continuare a tenere la squadra ad alti livelli.

Impossibile dire oggi cosa sarà del nuovo Napoli di Sarri. Il calciomercato porterà via alcuni calciatori che saranno rimpiazzati da altri. Ci sarà un nuovo modulo, nuovi metodi, forse anche nuovi metri di giudizio. Non sarà un male se la piazza comincerà a comprendere nuovamente quali siano le proprie radici e il proprio pedigree calcistico. Se al “Devi vincere” si sostituirà un “Proviamo a vincere, insieme, uniti“. Questa si che sarebbe una rivoluzione. Questa si, affascinerebbe assai più dei bancomat greci fuori servizio e delle frasi sui muri di Napoli puerili e irrazionali. Se a Sarri sarà chiesto un ritorno alla lira e ai 12 miliardi per Maradona allora abbiamo perso ancor prima che la rivoluzione possa cominciare. “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione” – scrisse Gramsci. E allora consideratemi l’ultimo dei romantici. Voglio credere che con la rivoluzione nel Napoli, possa rivoluzionarsi anche l’atteggiamento dei tifosi verso la squadra.

 

Valentino Di Giacomo

#IlCaffèMiRendeTifoso

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Quella risposta sul budget

“Quale sarà il budget disponibile per il calciomercato del Napoli?”. La domanda è del giornalista Michele Criscitiello in una serata-evento organizzata in Toscana. Destinatario del quesito è Cristiano Giuntoli, neo direttore sportivo azzurro. La risposta di Giuntoli lascia un po’ tutti sgomenti: “Non lo so, questo è un tema che decide l’amministratore della società“.

Generalmente in una società di calcio di primo livello (ma anche di serie inferiori) esiste un “business plan” (ricordate Benitez?) e un direttore sportivo che, in base alle indicazioni sugli obiettivi prefissati dalla proprietà con un budget indicato, allestisce la squadra tenendo conto delle diverse variabili: costo degli acquisti, introiti delle cessioni, tetto ingaggi ecc. A Napoli non sappiamo come funziona, ma da Sabato scorso possiamo iniziare ad immaginarlo.

La risposta di Giuntoli sembra significare che l’ex Ds del Carpi sia semplicemente un esecutore. Un dirigente qualsiasi che serve soltanto per andare a firmare contratti su ordine della proprietà. Forse non sarà proprio così, ma da queste dichiarazioni emerge purtroppo questo.

Che De Laurentiis avesse una gestione di carattere familiare è stato chiaro a tutti sin dall’inizio della sua avventura in azzurro. Il Consiglio di amministrazione del Napoli, del resto, è formato soltanto da familiari di Aurelio: i figli, la moglie Jacqueline e, unica eccezione, l’amministratore Andrea Chiavelli. Così come giova ricordare che in realtà Bigon non sia mai stato un vero e proprio Direttore sportivo, bensì un Team manager. Ruolo ben diverso.

Non critichiamo le scelte societarie. Del resto i risultati sono tutti AMPIAMENTE dalla parte di De Laurentiis. Sei qualificazioni consecutive in Europa, due Coppe Italia, una Supercoppa, una semifinale di Europa League persa solo per sviste arbitrali, due promozioni (dalla C alla B e dalla B alla A). Una sequela di risultati che forse solo quei napoletani obnubilati da chissà quale demone possono non riconoscere. Lì dove prevale quel sentirsi tifosi di una squadra che “DEVE VINCERE“. Senza pensare che la vittoria è una bellissima eventualità molto più di un obbligo che non rientra ne’ nel pedigree della società di calcio, ne’ nella storia di Napoli e dell’essere napoletani.

Eppure le parole di Giuntoli un certo effetto lo provocano. Sapevamo tutti che ad Aurelio piace circondarsi di persone dal “low profile“, come accaduto negli anni con Ventura, Reja, Donadoni, Mazzarri, Fassone e le cui uniche eccezioni sono probabilmente stati Pierpaolo Marino e Rafa Benitez. Con Giuntoli non ci aspettavamo nulla di diverso.

Non critichiamo l’evidenza che Giuntoli sia stato preso, per tanta parte, solo per semplici mansioni amministrative. Giudichiamo però improvvide le dichiarazioni in pubblico del Ds del Napoli. Va bene tenere un profilo basso, ma una bugia ogni tanto serve. Se Giuntoli, anziché rispondere in maniera così sincera e precisa, avesse replicato ad esempio che “stiamo valutando il budget disponibile, dipenderà anche dalle cessioni” o qualcosa del genere, ci avrebbe fatto miglior figura sia lui che il Napoli.

Ecco, se proprio si volesse ricercare una pecca in questo Napoli, è proprio nella gestione della comunicazione. Silenzi stampa assurdi e uscite improvvide non hanno di certo aiutato il Napoli in questi anni. Manca sia una strategia che quella fantasia necessaria per gestire un piano di comunicazione in questi “tempi moderni”.

Non se la prendano Baldari (ufficio stampa Ssc Napoli) o Lombardo (responsabile comunicazione), ma la prossima volta prima di mandare Giuntoli in pasto delle telecamere, andrebbe assai meglio istruito. Per il momento il nuovo Ds sembra avere ancora un profilo da Carpi. Napoli è ancora lontana.

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E' sultanto pe dispietto

Ma perché se è sempre fatto o è sultanto pe dispietto”. Recita così “A città ‘e Pullecenella”, testo cult di Claudio Mattone del 1992. In fondo è vero, il napoletano spesso campa a dispetto di tutti. Se un napoletano non viene messo nella condizione di fare o vivere come vuole allora reagisce di “schiattiglio”: quella che potremmo definire una reazione uguale e contraria ad un’azione che si subisce.

Nella categoria “campare a dispetto” si inscrivono diversi comportamenti più o meno in uso in città, tutti modi di fare che spesso contravvengono alle regole di una società che viene vista come nemica, contraria alla libertà individuale. Fanno parte delle reazioni di “schiattiglio” l’andare in moto senza casco, non fare il biglietto sui mezzi pubblici, cantarsi da soli allo stadio cori sul Vesuvio. E potremmo continuare con altre decine di esempi tra i quali ci metterei anche il fischiare la squadra a partita in corso. Il comune denominatore è racchiuso in una frase: “Tu Stato (potere) non mi metti nelle condizioni di agire liberamente, anzi mi metti i bastoni tra le ruote? E allora io me ne fotto di te e, anzi, oppongo una mia resistenza”. Questa resistenza è spesso un gesto consapevolmente velleitario. L’andare in moto senza casco, per esempio, non nuoce a nessuno se non a se stessi, ma è un modo per contravvenire alla regola di un potere non riconosciuto.

Di Aurelio De Laurentiis si dice spesso sia un “pappone romano”. E invece Aurelio ha nella caratteristica della “reazione per schiattiglio” un suo picco di napoletanità. E ne sono testimonianza le ultime mosse che il presidente del Napoli ha compiuto.

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Benitez vuole andar via? E allora Aurelio va in Spagna per convincere Emery a venire a Napoli. Perché Emery? Perché era uno degli allenatori che, a differenza di Benitez, aveva vinto l’Europa League. Un altro allenatore con cui dare seguito all’internazionalizzazione che DeLa voleva portare avanti, con Rafa o senza. Poi le cose sono andate diversamente, Emery non è voluto approdare in azzurro. Allora DeLa, sempre per schiattiglio, avrà detto: “Pensate che posso fare bene solo con un allenatore internazionale? Ora prendo un piccolo allenatore da una piccola società e vi faccio vedere chi è Aurelio De Laurentiis”. E così ecco la scelta di Sarri.

De Laurentiis ha avuto poi diversi alterchi con Lotito negli ultimi anni. Ha appoggiato il presidente della Lazio nelle battaglie di Lega, ma sempre senza molta convinzione. Il rapporto controverso tra il presidente del Napoli e quello biancoceleste ha poi ha avuto il suo epilogo sul campo, quando la Lazio è riuscita a strappare agli azzurri l’ultimo posto disponibile per l’accesso ai preliminari di Champions League. Reazione di De Laurentiis? Ecco arrivare come direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Perché proprio Giuntoli? Forse perché l’ex Ds del Carpi è stato colui che più di tutti è riuscito a “schiattigliare” Lotito. Giova ricordare le ormai celebri intercettazioni di Lotito nelle quali osteggiava la promozione in serie A del Carpi, salto di categoria poi avveratosi anche grazie all’ottimo lavoro di Cristiano Giuntoli.

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Alla voce “schiattigli” non può non essere annoverata l’interminabile querelle sullo stadio tra il Napoli e il comune. L’ultima mossa di Don Aurelio è stata inviare la Polizia per un sopralluogo nell’impianto di Fuorigrotta finalizzato a compiere accertamenti sull’allestimento del palco di Vasco Rossi. Secondo Aurelio (e anche a quanto emerge dalle immagini) il manto d’erba del San Paolo risulterebbe fortemente danneggiato. Tra Aurelio e Giggino De Magistriis è lunghissima la sequela di schiattigli, ai quali spesso ha replicato proprio lo stesso sindaco di Napoli. E dire che il connubio tra sindaco e presidente era iniziato nel migliore dei modi.

Restando agli schiattigli presidenziali in salsa politica, De Laurentiis ne ha fatti anche all’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro. Memorabili, nel pieno della campagna elettorale, gli endorsement per l’avversario di Caldoro, Vincenzo De Luca. Quanto durerà l’idillio tra il neo-governatore eletto (del quale si capiranno le sorti nei prossimi giorni) e Aurelione non è dato saperlo.

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Alla faccia della definizione così in voga di “pappone romano”, insomma Aurelio sembra avere questo modo di fare tutto napoletano: la reazione di dispetto. Vedremo questa strategia quali frutti porterà. Sullo stadio la nostra sensazione è che la “guerra” continuerà ancora per lungo tempo. La costruzione o la ristrutturazione dello stadio sarebbe un successo che De Laurentiis non vorrebbe concedere a De Magistriis. Proprio per questo Aurelio qualche giorno fa dichiarò che “probabilmente aspetteremo l’elezione di un nuovo sindaco”. Con le elezioni fissate al prossimo anno vuol dire attendere ancora tanto per l’avvio dei lavori, sempre che De Magistriis non ottenga la riconferma in nuove elezioni per essere nuovamente il primo inquilino di Palazzo San Giacomo.

Di schiattiglio in schiattiglio, di certo i tifosi del Napoli si augurano che a Don Aurelio riesca il dispetto più grande: quello compiuto alle società del nord. La vittoria di un tricolore sarebbe lo “schiattiglio” più bello da compiere. Non c’è che aspettare qualche provocazione e chissà che Aurelio non ci regali questa soddisfazione. Laddove sembra mancare progettualità, il napoletano campa a dispetto di tutti quanti. Pe dispietto pe dispietto, è sultanto pe dispietto. Pure Aurelio.

 

Valentino Di Giacomo

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Nasce la chiesa di Sarri

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Rafaeliti, Presidenzialisti, Cavaniani, Higuainisti, Mazzarriani… sarà che noi napoletani viviamo il calcio come una fede religiosa ma noi tifosi abbiamo più confessioni del cristianesimo. In questo periodo si respira un clima da nuovo scisma di occidente per cui se esiste già una chiesa Sarrista ne voglio far parte e se non esiste la voglio fondare.

Ho amato profondamente Benitez ma dei suoi atteggiamenti  proprio non riuscivo a capirli, Mazzarri mi ha esaltato moltissimo ma aveva dei limiti enormi che all’Inter sono venuti fuori con prepotenza, Reja è l’antitesi del calcio ma il suo Napoli occupa una fetta importante del mio cuore ed è stato uno degli uomini migliori che abbiamo visto nell’era De Laurentiis; ho voluto bene anche a Donadoni, Ventura, Agostinelli, Mazzone, Ulivieri etc. solo perché allenavano il Napoli e quindi andavano difesi a oltranza, ma vi confesso che la scelta di prendere Sarri con tutti i dubbi che si porta dietro mi ha affascinato e disorientato al punto che la reputo geniale, al di là di quelli che saranno i risultati.

Abbandoniamo la religione per un attimo e guardiamo in faccia alla realtà per un momento. Benitez parlava di strutture di livello europeo, di poter gestire il settore giovanile e il mercato e tutto questo è molto lontano dalla realtà napoletana, o più in generale italiana. Allora perché tenerlo? Perché sostituirlo con Emery che viene dallo stesso mondo e che ha la stessa cultura calcistica?

Se non si vuole cambiare totalmente la gestione, se non si voleva mettere in piedi una vera società sportiva con scouting di livello, infrastrutture, settore giovanile e un piano a lungo termine era necessaria una vera e propria rivoluzione.

Sarri è l’icona di questa rivoluzione, se ci vogliamo limitare all’immagine passiamo dall’impeccabile stile di Benitez alla tuta e sigaretta di Sarri, se parliamo di palmares poi non c’è paragone che tenga, ma il vero cambiamento che interessa noi napoletani è un altro: Sarri è tifoso del Napoli.
La sua dichiarazione “Credevo che ognuno dovesse tifare per la squadra della città dove era nato, ecco perché ero l’unico fiorentino nella mia scuola a tifare per il Napoli.”Riassume la nostra essenza, ha in sé quell’infantile innocenza che abbiamo tutti noi che ancora non capiamo come può una persona nata a Napoli tifare per un’altra squadra, e questo lo rende indissolubilmente uno di noi.

Se a questo aggiungiamo che è cresciuto a Bagnoli, il quartiere che mi ha accolto da qualche anno e dove sto crescendo i miei figli, che è figlio di un operaio dell’Italsider, almeno a me basta a renderlo un idolo e ad aprire questa nuova confessione del tifo Napoletano.

MA mi rendo conto che parlando di un allenatore bisogna anche sottolineare qualche aspetto tattico, non si può non parlare di calcio, ma anche qui non mi faccio trovare impreparato, non solo mi sono andato a rivedere qualche giocata dell’Empoli, ma mi sono andato a leggere la sua tesi di master a Coverciano intitolata LA PREPARAZIONE SETTIMANALE DELLA PARTITA.

Che Sarri fosse un maniaco della tattica lo si era capito, lo si vede dalla quantità di goal su calcio piazzato e dai movimenti difensivi dell’Empoli, ma leggendo la tesi si capisce che il livello di meticolosità è molto superiore a quello che ci si aspetta. Non ho nessuna formazione specifica, se non quella di un semplice appassionato ma difficilmente credo ci sia tanta dedizione e studio nella preparazione di ogni singola partita. Il mister con il suo staff studia tutto della squadra avversaria, portatori di palla, possibili punti deboli, schemi d’attacco, movimenti di difesa, uscite del portiere, sovrapposizioni dei terzini e ha uno studio maniacale dei calci piazzati. Magari tutta questa attenzione sugli avversari ci può portare a vivere non dico con serenità, ma almeno senza terrore ogni angolo o punizione per gli avversari.

La novità più attesa però è un’altra: gli schemi su calcio piazzato. L’Empoli la scorsa stagione è una delle squadre che ha segnato di più sfruttando le palle inattive e i 10 goal di Tonelli, Rugani e Barba parlano chiaro, pensate semplicemente se nella stagione appena trascorsa avessimo avuto 10 goal da Britos, Koulibaly e Albiol? Avremmo salvato un bel po’ di partite!

Certo molti di voi per entrare a far parte della chiesa Sarrista vorranno vedere dei miracoli. Bene, in verità in verità vi dico la fede è alla base della religione e io credo il buon Maurizio meriti almeno un po’ di fiducia.

Io mi sbilancio fin da adesso anche se come ho detto la parrocchia Sarrista non nasce per sperare nei risultati ma solo per esaltare l’umiltà di un uomo che potrebbe essere il figlio del collega di tuo padre con cui giocavi da bambino  e che oggi allena la tua squadra, quella per cui tutti e due avete sempre tifato.

 Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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La maglia che verrà

La Macron non sarà più lo sponsor tecnico del Napoli, al suo posto ci sarà la Robe di Kappa. Un ritorno alle origini perché Kappa è stato il primo sponsor tecnico dell’era De Laurentiis quando il Napoli ricominciò dalla serie C.

Robe di Kappa è un marchio dell’azienda torinese Basic Net, già proprietaria di Kappa, K-Way, Superga, AnziBesson, Lanzera e Jesus Jeans. È un marchio di moda noto per la produzione di abbigliamento casual.

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Il marchio nasce nel 1968, a Torino, grazie all’intuizione di Maurizio Vitale, giovanissimo amministratore delegato del Maglificio Calzificio Torinese, azienda tessile di famiglia fondata dal nonno Abramo nel 1916. Durante una trasmissione televisiva, Vitale vede John Lennon indossare la camicia militare di un caduto in Vietnam e comprende come i movimenti giovanili della fine degli anni Sessanta stiano per rivoluzionare anche il modo di vestire. Decide, perciò, di far tingere di verde le magliette Kappa (brand, all’epoca, dedicato a intimo, calze e canottiere) stoccate nei magazzini dell’azienda e rimaste invendute: le arricchisce con stemmi e simboli militari e conquista così il nascente mercato dell’abbigliamento informale. Il nome del brand nasce poco dopo, durante una riunione tra Vitale e Lattes, l’allora presidente del Maglificio Calzificio Torinese. Lattes, osservando le vecchie magliette Kappa rivisitate in chiave sessantottina, domanda a Vitale: “E come le chiamiamo queste robe qui?”. E Vitale risponde: “Robe? Allora chiamiamole Robe di Kappa, dottore“. Robe di Kappa presenta un logo ritraente due giovani seduti con le gambe raccolte, disposti schiena contro schiena. Il logo nacque casualmente durante una pausa di un set fotografico dei costumi da bagno Beatrix, quando due modelli vennero fotografati seduti, controluce, in questo modo.

Della nuova maglia del Napoli per la prossima stagione sono cominciate a circolare le prime indiscrezioni. A quanto pare la divisa principale dovrebbe essere azzurra, la seconda rossa e la terza color canna di fucile come quella prodotta dalla Macron in occasione della prima Champions League giocata dagli azzurri ai tempi di Mazzarri.

Secondo altre fonti sembra invece che De Laurentiis, dopo la maglia camouflage e quella jeans, stia valutando di stupire ancora producendo altre idee shock come la maglia a righe bianche e azzurre (vedi foto). In realtà la maglia a righe, modello Argentina, non sarebbe una novità per il Napoli. Fu già indossata dai partenopei nel campionato di serie B del 2002, annata che non si ricorda per risultati eccezionali, il Napoli si salvò dalla serie C soltanto nelle ultime giornate di quel torneo.

Vedremo quali saranno le proposte della Kappa per vestire gli azzurri. Per adesso, citando John Lennon, l’inconsapevole testimonial dell’azienda torinese, non possiamo far altro che cantare Imagine. Fantasticheremo sulla nuova maglia fino a quando non ci sarà la presentazione ufficiale delle divise per la prossima stagione. Scelte che forse faranno discutere, ma che poi risultano incredibilmente vincenti dal punto di vista commerciale. Le maglie più vendute del Napoli sono state proprio le improbabili camouflage e jeans.

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