Calcio

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La clausola rescissoria di Higuain? 94 milioni e 736 mila euro. Il Napoli non ci sta al bailamme che in queste ore impazza sui media circa la cessione del numero 9 argentino. Un giorno dato in partenza per il Manchester City, un altro al Milan e un altro ancora al Chelsea. Attraverso il capo della comunicazione del club azzurro, Nicola Lombardo, la società partenopea ha fatto trapelare a Radio Kiss Kiss la cifra esatta che occorre per strappare El Pipita al Napoli. Numeri da sballo che praticamente blindano il top player albiceleste.  Così come accaduto in passato per Lavezzi e Cavani, Aurelio De Laurentiis non è in vena di fare sconti: chi vuole Higuain dovrà sborsare i milioni della clausola o comunque avvicinarsi di molto.

Un segnale molto chiaro da parte del Napoli indirizzato, più che alle società interessate all’acquisto, allo stesso Higuain e al suo entourage. Insomma il Napoli non accetterà “mal di pancia”. Del resto El Pipita è anche il calciatore azzurro più pagato con oltre 5 milioni a stagione di ingaggio, una cifra certamente non disprezzabile per un attaccante che, pur segnando tanto, è stato anche protagonista di errori decisivi come in occasione del rigore sparato in curva nell’ultima giornata di campionato contro la Lazio. Un errore che è costato al Napoli l’estromissione dai preliminari di Champions e i relativi premi milionari.

Higuain è attualmente impegnato con la sua nazionale in Cile per affrontare la Coppa America. E’ assai probabile che al ritorno comincerà un tira e molla tra il calciatore e De Laurentiis, anche se la società partenopea in virtù della clausola rescissoria potrà affrontare la questione da un punto di forza. Il coltello dalla parte del manico.

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@Gianfranco Irlanda

“Ciao Ciro, sei sempre con noi”.
Così il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ricorda stamattina su Twitter, a un anno dalla morte, Ciro  Esposito. Iltifoso del Napoli morì infatti un anno fa, dopo 50 giorni di agonia, a seguito della ferita d’arma a fuoco subita a Roma nel giorno della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.
Ciro è ricordato oggi anche dal sito web ufficiale del Napoli, con la frase “D’amore non si muore 25/06/2014-25/06/2015 #CiroVive”.
A ricordare il giovane oggi pomeriggio alle 17 sarà il suo quartiere, Scampia, con una manifestazione dal titolo “Per non dimenticare”, che si svolgerà nell’Auditorium dell’Ottava Municipalità, in viale della Resistenza. Nell’occasione, l’associazione lancerà l’avvio di corsi per pizzaioli e pasticceri destinati ai minori a rischio di Scampia e degli altri quartieri di Napoli. Il progetto vedrà coinvolti l’Associazione Italiana Cuochi e Maitre, con le Associazioni del maestro pizzaiolo Errico Porzio e del maestro pasticciere Sabatino Sirica, che insieme realizzeranno corsi gratuiti per ragazzi a rischio e socialmente disagiati, partendo proprio dal territorio di Scampia per poi proseguire in altri quartieri della città. I migliori allievi dei corsi saranno
successivamente inseriti nel mondo del lavoro. All’evento parteciperanno, oltre ai genitori di Ciro, Antonella Leardi e Giovanni Esposito, autorità e istituzioni, associazioni, scuole e parrocchie del territorio.
Intanto dal punto di vista giudiziario, c’è il processo a Daniele De Santis, rinviato a giudizio per la morte di  Ciro Esposito. La prima udienza è in programma l’8 luglio. Il Comune di Napoli si è costituito parte civile nel processo.

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“L’Amministrazione comunale di Napoli si vede costretta per l’ennesima volta a chiarire la questione relativa al manto erboso dello stadio San Paolo in vista dei due importanti appuntamenti musicali di Luglio, attesi da decine e decine di migliaia di appassionati di musica ed avviati da questa Amministrazione fin dal Novembre 2014 con la SSC Naspoli puntualmente informata”. E’ quanto si legge in una nota di precisazione del comune partenopeo. “Vale solo la pena di ricordare che il Comune di Napoli, e quindi la Citta’ con i suoi abitanti, e’ proprietario dell’impianto di Fuorigrotta e che lo sono quindi anche tutti coloro che non amano in modo particolare il calcio e che attendono da anni un concerto come quello di Vasco o di Jovanotti, un concerto che certo sarebbe stato oltremodo difficoltoso ospitare, vista l’enorme affluenza attesa allo Stadio, in una piazza cittadina – continua il Comune – Detto cio’ l’Amministrazione vuole sgomberare il campo da inutili allarmismi e correggere le molte imprecisioni che stanno purtroppo circolando da giorni ed in ultimo con il comunicato del Napoli di poche ore fa. L’Amministrazione comunale e’ impegnata a mantenere la qualita’ del manto erboso dello Stadio che ha raggiunto in questi anni livelli di eccellenza e sono state adottate tutte le cautele sostanziali e giuridiche per non alterare questo livello”.

“Inoltre – prosegue la nota del comune di Napoli – e’ stato chiesto agli organizzatori dei concerti di provvedere al pagamento degli interventi eventualmente necessari per il ripristino della piena e corretta funzionalita’ del manto erboso dopo lo svolgimento degli eventi e la garanzia della disponibilita’ dei metri quadrati di manto erboso necessari all’eventuale suo ripristino, attraverso la disponibilita’ di una prelazione rilasciata dal fornitore delle zolle.

Va inoltre puntualizzato che si e’ scelto un sistema di protezione del manto erboso denominato TERRA FLOOR, un tappetino plastico microforato di ultimissima generazione che consente la traspirazione del manto erboso; un prodotto che viene usato in tutti i tour nazionali ed internazionali (compreso quello di Vasco e Jovanotti ) e che, a differenza delle coperture in alluminio che creano condensa e che in alcuni casi hanno ” bruciato” l’erba, non hanno mai dato problemi di sorta. Una protezione che tutti gli addetti ai lavori – musicali e sportivi – conoscono bene. Infine prima e dopo gli eventi sono stati gia’ previsti sopralluoghi sul manto erboso con gli agronomi della SSC Napoli, del Comune e degli organizzatori per valutare lo stato dei luoghi. Nessun problema, quindi, e nessun timore. Tutti i passaggi sono stati portati a conoscenza della societa’ nel corso degli innumerevoli contatti con lo staff dirigenziale del Presidente e con lo stesso De Laurentiis. Ribadiamo che lo stadio e’ di tutti: di chi ama il calcio e di chi ama la musica e che l’Amministrazione comunale non azzarderebbe mai un rischio per la societa’ sportiva e che quindi si e’ cautelata nel migliore dei modi. Ma l’Amministrazione non puo’ e non deve dimenticare di essere la proprietaria dell’impianto e di dover rispondere alle legittime richieste di chi vuole trascorre una magica serata di musica”.

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Il Napoli, con una nota sul suo sito web, si dice preoccupato per il prato dello stadio San Paolo in seguito ai concerti che si terranno quest’estate a ridosso dell’inizio del campionato e attacca il Comune: “E’ necessario fare chiarezza sull’organizzazione dei concerti al San Paolo -dice il club azzurro-, su come il Comune stia gestendo questa vicenda e sul perché questa gestione provochi molta preoccupazione. Il Napoli ha interesse che il San Paolo sia perfettamente funzionale al suo obiettivo, che è quello di ottenere il massimo dall’attività agonistica. In questo senso vuole avere a disposizione un campo di calcio perfetto”.

“Per questo motivo -prosegue la nota del Napoli-, quando ci si rese conto che il Comune non voleva recedere dall’intento di organizzare concerti, il Napoli presentò al Capo Gabinetto del Sindaco Attilio Auricchio e al Sindaco Luigi De Magistris, una serie di indicazioni precauzionali indispensabili per limitare i possibili danni che uno o più concerti avrebbero arrecato al terreno di gioco. Questo, soprattutto per via del fatto che tra l’ultimo concerto programmato per il 26 luglio e l’inizio del campionato, previsto per il 23 agosto, passerà pochissimo tempo”.

“Lo scorso 18 maggio il Napoli ha presentato, su richiesta di Auricchio, una nota dettagliata sui preventivi di spesa e su tutto quello che sarebbe stato necessario fare in caso di interventi di manutenzione straordinaria del manto erboso -afferma il comunicato della società campana-. Ma soprattutto, ha chiesto che venissero prenotate entro il 28 maggio, una quantità sufficiente di zolle della stessa varietà attualmente presente al San Paolo, unica possibilità di mantenere il manto erboso nelle stesse perfette condizioni che oggi può vantare, nel caso in cui i concerti potessero danneggiare il terreno”.

“Il Napoli ha anche chiesto che gli organizzatori forniscano informazioni dettagliate e corredate di schede tecniche, sui materiali che verranno messi sul terreno di gioco per far sedere ben 15.000 persone! Il Napoli non avuto alcuna risposta -sottolinea la nota della società di Aurelio De Laurentiis-. Nessuna iniziativa per la
prenotazione delle zolle d’erba, nessuna rassicurazione su come preservare il campo, nessuna volontà di adoperarsi per non rovinare il terreno. Nemmeno nel corso dell’ultima riunione del 4 giugno scorso, dove il Napoli ha incalzato il Capo di Gabinetto per avere risposte, ottenendo solo il silenzio.

“Ora, il Napoli non vuole ispirarsi al Ciampa del Berretto a Sonagli di Pirandello, ma è assolutamente necessario che le cose siano chiare: se dopo questi splendidi e remunerativi concerti, il terreno di gioco sarà rovinato o anche solo parzialmente danneggiato, la responsabilità sarà del Comune”, conclude il Napoli.

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In Italia, secondo quanto emerge dalle inchieste, sembra che per salvarsi bisogna comprarsi le partite, come pare aver fatto Pulvirenti con il suo Catania. Non accade lo stesso nella ben più civile Inghilterra dove il Leicester, squadra in cui milita anche l’ex nerazzurro Cambiasso,  è riuscita a salvarsi sul campo grazie a i suoi 41 punti in classifica.

Ottenuta la salvezza i ragazzi del Leicester sono volati in Thailandia per festeggiare l’agognata promozione in una tournée in Asia. Ma alcuni dei calciatori, poco più che ventenni in uno dei maggiori paradisi sessuali del mondo, non sono andati solo per giocare a calcio.

Tre ragazzi della squadra albionica hanno così pensato di organizzare un’orgia molto molto hot. Ma, anche loro, pervasi da quella che potremmo definire la “sindrome” di Tiziana Cantone hanno mal pensato di pubblicare su internet il filmato dell’orgia. Un’orgia in cui i ragazzi esprimevano anche alcune offese razziali nei confronti delle disponibilissime ragazze.

QUI IL VIDEO (SI SCONSIGLIA LA VISIONE AI MINORI DI ANNI 18)

In seguito alla diffusione della notizia (e soprattutto delle immagini) il Leicester ha reso noti i propri provvedimenti ufficiali, i tre calciatori protagonisti: Pearson, Hopper e Smith sono stati licenziati in tronco. “La decisione arriva al termine della conclusione di un’indagine interna e di un procedimento disciplinare – precisa il Leicester in un comunicato ufficiale – a seguito di eventi che hanno avuto luogo durante la tournée di fine stagione in Thailandia.

Da questi fatti – a nostro avviso – emergono due domande fondamentali: che bisogno c’è di pubblicare su internet questi video da parte dei protagonisti?

Ma, soprattutto, ci piacerebbe sapere in che modo hanno svolto le indagini i dirigenti del Leicester…

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Empolizzazione o internazionalizzazione?
Empolizzazione o internazionalizzazione?

Il Napoli che sarà per adesso si muove, ancor di più che sul mercato, sul filo di alcune parole. Dall’internazionalizzazione all’empolizzazione, dalla squadra spagnoleggiante a quella tricolore, dal cosmopolita Benitez all’autarchico Sarri. La stampa e le Tv, quasi tutte, hanno deciso che questi devono essere i temi in agenda alla voce Napoli. Tutte parole che in fondo, a pensarci bene, significano quasi niente. Vogliamo davvero passare l’estate a martoriarci su queste discussioni che, saranno pur interessanti per certi versi, ma che sono per la gran parte filosofia?

Qualche anno fa quando iniziava il calciomercato si faceva la corsa in edicola per controllare quelle tabelle con “ACQUISTI, CESSIONI, TRATTATIVE“. Era da lì che si partiva per iniziare a comprendere se il nostro Napoli poteva essere competitivo oppure no. Magari ci facevamo suggestionare, grazie a qualche articolo compiacente, sulla straordinarietà dei nuovi acquisti: Rossitto era un fenomeno della nazionale, Caccia o Agostini dei bomber micidiali, Protti un killer da area di rigore che avrebbe certamente ripetuto a Napoli le gesta di Bari. E potremmo continuare per pagine e pagine…

Al di là delle parole, venendo al campo, il Napoli riparte per adesso da tre pilastri: Sarri in panchina, Valdifiori in regia di centrocampo e Reina in porta. Al momento più che un ridimensionamento sembra un rafforzamento. Ci sarà poi tempo per giudicare fino a fine Agosto quando anche alla voce “cessioni” inizierà a muoversi qualcosa.

È vero, Sarri e Valdifiori scontano il pedaggio di aver militato soltanto un anno in Serie A ed entrambi sono arrivati tardi nella massima serie. Bisogna lasciare loro il tempo di lavorare ed ambientarsi. Non si può bocciare o promuovere senza che sia neppure iniziato il primo giorno di scuola. Per certo l’arrivo di Reina sarà un enorme valore aggiunto, quanti punti in più avrebbe avuto il Napoli con lo spagnolo in porta? La Champions ci sarebbe sfuggita?

L’evoluzione o il possibile ridimensionamento del Napoli passano semmai dalla permanenza in azzurro di alcuni calciatori, Higuain su tutti. È El Pipita l’unico vero top player di questa rosa, mettendo da parte i giustificatissimi sentimentalismi verso Hamsik.

È chiaro che tanti tifosi, tramutandosi con la fantasia nei panni del nuovo Ds Giuntoli, qualche ragionamento sulle opportunità di una cessione di Higuain lo stanno facendo. Ad esempio se il Napoli incassasse dalla vendita di Higuain una cifra vicina ai 50 milioni di euro da reinvestire su Immobile, Rugani e Darmian sarebbe davvero un ridimensionamento? O un modo per rafforzare l’organico in maniera più omogenea?

Strano a dirsi, ma in fondo il mercato azzurro dovrà essere valutato molto più dalla capacità di saper vendere gli esuberi o i calciatori che meno hanno espresso il proprio potenziale con la maglia del Napoli. Una lista abbastanza lunga: Rafael, Andujar, Britos, Zuniga, Inler, Gargano, Jorginho, De Guzman, Callejon, Zapata.  Non tutti da cedere per forza, ma che sicuramente non lascerebbero troppi rimpianti e che consentirebbero al Napoli di poter ben investire su giocatori più idonei al modulo di Sarri. Non sarà un compito semplice quello che attende Giuntoli, ma dalle buone cessioni di questi calciatori potremo giudicare il suo lavoro.

In città vi è uno strisciante malcontento nei confronti di De Laurentiis. Striscioni, cartelli affissi, persino camion pubblicitari itineranti sono stati usati per delegittimare il lavoro del presidente. Eppure, a dirla tutta, Aurelio ci aveva provato. Benitez, Higuain, Callejon, Albiol dovevano portare il Napoli ad una dimensione più europea. Il progetto non è fallito del tutto, ma alla voce “entrate” il bilancio azzurro ha segnato il segno meno. Due anni di “europeo” Benitez hanno lasciato  gli azzurri fuori dalla Champions League, prima con lo sciagurato preliminare contro l’Atletic Bilbao e poi con il disastroso girone di ritorno dell’ultimo campionato che hanno relegato i partenopei al quinto posto in classifica. In soldoni è stata una perdita per il club quantificabile intorno ai 50-60 milioni di euro.

A quanto pare le “menate” su europeizzazione o italianizzazione lasciano il tempo che trovano. Questo Napoli lo giudicheremo dal campo, dai calciatori che saranno acquistati e quelli venduti. Nell’era di Moratti l’Inter ogni anno era la squadra più forte “sulla carta”, tanto che andava di voga la battuta che il presidente nerazzurro avrebbe dovuto far tappezzare San Siro di giornali. Ecco, sulla carta, a leggere alcuni giornali, sembra che Inter e Milan si stiano rafforzando più di noi. Sulla carta. Poi però a parlare sarà il campo. Ascoltare tutte queste cassandre e riempirci di un immotivato pessimismo serve solo a destabilizzare ulteriormente l’ambiente. E invece dovremmo restare uniti. Bisogna accettare le decisioni societarie non per resa, ma per amore. E, soprattutto, perché non è possibile altrimenti.

Valentino Di Giacomo    

(no grazie, il caffè mi rende tifoso)

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“Ti ricordi?”. Quante persone incontrandoTi Te l’avranno detto, Diego. Tu magari sorridi, ne sei felice, ma poi chissà che razza di maledizione deve essere avere tra i Tuoi piedi sempre la stessa gente che Ti fissa come una zanzara nell’ambra. Passato, passato, passato. Come se per Te il domani debba essere sempre un’appendice, una propaggine inutile di una vita che ha per condanna di non avere più scatti, evoluzioni. Pure qua, a casa Tua, fanno così. A parte i soliti imbecilli che ripetono sempre la stessa frase: “E’ stato un grande calciatore, ma come uomo…”. Poi però si fermano lì e magari non sanno continuare, perché non lo sanno e non posso saperlo neppure io cosa significa essere uomo nel corpo di Diego Armando Maradona. Ma i peggiori non sono neppure quelli, Diego caro. No i peggiori sono quelli che dicono: “E’ stato un grande calciatore, ma non sia mai che torni a Napoli…”, poi continuano, a volte, mettendoci un ruolo: per fare l’osservatore, l’allenatore, l’uomo-immagine. Si, come se avessi bisogno di una qualifica ufficiale, scritta, bollata per essere Tu l’ambasciatore dei nostri colori.
Ecco, Diego mio, in fondo la Tua maledizione è quella di essere stato per Napoli una specie di Dio, mano a parte. Un Gesù venuto in questo inferno a riscattare anni di umiliazioni. Un Gesù che scompare di notte, all’improvviso: da che Ti avevamo sempre davanti ci siamo trovati da un giorno all’altro ad immaginare in quale diavolo di posto potessi essere. Qualche immagine negli anni Ti mostrava a Buenos Aires, Siviglia, negli Stati Uniti, a prendere a pallettoni i giornalisti, a morire grasso e irriconoscibile in una schifezza di clinica. E poi, proprio come per Gesù, attendevamo ogni volta la Resurrezione, il ritorno. Sei tornato una sera per salutare Ciro, forse quel giorno i napoletani hanno capito che non era più una resurrezione. Da Dio sei diventato uomo pure Tu, con i capelli bianchi, qualche ruga, lo sguardo più profondo e un po’ più spento. Eppure a Te non è stato concesso di essere uomo, non a Napoli. Vogliono il Dio da adorare, quello che le Bibbie in formato Dvd e Vhs tramandano alle nuove generazioni.

Ti ricordi?”. No, io questa frase non Te la volevo dire. Hai voluto dopo la Tua ultima conferenza stampa a Roma che “quel ragazzo biondo che ha fatto la domanda” venisse a cena con Te. Ti ho atteso per ore ad un tavolo, Ti ho visto e non sapevo cosa dirTi. Come ad un esame, come di fronte a una donna che ti chiede appuntamento per lasciarti, io non sapevo cosa dire pure se fossi riuscito a prepararmi il miglior discorso della vita mia. Volevo dirTi tante cose, Diego. Non ci sono riuscito. Ti ho visto, stavo per parlare e mi sembrava sempre più scema la cosa che stavo per dirTi. Sapevo solo che non volevo iniziare dicendoTi “Ti ricordi?”.

È stato come in quei film, quando l’attore muore e passano in sequenza tutte le immagini della propria vita. Ecco, a me è passata tutta la vita in un momento solo guardandoTi negli occhi. E allora ho semplicemente pianto, senza parole. Hai iniziato a piangere pure Tu, chissà quanta vita comune ci siamo passati solo attraverso lo sguardo, ognuno versava le sue lacrime, vedeva le sue immagini che forse si penetravano a vicenda in dissolvenza.
In tre secondi mi è passato attraverso i Tuoi occhi quell’enorme nastro azzurro che il giorno del secondo scudetto ne imitava la forma partendo dal balcone di casa e legandosi ai pali della luce, i braccioli della poltrona dove mi poggiavo al fianco di mio nonno o di mio padre ascoltando la partita alla radio, i miei fratelli ed io sul tettuccio dell’Alfa Sud a via Caracciolo, io che gioco a pallone in cortile con una radiolina sull’asfalto mentre cercavo di emulare la stessa azione del Tuo gol mentre il radiocronista la raccontava, la corsa verso casa tra il primo e il secondo tempo della semifinale di Coppa Uefa, nonno che torna a casa con un pallone autografato (da lui, ora lo so) con le firme di tutti i giocatori, quella sera di inverno a Cavalleggeri quando mi fu regalato il primo completino “Buitoni” con la maglietta di lana, il risveglio del giorno della befana con la maglietta “Mars” appesa in cucina, le sedie sui tavoli in cortile mentre cercavo di imitare le Tue punizioni, la palla di scotch quando fuori non si poteva uscire, le lacrime quando perdesTi contro il Camerun all’esordio del “mio” primo mondiale, Tu piccolo piccolo dalla curva B mentre tenevo la mano di mamma, io che sul campetto dopo un fallo mi buttavo a terra e incrociavo i due stinchi come Te, le lacrime dopo che andasti via mentre consumavo le videocassette che parlavano di Te, le parolacce e le botte al compagno di scuola che Ti diceva “drogato”, le notti che Ti sognavo da bambino e palleggiavamo al San Paolo, tutti i sogni, li ho visti tutti. In tre secondi, tutto, tutto.
Tu piangevi, perché Diego? Perché? È veramente una maledizione questo passato, o una cosa bella? Ci siamo abbracciati, abbiam fatto una foto e poi è passato il tempo come se nulla fosse successo, come se mai avessimo pianto.
Vedi Diego, perché forse tutto il tempo che abbiamo ricordato ci ha fatto emozionare. Oggi non ci riusciamo più come prima. Pure Napoli non sa emozionarsi più, almeno allo stadio, fuori dal San Paolo non lo so, ci devo pensare bene. Sui blog, sui siti, sui giornali passa sempre in secondo piano la giocata “emozionante”. Abbiamo il “Pipita”, uno dei più grandi attaccanti mai avuti (me l’hai detto pure Tu) e ai napoletani sembra un impiegato che marca il cartellino, non è più un gol, pure se bello. Oggi Napoli parla di “progetto”, di Benitez, di diagonale, di plusvalenze, bilanci, acquisti. Non c’è più neppure un coro per un calciatore, pure se fortissimo.

Ecco, con quelle lacrime forse ho capito che dovremmo rieducarci ad emozionarci ancora. Perché in fondo il calcio questo è. Dovremmo ricordarlo sempre, sempre. Dobbiamo guardare avanti, emozionandoci. Pure tu, Diego, pure Tu. Guarda avanti, da uomo, pure se per me sei Dio. Cerca l’emozione, sempre, sempre. Volevo dirti questo, ma ho solo pianto e forse è stato buono così.

Valentino Di Giacomo

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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