Calcio

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Dalla pagina ufficiale FB di SSC Napoli

Pensavo a un mio amico che si era fatto la fama di chiavettiere perchè effettivamente se si parla dal punto di vista numerico raggiungeva cifre da attore porno di serie B, il problema era la qualità: pur di sfogare aveva abbassato notevolmente la soglia sulla selezione estetica… ripensavo a un verso irripetibile di Gianfranco Marziano in “Appuntamento” (se non la conoscete cercatela su youtube e arrivate a quando si chiede se la ragazza con cui ha un appuntamento al buio sia un cesso).
Pensavo che forse pure se tenessi i soldi non andrei mai a escort, pensavo che se non posso permettermi l’astice non mi lamento dei vermicelli con il rancio fellone, anzi.. .forse mi piacciono pure di più, se quel rancio l’ho pescato io, ma di sicuro se mi offri il surimi o le croccole te le chiavo in faccia.

In realtà pensavo che non so neanche io bene dove voglio andare ad apparare, so che forse dovrei essere in qualche modo intossicato, ma proprio non ci riesco e aspetto con ansia domenica per tornare allo stadio.

Cattivi – questa pagliacciata di interrompere la partita per i cori onestamente mi pare quando i multimiliardari che si sono fatti i soldi sfruttando il lavoro minorile fanno una donazione all’UNICEF per passare perfilantropi. Le cose o si fanno o non si fanno, fatta alla penultima di campionato con tutto già deciso in una partita che conta quasi solo per le statistiche mi è sembrata una buffonata per sentirsi a posto con la coscienza.

Buoni – Hamsik che si incazza è bellissimo, quasi come quando esulta. Albiol oggi preciso e insuperabile più del solito e poi segna anche il suo terzo goal in campionato, sicuro merita di essere come qui.  Migliore? Che domande, chi ha risolto la partita partendo dalla panchina, il magico sinistro di Milik oggi è valso una partita.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando ti trovi a parlare con una persona che si sta per lasciare, che vive una di quelle storie che si portano stancamente avanti un po’ per abitudine un po’ per la paura di guardare in faccia la realtà, può capitare di sentirsi dire una frase tristissima: “è come se ci fossimo lasciati ma non ce lo siamo ancora detti“.

Probabilmente è la fase più brutta di una storia, più brutta ancora di quando ti lasci, rancori e brutti ricordi si alternano a momenti di gioia che sembrano voler prolungare l’agonia di quello che oramai è morto. Magari qualcuno ci crede ancora, ci prova ancora ma c’è sempre una parte di te che dice “tu vuò pruvà? eh pruov je me ne vaco! ‘O ssaje comme fa ‘o core quann s’è sbagliato” Così vai avanti quasi per inerzia aspettando che tutto finisca, ma soprattutto aspettando di ricominciare, anche se non sai bene come e con chi…

Oggi il Napoli probabilmente si sta lasciando, anche se non se l’è ancora detto, una parte ci credeva ancora, provava ad andare avanti, un’altra era altrove rassegnata e molle aspettando il fischio finale, altri tre fischi finali per ricominciare senza sapere neanche dove e con chi, forse c’era anche chi con la testa già stava a Milano, ma questa è un’altra storia.

Cattivi – C’è poco da dire sul campo ma in questa settimana ho visto delle cose orrende, il primo cattivo è Reina, fare una cena di addio a tre giornate dalla fine è quasi più squallido di fare le visite mediche qualche mese prima della fine del campionato, se non altro inopportuno. Inopportuno come le dichiarazioni di De Laurentiis, altro cattivo di oggi, mi è sembrata la conferenza stampa in cui Benitez si congedava il giorno prima della sfida decisiva con la Lazio, tempismo pessimo, come le scelte d’altronde tutte le scelte del presidente riguardanti la comunicazione. La cosa peggiore di oggi? Forse niente.. forse tutto… diciamo che la cosa peggiore non ce la siamo ancora detti.

Buoni – Mertens è tornato al goal, con una rapina delle sue e figlia del pressing alto tipicamente Sarrista, Zielinski ha fatto precchio, forse non abbastanza ma comunque è stato sempre presente. Ma il migliore è oggi l’uomo che festeggia il centesimo goal in serie A il Capitano Marek, la sua perla da fuori area dà un senso alla partita.

Paolo Sindaco Russo

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La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

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IMG-20180505-WA0035_resizedOggi pomeriggio alle ore 16.50 si è giocata la tredicesima di ritorno  e ultima giornata del Campionato di Seconda Categoria Girone A. Agli ordini del signor Aldo Carfofano di Napoli davantia  20 spettatori si sono affrontate Villa Di Briano-Lokomotiv Flegrea. Partita decisiva per i casertani per il piazzamento Play Off, mentre i napoletani hanno giocato con la certezza matematica di aver vinto il campionato. Formazione Villa di Briano. 4-4-2: Molititrano-Di Puoito- Caterino- Batistan-Romano- Della Volpe-Colucci- Gulano-Russo- Ferri- Gentile. Panchina: Corontin-Garofano- Bittino-Roma. All. Corontin. Lokomotiv Flegrea in cmapo  con un poco di turnover. Ecco la formazione 4-2-3-1: Buonocore-G. Sorrentino-Cimmino-Borges-Magurno- M. Sorrentino-Grazioso-Minopoli-Cioce- De Tommaso-Capano. Panchina: Palombo-Franco- Carrella-Laudiero-Nicolella-Costantino. Dopo pochi minuti miracolo di Buonocore che repsinge la conclusione di Gentile. In seguito Villa Di Briano spreca due buone occasioni davanti a Buonocre e Cioce tenta di segnare dalla distanza con una conclusione debole e l’altra ribattuta dalla difesa di casa. A metà tempo dopo che le due squadre stavano provando a giocare palla a terra con molta difficoltà per via del rimbalzo maldestro del pallone, ecco che al 30′ la Lokomotiv Flegrea si porta in vantaggio con un tiro di Minopoli su assist di De Tommaso. Cinque minuti dopo Ferri tenta il gol in rovesciata para Bunocore, verso la fine del primo tempo su una ribattuta da calcio d’angolo Battista realizza la rete del pareggio. Per il resto da segnalare ne primo tempo due cambi per i padroni di casa. Escono per infortunio  Della Volpe Russo entrano al loro posto Corontin Bittino.

Nella ripresa annullato per fuorigioco un gol a Ferri dopo un tiro di Gentile. In seguito primi cambi per gli ospiti. Entrano Palombo per De Tommaso e Costantino per Minopoli. Al 55′ minuto conclusione di Bittino para Bunocore, in seguito Colucci vede il portiere ospite dalla distanza e tenta l’eurogol, palla di poco alta. Poi entra carrella ed esce Cioce. Al 60′ Romano sfiora l’autorete, bravo Molititrano a deviare i corner. Poi escono M. Sorrentino per Laudiero Cimmono per Franco. Subito dopo Ferri realizza un eurogol in rovesciata per il 2-1. Ultime emozioni al minuto 80′ con Ferri che sfiora il gol e una conclusione di Gulano respinta sulla linea da Franco Magurno. Ultimo cambio per i padroni di casa esce Battisa entra Garofano. Negli ultimi minuti di gioco Villa Di Briano controlla agevolmente il gioco e con questo successo i casertani conquistano i Play Off al quarto posto a quota 55 punti. Il pareggio tra Domitiana e Falciano condannano il Montecalvario al ripescaggio. La Lokomotiv Flegrea vince il campionato a quota 64 punti davanti al Domitiana con 61 e al Falciano con 56. Ai Play Off vanno Domitiana, Falciano Villa Di Briano.

Claudio Gervasio

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Lo schifo che non passa

Sono ormai passati diversi giorni, ma la rabbia non passa e difficilmente passerà. Siamo alle solite: la Juve vince la sua partita decisiva con i soliti “aiutini”, i napoletani (e tutti gli altri) si incazzano, ma opinionisti, giornalisti e tutta la “fauna” calcistica che ammorba l’etere ci accusa di essere i “soliti vittimisti”. E’ sempre la stessa storia. Il copione si ripete sempre uguale, come se il tempo non scorresse mai, se non per ripetere ogni volta in maniera identica lo stesso spartito. Esce fuori il solito avvocato fenomeno che ha bisogno di pubblicità dicendo che intenterà una causa, le fantomatiche class-action, il video dell’imbroglio che imbroglio non è, fake-news come se piovessero. Audio, filmati, ricostruzioni. Tutto inutile. Basterebbe solo mostrare e rimostrare quell’intervento di Pjanic. Solo quello. Qualcosa di solare, non interpretabile diversamente. Solo che l’unica persona che doveva automaticamente agire ha “interpretato”, ancora una volta, in favore di quelli là.

Questa volta c’è stato di mezzo un episodio spartiacque: appena poche settimane fa erano i juventini a gridare al complotto. Buffon si è esibito nei suoi bidoni, fruttini, sprite, patatine e sensibilità. Al punto che se fossi un dirigente della Amica Chips o della Pringles lancerei sul mercato le patatine “gusto sensibilità” o “bidone free”, come per gli zuccheri. Poi Benatia che parla di stupri, Agnelli che se la prende col “Sistema-Collina”. E tutta la fauna dell’etere ad applaudire quel “grande uomo e professionista di Buffon”, fino ad Agnelli che reclamava il Var in Europa. Piccolissimo dettaglio: il rigore per il Real Madrid contro la Juve era netto, solare. Proprio come l’entrata di Pjanic che quasi gli somiglia. 

Ancora una volta si è capovolto il mondo. Se altre tifoserie gridano al “furto” sono vittimiste, se lo fanno quelli là hanno ragione. Senza dubbi, senza mediazioni. Hanno ragione come Mussolini. Sempre. 

E noi ce ne stiamo qua, senza trovare pace. Chissà quanti di voi, come me, vi state andando a rivedere su Youtube i video dei processi per Calciopoli o per il Doping. Non serve a nulla, se non a dire “Ah, ma non sono pazzo! E’ già successo, chissà che non stia succedendo ancora”. Inutile esercizio per riappropriarci di una sanità mentale, mentre il mondo fuori sembra folle con i suoi “Eh ma alla fine vince il più forte” o “Torti e favori alla fine si compensano”. Non è mai stato vero, non è vero, non sarà vero. C’è persino chi si permette di di dire che Calciopoli non sia mai esistita, chissà perché Moggi aveva bisogno di fornire Bergamo e Pairetto di schede telefoniche svizzere… Rivedi i video e recuperi con la mente di quando il tramite di Moggi con gli arbitri era un dirigente del Messina, società che subito fu catapultata in A. Vedi le relazioni di amicizie e inimicizie create dall’ex mammasantissima della Juve. Ti viene in mente quel 7-0 dei bianconeri col Sassuolo di quest’anno, le dichiarazioni di Marotta su Politano, l’esito della trattativa tra il calciatore biancoverde e il Napoli. Chissà se funziona ancora così, ti chiedi. 

Poi vedi Orsato che due giorni dopo il fattaccio di San Siro viene chiamato per arbitrare ai mondiali in Russia. Tipico esempio di meritocrazia italiana. Come 20 anni fa succedeva con gli arbitri De Sanctis e Racalbuto. 

Ci siamo già passati a rivedere i video di Calciopoli. Era dopo la finale di Supercoppa di Pechino, quando Mazzoleni fece di tutto di più. Quel Mazzoleni che con così poca sensibilità ha espulso domenica Koulibaly, quello che domenica prossima è stato designato per arbitrare la partita dell’Inter. Sta ancora là, come Casini in Parlamento. 

E se dopo il furto di Pechino, almeno De Laurentiis ebbe la decenza di non far presentare la squadra alla premiazione non riconoscendo la vittoria a quelli là, stavolta è stato in silenzio. Certo, per amore della verità anche il Napoli ci ha messo del proprio. Me lo faceva notare stamattina l’amico e collega Luigi Liberti: “15 punti su 27 nelle ultime 9 partite – scrive Luigi – e voi state ancora parlando di ringraziamenti e miracoli !? Negli ultimi 2 mesi il Napoli ha avuto una media punti da settimo posto (neanche zona coppe) e mancano ancora 3 partite. Il Napoli ha rinunciato alla Champions prima, alla E.L. dopo e alla Coppa Italia, pur di lottare per lo Scudetto. E cosa fa ? Arriva a riserva negli ultimi 3 mesi !?!? È vero, numericamente la rosa è carente, soprattutto nel centravanti…ma non è possibile che Giaccherini, Ounas, Rog e Diawara non possano giocare neanche contro Cagliari, Benevento o Crotone. Se hanno giocato sempre gli stessi, e le riserve non sono mai state prese in considerazione (ricordiamoci che Mario Rui quando il Napoli è stato costretto a farlo giocare, era praticamente un corpo estraneo dopo diversi mesi di allenamento) vuol dire che c’è qualcuno che ha sbagliato”. Tutto vero, ma denunciare i nostri limiti non può e non deve mascherare i danni che abbiamo subito da un sistema che si comporta sempre allo stesso modo. Il Napoli ha avuto un calo? Pure la Juve che proprio con il Napoli ha perso e che, nella partita successiva, ha mostrato parecchie crepe contro l’Inter. Diciamola così per non infierire. 

Fiorentina-Napoli forse non si è mai giocata per i noti fatti della sera precedente, eppure si doveva giocare. Ha sbagliato il Napoli a dare altri alibi a quelli là. Cosa possiamo fare per cambiare il corso delle cose? Non lo so. Mi piacerebbe tanto che tutti i tifosi che non sono della Juve si unissero per chiedere ai propri presidenti di staccarsi dalla Serie A. Un modo per lasciare quelli là a giocarsi il campionato che vogliono, magari se li lasciassimo a competere con Alessandria, Cuneo o Novara forse non sarebbero nemmeno costretti a far ricorso ai “soliti aiutini”. Ma lo diciamo stancamente. Come dopo Calciopoli, come dopo quel Juve Inter di 20 anni fa con il rigore di Iuliano su Ronaldo, come dopo lo schifo della Coppa Italia dello scorso anno, non succederà nulla. Noi tifosi del Napoli già ci stiamo interrogando sulla permanenza di Sarri, se verrà Conte, Ancelotti o Benitez, se De Laurentiis comprerà altri calciatori. E’ partita pure la solita battaglia di quei quattro fessi che danno addosso al presidente. Non si fermano mai. Sono gli stessi che oggi osannano Sarri e quando il mister fu preso scrivevano “Eh, ma ca amma fa l’Empoli?”. Non ritrattano mai, non chiedono mai scusa, sono tipo quelli là, ma pensano di essere vergini. Al primo passo falso escono dalle saittelle. Non sappiamo fare quadrato attorno alla squadra, figuriamoci se possiamo pensarci capaci di organizzare qualche forma di protesta o di sciopero. 

E’ sempre la stessa storia. Si ripete uguale. Non ci sono soluzioni. Quelli continueranno a fare i loro porci comodi. E noi ad assistere, a sbraitare, a gridare. Inutilmente. Rendiamo solo grazie ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sognare. Poi ci siamo svegliati e ci siamo ritrovati davanti alla solita realtà. Quella che tutti vedono e fanno finta di non vedere. Eventualmente le chiamano “coincidenze”. 

Valentino Di Giacomo

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IMG-20180430-WA0027_resizedIn una giornata triste sportivamente parlando vista la sconfitta del Napoli Firenze contro la Fiorentina, ieri pomeriggio alle ore 15.00 davanti a 200 spettatori e ad uno spettacolo pirotecnico grandioso, si è giocata la dodicesima giornata di ritorno valevole per il Campionato di Seconda Categoria Girone A agli ordini del signor Ciro Musti di Napoli Lokomotiv Flegrea-Francolise partita decisiva per i padroni di casa per salire di categoria. Formazione Lokomotiv Flegrea: Pugliese, G. Sorrentino, Franco ,Borges, Magurno, Laudiero, carrella, Nicolella, Costantino, De Tommaso, Di Mattia. panchina: Buonocore, Cimmino,Palombo, Cioce, Grazioso, Minopoli, Capano. All. CuomoFrancolise: Spagnuolo, Bosco, Volie, Matoussi , Spagnuolo, Lanna, Caliendo, Cirella, Iodice, Velio, Mezzarano. All. Sergio. Dopo il primo pericolo ospite creato da Lanna, al 5′ Lokomotiv Flegrea i avntaggio con Di mattia che insacca in rete un perfetto assist di Borges. Dieci minuti più tardi, il tornante dei padrondi casa mette un cross al bacio che Nicolella sfrutta al meglio segnando di testa. Subito dopo miracolo di Pugliese  che ferma Lanna. Alla mezz’ora del primo tempo Costantino cala il tris con una strepitosa punizione sotto al set. Dieci  minuti più tardi si ripete sempre su calcio piazzato  indirizzando la  nell’angolino basso a destra di Spagnuolo per la sua diciottesima rete . Il primo tempo si chiude con questo punteggio, ma il divario poteva essere ampio se De Tommaso e Magurno fossero stato più precisi sotto porta. Per tutti e quarantacinque i minuti la Lokomotiv Flegrea ha mostrato un grande gioco palla a terra e con un Borges versione Roberto Carlos Mondiali di Francia 98.

La ripresa inizia con un doppio cambio tra i padroni di casa. Il secondo portiere di riserva Buonocore per Pugliese Cimmino per Franco. Quest’ultimo riceve una standing ovation dal pubblico di casa. In seguito Di Mattia si mangia prima il gol di piede e poi segna di testa una rete più complicata che gli permette di raggiungere i 20 gol in campionato. A metà tempo De Tommaso dopo essere stato bloccato più volte da Spagnuolo chiude il set per il 6-0 e sigla il suo quattordicesimo gol in campionato. Dopo questa rete gli ultimi tre cambi. Grazioso-CostantinoCioce-Di Mattia, Capano-De Tommaso. All’80’ Nicolella con una conclusione da fuori area beffa il portiere Spagnuolo. Nell’occasione il trequartista flegreo si fa male al ginocchio ed è costretto ad uscire. In seguito recatosi all’ospedale, la prima diagnosi parla di rottura del menisco. Nei prossimi giorni con la risonanza magnetica se ne saprà di più. Non succede più niente e dopo il 7-0 finale si apre la festa dei padroni di casa per una doppia Promozione in due anni fino  in Prima Categoria in cinque stagioni. Annata strepitosa quella della Lokomotiv Flegrea, con un primato in classifica generale conquistato nell’autunno 2017 e mai mollato. In venticinque giornate i flegrei hanno totalizzato 64 punti frutto di 21 vittorie, 3 sconfitte e un solo pareggio, facendo registrare il 100% di successi casalinghi. Grande apporto per questa promozione è stato dato dal tridente d’attacco che in complessivo ha segnato 52 reti. Peccato che alla partita non abbia potuto partecipare una delle bandiere della Lokomotiv Flegrea M. Sorrentino in rosa dal 2013 per squalifica. A fine partita Mister Cuomo dichiara che questo successo è dedicato a tutti i membri dell’organizzazione della Lokomotiv Flegrea che gli hanno dato fiducia e incarna i veri valori del Calcio Popolare che i oppone a tutti i milioni che circolano nel Calcio Moderno. I festeggiamenti poi sono proseguiti al Pub Beer Garden situato in Via Coroglio con una bella batteria di fuochi d’artificio sparati sotto il cielo di Posillipo e con tutti i dirigenti della rosa e i giocatori che hanno rilasciato interviste. Ultima giornata il prossimo weekend a Villa Di Briano nel casertano.

Claudio Gervasio 

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Nessuna parola su Orsato

Sono trascorse 48 ore dalla farsa di San Siro, 24 dalla gara di Firenze. Ancora adesso la SSC Napoli non ha espresso una posizione sull’arbitraggio di Orsato a Milano che ha finito, inevitabilmente, per cucire ormai quasi certamente lo scudetto nuovamente sulle maglie juventine. 

Un atteggiamento, quello della società, che mostra ancora una volta la totale distonia del club con la città, un popolo giustamente indignato per quanto ha visto. Nel dopo-partita l’unico che ha parlato è stato Sarri, allenatore che ormai si è capito essere al capolinea con i colori azzurri (e chi glielo fa fare di bruciarsi una carriera per colori non più suoi – e non è una critica). Mentre tutti i tifosi ancora si chiedono dove sia l’acquisto di gennaio, lo stadio o l’inutile scugnizzeria, non ci si rende che i GUAI del Napoli gestione-De Laurentiis sono altri. Manca un team-manager capace di andare davanti alle telecamere ed esprimere in maniera terza le posizioni della società, manca un ufficio stampa autonomo, di alto livello. Al tempo del web sarebbe bastato pubblicare sui canali social ufficiali lo screen-shot del fallo di Pjanic. Anche senza commenti o analisi. Le immagini sono evidenti, parlano da sole. Invece ci si è chiusi in un incomprensibile silenzio, un silenzio assordante perché denota il totale disinteresse della società verso i sentimenti dei tifosi. Sentimenti di chi giustamente si sente defraudato. 

Mettiamo in fila le cose. Tanti sono i video che sono girati sulla rete: facciamo pulizia, così da non passare per vittimisti. Il video in cui Tagliavento viene accusato di dire “Nel recupero vinciamo” è evidente sia “Che recupero facciamo”, tra l’altro le immagini sono prese nel primo tempo. Il video post-partita di Allegri con Tagliavento ci può stare se è l’allenatore a dire all’arbitro di “essere stato bravo”. Anche se a noi queste cose – dopo tutte le contiguità tra arbitri e Juve visti in passato – non piacciono molto.

Veniamo alle cose serie invece: Vecino non poteva essere più espulso nel momento in cui Orsato aveva valutato da giallo l’intervento. Secondo il protocollo Var – basta leggerlo – non si può cambiare una decisione almeno che non sia “chiara”. E l’espulsione era quantomeno interpretabile. Magari legittima, ma non con l’intervento del Var. Sull’episodio abbiamo poi assistito dopo 30 anni ad una nuova “Monetina di Alemao” (che ricordiamo ai più fessi non fu decisiva per l’assegnazione dello scudetto al Napoli). Vecino prende con i tacchetti la tibia di Mandzukic, non la caviglia del giocatore juventino. Quando Mandzukic toglie il calzerotto si vede che sulla caviglia ha una ferita già medicata, con dei punti già suturati e un cerotto che era già presente. Lui toglie la medicazione per far sembrare quel taglio pregresso il segno dell’intervento di Vecino. La cosa più divertente è che la foto della caviglia, che MAI viene colpita da Vecino, è stata postata pure sui social dal giocatore. Una presa per il culo, non ci sono altre parole.

E poi c’è la mancata espulsione di Pjanic, l’episodio più grave di tutti. Tanto più che appena un anno fa lo stesso Orsato per un’entrata simile del torinese Baselli proprio su Pjanic, con molta insensibilità ed un bidone al posto del cuore, non si fece troppi problemi nel mostrare il secondo giallo al giocatore granata. Stavolta invece si è scelta la strada della sensibilità. 

Magari la Juve avrebbe vinto lo stesso contro l’Inter e il Napoli avrebbe comunque fornito la sua scialba prestazione contro la Fiorentina. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma i dubbi restano. Forti. Ci sarebbe piaciuto, almeno per una volta, avere la soddisfazione di alzarci in piedi e dire ai juventini “Bravi, siete stati più forti, avete meritato voi”. Ma ancora una volta non sarà così. Non perché noi siamo anti-sportivi, il Milan 30 anni fa incassò applausi e lacrime dai napoletani quando venne a prendersi lo scudetto al San Paolo. Noi lo sport sappiamo cos’è. 

Del campionato del Napoli resta solo un episodio realmente dubbio a favore dal punto di vista arbitrale. Paradossalmente riguarda ancora Mazzoleni, il quale nella partita casalinga contro il Bologna assegnò un rigore “generoso” per una spintarella su Callejon. Una partita che il Napoli meritava di vincere e che avrebbe probabilmente comunque vinto. Il celebre “MertensACrotone” non è un chiaro errore, ma un’interpretazione legittima. Basta, il Napoli non ha avuto altri favoritismi.  

Del campionato della Juve resterà un rigore inventato all’ultimo minuto per un fallo di mano di Petagna, rigore poi sbagliato per volontà divina da Dybala. Resterà ancora il fallo di braccio apertissimo di Bernardeschi a Cagliari, resterà l’entrata di Benatia su Leiva contro una Lazio che di sicuro non meritava di perdere. Vado a memoria e ricordo questi fatti. Sono episodi che avrebbero cambiato un campionato. Magari me ne ricorderete altri. Ma questi mi sembrano i più netti. 

Lo scriviamo anche per smentire la famosa litania sugli “errori che si compensano”. Di tutti gli altri ce ne saremmo fatti e ce ne siamo fatti una ragione, ma della mancata espulsione di Pjanic non ce la faremo mai a comprenderla. E’ qualcosa di troppo evidente, da non passare per un caso di malafede. 

Il motto di quest’anno è stato FinoAlPalazzo. Non è vero, non ce l’abbiamo fatta, ha vinto il Palazzo. E – lo diciamo chiaramente – ha vinto il Palazzo e non la Juve. Quella è stata surclassata a Torino, al di là del risultato. Una squadra che gioca un calcio, perdonate il termine ma non esistono altri più azzeccati, di MERDA. Una Juve vomitevole per un campionato intero che riusciva a vincere partite solo grazie a spunti individuali. 

E ora, da Madrid in poi, non potete manco appellarvi a dire che siamo i soliti vittimisti. Avete fatto figure di merda in mondovisione tra “Bidoni” “Stupri” “Fruttini” e “Sprite”. Avete fatto un bordello per un rigore netto, come netto era il fallo di Koulibaly su Simeone. Era da ultimo uomo, andava espulso. Vedete, noi non ci appelliamo. Anche se quella gara di Firenze non si è mai giocata perché i ragazzi nostri straordinari non sono dei robot. Ecco, loro al posto del cuore, non tengono il bidone della munnezza. 

Un campionato di cui si può dire solo grazie a tutti. Al presidente, a Giuntoli, a Sarri e quei fantastici ragazzi. Certo, i complimenti sarebbero stati più calorosi se almeno per una volta De Laurentiis, non per fare il masaniello, ma per empatia nei confronti dei suoi tifosi, avesse detto una parola. Nel caso, caro Aurelio, sei sempre in tempo. Se non sei contro il sistema ne fai parte. E, se ci pensi bene, sto sistema sta prendendo per il culo non solo noi che mangiamo sprite e pop-corn sugli spalti, ma pure a te. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Sono almeno due estati che per un motivo o per un altro non vado in vacanza. Non è che non vado in ferie, perchè sono obbligatorie è che semplicemente non parto, sono a Napoli e vado un po’ in giro, organizzo al massimo qualche scampagnata.

Non è un problema per me non andare in vacanza a scalea, Sharm o non so bene dove, faccio parte di quel gruppo di persone sempre in aumento che appena legge sul meteo che non piove e che magari c’è un po’ di sole si fionda sulla spiaggia più vicina. Ma non per andare a fare l’aperitivo vicino al mare, vado, anzi andiamo visto che vado con tutta la famiglia, proprio a mare con gli asciugamani le frittate e i bambini si portano palette e secchiellini, facciamo il bagno, i castelli di sabbia, mangiamo le marenne e ci pigliamo un po’ di sole, anche se è il sole freddo di gennaio. Non importa che sia inverno, noi se c’è il sole andiamo a mare e quando arrivano le vacanze che le spiagge sono piene fino all’inverosimile, l’acqua un brodo di sudore e la sabbia si mischia ai mozziconi di chi non sa stare a mere, noi facciamo altro, e non fare le vacanze diventa un problema solo per chi non vive come noi.

Oggi stiamo festeggiando come i pazzi per una partita, una partita importante ma non una finale e neanche una sfida definitiva, ma noi festeggiamo ogni volta che c’è da festeggiare e godiamo come i pazzi, godiamo tanto… non abbiamo bisogno delle “vacanze” per festeggiare, se poi vengono viva a Dio… ma nel frattempo godiamo, alla faccia chiavica di chi non capisce perchè non vive come noi.

Cattivi – Nessuno, senza se e senza ma il Napoli ha fatto una partita perfetta contro una squadra incredibilmente pericolosa anche quando dorme. Cercare qualcosa di negativo nel Napoli di stasera si può fare solo in malafede.

BuoniCallejon secondo tutti e fuori forma, ma tre assist fondamentali in due partite di cui uno per una vittoria storica non sono da poco, Mario Rui è stato quadrato e caparpio e nonostante avesse di fronte avversari di tutto rispetto si è fatto vedere parecchio anche in avanti. Eroe della serata è ovviamente Koulibaly, parliamo di un gigante, sontuoso in ogni anticipo, non sbaglia nulla e segna un goal destinato a restare nei ricordi di molti tifosi.

Paolo Sindaco Russo

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IMG-20180422-WA0005_resizedMentre tutta la Campania sta aspettando il big match di stasera Juventus-Napoli delle ore 20.45, ieri pomeriggio alle ore 16.00  si è giocata allo Stadio Massimo Petrella di Castel Volturno davanti a circa 100 spettatori di cui una quarantina provenienti da Napoli, lo scontro diretto seconda contro prima Domitiana Club 2-Lokomotiv Flegrea valevole per l’undicesima giornata di ritorno del Campionato di Seconda Categoria Girone A. I tifosi della Lokomotiv flegrea prendono appuntamento alle ore 14.00 a Via Cattolica per partire assieme alla squadra alle ore 14.30 in Bus . Ecco i due schieramenti  in campo agli ordini del signor Massimiliano Napolitano di Caserta. Domitiana Club 2: Di Natale, Ergyen, Iyamah, Di Mauro, Pecorelli, Russo, Pappagallo,Di Tella, Di Maria, Papa , Marchitielli, Mauriello, Ragno, Capocelli, Cianfrini, Falco. All. Pappagallo. Lokomotiv Flegrea: 4-3-1-2: Pugliese, G. Sorrentino, Franco, Magurno, M. Sorrentino, Laudiero, Carrella, Nicolella, De Tommaso, Costantino, Di Mattia. Panchina: Buonocore, Cimmino, Palombo, Grazioso, Cioce, Minopoli, Capano. All. Cuomo. Dopo le prime fasi di studio al 9′ Iyamah sugli sviluppi di un calcio piazzato  segna di testa e batte Pugliese per l’1-0. Al 20′ minuto Pugliese è costretto a smanacciare una punizione. Cinque minuti più tardi ancora bravo il portiere flegreo nell’evitare il 2-o bloccando in uscita la conclusione di Papa. Nei minuti successivi non succede praticamente nulla con la Lokomotiv Flegrea che soffre leggermente a centrocampo per la presenza dei due registi contemporaneamente in campo Laudiero-Carrella e il campo di terra che di solito penalizza le squadre più tecniche. Verso la fine del primo tempo si scatena una mini rissa in campo per un fuorigioco contestato dai padroni di casa.  Da segnalare pure le ammonizioni di Di Tella per un brutto fallo su De Tommaso e di Falco. Per gli ospiti ammonito Franco.

Nella ripresa il copione cambia con gli ospiti che cercando insistentemente il pareggio sospinti dal loro dodicesimo uomo in campo davvero esemplare che con il tamburo sostengono a più che non posso la squadra. Il Domitiana vista la pressione avversaria, è costretta ad abbassare il baricentro. Al 57′ conclusione dalla distanza di Laudiero palla di poco alta. Al 60′ primo cambio dei padroni di casa. Esce Mauriello entra Capocelli Al 63′ palo da fuori area di Magurno. Sulla ribattuta Nicolella non riesce ad incidere. A metà ripresa secondo cambio per i padroni di casa. Esce l’autore del gol  Iyamah e al suo posto entra Pecorelli. Verso la mezz’ora Magurno va di nuovo vicino al gol, ma la sua conclusione viene deviata in corner. Negli ultimi quindici minuti Mister Cuomo toglie l’incolore Laudiero e al suo posto entra Minopoli per dare più peso all’attacco. Nonostante i tentativi offensivi il risultato non si schioda e all’85’ minuto viene espulso Sorrentino per proteste a causa di un probabile rigore non dato dall’arbitro Napolitano per fallo ai danni di De Tommaso. Nonostante l’inferiorità numerica la Lokomotiv Flegrea prova a pareggiare per poter vincere il campionato con tre giornate d’anticipo, ma rischia di subire il secondo gol mangiato clamorosamente da Papa davanti a Pugliese. Alla fine il match finisce 1-0 per i padroni di casa tra la delusione della tifoserie ospite che sperava già oggi di vincere il Campionato. Questo risultato ha decretato la terza sconfitta stagionale per la Lokomotiv Flegrea. Ora la classifica dice Lokomotiv Flegrea 61-Domitiana Club 2 57. A fine partita da segnalare il Fair play dei giocatori avversari che applaudono il fenomenale pubblico ospite compresa la dirigenza di Castel Volturno che rivolge i complimenti alla tifoseria della Lokomotiv Flegrea con questo post su Facebook. Ecco il testo: “Grazie ai nostri tifosi oggi numerosi…e complimentissimi ai tifosi della squadra avversaria, davvero esemplari”. Prossimo turno per la Lokomotiv Flegrea domenica 29 aprile alle ore 16.00 contro il Francolise. Per Mister Cuomo ci sarà una piccola emergenza a centrocampo mancheranno Martusciello per infortunio (Stagione finita per la lesione del legamento collaterale) e M. Sorrentino per squalifica. Invece in difesa tornerà a disposizione Borges che ha scontato la giornata di squalifica. Vince invece la Lokomotiv Flegrea Basket contro Centro Basket Mondragone compiendo un altro passo verso la Serie D.

All.re: Maddaluno.

 

CENTRO BK MONDRAGONE

: Zevoli 20, La Resta 9, Borrelli 8, Zevoli. G 5, Rao A. 4, Rao A .4, Paolella 2, Rrapaj X 2, Lettieri

All.re: Smirne Alfonso

1o arbitro: Manco Marcello di San Giorgio A Cremano (NA
2o arbitro: Riccardi Raffaele di Cercola (NA)
Ulteriori informazioni su:Playbasket.it

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Claudio Gervasio

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