Calcio

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L'anno che verrà

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Se è l’estate dell’eclissi più lunga del secolo è pure l’ennesima estate del tormentone, ancora Cavani. Un’estate che calcisticamente, per fortuna, durerà meno del solito con la chiusura del mercato a metà agosto. Mancano appena 20 giorni al fatidico gong e il Napoli ha già numericamente una rosa completa se le visite mediche del terzino Sabaly dessero un esito positivo e consentissero il suo ingaggio. Tre portieri (con il messicano Ochoa pronto ormai ad approdare alle pendici del Vesuvio), 4 terzini, un mix adeguato di centrali difensivi, un centrocampo ricco, così come l’attacco.

E’ un Napoli forte quello fino ad ora costruito da Giuntoli e De Laurentiis che si basa però su alcuni dubbi, quelle che chiameremo le 4 grandi incognite per la prossima stagione se la squadra dovesse restare così. Tutte sull’asse centrale, l’asse portante del gioco: portiere, regista, centravanti. Lasciando stare l’ormai stupida consuetudine degli striscioni di cui neppure parleremo tanto sono risibili. 

  1. ANCELOTTI. Non aspettiamoci un Napoli che fa bene da subito.  Quando un club cambia allenatore bisogna poi dare il tempo per far assestare il gioco che questi vuole proporre. Tanto più se si viene da 3 anni di continuità tecnica con un allenatore, Sarri, che ha dato una precisa impronta di gioco e meccanismi così collaudati da rasentare, talvolta, la prevedibilità. Su tutto servirà tempo per far metabolizzare alla squadra un differente approccio difensivo: non più la linea maniacale di Don Maurizio, ma l’affidarsi maggiormente alle capacità individuali di lettura dei difensori, uomo su uomo, come fanno quasi tutti i top team europei. Ancelotti è davvero l’acquisto sensazionale di questo calciomercato azzurro, ma gli servirà un po’ di tempo. 
  2. IL PORTIERE. L’altra incognita è legata al portiere.  Fuori Reina, eccellente con i piedi, quasi sempre solido tra i pali. Il Napoli ha ora deciso di affidarsi ad un tris di portieri: tra questi c’è Karnezis che personalmente avrei difficoltà a chiamarlo anche per una partita di calcetto, è tra i portieri che considero tra i più scarsi mai visti in A e spero possa smentirmi. Poi la scommessa Meret, di scommessa si tratta, al netto delle immense potenzialità, se metti tra i pali un ragazzino di 21 anni. Un ragazzino di 21 anni in porta, il Napoli non ha mai osato neppure tra i giocatori di movimento scommesse simili e bisogna augurarsi che con Meret la si possa vincere. E poi ci sono i frequenti infortuni del ragazzo. A questi andrà aggiungersi Ochoa, piace ad Ancelotti e tanto basta. Vedremo. Su questo capitolo però ci sembra incredibile che il Napoli fosse consapevole di dover acquistare un nuovo portiere da almeno 12 mesi e si sia ridotto a spendere cifre forti all’ultimo secondo. In questo caso il contrario esatto di cosa sia la programmazione di cui il club di De Laurentiis solitamente non difetta. 
  3. IL REGISTA. E’ probabilmente l’incognita minore, ma esiste. Il Napoli passa da un player come Jorginho alla sperimentazione di Hamsik da play basso. In alternativa – e per questo la consideriamo l’incognita meno importante – c’è Sua Maestà Diawara, giovanissimo, ma che ha già dimostrato di saperci stare alla grandissima ad alti livelli. Al primo anno Sarri cominciò a impiegare il guineano nelle partite di cartello e Jorginho contro le medio-piccole. Poi lo scorso anno il tecnico azzurro decise di affidarsi a 12 giocatori. E basta. Proprio su Diawara inspiegabilmente. 
  4. LA PUNTA. La quarta incognita è quella che invece genera maggiori perplessità.  Posto che Dries Mertens per Ancelotti – come dichiarato alla conferenza stampa di presentazione – “è uno che può giocare nel campo dietro la punta o da esterno”, non farà quindi il centravanti, se non in casi di emergenza. Emergenze che potrebbero sorgere a causa delle fragili ginocchia di Arek Milik. Uno che se sta bene dà fortissime garanzie e che si configura probabilmente come tra i primi 3 centravanti europei in rapporto all’età. Dietro di lui un ragazzo che viene da campionati decenti con il Chievo. Un onesto lavoratore che però fino ad ora non ha mostrato caratteristiche da fenomeno (ci teniamo bassi) sperando però che possa smentirci. 

Insomma se con il portiere il Napoli ha tentato di risolvere in qualche modo, in avanti sembra quasi un azzardo partire con il solo Milik a poter reggere la baracca. Noi siamo sicuri che il Napoli farà qualche movimento lì davanti dopo aver chiuso Sabaly e Ochoa. Siamo pure sicuri che il “SIGNOR TORMENTONE” ha voglia di tornare. Resta da capire se e quando partirà il valzer delle punte, fino ad oggi annunciato, ma mai veramente partito. Non intervenire sarebbe un enorme rischio. Poi il Napoli è molto forte avendo più alternative in avanti con l’acquisto di Verdi e più poliedricità a centrocampo con l’acquisto del baby-fenomeno Fabian Ruiz. Restano queste piccole incognite, piccole, ma messe insieme possono rappresentare un azzardo. Tanto più che i competitor non sono rimasti a guardare. Tutte le altre “grandi” intanto potranno ripartire da una continuità tecnica perché solo il Napoli ha cambiato manager. L’Inter ha fatto e sta facendo un grande mercato e basta vedere l’affiancamento di De Vrij a Skriniar o l’inserimento a centrocampo di Nainngolan e in avanti di Lautaro Martinez. La Roma ha tanti calciatori, spesso cloni, ma la rosa è profondissima e di qualità. Resta da capire il Milan cosa farà e la Lazio se saprà confermarsi a certi livelli. Quelli lì, al momento, non possono neppure essere nominati per termini di paragone. A meno che De Laurentiis non ascolti la Luna. La Luna, rossa, me parla ‘e te. E chi sia non dobbiamo nemmeno nominarlo. 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?
(Giacomo Leopardi)

Valentino Di Giacomo

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Aurelio De Laurentiis Presidente del Napoli Napoli 18-09-2013 Stadio San Paolo Football Calcio Champions League Group F Napoli - Borussia Dortmund Foto Andrea Staccioli Insidefoto

Non è semplicissimo, per chi scrive, tirare giù un articolo che tratti delle finanze della SSCNapoli dopo l’ultima, grottesca, uscita del presidente De Laurentiis: “amichevoli a pagamento perchè dovremo sostenere le spese di viaggio”. Sembrava, e forse lo era, l’ennesima discreta occasione per far silenzio. Ma le buone occasioni, si sa, il Presidente preferisce coglierle in sede di calciomercato. Per fortuna nostra – e per merito di De Laurentiis, nessuno glielo neghi- le finanze della società navigano, invero, in condizioni ben migliori. Proviamo ad analizzarle più da vicino (anche se in breve), provando a fare un po’ di chiarezza sulle possibilità di spesa in sede di calciomercato che tra pochissimi giorni entrerà nel vivo.

Il Napoli ha un fatturato strutturale (diritti tv, marketing e botteghini) di circa 150 MLN di euro, con una liquidità di cassa di oltre 100 milioni,  un piano debitorio a favore delle banche pari a zero e con un accontonamento a riserva volontaria, in aggiunta a quella legale, che permette di poter chiudere in leggera perdita il bilancio al 30 giugno 2018; Questo piano di fatturato,  solidissimo, non è però abbastanza per coprire i costi a carico (riportati principalmente sotto le voci ingaggi e ammortamenti) che, al momento, ammontano a poco meno di 170 milioni. Questo primo quadro, basilare, ci restituisce un concetto tanto semplice quanto ovvio: il Napoli ha assoluto bisogno dei ricavi della Champion’s League e del player trading (le famose plusvalenze ormai tanto famose alla piazza) per potersi mantenere ai livelli raggiunti negli ultimi anni. Almeno fino a quando non si troveranno (se si vorranno trovare…) nuovi investitori o sponsor di spessore mondiale capaci di incrementare le voci presenti nella sezione ricavi.

Entriamo ora nello spaccato di quest’anno e di questo calciomercato. Quest’anno la società di De Laurentiis può contare per il terzo anno consecutivo della linfa derivante dai ricavi Champion’s per un totale di circa 40 milioni, oltre ai ricavi rinvenienti dalle cessioni dello scorso anno di Zapata e Pavoletti – entrambi usciti in prestito con obbligo di riscatto – di circa 27 milioni; da aggiungere a questi ci sono gli introiti derivanti dalla vendita di Jorginho pari a 65 milioni ma dei quali ancora non sono state rese note le specifiche di pagamento. Ipotizzando una cessione con pagamento cash, come sembra, al momento il Napoli avrebbe una capacità di spesa sul mercato di circa 100 milioni. A questi sono da sottrarre i 30 milioni versati al Betis per la clausola di Fabiàn Ruiz, ma non i 25 milioni di Verdi che, se confermato il pagamento, rientrano nello scorso bilancio. Sottolineiamo, come già fatto, l’acquisto in prestito con obbligo di riscatto di Meret e Karnezis con esborso, dunque, rinviato al prossimo anno, mantenendo liquidità e potere d’acquisto di circa 70 milioni per questa sessione di mercato. Il tutto in attesa di capire come saranno gestiti elementi come Ciciretti, Grassi, Ounas che potranno essere messi sul mercato per recuperare ulteriore liquidità o utilizzati come pedina di scambio, favorendo così i rapporti “politici” con altre società.

Contestualmente il Napoli quest’anno vedrà una discreta diminuzione dei costi relativi agli ammortamenti (il 10% circa) , che compenserà ampiamente l’aumento degli ingaggi iniziato l’anno scorso con Mertens e Insigne (i rinnovi di entrambi nell’estate scorsa sono costati alla società circa 17 milioni lordi) e dando alla Società la possibilità di aumentarne,  solo lievemente, il monte complessivo che al momento è di circa 80 milioni lordi.  Il “peso” a bilancio di eventuali – importanti – nuovi ingressi dovranno/potranno essere compensati da altrettanto eventuali – e importanti- cessioni non per un problema di acquisto del cartellino (sostenibile per quanto spiegato)ma per l’impatto di ammortamento ed ingaggio del giocatore che graverebbero sui bilanci andando ad aumentare il livello dei costi già al limite della sostenibilità.

Perchè questa disquisizione? In primis perchè un po’ di chiarezza, soprattutto nel moderno mondo social, crediamo non faccia mai male; in secondo luogo per dimostrare che, per l’attuale gestione della SSCNapoli, mantenere ogni anno l’ossatura della squadra non sia affatto una cosa scontata; ed in ultimo per giustificare la diffusa – e personalissima – convinzione che il mercato del Napoli non si ridurrà al solo terzino destro. Senza fare nomi – quelli sono ormai sulla bocca di tutti e qualcun’altro ancora uscirà – restituiamo ai tifosi (quelli che pagano per vedere le amichevoli di luglio…) la chiarezza che permette di allontanare le illusioni. Ma non i sogni. Sperando che, questi sogni,  ci regalino un solo numero. Secco. Sulla ruota di Napoli. Il 72. ‘A Meraviglia.

 

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Scivolone mediatico

Premessa obbligatoria in un ambiente troppo facile all’esaltazione e allo scoramento (come ora che la Juve ha comprato Cristiano Ronaldo): il Napoli è forte quanto se non di più dello scorso anno. Non fosse altro che per una questione di numeri avendo conservato l’intera squadra della passata stagione. Due cessioni: “Nonno Reina” e Jorginho, cessione giusta sia perché può giocare solo in squadre di Sarri o Guardiola visto che fa bene solo un ruolo, sia perché per una cifra superiore ai 40 milioni è un calciatore che si può tranquillamente vendere, figuriamoci ad oltre 60. Oltre a chi c’era lo scorso anno, al momento, ci sono Verdi, Inglese e Fabian Ruiz. Quindi se la matematica non è un’opinione, al di là della validità degli acquisti, è una questione numerica. A questi si aggiungerà un terzino destro, probabilmente Lainer. L’incognita resta il portiere e affidarsi ad un ragazzo forte, ma che ha 21 anni, è un rischio. Valuteremo come andrà.

Questo lo stato delle cose. Ma ad agitare lo sconforto non c’è la realtà, semmai la percezione della realtà che la Ssc Napoli proprio non riesce a migliorare di sé.  Quella di oggi è stata una delle peggiori uscite comunicative di sempre. Il Napoli, pur non volendo illudere la piazza con altri acquisti, avrebbe dovuto giocare nella sua prima conferenza stampa su questi punti di forza, sulla solidità della propria realtà. Non l’ha fatto. A Dimaro, su una delle sedie del teatro comunale, c’era seduto un fantasma che si chiama Cristiano Ronaldo. E né Ancelotti e tanto meno De Laurentiis hanno fatto qualcosa per scacciarlo modello Ghost Busters. Anzi, l’esatto contrario. De Laurentiis ha parlato più di Ronaldo che dei giocatori che ha in rosa. Autogol enorme.

Ce ne accorgeremo domani quando titoli, occhielli e sottotitoli dei giornali non potranno far altro che citare l’ex madridista. Segnale di una comunicazione molto poco efficace. Poi si è parlato di Sarri e Jorginho. Uno sguardo tutto rivolto al passato come, con ancora la Juventus convitata di pietra alla conferenza, si è parlato dei 91 punti dello scorso anno e degli errori arbitrali. Una conferenza senza sogni. Chiusura totale all’acquisto di top player con Ancelotti che ha persino negato di aver parlato con Benzema, Vidal, Fabregas o David Luiz. Ma non è stato questo il peggio della conferenza. 

Di De Laurentiis – lo scriviamo da tempo cercando anche di difenderlo – a Napoli si pensa sia un “Pappone”, uno che bada solo ai soldi che può guadagnare “sfruttando la passione dei tifosi”. E lui non fa nulla per cercare di cambiare questa immagine. Di sicuro se ne fotte di farlo, ma la sensazione spiacevole quasi ogni volta che parla resta in chi lo ascolta. Accusa Sarri di avergli fatto perdere 15 milioni (quantifica pure la cifra!) con l’uscita dalla Champions, poi fa tutto un pippotto di cui i tifosi se ne sbattono altamente sui 970 milioni incassati dalla Lega Calcio per la vendita dei diritti tv che potevano essere – grazie all’acquisto di Ronaldo (ecco che ritorna) – 1300. 

De Laurentiis deve chiarirsi le idee da un punto di vista comunicativo, giacché le sue idee imprenditoriali sono chiarissime e pure vincenti. Quando si comunica bisogna scegliersi l’interlocutore a cui si vuole parlare: ai tifosi, alla stampa o al sistema? De Laurentiis alterna i suoi interlocutori ogni volta con il grave rischio che a ognuno arrivi un messaggio che non deve arrivare. I tifosi se ne fottono altamente dei 1300 milioni di euro dei diritti tv o dei 15 persi per l’uscita dalla Champions, altrettanto se ne fotte il sistema se Aurelio vuole comprare Benzema o Cavani. In mezzo c’è una stampa che resta disorientata su come interpretare queste dichiarazioni. 

La chiusura finale con l’avvertimento minaccioso ai giornalisti è poi da Borgorosso Football Club. Stiamo tra il peggio e il peggissimo. 

Ora mi prenderete per pazzo. Ma come? – vi starete chiedendo – Non sei quello che ogni volta difende il presidente. Ne avevo scritto appena due giorni fa. In una logica che se uno difende una cosa, poi deve prendersi il pacchetto completo. E invece non va così. Da un punto di vista manageriale e dei risultati sportivi il presidente va solo ringraziato. I fatti, i dati, tutto, gli danno ragione. Da un punto di vista comunicativo questa società ha il grande difetto di non sapersi rapportare in nessun modo con i propri “clienti”. Anche questo lo avevo scritto in tempi non sospetti, anche dopo Madrid.  Persino l’arrivo di Ancelotti oggi sarà letto come l’allenatore che ha già guidato Cristiano Ronaldo. Ancelotti non ha luce propria dopo questa conferenza, ma luce riflessa. A questo si aggiunge l’abitudine di aver avuto tre anni Sarri che tra identità, parolacce, tuta e gesti volgari aveva creato una figura a cui i tifosi si erano attaccati. Ancelotti non ha quello stesso appeal se non il suo palmares internazionale e la sua figura di “leader calmo” non permea i cuori come altri suoi predecessori. 

Non era facile fare una conferenza stampa il giorno dopo in cui i tuoi competitor comprano il più grande giocatore del mondo. Ma se non si è in grado meglio evitare e rimandare ad altro giorno. Perché si rischia di iniziare la stagione con il piede sbagliato nonostante – lo ripetiamo – questo Napoli sia molto molto forte. Forse anche di più dello scorso anno. Ma questo non si può dire sennò siamo “a servizio del Pappone”. 

Valentino Di Giacomo

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Una storia triste

Chi lo sa se la maggioranza dei tifosi del Napoli sono più favorevoli all’operato della Ssc Napoli oppure sono di più i “papponisti”. E’ impossibile stabilirlo, servirebbe un referendum. Di sicuro quelli che hanno una vera e propria ossessione contro De Laurentiis sono la parte più rumorosa del tifo azzurro. Sui social è così, ma anche in strada. Me ne accorsi quando qualche settimana fa prima del concerto all’Arena Flegrea di Enzo Avitabile e James Senese furono chiamati ad intrattenere il pubblico Lino D’Angiò e Alan De Luca. D’Angiò iniziò prima a fare l’imitazione di Sarri tra le ovazioni del pubblico, quando poi passò ad imitare De Laurentiis partirono da una parte della platea sonori fischi. Persino chi imita il presidente deve sottostare agli umori della piazza, senza contare ciò che avviene allo stadio dove il coro “Aurelio caccia i milioni” e le altre cantilene anti-De Laurentiis partono a ripetizione. 

Ognuno è libero di avere un’opinione. Magari si tratta di antipatia o assenza di empatia tra il pubblico e il presidente. Sentimento legittimo. E’ grave però che per dimostrare delle tesi si manipolino i fatti, la realtà, le cose vere insomma. Ed è lunga la sequela di episodi simili. Fermo restando che – a giudizio di chi scrive – è nei fatti una sproporzione abnorme tra il reale operato della Ssc Napoli, i risultati conseguiti, la crescita esponenziale degli ultimi anni, e questo sentimento di avversità della piazza. Non regge. Il trattamento riservato a De Laurentiis è sproporzionato rispetto ai risultati. Gli improperi che riceve sarebbero giustificati, forse, se il Napoli retrocedesse in B o in C. E questo resta l’assunto generale,  proprio questa sproporzione, che da anni mi guida nel giudicare il buono e il male della gestione De Laurentiis.

La scomparsa dei fatti è, ad esempio, nella querelle Sarri-Presidente. I tifosi, che poi sono gli stessi che gridano “Caccia i milioni” e “Noi vogliamo vincere”, sono gli stessi che rimproverano a De Laurentiis di tenere Sarri “prigioniero”. Un “Pappone” perché esige di essere pagato per liberare un allenatore che quando ha firmato il contratto ha potuto farlo senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. Anche la clausola. Si pretende quindi che Aurelio “cacci i milioni” quando deve spendere, ma si vuole pure che i “milioni” non li prenda quando ne ha diritto in virtù di un contratto firmato. Un contratto, tra l’altro, che consentirà a Sarri, in assenza di accordi per liberarlo, di percepire per intero lo stipendio dalla tanto vituperata Ssc Napoli. 

Restando su Sarri, ricordiamo tutti le dichiarazioni che tanto scaldarono i cuori dei “papponisti” nella sua ultima conferenza stampa. Al di là dell’atteggiamento, quando si è ormai a fine maggio e la società ha il diritto e dovere di programmare il futuro, di non rispondere sul proprio intendimento per il futuro. Lasciamo stare. Veniamo a quanto disse sulle “clausole troppo basse” di alcuni calciatori: Mertens è ancora a Napoli, la sua clausola scaduta, proprio come quella di Hysaj. Albiol ha rinnovato il suo contratto e la sua clausola eliminata. Con Sarri e senza Sarri, il Napoli ha dimostrato di poter presentare ai propri tesserati un progetto valido. “Il pappone” nel frattempo, in assenza di risposte dal guru del calcio moderno, ha tesserato un certo Carlo Ancelotti. Buona o pessima scelta? Siamo laici, lo stabilirà il campo. 

Facciamo un altro esempio? Caso Reina. Lo scorso anno ad una cena con la squadra De Laurentiis avrebbe suggerito alla signora Reina di fare attenzione alle frequentazioni del marito. Si scatenò una guerra, prima i tweet di Pepe e Yolanda, poi la piazza, a colpi di post sui social, nel dare addosso al “Pappone”. Un anno dopo si scopre che il signor “Amo Napoli”, frequentava non proprio delle ottime persone, organizzando persino la sua festa d’addio nel locale di queste persone non proprio immacolate dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Chissà se quell’invito di De Laurentiis a Lady Reina non si riferisse a questo. Chi lo sa… Sul piano sportivo Reina sembra esserne uscito senza macchia, eppure proprio quelle sue frequentazioni avrebbero potuto inguaiare la Società Calcio Napoli anche a causa del coinvolgimento di un dipendente del Napoli area marketing. 

Ora potremmo rivangare cosa dicevano i “Papponisti” quando andò via Higuain, cosa dicevano quando accadde con Lavezzi o Cavani. Persino quando fu venduto Paolo Cannavaro. I risultati sportivi – a quanto pare – sono migliorati se non rimasti stabili. Ci teniamo bassi. Del resto avete tutti gli occhi per giudicare sui reali motivi per cui il Napoli non ha vinto lo scudetto nell’ultima stagione. E diciamo che le questioni di campo c’entrano veramente poco. Potremmo parlare del mancato acquisto di Verdi che chissà perché decide poi di venire a Napoli sotto la gestione di un altro allenatore mentre aveva rifiutato di venire in gennaio. E chissà se c’entra quel modo di gestire la rosa tra “titolarissimi” e panchinari perenni. 

Il problema è che c’è una totale assenza di equilibrio nel giudicare i risultati del Napoli sia in rapporto al proprio palmares storico, sia in relazione ai mezzi reali che ha a disposizione per contrastare una società che dentro e fuori dal campo è enormemente e strutturalmente meglio attrezzata. Magari l’acquisto di Cristiano Ronaldo consentirà meglio a tutti di capire quel concetto assai caro alla strada del “Chi song io e chi si tu”. 

Qui nessuno vuole fare difese d’ufficio. Ma teniamoci ai fatti. Oggi in Italia si discute di “Emergenza migranti” quando gli sbarchi da un anno sono calati di oltre l’80%. Mentre calavano si sono tenute elezioni che hanno determinato un certo risultato. Come vedete il rapporto tra realtà e percezione della stessa è molto spesso sbilanciato. Si ragiona su trend e tendenze, omettendo dati, fatti e circostanze scientemente.

Criticatelo pure, siete liberi di farlo, ma la sproporzione tra l’ossessione di alcuni tifosi e i reali risultati conseguiti da De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti. Si può fare di più, si può dare di più? Chiedetelo a Tozzi-Ruggeri-Morandi. Magari si. Ma quanto si può fare di più e quanto sono distanti i risultati del Napoli dall’ambiente che si è creato contro di esso? Chiediamocelo, chiedetevelo e diamoci, datevi una risposta.

Valentino Di Giacomo

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E’ partita la giostra del calciomercato. Un tagadà, montagne russe. E stavolta, a differenza degli altri anni, quando avremo nostre notizie vi daremo aggiornamenti. Tante le voci che si susseguono sul mercato del Napoli. Teoricamente agli azzurri basterebbe acquistare un terzino destro e, teoricamente, sarebbe al completo in ogni sua casella. Almeno a livello numerico. Ma il sempre più probabile arrivo di CR7 a Torino sta per aprire il giro di valzer con il Real che dovrà garantire un acquisto galactico alla sua torcida.

E il Napoli? Ecco quanto sta avvenendo. Tra voci di arrivi eccellenti e, perchè no, anche possibili partenze.

Sembra arrivare da Parigi il crack, è nato il 14 febbraio. Il giorno di San Valentino, il giorno di chi ama e di chi si innamora. Ma non stiamo (ancora) parlando di Edinson Cavani, l’amore mai sopito dei Napoletani, ma di Angel Di Maria. E’ lui l’uomo del giorno stando alle notizie che ci arrivano. Contatti già caldi da settimane, l’argentino aveva già dato il suo assenso al trasferimento al mister Re Carlo, suo mentore ai tempi del Real. Duttilità tattica (con Ancelotti ha giocato anche interno di centrocampo), tecnica sopraffina, sarebbe lui il mancino di cui il mister ha bisogno. Ufficialità che potrebbe addirittura arrivare nei prossimi giorni.

Finisce qui il mercato del Napoli? Stando alle conferme ufficiali sembrerebbe di si, ma a noi risultano essere delle dolci bugie bianche. In realtà il mercato degli azzurri è ancora tutto da scrivere e si prospettano 30 giorni di passione. 30 giorni in cui il Napoli potrà essere plasmato e cambiato per consegnarlo completo a Carlo Ancelotti. Tante trattative in essere, si gioca su più fronti con un occhio rivolto con particolare attenzione a Londra, sponda Chelsea. De Laurentiis sta ragionando su una mossa mai vista nel calciomercato: scambiare un allenatore con una calciatore, condizionando anche il mercato della squadra londinese.

Andiamo per ordine, ma prima di iniziare ricordiamo un passaggio fondamentale: la SSCNapoli quest’anno può aumentare leggermente il tetto ingaggi ma senza strafare. Cosa vuol dire? Vuol dire che, per acquisti eccellenti saranno necessarie uscite di prima linea, più o meno dolorose.

 

Ponti? Via.

Portieri: ufficiali Meret e Karnezis, ma c’è un elemento sfuggito ai più: la modalità di trasferimento. Il Napoli ha acquistato i due in prestito con obbligo di riscatto nella stagione 2019/20. Il motivo è facilmente intuibile, c’è bisogno di mantenere liquidità in cassa per utilizzarla per qualche altro colpo, in altre zone di campo. Per il terzo portiere si sta cercando di accontentare Ancelotti, che chiede un profilo esperto ed internazionale (non ce ne voglia l’onesto Orestis…) da affiancare a Meret e a cui affidare la porta in CL. Si è tentato per Cech, che ha gentilmente rifiutato, continueranno a cercare un’opportunità simile anche se non sarà semplice.

Difesa: con il saluto di Christian Maggio il Napoli necessita di un terzino. Sembrava ormai chiusa per Lainer dello Strasburgo ma il Napoli ha mantenuto in stand by la trattativa e non ha ancora chiuso. Perchè? Per due motivi. Il primo, il gioco a rialzo degli intermediari sulle commissioni da incassare e a De Laurentiis, si sa, questi giochi non piacciono. Il secondo, si aspetta di capire quale sarà, per motivi diversi,  il futuro prossimo di Ghoulam e Hysaj. Dal primo si aspettano le opportune garanzie sulla tenuta del ginocchio e la conferma che, come sembra, da metà agosto potrà essere abile ed arruolabile; il secondo invece è nel mirino del Chelsea di Sarri (?), ma su questo approfondiremo tra poco. Dovesse partire Hysaj, al Napoli non basterebbe l’acquisto di un rincalzo ed è da settimane al lavoro, sottotraccia, su Alessandro Florenzi, vecchio pallino di Ancelotti, causando le ire della Roma, infastidita (per usare un eufemismo) dall’azione di disturbo sul giocatore che ora continua a rifiutare le proposte di rinnovo del club giallorosso. Attenzione costante su David Luiz.

Centrocampo: sulla carta è l’unico reparto in cui il Napoli potrebbe non intervenire. Jorginho out, Fabian Ruiz in. Numericamente a posto così. In realtà De Laurentiis, Giuntoli e Ancelotti qualcosa lì vorrebbero muovere e, in questo caso, ci sta mettendo lo zampone direttamente il Mister con alcuni suoi fedelissimi, il primo dei quali risponde al nome di Cesc Fabregas. Piste complicate, piste che presuppongono almeno una cessione. Qualora qualcosa dovesse muoversi a breve, il primo indiziato a partire è Marko Rog, cercato in prestito dal Bologna e da un Parma sempre più allineato al Napoli dal punto di vista societario. Il tutto con un occhio sempre attento su Capitan Marek: sembrava ormai averci lasciato, ora è più vicino alla permanenza ma nulla è assolutamente definito. Il suo eventuale addio libererebbe, oltre alla fascia di capitano, un ingaggio lordo di 8 milioni annui da destinare altrove.

Attacco: di Angel Di Maria abbiamo già detto, sperando di ricevere ulteriori conferme, ma il suo arrivo presuppone almeno una cessione. Il primo indiziato è, da settimane, Callejon. Realmente cercato dal Milan, la trattativa si è arenata per i problemi della società rossonera, lo spagnolo ha ancora due possibili destinazioni: Chelsea (torna e ritornerà spesso…) o un ritorno in Spagna. L’altro indiziato (e l’uno non esclude l’altro) è invece una novità di giornata: Dries Mertens potrebbe partire. Non ci risulta reale la pista Roma, che cerca nervosamente un disturbo mediatico. Cessione dolorosa, per la piazza e per il Mister, che avrebbe intenzione di utilizzare il belga in tutti i ruoli d’attacco., ma che potrebbe rivelarsi necessaria per liberare una casella ed un ingaggio importante (4 milioni netti l’anno) da destinare dove?

E siamo arrivati al numero 9.

Il primo obiettivo di Re Carlo era ed è Benzema. Già contattato, ha già dato l’ok al mister e alla società e accordo di massima già trovato sull’ingaggio e sul triennale da sottoscrivere. Il Real era abbastanza allineato sulla cessione, ma la trattativa CR7-Juventus ha bloccato tutto il resto del mercato delle merengues, cessioni importanti incluse. Dunque si guarda al piano B: Diego Costa, Balotelli, senza lasciare il mercato spagnolo. Al momento non sembrano esserci trattative in imminente stato di chiusura. E Cavani, dispiace dirlo, al momento è solo una suggestione. Non ci sono trattative reali in essere, se non un amore dichiarato, e corrisposto, da parte del Matador verso i colori azzurri.

Di certo c’è un valzer di numeri 9 che dovrà partire in Europa. E quando partirà il Napoli si farà trovare sulla pista da ballo. E saprà danzare.

 

Noi, nel frattempo, cercheremo di tenervi costantemente informati.

 

ADM.

 

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Ieri pomeriggio a partire dalle ore 15.00 il Quartograd squadra di calcio popolare napoletana per festeggiare il suo sesto anno d’attività allo stadio Gianrusso di Quarto ha organizzato un torneo di calcio invitando altre realtà di calcio popolare come la Lokomotiv Flegrea, la Stella Rossa, Kora Neapolis, Real Partenope e Fasano calcio squadra pugliese neopromossa in D che è giunta a Quarto con la Juniores. La Lokomotiv Flegrea ha vinto il suo quarto di finale contro la Real Partenope a tavolino a causa della mancata presentazione della squadra. La Stella Rossa ha battuto Le vecchie glorie del Quarto Grad, Cava United ha vinto contro il Quartograd e nell’altro Quarto di Finale Kora Neapolis ha sfiorato l’impresa perdendo solo ai rigori contro il Fasano dopo l’1-1 iniziale. La Lokomotiv Flegrea in semifinale ha battuto la Stella Rossa 2-0 grazie alle reti messe a segno da Di Mattia e da Fiore vincendo il terzo Derby stagionale dopo averli vinti già due nel campionato di Seconda Categoria. Nell’altra semifinale invece ha prevalso cava United che ha battuto 3-0 il Fasano Calcio. In finale la Lokomotiv Flegrea ha battuto 1-0 Cava United in una finale equilibrata grazie ad un rigore calciato da De Tommaso. Per la Lokomotiv Flegrea un bel viatico in vista del Campionato di Prima categoria. E’ stato un bel sabato pomeriggio dove si sono incontrate varie realtà di Calcio Popolare che condividono gli stessi ideali di fare calcio basati sull’antirazzismo e antifascismo contro lo sperpero di milioni al quale siamo abituati nel calcio moderno. 
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Claudio Gervasio

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L'accusa assurda

Nel calcio internazionale c’è solo Maradona così, un personaggio di cui a volte ci si vergogna. Abbiamo visto Ronaldo il fenomeno nella cerimonia d’inaugurazione e tanti altri campioni come quelli italiani, nessuno diventa uno zimbello in questo modo”.  Enrico Mentana, ospite di Mediaset nel post-partita tra Argentina e Nigeria, commenta così il doppio dito medio di Diego dopo il gol di Rojo.

Oggi Diego ha quasi 60 anni, da oltre 40 anni vive così, agisce così. Uno che ha pagato le sue colpe solo sulla propria pelle e, spesso, più di quanto gli spettava. Eppure, dopo 40 anni di Maradonite, c’è ancora chi, invece del dito medio, usa ancora l’indice per mettere alla berlina Maradona. Tra l’altro lo fa Enrico Mentana, collega che stimo e che qui, su SoldatoInnamorato, abbiamo anche intervistato

Tra l’altro Mentana fa riferimento a campioni italiani. Quali sarebbero quelli che ci fanno fare bella figura e che ancora razzolano sugli schermi televisivi? Il capitano della nazionale Gigi Buffon che di delitti contro lo Sport ne ha commessi a profusione, dal “meglio due feriti che un morto” al “non avrei aiutato l’arbitro”, fino alla serata delle “sprite, fruttini e bidoni della spazzatura?”. Chi sarebbero i personaggi impeccabili nel panorama calcistico? I Platini che per educazione e portamento porteresti a cena dalla Regina Elisabetta e che poi è stato estromesso dalla Uefa per manovre quantomeno sospette? Diego almeno non vuole essere di buon esempio per nessuno, lo ha ripetuto sempre. Diego si è sottratto tutto da solo, mai rubato agli altri. 

Mentana se ne vergogna. In nome di che, in nome di chi? Diego era sugli spalti, ha fatto ciò che ha fatto.  A chi deve dare conto, a 60 anni, dopo una vita vissuta come l’ha vissuta lui. Non ha incarichi pubblici, non è ambasciatore di nessuna organizzazione, in nome e per conto di chi dovrebbe contenersi? Per rispettare i canoni di un perbenismo finto e inservibile che non ha mai rispettato in vita sua? E dovrebbe farlo ora che ancor meno avrebbe il compito di farlo?

Nessuno è mai riuscito a fermare Diego in campo, nessuno lo farà fuori. Stupisce che proprio una persona intelligente e professionista esemplare come Mentana si perda dietro queste polemiche senza senso. Se proprio vogliamo fare esercizio di vergogna proviamola per chi definisce i viaggi dei disperati “una pacchia” o per chi nel 2018 parla di schedature. Facciamolo per chi ruba, per chi senza dignità promette e non mantiene, per quelli che all’apparenza sembrano angeli e sono diavoli in terra. Ce ne sono troppi di fatti e persone per cui “provare vergogna”. Prendersela con Lui, sempre con Lui, è esercizio sin troppo facile. E si rischia, talvolta, di fare la figura dello zimbello. Meglio usare il dito medio che l’indice tanto più quando si vuole applicare su altri dei canoni tarati su sé stessi. Il dito medio è tanto liberatorio! Alla MaraDona Mentana preferisco di gran lunga la MaraTona.  

Valentino Di Giacomo

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Come con il Real Madrid

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Uscii dallo stadio con il sorriso negli occhi, sulla pelle, nel cuore. Eppure avevamo perso. E non mi era mai successo prima. 

Se c’è una partita che più di tutte mi ha fatto innamorare di Maurizio Sarri è stata la gara di ritorno di Champions contro il Real Madrid. Perdemmo 3-1, ma io Sergio Ramos, Carvajal e Marcelo buttare la palla in fallo laterale per paura di perderla non li avevo visti mai. Quella notte il Napoli giocò probabilmente il più grande primo tempo della sua storia, almeno a mia memoria. Un ritmo indiavolato che per questioni di congiunzioni astrali non consentì la grande impresa della remuntada. 

Uscii dallo stadio con le lacrime felici agli occhi. Certo, avevo visto anche un grande Real Madrid. Kroos, Modric, Ramos, Marcelo, Ronaldo che quando calciavano il pallone faceva un suono che al San Paolo non si sentiva da tempo. Avevo visto il Grande Calcio, ma pure l’idea matta e irripetibile di battere quei fenomeni grazie alla Grande Bellezza. Una gara che mi resterà dentro più del tiki-taka vertical a cui abbiamo assistito per tre anni. Un calcio irripetibile di cui dobbiamo rendere grazie a Maurizio Sarri. Io un Napoli così bello non l’ho visto mai nemmeno quando c’era Lui. 

Eppure, nonostante l’immensa gratitudine che porto a Sarri, io sono felicissimo non solo che sia stato sollevato dall’incarico, ma soprattutto per il modo con cui l’ha fatto Aurelio De Laurentiis. Lo ha spiazzato, gli ha sbattuto una porta in faccia e lo ha fatto pure con eleganza rilanciando quel tweet in cui il presidente ringraziava l’allenatore per il lavoro svolto. Perché Sarri, tra tanti pregi, ha avuto il difetto enorme di non saper essere professionale e di non aver avuto rispetto per la società che pure gli ha consentito un’ascesa verticale dal calcio di provincia a quello internazionale. 

Cosa è successo tra Aurelio e Maurizio lo chiarirà il tempo. Non mi sorprenderei se a breve cominciassero gli scambi di battute, i veleni incrociati, le accuse reciproche. Ma Maurizio Sarri ha scelto il modo peggiore per farsi mandare via dal Napoli non mostrando rispetto per la propria società.

“Aurelio ha detto che il tempo è scaduto? Vabbè mi darà qualche altro giorno”, oppure “Molti giocatori del Napoli hanno clausole rescissorie abbordabili e noi non andremo a prendere giocatori dal Barcellona”. Dichiarazioni che sono state la delegittimazione continua di una società che da 14 anni ha invece dimostrato di saper programmare e di restare ad altissimi livelli pur non avendo un fatturato strutturale paragonabile a diverse squadre italiane e inavvicinabile a quelli internazionali. Non ha avuto rispetto Sarri per una squadra che già diversi anni fa fu in grado di acquistare in una sola sessione tre giocatori dal Real Madrid. 

Così come Sarri non ha avuto rispetto del Napoli e soprattutto di sé stesso quando perse la gara d’andata al San Paolo contro la Juve e dichiarò che i bianconeri avevano vinto perché avevano Higuain. Dopo 2 anni in cui aveva trovato Mertens segnare gli stessi gol dell’argentino, Sarri ancora rimpiangeva la miglior cessione della storia del Napoli. Un controcanto continuo verso la società, alimentando quel “papponismo” che oggi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, viene completamente annichilito. 

C’è un’altra dichiarazione di Sarri che non mi è andata giù. Se n’è parlato poco perché poi il Napoli riuscì a vincere quella che poteva essere la partita più importante della stagione. Prima di Juve-Napoli al mister fu chiesto se credeva nello scudetto. La sua risposta fu imbarazzante: “La società ha già raggiunto l’obiettivo della Champions, Aurelio non ha messo il premio scudetto quindi vuol dire che non era un obiettivo”. Ora trovate voi nella storia del calcio un allenatore che parla così della propria società, tanto più alla vigilia di una partita fondamentale. Ancora una volta parole per delegittimare il proprio presidente. Probabilmente una persona più istintiva lo avrebbe già esonerato dopo quelle parole inconcepibili.

Parole per far passare l’immagine del Sarri fenomeno che “friggeva il pesce con l’acqua” e del presidente avido sfruttatore, Pappone. Una narrazione che va assai in voga in città, peccato sia sistematicamente smentita dai fatti. Sarri è un grandissimo allenatore, ma il suo calcio ha potuto nutrirsi della classe di Insigne, delle geometrie di Hamsik, della forza rude di Koulibaly, del quoziente intellettivo fuori dalla media di Albiol, dei cambi di passo di Zielinski, dell’applicazione di Callejon… Eccetera eccetera. Perché il Napoli è una signora squadra a cui Sarri ha dato un gioco meraviglioso, ma gli interpreti sono e restano di altissimo livello. Sarri non è Mazzarri che ha portato il Napoli in Champions con Grava, Aronica, Cannavaro, Pazienza e Gargano. 

Con il suo attendismo nel dare una risposta al presidente, Sarri ha fatto capire di non credere al progetto Napoli. Chissà se si è montato la testa o se ci sono altre ragioni alla base di quelle sue non risposte. Eppure, in maniera paradossale, quel progetto Napoli è diventato stretto per Sarri, ma appetibile per un allenatore che ha vinto TUTTO come Carlo Ancelotti. 

A Maurizio Sarri dobbiamo tanto, un grazie enorme per tutta la bellezza che ci ha donato. Ma l’impressione è che abbia fatto come quella sera con il Real. Ha giocato un primo tempo fantastico, poi ha fatto due cazzate e ha preso gol da calcio d’angolo. L’ultima cazzata quella di aver tenuto fuori il capitano Christian Maggio in quella che doveva essere la sua partita d’addio contro il Crotone. Una piccolezza che però ha reso odiose le manie di questo allenatore anche ai suoi più strenui ammiratori. A me personalmente è un gesto che ha fatto, senza giri di parole, schifo. Uno schifo umano. 

A 60 anni Maurizio Sarri è fuori tempo per apprendere lezioni. Forse non cambierà. A me dispiace molto perché il rapporto con questa squadra e questa città poteva continuare fino all’eternità. Ma è stato Sarri a mettersi fuori dal Napoli con i suoi atteggiamenti dimenticando di essere dipendente di una società, non dei tifosi. Poi è molto facile lavorare a Napoli dove se si va bene il merito è dell’allenatore, se si va male la colpa è del presidente. 

Ringrazio Sarri per il più bel calcio mai visto. Mi spiace moltissimo per i suoi limiti caratteriali. Ecco perché non lo rimpiangerò. Io sono tifoso del Napoli, gli uomini passano, la maglia resta. Chissà però che quello con il Comandante, invece che un addio, possa essere un arrivederci.

Valentino Di Giacomo   

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Dall'estetica al resultadismo

Dall’estetica al resultadismo. Il passaggio di consegne da Sarri ad Ancelotti altro non è che questo. Con l’arrivo di Sarri il Napoli puntava una piccola posta, come in una scommessa, sul proprio futuro. Con Ancelotti no, scompare il mesotes, la mezza misura. La pressione del risultato sarà la protagonista assoluta della scena come a Napoli è avvenuto forse solo 30 anni fa. Nessuna romanzata letteraria sul Comandante che guida le truppe per la presa del Palazzo, niente cliché del figlio di operai dell’Italisder di Bagnoli, dell’allenatore in tuta ex agente di cambio, la parolaccia, l’insulto, il lamento, l’inchino. Napoli passa dall’oleografia del Vesuvio e della pizza alla realtà, quella di tutti i giorni. Quella del parcheggiatore abusivo, della fila alle poste, dei conti a fine mese. E i conti saranno fatti e non ci sarà margine di errore. O tutto o niente.
Assumendo Ancelotti, De Laurentiis compie il più alto rischio d’impresa mai fatto. Stavolta ha deciso di far saltare il banco, prendere Carletto è come sbattere tutte le fiches sul tavolo da poker chiamando “la resta”. Anche al Texas Hold’em quando si va in all-in o si è abili bluffatori oppure devi avere un punto congruo per andarti a giocare tutto. Ora il Napoli si gioca tutto perché si gioca a vincere. Il progetto non c’è più, è nudo, l’unico che può coprirlo adesso è il risultato. Non più giochi di parole, di prospettive, tattiche verbali. Si gioca a vincere. E in una città come Napoli nulla è peggio dello sberleffo di chi alla domenica va in giro con l’abito della festa esibendo però le scarpe sporche. Non si guarda alla cravatta ben abbinata con la pochette o la camicia ben stirata. Tutti guarderanno la polvere sulle scarpe. O sei lazzaro o sei nobile di sangue purissimo e vai in carrozza. La mezza misura non esiste. Se ne sarà accorto De Laurentiis che dopo 14 anni di conduzione STREPITOSA del club viene ancora additato come “Pappone” per i suoi modi da parvenu.
Quel “Pappone”, stanco di essere preso per il culo dai tifosi, ma pure dallo stesso Sarri sul “Non prenderemo calciatori dal Barcellona”, vuole sbattere in faccia alla piazza la sua sete di vittoria. E ora saranno in tanti a salire sul carro, gli stessi saranno pronti a rinfacciargli l’azzardo al primo passo falso. Napoli è così e Sarri lo aveva capito più e meglio di Aurelio: il popolo ti vuole come loro, vuole sentirsi dire quello che pensa e vuole essere tenuto in considerazione. De Laurentiis invece – Vivaddio! – se ne fotte. Un Ferlaino, ad esempio, avrebbe tenuto Lavezzi a Napoli fino a 44 anni esibendolo a “erede di Maradona”, “scugnizzo figlio della Patria”. Aurelio no. Il Pocho lo ha venduto per tempo incassando i soldi che gli sono poi serviti per mettere mattoni al suo progetto.
Ora il progetto non esiste più. A Carletto non verrà perdonato nulla. Meno che a Benitez che, pur se un allenatore di degno pedigree, non aveva i mezzi per “dovere vincere”. Ecco perché, ora più che mai, il Napoli dovrebbe cominciare a sapersi strutturare meglio per proteggere il suo investimento. Un team manager, uno staff comunicazione capace di orientare l’agenda setting soprattutto.
De Laurentiis ha mandato via un allenatore che per tre anni consecutivi ha fatto il record di punti, lo ha sostituito con uno dei coach più vincenti in Europa. Non si va tanto lontano dalla realtà se si dice che il Napoli ha preso se non il Messi o il Ronaldo degli allenatori, qualcosa che gli si avvicina molto.
Non è più il Napoli adolescente di Sarri, stavolta sarà il Napoli ormai fattosi “uomo” di Ancelotti. E quando si diventa uomini cominciano insieme pure le responsabilità con affitti e bollette da pagare.
Non sono stato mazzarriano, non rafaelita, non sarrista. Non sarò Ancelottiano. Sono tifoso del Napoli. Mazzarri ha ottenuto risultati enormemente più alti dei mezzi a sua disposizione. Benitez ha portato calciatori di altissimo livello ed una mentalità europea. Sarri un gioco meraviglioso, unico, forse irripetibile. I tre predecessori di Ancelotti erano però ancorati ad un progetto di crescita. Ora il margine di quella crescita è arrivato al suo spazio minimo. Resta solo il passo successivo: vincere. Ecco perché sono enormemente felice dell’arrivo di Ancelotti, ma sono al contempo molto molto curioso di vedere le reazioni della piazza alle prime avvisaglie di crisi. Il rischio è tutto qui. Tutti dimenticano, purtroppo, che il Napoli non è finito con Lavezzi, Cavani, Higuain o Sarri e non finirà neppure dopo Ancelotti.
Poi, per parlare di Sarri – che personalmente mi è piaciuto molto molto poco per come ha immaturamente deciso di chiudere la sua avventura – ci sarà tempo. Ora, forza Carletto! Ma soprattutto forza Napoli. Vincere da oggi diventa un po’ più importante rispetto a ieri. Ce ne accorgeremo presto. 

Valentino Di Giacomo

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L'anno che verrà

«Sono sicuro che se il Napoli venderà alcuni calciatori, poi non li rimpiazzerà con altri del Barcellona». Maurizio Sarri, lucidissimo, ha motivato così la sua difficoltà a confermare la propria permanenza a Napoli. Ha ragione Sarri. La squadra che ha allenato fino ad oggi non può consentirsi l’acquisto di top-player già affermati. Anche se tra i rumors più frequenti di mercato si registrano sondaggi per il classe ’93 Andrè Gomes che milita proprio nella squadra catalana, ma il senso generale della frase di Sarri resta valido. 

Questo è il Napoli: prendere o lasciare. Un club che fattura un terzo della Juve e assai meno di Milan e Inter. E’ un’evidenza strutturale, di bacino d’utenza, di storia, tradizione, un dato di fatto incontrovertibile.  Immodificabile anche se “Il pappone caccia i soldi” quel gap strutturale è incolmabile economicamente. Gap colmato però tecnicamente, sul campo. Il Napoli è una società che riesce a tenersi ad alti livelli grazie al player-trading. Vende Lavezzi, coltiva Insigne; vende Cavani, compra Higuain alla metà della cifra incassata per il Matador; vende Higuain, compra Milik, Diawara, Rog e Zielinski. Ed è questo -fatalmente – l’unico modo per il club di De Laurentiis di riuscire a formare una squadra competitiva ogni anno consentendo ai giocatori “scontenti” di andar via. Dovrebbero assunti scontati, ma a Napoli paradossalmente tocca sempre ripeterlo.

L’unica eccezione nella breve storia di De Laurentiis al Napoli è stata rappresentata da questa stagione appena conclusa: il club ha deciso di riconfermare in blocco la squadra senza vendite eccellenti. Un piano che ha funzionato e che ha portato il Napoli al record storico di punti e, se vogliamo, ad un quasi-scudetto. E su quel “quasi” “forse” sono incisi altri fattori… Vedere Orsato e company. 

L’anno che verrà è probabile andranno via Jorginho, Mertens, sicuramente Reina, forse Callejon. Si cercherà di trattenere Koulibaly, ma è ovvio che se arrivassero offerte vicine ai 100 milioni di euro sarebbe complesso riuscire a tenere il colosso a Napoli. In questo però non dobbiamo sentirci “cenerentole”. Il Barcellona ha venduto Neymar, il Liverpool Coutinho, il Borussia Dortmund vende stabilmente i propri gioielli e così via. E’ la normalità. Così come è la normalità per un club serio essere capace di rimpiazzare i calciatori che vende. Sarebbe così una sciagura se andasse via Jorginho avendo già in rosa un Diawara rodato e 60 milioni in cassa da reinvestire? E sarebbe così una sciagura incassare 30 milioni per vendere Mertens che ha ormai superato i 30 anni avendo già in rosa un bomber come Milik? Eventualmente, cari tifosi, questa si definirebbe PROGRAMMAZIONE. Programmazione di altissimo livello.

E’ su questi punti che non si comprende il “papponismo” di Sarri. Insopportabile nei suoi lamenti, come quando perse la gara d’andata contro la Juve e dopo ben 3 (TRE) anni si presentò davanti alle telecamere piangendo la cessione di Higuain. Questo controcanto insopportabile verso la società che pure gli ha garantito uno stipendio fino ad oggi. Se non è convinto dell’operato di una società che è sempre riuscita a crescere è libero di andare via. Questa squadra ha sopportato gli addii di Lavezzi, Cavani, Higuain, Mazzarri, Benitez riuscendo sempre a restare a livelli più alti delle annate precedenti. Ci dispiacerà enormemente se andasse via Sarri, il mister ha prodotto probabilmente il più bel calcio della storia di questa squadra, ma non solo. Però ce ne faremo una ragione anche se con molto dispiacere. Poi è normale che il tifoso preferisce la rotta sicura, al mare aperto dell’incertezza. Ma la nave fino ad oggi ha dimostrato di saper valicare mari piuttosto tumultuosi.

Ci sta pure che Sarri voglia lasciare da “idolo”, pur non avendo vinto nulla. Nulla, manco una Coppa Italia. Ha potuto alimentare la sua immagine di idolo perché ha allenato il Napoli dove vincere non è l’unica cosa che conta. Altrove sarebbe stato trattato assai diversamente. 

Qui abbiamo sostenuto Sarri sin dal suo arrivo, lo faremo ancora con l’affetto enorme che quest’uomo suscita istintivamente e alla riconoscenza per il suo gioco meraviglioso. Ma ora tocca a lui scegliere. Il Napoli è questa dimensione qui. Non ne ha un’altra. Ed è questo il motivo per cui De Laurentiis ha spesso sollecitato Sarri ad utilizzare più uomini della rosa che, come si è visto, così scarsa non è se ha trovato Mario Rui dopo Ghoulam e Milik dopo Mertens o Zielinski dopo Hamsik. 

Ora ci auguriamo che De Laurentiis non giochi al ribasso sul futuro di questa squadra. Qualche cessione ce la aspettiamo e sarebbe fisiologica, ma attendiamo pure che a guidare la squadra possa essere un allenatore di livello internazionale. Non è più tempo dei Giampaolo e degli Inzaghi per dirlo con grande franchezza. E’ semmai il tempo degli Ancelotti e di top-trainer. Quello si. E il Napoli può attrarre grandi allenatori visto che giocherà ancora una volta la Champions ed ha una rosa di tutto rispetto.  

Ultima considerazione: ma Sarri ha un bidone al posto del cuore che non ha fatto entrare neppure per un minuto Christian Maggio, capitano e bandiera per 10 anni della nostra squadra? Questa davvero non l’abbiamo capita, come l’inutilizzo di Rog e Diawara per l’intera stagione. Poi non ci si può lamentare se un calciatore come Verdi, che non è proprio Cristiano Ronaldo, ha timore nel venire a Napoli perché ha paura di non giocare quanto vorrebbe e, peggio ancora, di “potersi giocare il posto” come avviene in qualsiasi squadra del mondo dalle terza categoria alla Serie A. Zielinski risolve la partita d’andata contro l’Atalanta e le successive è sempre in panchina, Diawara e Milik ti portano la vittoria con il Chievo e le partite dopo finiscono seduti in panca, Mario Rui utilizzato appena 6 minuti prima dell’infortunio di Ghoulam. A Napoli il posto in squadra non è quasi mai stato in discussione. Almeno lo scorso anno vedevamo un’alternanza Diawara/Jorginho o Zielinski/Allan/Hamsik. Quest’anno i numeri di maglia potevano essere assegnati dall’1 all’11 come 40 anni fa. Non sputiamo nel piatto in cui abbiamo mangiato deliziosamente, anzi. Ma come è facilmente comprensibile in questa “guerra di nervi” tra Aurelio e Maurizio le ragioni e i torti non sono da una sola parte. Ed è stupido quell’#IoStoConSarri o #IoStoConAurelio. L’importante ora è che il Napoli vada avanti. Con il vecchio Comandante o con uno nuovo per varcare le colonne d’Ercole. Il sogno non è finito ieri. Ne siamo certi.

Valentino Di Giacomo  

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