Calcio

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IMG-20181013-WA0077_resizedOggi pomeriggio alle ore 15.30 allo stadio Comunale di Lacco Ameno si è disputato il secondo match valevole per il campionato di Prima Categoria Girone A Lacco Ameno-Lokomotiv Flegrea arbitrato dal signor Coraggio di Napoli. Tutte e due le tifoserie presenti sugli spalti. La tifoseria ospite è partita assieme alla squadra alle ore 12.00 da Pozzuoli con il traghetto Medmar per Casamicciola. Ecco le due formazioni Lacco Ameno: 4-4-2 Petrone-Boccia-Calise- Abbandonato-Resituito- Fermo-barile- Varchetta- Migliaccio-Iovene-Tessitore. Panchina: Fluido-Giulietti- Schiano-Capauano- Barr-D’Anna-Lista. All. Fontanella assistente arbitro Castagna. Lokomotiv Flegrea: Buonocore-G.Sorrentino-Marotta-Borges-Magurno-Guitto-Laudiero-Carrella-De Tommaso-Costantino- Di Mattia. panchina:Palombo- Polizzy- Frascogna- Gaudino-Nocerino- Grazioso-Perillo-Foglia-Monda. All. Cuomo Roberto. Vice allenatore Cioce Marco, guardalinnee Morè Riccardo. Dopo la prima fase di studio, al 15′ la Lokomotiv Flegrea passa in vantaggio con un colpo di testa di De Tommaso che si inserisce in maniera perfetta dalla sinistra mettendo in rete un cross partito dal piede di Guitto. Verso la  metà primo tempo pericolosi i padroni di casa con il tiro di Varchetta, bravo Buonocore a respingere in corner di piede.  Al 27′ cross dalla destra di Costantino per l’inserimento di Carrella ma il suo tiro  finisce di poco al lato. Verso la fine del primo tempo gli ospiti hanno l’occasione per raddoppiare ma le due punizioni calciate da Guitto Costantino terminano di poco alte sulla traversa. Non succede più nulla e il primo tempo termina sullo 0-1. Buona partita in fase passiva dei due attaccanti esterni De Tommaso Costantino.

Nella ripresa un doppio cambio tra le file del lacco Ameno. Escono Abbandonato e Migliaccio entrano Lista e Barr. Al 55′ minuto l’arbitro Coraggio nega un possibile rigore per fallo ai danni di Costantino. Al 60′ primo cambio pure tra le file della Lokomotiv Flegrea. Esce Laudiero entra Monda con Carrella che arretra sulla linea dei centrocampisti e con Monda che va a rinforzare l’attacco sfruttando la sua stazza fisica. Due minuti dopo Borges ha al palla del raddoppio, ma Petrone è bravo a respingere la sua conclusione. A metà ripresa  entra Giulietti ed esce Tessitore. Poco dopo proteste dei padroni di casa per un presunto fallo di mani di G. Sorrnetino, che viene spintonato da Lista e viene espulso. Subito dopo protesta Varchetta e viene espulso con Laccco Ameno che resta in nova uomini. La Lokomotiv Flegrea a questo punto può controllare il match e al 70′ Di Mattia sfiora un grande gol con la palla che sibila il palo. Al 75′ esce  Fermo entra D’Anna. Un minuto più tardi esce Di Mattia ed entra Grazioso. Due minuti più tardi a mangiarsi il gol del raddoppio è De Tomamso che calcia alto da buona posizione. All80′ è Costantino che prova a siglare il raddoppio, ma ancora una volta Petrone si fa trovare pronto e respinge la sua conclusione. All’85’ esce Magurno per crampi e al suo posto entra Nocerino. Proprio mentre sembra che la partita possa indirizzarsi verso la vittoria ospite, al 90′  sugli sviluppi di una punizione pareggia Giulietti che batte Buonocore in uscita. Nell’esultanza esagera l’allenatore del Lacco Ameno Fontanella che viene espulso dall’arbitro coraggio. Negli ultimi minuti doppio cambio. Esce Giulietti l’ autore della rete per un infortunio alla spalla e al suo posto entra Barr che si fa subito ammonire. Nella Lokomotiv Flegrea esce per infortunio  Carrella e al suo posto entra Foglia un altro attaccante per cercare di sfruttare la doppia superiorità numerica. Alla fine il forcing ospite nei sette minuti di recupero non produce niente e la partita termina 1-1 con tanta delusione tra le file dei flegrei palesata sul traghetto di ritorno da Ischia Porto delle ore 18.40 che arriva a Pozzuoli alle ore 19.40. Alla luce di questo risultato Lacco Ameno in classifica generale e a due punti, Lokomotiv Flegrea a 4. La chiave del pareggio è stata la mancanza di cinismo da parte della Lokomotiv Flegrea. Ammoniti lacco Ameno: Fermo, barile. Lokomotiv Flegrea: Laudiero, Magurno, G.Sorrentino. Prossimo turno domenica 21 ottobre Lokomotiv Flegrea-Casavatore Calcio.

Claudio Gervasio

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IMG-20181007-WA0173_resizedOggi alle ore 15.30 agli ordini del signor Raffaele Carli c’è stato l’esordio in Prima Catgeoria nel Girone A napoletano della Lokomotiv Flegrea contro la Boys Pianurese Pozzuoli all’ex Scarfoglio ora Green Sport. Alla cena di presentazione della squadra il vice Mister Zofra ha ricordato l’importanza ai ragazzi della prima squadra di farsi vedere sul campo dei ragazzi della Scuola Calcio Popolare Mister Cuomo ha dichiarato come obiettivo di entrare nelle prime cinque di campionato. Formazione dei padroni di casa: Lokomotiv Flegrea 4-2-3-1 Pugliese, G.Sorrentino, Marotta, Nocerino, Borges, Guitto, Laudiero, De Tommaso, Della Monaco, Di Mattia Monda. Panchina: Buonocore, Palombo, Guida,  Grazioso,Carrella, Magurno, Foglia. All. CuomoBoys Pianurese : Saggiomo M,Carpino, Baudvin, Puoti, Petillo, Maraniello,Zavarese, Manna, Bracco, Polverino,Calace. Panchina: Carandente,Aceto, Imparato, Coronella, Aceto. A. All. Saggiomo.

Inizia meglio la Lokomotiv Flegrea, che fa buona guardia e rintuzza tutti gli attacchi degli ospiti. Al 20′ conclusione di Guitto palla di poco alta, al 26′ ancora il  centrocampista flegreo si mangia un gol calciando alto con il piattone in piena area di rigore. Alla mezz’ora da un cross proveniente dalla destra, Zavarese non sfrutta la respinta corta di Pugliese palla alta da buona posizione. Verso la fine del primo tempo ci prova Laudiero dalla distanza e la palla termina leggermente alta. Il primo tempo termina sullo 0-0. Partita molto equilibrata e tattica a centrocampo.

Nella ripresa la Lokomtoiv Flegrea inizia il match con più piglio offensivo con Monda Di Mattia che svariano su tutto il fronte d’attacco. Ad inizio ripresa viene ammonito capitan Sorrentino per proteste. Al 10′ della ripresa tiro di Di Mattia respinge  Saggiomo. Al 15′ dalla distanza di ci prova Laudiero, bravo ancora Saggiomo a farsi trovare pronto. Al 27′ Lokomotiv Flegrea in vantaggio con  Di Mattia che sfrutta al meglio l’assist di Monda scartando pure il portiere per l’1-0. Al 37′ Nocerino atterrà un avversario in area di rigore, il signor Carli decreta il rigore che Pugliese para a Polverino, sulla ribattuta l’estremo difensore della Lokomotiv Flegrea è bravo a respingere. Sul seguente calcio d’angolo Laudiero è sfortunato e provoca un autorete per il pareggio della Boys Pianurese. Al 40′ Della Monaco si rammarica per un fallo non fischiato e viene espulso dall’arbitro per proteste. Subito dopo Mister Cuomo è risulta essere decisivo perché sostituisce Di Mattia con Magurno che al novantesimo ribadisce in rete un cross proveniente dalla sinistra di Monda per il definitivo 2-1. Nell’esultanza viene espulso dal signor Carli Mister Cuomo. Nei sei minuti di recupero decretati dall’arbitro non succede più nulla e la Lokomotiv Flegrea si issa al primo posto q quota 3 punti. Prossimo impegno nell’isola di Ischia Lacco Ameno. La Lokomotiv Flegrea sulla propria pagina Facebook ha informato dell’occupazione simbolica dei terreni agricoli sulla Collina di San Laise per avere uno spazio per far praticare ai ragazzini della Scuola Calcio lo Sport Popolare. Domani alle ore 15.00 ci sarà un tavolo tecnico in Municipalità per sbloccare questa situazione.

Claudio Gervasio

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L'impresa di Ancelotti

Vince il Napoli, vince Ancelotti. In circa due mesi, Carletto è passato dall’essere una specie di politico “trombato” che magnanimamente viene riciclato dai suoi dirigenti di partito in qualche consiglio di amministrazione – piazzandoci pure figlio e cognato, che non guasta per dare stura alle congetture – a genio assoluto della tattica e della strategia. Carletto doveva battere il Liverpool per consacrarsi pure a Napoli, come fece a suo tempo con il Milan. Del resto gli “Umori della Piazza” furono inclementi anche con Sarri agli esordi. Persino Maradona gli si afferrò contro, lo definì “un vecchio zio”. Poi sappiamo tutti come è andata a finire: “o Zì” è diventato il magnifico tormento della torçida napoletana. Senza “Il Comandante” non era possibile “il Sogno”, “il Collettivismo”. A Napoli due mesi fa era finito il Calcio e non c’erano speranze per campare. L’unica soluzione era fare come quei ragazzi laureati che se ne vanno a Londra. A cercare “Bellezza” invece che “Fatica”, ca va sans dire.

Tra l’altro il Napoli batte il Liverpool presentando in campo uno che fu mandato in Russia, come in un confino siberiano, in una sorta di spedizione punitiva. Quel Nikola Maksimovic il cui acquisto per 23 milioni di euro fu caldeggiato proprio dal “Vate del Bel Calcio”, ma senza profitto. Nikolino Il Serbo aveva il difetto di non integrarsi nei machiavellici ingranaggi del “Sarri-Ball”. Ieri sera, tomo tomo cacchio cacchio, Nikolino si è messo diligentemente su Mané senza fargli vedere palla. E anche quando sfuggiva, nel sistema ingegnoso di Super Carletto, c’era sempre qualcuno a raddoppiare. Callejon, Allan, Koulibaly a supplirsi l’uno con l’altro per creare una gabbia contro le maglie rosse. Mission accomplished. 

Tutto questo per dare l’ennesima dimostrazione di come gli “Umori della Piazza” a Napoli non trovino fondamento nel calcio. Se in politica questa città riesce ad anticipare ed essere preconizzatrice dei processi di cambiamento in atto nella società italiana, nel calcio si vive in una bolla. Perché nel calcio c’è un presidente che degli “Umori della Piazza” se ne fotte bellamente. De Laurentiis, in fondo, ha il vantaggio di gestire un’azienda privata e non deve dare conto “alla ggente”. La politica invece funziona al contrario: tanto peggio è la popolazione, tanto peggio è la classe politica. E VICEVERSA. Peggio saranno i desideri, peggio saranno le promesse. Nel calcio napoletano invece il feedback tra chi porta il vapore e chi ci si deve far portare non c’è. Vivaddio. 

E su questo aspetto sovviene un altro ragionamento: ma siamo sicuri che il San Paolo non ci serva così com’è? Un cesso, come lo ebbe a definire l’Aurelio. Ieri, in curva B, ci riflettevo. Immaginate che domani si costruisca uno stadio nuovo o si ristrutturi il San Paolo, cosa avverrebbe nelle curve? Siete sicuri che gli ultrà (ieri FANTASTICI) si metterebbero comodi in poltroncina a gustarsi la partita sgranocchiando pop corn? La tematica tanto dibattuta dei sediolini, almeno nella parte centrale delle curve, non dovrebbe neppure crearsi. In quei settori ci vorrebbero scaloni e basta, senza poltroncine. A cosa servirebbero i sediolini se poi la gente – giustamente – ci si mette coi piedi sopra? Senza contare quelle cape gloriose che, come accaduto a Torino, hanno ben pensato di scagliare un sediolino dello Juventus Stadium direttamente in campo. Fatto che deve passare sotto silenzio perché Napoli, in fondo, secondo una certa retorica e una certa narrazione, deve pur sempre essere una specie di culla della civiltà dove tutto è stato inventato e tutto si è fatto prima. Tutto prima che fosse fatto da altre parti, nel bene e nel male.  

Io sono certo che quel lontano giorno in cui verrà inaugurato un nuovo stadio a Napoli non mancherebbe la polemica sul “presidente pappone” che vuole imborghesire il tifo. Un tifo che, in verità, si è già imborghesito. Tifosi che tengono la panza piena e la mangiatoia vascia. Perché in fondo a questi tifosi del Napoli non va bene niente. Non va bene Sarri, salvo incensarlo quando se ne va. Non va bene Ancelotti che pure, quando sarà, verrà rimpianto. Non va bene De Laurentiis che da consumato “lenone” lucra sulla passione dei tifosi portando questa squadra per 10 volte consecutive in Europa a controbattere corazzate come Liverpool, Manchester City, Borussia Dortmund, Bayern Monaco, Real Madrid, Chelsea. E in Italia prova, con i pochi mezzi a disposizione, a contrastare lo strapotere assoluto bianconero.

Un potere bianconero che è fatto non solo di acquisti come Ronaldo, Emre Can o Cancelo, ma soprattutto di relazioni. Come quelle relazioni mediatiche che di qui a breve configureranno Marotta come il “male assoluto”, cacciato dal club delle meraviglie che fa dell’etica in tutti i settori un proprio vanto. Ci arriveremo, ne parleremo tra non molti giorni quando finalmente si inizierà a parlare di loschi rapporti tra dirigenti, ndranghetisti e suicidi sospetti. Ci arriveremo come finalmente si è arrivati a parlare delle accuse di stupro contro Ronaldo. L’altro giorno – per dire – parlavo con un collega portoghese che mi diceva che i media lusitani non scrivevano d’altro. Mi chiedeva – ingenuamente – se in Italia avveniva lo stesso. Poverino lui che non sa. 

Oggi gli “Umori della Piazza” subiscono una nuova battuta d’arresto. Smentiti. O per dirla con Mameli: “calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi”. Torneranno presto, al primo passo falso. Se non sarà la squadra, il problema sarà lo stadio, il prezzo del biglietto, la “scugnizzeria”.  Aspettiamo finché – per dirla sempre con l’amico Goffredo – “raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò”. 

Valentino Di Giacomo

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L'Italia dei social

Chi pretende la vittoria da De Laurentiis è ignorante. Parleremo di calcio, ma in realtà parleremo assai di più della società in cui viviamo. Un mondo dove ormai i social network ci forniscono forti percezioni su cosa sia diventata l’Italia che si appresta ad entrare negli anni ’20 del secolo. Perché, dal calcio, è possibile scattare una fotografia del nostro tessuto sociale pressoché vicina alla realtà. Lo spunto per scriverne me lo hanno dato alcuni commenti sulla nostra pagina Facebook quando cerchiamo di dire la nostra su quale sia l’effettiva realtà del Calcio Napoli. Realtà non compresa, non accettata, non riconosciuta da troppi. 

“Noi vogliamo vincere” e “De Laurentiis è un pappone”. Sono i commenti più in voga. Chi difende il presidente o, almeno, come facciamo noi, l’operato della Ssc Napoli in vasti settori, diventa di conseguenza un “Pappa boys”. Generalmente questi avventori sulla nostra pagina Facebook passano poi ad una metaforica rappresentazione esistenziale applicata al calcio. “Se ti accontenti nella vita non arrivi da nessuna parte”.  Lo scriviamo con le maiuscole per rafforzare l’assurdo concetto: “SE TI ACCONTENTI NELLA VITA NON ARRIVI DA NESSUNA PARTE”. Ovviamente ignorando che della nostra vita siamo (non sempre, in molti aspetti quasi mai) padroni direttamente noi stessi. Il Calcio Napoli ha invece un proprietario che gestisce privatamente una società sportiva. E quindi che tu possa accontentarti o meno dei risultati conseguiti non fa alcuna differenza. 

Persone che ragionano così sono elettori, votano, possono stabilire chi governa il Paese. Votano pure quelli che ripetutamente commentano commettendo veri e propri orrori ortografici. Quante volte vi capita di leggere sui social commenti con “a preso”, “a fatto”, “a detto”? Dove il concetto dell’H muta è compreso decisamente in maniera fuorviante. L’H muta applicata, oltre che al parlato, finanche allo scritto. Eppure votano, decidono, influenzano, fanno massa critica. E sono pure convinti di avere ragione. Non mollano un post finché non sono loro ad avere l’ultima parola. Ecco perché dal calcio ci sembra di poter leggere una perfetta sintesi di ciò che è diventata l’Italia di oggi.

Un’Italia dove chi ha più conoscenze, grazie ai social, può essere insultato e messo alla berlina da uno che non sa neppure scrivere in italiano. Un’Italia dove la sorte dei nostri bambini, se devono o non devono vaccinarsi, è stabilita dalle “maggioranze”, non dagli esperti. Dove se cade un ponte i social si riempiono di 60 milioni di ingegneri come prima accadeva solo ai Mondiali quando si era tutti allenatori di calcio. Un’Italia – dicono bene Salvini e Di Maio – dove le prossime sfide elettorali si decideranno tra élite e populisti. Dove ovviamente chi fa parte di un’élite va visto con disprezzo e malfidenza. “Noi siamo il popolo, facciamo quello che dice il popolo”. Un popolo che però è diventato nel frattempo sempre più ignorante come certificano tutte le statistiche che ci piazzano tra i più ignoranti d’Europa. Ma, ciò che è più grave, un popolo dove chi ha conseguito un titolo di studio, capacità, conoscenze è messo esattamente alla pari con chi non ne ha. Non solo, ma dove l’ignorante non guarda più – come accadeva un tempo – alla persona più colta come un modello da raggiungere, ma come un saccente che dice cose che non sono gradite, quindi da eliminare, offendere, ingiuriare.

Chi scrive non ha una laurea ad Harvard o chissà quali conoscenze di astrofisica. Non si considera neppure facente parte di un’élite, anzi. Per esempio, in segno di rispetto parlo in napoletano con chi non parla italiano, si tratta di umanità perché non tutti hanno avuto le stesse possibilità, soprattutto chi è cresciuto in altre generazioni. Discorso oggi, con l’obbligatorietà della scuola, che non avrebbe più neppure molto senso. In generale tendo però a fidarmi di coloro che ne sanno di più. Anche fidarsi di chi ne sa di più è però diventato complesso ai tempi del web e dei social. Non è difficile infatti trovare su internet, ma pure sui quotidiani, due teorie opposte, su un qualsiasi tema. Troveremo sempre l’esperto che dice che i vaccini fanno male e quello che dice che invece rappresentano una soluzione. Viviamo nell’epoca della multi-verità. E quindi, anche quando si parla di dati scientifici, ad esempio i bilanci economici della Ssc Napoli, troveremo l’economista che spiega quanto faccia schifo la gestione De Laurentiis e quello che invece loda il presidente. Si torna quindi al punto di partenza, con l’avventore social che diffonde la tesi che più gli piace. Un cortocircuito che va bene per la questione migranti come per il ponte crollato a Genova. Come un oroscopo dove ognuno può leggersi quello che più gli è favorevole. 

Eppure, anche se non siamo economisti, qui su SoldatoInnamorato, vorremmo comunque fare una nostra narrazione sull’operato di De Laurentiis al Napoli. Per carità non infallibile. Non ci basiamo su bilanci, su ammortamenti o equilibri finanziari. Ci basiamo sulla storia. Una storia – questa almeno non modificabile – che ci racconta che in 92 anni di storia il Napoli ha vinto appena 2 scudetti e una Coppa Uefa. Ha fatto tutto in poco tempo, in coincidenza quando a Napoli giocava il più grande campione di sport mai esistito. Sarà un caso? Non diciamo – si noti bene – che il Napoli non debba lottare per vincere, ma che la vittoria non si possa pretendere per molteplici motivi. La storia, come detto, ma pure perché l’imprenditore De Laurentiis non ha oggettivamente le capacità economiche delle multinazionali con cui concorre. La Fiat che compra Cristiano Ronaldo, multinazionali cinesi o americane. Un modo forse ci sarebbe pure: provare a stare al passo con chi spende 100 volte di più rischiando di fallire. E’ successo. E ricordiamo tutti come è stata considerata l’esperienza di Corrado Ferlaino dai napoletani. In che modo ha lasciato il Napoli. Perché pretendere allora? Perché “Devi vincere”?

E poi apprezziamo questo Napoli pure per un fattore sentimentale. Oggi possiamo apprezzare di poter giocare in competizioni come la Champions League che prima guardavamo solo ammirando le altre squadre mentre noi eravamo a lottare per non retrocedere oppure in serie minori. Vorremmo vincere? Certo. Ma quello che abbiamo ci piace, mal che vada ce lo facciamo piacere proprio perché non abbiamo diretta influenza sull’operato del Calcio Napoli. Una società privata. Non è neppure un’entità statale dove se non mi piace un partito o un politico come gestisce una società pubblica posso influenzare con il mio voto delle scelte.  Sembrerebbe l’Abc, ma sembra di dire dei concetti lunari quando lo facciamo.

L’altra mattina, al bar, un signore esasperato mi dice: “Io sono tifoso del Napoli, quindi voglio vincere”. Gli rispondo che “Io sono uomo e vorrei passare una notte d’amore con Belen Rodriguez. Lui mi dice che è possibile. Io me lo auguro. Eppure non penso succederà. “O” i miei dubbi possa succedere… 

Valentino Di Giacomo

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Daspo per il tifoso che minacciò il giornalista

Il Mattino oggi dà notizia che per l’ex capo ultrà della curva B, Alberto Mattera, è stato disposto il Daspo: per lui cinque anni di divieto di accesso agli impianti sportivi. Non solo, ma va avanti l’inchiesta della Digos guidata dal dirigente Francesco Licheri, per le minacce al giornalista Carlo Alvino perpetrate lo scorso 6 maggio davanti allo stadio San Paolo. 

Spiace dover rilevare i comportamenti scorretti di un collega, ma il suo modo di fare è stato quantomeno discutibile. Ovviamente siamo a disposizione per ogni chiarimento. Ma nel silenzio più assoluto di troppi media è necessario darne notizia.

L’ACCADUTO. Cosa accadde quel 6 maggio prima di Napoli-Torino? La notizia ebbe rilievo nazionale (se ne occuparono dal Corriere della Sera in giù) ed è possibile ricostruirla tramite un video che dà conto prima delle minacce e poi della “macchietta” riparatoria. (POTETE RIVEDERE TUTTO L’ACCADUTO CLICCANDO QUI). Mentre Alvino è in diretta con un tifoso che parla di “spregio delle regole”, arrivano dei personaggi che gli dicono “Nunn abbusc pecché nunn abbusc” – intimandogli però di terminare la diretta televisiva nel suo consueto appuntamento su Tv Luna. Dopo pochi minuti la trasmissione riprende con un Alvino abbracciato (stretto in una morsa?) tra i due ultrà i quali inscenano una “macchietta” dicendo che si era trattato solo di uno scherzo. Alvino si mostra pure sorridente e fa battute. Erano i giorni in cui il giornalista iniziava a fare da pupillo della comunicazione del Calcio Napoli ottenendo notizie e interviste dalla società azzurra, consuetudine ancora in corso, proseguita poi lo scorso maggio con l’intervista di Alvino a De Laurentiis registrata negli uffici della Filmauro dopo l’ingaggio di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. 

articolo alvinoLA PROCURA. Nonostante il teatrale video riparatorio, gli uomini delle forze dell’ordine vogliono vederci chiaro. La Procura di Napoli apre un procedimento a carico degli ultrà che avevano minacciato Alvino. Scrive la Procura: “IL SECONDO FILMATO OFFRE IN MODO EVIDENTE UNA MACCHIETTISTICA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA ANCHE E SOPRATTUTTO ALLA LUCE DELLA STESSA DISPONIBILITA’ DELLA PERSONA OFFESA O DEL TIMORE REVERENZIALE MANIFESTATO DA ALVINO VERSO QUELLA FRANGIA DEL TIFO ORGANIZZATO”. L’iniziativa della Procura partenopea si è conclusa intanto con la decisione di spiccare un Daspo ai danni del capo-ultrà che aveva minacciato Alvino. Aggiungo che io stesso ho avvistato Mattera nei pressi del San Paolo, all’esterno della curva B, in occasione della prima partita stagionale giocata a Fuorigrotta dal Napoli contro il Milan. Alla prossima immaginiamo che il capo-ultrà non potrà accedere all’impianto.

daspo a tifoso

L’OPPORTUNITA’. Perché la ricostruzione della vicenda? Qualcuno potrà pensare che il sottoscritto sia animato da sentimenti ostili nei confronti di Carlo Alvino, ma non è così. Appena venne diffuso il video delle minacce subite dal giornalista di Tv Luna, immediatamente, per quello che può servire, scrissi un inequivocabile tweet: “Solidarietà massima al collega Carlo Alvino. Questa gente di merda è il male della nostra terra e dei nostri stadi. Spero intervengano presto le forze le dell’ordine per assicurare alla giustizia chi vuole chiudere microfoni e telecamere con le minacce. #Legalità in campo e fuori”. E’ evidente che non c’è alcun motivo personale per rimarcare questa vicenda, solo il rispetto della legge e, magari, dei doveri professionali a cui è tenuto un giornalista. Se un collega viene minacciato io sto con lui, siamo all’ABC. Le autorità hanno fatto il loro dovere, Alvino invece – che non risulta abbia denunciato le minacce subite – ha invece inscenato una “macchietta”, come scrive la Procura, temendo ritorsioni.

tweet alvinoLA DEONTOLOGIA. Tutto questo è avvenuto nel silenzio più totale dei media, degli organi di categoria del giornalismo, ma soprattutto con la totale disponibilità del Calcio Napoli a concedere interviste esclusive ad un giornalista che per la Procura di Napoli inscena “macchiette” con chi lo minaccia. Un comportamento grave da parte del giornalista, ma pure della SSC Napoli e del suo presidente che ha praticamente promosso Alvino ad house organ della propria comunicazione concedendo esclusive ed interviste. Tutto questo in un’estate in cui lo stesso De Laurentiis ha tuonato contro la stampa in quella pessima rubrica denominata “Vero o falso”. Non solo, ma lo stesso Alvino si è spesso messo sul piedistallo volendo impartire lezioni ai colleghi sportivi su deontologia e professionalità. Le comiche! Una società che poi – per altri versi – ha avuto l’enorme merito (a differenza di altri club che trattavano con personaggi vicini alla ‘ndrangheta) di aver reciso ogni rapporto con le frange estreme del tifo anch’esse troppo spesso collegate alla malavita organizzata.

IL CASO CHIARIELLO. Nel frattempo, una decina di giorni fa, De Laurentiis ha avuto pure l’ardire di minacciare azioni legali contro Umberto Chiariello, un professionista esemplare che da oltre 20 anni conduce una godibile trasmissione su Canale 21. Un professionista, Chiariello (CHE NON CONOSCO PERSONALMENTE), il quale da buon giornalista critica la società quando c’è da criticarla e la loda quando c’è da lodarla (spesso attirandosi insulti e minacce di chi lo accusa di “papponismo” – proprio come spesso accade pure a noi). La libertà di Chiariello lo aveva spinto persino a scrivere una lettera al presidente in cui spiegava le sue ragioni per l’acquisto-sogno di Cavani. Circostanza che deve aver dato fastidio. Una innocente lettera da tifoso, scritta da un uomo esemplare, dà fastidio. Non dà fastidio alla società invece che il giornalista-pupillo insceni macchiette con personaggi discutibili e non denunci – come sarebbe tenuto a fare – le minacce subite.  Una società che – ripetiamo – ha sempre invece tenuto la barra dritta sul rispetto della legalità.

Per professione non mi occupo di sport che resta una passione a cui dedico i miei tempi da tifoso anche su questo blog. Per professione scrivo di migranti, terrorismo, politica estera soprattutto e, spesso, confrontandomi con le autorità che presiedono l’ordine pubblico. Autorità di cui ho stima e fiducia potendo osservare quotidianamente la dedizione e i sacrifici che mettono per tenere al sicuro i cittadini.  Ho avuto anch’io la mia quota d’attenzione proprio su questioni sportive per un infelice post su Facebook – come ne posso scrivere tanti e ne può scrivere chiunque – pubblicato sulla mia bacheca privata e non nell’esercizio della mia professione. Nonostante le cattiverie subite, me le sono fatte scivolare addosso, sicuro della mia nettezza morale e professionale. Perché il giornalista si fa, non si è, e la professione la si esercita nei luoghi predisposti. Ma lasciamo stare.

Ora, in un momento in cui il malcontento verso De Laurentiis è forte, ma sempre per questioni futili come i prezzi dei biglietti, ci chiediamo come mai si generano decine di polemiche per ragioni inutili e non per argomenti più seri. Le discussioni si generano contro una società che non è mai stata grande come adesso (fatta eccezione per 4/5 anni maradoniani), che con questa gestione ha ottenuto risultati eccellenti fino a portare sulla propria panchina uno degli allenatori più titolati della storia. Si fanno critiche con una sproporzione enorme tra la realtà dei risultati e le piccole pecche che possono essere avvenute nel corso di questi anni. Pecche che vanno rilevate, ma forse con livori più soffusi rispetto a questa percezione di odio verso De Laurentiis che si avverte in città.

Poi, invece, nessuno fa notare che la società concede ampi spazi ed opportunità ad un giornalista che non avrebbe avuto il coraggio di denunciare delle violenze e che, anzi, si presta persino a inscenare macchiette insieme a loro. I video sono inequivocabili, potete giudicare autonomamente. Non solo, ma il signore in questione spesso dà pure lezioni di comportamento e professionalità. E vabbè, per dirla con il nuovo vate della stampa napoletana: è fesseria ‘e café! “Steveme pazzianno”. 

Valentino Di Giacomo

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Le incognite

Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Facciamo un po’ di training autogeno e ripetiamolo a mente dieci volte, dopo i pasti, al dì e alla sera. Abbiamo preso 5 palloni dal Liverpool, ci può stare al 4 agosto, con gli inglesi che cominciano il campionato tra una settimana. Detto questo le incognite su questa squadra restano e il Napoli avrebbe fatto bene a intervenire, è ancora in tempo. Delle incognite strutturali della squadra ne abbiamo scritto qui, già prima di Liverpool, sono 4: il tempo fisiologico per Ancelotti di mettere in pratica i suoi dettami, la scommessa portiere (rileggete cosa scrivevamo in proposito di Karnezis, purtroppo non ci ha smentito), il regista che passa da Jorginho ad Hamsik, i dubbi su Milik e l’inadeguatezza di Inglese a certi palcoscenici. 

Le prime tre incognite le risolverà il tempo, più tempo passerà e più certi meccanismi saranno rodati. Sulla punta è invece un deficit strutturale della squadra. Il Napoli rischia. Sarà una stagione che tendenzialmente non ci consentirà di puntare allo scudetto come lo scorso anno. Noi, se ci siamo rinforzati, lo abbiamo fatto di poco, la Juve non fa impressione per aver preso Ronaldo (con Higuain via per lidi milanesi), ma per aver aggiunto al suo dream team giocatori di altissimo livello come Cancelo e Emre Can. 

Se l’obiettivo azzurro è almeno il quarto posto, quello deve essere l’obiettivo minimo, il Napoli lo rischia. Il calendario non consente esperimenti, si partirà subito con 10 giornate di fuoco, a cominciare dalla Lazio all’Olimpico e il Milan in casa chissà dove per gli scassi di un’amministrazione comunale inadeguata. Il tempo a disposizione non sarà molto per assemblare le idee di Ancelotti. Ci sarà fretta e la fretta genera confusione. Se a questa confusione, fisiologica (lo ripetiamo), si aggiunge il rebus della prima punta, i problemi saranno moltiplicati. Considerando pure che se il Napoli partisse così avrà Milik che non ha svolto l’intera preparazione e Mertens che si aggregherà solo negli ultimi giorni di ritiro per provare soluzioni con il belga prima punta. 

Quello che preoccupa di questo calciomercato non è solo l’assenza della punta, preoccupano forse ancor di più i movimenti di basso cabotaggio anche nelle uscite. Se l’obiettivo è vendere per ricomprare per sostenersi a certi livelli economici, quest’ anno l’obiettivo è già fallito. L’unica operazione degna di nota è la cessione di Jorginho per l’ingresso del promettente Fabian Ruiz. Tutto qui. Non c’è stata neppure intraprendenza nel vendere giocatori ormai in là con l’età come Mertens o Callejon che vanno per le 31 primavere. Se fossero state cessioni per acquistare anche giovani talenti la piazza lo avrebbe compreso. Anche perché se si parte da una nuova guida tecnica sarebbe stato forse necessario dare un reset più deciso con la rosa dello scorso anno. 

Il Napoli attualmente rischia la posizione in Champions, l’obiettivo minimo, perché Inter e Milan si sono rafforzate e la Roma, loro si, hanno fatto un mercato di scommesse, ma di giocatori futuribili, su tutti Kluivert junior. Ai nastri di partenza Juve e Inter sembrano essere più avanti. Roma, Napoli, Milan giocheranno per le altre due posizioni, facendo attenzione ad exploit di Lazio, Fiorentina, Atalanta o Torino. 

Non andare in Champions sarebbe una mazzata per le casse del Napoli, uno choc difficilmente riassorbibile. Nulla di inedito. Ricordiamoci sempre la nostra carta d’identità: è normale che Juve, Inter e Milan ci siano naturalmente davanti. Non è uno scandalo. Il Napoli però non deve fare l’errore di dilapidare il vantaggio acquisito negli ultimi anni rispetto alle milanesi. Ecco perché serve una punta, per rassicurare tutti, anche per dare un segnale alle altre che il Napoli c’è. Le voci su Belotti raccontano di un profilo che può piacere a De Laurentiis per i parametri anagrafici e di ingaggio, la pazzia Cavani rappresenterebbe invece voler puntare fortemente a contendere nuovamente lo scudetto alla Juve. Non fare nulla asseconderebbe la delusione (INGIUSTIFICATA) della piazza che deve imparare ad attendere i verdetti del campo nelle partite che contano veramente.

Prepariamoci per un campionato di ambientamento. Senza frenesie di vittorie. Gli anni buoni per lo scudetto erano quelli precedenti e non quello che verrà se il calciomercato ha un senso di prevedibilità. Il Napoli ha fatto quasi tutto il possibile per arrivarci a prendere il tricolore lo scorso anno, è andata come è andata e probabilmente più per colpe terze (ricordiamo gli arbitraggi che non devono essere un alibi, ma le evidenze vanno rimarcate sempre) che per colpe dell’entourage azzurro. 

Oltre a ripeterci di avere comunque una squadra forte, ripetiamoci comunque anche due volte al dì: Non siamo la Juve, Non siamo la Juve, Non siamo la Juve. Perché leggere, ancora oggi, frasi sui social del tipo “Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo” vuol dire non aver neppure lontanamente compreso per quale squadra si tifa e quali sono le sue potenzialità rispetto ad altre società. Certo, una mossa da De Laurentiis la aspettiamo, non per “papponismo”, qui non lo siamo mai stati, ma perché ci sono troppe incognite che non ci convincono. Rischia lui, rischiamo noi. 

Valentino Di Giacomo

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L'anno che verrà

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Se è l’estate dell’eclissi più lunga del secolo è pure l’ennesima estate del tormentone, ancora Cavani. Un’estate che calcisticamente, per fortuna, durerà meno del solito con la chiusura del mercato a metà agosto. Mancano appena 20 giorni al fatidico gong e il Napoli ha già numericamente una rosa completa se le visite mediche del terzino Sabaly dessero un esito positivo e consentissero il suo ingaggio. Tre portieri (con il messicano Ochoa pronto ormai ad approdare alle pendici del Vesuvio), 4 terzini, un mix adeguato di centrali difensivi, un centrocampo ricco, così come l’attacco.

E’ un Napoli forte quello fino ad ora costruito da Giuntoli e De Laurentiis che si basa però su alcuni dubbi, quelle che chiameremo le 4 grandi incognite per la prossima stagione se la squadra dovesse restare così. Tutte sull’asse centrale, l’asse portante del gioco: portiere, regista, centravanti. Lasciando stare l’ormai stupida consuetudine degli striscioni di cui neppure parleremo tanto sono risibili. 

  1. ANCELOTTI. Non aspettiamoci un Napoli che fa bene da subito.  Quando un club cambia allenatore bisogna poi dare il tempo per far assestare il gioco che questi vuole proporre. Tanto più se si viene da 3 anni di continuità tecnica con un allenatore, Sarri, che ha dato una precisa impronta di gioco e meccanismi così collaudati da rasentare, talvolta, la prevedibilità. Su tutto servirà tempo per far metabolizzare alla squadra un differente approccio difensivo: non più la linea maniacale di Don Maurizio, ma l’affidarsi maggiormente alle capacità individuali di lettura dei difensori, uomo su uomo, come fanno quasi tutti i top team europei. Ancelotti è davvero l’acquisto sensazionale di questo calciomercato azzurro, ma gli servirà un po’ di tempo. 
  2. IL PORTIERE. L’altra incognita è legata al portiere.  Fuori Reina, eccellente con i piedi, quasi sempre solido tra i pali. Il Napoli ha ora deciso di affidarsi ad un tris di portieri: tra questi c’è Karnezis che personalmente avrei difficoltà a chiamarlo anche per una partita di calcetto, è tra i portieri che considero tra i più scarsi mai visti in A e spero possa smentirmi. Poi la scommessa Meret, di scommessa si tratta, al netto delle immense potenzialità, se metti tra i pali un ragazzino di 21 anni. Un ragazzino di 21 anni in porta, il Napoli non ha mai osato neppure tra i giocatori di movimento scommesse simili e bisogna augurarsi che con Meret la si possa vincere. E poi ci sono i frequenti infortuni del ragazzo. A questi andrà aggiungersi Ochoa, piace ad Ancelotti e tanto basta. Vedremo. Su questo capitolo però ci sembra incredibile che il Napoli fosse consapevole di dover acquistare un nuovo portiere da almeno 12 mesi e si sia ridotto a spendere cifre forti all’ultimo secondo. In questo caso il contrario esatto di cosa sia la programmazione di cui il club di De Laurentiis solitamente non difetta. 
  3. IL REGISTA. E’ probabilmente l’incognita minore, ma esiste. Il Napoli passa da un player come Jorginho alla sperimentazione di Hamsik da play basso. In alternativa – e per questo la consideriamo l’incognita meno importante – c’è Sua Maestà Diawara, giovanissimo, ma che ha già dimostrato di saperci stare alla grandissima ad alti livelli. Al primo anno Sarri cominciò a impiegare il guineano nelle partite di cartello e Jorginho contro le medio-piccole. Poi lo scorso anno il tecnico azzurro decise di affidarsi a 12 giocatori. E basta. Proprio su Diawara inspiegabilmente. 
  4. LA PUNTA. La quarta incognita è quella che invece genera maggiori perplessità.  Posto che Dries Mertens per Ancelotti – come dichiarato alla conferenza stampa di presentazione – “è uno che può giocare nel campo dietro la punta o da esterno”, non farà quindi il centravanti, se non in casi di emergenza. Emergenze che potrebbero sorgere a causa delle fragili ginocchia di Arek Milik. Uno che se sta bene dà fortissime garanzie e che si configura probabilmente come tra i primi 3 centravanti europei in rapporto all’età. Dietro di lui un ragazzo che viene da campionati decenti con il Chievo. Un onesto lavoratore che però fino ad ora non ha mostrato caratteristiche da fenomeno (ci teniamo bassi) sperando però che possa smentirci. 

Insomma se con il portiere il Napoli ha tentato di risolvere in qualche modo, in avanti sembra quasi un azzardo partire con il solo Milik a poter reggere la baracca. Noi siamo sicuri che il Napoli farà qualche movimento lì davanti dopo aver chiuso Sabaly e Ochoa. Siamo pure sicuri che il “SIGNOR TORMENTONE” ha voglia di tornare. Resta da capire se e quando partirà il valzer delle punte, fino ad oggi annunciato, ma mai veramente partito. Non intervenire sarebbe un enorme rischio. Poi il Napoli è molto forte avendo più alternative in avanti con l’acquisto di Verdi e più poliedricità a centrocampo con l’acquisto del baby-fenomeno Fabian Ruiz. Restano queste piccole incognite, piccole, ma messe insieme possono rappresentare un azzardo. Tanto più che i competitor non sono rimasti a guardare. Tutte le altre “grandi” intanto potranno ripartire da una continuità tecnica perché solo il Napoli ha cambiato manager. L’Inter ha fatto e sta facendo un grande mercato e basta vedere l’affiancamento di De Vrij a Skriniar o l’inserimento a centrocampo di Nainngolan e in avanti di Lautaro Martinez. La Roma ha tanti calciatori, spesso cloni, ma la rosa è profondissima e di qualità. Resta da capire il Milan cosa farà e la Lazio se saprà confermarsi a certi livelli. Quelli lì, al momento, non possono neppure essere nominati per termini di paragone. A meno che De Laurentiis non ascolti la Luna. La Luna, rossa, me parla ‘e te. E chi sia non dobbiamo nemmeno nominarlo. 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?
(Giacomo Leopardi)

Valentino Di Giacomo

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Aurelio De Laurentiis Presidente del Napoli Napoli 18-09-2013 Stadio San Paolo Football Calcio Champions League Group F Napoli - Borussia Dortmund Foto Andrea Staccioli Insidefoto

Non è semplicissimo, per chi scrive, tirare giù un articolo che tratti delle finanze della SSCNapoli dopo l’ultima, grottesca, uscita del presidente De Laurentiis: “amichevoli a pagamento perchè dovremo sostenere le spese di viaggio”. Sembrava, e forse lo era, l’ennesima discreta occasione per far silenzio. Ma le buone occasioni, si sa, il Presidente preferisce coglierle in sede di calciomercato. Per fortuna nostra – e per merito di De Laurentiis, nessuno glielo neghi- le finanze della società navigano, invero, in condizioni ben migliori. Proviamo ad analizzarle più da vicino (anche se in breve), provando a fare un po’ di chiarezza sulle possibilità di spesa in sede di calciomercato che tra pochissimi giorni entrerà nel vivo.

Il Napoli ha un fatturato strutturale (diritti tv, marketing e botteghini) di circa 150 MLN di euro, con una liquidità di cassa di oltre 100 milioni,  un piano debitorio a favore delle banche pari a zero e con un accontonamento a riserva volontaria, in aggiunta a quella legale, che permette di poter chiudere in leggera perdita il bilancio al 30 giugno 2018; Questo piano di fatturato,  solidissimo, non è però abbastanza per coprire i costi a carico (riportati principalmente sotto le voci ingaggi e ammortamenti) che, al momento, ammontano a poco meno di 170 milioni. Questo primo quadro, basilare, ci restituisce un concetto tanto semplice quanto ovvio: il Napoli ha assoluto bisogno dei ricavi della Champion’s League e del player trading (le famose plusvalenze ormai tanto famose alla piazza) per potersi mantenere ai livelli raggiunti negli ultimi anni. Almeno fino a quando non si troveranno (se si vorranno trovare…) nuovi investitori o sponsor di spessore mondiale capaci di incrementare le voci presenti nella sezione ricavi.

Entriamo ora nello spaccato di quest’anno e di questo calciomercato. Quest’anno la società di De Laurentiis può contare per il terzo anno consecutivo della linfa derivante dai ricavi Champion’s per un totale di circa 40 milioni, oltre ai ricavi rinvenienti dalle cessioni dello scorso anno di Zapata e Pavoletti – entrambi usciti in prestito con obbligo di riscatto – di circa 27 milioni; da aggiungere a questi ci sono gli introiti derivanti dalla vendita di Jorginho pari a 65 milioni ma dei quali ancora non sono state rese note le specifiche di pagamento. Ipotizzando una cessione con pagamento cash, come sembra, al momento il Napoli avrebbe una capacità di spesa sul mercato di circa 100 milioni. A questi sono da sottrarre i 30 milioni versati al Betis per la clausola di Fabiàn Ruiz, ma non i 25 milioni di Verdi che, se confermato il pagamento, rientrano nello scorso bilancio. Sottolineiamo, come già fatto, l’acquisto in prestito con obbligo di riscatto di Meret e Karnezis con esborso, dunque, rinviato al prossimo anno, mantenendo liquidità e potere d’acquisto di circa 70 milioni per questa sessione di mercato. Il tutto in attesa di capire come saranno gestiti elementi come Ciciretti, Grassi, Ounas che potranno essere messi sul mercato per recuperare ulteriore liquidità o utilizzati come pedina di scambio, favorendo così i rapporti “politici” con altre società.

Contestualmente il Napoli quest’anno vedrà una discreta diminuzione dei costi relativi agli ammortamenti (il 10% circa) , che compenserà ampiamente l’aumento degli ingaggi iniziato l’anno scorso con Mertens e Insigne (i rinnovi di entrambi nell’estate scorsa sono costati alla società circa 17 milioni lordi) e dando alla Società la possibilità di aumentarne,  solo lievemente, il monte complessivo che al momento è di circa 80 milioni lordi.  Il “peso” a bilancio di eventuali – importanti – nuovi ingressi dovranno/potranno essere compensati da altrettanto eventuali – e importanti- cessioni non per un problema di acquisto del cartellino (sostenibile per quanto spiegato)ma per l’impatto di ammortamento ed ingaggio del giocatore che graverebbero sui bilanci andando ad aumentare il livello dei costi già al limite della sostenibilità.

Perchè questa disquisizione? In primis perchè un po’ di chiarezza, soprattutto nel moderno mondo social, crediamo non faccia mai male; in secondo luogo per dimostrare che, per l’attuale gestione della SSCNapoli, mantenere ogni anno l’ossatura della squadra non sia affatto una cosa scontata; ed in ultimo per giustificare la diffusa – e personalissima – convinzione che il mercato del Napoli non si ridurrà al solo terzino destro. Senza fare nomi – quelli sono ormai sulla bocca di tutti e qualcun’altro ancora uscirà – restituiamo ai tifosi (quelli che pagano per vedere le amichevoli di luglio…) la chiarezza che permette di allontanare le illusioni. Ma non i sogni. Sperando che, questi sogni,  ci regalino un solo numero. Secco. Sulla ruota di Napoli. Il 72. ‘A Meraviglia.

 

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Scivolone mediatico

Premessa obbligatoria in un ambiente troppo facile all’esaltazione e allo scoramento (come ora che la Juve ha comprato Cristiano Ronaldo): il Napoli è forte quanto se non di più dello scorso anno. Non fosse altro che per una questione di numeri avendo conservato l’intera squadra della passata stagione. Due cessioni: “Nonno Reina” e Jorginho, cessione giusta sia perché può giocare solo in squadre di Sarri o Guardiola visto che fa bene solo un ruolo, sia perché per una cifra superiore ai 40 milioni è un calciatore che si può tranquillamente vendere, figuriamoci ad oltre 60. Oltre a chi c’era lo scorso anno, al momento, ci sono Verdi, Inglese e Fabian Ruiz. Quindi se la matematica non è un’opinione, al di là della validità degli acquisti, è una questione numerica. A questi si aggiungerà un terzino destro, probabilmente Lainer. L’incognita resta il portiere e affidarsi ad un ragazzo forte, ma che ha 21 anni, è un rischio. Valuteremo come andrà.

Questo lo stato delle cose. Ma ad agitare lo sconforto non c’è la realtà, semmai la percezione della realtà che la Ssc Napoli proprio non riesce a migliorare di sé.  Quella di oggi è stata una delle peggiori uscite comunicative di sempre. Il Napoli, pur non volendo illudere la piazza con altri acquisti, avrebbe dovuto giocare nella sua prima conferenza stampa su questi punti di forza, sulla solidità della propria realtà. Non l’ha fatto. A Dimaro, su una delle sedie del teatro comunale, c’era seduto un fantasma che si chiama Cristiano Ronaldo. E né Ancelotti e tanto meno De Laurentiis hanno fatto qualcosa per scacciarlo modello Ghost Busters. Anzi, l’esatto contrario. De Laurentiis ha parlato più di Ronaldo che dei giocatori che ha in rosa. Autogol enorme.

Ce ne accorgeremo domani quando titoli, occhielli e sottotitoli dei giornali non potranno far altro che citare l’ex madridista. Segnale di una comunicazione molto poco efficace. Poi si è parlato di Sarri e Jorginho. Uno sguardo tutto rivolto al passato come, con ancora la Juventus convitata di pietra alla conferenza, si è parlato dei 91 punti dello scorso anno e degli errori arbitrali. Una conferenza senza sogni. Chiusura totale all’acquisto di top player con Ancelotti che ha persino negato di aver parlato con Benzema, Vidal, Fabregas o David Luiz. Ma non è stato questo il peggio della conferenza. 

Di De Laurentiis – lo scriviamo da tempo cercando anche di difenderlo – a Napoli si pensa sia un “Pappone”, uno che bada solo ai soldi che può guadagnare “sfruttando la passione dei tifosi”. E lui non fa nulla per cercare di cambiare questa immagine. Di sicuro se ne fotte di farlo, ma la sensazione spiacevole quasi ogni volta che parla resta in chi lo ascolta. Accusa Sarri di avergli fatto perdere 15 milioni (quantifica pure la cifra!) con l’uscita dalla Champions, poi fa tutto un pippotto di cui i tifosi se ne sbattono altamente sui 970 milioni incassati dalla Lega Calcio per la vendita dei diritti tv che potevano essere – grazie all’acquisto di Ronaldo (ecco che ritorna) – 1300. 

De Laurentiis deve chiarirsi le idee da un punto di vista comunicativo, giacché le sue idee imprenditoriali sono chiarissime e pure vincenti. Quando si comunica bisogna scegliersi l’interlocutore a cui si vuole parlare: ai tifosi, alla stampa o al sistema? De Laurentiis alterna i suoi interlocutori ogni volta con il grave rischio che a ognuno arrivi un messaggio che non deve arrivare. I tifosi se ne fottono altamente dei 1300 milioni di euro dei diritti tv o dei 15 persi per l’uscita dalla Champions, altrettanto se ne fotte il sistema se Aurelio vuole comprare Benzema o Cavani. In mezzo c’è una stampa che resta disorientata su come interpretare queste dichiarazioni. 

La chiusura finale con l’avvertimento minaccioso ai giornalisti è poi da Borgorosso Football Club. Stiamo tra il peggio e il peggissimo. 

Ora mi prenderete per pazzo. Ma come? – vi starete chiedendo – Non sei quello che ogni volta difende il presidente. Ne avevo scritto appena due giorni fa. In una logica che se uno difende una cosa, poi deve prendersi il pacchetto completo. E invece non va così. Da un punto di vista manageriale e dei risultati sportivi il presidente va solo ringraziato. I fatti, i dati, tutto, gli danno ragione. Da un punto di vista comunicativo questa società ha il grande difetto di non sapersi rapportare in nessun modo con i propri “clienti”. Anche questo lo avevo scritto in tempi non sospetti, anche dopo Madrid.  Persino l’arrivo di Ancelotti oggi sarà letto come l’allenatore che ha già guidato Cristiano Ronaldo. Ancelotti non ha luce propria dopo questa conferenza, ma luce riflessa. A questo si aggiunge l’abitudine di aver avuto tre anni Sarri che tra identità, parolacce, tuta e gesti volgari aveva creato una figura a cui i tifosi si erano attaccati. Ancelotti non ha quello stesso appeal se non il suo palmares internazionale e la sua figura di “leader calmo” non permea i cuori come altri suoi predecessori. 

Non era facile fare una conferenza stampa il giorno dopo in cui i tuoi competitor comprano il più grande giocatore del mondo. Ma se non si è in grado meglio evitare e rimandare ad altro giorno. Perché si rischia di iniziare la stagione con il piede sbagliato nonostante – lo ripetiamo – questo Napoli sia molto molto forte. Forse anche di più dello scorso anno. Ma questo non si può dire sennò siamo “a servizio del Pappone”. 

Valentino Di Giacomo

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Una storia triste

Chi lo sa se la maggioranza dei tifosi del Napoli sono più favorevoli all’operato della Ssc Napoli oppure sono di più i “papponisti”. E’ impossibile stabilirlo, servirebbe un referendum. Di sicuro quelli che hanno una vera e propria ossessione contro De Laurentiis sono la parte più rumorosa del tifo azzurro. Sui social è così, ma anche in strada. Me ne accorsi quando qualche settimana fa prima del concerto all’Arena Flegrea di Enzo Avitabile e James Senese furono chiamati ad intrattenere il pubblico Lino D’Angiò e Alan De Luca. D’Angiò iniziò prima a fare l’imitazione di Sarri tra le ovazioni del pubblico, quando poi passò ad imitare De Laurentiis partirono da una parte della platea sonori fischi. Persino chi imita il presidente deve sottostare agli umori della piazza, senza contare ciò che avviene allo stadio dove il coro “Aurelio caccia i milioni” e le altre cantilene anti-De Laurentiis partono a ripetizione. 

Ognuno è libero di avere un’opinione. Magari si tratta di antipatia o assenza di empatia tra il pubblico e il presidente. Sentimento legittimo. E’ grave però che per dimostrare delle tesi si manipolino i fatti, la realtà, le cose vere insomma. Ed è lunga la sequela di episodi simili. Fermo restando che – a giudizio di chi scrive – è nei fatti una sproporzione abnorme tra il reale operato della Ssc Napoli, i risultati conseguiti, la crescita esponenziale degli ultimi anni, e questo sentimento di avversità della piazza. Non regge. Il trattamento riservato a De Laurentiis è sproporzionato rispetto ai risultati. Gli improperi che riceve sarebbero giustificati, forse, se il Napoli retrocedesse in B o in C. E questo resta l’assunto generale,  proprio questa sproporzione, che da anni mi guida nel giudicare il buono e il male della gestione De Laurentiis.

La scomparsa dei fatti è, ad esempio, nella querelle Sarri-Presidente. I tifosi, che poi sono gli stessi che gridano “Caccia i milioni” e “Noi vogliamo vincere”, sono gli stessi che rimproverano a De Laurentiis di tenere Sarri “prigioniero”. Un “Pappone” perché esige di essere pagato per liberare un allenatore che quando ha firmato il contratto ha potuto farlo senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. Anche la clausola. Si pretende quindi che Aurelio “cacci i milioni” quando deve spendere, ma si vuole pure che i “milioni” non li prenda quando ne ha diritto in virtù di un contratto firmato. Un contratto, tra l’altro, che consentirà a Sarri, in assenza di accordi per liberarlo, di percepire per intero lo stipendio dalla tanto vituperata Ssc Napoli. 

Restando su Sarri, ricordiamo tutti le dichiarazioni che tanto scaldarono i cuori dei “papponisti” nella sua ultima conferenza stampa. Al di là dell’atteggiamento, quando si è ormai a fine maggio e la società ha il diritto e dovere di programmare il futuro, di non rispondere sul proprio intendimento per il futuro. Lasciamo stare. Veniamo a quanto disse sulle “clausole troppo basse” di alcuni calciatori: Mertens è ancora a Napoli, la sua clausola scaduta, proprio come quella di Hysaj. Albiol ha rinnovato il suo contratto e la sua clausola eliminata. Con Sarri e senza Sarri, il Napoli ha dimostrato di poter presentare ai propri tesserati un progetto valido. “Il pappone” nel frattempo, in assenza di risposte dal guru del calcio moderno, ha tesserato un certo Carlo Ancelotti. Buona o pessima scelta? Siamo laici, lo stabilirà il campo. 

Facciamo un altro esempio? Caso Reina. Lo scorso anno ad una cena con la squadra De Laurentiis avrebbe suggerito alla signora Reina di fare attenzione alle frequentazioni del marito. Si scatenò una guerra, prima i tweet di Pepe e Yolanda, poi la piazza, a colpi di post sui social, nel dare addosso al “Pappone”. Un anno dopo si scopre che il signor “Amo Napoli”, frequentava non proprio delle ottime persone, organizzando persino la sua festa d’addio nel locale di queste persone non proprio immacolate dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Chissà se quell’invito di De Laurentiis a Lady Reina non si riferisse a questo. Chi lo sa… Sul piano sportivo Reina sembra esserne uscito senza macchia, eppure proprio quelle sue frequentazioni avrebbero potuto inguaiare la Società Calcio Napoli anche a causa del coinvolgimento di un dipendente del Napoli area marketing. 

Ora potremmo rivangare cosa dicevano i “Papponisti” quando andò via Higuain, cosa dicevano quando accadde con Lavezzi o Cavani. Persino quando fu venduto Paolo Cannavaro. I risultati sportivi – a quanto pare – sono migliorati se non rimasti stabili. Ci teniamo bassi. Del resto avete tutti gli occhi per giudicare sui reali motivi per cui il Napoli non ha vinto lo scudetto nell’ultima stagione. E diciamo che le questioni di campo c’entrano veramente poco. Potremmo parlare del mancato acquisto di Verdi che chissà perché decide poi di venire a Napoli sotto la gestione di un altro allenatore mentre aveva rifiutato di venire in gennaio. E chissà se c’entra quel modo di gestire la rosa tra “titolarissimi” e panchinari perenni. 

Il problema è che c’è una totale assenza di equilibrio nel giudicare i risultati del Napoli sia in rapporto al proprio palmares storico, sia in relazione ai mezzi reali che ha a disposizione per contrastare una società che dentro e fuori dal campo è enormemente e strutturalmente meglio attrezzata. Magari l’acquisto di Cristiano Ronaldo consentirà meglio a tutti di capire quel concetto assai caro alla strada del “Chi song io e chi si tu”. 

Qui nessuno vuole fare difese d’ufficio. Ma teniamoci ai fatti. Oggi in Italia si discute di “Emergenza migranti” quando gli sbarchi da un anno sono calati di oltre l’80%. Mentre calavano si sono tenute elezioni che hanno determinato un certo risultato. Come vedete il rapporto tra realtà e percezione della stessa è molto spesso sbilanciato. Si ragiona su trend e tendenze, omettendo dati, fatti e circostanze scientemente.

Criticatelo pure, siete liberi di farlo, ma la sproporzione tra l’ossessione di alcuni tifosi e i reali risultati conseguiti da De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti. Si può fare di più, si può dare di più? Chiedetelo a Tozzi-Ruggeri-Morandi. Magari si. Ma quanto si può fare di più e quanto sono distanti i risultati del Napoli dall’ambiente che si è creato contro di esso? Chiediamocelo, chiedetevelo e diamoci, datevi una risposta.

Valentino Di Giacomo

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