Attualità

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Dal nostro inviato a Mosca

Il polverone scatenato dalla trasmissione Rai “Parliamone sabato” sulle fidanzate dell’est Europa, oltre ad essere stupido, indice di razzismo e orientalismo su cui si potrebbero a lungo citare Frantz Fanon e Edward Said, non tiene conto di un fatto: quanto elencato dai poco scrupolosi autori del programma non corrisponde a verità. E qui non parlo di quante meravigliose donne qui siano delle vere professioniste dei propri settori, riescano a insegnare, curare, dirigere con grande abilità. No, vorrei andare a smontare gli odiosi stereotipi della trasmissione. Non inizio nemmeno dal punto 2, dove si vede che non si è mai stati in Russia o in Polonia: il concetto di “abiti per casa” (домашняя одежда) esiste e per uomo e per donna. Ecco la mia rettifica semiseria.
Il punto 3: non sono gelose, e io sono biondo e magro. Ho avuto sceneggiate degne di Regina Bianchi per aver scambiato due chiacchiere con colleghe; un mio caro amico, per venire a farsi un paio di birre con me e un altro moscovita partenopeo, si è visto piombare l’allora partner in birreria per “controllare”.
Prendiamo poi il punto 4, dove si legge che “sono disposte a far comandare il proprio uomo”: chi scrive conosce personalmente illustri colonnelli delle Forze Armate russe, esimi accademici, egregi medici, tremebondi di fronte all’ennesima ramanzina della Nadya o Tanya di turno. D’altronde, non è sorprendente, in una situazione sociale dove negli ultimi venticinque anni il numero di divorzi è aumentato, e dove la “femminilizzazione” della famiglia è argomento assai studiato; inoltre, quanto asserito dal programma presenta uno stigma di certo poco positivo.
Il punto 6 poi è fantascientifico: non hanno mai assistito a capricci, polemiche, che spesso non sono legate a dinamiche di relazioni amorose. Chi scrive più volte ha visto quanto sia difficile, per un’impiegata o collega donna, ammettere di aver commesso un banale errore.
Insomma, non solo razzista, sessista e patriarcale ma anche bugiardi. Complimenti al servizio pubblico, e non fate le valigie: qui non troverete geishe ubbidienti e innamorate di voi, come siete chiaviche là, lo sarete qua, mai però quanto gli autori di quella trasmissione.

Giovanni Savino

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Gerardo Marotta non è più. L’avvocato filosofo per Napoli ha fatto molto più di quanto abbiano potuto e voluto fare istituzioni culturali ed educative che certo non mancano alla città, e mai ha perso il contatto con la realtà quotidiana partenopea.

L’ultima battaglia di Marotta, trovare una sede per gli oltre 160mila volumi della biblioteca dell’Istituto di studi filosofici, ad oggi, non è terminata: sembra che a nessuno interessi dare una sede a questo prezioso patrimonio raccolto dall’avvocato nel corso di una vita di studi. Una figura al centro della cultura europea, grazie all’impegno di Marotta a Napoli sono approdati nomi importanti della filosofia contemporanea come Ricoeur e Derrida, il cui lascito però rischia di essere distrutto. Tralasciamo la squallida gioia provata da alcune misere figure, autoproclamatesi “meridionaliste” ma spesso e volentieri dilettanti allo sbaraglio, alla notizia della morte di Marotta: non perdonano, all’avvocato filosofo, le sue innumerevoli iniziative volte a far conoscere la storia e le idee della Repubblica Napoletana del 1799. Di Marotta resta tanto a questa città, cosa resterà dei miseri pettegolezzi di queste figure, lasciamo a voi immaginarlo.

Già altre voci hanno proposto di destinare l’Albergo dei Poveri alla biblioteca dell’Istituto di studi filosofici: come Soldato Innamorato crediamo sia il modo giusto per onorare la memoria di Gerardo Marotta, e sosteniamo questa idea.

L’Albergo dei Poveri può diventare il cuore culturale di Napoli, e la biblioteca, da intitolare a Marotta, dovrà essere al centro di questa iniziativa: lo dobbiamo alla città, lo dobbiamo all’avvocato.

Giovanni Savino

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Siani vuole rifare Così parlò Bellavista”
Quando l’ho letto mi stavo sentendo male come non mi sentivo dal Marzo ’91. Non ci vuoi credere, il mondo ti crolla addosso perché vedi il mito violentato, come scoprire che Babbo Natale non esiste.
Non sono un fan di Siani, non lo seguo molto, forse non riesco a superare il trauma del suo cognome che mi ricorda altre storie, ma non sono neanche uno di quelli che lo critica a priori.

Volevo scrivere qualcosa a sua difesa leggendo le critiche che sta ricevendo per lo spettacolo del 16 a San Carlo, trovo una cosa bellissima celebrare lo scudetto con Maradona e una delle figure più pop e popolari della nostra cultura contemporanea nel posto della cultura classica per antonomasia della nostra città. Ci avrei visto bene anche Nino D’angelo, Bruscolotti, giocatore simbolo del primo scudetto, ma sarà uno spettacolo non una celebrazione.
L’unica critica che si può muovere per me all’evento sono i prezzi impopolari, forse era l’occasione migliore per portare ragazzi e scolaresche nel teatro d’opera più antico d’Italia, invece di costringerli alla lirica e ai balletti (o almeno così si faceva quando io ero studente) che senza le giuste basi difficilmente hanno presa sugli adolescenti. Trovo squallide, ridondanti, inutili e pretestuose le accuse di chi vede un tempio violato, che ci piaccia o no la cultura napoletana è viva grazie al sostrato popolare e non il contrario, se ci affidassimo solo agli intellettuali, agli esperti del settore seguiremmo mode fino a una triste omologazione intellettuale e Napoli perderebbe la sua personalità.

Questo non vuol dire che il San Carlo debba ospitare in modo fisso e costante Siani, Salemme o magari i comici di Made in sud… ma vuol dire semplicemente che aprire le  porte alla cultura pop per una delle celebrazioni più importanti della storia moderna della nostra città sia una cosa magnifica ed é forse proprio l’emblema del nostro modo di fare arte.

Poi ieri mattina leggo la notizia di Siani accostato all’altro mio mito, Bellavista, non De Crescenzo, io amo proprio il professore Bellavista. Purtroppo i social ci hanno abituato male, a leggere solo i titoli ed ero pronto ad inveire contro il buon Alessandro Siani, la mia reazione al post del caro Paco Rapillo, uno di quei napoletani che seguo sempre volentieri,  è stata istintiva “mi suicido”. Non ve la prendete a male, ma avrei reagito così anche se al suo posto ci fosse stato Troisi o chicchessia.

Mi sono poi procurato una copia dell’articola, sempre grazie al solerte Nato con la camicia e ho scoperto che purtroppo c’ero cascato anche io. “Porto in scena la Napoli di Bellavista” è uno di quei titoli che ti vogliono necessariamente far saltare dalla sedia, nell’intervista poi si rivela che lui è direttore artistico di un progetto che coinvolge lo stesso De Crescenzo, che Sergio Solli e Benedetto Casillo sono fra gli attori e che è un modo di celebrare i 40 anni dall’uscita del libro.
Allora mi rendo conto che la situazione è ben diverse, non è un remake, ma un omaggio dichiarato e se dicessi che Siani non è la persona adatta a fare questo lo direi solo per invidia… Non sono un attore, non sono un regista e non faccio teatro, in un progetto del genere mi farebbe piacere anche solo spazzare a terra pur di esserci, per cui aspetto, andrò all’Augusteo e solo allora, eventualmente arriveranno le critiche o gli elogi, come è giusto che sia.

Bellavista e Troisi sono due figure che mancano tantissimo nella cultura napoletana, il loro sguardo innamorato e al contempo disincantato sulla città ci hanno fatto crescere non poco. Mi trovo spesso a dire che Troisi  manca alla città di più di Maradona.

Il racconto della nostra città sembra essere limitato al dualismo a Saviano si o Saviano no, Camorra o Pizza? Lungomare o Stese? Entrambe  voci fondamentali, Napoli ha bisogno di qualcuno che ogni giorno le sbatta in faccia la realtà, anche in modo romanzato, Napoli ha bisogno di chi ogni giorno ci ricordi quanto è bella, perchè l’etica segue l’estetica, non viceversa. Ma quello che manca è qualcuno che sia lì nel mezzo a ridere di entrambi, a prendersi in giro, ci vuole qualcuno che metta Don Gennarino Parsifal contro Genny Savastano, ci vuole qualcuno che dica a Ciro che Tutto sommat’ nun fa na vit’ e merd’? Quello stesso qualcuno che in una tarantella ci ricorda che a Napoli se mor’ a tarallucc’ e vino! Quello stesso qualcuno che urli allo spazzino di non arronzare perchè quella Chiavec’ e cuntessa butta le carte dalla finestra. A Napoli quel vuoto non si è più riempito…  e neanche Siani lo ha colmato, ma non credo abbia la pretesa di farlo, forse è il pubblico che ci spera, come ad ogni acquisto del Napoli speri che arrivi un altro Maradona.

Però  con questa operazione potrebbe fare qualcosa di importante:  aiutarci a ricordare chi ha raccontato Napoli con tutta la poesia dei suoi paradossi, con tutta la meraviglia dei suoi luoghi comune ridendone, senza mai deriderla.

E allora mandiamo a fanculo i pregiudizi, perchè in realtà di questo si tratta, e aspettiamo. Tanta merda Alessà, saremo noi, muratori del tremila, a giudicare se si tratta di un’ capolavoro o nu cess’ scassat’.

Paolo Sindaco Russo

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L’anno scorso di questi tempi più o meno tutti scherzavamo sul significato cabalistico del 16, e di come quest’anno potesse essere un anno fortunato.

Buon duemilaculo vi abbiamo augurato dalle nostre pagine e tutto sommato non ci possiamo lamentare... non ci possiamo lamentare ma un po’ lo facciamo lo stesso, un po’ perché siamo napoletani e come si sa anche quando tutto sembra andare bene almeno uno deve lamentarsi, un po’ perché se proprio dobbiamo parlare di culo non è che ne abbiamo avuto molto.

Iniziamo parlando di Calcio il bilancio di questo 2016 è sicuramente positivo: secondo posto nella scorsa stagione, ottavi di Champions contro il Real, ora terzi in classifica. Ma possiamo parlare di culo? Direi proprio di no, con una buona dose di fortuna quest’anno non eravamo terzi (basti pensare al palo di Callejon contro il Sassuolo) e lo scorso anno…. meglio ca me stang zitt’.

I risultati non sono di certo frutto della buona sorte, ma del lavoro di squadra e società, della competenza dell’allenatore e delle capacità dell’allenatore, al talento dei campioni e al sacrificio dei “gregari” sicuro non della fortuna.

E come sempre per me il calcio, quando si parla di Napoli non è solo uno sport ma la metafora più semplice per capire il mondo, anzi, a volte penso che non sia il calcio a essere una metafora della vita ma bensì il contrario cioè che sia la vita che ci aiuta a capire meglio il calcio.

E così penso che Napoli di culo ne abbia avuto tanto: clima posizione geografica, caratteristiche del terreno, doni naturali… Certo di contro la natura ci ha messo due vulcani, uno per ogni estremità del golfo, per ricordarci costantemente quanto tutta questa meraviglia che ci ha donato sia in fragile, ma in compenso i vulcani ci regalano acqua termale, tufo e piperno a volontà per case e sculture, insomma a guardarci bene forse pure i vulcani sono parte di questa fortuna. Poi basta, poi Napoli ha abbandonato la fortuna e ha lavorato per costruire tutto quello che ha, nel bene e nel male, sbagliando e compiendo veri e propri miracoli, violentandola o esaltandola, creando quella città che non conosce via di mezzo.

Napoli nel 2016 è stata fortunata? Né più Né meno degli altri anni, il bene lo ha costruito e il male ha cercato di combatterlo, ma è stata come sempre viva, incredibilmente umana, con tutte le infinite declinazioni  che l’umanità può avere, forse è per questo che in tanti la odiano, forse è per questo che in molti di più la amano.

E allora dovremmo avere paura del ’17? Avessa essere l’anno della disgrazia? Non si pigli collera San Gennaro che non ha sciolto il sangue per avvertirci… ma io non credo che sia l’anno della disgrazia, o per lo meno non la sarà più di quanto lo scorso anno è stato quello del culo, se proprio vogliamo trovare un significato a questo numero vediamola in positivo e speriamo che questo sia l’anno di Hamsik, uno di quelli che forse è un po’ più napoletano degli stessi napoletani, perchè Napoli l’ha scelta.

Insomma scaramanzia o meno, noi vi auguriamo un felice 2017 e soprattutto lo auguriamo a Napoli magari sperando che il culo arrivi con un anno di ritardo.

Paolo Sindaco Russo

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Nel 2015, il Presidente Giuseppe Esposito aveva ricevuto la Stella di Bronzo al Merito Sportivo nella cerimonia tenutasi nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino. Ieri, nello splendido scenario offerto dalla Sala Scarlatti del Conservatorio di S. Pietro a Maiella, la prestigiosa onorificenza è stata assegnata alla Cesport Italia. Il premio è stato consegnato alla dottoressa Germana Esposito, salita sul palco in rappresentanza della società vomerese, alla presenza di Cosimo SIBILIA, Presidente del CONI Campania e di Sergio RONCELLI, Delegato del CONI Napoli. Per il secondo anno consecutivo, dunque, il valore del progetto sportivo e sociale della Cesport Italia viene riconosciuto e premiato dal CONI. Emozionato e soddisfatto il Presidente Esposito, recentemente eletto Consigliere nel comitato campano della FIN. Queste le prime dichiarazioni del Patron del club vomerese: “La Stella di Bronzo al merito sportivo è una gratificazione importante per la Cesport Italia, ringrazio il CONI per questo riconoscimento prestigioso che ci inorgoglisce e al tempo stesso ci responsabilizza ulteriormente. Proseguiremo sulla strada tracciata, che da sempre ci vede impegnati con la stessa professionalità ed entusiasmo sia nello sport (agonistico e dilettantistico) che nel sociale.

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C.A.G. Napoli. Lo staff, Alberto Savarese, Fabiana Adamo, Silvia Conte e Monica Degli Uberti. Le ginnaste Benedetta Tartaglione, Ginevra Comite, Carolina Suozzo, Andrea Comite, Veronica De Oliveira, Enrica Fiengo e Serena Napolitano

Dal 2 al 4 Dicembre si è tenuto al Pala Arrex di Jesolo il Campionato Italiano di Serie C di Ginnastica Artistica femminile.

Per chi fosse lievemente a digiuno di ginnastica è fondamentale sottolineare l’importanza di questo Campionato. Bombardati quotidianamente da notizie sul calcio, un po’ tutti cadiamo nell’errore di utilizzarlo come parametro e metro di giudizio per altre discipline sportive, quindi i molti potrebbero pensare che la Serie C possa essere anche nella ginnastica un campionato non particolarmente rilevante a livello nazionale.

Ebbene non è così, tutt’altro. Nella Ginnastica Artistica la Serie C è una categoria aperta esclusivamente alle bambine più piccole, dagli 8 ai 12 anni con la possibilità di esprimersi al massimo livello tecnico. Parteciparvi quindi è alquanto prestigioso.

La Campania quest’anno si presenta in pedana in ottima forma con ben 5 società: C.A.G. Napoli di Monica Degli Uberti in Serie C1 e C3A, Ginnastica Campania 2000 di Giorgio De Maria in C2, il C.G.Ischia di Mario D’Agostino, La Roccia Napoli di Valeria Ciancio e il CAG Penisola Sorrentina di Rossana De Martino, in Serie C3B.

Questa volta però non siamo stati solo a guardare le grandi società spartirsi i vari bottini, Napoli è stata una grande protagonista grazie all’ottimo lavoro svolto da tutte le ginnaste campane che hanno dimostrato quanto la nostra Regione stia lavorando bene per potersi affermare in campo nazionale. Ma soprattutto grazie all’immenso risultato storico ottenuto dalle piccole ginnaste del C.A.G. Napoli che, cariche di una forza esplosiva degna di nota, hanno letteralmente surclassato, nella fase finale, tutte le loro avversarie, portandosi sul gradino più alto del podio con quasi un punto di distacco.

Ginevra Comite, Carolina Suozzo, Benedetta Tartaglione sono state insignite del titolo di Campionesse d’Italia. Le tre giovanissime atlete di 9 e 10 anni hanno dimostrato in campo gara una determinazione al pari di loro colleghe veterane. Ottimo è anche il risultato ottenuto dalla squadra delle “grandi” del C.A.G.,  Andrea Comite, Veronica De Oliveira, Enrica Fiengo e Serena Napolitano che hanno guadagnato un rispettoso settimo posto confrontandosi con le prestigiose

Uno scudetto desiderato e ottenuto dopo tanti e tanti sacrifici, grazie soprattutto alla guida di Monica degli Uberti e Alberto Savarese supportati dalle tecnici Silvia Conte e Fabiana Adamo. Uno staff che ha dimostrato quanto impegno, preparazione tecnica, tenacia e lavoro di squadra siano indispensabili per l’ottenimento di obiettivi tanto ambiziosi. E certi risultati, quando vengono ottenuti sconfiggendo mille problematiche quotidiane, hanno un sapore decisamente diverso. Non dimentichiamo che Il C.A.G. Napoli è una delle associazioni sportive appartenenti alla cordata vincitrice della gara per la gestione dello Stadio Collana. Vive nella precarietà più totale, e nonostante tutte le difficoltà, l’impossibilità di godere di un clima costantemente sereno e spensierato, senza la garanzia di allenamenti quotidiani privi di colpi di scena, è riuscito laddove altri avrebbero rinunciato.

Gamba a tutte voi ragazze! Il futuro della ginnastica napoletana è nelle vostre mani!

Milly

 

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A sinistra Paolo Trapanese, presidente FIN Campania, a destra Giuseppe Esposito presidente Cesport Italia

Si è tenuta ieri l’assemblea elettiva del Consiglio Regionale Campano della FIN, Federazione Italiana Nuoto.

Paolo Trapanese, ex olimpionico del Settebello, riconfermato per la terza volta alla presidenza mentre Giuseppe Esposito, presidente della Cesport Italia, team vomerese che milita in serie B e ambisce al salto di categoria in A2, capofila dell’Ati Collana (protagonista della vicenda che interessa la gestione dello Stadio Collana che noi stiamo seguendo, proprio in questi giorni, attentamente), eletto consigliere nel comitato campano della Fin.

“Sono contento del risultato raggiunto. Assicuro quattro anni d’impegno, per l’ attivita’ sociale e agonistica, con particolare riguardo all’impiantistica cittadina e regionale”. Giuseppe Esposito ha riportato un ampio consenso in favore dello sport, associazioni, tesserati.

Graditi i complimenti del neo presidente Fin Campania Paolo Trapanese e del vice presidente Fin nazionale Francesco Postiglione . Ecco gli Eletti: Allocco, Altieri ,Avagnano, Cacace, Esposito Giuseppe, Ferraioli, Mangione ,Rubaudo, Sangiorgio e Tartaro in rappresentanza delle società, Piscopo Vespe e Ferrone in rappresentanza degli atleti e Abbate in rappresentanza dei tecnici.

 

Milly I.

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Gli interni dello Stadio Collana

Il fatidico sospiro di sollievo, come avevamo già immaginato, al momento è una chimera. E temporeggiare sembra essere diventata una delle qualità del Comune quando si parla di Stadio Collana.

Ieri, 1 dicembre, sarebbe dovuto essere il giorno della “svolta” ma purtroppo così non è stato. Il Comune è ancora lì che non molla la presa ma ha mandato i Tecnici per un ulteriore sopralluogo utile affinchè venga redatto il “verbale di consistenza”.
Carichi di tanta speranza e buona fede, dopo i fatti di ieri ci auguriamo il nodo venga sciolto quanto prima ma purtroppo, ancora una volta, certi comportamenti ci fanno tornare alla triste realtà e confermano un comportamento lievemente sleale anche da parte di chi dovrebbe Informare riportando le notizie così come sono realmente accadute.

E’ pur vero che la realtà può essere liberamente e personalmente interpretata (ciò che è bello per me può essere orrendo per altri o ciò che alcuni vedo come veritiero risulta agli occhi degli altri fasullo) ma riportare falsità, ovvero dettagli difficilmente interpretabili come la presenza/assenza di persone, è poco professionale. Obiettivamente, se ad un incontro la presenza di una persona è un dato di fatto, non è interpretabile a gusto proprio. O ci sei o non ci sei!!

Il giorno 28 Novembre vengono convocati referenti tecnici sia della Regione che del Comune per definire la procedura concordata per la restituzione dell’impianto sportivo “Arturo Collana” e viene riconfermata la data del 01 Dicembre per l’avvio delle attività di redazione dello stato di consistenza del bene.

In contemporanea, la Regione Campania convoca anche l’Ati Cesport Italia richiedendone la partecipazione, quello stesso giorno, sempre per redarne lo stato di consistenza.

E loro ieri c’erano, si sono presentati, capitanati da Sandro Cuomo erano lì! Non come erroneamente riportato da alcuni media. Il punto è che il Comune non li voleva e non riconoscendone né valenza giuridica né ruolo ha preteso un incontro “a porte chiuse” solo con i responsabili della Regione.

La situazione ovviamente non è delle migliori, le condizioni in cui versa la struttura sono purtroppo riconfermate pessime. Ma le due novità che stavolta vengono messe agli atti e che pare la Regione non ne fosse al corrente sono l’occupazione “gratuita” dell’appartamento riservato al custode, il quale però non copriva più la carica dal 2006, e la presenza di un’antenna Telecom, per la quale il Comune ne aveva stipulato contratto incassandone mensilmente la quota.

La disinformazione, ahime!, ancora continua visto che si vuole far passare un messaggio leggermente fuorviante. Si continua a tirar in ballo le Universiadi, si perpetua nel voler far credere che sarà colpa di quest’Ati vincitrice se lo Stadio dovesse essere escluso dai circuiti competitivi dell’evento, perdendone quindi i fondi per la ristrutturazione. Da altri articoli si legge che la speranza del Comune è ancora viva nel vedersi aggiudicare la gestione del Collana in seguito ad eventuale (e io aggiungerei fantascientifico) esito favorevole della FISU, Federazione Internazionale Sport Universitari. Si dice che, qualora il sogno di Palazzo San Giacomo dovesse realizzarsi, la gara regionale vinta regolarmente dall’Ati Cesport sarebbe dichiarata automaticamente nulla. Nulla di più errato visto che tale procedimento non è previsto né menzionato da nessuna parte.

Ma nel frattempo pare che la Regione continui il suo lavoro, riconvocando Comune e Ati il giorno 6 Dicembre per il prosieguo delle operazioni.

Un po’ di chiarezza non fa mai male a nessuno, a prescindere da che “parte” si decida di stare.

 

Milly I.

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Il pubblico ha un’insaziabile curiosità di conoscere tutto, tranne ciò che vale la pena conoscere.” Diceva Wilde qualche tempo fa ed, ancora oggi, ha pienamente ragione.
Tendenzialmente dubito sempre di ciò che viene detto, soprattutto quando l’enfasi e l’accanimento spesso sono troppo eccessivi. Si, sono curiosa! Ma, come recitava l’amico Oscar, di ciò che vale la pena conoscere, non dell’inciucio di quartiere o delle chiacchiere di un politico.
Così mi armo di pazienza e tanta, ma tanta, apertura mentale (provando ad allontanarmi da condizionamenti personali) e cerco di capire cosa si nasconde realmente dietro il bombardamento mediatico, dettato prevalentemente da continue influenze politiche.
Lavoro nello Sport, ho fatto di una mia passione la mia Professione e mi piange letteralmente il cuore quando mi trovo d’avanti situazioni come quella del Palavesuvio di via Argine (chiuso ad ottobre, a quanto pare dissequestrato proprio in questi giorni ma che nel frattempo ha lasciato a casa circa 3000 atleti) o del Palabarbuto di Fuorigrotta (attualmente chiuso e per il quale il Comune avrebbe stanziato circa 80mila euro per la messa in sicurezza); o ancora della più agghiacciante condizione dello storico Pala Argento, fiore all’occhiello della Napoli dei Giochi del Mediterraneo del 1963, abbandonato a se stesso in quanto inadeguato alle norme antisismiche (paradossale che proprio il Palabarbuto fu costruito per rimpiazzare il Mario Argento ed invece pare proprio che la storia si stia ripetendo). Per non parlare poi dell’altrettanto storico Stadio Collana del Vomero, letteralmente vittima di una bagarre, come al solito, esclusivamente politica. Beh! La lista sarebbe veramente lunghissima.
Ed è proprio riguardo quest’ultimo che la mia curiosità mi ha spinta ad approfondire e ad andare oltre alle promesse, alle dichiarazioni, alle offese di sindaci & assessori vari. Perchè si, la questione mi sensibilizza particolarmente visto che all’interno di questo Stadio ci lavorano persone che conosco bene e che stimo onestamente, che in ciò che fanno ci mettono concretamente anima e corpo ogni santissimo giorno della loro vita. La loro storia potrebbe benissimo essere la mia, o quella di qualunque operatore sportivo, a prescindere dalla disciplina; potrebbe tranquillamente capitare a chiunque lavori in “collaborazione” con enti locali trovarsi ripetutamente, come si suol dire, con le pacche nell’acqua.
Penso che chiunque come me operi nello Sport debba sentirsi chiamato in causa quando vengono fatte dichiarazioni da parte del Sindaco del tipo “… qui di persone che, vestendo una tuta, vogliono fare altro rispetto allo sport ne ho viste tante”, riferendosi alle persone di cui sopra. A ‘sto punto, detto da chi pensa che amare lo Sport sia farsi vedere la domenica al San Paolo o che per essere sportivo basti “giocarsi la bolletta” prima del piatto di gnocchi, diventa offensivo per tutta la categoria. A mio avviso, quest’affermazione presuppone che il Sindaco non si renda proprio conto di chi sono le persone che si trova di fronte, o probabilmente non vuole rendersene conto. Continua ad urlare allo “scippo”, a chiedere garanzie di “fruizione collettiva”, a proclamarsi, assieme al resto dei cittadini, “garante e controllore” affinchè questa famosa “fruizione collettiva” realmente avvenga. Ma da semplice cittadina (tra l’altro orgogliosamente appartenente in passato al movimento arancione che lo ha sostenuto) mi chiedo: dove è e dove è stata, in tutti questi anni, l’amministrazione comunale che oggi ne rivendica così violentemente tutti i diritti? Dov’era e dov’è ogni qual volta che gli atleti (nella maggioranza dei casi bambini) vengono rimandati a casa perchè si sono allagati i bagni o perchè ci sono problemi agli impianti elettrici? Chi lo spiega a quei ragazzi perchè, qualche giorno prima di una gara (per la quale si sacrificano quotidianamente, col supporto di intere famiglie) sono costretti a saltare gli allenamenti visto che manca la corrente e nelle palestre non ci possono entrare? Dov’era il Comune quando sono state chiuse per inagibilità alcune aree della struttura, costringendo società di pallavolo e basket a migrare altrove?

Ma andiamo con ordine, così da semplificarci la comprensione.
Le origini. Costruito in epoca fascista come stadio di calcio, è stato campo ufficiale del Napoli Calcio, del quale doveva essere solo una sistemazione temporanea vista la sua inadeguatezza della capienza, fino alla costruzione dell’attuale San Paolo, nel 1959. Inaugurato inizialmente col nome di Stadio del Vomero, solo nel 1963 diventerà Stadio Arturo Collana, in onore al giornalista sportivo Arturo Collana, uno dei soci fondatori. E’ di proprietà della Regione ma, con contratti rinnovati ogni sei anni, dato in concessione in comodato d’uso gratuito al Comune di Napoli, il quale, a sua volta, ha stipulato contratti di locazione (a pagamento, ndr) con una serie di associazioni sportive, circa 37.

La vicenda. Il 30 Aprile 2014 scadeva, come di consueto ogni sei anni, il contratto di concessione nei confronti del quale però il Comune non ha mostrato alcun interesse a volerne riconfermare la stipula. Di conseguenza, vista la situazione di stallo creatasi di seguito al silenzio dell’amministrazione comunale, la Regione Campania, con i decreti dirigenziali n.333 e n.338 entrambi del luglio 2014, approva il Bando di gara per l’affidamento della concessione d’uso e gestione del complesso sportivo ed indice relativa procedura aperta, con il criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il Bando n.1564/A/2014, corredato di tutti i dettagli, chiarimenti, specifiche ed esito, è reperibile facilmente on-line sul sito della Regione Campania.
Il termine di scadenza individuato è il 20/10/2014 ma in data 16/10/2014 viene disposta la sospensione tecnica della procedura di gara al fine di consentire l’adeguamento di tale bando alle previsioni della legge nazionale 147/2013. Viene così spostata la chiusura della gara al 07/01/2015.
Con tale decreto viene stabilita la concessione della struttura per un periodo di quindici anni, per un importo annuo di 120.000 € per i primi otto anni, con un incremento di 50.000 € per ciascun anno successivo all’ottavo.
Vengono presentate tre offerte: una dell’ATI Cesport Italia, una dalla società Giano s.r.l. e una terza dal Consorzio Collana (quest’ultima esclusa in quanto consegnata con plico aperto quindi non garantiva l’integrità dell’offerta.).
Col Decreto Dirigenziale n. 110 del 15/12/2015, secondo la logica della vincita al miglior offerente, con un’offerta di 125.000€ annui, l’ATI Cesport Italia si vede aggiudicataria definitiva della gara.

A questo punto ci verrebbe da tirare un appagante sospiro di sollievo, la questione dovrebbe essere risolta. Ma purtroppo no, tutt’altro! E’ proprio ora che l’atmosfera si surriscalda.
La Giano srl fa ricorco al Tar il quale però lo rigetta riconfermando così la vincita dell’Ati Cesport. L’amministrazione comunale si sente chiamata in causa schierandosi apertamente e pubblicamente contro i neo-vincitori, iniziando quasi una vera e propria crociata contro quelli che lui identifica come imprenditori in tuta sportiva. Ma il clima cambia, ovviamente, in campagna elettorale, quando da paladino della giustizia contro i nuovi concessionari della struttura, descritti quasi come demoni affamati di potere e interessi personali, mostra un atteggiamento collaborativo, dichiarando di appoggiare la cordata vincitrice.
Ed ecco che appena insediato cambia nuovamente la situazione.
Teniamo a mente che nel frattempo il contratto di concessione al Comune di Napoli è scaduto e che quindi lo stesso Comune era tenuto a riconsegnare le chiavi. Il 28/07/2016 sarebbe dovuto essere il giorno della riconsegna, ma la sera precedente l’incontro arriva in Regione questa nota: “si ribadisce che questa Amministrazione non provvederà al rilascio dell’impianto nè al compimento di alcun atto ad uso propedeutico per le ragioni già esposte nella precedente corrispondenza e nel ricorso proposto dinnanzi al Tar. Si diffida pertanto codesto Ente regionale dal compiere qualunque atto volto alla violazione del legittimo possesso esercitato da questo Ente”. In quella stessa data i tecnici della direzione generale Beni strumentali della Regione hanno redatto un verbale nel quale, purtroppo, constatavano il peggioramento della struttura e l’assenza delle certificazioni necessarie a norma di legge. Qui il mio dubbio sorge spontaneo: per colpa di chi?
E teniamo sempre a mente che, nel frattempo, migliaia di atleti continuano ad allenarsi nell’incertezza più totale, senza avere garanzie di continuità.
Oggi ti alleni, domani no! Eh mi spiace, piove e quindi si allagano gli spogliatoi e la pista è inagibile e non c’è più il manto e se accendi il phon scatta la corrente e le porte d’emergenza si bloccano e se succede qualcosa cavoli tuoi! Meglio se resti a casa! Questa una delle situazioni tipo da anni al Collana.
La posizione presa dall’amministrazione comunale resta sempre ambigua, in effetti traspare pochissima chiarezza nei suoi comportamenti; vengono rilasciate dichiarazioni a volte discordanti, ci si schiera dalla parte del popolo contro questi maledetti privati, che altro non sono che le stesse identiche società concessionarie da decenni degli spazi interni dello Stadio. Le stesse società sportive che operano quotidianamente per la collettività e per una sana educazione sportiva. Le stesse società costrette a lavorare in disagi inconcepibili e che, nonostante tutto, solo ed esclusivamente grazie alla loro tenacia e determinazione, riescono ad ottenere costanti e continui risultati agonistici internazionali. Le stesse società fatte, mi ripeto, di persone comune che, in alcuni casi, hanno addirittura messo a garanzia le proprie case per poter partecipare al progetto di rinascita del Collana.
Demonizzare loro significa andare contro la collettività!
Non sono certo privati affaristi o imprenditori interessati solo a capitalizzare. Il loro progetto non prevede (come qualcun altro proponeva) certamente la costruzione di una galleria commerciale, ristoranti e luoghi per lo shopping. Nel pieno rispetto della Legge Regionale sullo Sport, loro operano effettivamente per la collettività e per l’associazionismo.
A questo punto, sempre da semplice cittadina, mi viene da chiedere quali possano essere i veri interessi del Comune di Napoli! Perchè tanto assurdo ostruzionismo verso chi opera veramente senza volerci lucrare sopra? Le tanto citate Universiadi?? Ma in più occasioni il Collana è stato reso non idoneo come luogo per lo svolgimento della manifestazione: non esistono spazi adeguati ad un evento di tale portata. Pensare di organizzare Atletica leggera e Basket lì al Vomero presuppone una massiccia dose di fantasia per immaginare i risultati, visto che la pista di atletica è realmente inutilizzabile (non può essere classificata neanche per pista di corsa campestre, ma pur di tenerla attiva si sono dovuti inventare la dicitura di passeggiata campestre) e il campo di basket è stato parzialmente demolito. Una delle ultime dichiazioni in merito è stata fatta proprio dal Presidente della Federatletica regionale Sandro Del Naia: “ Il Collana, pur avendo otto corsie, non ha gli spazi adeguati per la realizzazione di un pistino di riscaldamento, cosa necessaria per una grande manifestazione internazionale”.

Se il sindaco non riesce a comprendere, assieme all’assessorato allo Sport, perchè il Collana non rientri nell’elenco degli impianti sportivi che ospiteranno le Universiadi, forse potrebbe farsi dare qualche spiegazione tecnica da chi ne capisce veramente di SPORT!

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina!

La disinformazione è tanta, troppa e purtroppo la massa preferisce star a sentire chi usa, impropriamente, parole come “tenere a cuore”, “fruizione collettiva”, “bene comune”, “POPOLO”, piuttosto che guardare realmente cosa si cela dietro la realtà dei fatti.

Chi è l’ATI Cesport Italia?

  • Cesport Italia
  • Napoli Calcio Femminile
  • Judosville
  • Garofano
  • Nantes Club Master
  • Lo squalo
  • Centro Ginnastica Napoli
  • Club schermistico Partenopeo
  • Chp Franca Grimaldi

Ecco chi sono i “cattivi”!

Associazioni sportive in rappresentanza delle seguenti discipline sportive: nuoto, pallanuoto, scherma, judo, karate, ginnastica artistica, calcio femminile e maschile e pattinaggio

E Noi di SoldatoInnamorato daremo un volto ad ognuno di loro, raccontandovi le loro storie, i loro vissuti, le loro vittorie. Cercheremo di abbattere quello scetticismo comune che si nasconde dietro la tanta pubblicità negativa fatta contro di loro.

Intanto proprio ieri è stata ufficializzata la data vera della consegna delle chiavi. Il comune lascerà la struttura il 01 dicembre 2016. Non ci resta che sperare venga mantenuta quasta, ulteriore, promessa!

Nel frattempo diamo fiducia a chi sul serio ci mette il cuore in questo progetto.

 

Milly I.

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Di bestemmia in bestemmia

Non sono uno degli automobilisti più disciplinati: parcheggio spesso dove non si può (male comune di chi è costretto a guidare a Napoli), se non avessi comprato un auto che suona il cazzariello se non metti la cintura probabilmente non la indosserei il più delle volte (ma non fatelo a casa, mi raccomando!) e se sono nel traffico e becco la cosiddetta uallera (trovatemi miglior definizione) cerco di sopravanzarla in ogni modo. Però, pur non rispettando proprio per intero il codice della strada, cerco almeno di essere rispettoso degli altri automobilisti osservando poche semplici regole. Regole del vivere civile che però, soprattutto a Napoli, sono per molti una chimera. Il vecchio detto dice che se hai imparato a portare la macchina sotto il Vesuvio allora sarai capace di portarla ovunque. Spesso è una frase che alimenta anche un po’ di orgoglio nei napoletani, ma in realtà c’è proprio nulla da essere orgogliosi. I napoletani al volante, nella maggior parte dei casi, sono delle bestie a cui io ogni volta auguro di fare un incidente mortale dove siano coinvolti solo e soltanto loro senza danni per altre persone innocenti.

Come avrete capito sono un tipo nervoso alla guida, ma non lo sarei se le persone mostrassero un po’ di educazione, se non nel loro vivere quotidiano, almeno quando sono al volante. Ed è per questo che quando sono in macchina mi trasformo in una sorte di Hannibal Lecter e vorrei cannibalizzare tutti gli incivili che incontro. Divento un mostro da fare schifo per le parole che dico e per gli epiteti che uso. Si va dal più classico chitammuorto, al frequente augurio all’auto indisciplinata di sfracellarsi in un burrone o contro un tir. E non lo dico per dire. Io sarei l’uomo più felice del mondo se questa gente davvero morisse tra mille sofferenze in un bell’incidente che li facesse schiantare contro un muro, magari in una zona poco frequentata così che i soccorsi possano giungere il più tardi possibile o che non arrivino proprio.

Perché dico questo? E quando lo dico? Vi faccio pochi esempi e spero esaustivi. Se siete tra quanti guidate in questo modo non proseguite nella lettura perché la iastemma può sempre colpire.

1)L’OSPEDALIERO. Il guidatore che definisco ospedaliero è il seguente: è quello che sbuca all’improvviso da una traversa laterale, sfreccia velocissimo rischiando pure di finirvi addosso perché sembra mosso da una fretta che non ha pari. Proprio come se dovesse correre immediatamente verso l’ospedale urgentemente oppure se stesse fuggendo dall’eruzione del Vesuvio o da un attacco alieno. Ma l’ospedaliero, invece, non ha alcuna fretta. Lui vuole soltanto uscire dalla sua dannata traversa e piazzarsi dinanzi alla vostra auto senza nessun motivo specifico. Solo per superchiaria, perché deve passare per primo. Infatti, non appena vi si sarà piazzato davanti, tutta quella fretta da fine del mondo scompare e il tizio andrà a 20 all’ora (nel migliore dei casi), proprio come la uallera di cui scritto poc’anzi. All’ospedaliero io auguro ogni volta una corsa in ospedale per reali motivi, ma che non giunga a destinazione. E, poiché generalmente questo soggetto ti sta davanti per minuti e minuti, ho modo spesso di sbizzarrirmi nell’augurargli sempre nuove cose…

2)IL FRECCIAIOLO. Molti napoletani probabilmente non sono correttamente informati dell’evidenza che se si attivano gli indicatori di direzione (le cosiddette frecce) l’Enel non gli attribuirà un surplus nella bolletta. NON SI PAGA LA LUCE SE ACCENDETE LA SFACCIMMA DELLA FRECCIA QUANDO DOVETE GIRARE. Il frecciaiolo è probabilmente spesso persuaso che chi gli sta dietro abbia poteri di veggenza o di telepatia. Non è così e probabilmente il Comune dovrebbe attivare presto una campagna che informi la cittadinanza del contrario. In questi casi l’epiteto più efficace è comunque il chitemmuorto. Economico e commerciale.

3)IL NO LOOK. Se sono dei maledetti quelli che la freccia non la usano, ci sono poi quegli imbecilli che la freccia la usano, ma ancora non hanno capito come farlo. Sono i fenomeni del “No Look”. Se nel calcio il no look è passare la palla nella direzione opposta in cui si gira la testa per guardare, fanno la stessa cosa in auto questi stramaledetti imbecilli. Loro infatti se devono girare a destra fanno la finta, come se fossero inseguiti dalla polizia e dovessero seminarli, così per girare a destra mettono la freccia a sinistra e viceversa. In casi del genere non scappa neppure il chitestramuorto, ma si attiva in noi una sorta di compiacimento per la scena appena osservata. Il Nolookista fa quasi simpatia perché manifesta una propria genialità a modo suo. Perché ci vuole del genio per portare la macchina così.

4)L’ABBAGLIANTISTA.  Sono frequenti, si moltiplicano a vista d’occhio e probabilmente va incaricato il Cnr di effettuare uno studio sulla fecondità di questi soggetti. Scopano come ricci evidentemente e si riproducono a macchia d’olio. L’abbagliantista lo si incontra molto spesso in tangenziale o in autostrada. Generalmente va a 2 all’ora, cammina indifferentemente sulla corsia di destra o di sinistra, ma anche al centro delle due corsie purché abbia rigorosamente i fari abbaglianti accesi. Lui non ha i fari normali, conosce solo gli abbaglianti e se ne fotte altamente se quando ti è dietro ti fa la lampada attraverso lo specchietto, oppure se lo incroci di fronte ti fa proseguire per scommessa perché i loro fari ti accecano. Generalmente vanno pure piano.

5)L’ABBAGLIANTISTA STRAFOTTENTE. Se la prima tipologia di abbagliantista è affetto da semplice stupidità, cecità o imbecillità, c’è un’altra specie che fa ancora più pena. E’ colui che porta una macchina a cui funziona soltanto un faro e quindi per guidare di notte utilizza gli abbaglianti sennò non riuscirebbe a guidare. Questo soggetto se ne fotte che una misera lampadina per i fari può costare anche solo 5 euro. Lui riesce a stare mesi con il suo faro rotto. Tanto se ne fotte degli altri perché lui può girare tranquillamente con i suoi potentissimi abbaglianti. In casi del genere solitamente si attiva una vera e propria sfida se incroci questi soggetti di fronte a te. Tu li abbagli per fargli capire che devono spegnere gli abbaglianti, loro spengono per un secondo gli abbaglianti per farti capire che non hanno un faro e quindi accendono immediatamente nuovamente gli abbaglianti. Qui il chitemmuorto può essere condito da “‘e meglie muort’ ‘e chitemmuort“. Se lo fate siete ampiamente giustificati, non sentitevi in colpa.

6)SCHUMACHER. Vi trovate in autostrada o in tangenziale sulla corsia di sorpasso ed ecco spuntare lui, Schumacher. Generalmente lo Schumacher ha una Golf, un’auto orrenda esteticamente (un cesso con le ruote per dirla più correttamente) ma di alte prestazioni. Tu sei in corsia di sorpasso, a destra c’è una fila di macchine interminabile e davanti a te pure quindi non puoi fare altro che adeguarti alla velocità di chi ti precede perché non puoi cambiare corsia. Ma ecco il fenomeno, Schumacher, che per tutto il tempo ti lampeggerà con gli abbaglianti perché lui DEVE passare. E, spesso ti ci trovi d’accordo con lui: infatti lui DEVE PASSARE, ma possibilmente un guaio. Gli fai cenno dallo specchietto che stai guidando una macchina e non un elicottero e che quindi non puoi librarti in aria per farlo passare. Non capisce. Allora cerchi di spiegargli a gesti che la tua è una semplice autovettura che non è dotata di alcun dispositivo di smaterializzazione. Ma lui non capisce. E allora, sempre attraverso lo specchietto retrovisore gli fai cenno che la madre è coinvolta in un losco giro di prostituzione e che è pratica di diverse discipline olimpiche circa lo stutacandela e il recepimento anale di grossi membri maschili che lui talvolta invidia perché cambierebbe spesso il suo posto con quello della di lui genitrice. E lui capisce. Di qui possono svilupparsi le più ampie controversie e tu, in questo caso, devi sperare solo che lo Schumacher nella Golf non sia una latrina di camorrista con la pistola. Quando finisce tutto gli auguri di realizzare il suo sogno, fare proprio la stessa identica fine di Micheal Schumacher.

7)L’INDECISO. Anche l’indeciso ha un’intensa attività sessuale e si riproduce più delle zoccole e dei conigli. Sono a migliaia. Loro in tangenziale o in autostrada non guidano sulla corsia di destra o di sinistra, ma esattamente al centro. Sono campioni olimpici nel guidare esattamente con il centro dell’auto sulla striscia centrale tratteggiata della corsia, probabilmente hanno un sensore geometrico che gli indica l’esatta posizione per restare così perfettamente centrali. Anche qui è difficile voler male all’indeciso, perché dentro di noi matura una sorta di stima per questo guidatore così preciso nel mettersi così perfettamente davanti alle palle. Anche lui, a modo suo, manifesta una forma di diabolica genialità. Ma un chitemmuorto anche qui è consigliato.

8)L’HOMO COMMUNICANS. L’uomo ormai non è più solamente un essere umano in quanto essere umano. Secondo alcune teorie evoluzioniste, l’uomo, raggiunto l’apice della sua evoluzione fisica, ha aggiunto ulteriori propaggini al proprio corpo perfettamente integrate al suo organismo: sono gli oggetti tecnologici di cui facciamo uso ogni giorno come pc, telefonini, orologi computerizzati, auricolari, visori ecc. Tendenzialmente tutti questi oggetti dovrebbero essere adoperati quando non si sta guidando, ma non sempre accade. C’è chi guida e parla tranquillamente a telefono, spesso non avendo alcun tipo di incidenza sulla propria guida, ma c’è pure chi può fare solamente una delle due cose: o parla o guida. In tal caso il telefonatore raggiunge una grado superiore della specie evolutiva: L’INTALLIATO. L’intalliato infatti se ne fotte se voi gli siete dietro e gli state bestemmiando i meglio morti, lui continuerà compiaciuto a parlare a telefono o, peggio ancora, continuando a mandare messaggi su whatsapp a quella grandissima zoccola della sua ragazza. Ad ogni modo l’intalliato da telefono non va offeso. Lo ha già offeso la natura non lasciandogli modo di trovare agevoli soluzioni per parlare e guidare allo stesso tempo. Si ricorda che un paio di auricolari può costare anche meno di due euro. Perecchius!

9)IL DISCESISTA. Questo genere di guidatore ha un grave problema: proprio non ha capito come chigliestramorto funziona un’automobile. Lo si incontra frequentemente sulla discesa di San Gennaro (quella che collega la Pozzuoli alta con Agnano), al Corso Vittorio Emanuele, a via Caravaggio e a via Posillipo. Egli non sa che un’autovettura è dotata del cosiddetto “freno motore” e che quindi non c’è l’assoluta necessità di guidare in discesa con lo sfaccimma del freno pigiato per l’intero tratto stradale in dislivello. Non sa che basta mettere una marcia media e frenare solo di tanto in tanto quando ce n’è la necessità. No, lui invece è capace di percorrere chilometri su chilometri con il piede sul freno anche se non ha nessuno davanti. Le strade sopracitate hanno una sola unica corsia per senso di marcia, ci sono molte curve e quindi il più delle volte non hai la possibilità di superare questi geni del male. Questa andatura da uallera causerà quindi inevitabilmente uno sfaccimma di traffico. Io infatti resto convinto che nella maggior parte delle strade non esiste il traffico, ma questo viene creato ad arte da queste uallere supersoniche.

10)IL TROMBETTIERE. C’è del genio in questo garrulo essere umano. Sei al semaforo rosso, magari sulla strada fuori il parco San Paolo a Fuorigrotta, quella che dall’uscita della tangenziale porta sotto i 2 tunnel che passano sotto lo stadio. C’è una fila disumana. Scatta il verde, ma chiaramente prima che si muovano tutte le auto davanti c’è bisogno del tempo materiale per avviarle. Lui, il trombettiere, però anche se è distante 500 metri dal semaforo comincia a suonare il clacson come un ossesso solo perché ha visto la luce verde in lontananza. E’ come quei topi da laboratorio (ma si può utilizzare in questo caso anche il termine zoccola) che reagiscono sempre allo stesso modo ad uno stimolo eguale. Loro vedono il verde e bussano. Pure se non serve a niente. Ma a qualcosa pur serve, perché tu invece puoi liberarti l’anima con tutti i peggiori vocaboli che hai in corpo urlandogli addosso qualsiasi genere di improperio.

Napoli non sarà una città a misura di guidatore, ma a misura di chitammuorto certamente si.

Valentino Di Giacomo

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 P.S.  Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:

5fecemi la divina podestate,

la somma sapienza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

 

 

 

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