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Redazione

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A Barcellona oggi pomeriggio si sono vissute ore di altissima tensione: qualcuno si aspettava una dichiarazione in grado di cambiare la cartina politica d’Europa in una zona che, salvo una breve parentesi a metà Seicento, era stata colorata uniformemente fin dal 1468.
Questa non c’è stata, forse l’indipendenza catalana è durata solo sei minuti, forse quello di oggi è solo un passo verso risoluzioni ben più decisive.
Non si può che rimanere in attesa degli eventi e, per sdrammatizzare, chi ama il calcio si pone inevitabilmente domande oziose ma divertenti: non si annoierà il Barça in un futuro campionato con le squadrette dei limitrofi oratori o poco più? Di che colore sarà la maglia della nazionale catalana? Le banali righe della senyera viste per la nazionale “informale” che ogni tanto gioca qualche amichevole?
Un colore che certamente non vedremo sulle maglie catalane è il bianco, quello della seconda tenuta della nazionale spagnola: se la Roja a volte gioca in blanco è in omaggio a casa Borbone, e l’unica cosa certa del futuro Stato catalano è che non ci sarà un trono sul quale far sedere un individuo di questa famiglia.

I simboli della blasonata nazionale iberica hanno una storia molto movimentata che si intreccia strettamente con le vicissitudini politiche del paese: la prima selezione di cui si abbia notizia è del 1920 quando una squadra di calcio del paese diede vita ad una dimostrazione durante le Olimpiadi invernali di Anversa.
Il colore scelto fu il rosso (evidente richiamo alla bandiera del paese) con un leone rampante giallo sul cuore. Proprio questo animale stilizzato, in effetti assente dall’araldica spagnola, è in realtà un tocco di deliziosa cazzimma araldica: si giocava infatti in Brabante (antico possedimento spagnolo dei tempi degli Asburgo la cui inutile difesa era costata al paese le sanguinosissime guerre di Fiandra) e inalberare lo stemma dell’antico ducato era un modo per ricordare quella gloriosa ma tragica esperienza. La maglia bianca appare lo stesso anno, ma le insegne della nazionale spagnola restano fondamentalmente rosse per un decennio, con lo stemma della federazione calcio che sostituisce il felino provocatore.
Con lo scoppio della guerra civile, tuttavia, il rosso diventa un colore inaccettabile: la Repubblica (che vede il suo territorio restringersi a vista d’occhio e ha ben altre preoccupazioni) di fatto non ha una nazionale di calcio mentre i franchisti rifiutano di giocare con maglie che ricordano troppo da vicino il nemico politico.

La tenuta del 1936 prevede calzoncini azzurri e maglietta bianca, con lo stemma della falange (il partito franchista) sul petto, mentre negli anni successivi la maglia diventa azul, il blu cupo simbolo del regime, con l’aquila di San Juan (che sulla bandiera circonda lo stemma borbonico) sul cuore.
Con l’affievolirsi della tensione politica, e soprattutto con la caduta della dittatura nel 1975, si torna al rosso come colore principale, indossato dai calciatori spagnoli con minime eccezioni fino ad oggi.
Quando giocano in casa.
Dall’inizio degli anni ’80, infatti, la maggior diffusione e spettacolarizzazione del calcio in televisione impone l’adozione di una seconda maglia fissa per le trasferte: in Spagna la scelta non può che ricadere sul bianco, colore dinastico di casa Borbone, in precedenza fugacemente apparso in alternativa al rosso negli anni venti, all’inizio della guerra civile e in alcune amichevoli degli anni ’50 e ’60.
Ma da subito l’omaggio alla dinastia regnante diventa una tragedia per i risultati in campo della compagine spagnola: questi nelle occasioni importanti, quando vestono di bianco, perdono.
Fisso.

22386638_10154866530356657_1836537164_nSe negli anni ’80 (mondiale in casa e tutto) nessun colore di maglietta riesce a far brillare la Roja, è nel decennio successivo che la maledizione della maglia bianca mostra tutta la propria nefasta potenza.
Dopo la carestia precedente, la Spagna arriva a USA ’94 con speranze rinnovate, è la squadra di Zubizarreta, Goecoetxea e Guardiola. Dopo aver surclassato (in rosso) la Svizzera per 3 a 0, gli iberici affrontano l’Italia in una partita che resterà per decenni un incubo nella loro storia calcistica.
Sono i quarti di finale, gli spagnoli giocano la partita più importante della loro storia (fino ad allora) con completi bianchi a losanghe coi colori nazionali.

I gol dei due Baggio e una gomitata di Tassotti a Luis Enrique tingono di rosso sangue le magliette candide.
Quattro anni dopo, la Spagna affronta in bianco la Nigeria: parte con tutti i favori del pronostico e invece è di nuovo sconfitta e psicodramma nazionale, con i verdi africani ormai proiettati tra gli habitué delle fasi mondiali e i bianchi che tornano a casa a capo chino tra mille recriminazioni.
La stessa cosa accade a Euro 2004 contro il Portogallo: lusitani in rosso, spagnoli in bianco, goal di Nuno Gomes e eliminazione.
La nazionale spagnola, però, torna grande esattamente dopo quattro anni, è una cavalcata fino ad ora ineguagliata nel calcio: Europeo – Mondiale – Europeo. Gli iberici sono la superpotenza del pianeta calcio e nulla al mondo sembra poter fermare il tiqui-taca.
Innovazione e talento hanno avuto ragione della maledizione? Quando si è tanto più forti degli altri non c’è sfiga dinastica che tenga?
Eh… no, non proprio.
E’ che l’Adidas, fornitrice della federcalcio madrilena, ha cambiato il colore della seconda maglia: prima in oro (2008), poi in blu scuro (2010, e la storica coppa del mondo contro l’Olanda è conquistata indossando il colore falangista), poi un celeste cangiate (2012).
Ma il successo inebria gli spagnoli che, reduci da tale periodo di strapotere, tornano a vestire la maglia bianca ai mondiali 2010, per giunta inaugurandola proprio contro l’Olanda, con lo scudetto da campioni del mondo per ricordare come fosse finita l’ultima volta.
Robben e compagni li spazzano via 5 a 1, con una manita che prende a schiaffi orgoglio e manie di grandezza.

Europei 2016: due partite in bianco, due sconfitte: la prima contro la Croazia e la seconda contro l’Italia di Conte, alla vigilia considerata ampiamente alla portata della selección.
Certo, chi capisce di calcio (quindi non chi scrive) parlerà di fine di un ciclo, di adeguamento tattico degli avversari e di tante altre cose sensate e intelligenti, ma certo è una coincidenza singolare che il fato aspetti la maglia borbonica per infliggere alla nazionale spagnola le lezioni più dolorose.
I catalani, semmai si troveranno a progettare le magliette di una nuova nazionale, non avranno rimpianti né politici né scaramantici nell’abbandonare il bianco (che, per di più, a quelle latitudini ricorda un aspetto di Madrid che non piace nemmeno agli unitari).

Anche a Napoli c’è chi si è inventato un fantasioso “azzurro borbonico” per giustificare il colore delle maglie: per fortuna sono fandonie senza fondamento, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere!

Luca Di Mauro

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Venerdì un Napoli bello come al solito e assai più efficace delle ultime volte ha malmenato l’Inter con un secco 3 a 0.
Gli azzurri – hospitalité oblige – indossavano la maglia bianca, quella con una vistosa banda obliqua celeste che – benché ufficialmente ispirata alla seconda maglia di Cané nel ’65 – sui social è da mesi associata alla tunica dei “fujenti” della Madonna dell’Arco durante la processione di Pasquetta.

Non è nostra intenzione ventilare un intervento della vergine di Sant’Anastasia nella vittoria, benché oggettivamente il gol di Insigne lasci qualche dubbio in tal senso, quel che invece qui interessa analizzare è il rapporto particolare – anche se non sempre benevolo – di questo particolare culto con lo sport napoletano.
Il santuario vesuviano è di origine tardo cinquecentesca ma la tradizione fa risalire a un secolo e mezzo prima l’origine delle pratiche devozionali in quel particolare luogo e l’episodio che avrebbe fatto cominciare il tutto sarebbe legato ad un gioco, oggi quasi completamente dimenticato, nato a Napoli in pieno Medioevo e successivamente diffusosi in tutta Europa: la pallamaglio.
Si tratta dell’antenato indiretto del golf e diretto del croquet (sì, quello che Alice nel Paese delle Meraviglie gioca usando fenicotteri come bastoni): individualmente o a squadre i giocatori sospingono con dei martelli dalla lunga impugnatura (i magli, appunto) una palla di legno lungo un percorso per poi farla terminare in buca.

Si può giocare da soli, in due squadre da quattro, da sei…o in diciotto tutti contro tutti.
Nato come sport popolare – magari durante una pausa di chi il maglio lo usava per più prosaiche attività edilizie o cantieristiche – alla fine del Medioevo travalica i confini di classe diffondendosi nella nobiltà e, nei secoli successivi, anche quelli geografici divenendo una delle (per la verità numerose) manie delle corti europee.
La londinese Pall Mall non è altro che un antico campo da pallamaglio (con comprensibili divergenze rispetto alla pronuncia originaria) costruito a Westminster nel corso del XVII secolo.

Nel 1450 a Sant’Anastasia, però, la pallamaglio è ancora uno sport popolare e ci giocano gli abitanti del luogo nel tempo libero e durante le feste, quando si riuniscono all’aperto, nei pressi di un antico arco romano e di un’edicola votiva con l’immagine della madonna.
Il giorno di Pasquetta alcuni giovani anastasiani decidono di fare una partita e uno di essi, che evidentemente stava avendo la peggio, non la prende con il dovuto spirito sportivo. Proferisce una tremenda bestemmia e, con un tiro molto più preciso dei precedenti, scaglia la palla contro l’immagine sacra.
Invece di rompersi come qualsiasi statuetta di gesso, la guancia della vergine comincia a sanguinare e una folla inferocita subito radunatasi trascina il malcapitato intemperante al cospetto del conte di Sarno.
Oggi chi bestemmi in campo è sanzionato al massimo con tre giornate di squalifica, ma la Federazione Italiana Giuoco Pallamaglio doveva avere un regolamento meno garantista perché il tapino viene immantinente impiccato ad un tiglio vicino all’immagine.

Il castigo, però, appare comunque insufficiente, perché la pianta stessa appassisce mentre il corpo è ancora appeso, uccisa dal solo contatto con un corpo tanto empio.

Sempre in qualche modo legata al calcio (o meglio ai piedi) l’altra leggenda legata al santuario: una donna aveva chiesto alla vergine la guarigione da una malattia agli arti inferiori promettendo in cambio una coppia di buoi.
Ottenuto il miracolo, la fedele paga il debito salvo in seguito pentirsi di aver promesso una ricompensa tanto significativa, Privatasi degli animali, infatti, era costretta a portare a spalla ciò che prima caricava su di essi.
Le sue lamentele, ancora una volta, giungono alle orecchie della vergine e la donna una notte si sveglia sentendo due buoi muggire davanti alla sua porta.
Non può però muoversi e andare a prenderli perché le sono stati amputati i piedi.

Come tutti i santi figli della religiosità tardomedievale, insomma, la Madonna dell’Arco è decisamente permalosa. Possiamo solo sperare che la maglia propizi la sua intercessione in materia di traiettorie e di incolumità agli arti inferiori… e che gli anni l’abbiano almeno un po’ raddolcita in caso di intemperanze verbali a carattere teologico.

Luca Di Mauro

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Foto di Daniela Vladimirova https://www.flickr.com/photos/danielavladimirova/

on ci sono studi scientifici in proposito, ma credo che una delle parole più conosciute al mondo sia “pizza”. Spesso non troviamo il vocabolo corrispondente in altre lingue straniere. Gli americani credono che “pizza” sia un termine inglese e abusano della nostra benevolenza con alcuni improbabili abbinamenti, come pizza-day, pizza-fest o addirittura pizza-pride. A Napoli tolleriamo al massimo la variabile di “pizza fritta”. Certo ci si può sbizzarrire a piacere nell’inventare alcuni tipi di pizza, oltre alle classiche marinara, capricciosa, margherita e quattro stagioni, ma andrebbe comunque denunciato per crimini contro l’umanità presso il tribunale dei diritti dell’uomo chi ha avuto l’idea insana di fare per la prima volta la pizza alla nutella. Quello non era un pizzaiuolo (con la “U”, anche se il correttore automatico lo segnala come errore ortografico), al massimo si può considerare un pizzattaro, come viene identificato questo magnifico lavoratore spostandosi a meno di 200 km a nord dell’ombelico mondiale della pizza. Ma quello, pur avendo le mani in pasta, è tutt’altra cosa. A Napoli due amici che si ritrovano per caso e che vogliono prolungare il piacere di quell’incontro non vanno a mangiare una pizza. Loro vanno a “farsi una pizza”, quasi come se fosse una bella ragazza (absit iniuria verbis), o un bel ragazzo, naturalmente. La pizza generalmente è piatto unico. Ti sazia senza bisogno di aggiungere ulteriori orpelli pre o post prandium. A differenza di tutte le altre pietanze, te la puoi portare tranquillamente a casa, cosa che difficilmente fai con un piatto di spaghetti o di una bistecca ai ferri. Con l’aggiunta di una piccola mancia te la recapitano addirittura a domicilio. Certo si può anche ordinare qualsiasi altra cosa, ma chi te la porta a casa resta sempre “il ragazzo delle pizze”, anche se ha superato i 50 anni e ti porta dei panzerotti. La prossima volta che andrete a farvi una pizza, non perdetevi lo spettacolo del pizziuolo. Lui, al contrario del cuoco, che spesso è barricato all’interno della cucina, protetto giustamente dalla scritta “vietato l’ingresso agli estranei”, lavora generalmente al centro della sala. Col viso rivolto al pubblico. Gli ingredienti sono in bella vista. Il pizzaiuolo non lavora, si esibisce. Quasi officia un rito. I fedeli dovrebbero restare in adorazione, e non pensare ai fatti loro, come spesso accade anche in chiesa mentre il prete celebra la messa. Il pizzaiuolo spande la pasta sul bancone (si chiama così il suo altare) come un vecchio saggio dispensa la sua saggezza. Gli aromi emanati dalle pizze appena sfornate lo inebriano. Lui quasi li sniffa in un mix estasiante di farina e soddisfazione. Poi affida la sua arte e le sue creature al cameriere come un premuroso papà accompagna i figli a scuola e li affida, fiducioso, a bidelli e insegnanti non prima di aver gettato loro un ultimo amorevole sguardo, mentre dovrebbe inchinarsi al levarsi dalla sala, fragoroso, del meritato applauso.

Pasquale Di Fenzo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Si! Come nelle migliori tragedie Shakespeariane la morte diventa liberazione da uno sforzo sofferente e inutile, che solo l’amore o la follia possono spingere i protagonisti a compiere. Cosi per noi! I tifosi del Napoli in tutto il mondo,legati insieme alla squadra da un sogno Scudetto, hanno sperato, pregato, sfiorato l’idea che questo campionato potesse raccontare un lieto fine.

Il Napoli di Sarri, Higuain e compagnia ha dimostrato sul campo di meritare il tricolore, ha giocato e gioca bene, diverte, segna, convince, difende (che pare a casa nostra, l’unico modo di meritarsi qualcosa). Basti ricordare le ottime garanzie di Reina e kulibali, i numeri mondiali di jorghino, la doppia cifra di assist e gol di Insigne che lo pone, a livello di score,su podii europei, i trenta, i 30 (Va letto a numeri) gol del Pipita.

Ma cosi come l’amore tra Romeo e Giulietta acceca i due giovani, anche noi non abbiamo visto lontano abbiamo ascoltare il cuore e non la ragione, ci eravamo dimenticati, ingenui, che siamo nel paese dei Capuleti e dei Montecchi, dove il potere trama alle spalle dei giusti, dove la corruzione la vince sull’ impegno, dove il potente o il raccomandato ridono per ultimi e ridono bene. Ma peggio ancora, ci eravamo dimenticati di essere in un Teatro; in una nera commedia gia scritta che a volte ha contorni grotteschi. Il soldato innamorato corre ignaro e speranzoso contro il suo fato.

Quando ci dicono o ci diranno col sorrisino, che ci avevamo sperato troppo sappiate che è stato giusto, ma che era ciò che volevano anche loro; dovevamo crederci tutti perché la finzione risultasse piu credibile. A conti fatti siamo stati grandi attori tanto bravi da farlo sembrare reale, da far credere al Regista stesso, forse solo per un attimo, che stesse accadendo tutto per davvero. Ci eravamo dimenticati il copione gia scritto, il trucco sui visi. È bastato un anonimo mezzogiorno di fuoco per regolare i conti.

Romeo muore su Giulietta, Amleto non sfugge al suo destino e ad Udine tutti ritornano nella parte…tanto gli hanno gridato da ogni dove che non poteva andare così che il Napoli si ricrede. Reina si ferma, Ghulam regala, Insigne inciampica, gjorghino ritrae, Higuain dopo lo sforzo estremo viene portato via dalle guardie e incarcerato…Sarri fuma… Ora la scena è pronta per l’epilogo che si aspettavano tutti e gli attori che fanno i morti in scena sono distesi e immobili.

Non parlano, non piangono, non corrono, non cantano di Un giorno in cui all’ improvviso, ora possono tirare il fiato… lasciando la scena ai veri protagonisti, pensando: Finalmente è Finita! I grandi dignitari di corte, e il Re e la Grande(sua)Signora posso ora inscenare rimpianti falsi e lacrime da coccodrillo e complimenti per la trasmissione, finche non calerà la tela e si prenderanno ogni applauso.

E noi? Per terra, al buio e in silenzio che fine faremo nella quiete del perdente? Ci Nascerá quel dubbio? Finalmente … è Finita?! Ci salverà la nostra fede? La voglia di non mollare? L’amore che brucia e ci spinge a rialzarci? Dimentichiamo già… che dipende sempre dal Regista. E allora?

E allora coraggio e avanti così e Forza Napoli e Sempre! Ci basterebbe essere gli stessi grandi attori ma in un teatro diverso, reale, futuristico, sincero, forse il Teatro dell’Assurdo?

Gabriele Toralbo

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Foto di Claudia Turrini

Per la festa della Donna la tradizione vuole che si regalino delle mimose a tutte le donne. Sicuramente sono bei fiori, colorati e profumati, sono sempre un regalo gradito. Ma perchè strapparle dagli alberi per poi vederli marcire in un vaso?

Meglio regalare delle mimose commestibili! A chi non piacciono i dolci?
Ecco il modo migliore per festeggiare la Festa della Donna

Mini mimose al profumo di limone

Ingredienti per il pan di Spagna:
230 g zucchero
225 g uova intere
135 g tuorlo
200 g farina 00
40 g di fecola di patate
Scorza di un limone grattugiata

Ingredienti per la crema pasticcera:
500 ml latte
140 g zucchero
45 g amido mais
6 tuorli d uovo
la scorza di 1 limone

Montate le uova ed i tuorli insieme allo zucchero ed alla scorza di limone, al raddoppio del volume incorporate la farina e la fecola setacciate. Infornate a 160 gradi per 25/30 minuti.

Intanto preparate la crema pasticcera: portate a bollore il latte con una scorza di limone, in una ciotola montate i tuorli con lo zucchero, poi aggiungete l’amido di mais. Versate lentamente il latte nel composto, mescolate e riportate il tutto sul fuoco, continuando sempre a mescolare fino a quando la crema si sarà addensata.
Lasciate raffreddare sia il pan di Spagna che la crema.

Preparate uno sciroppo facendo sciogliere un po di zucchero in acqua calda, potete aggiungere un liquore oppure succo di frutta per la versione alcool free.

Ricavate dalla base di pan di Spagna dei cerchi, tagliateli a 2 strati, bagnate le basi con lo sciroppo e ricoprite con uno strato di crema.  Ricoprite con l’ultimo strato di pan di spagna. Rivestite le mini mimose con un altro strato di crema e ricopritele con del pan di Spagna sbriciolato.
Buon appetito!!!!
…ogni ricorrenza, per noi donne è sempre un buon pretesto per cucinare.

Claudia Turrini

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Foto di Claudio Gervasio

Domenica sera alle ore 20. 30 si è giocata la seconda giornata di ritorno del campionato 1 divisione girone C Basket tra Vico Equense – Lokomotiv Flegrea partita da piani alti della classifica. Una bella trasferta organizzata in macchina. Sono partito insieme al mio amico alle ore 18.15 da Piazzale Tecchio Fuorigrotta per prendere l’Autostrada Napoli-Salerno in direzione Castellamare. Alle ore 19.00 abbiamo fatto una sosta all’Autogrill di Torre Annunziata per poi riprendere il cammino.

Durante il tragitto abbiamo attraversato una galleria lunga 7 km stile Traforo del Monte Bianco-Frejus come se fossimo sulle Alpi. Arrivando a destinazione ore 19.30. Durante il viaggio di ritorno iniziato a Vico Equense alle ore 22.00 abbiamo beccato un temporale sulla Salerno-Napoli all’altezza di Torre Annunziata fino all’uscita del centro Direzionale con visibilità molto ridotta. Siamo arrivati a Fuorigrotta ore 23.10.

La squadra di Coach Fiore si è schierata con questo quintetto: Narciso- Di Francia- Imparato-Conte- Marinello. Nei primi minuti si segna poco dopo 3 minuti il risultato decreta 4-3 per i locali , con la Lokomotiv che trova il canestro solo sui liberi con Marinello – Narciso. Nel corso del primo quarto i Verde Nero allungano sul 8-13 con un canestro da due di Imparato a 4.13 dal primo intervallo costringendo il Coach dei costieri a chiamare Time Out. Al ritorno sul parquet i padroni di casa provano un recupero ma Russo entrato dalla panchina ricaccia indietro Vico Equense per il 17-21. Il secondo quarto si apre con la stessa tendenza del primo con i primi canestri dopo 2.30 per il 20-21 con un break di 3-0. Verde Nero a metà del secondo quarto doppio Play con Perisano-Cipollaro entrati dalla panchina. Proprio quest’ultimo giocando da guardia trova 5 punti riportando avanti i suoi in vantaggio 23-25.

A questo punto entra in cattedra Marinello con un parziale di 0-8 grazie a due triple e ad un gioco da 3 punti non sfruttato in seguito ad una penetrazione decretando il punteggio sul 25-33 costringendo nuovamente il Coach dei costieri a chiamare un Time Out. Narciso verso la fine del primo tempo aumenta il vantaggio della Lokomotiv sul 29-40 con questo punteggio le due squadre vanno negli spogliatoi. In questi 20 minuti per i Verde Nero Marinello è stato davvero un fattore con il su 100% da tre. Al ritorno in campo Vico Equense cambia la marcatura su Marinello riuscendo a limitarlo con una zona al quadrato ( box in one defense). Perisano in apertura aumenta il massimo vantaggio per la Lokomotiv sul 33-42, subito dopo parziale di 4-0 per i costieri 37- 42 a 7.04 dal penultimo intervallo. A metà del primo quarto Imparato dà un poco di respiro ai suoi per il 37-45. Verso la fine del terzo quarto un contropiede di Conte, una stoppata e un rimbalzo di Narciso, un fallo antisportivo non sfruttato su Cipollaro chiude il parziale sul 41-49.

Nell’ultimo quarto Vico Equense inizia bene con una stoppata su Narciso a 8.30 dal termine che accende tutto il palazzetto, con l’aggiunta di un parziale di 4-0 per il 45-49. A 7.52 dalla fine della contesa Narciso segna con un tiro supplementare per il 45-52. Imparato prima della sospensione della partita per problemi al cronometro a 5.30 dal termine realizza 1/2ai liberi per il 48-53. Verso la fine del match Narciso e Cipollaro chiudono praticamente la partica sul 52-62. Nel finale per mantenere la distanza canestri in seguito alla vittoria dell’andata i padroni di casa iniziano lo stillicidio dei falli che portano il punteggio sul 55-70. Con questo successo la Lokomotiv Flegrea mantiene il primato a quota 16 punti. Grandi protagonisti della partita Marinello con il 100% da tre -Perisano con il 90% da due. Questi i parziali : (17-21),(29-40), (41-49 ), (55-70).Prossimo turno sabato 5 marzo alla Rosso Maniero Lokomotiv Flegrea –Centro Ester Barra.

Claudio Gervasio

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Foto di Claudio Gervasio

Mercoledì alle ore 17.00 si è giocata la diciasettesima giornata (4 di ritorno) tra Posillipo – Pro Recco in una Scandone deserta visto l’orario ma con la presenza del Ct della Nazionale Italiana Sandro Campagna. Nel Posillipo da notare il giallo dell’assenza di Valentino Gallo.

Il giocatore ha detto normale avvicendamento , anche se sembra che ci sia stato un diverbio dopo il derby perso con Occhiello e sia stato punito. Le due squadre si sono schierate così Posillipo: 1 Caruso, 2 Cuccovillo, 3 Marinic Kracig, 4 Foglio, 5 kikovac, 6 Russo, 7 Renzuto, 8 Briganti, 9 Buslje, 10 Saviano, 11 Dolce, 12 Iodice, 13 Negri. Pro Recco: 1 Tempesti, 2 Di Fulvio, 3 Mandic, 4 Figlioli, 5 Giorgetti, 6 Sukno, 7 Giacoppo, 8 Aicardi, 9 Figari, 10 Bodegas, 11 Fondelli, 12 Gitto, 13 Pastorino.

Prima azione ad opera della Pro Recco con un tiro di Fondelli a 7.28, in seguito la Pro Recco teneva bene in difesa, nell’azione seguente bella parata del secondo portiere della Nazionale Tommaso Negri.Ancora attacco dei Liguri, con una traversa di Di Fulvio e rete di Aicardi a 3.33 dalla fine del primo parziale . Un minuto dopo Sukno segnava lo 0-2, 20 secondi dopo Klikovac a 2.36 dalla fine accorciava le distanze 1-2. a 1.09 Negri parava ancora su Giorgetti. Il primo parziale terminava sull’1-2.

Pronti via e il Posillipo con Dolce completava la rimonta 2-2. Nel corso del parziale però la Pro Recco allungava con Sukno, Mandic e Figlioli che portavano all’intervallo lungo il punteggio sul 2-5. Il terzo quarto si apriva con il 3-5 di Buslje ma Figari sull’azione seguente ricacciava indietro il Posillipo per il 3-6 reccherino. A questo punto il Posillipo tentava di riportarsi in partita ma il tiro i Dolce veniva deviato dalla difesa e Tempesti non aveva problemi a parare. Sukno segnava ancora per il massimo vantaggio dei Pluri campioni 3-7. Dopo una controfuga sprecata dal Recco , ecco la marcatura di Renzuto per il 4-7. A questo punto il Posillipo si riversava in attacco, ma il Recco con la solita difesa non faceva nemmeno tirare il Posillipo, sull’azione seguente rete di Mandic per il 4-8. Prima dell’ultimo intervallo andavano in rete Saviano e Di Fulvio con un bel tiro dalla distanza per il 5-9 che chiudevano il penultimo parziale.

Nell’ultimo quarto la Pro Recco legittimava la sua superiorità con le marcature di Aicardi, Figlioli, Fondelli , per il Posillipo in rete Marinic Kracig per il definitivo 6-12. Questi i parziali:(1-2), (1-3), (3-4), (1-3) Alle ore 19.30 sempre in vasca è scesa la Canottieri Napoli che ha battuto per 9-7 la Pallanuoto Trieste. Per il sodalizio di Mergellina i due protagonisti sono stati Bruguljan autore di 3 reti e Mattiello con due. Questi i parziali:(3-1), (3-3), (2-2), (1-1). Alle ore 20.20 con diretta su Rai Sport è scesa in vasca in trasferta l’Acquachiara a Verona contro la Bpm Pn Sport Management un bel Match tra terza e quarta, come testimoniato dalle dichiarazioni di Ferrone dell’Acquachiara e dal capitano Andrea Razzi dei Veneti. Il primo quarto si chiudeva in perfetto equilibrio con le marcature due per parte di Petkovic e S.Luongo , le altre due reti ad opera di Razzi-Marziali.Il secondo parziale si apriva con un mini break nei primi 3 minuti per Verona per il 5-3. In seguito si andava all’intervallo lungo con il punteggio di 7-3.

Con le marcature di Coppoli-Di Somma- Deserti centro boa con molte presenza nella nazionale Italiana e Vergano. nel secondo tempo reazione dell’Acquachiara con un 2-3 grazie alle segnature 2 di Valentino G, Razzi, Lanzoni, Deserti per il 9-6. Ultimo parziale con poche reti di Coppoli,Deserti e Gitto per il definitivo 11-7 Verona. Nelle interviste di fine partita parlavano i due tecnici. Baldineti tecnico Verona iniziava nel fare i complimenti all’Acquachiara, comprendeva il rilassamento dei suoi uomini dopo aver praticamente chiuso il Match sul 7-3 con un grande pressing e si mostrava contento per la vittoria. Per l’Acquachiara parlava Roberto Brancaccio che sostituiva lo squalificato Palo De Crescenzo dichiarava che la chiave del Match è stata l’aggressività dei Veneti, soffrendo anche una delle squadre più forti in attacco del campionato. Infine aggiungeva che la sua squadra ha subito troppi goal in contropiede. Dopo questi risultati Canottieri al quarto posto con 33, Acquachiara con 32 e Posillipo con 30. Sabato 27 febbraio ci sarà proprio il Derby alla Scandone ore 16.00 tra Acquachiara-Canottieri e Posillipo che andrà a giocare in Liguria contro la Rari Nantes Sori ore 15.00.

Claudio Gervasio

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Foto di Juan Fernández

Venerdì 19 febbraio alle ore 19.30 si è disputato il derby di Pallanuoto alla piscina Scandone tra Acquachiara-Posillipo valevole per quarta giornata di ritorno con una buona cornice di pubblico circa 700 spettatori sulle gradinate. I due schieramenti Acquachiara: 1La Moglia- 2 Perez-3 Rossi – 4 Koroloija- 5 Scotti Galletta- 6 Lanzoni- 7 Marzial- 8 Ferrone- 9 Gitto- 10 S.Luongo- 11 Valentino -12 M. Luongo-13 Cicatiello. Per il Posillipo: 1 Caruso- 2 Cuccuvillo- 3 Marinic Kracig J- 4 Foglio- 5 Klikovac- 6 Briganti – 7 Renzuto- 8 Gallo- 9 Buslje- 10 Saviano- 11 Dolce- 12 Saccoia- 13 Negri.

Partiva subito bene il Posillipo provando due conclusioni di Saccoia e con una rete sbagliata clamorosamente da Klikovac. Pronta risposta dell’Acquachiara con S,Luongo ben parato da Negri, sul capovolgimento di fronte era Dolce a provarci bravo La Moglia. Partita molto bloccata dopo i primi 5 minuti 0 reti. A 2 dal termine Acquachiara in vantaggio con la rete di S.Luongo , negli ultimi minuti il Posillipo ci provava ma Dolce veniva murato dalla difesa del sodalizio di Piscinola.

Il secondo parziale si apriva con il Posillipo in attacco con un tiro di Buslje ben parato da La Moglia. A 6.08 dal termine pareggio Posillipino con con Buslje. Subito dopo Negri parava un tiro di S.luongo ripetendosi poco dopo.l Nuovo vantaggio dell’Acquachiara con Valentino a 3.41 dall’intervallo lungo. A 2.52 Valentino Firmava la sua personale doppietta per il 3-1, a 2.20 palo di Briganti per il Posillipo, in seguito Rossi e Foglio chiudevano il primo tempo sul risultato di 4-2 Acquachiara. La ripresa si apriva ancora con una bella parata di La Moglia su un tiro del Posillipo. In seguito Scotti Galletta era bravo in difesa e segnava a 5.23 dal termine la sua prima rete portando il punteggio sul 5-2 Acquachiara.

Nella parte centrale del parziale Lanzoni veniva murato dalal difesa del sodalizio di Mergellina e Negri salvava i suoi parando un tiro di S.Luongo a 3.26 dal termine dell’ultimo intervallo. A 2.54 dal termine Valentino Gallo per il Posillipo accorciava le distanze 5-3. A 2.17 dal termine del parziale S.Luongo dell’Acquachiara colpiva un palo. Nei secondi finali del terzo parziale venivasno epsulsi per proteste il Nazionale Italiano S.

Luongo e il tecnico dell’Acquachiara De Crescenzo. L’ultimo quarto si apriva con una conclusione di Perez a lato. Valentino a 6.50 dal termine del match firmava la sua personale tripletta per il 6-3, i padroni di casa nonostante l’ampio vantaggio continuavano ad attaccare colpendo un palo con Marziali a 5.40. Da sottolineare l’ottima prestazione difensiva dell’Acquachiara. Negri salvava il passivo nella parte centrale del quarto su Lanzoni Valentino. Ultima occasione per il Posillipo con un tiro di Saccoia ancora ben parato da La Moglia. Ultimi due minuti con l’Acquachiara che metteva in ghiaccio la partita ergendo ancora un grande muro vincendo il Derby con un punteggio Tennistico per 6-3. Da segnalare l’ottima partita del portiere di riserva La Moglia entrato in vasca all’ultimo momento per un infortunio occorso a Volarevic. A fine gara parlavano i due tecnici ai microfoni di Rai Sport. Occhiello f tecnico del Posillipo faceva i complimenti agli avversari, criticando anche i suoi per non aver fatto girare bene il pallone. Infine ammetteva la grande prestazione difensiva dell’Acquachiara.

De Crescenzo dichiarava di non aver visto una bella partita dal punto di vista dello spettacolo, essendo consapevole che di solito i Derby sono molto tattici e vengono giocati molto sul piano dell’agonismo. Infine aggiungeva che l’obiettivo dell’Acquachiara è centrare le final Six. Questi i parziali: (1-0),(3-2)(,1-1),(1-0). Goal in superiorità numerica 1/7 Acquachiara, Posillipo 2/7 compreso il rigore.Canottieri Napoli sconfitta nella piscina del Foro Italico contro la Vis Roma per 13-12. Per i laziali in evidenza Oneto Gomes B autore di 5 reti e Mandorlini J con 4. Per la squadra di paolo Zizza da registrare 4 reti di Brguljan e 3 reti di Di Costanzo Questi i parziali:(2-3), (5-4), (2-2), (4-3). Con questi risultati Acquachiara al quarto posto con 32 punti Canottieri quinta con 30 e Posillipo sesto con 30.Prossimo turno infrasettimanale impegno difficile alal Scandone per il Posillipo contro i Pluriscudettati della Pro Recco alle ore 17.00 mercoledì 24 febbraio ,canottieri Napoli contro Trieste ore 19.30 e Acquachiara in trasferta contro Bpm Pn Sport Management con diretta Rai Sport alle ore 20.20.

Claudio Gervasio

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Giovedì sera alle ore 20.30 si è giocata la settima giornata di ritorno tra la Mimi’s Napoli – Virtus Cassino. La compagine napoletana ieri ha giocato a Cercola cambiando ben tre palazzetti nell’arco della stagione. Con Iannone indisponibile in seguito ad un colpo subito nella gara con Isernia, Coach Di Lorenzo ha schierato questo quintetto: Berti, Martino, Parrillo, Giovanatto e Serino. Partivano forte gli azzurri con un break in apertura di 8-0 grazie a Giovanatto, Serino e Berti, primo canestro dei laziali è a opera di Lovatti da tre dopo tre minuti di gioco. La Mimi’s allungava con Martino sul più 9 12-3. Al rientro dal time Out Cassino usciva bene con un controparziale di 0-5 per il 12-8 , ma Parrillo piazzava la bomba da tre a quattro dall’intervallo per il 15-8.

La mimi’s giocava bene e finiva il primo quarto in vantaggio sul 24-16. Nel secondo quarto era Cassino ad iniziare bene con un parziale di 0-6 interrotto dalla tripla di Giovanatto , rispondeva lanes portando dopo tre minuti di gioco il punteggio sul 27-25. Nella parte centrale del quarto Villani realizzava 7 punti per l’allungo Mimi’s sul 38-31 a quattro minuti dall’intervallo lungo. Verso la fine del quarto segnavano tutte e due le squadre e Berti a 90 secondi dalla fine con una penetrazione dava il più 10 45-35 ai padroni di casa. Si andava all’intervallo lungo sul 49-40.

Il terzo quarto si apriva con la tripla di Sabbatino, Cassino rispondeva con Lanes . Si procedeva con equilibrio nella parte centrale con la squadra di Coach Di Lorenzo che manteneva il più 10 56-46. Nella parte finale meglio le difese sull’attacco e si andava all’ultimo intervallo sul 62-52. I laziali iniziavano bene l’ultimo quarto portandosi sul -2 grazie alla tripla di Dri e dalla media distanza di Castelluccia a sette minuti dalla fine. Saliva l’intensità sul parquet, botta e risposta tra Serino e Castelluccia, a metà del quarto periodo il contropiede di Villani valeva il 67-62 della Mimi’s. porta il punteggio sul a 2:40 dalla fine era sul 73-69. Serino si mostrava freddo dalla lunetta ma un nuovo minibreak di Cassino portava gli ospiti al -1 punteggio sul 75-74. La rimonta dei si completava col canestro di Liburdi a 49 secondi dalla fine che pareggiava a quota 76. A questo punto nessuna delle due squadre segnava e si andava all’overtime.

Nei primi minuti del supplementare si segnava poco, Serino faceva un canestro, rispondeva lanes, ma il lungo della squadra di Coach Di Lorenzo era costretto ad abbandonare per raggiunto limite di falli. La Virtus Cassino trovava il primo vantaggio della gara ancora ai tiri liberi con Carrizo che segnava l’80-78 a 2:20 dalla fine, Sabbatino segnava da 3 punti, Napoli recuperava palla e Villani dall’arco dei tre punti trovava il canestro del piu’4. Carrizo provava un tiro da tre senza esito, Napoli conquistava il rimbalzo e Fall segnava da sotto il canestro del più sette 87-80 a 46 secondi dalla fine. Il canestro di Berti chiudeva di fatto la partita. La Mimi’s portava a casa una splendida vittoria e saliva a 36 punti in classifica confermandosi al secondo posto mantenendo anche l’imbattibilità casalinga.

Gli azzurri torneranno in campo domenica prossima 21 febbraio alle 18,00 nel derby in trasferta con Maddaloni.

Mimi’s Napoli Basket-Virtus Cassino 89-82(24-16;49-40;62-52;76-76 )

Napoli: Spera 2, Perrella, Martino 4, Serino 18,Villani 12, Berti 18, Giovanatto 7, Sabbatino 8, Fall 3, Parrillo 11.

Cassino: Grilli 14, Castelluccia 7, Ausiello, Gonzalez, Ianes 16, Carrizo 16, Lovatti 5, Dri 15, Buono, Liburdi 7.

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Umberto Eco

Mi sveglio e leggo “è morto Umberto Eco”. Ma, mi dico, sarà l’ultima trovata di quei simpaticoni di Lercio. Vediamo come continua la battuta. E invece no, è così.

Allora ti dici ancora, non è qualcosa di spiegabile. È come se all’improvviso scomparisse il Colosseo. Non è mica possibile. O come se perdessimo la strada per arrivare agli Uffizi. Doppiamente impossibile. Dimenticare il ritornello di Volare? Siam matti?

Ma la realtà è questa e non ti resta altro che farci i conti in qualche modo. Meno male, mi dico ancora, che sono stata una pessima lettrice.

Quel Nome della Rosa lo porto dentro da tanto. Il più bel romanzo giallo mai scritto, il più bel romanzo d’amore, eh si, mai concepito. Poi i suoi saggi e articoli letti. Ma tanti altri libri giacciono impolverati sulla mia libreria e non aspettano altro che essere scoperti o riscoperti magari con maggiore determinazione. A partire da quel pendolo di Foucault sempre iniziato e mai finito.

Ci rivediamo presto caro professor Eco, ci mancherai, ma questo è scontato.

Fiorella Taddeo