Le macchiette di Carlo Alvino e della Ssc Napoli

Daspo per il tifoso che minacciò il giornalista

Le macchiette di Carlo Alvino e della Ssc Napoli

0 891

Il Mattino oggi dà notizia che per l’ex capo ultrà della curva B, Alberto Mattera, è stato disposto il Daspo: per lui cinque anni di divieto di accesso agli impianti sportivi. Non solo, ma va avanti l’inchiesta della Digos guidata dal dirigente Francesco Licheri, per le minacce al giornalista Carlo Alvino perpetrate lo scorso 6 maggio davanti allo stadio San Paolo. 

Spiace dover rilevare i comportamenti scorretti di un collega, ma il suo modo di fare è stato quantomeno discutibile. Ovviamente siamo a disposizione per ogni chiarimento. Ma nel silenzio più assoluto di troppi media è necessario darne notizia.

L’ACCADUTO. Cosa accadde quel 6 maggio prima di Napoli-Torino? La notizia ebbe rilievo nazionale (se ne occuparono dal Corriere della Sera in giù) ed è possibile ricostruirla tramite un video che dà conto prima delle minacce e poi della “macchietta” riparatoria. (POTETE RIVEDERE TUTTO L’ACCADUTO CLICCANDO QUI). Mentre Alvino è in diretta con un tifoso che parla di “spregio delle regole”, arrivano dei personaggi che gli dicono “Nunn abbusc pecché nunn abbusc” – intimandogli però di terminare la diretta televisiva nel suo consueto appuntamento su Tv Luna. Dopo pochi minuti la trasmissione riprende con un Alvino abbracciato (stretto in una morsa?) tra i due ultrà i quali inscenano una “macchietta” dicendo che si era trattato solo di uno scherzo. Alvino si mostra pure sorridente e fa battute. Erano i giorni in cui il giornalista iniziava a fare da pupillo della comunicazione del Calcio Napoli ottenendo notizie e interviste dalla società azzurra, consuetudine ancora in corso, proseguita poi lo scorso maggio con l’intervista di Alvino a De Laurentiis registrata negli uffici della Filmauro dopo l’ingaggio di Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. 

articolo alvinoLA PROCURA. Nonostante il teatrale video riparatorio, gli uomini delle forze dell’ordine vogliono vederci chiaro. La Procura di Napoli apre un procedimento a carico degli ultrà che avevano minacciato Alvino. Scrive la Procura: “IL SECONDO FILMATO OFFRE IN MODO EVIDENTE UNA MACCHIETTISTICA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA ANCHE E SOPRATTUTTO ALLA LUCE DELLA STESSA DISPONIBILITA’ DELLA PERSONA OFFESA O DEL TIMORE REVERENZIALE MANIFESTATO DA ALVINO VERSO QUELLA FRANGIA DEL TIFO ORGANIZZATO”. L’iniziativa della Procura partenopea si è conclusa intanto con la decisione di spiccare un Daspo ai danni del capo-ultrà che aveva minacciato Alvino. Aggiungo che io stesso ho avvistato Mattera nei pressi del San Paolo, all’esterno della curva B, in occasione della prima partita stagionale giocata a Fuorigrotta dal Napoli contro il Milan. Alla prossima immaginiamo che il capo-ultrà non potrà accedere all’impianto.

daspo a tifoso

L’OPPORTUNITA’. Perché la ricostruzione della vicenda? Qualcuno potrà pensare che il sottoscritto sia animato da sentimenti ostili nei confronti di Carlo Alvino, ma non è così. Appena venne diffuso il video delle minacce subite dal giornalista di Tv Luna, immediatamente, per quello che può servire, scrissi un inequivocabile tweet: “Solidarietà massima al collega Carlo Alvino. Questa gente di merda è il male della nostra terra e dei nostri stadi. Spero intervengano presto le forze le dell’ordine per assicurare alla giustizia chi vuole chiudere microfoni e telecamere con le minacce. #Legalità in campo e fuori”. E’ evidente che non c’è alcun motivo personale per rimarcare questa vicenda, solo il rispetto della legge e, magari, dei doveri professionali a cui è tenuto un giornalista. Se un collega viene minacciato io sto con lui, siamo all’ABC. Le autorità hanno fatto il loro dovere, Alvino invece – che non risulta abbia denunciato le minacce subite – ha invece inscenato una “macchietta”, come scrive la Procura, temendo ritorsioni.

tweet alvinoLA DEONTOLOGIA. Tutto questo è avvenuto nel silenzio più totale dei media, degli organi di categoria del giornalismo, ma soprattutto con la totale disponibilità del Calcio Napoli a concedere interviste esclusive ad un giornalista che per la Procura di Napoli inscena “macchiette” con chi lo minaccia. Un comportamento grave da parte del giornalista, ma pure della SSC Napoli e del suo presidente che ha praticamente promosso Alvino ad house organ della propria comunicazione concedendo esclusive ed interviste. Tutto questo in un’estate in cui lo stesso De Laurentiis ha tuonato contro la stampa in quella pessima rubrica denominata “Vero o falso”. Non solo, ma lo stesso Alvino si è spesso messo sul piedistallo volendo impartire lezioni ai colleghi sportivi su deontologia e professionalità. Le comiche! Una società che poi – per altri versi – ha avuto l’enorme merito (a differenza di altri club che trattavano con personaggi vicini alla ‘ndrangheta) di aver reciso ogni rapporto con le frange estreme del tifo anch’esse troppo spesso collegate alla malavita organizzata.

IL CASO CHIARIELLO. Nel frattempo, una decina di giorni fa, De Laurentiis ha avuto pure l’ardire di minacciare azioni legali contro Umberto Chiariello, un professionista esemplare che da oltre 20 anni conduce una godibile trasmissione su Canale 21. Un professionista, Chiariello (CHE NON CONOSCO PERSONALMENTE), il quale da buon giornalista critica la società quando c’è da criticarla e la loda quando c’è da lodarla (spesso attirandosi insulti e minacce di chi lo accusa di “papponismo” – proprio come spesso accade pure a noi). La libertà di Chiariello lo aveva spinto persino a scrivere una lettera al presidente in cui spiegava le sue ragioni per l’acquisto-sogno di Cavani. Circostanza che deve aver dato fastidio. Una innocente lettera da tifoso, scritta da un uomo esemplare, dà fastidio. Non dà fastidio alla società invece che il giornalista-pupillo insceni macchiette con personaggi discutibili e non denunci – come sarebbe tenuto a fare – le minacce subite.  Una società che – ripetiamo – ha sempre invece tenuto la barra dritta sul rispetto della legalità.

Per professione non mi occupo di sport che resta una passione a cui dedico i miei tempi da tifoso anche su questo blog. Per professione scrivo di migranti, terrorismo, politica estera soprattutto e, spesso, confrontandomi con le autorità che presiedono l’ordine pubblico. Autorità di cui ho stima e fiducia potendo osservare quotidianamente la dedizione e i sacrifici che mettono per tenere al sicuro i cittadini.  Ho avuto anch’io la mia quota d’attenzione proprio su questioni sportive per un infelice post su Facebook – come ne posso scrivere tanti e ne può scrivere chiunque – pubblicato sulla mia bacheca privata e non nell’esercizio della mia professione. Nonostante le cattiverie subite, me le sono fatte scivolare addosso, sicuro della mia nettezza morale e professionale. Perché il giornalista si fa, non si è, e la professione la si esercita nei luoghi predisposti. Ma lasciamo stare.

Ora, in un momento in cui il malcontento verso De Laurentiis è forte, ma sempre per questioni futili come i prezzi dei biglietti, ci chiediamo come mai si generano decine di polemiche per ragioni inutili e non per argomenti più seri. Le discussioni si generano contro una società che non è mai stata grande come adesso (fatta eccezione per 4/5 anni maradoniani), che con questa gestione ha ottenuto risultati eccellenti fino a portare sulla propria panchina uno degli allenatori più titolati della storia. Si fanno critiche con una sproporzione enorme tra la realtà dei risultati e le piccole pecche che possono essere avvenute nel corso di questi anni. Pecche che vanno rilevate, ma forse con livori più soffusi rispetto a questa percezione di odio verso De Laurentiis che si avverte in città.

Poi, invece, nessuno fa notare che la società concede ampi spazi ed opportunità ad un giornalista che non avrebbe avuto il coraggio di denunciare delle violenze e che, anzi, si presta persino a inscenare macchiette insieme a loro. I video sono inequivocabili, potete giudicare autonomamente. Non solo, ma il signore in questione spesso dà pure lezioni di comportamento e professionalità. E vabbè, per dirla con il nuovo vate della stampa napoletana: è fesseria ‘e café! “Steveme pazzianno”. 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

NO COMMENTS

Leave a Reply