Amo Sarri, ma la porta sbattuta in faccia se l’è cercata

Come con il Real Madrid

Amo Sarri, ma la porta sbattuta in faccia se l’è cercata

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Uscii dallo stadio con il sorriso negli occhi, sulla pelle, nel cuore. Eppure avevamo perso. E non mi era mai successo prima. 

Se c’è una partita che più di tutte mi ha fatto innamorare di Maurizio Sarri è stata la gara di ritorno di Champions contro il Real Madrid. Perdemmo 3-1, ma io Sergio Ramos, Carvajal e Marcelo buttare la palla in fallo laterale per paura di perderla non li avevo visti mai. Quella notte il Napoli giocò probabilmente il più grande primo tempo della sua storia, almeno a mia memoria. Un ritmo indiavolato che per questioni di congiunzioni astrali non consentì la grande impresa della remuntada. 

Uscii dallo stadio con le lacrime felici agli occhi. Certo, avevo visto anche un grande Real Madrid. Kroos, Modric, Ramos, Marcelo, Ronaldo che quando calciavano il pallone faceva un suono che al San Paolo non si sentiva da tempo. Avevo visto il Grande Calcio, ma pure l’idea matta e irripetibile di battere quei fenomeni grazie alla Grande Bellezza. Una gara che mi resterà dentro più del tiki-taka vertical a cui abbiamo assistito per tre anni. Un calcio irripetibile di cui dobbiamo rendere grazie a Maurizio Sarri. Io un Napoli così bello non l’ho visto mai nemmeno quando c’era Lui. 

Eppure, nonostante l’immensa gratitudine che porto a Sarri, io sono felicissimo non solo che sia stato sollevato dall’incarico, ma soprattutto per il modo con cui l’ha fatto Aurelio De Laurentiis. Lo ha spiazzato, gli ha sbattuto una porta in faccia e lo ha fatto pure con eleganza rilanciando quel tweet in cui il presidente ringraziava l’allenatore per il lavoro svolto. Perché Sarri, tra tanti pregi, ha avuto il difetto enorme di non saper essere professionale e di non aver avuto rispetto per la società che pure gli ha consentito un’ascesa verticale dal calcio di provincia a quello internazionale. 

Cosa è successo tra Aurelio e Maurizio lo chiarirà il tempo. Non mi sorprenderei se a breve cominciassero gli scambi di battute, i veleni incrociati, le accuse reciproche. Ma Maurizio Sarri ha scelto il modo peggiore per farsi mandare via dal Napoli non mostrando rispetto per la propria società.

“Aurelio ha detto che il tempo è scaduto? Vabbè mi darà qualche altro giorno”, oppure “Molti giocatori del Napoli hanno clausole rescissorie abbordabili e noi non andremo a prendere giocatori dal Barcellona”. Dichiarazioni che sono state la delegittimazione continua di una società che da 14 anni ha invece dimostrato di saper programmare e di restare ad altissimi livelli pur non avendo un fatturato strutturale paragonabile a diverse squadre italiane e inavvicinabile a quelli internazionali. Non ha avuto rispetto Sarri per una squadra che già diversi anni fa fu in grado di acquistare in una sola sessione tre giocatori dal Real Madrid. 

Così come Sarri non ha avuto rispetto del Napoli e soprattutto di sé stesso quando perse la gara d’andata al San Paolo contro la Juve e dichiarò che i bianconeri avevano vinto perché avevano Higuain. Dopo 2 anni in cui aveva trovato Mertens segnare gli stessi gol dell’argentino, Sarri ancora rimpiangeva la miglior cessione della storia del Napoli. Un controcanto continuo verso la società, alimentando quel “papponismo” che oggi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, viene completamente annichilito. 

C’è un’altra dichiarazione di Sarri che non mi è andata giù. Se n’è parlato poco perché poi il Napoli riuscì a vincere quella che poteva essere la partita più importante della stagione. Prima di Juve-Napoli al mister fu chiesto se credeva nello scudetto. La sua risposta fu imbarazzante: “La società ha già raggiunto l’obiettivo della Champions, Aurelio non ha messo il premio scudetto quindi vuol dire che non era un obiettivo”. Ora trovate voi nella storia del calcio un allenatore che parla così della propria società, tanto più alla vigilia di una partita fondamentale. Ancora una volta parole per delegittimare il proprio presidente. Probabilmente una persona più istintiva lo avrebbe già esonerato dopo quelle parole inconcepibili.

Parole per far passare l’immagine del Sarri fenomeno che “friggeva il pesce con l’acqua” e del presidente avido sfruttatore, Pappone. Una narrazione che va assai in voga in città, peccato sia sistematicamente smentita dai fatti. Sarri è un grandissimo allenatore, ma il suo calcio ha potuto nutrirsi della classe di Insigne, delle geometrie di Hamsik, della forza rude di Koulibaly, del quoziente intellettivo fuori dalla media di Albiol, dei cambi di passo di Zielinski, dell’applicazione di Callejon… Eccetera eccetera. Perché il Napoli è una signora squadra a cui Sarri ha dato un gioco meraviglioso, ma gli interpreti sono e restano di altissimo livello. Sarri non è Mazzarri che ha portato il Napoli in Champions con Grava, Aronica, Cannavaro, Pazienza e Gargano. 

Con il suo attendismo nel dare una risposta al presidente, Sarri ha fatto capire di non credere al progetto Napoli. Chissà se si è montato la testa o se ci sono altre ragioni alla base di quelle sue non risposte. Eppure, in maniera paradossale, quel progetto Napoli è diventato stretto per Sarri, ma appetibile per un allenatore che ha vinto TUTTO come Carlo Ancelotti. 

A Maurizio Sarri dobbiamo tanto, un grazie enorme per tutta la bellezza che ci ha donato. Ma l’impressione è che abbia fatto come quella sera con il Real. Ha giocato un primo tempo fantastico, poi ha fatto due cazzate e ha preso gol da calcio d’angolo. L’ultima cazzata quella di aver tenuto fuori il capitano Christian Maggio in quella che doveva essere la sua partita d’addio contro il Crotone. Una piccolezza che però ha reso odiose le manie di questo allenatore anche ai suoi più strenui ammiratori. A me personalmente è un gesto che ha fatto, senza giri di parole, schifo. Uno schifo umano. 

A 60 anni Maurizio Sarri è fuori tempo per apprendere lezioni. Forse non cambierà. A me dispiace molto perché il rapporto con questa squadra e questa città poteva continuare fino all’eternità. Ma è stato Sarri a mettersi fuori dal Napoli con i suoi atteggiamenti dimenticando di essere dipendente di una società, non dei tifosi. Poi è molto facile lavorare a Napoli dove se si va bene il merito è dell’allenatore, se si va male la colpa è del presidente. 

Ringrazio Sarri per il più bel calcio mai visto. Mi spiace moltissimo per i suoi limiti caratteriali. Ecco perché non lo rimpiangerò. Io sono tifoso del Napoli, gli uomini passano, la maglia resta. Chissà però che quello con il Comandante, invece che un addio, possa essere un arrivederci.

Valentino Di Giacomo   

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