Con Ancelotti il Napoli del progetto è ormai nudo. Ora conterà solo...

Dall'estetica al resultadismo

Con Ancelotti il Napoli del progetto è ormai nudo. Ora conterà solo il risultato

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Dall’estetica al resultadismo. Il passaggio di consegne da Sarri ad Ancelotti altro non è che questo. Con l’arrivo di Sarri il Napoli puntava una piccola posta, come in una scommessa, sul proprio futuro. Con Ancelotti no, scompare il mesotes, la mezza misura. La pressione del risultato sarà la protagonista assoluta della scena come a Napoli è avvenuto forse solo 30 anni fa. Nessuna romanzata letteraria sul Comandante che guida le truppe per la presa del Palazzo, niente cliché del figlio di operai dell’Italisder di Bagnoli, dell’allenatore in tuta ex agente di cambio, la parolaccia, l’insulto, il lamento, l’inchino. Napoli passa dall’oleografia del Vesuvio e della pizza alla realtà, quella di tutti i giorni. Quella del parcheggiatore abusivo, della fila alle poste, dei conti a fine mese. E i conti saranno fatti e non ci sarà margine di errore. O tutto o niente.
Assumendo Ancelotti, De Laurentiis compie il più alto rischio d’impresa mai fatto. Stavolta ha deciso di far saltare il banco, prendere Carletto è come sbattere tutte le fiches sul tavolo da poker chiamando “la resta”. Anche al Texas Hold’em quando si va in all-in o si è abili bluffatori oppure devi avere un punto congruo per andarti a giocare tutto. Ora il Napoli si gioca tutto perché si gioca a vincere. Il progetto non c’è più, è nudo, l’unico che può coprirlo adesso è il risultato. Non più giochi di parole, di prospettive, tattiche verbali. Si gioca a vincere. E in una città come Napoli nulla è peggio dello sberleffo di chi alla domenica va in giro con l’abito della festa esibendo però le scarpe sporche. Non si guarda alla cravatta ben abbinata con la pochette o la camicia ben stirata. Tutti guarderanno la polvere sulle scarpe. O sei lazzaro o sei nobile di sangue purissimo e vai in carrozza. La mezza misura non esiste. Se ne sarà accorto De Laurentiis che dopo 14 anni di conduzione STREPITOSA del club viene ancora additato come “Pappone” per i suoi modi da parvenu.
Quel “Pappone”, stanco di essere preso per il culo dai tifosi, ma pure dallo stesso Sarri sul “Non prenderemo calciatori dal Barcellona”, vuole sbattere in faccia alla piazza la sua sete di vittoria. E ora saranno in tanti a salire sul carro, gli stessi saranno pronti a rinfacciargli l’azzardo al primo passo falso. Napoli è così e Sarri lo aveva capito più e meglio di Aurelio: il popolo ti vuole come loro, vuole sentirsi dire quello che pensa e vuole essere tenuto in considerazione. De Laurentiis invece – Vivaddio! – se ne fotte. Un Ferlaino, ad esempio, avrebbe tenuto Lavezzi a Napoli fino a 44 anni esibendolo a “erede di Maradona”, “scugnizzo figlio della Patria”. Aurelio no. Il Pocho lo ha venduto per tempo incassando i soldi che gli sono poi serviti per mettere mattoni al suo progetto.
Ora il progetto non esiste più. A Carletto non verrà perdonato nulla. Meno che a Benitez che, pur se un allenatore di degno pedigree, non aveva i mezzi per “dovere vincere”. Ecco perché, ora più che mai, il Napoli dovrebbe cominciare a sapersi strutturare meglio per proteggere il suo investimento. Un team manager, uno staff comunicazione capace di orientare l’agenda setting soprattutto.
De Laurentiis ha mandato via un allenatore che per tre anni consecutivi ha fatto il record di punti, lo ha sostituito con uno dei coach più vincenti in Europa. Non si va tanto lontano dalla realtà se si dice che il Napoli ha preso se non il Messi o il Ronaldo degli allenatori, qualcosa che gli si avvicina molto.
Non è più il Napoli adolescente di Sarri, stavolta sarà il Napoli ormai fattosi “uomo” di Ancelotti. E quando si diventa uomini cominciano insieme pure le responsabilità con affitti e bollette da pagare.
Non sono stato mazzarriano, non rafaelita, non sarrista. Non sarò Ancelottiano. Sono tifoso del Napoli. Mazzarri ha ottenuto risultati enormemente più alti dei mezzi a sua disposizione. Benitez ha portato calciatori di altissimo livello ed una mentalità europea. Sarri un gioco meraviglioso, unico, forse irripetibile. I tre predecessori di Ancelotti erano però ancorati ad un progetto di crescita. Ora il margine di quella crescita è arrivato al suo spazio minimo. Resta solo il passo successivo: vincere. Ecco perché sono enormemente felice dell’arrivo di Ancelotti, ma sono al contempo molto molto curioso di vedere le reazioni della piazza alle prime avvisaglie di crisi. Il rischio è tutto qui. Tutti dimenticano, purtroppo, che il Napoli non è finito con Lavezzi, Cavani, Higuain o Sarri e non finirà neppure dopo Ancelotti.
Poi, per parlare di Sarri – che personalmente mi è piaciuto molto molto poco per come ha immaturamente deciso di chiudere la sua avventura – ci sarà tempo. Ora, forza Carletto! Ma soprattutto forza Napoli. Vincere da oggi diventa un po’ più importante rispetto a ieri. Ce ne accorgeremo presto. 

Valentino Di Giacomo

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