L’insostenibile silenzio di Aurelio

Nessuna parola su Orsato

L’insostenibile silenzio di Aurelio

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Sono trascorse 48 ore dalla farsa di San Siro, 24 dalla gara di Firenze. Ancora adesso la SSC Napoli non ha espresso una posizione sull’arbitraggio di Orsato a Milano che ha finito, inevitabilmente, per cucire ormai quasi certamente lo scudetto nuovamente sulle maglie juventine. 

Un atteggiamento, quello della società, che mostra ancora una volta la totale distonia del club con la città, un popolo giustamente indignato per quanto ha visto. Nel dopo-partita l’unico che ha parlato è stato Sarri, allenatore che ormai si è capito essere al capolinea con i colori azzurri (e chi glielo fa fare di bruciarsi una carriera per colori non più suoi – e non è una critica). Mentre tutti i tifosi ancora si chiedono dove sia l’acquisto di gennaio, lo stadio o l’inutile scugnizzeria, non ci si rende che i GUAI del Napoli gestione-De Laurentiis sono altri. Manca un team-manager capace di andare davanti alle telecamere ed esprimere in maniera terza le posizioni della società, manca un ufficio stampa autonomo, di alto livello. Al tempo del web sarebbe bastato pubblicare sui canali social ufficiali lo screen-shot del fallo di Pjanic. Anche senza commenti o analisi. Le immagini sono evidenti, parlano da sole. Invece ci si è chiusi in un incomprensibile silenzio, un silenzio assordante perché denota il totale disinteresse della società verso i sentimenti dei tifosi. Sentimenti di chi giustamente si sente defraudato. 

Mettiamo in fila le cose. Tanti sono i video che sono girati sulla rete: facciamo pulizia, così da non passare per vittimisti. Il video in cui Tagliavento viene accusato di dire “Nel recupero vinciamo” è evidente sia “Che recupero facciamo”, tra l’altro le immagini sono prese nel primo tempo. Il video post-partita di Allegri con Tagliavento ci può stare se è l’allenatore a dire all’arbitro di “essere stato bravo”. Anche se a noi queste cose – dopo tutte le contiguità tra arbitri e Juve visti in passato – non piacciono molto.

Veniamo alle cose serie invece: Vecino non poteva essere più espulso nel momento in cui Orsato aveva valutato da giallo l’intervento. Secondo il protocollo Var – basta leggerlo – non si può cambiare una decisione almeno che non sia “chiara”. E l’espulsione era quantomeno interpretabile. Magari legittima, ma non con l’intervento del Var. Sull’episodio abbiamo poi assistito dopo 30 anni ad una nuova “Monetina di Alemao” (che ricordiamo ai più fessi non fu decisiva per l’assegnazione dello scudetto al Napoli). Vecino prende con i tacchetti la tibia di Mandzukic, non la caviglia del giocatore juventino. Quando Mandzukic toglie il calzerotto si vede che sulla caviglia ha una ferita già medicata, con dei punti già suturati e un cerotto che era già presente. Lui toglie la medicazione per far sembrare quel taglio pregresso il segno dell’intervento di Vecino. La cosa più divertente è che la foto della caviglia, che MAI viene colpita da Vecino, è stata postata pure sui social dal giocatore. Una presa per il culo, non ci sono altre parole.

E poi c’è la mancata espulsione di Pjanic, l’episodio più grave di tutti. Tanto più che appena un anno fa lo stesso Orsato per un’entrata simile del torinese Baselli proprio su Pjanic, con molta insensibilità ed un bidone al posto del cuore, non si fece troppi problemi nel mostrare il secondo giallo al giocatore granata. Stavolta invece si è scelta la strada della sensibilità. 

Magari la Juve avrebbe vinto lo stesso contro l’Inter e il Napoli avrebbe comunque fornito la sua scialba prestazione contro la Fiorentina. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma i dubbi restano. Forti. Ci sarebbe piaciuto, almeno per una volta, avere la soddisfazione di alzarci in piedi e dire ai juventini “Bravi, siete stati più forti, avete meritato voi”. Ma ancora una volta non sarà così. Non perché noi siamo anti-sportivi, il Milan 30 anni fa incassò applausi e lacrime dai napoletani quando venne a prendersi lo scudetto al San Paolo. Noi lo sport sappiamo cos’è. 

Del campionato del Napoli resta solo un episodio realmente dubbio a favore dal punto di vista arbitrale. Paradossalmente riguarda ancora Mazzoleni, il quale nella partita casalinga contro il Bologna assegnò un rigore “generoso” per una spintarella su Callejon. Una partita che il Napoli meritava di vincere e che avrebbe probabilmente comunque vinto. Il celebre “MertensACrotone” non è un chiaro errore, ma un’interpretazione legittima. Basta, il Napoli non ha avuto altri favoritismi.  

Del campionato della Juve resterà un rigore inventato all’ultimo minuto per un fallo di mano di Petagna, rigore poi sbagliato per volontà divina da Dybala. Resterà ancora il fallo di braccio apertissimo di Bernardeschi a Cagliari, resterà l’entrata di Benatia su Leiva contro una Lazio che di sicuro non meritava di perdere. Vado a memoria e ricordo questi fatti. Sono episodi che avrebbero cambiato un campionato. Magari me ne ricorderete altri. Ma questi mi sembrano i più netti. 

Lo scriviamo anche per smentire la famosa litania sugli “errori che si compensano”. Di tutti gli altri ce ne saremmo fatti e ce ne siamo fatti una ragione, ma della mancata espulsione di Pjanic non ce la faremo mai a comprenderla. E’ qualcosa di troppo evidente, da non passare per un caso di malafede. 

Il motto di quest’anno è stato FinoAlPalazzo. Non è vero, non ce l’abbiamo fatta, ha vinto il Palazzo. E – lo diciamo chiaramente – ha vinto il Palazzo e non la Juve. Quella è stata surclassata a Torino, al di là del risultato. Una squadra che gioca un calcio, perdonate il termine ma non esistono altri più azzeccati, di MERDA. Una Juve vomitevole per un campionato intero che riusciva a vincere partite solo grazie a spunti individuali. 

E ora, da Madrid in poi, non potete manco appellarvi a dire che siamo i soliti vittimisti. Avete fatto figure di merda in mondovisione tra “Bidoni” “Stupri” “Fruttini” e “Sprite”. Avete fatto un bordello per un rigore netto, come netto era il fallo di Koulibaly su Simeone. Era da ultimo uomo, andava espulso. Vedete, noi non ci appelliamo. Anche se quella gara di Firenze non si è mai giocata perché i ragazzi nostri straordinari non sono dei robot. Ecco, loro al posto del cuore, non tengono il bidone della munnezza. 

Un campionato di cui si può dire solo grazie a tutti. Al presidente, a Giuntoli, a Sarri e quei fantastici ragazzi. Certo, i complimenti sarebbero stati più calorosi se almeno per una volta De Laurentiis, non per fare il masaniello, ma per empatia nei confronti dei suoi tifosi, avesse detto una parola. Nel caso, caro Aurelio, sei sempre in tempo. Se non sei contro il sistema ne fai parte. E, se ci pensi bene, sto sistema sta prendendo per il culo non solo noi che mangiamo sprite e pop-corn sugli spalti, ma pure a te. 

Valentino Di Giacomo

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