Le 10 pizzerie migliori di Napoli

Le 10 pizzerie migliori di Napoli

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Il Ragguaglio al Corso Europa – forse siamo di fronte a chi ha realmente riscritto il concetto di pizza, massima attenzione alle materie prime dalle farine alle acque degli impasti e a tutti i processi di lievitazione. I condimenti della pizza sono tutti ultra selezionati in base a stagionalità e km 0. Sono tutti prodotti DOP, DOCG e presidi slow food, in ogni pizza i sapori non sono mai affidati al caso ma studiati attentamente per garantire la massima esperienza di gusto al cliente. Comodissima anche la possibilità di rateizzare il costo della cena, anche senza busta paga.

“I Masnadieri” al Borgo Marinaro – pizzeria a tema che cerca di essere quanto più possibile fedele alla tradizione, la location accogliente, nella splendida cornice del borgo marinaro. Il menù è molto varie e scritto in Napoletano del di fine ‘800 offre una vasta scelta di pizza, anche complesso, ma che non si discostano mai dalla tradizione. Particolarmente interessanti sono le pizze di mare, che a molti fanno storcere il naso ma vi possiamo assicurare che un morso della Clandestina (Datteri di mare a crudo, bottarga di delfino e polpa di riccio della Gaiola) vi faranno ricredere, un morso ha il sapore del paradiso.

Rafiuluccio a Forcella – il menù più breve del mondo, da Rafiluccio, storico locale che non ha mai rinnovato dalla sua apertura, è infatti possibile chiedere solo ed esclusivamente la Marinara. non ci sono tavoli, non ci sono piatti, non ci sono posate, c’è solo l’ormai famosissimo bancone di tufo che trasforma il più semplice dei piatti in qualcosa di unico. La porosità del tufo su cui viene poggiata la pizza appena sfornata assorbe l’umidità in eccesso della pizza e regola immediatamente la temperatura, il bancone in tufo è carico poi del sapore delle decine di miliardi di pizze che ha sorretto negli anni e regala alla marinara di Fafiluccio un sapore unico.
Si racconta che nel dopoguerra gli scugnizzi del quartiere andassero a fare quella che è diventata la proverbiale zucata: non potendosi permettere la pizza appoggivana la bocca sul bancone di tufo e aspiravano forte, tornando a casa con il sapore di pizza in bocca, qualcuno, quando non c’è molto folla ancora adesso chiede a Carmeniello di farsi una bella zucata.

Pizzeria Storica “Frondi” ai Gradoni di Chiaia: immaginate un re che indossa abiti comuni ed esce di nascosto da una porta secondaria del palazzo reale, utilizzata di solito dalla servitù, e che senza farsi riconoscere ama andare in giro per la gloriosa e splendida capitale del suo regno. Questo re inizia a frequentare una pizzeria, ama l’ambiente, ama l’ammuina, ama ascoltare il popolo e si diverte a sentire i commenti su di lui. Il re diventa cliente fisso del pizzaiolo Ferdinando Frondi e un giorno decide di rivelargli la verità “Ferdinà, vi chiamate comm’a me, mercoledì venite a palazzo a cucinare per me e mia moglie. Il pizzaiolo, pensò a uno scherzo, ma cambiò idea quando quel mercoledì si trovò davanti un cocchio con gli stemmi Borbonici.
Nelle cucine gli misero a disposizione il meglio dei prodotti locali e così il buon pizzaiolo con le spogne di Tramonti (il famoso grano premiato all’Expo di Parigi), con il Jamon Cocido come omaggio alla spagna e la Panna fresca dei monti lattari creò la pizza Lucia, dedicata alla “Regina” (il virgolettato è d’obbligo). Oggi un pronipote di Ferdinando può raccontarvi questa storia indicando i documenti con tanto di sigillo borbonico incorniciati sulle pareti di pizzeria che testimoniano quanto sia tutto vero. La Lucia è forse la più napoletana delle pizze, anche se il revisionismo risorgimentale ha voluto ribattezzarla, mimosa. Un’esperienza che ogni Napoletano deve fare.

La Grotticcella a Cavalleggeri – I primi documenti sulla pizza parlano di lievitazioni estremamente lunghe in ambienti scuri e protetti, per questo l’equipe di pizzaioli della Groticella, forti della location estremamente suggestiva e con caratteristiche uniche, usano una vecchia cava di piperno sul costone della collina di Posillipo come camera di lievitazione. L’impasto, fatto con farine di grani antichi selezionati e miscelati in loco, viene fatto lievitare per circa 25 giorni (22 in estate) e i panetti per circa 35 giorni, sempre all’interno della cava. Il risultato ha qualcosa di magico, l’impasto diventa letteralmente una nuvola, nei 90 secondi di cottura il cornicione si alza “A canotto” creando un’alveolatura che si scioglie in bocca.

Da Ambrogio alla Sanità – “Milano è piena di napoletani che fanno le pizze, perchè non può esserci un milanese che fa le pizze a Napoli” provate a fare un gioco, andate alla Sanità e fermatevi a mangiare da Ambrogio, senza pregiudizi. Sfido chiunque a dire che quella pizza è stata fatta da un milanese, tanto bravo quanto ironico Ambrogio è diventato un vero talebano della tradizione Napoletana ed è forse il più fedele agli standard dei pizzaioli di Napoli. Da provare la “Pizza alla Milanese”, unica eccentricità di un rigorosissimo menù, una cotoletta alla milanese impanata nell’impasto della pizza cotta prima al forno e poi fritta, la testimonianza che Napoli e Milano insieme possono fare qualcosa di buono.

Sconciglio, Bauhaus della pizza ai decumani –