L’arte del Pizzaiuolo e il riconoscimento alla cultura Napoletana

L’arte del Pizzaiuolo e il riconoscimento alla cultura Napoletana

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Foto di Daniela Vladimirova https://www.flickr.com/photos/danielavladimirova/

Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità.

Non sono parole mie ma è come se le fossero, così l’unesco dichiara L’arte del pizzaiolo napoletano,  patrimonio culturale dell’Umanità, un riconoscimento importante per tanti motivi, un riconoscimento che sarebbe sbagliato, inutile e controproducente limitare alla pizza.

Ho sempre sostenuto l’importanza del cibo come metodo al pari di letteratura, lingua, musica e tutte le espressioni artistiche e intellettuali per comprendere e conoscere un popolo e al livello universale la pizza ne è un paradigma.

La pizza è stata codificata, studiata, la pizza è cresciuta, si è evoluta, è cambiata, la pizza si è diffuso in tutto il mondo, è stata stuprata, destrutturata, modificata e violentata in ogni modo eppure la pizza napoletana è sempre qua, è sempre la stessa e rimane oggi come ieri il lusso che chiunque si può permettere, lo sfizio che chiunque si può togliere, il comfort food per antonomasia, il complesso capolavoro che nella sua meravigliose semplicità e geniale equilibrio regala un sorriso a chiunque.

In un periodo di “guerra” fra pizzaioli che fra esagerazioni tecniche, studi su farine e impasti, guerra sui prodotti, in un periodo in cui tutto il mondo che racconta la pizza a volte si sofferma su dettagli da “piccolo chimico” più che sulla sostanza questo riconoscimento riporta “L’arte dei pizzaioli” al centro riporta la cultura della pizza un gradino sopra la ricetta e la preparazione. Canotti e ruote di carretta, bighe e licoli, idratazione eleveatissima e lievitazioni lunghissime per un momento passano in secondo piano, sono percorsi che raccontano un’arte unica, sono strade che tutti i meravigliosi artigiani della pizza decidono di percorrere a seconda della formazione, tradizione familiare, esperienza e sperimentazione per portarci un prodotto che come un pastore di San Gregorio Armeno, come una Porcellana di Capodimente è un’opera d’arte e di ingegno che solo qui, solo a Napoli e solo secondo quelle regole che la tradizione ha tramandato possono essere apprezzate.

Già, perchè l’arte del pizzaiolo, come giustamente specifica l’Unesco, è fatta di canzoni, è fatta di quel teatro che si crea dietro al bancone, è fatta di parole, è fatta di quella socialità che, mai come questa è il caso di dire, “solo a Napoli” si può trovare, e l’arte del pizzaiolo va oltre l’impasto, va oltre la pizza, l’arte del pizzaiolo comprende quella magia che trasforma trasforma la pizzeria da luogo di ristorazione a luogo di felicità, ed è sostanzialmente questo che la rende unica.

I nostri complimenti e tutti quei pizzaioli, che da oggi potremo ufficialmente chiamare artisti, che hanno regalato questo ulteriore momento di orgoglio a Napoli, un ulteriore elogio a chi ha dato a Napoli grande prestigio e al mondo la sua parola più famosa.

 

Paolo Sindaco Russo

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