Metamorfosi a Caivano

Metamorfosi a Caivano

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Franz Kafka, by Robert Crumb, all rights reserved

– Ci sarebbe da capire che tipo di strategia adottare prima di chiamare i giornalisti – suggerisce l’avvocato – e poi, insomma, è davvero certa di quello che ha visto? –
Lei sta provando ad articolare una risposta, ma è assalita dall’ennesima ondata di lacrime. Bisbigliano. Eppure Benito Annunziata, dal fresco della sua camera da letto riesce sentire ogni fruscio, ogni respiro, fino alla goccia di sudore che attraversa la fronte di sua moglie, Matilde, che prova ad affrontare l’imprevedibile coi mezzi che ha.
L’ avvocato, in cucina con lei, avanza di qualche centimetro per occupare il suo campo visivo.
– Bisogna gestire l’effetto sorpresa. Tutto quello che uscirà da quella stanza, ogni brandello o anteprima del tesoro che c’è lì dentro dovrà essere venduto a peso d’oro. –
Il suo campo sensoriale si è allargato. Riesce a sentire le vibrazioni della strada, la vicina che sale le scale. L’odore del caffè del ragazzo al primo piano, il suo ciabattare indolente.
Ma non riesce a divincolarsi.
La stessa metamorfosi che l’ha fatto risvegliare, dopo una notte di sogni indigesti, in un disgustoso mostriciattolo violaceo, l’ha imprigionato nel suo stesso letto, con la gabbia toracica che si è allargata a dismisura incuneandosi nel materasso.
– …come farò? – farfuglia Matilde – Ho solo questa casa che non vale più niente. Infiltrazioni ovunque, caldaia da buttare. Guardi la cucina. –
L’appartamento che ha ereditato da suo padre è al terzo piano di un edificio nella parte alta di Caivano. A volte ha la sensazione che c’è qualcosa di labirintico e inesplorato, in quell’edificio, che l’impegno ininterrotto del lavoro non gli ha mai dato il tempo di approfondire. La preoccupazione di Matilde è palpabile. L’avvocato è una antica conoscenza. Hanno frequentato, da ragazzi, la stessa scuola senza celarsi un sereno disprezzo.
– Io lo sapevo che prima o poi mi metteva nei guai. –
L’avvocato, che nel tempo ha costruito un personaggio di empatica professionalità sta provando a tranquillizzarla con un paziente ascolto.
– Non vale niente, non ha mai saputo cosa vuole, mai. –
– Non sia troppo severa. –
Qualcuno si muove, nell’edificio. Forse intuiscono un’anomalia. Sono le nove e trentacinque e Benito ha già accumulato un notevole ritardo al lavoro.
– Non è toccato a lei svegliarsi con un … coso così al suo fianco. –
Matilde ha le sue ragioni. Non è mai stato un buon marito. Non sa mantenere l’attenzione. I sentimenti che prova per lei sono intermittenti, qualcosa che può liquefarsi e ricostruirsi giorno dopo giorno. A volte è assalito dall’impulso di scappare da lei.
– …quelle zampe che si muovevano, e la bava! –
– Esiste una tradizione letteraria di tutto rispetto riguardo a queste cose, deve provare a intuire il meraviglioso potenziale di una situazione che può cambiare la vostra vita. Ma, mi dica bene, in cosa si è trasformato, suo marito? –
La metamorfosi è in atto. Può sentire i suoi circuiti cerebrali prendere possesso delle aree dedicate al movimento. Sente. La sua coscienza continua a espandersi. La struttura a telaio dell’edificio percorsa da un esercito di formiche in fuga verso l’alto. Ci sono conti che non tornano, in quel palazzo. Punti segreti. Vani, botole. Parti murate. Le formiche non si fermano. Anche l’edificio è fatto per espandersi. Ci sono connessioni inaspettate, cunicoli e gallerie che confluiscono al fondo sotteraneo di Caivano.
– …che faccio adesso? Non ho mai lavorato, i bambini sono piccoli. –
A Benito il solo pensare alla sua vita, all’insieme di compiti e impegni che gli permettono di portare avanti la famiglia – la sveglia alle tre del mattino, il percorso notturno verso il mercato ortofrutticolo dove gestisce un banchetto di frutta all’ingrosso, l’estenuante lotta al ribasso cui si riduce ogni sua relazione, e le chiamate notturne dei fornitori dalla Sicilia, l’orribile, interminabile serie di imprevisti che non gli lasciano un momento di respiro, lo devasta.
– … e la voce, era un ghigno, il ghigno di una … rana impazzita.
Stanno parlando di lui. Nell’appartamento a fianco. Nel cortile, che inizia a popolarsi dei primi curiosi.
Il sonno l’ha ristorato. Nuove forze, una diversa flessibilità degli arti, gli danno la certezza che adesso può sollevarsi da solo.
– … Maria De Filippi non può essere la dimensione di questa notizia. Deve pensare al mondo. A quello che può significare per il mondo. CNN.BBC. FOX. Un’ asta tra colossi dell’informazione. Può essere l’inizio di una … nuova era… la mutazione genetica che riscrive la Storia!
Pian pianino. Strisciando sul dorso riesce a scivolare sul suo fianco e a scendere dal letto con un unico balzo.
– … forse è stato il soffritto, lui non si contiene, io non ho mai capito tutto quest’amore per le frattaglie, sono innaturali, hanno qualcosa di disumano. –
Atterra con un tonfo umidiccio di pesce battuto. Ha fame. Fagiolioni, scarole, peperoni, zucchine. Una voglia famelica di verdure.
Deve prendere confidenza col suo nuovo corpo ma è impacciato da qualcosa. Fra poco sarà popolare. La calca ha riempito il patio e lui non ha nessuna voglia di essere ancora in camera quando arriveranno.
– Dobbiamo solo mettere giù un accordo per iscritto. Serve per garantirle la titolarità dei diritti di immagine. –
Diritti di immagine. Un’idea che da sola gli fa venire il bruciore stomaco.
– …giusto una quindicina di capitoli, può leggerli con calma. Da come ne parla non mi sembra proprio un insetto. –
Ha una coda. Una grossa coda, è adesso che ce l’ha sa di averla sempre voluta.
Può muoverla. È questo che è diventato?
– Gli ha fatto già una foto? –
Un grossa lucertola. O forse no.
– Dovevo? –
Qualcosa di ancora più bello.
– mmm… no, no. Possiamo farlo insieme. –
La potenza dei suoi passi scuote il parquet. È potente. Avvicina il muso alla porta. Ha sempre detestato quell’uomo. L’ha visto crescere, giorno dopo giorno. Emergere come un bubbone, dal nulla del paese, strisciando, creando alleanze, piaceri, legami e tenendosi alla larga da ogni fatica.
– Non deve aver paura, io e Benito eravamo amici, sa? –
Si avvicinano alla porta. Può quasi vederlo, l’avvocato, muoversi con disinvoltura dentro casa sua, Matilde che si aggiusta i capelli, si è già affidata a lui, è sempre andata così, lui che beccava le ragazze più carine senza il minimo sforzo e Benito che finiva a crucciarsi, in segreto, solo.
La porta si apre.
Era un po’ che non si vedevano così da vicino. Ha messo una barbettina degradante e gli occhiali con la montatura in osso.
Da come lo fissa anche l’avvocato deve essere abbastanza colpito dal suo nuovo look.
L’ha sempre schifato.
L’ avvocato D’Amato.
Stù strunz.
Una cosa che gli parte dallo stomaco.
Una fiamma.
Non può fermarla.

È continua, potenzialmente infinita. Attraversa l’avvocato illuminando il corridoio con una luce blu, mentre Matilde grida come una posseduta, e le formiche si disperdono con una traiettoria radiale sulle pareti dell’edificio, scappano tutte, e invece la gente sale, fra un poco saranno lì, l’avvocato è un tizzone ardente.
Si sente forte, stare in quella casa non ha più senso, è cambiato, cambiato dentro, per sempre. Gli serve cibo. Ma prima aria.

Al telegiornale delle 11, qualcuno dei testimoni intervistati parlerà di stormi di uccelli preistorici volteggianti nei cieli cittadini.
La signora Tuccillo, dirimpettaia degli Annunziata, riferirà di aver visto una specie di dinosauro viola emergere dalla finestra del signor Benito.
È rimasta ferma, dirà, gli occhi spalancati e l’innaffiatoio penzolante in una mano, ma quando lo ha visto appoggiare le zampe con le unghie uncinate sulla ringhiera del balcone, distendere le ali e spiccare il volo non ha avuto dubbi.
– Quello era un drago vero. Altro che cazzi. Come in Game of Thrones.
Il che, cronache alla mano, farà registrare l’evento come il primo avvistamento ufficiale di un drago nel comune di Caivano.

Benito è, ormai da anni, abituato a viaggiare di notte, quando a muoversi per le stradine semisterrate della provincia è solo una minoranza di studenti nottambuli di ritorno a casa e lavoratori come lui, che preparano il cibo per il risveglio del paese. Si è così assuefatto alla calma residuale della notte che il giorno è diventato insopportabile. Così, da qualche mese ma sempre più frequente, dopo aver rimesso a posto il lettore cd del suo vecchio furgone, lo stereo che procede a sbalzi sulle buche e gli affioramenti che collegano Caivano ai paesi limitrofi della periferia Nord di Napoli, trasmette, sempre, musiche di Morricone. Il traffico nervoso sulle strade esauste della periferia, l’arrancare degli anziani, le facce assenti e aggressive e inebetite e le pelli ingiallite degli abitanti di Caivano, diventano i personaggi di un unico dramma collettivo. È il solo modo che ha per accettarli e, a modo suo, compatirli. Sono le note che sente, in un loop infinito, mentre spiega le ali sulla cittadina, e i movimenti delle ali sono il ricordo di un potenziale, o di un sogno, e Benito, a modo suo, indirizza a Caivano il suo ultimo addio.