La Pizza esce dal forno, non dal congelatore! La nostra cultura violentata

La Pizza esce dal forno, non dal congelatore! La nostra cultura violentata

di -
1024
Pepperoni pizza - foto da wikipedia

Robot che impastano e preparano 350 pizze al minuto da mandare in giro per il mondo surgelate. Penso che nel leggere su un prodotto simile la scritta “Pizza Napoletana” molti di noi storcerebbero il naso. Invece è bastato garantire che la produzione avvenisse in Campania, a Benevento per la precisione, parlare di materie prime locali e per molti napoletani, anche di quelli che spesso si proclamano difensori della città, della cultura e della tradizione, un prodotto simile diventasse accettabile, addirittura un’opportunità.

Proprio in questi giorni a Benevento si è inaugurato quello che per Nestlè sarà l’Hub internazionale della pizza: presenti De Luca, il Sindaco Mastella e il Ministro De Vincenti tutti entusiasti per le grandi possibilità di sviluppo e lavoro offerte da Nestlé.
Poco importa che per il mondo girerà un prodotto industriale, omologato, sempre identico a se stesso e lontano anni luce dall’originale che rappresenterà nel peggiore dei modi quello che è il più grande orgoglio della nostra cucina.

Si, perché in nome del lavoro spesso la nostra cultura è destinata ad essere umiliata, svilita e sfruttata. Certo, in questo periodo 150 posti di lavoro sono una grande cosa, ma guardando un po’ più a fondo, fa veramente bene al nostro territorio? Stiamo facendo il bene della Campania o quello della Nestlé che fagocita un altro spicchio di mondo in nome dei suoi interessi economici?

Se con gli stessi sforzi avessimo creato 150 pizzaioli facendoli formare nella tradizione non sarebbe stato meglio? Non avremmo così tutelato la nostra cultura? Non l’avremmo fatta forse così vivere più a lungo? Non sarebbe meglio “esportare” pizzaioli che si facciano garanti di una pizza che segua tutti i dettami della vera pizza Napoletana piuttosto che svendere il nome a un prodotto industriale qualsiasi che porterà i guadagni nelle casse delle solite multinazionali?

Portando il ragionamento a un livello terra terra anche i fast food, i centri commerciali, i compro oro e i centri scommesse creano lavoro, ma creano benessere? Creano cultura? Il lavoratore ha realmente una crescita professionale, umana e garanzie di una vita dignitosa? Probabilmente no, ed è questa forse la parte più triste di tutta la storia.

Napoli, e la Campania, si salverà conservando, valutando e promuovendola nostra enorme cultura, non svendendola al primo offerente!

Sorprende che anche Borelli, dei Verdi, dia la priorità ai posti di lavoro e ancora più di lui Gino Sorbillo, che tanto ha fatto per la diffusione della pizza, la veda anche come un’opportunità. Al momento le uniche voci che si oppongono alla svendita del prodotto principale del nostro artigianato culinario sono l’Avvocato Pisani, Angelo Ferrillo e il pizzaiolo Luciano Sorbillo.

Noi ovviamente ci schieriamo con la pizza, quelle che esce dal forno a legna, non dal congelatore… prima che in nome dei posti di lavoro la Mattel si metta a produrre action figure di Benito con marchio San Gregorio Armeno e Ikea i la linea di piatti in porcellana di Capodimonte.

Paolo Sindaco Russo