Ecco perché io napoletano sto schifando i napoletani

Ecco perché io napoletano sto schifando i napoletani

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Eh si. Questa volta il titolo inganna, ma è un espediente voluto, fatto apposta, perché voglio rivolgermi proprio a voi: quelli della facile indignazione, i paladini di #NapoliCittàStato, i difensori del vessillo di Partenope in permanente attività. Non se ne può più. In un corto-circuito tra ignoranza e disinformazione che ormai sta superando ogni livello di guardia in ogni settore. Per fare un esempio basta fare un giro rapido sui social network che ogni giorno spunta una notizia di qualcuno che parla male di Napoli e migliaia di persone, come pecore in un gregge, a commentare glorificando le unicità di una terra con un provincialismo e un’arretratezza che non ha precedenti nella millenaria storia della nostra città.

L’ultimo episodio riguarda i tifosi del Foggia che per festeggiare il loro ritorno in Serie B hanno intonato i soliti cori sul Vesuvio. E centinaia, migliaia di siti web a riprendere la notizia come se fosse un affare di Stato, come se davvero i creatori di queste pagine online fossero così interessati al rispetto dell’educazione e della civiltà invece che al proprio tornaconto (talvolta economico) per aumentare traffico sul proprio sito. Che poi se fossero realmente civili, educati e rispettosi nei confronti dei propri lettori magari eviterebbero di pubblicare articoli con titoli contrari ad ogni buona regola deontologica e, ripeto, rispettosa dei lettori. Mi riferisco a quei titoli ormai tipici: “Ha fatto una scorreggia in pubblico, ecco chi è“. “Se vuoi che Sarri resti a Napoli clicca mi piace“, perché non c’è dubbio alcuno che il mister deciderà il proprio futuro in base ai like su una pagina Facebook… Certo, chi pubblica questa roba è in malafede, ma pure chi legge, chi commenta, chi partecipa non è proprio una volpe. E li sto trattando…

Ora, da qualche tempo in qua, va invece di moda la mercificazione dell’indignazione un tanto al chilo. Non sopporto quei link che rappresentano la politica e i politici come dei mostri, delle sanguisughe e, spesso, immotivatamente. Ma sono gusti. Quando però riguarda la mia città, mi incazzo doppiamente. Ora è arrivato persino lo sportello comunale “Difendi la città” per segnalare le offese contro Napoli e i napoletani, si dà patente di serietà a una massa di imbecilli che probabilmente andrebbero ignorati. Il sindaco di Cantù, il giornalista anti-Napoli, la soubrette che fa promozione di se stessa sparlando dei napoletani. Basta. Sono notizie che possono creare indignazione la prima volta, magari una seconda, poi basta. E’ diventato un sistema consolidato sfruttato da tutti: da chi l’offesa la riceve e da chi la pronuncia. Tutti ci guadagnano. Fessi e contenti. Come quando Salvini è venuto a Napoli e gli si è data ancora più importanza contestandolo.

La smettiamo? Riusciamo a metterlo un punto? Si riesce a fermare questa valanga di vacuità in nome della difesa di una città che deve essere per forza più bella, più civile, più di cuore, più tutto. Più passa il tempo e più va consolidandosi un clima culturale provinciale, chiuso, arretrato. In una sindrome d’accerchiamento che non esiste. Ormai non è più solo permalosità, ma idiozia.

Ecco, cari napoletani, miei concittadini, ma veramente siamo diventati questo? Oppure è soltanto una falsa rappresentazione dei media e dei social? Se apro la mia home di Facebook ci trovo solo amici che si incazzano per i cori sul Vesuvio, per il sindaco imbecille che sparla di Napoli, per il giornalista che mette l’accento sui problemi della città. Per carità, in Italia il razzismo verso i napoletani esisterà pure, ma non è un’emergenza. Non siamo i negri d’America degli anni ’50. Oltre a guardare il computer, impariamo pure a mettere il naso fuori dalla finestra. Fuori c’è un mondo che o non sa manco dove esiste “La città più bella del mondo” o che manco se la incula (per usare un termine un po’ forte che mi perdonerete). Non esiste solo Napoli, non esistono solo i napoletani, non siamo il centro dell’Universo pure se ci fa piacere pensarlo.

Abbiamo una bella città, con i suoi problemi e le sue bellezze, come tante tante altre. Pure a Barcellona fanno gli scippi, pure a New York si spara in strada e a volte nelle scuole. Il mare ce l’hanno pure a Valencia, un vulcano sta pure a Tokyo, musica tipica pure a Rio de Janeiro. Il mondo è bello perché è vario. Guardiamolo, non isoliamoci in noi stessi guardandoci ogni volta l’ombelico. Eravamo una città cosmopolita. Che fine abbiamo fatto? Ecco perché, talvolta, da napoletano, a voi napoletani vi schifo e vi odio. Non vogliatemi male.

Valentino Di Giacomo

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