Gli attentati a San Pietroburgo e la stampa italiana

Gli attentati a San Pietroburgo e la stampa italiana

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Il vagone dove è avvenuta l'esplosione

Dal nostro inviato a Mosca:

Scrivere di quanto è successo il 3 aprile a San Pietroburgo per me è difficile: ho vissuto lì per anni, e la linea dove sono esplosi i due ordigni è stata la “mia” linea, presa ogni giorno per andare in biblioteca o in archivio. Contattare gli amici e le amiche, e non riuscirci perché la rete è collassata, e vedere le terribili immagini dei vagoni sventrati dall’esplosione, è terribile, se non peggio.

14 morti ad ora, 11 sul posto e 3 negli ospedali, oltre 40 feriti, e una città ferita, perché, a differenza di Mosca, non era mai stata colpita dal terrore in metropolitana. La capitale russa, dal 1996 al 2010, ha subito 9 attentati, con 111 morti e 586 feriti. Scendere a prendere un treno, sedersi in un vagone, e nervosamente guardare borse, zaini, facce, ed altro – l’ansia di guadagnare l’uscita alla prossima stazione – salire velocemente le scale mobili – queste sono le azioni del giorno dopo, le preoccupazioni mie, e, probabilmente, di milioni di cittadini oggi in metropolitana.

E dà un senso di schifo, di rabbia, di stupore, leggere alcune delle principali testate italiane titolare con parole come “auto-attentato”, e inventare strambe teorie, offensive non per Putin o il Cremlino, ma per le vittime. Si condanna giustamente il complottismo usato per bollare i terribili attentati a Bruxelles, Parigi, Londra, e ci si fa beffe di chi inventa teorie assurde, ma la stampa italiana non si fa scrupolo di deridere quei 14 cittadini, morti mentre andavano al lavoro, a casa, a studiare.

Sono ferite che si aggiungono al vedere le stazioni di Sennaya e di Tekhnologicheskii Institut macchiate di sangue, nel fumo delle bombe, e nella paura di trovare, nelle liste dei morti e dei feriti, nomi a me cari. Per anni ci hanno raccontato che non esistono responsabilità collettive dei popoli, ed è giusto, ma oggi questo non si applica ai cittadini di Pietroburgo. Perché?

I miei, i nostri, pensieri vanno alle famiglie delle vittime, e alla città di San Pietroburgo.

Giovanni Savino

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