Una pornostar a Casavatore

Una pornostar a Casavatore

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"Eruzione solare", dipinto a mano by Walton Zed
Con Toni esco ogni tanto, uscite innocenti. Ci guardiamo in giro, flirt, chiacchiere soprattutto. Possiamo parlare di ogni cosa, non importa. Possiamo parlare per ore.
E’ così che la incontro, in un localino buio al centro città. È insieme a certi ragazzini con la cresta e i collanoni a vista. Dalle casse slabbrate esce fuori un reggaeton fuori moda.
Potrebbe far finta di non vedermi, in fondo ci conoscevamo in un’altra vita. Adesso è una star. Invece mi viene incontro, una lama di luce rossa la attraversa e quasi mi viene un infarto. Parliamo giusto un attimo, ho gli occhi del cosmo puntati addosso e non so che dire. Dice che è tornata, per un po’. Ha bisogno di pace. A Casavatore? le chiedo. Non mostra di cogliere l’ironia.
– Sisi, ti chiamo, mi dice, così parliamo.
– A faccia rò cazzo, commenta Toni quando restiamo soli.
Ma ci gioca, sappiamo benissimo che non chiamerà mai. Quando torno a casa ho già dimenticato tutto, o quasi. Fabiana dorme, i fogli degli appunti e i calcoli per la tesi hanno coperto la scrivania.
Penso che avrei voluto dirle: indovina chi ho incontrato?
Ma già che non ho sonno mi metto al pc. Scarico un po’ di video. C’è n’è uno dove gira in un quartiere di favelas in toppino e pantaloncini microscopici. Non è fisicata, non è rifatta, è una bella ragazza, con quell’aria da sporcacciona che la rende l’incarnazione della vicina di pianerottolo ideale. In un altro è con due californiani prelevati direttamente da Baywatch. Passo la notte così e quasi non me ne accorgo. Ripenso a quando viveva a Casavatore. All’epoca si chiamava Carla. Era la quarta di sei sorelle. Così belle che quando ne incrociavi una stavi male come se un’occasione del genere non ti potesse capitare mai più. Loro erano così. Fecero impazzire mezzo paese e poi scomparvero.
La chiamata arriva dopo due giorni. Decidiamo di bere qualcosa. Non esito neanche un attimo, scelgo pure un posticino vista mare, anche se una volta lì mi rendo conto che il posto è un po’ troppo altolocato. Troppo in vista. Camerieri e clienti ci guardano tutto il tempo. E io sono un imbranato che nelle occasioni importanti dà il suo peggio.
Per fortuna lei ha voglia di raccontare. Mi racconta del suo primo fidanzato. Me la rido. Lo ricordo benissimo. Un biondino scipito. Quand’erano insieme passava il tempo a guardarsi intorno come se una cellula di alieni fosse pronta a piombare da una capsula spia a portargliela via. Renato.
– Si, un orrore. E mamma, sorella, cugini, peggio ancora. Sempre addosso. Gli dicevo che per il sesso era presto solo per vederlo uscire di testa, poi per dispetto andavo con chiunque.
Mi racconta della sua fuga a Milano. L’artista, lo chiama, uno pittore da strapazzo che la costringe a chiavate infinite e la caccia di casa appena finisce la passione. Non senza un bonus sorpresa. Aveva filmato tutto. Decine di video sparpagliati per il web, quel testa di cazzo aveva venduto quei filmini ai siti di mezza Europa. E poi la chiamata che le cambia la vita.  Il primo provino. E’ così che comincia tutto.
– E ora stai bevendo con una diva del porno internazionale, fa ridacchiando.
Solo che adesso, mi confessa, ha una crisi di vocazione. Sono incredulo.
– Vuoi cambiare lavoro?
– Questo no, però dovrei differenziare. Ci vuole innovazione, senò col boom dell’amatoriale vieni sepolta da altre facce e non sei più nessuno. Io ho esplorato tutto, dalle saghe fantasy al lesbo, ma ormai è saturo. Ci vuole un’idea, mi segui? Un’idea così potente che prima che il mondo metabolizzi quello che sta succedendo io l’ho già legata col lucchetto al mio nome. E io ce l’ho.
Si accende la sigaretta, assapora la boccata coi pensieri su un altro pianeta. Un tipo dal tavolo accanto viene a salutarla con un inchino.
– Ed è un segreto?
– Di te posso fidarmi. Cos’è che nel porno non si vede mai, ci hai mai pensato?
– Non saprei, i preliminari?
– Troppo sopravvalutati. Ma quando hai due tipi che fanno sesso come fosse normale farlo col tecnico delle antenne o con quella che hai appena incontrato sul tram, l’emozione che viene sottratta è l’eccitazione prima di scoprire se scatterà o no la scintilla. Pensa come sarebbe un porno autentico, crudo. Non i reality fatti a tavolino. Una raccolta di filmati dove una pornostar famosa si porta a letto gente incontrata per puro caso. Prova a immaginare. Ecco, vorrei produrre una raccolta di filmini così e lanciarli sul mercato.
Quando intuisco di cosa sta parlando ammutolisco.
– Senza dimenticare che ho una passione per i miei paesani. Giuro. Mi fanno svalvolare. Che dici, convincerò qualcuno?
Non so quante sfumature cromatiche può toccare una faccia ma credo che sto scorazzando su tutto il catalogo. Il suo sguardo mi rivolta come un guanto. Inutile fare il bravo ragazzo con lei. Allunga la mano per carezzarmi le nocche. Trattengo il fiato. Non ha reggiseno.
– Cristiano – mi fa sottovoce – ti sto prendendo in giro.
Scoppia a ridere.
Ride come una ragazzina, una risata sincera, prolungata. Mi unisco a lei, e da qui la serata ingrana. Siamo sciolti, siamo giovani, ci raccontiamo.
– E le tue sorelle?
– Non mi dire. Avevi anche tu una cotta per loro. Quale?
– La prima.
– Sei vecchietto allora, è stata pochissimo a Casavatore.
– A volte mi chiedo dove siano finite.
– A dire la verità, non abbiamo ottimi rapporti. Ma se lo chiedono tutti.
La riaccompagno a casa sul tardi, abbiamo bevuto abbastanza, siamo elettrici.  Quando stiamo per salutarci fa quello sguardo lì. Solo che io niente, non riesco a muovere un dito e perdo l’attimo. Bloccato come un coglione. Forse è che non ho voglia di dovermi giustificare con Fabiana. Lei avverte qualcosa: ciao allora, eh, mi fa.
– Ciao.
 Finisce così.
Il giorno dopo un messaggio sul cellulare. E’ Toni.
Dice solo: alto livello.
Non capisco.
Quando torno dal lavoro la casa è deserta. Mi guardo intorno nel panico. Fabiana è scomparsa portandosi via tutte le sue cose. Libri, appunti, vestiti. Manco il pappagallo m’ha lasciato. Poi chiama Toni.
– Tu mi devi dire come hai fatto, uagliò.
– Fatto cosa?
– La foto! Non hai visto ancora? Sei un grande. Mi hai fatto morire. Qualcuno deve averti taggato.
Adesso la vedo anch’io. Fabiana l’ha messa in bella vista sul desktop. Io e Carla. Al baretto a Posillipo. Dovevo pensarci.
Immortalati mentre ci sfioriamo le mani. E quella faccia da provolone. Dio.
Ora se c’è una cosa da imparare da questa storia è: attenti ragazzi. Non si può concedere una faccia da provolone così. Neanche davanti alla fica più scelta del multiverso. Bisogna stare attenti. Loro vedono tutto. E si finisce col darle un vantaggio spropositato. Bisogna gareggiare ad armi pari.
Ma adesso quello che chiunque, chiunque con una dotazione minima di sale in zucca, farebbe è chiamare subito Fabiana. Negare tutto fino alla noia e andare a riprendersi la propria donna ovunque sia. Ma non è quello che faccio io.
Io telefono Carla.
Che quando sente la storia dice solo:
– Vieni da me.
In macchina mi sembra di volare. Vorrà parlare? mi chiedo. O forse è una forma di risarcimento. Non m’importa. Sto per lanciarmi nell’abisso e non m’importa. Sono un pazzo. Consapevole ma pazzo.
Voglio solo una cosa. E’ tornata in quel palazzo scalcinato dove viveva con la vecchia zia – o era la nonna? – e le sorelle. Nelle scale c’è puzza di marcio e chiuso e piscio.
Busso, lei mi apre quasi subito. Ha addosso i pantaloni della tuta e una maglietta turistica con la scritta Paris, ma il trucco è perfetto, leggero ovunque tranne che per il rosso acceso del rossetto. È la prima volta che entro in quella casa, ma è come se la conoscessi.
Vi siete mai chiesti cosa provereste a vivere un porno in prima persona? Intendo, vivere la situazione come fosse vera. Beh, io lo so.
– Preferisci come nei film o normale? Non pensarci troppo, tanto passerai il resto della vita a chiederti come poteva essere l’altra opzione.
Forse rispondo nel modo più banale. Chissà.
Mi avvolge le braccia intorno al collo.
Mi sciolgo.
Fuori è tutto coperto. Nubi grigio metallo, e dopo un po’ viene giù una tempesta estiva di quelle che devastano. Io sono nel posto migliore dove passarla.
Ancora adesso, che tutto è finito, ogni volta che c’è una tempesta così, il pensiero va sempre lì.
Chissà—
(Walton Zedd è un alieno, un artista lontano da tutti i canoni , talento e energia allo stato puro uniti a una distanza abissale dallo showbiz che è diventato l’arte;  felice di poterlo ospitare nel mio racconto e di cimentarmi a dar storia alle sue splendide fanciulle. Potete seguire le sue tavole sulla pagina Walton Zedd)

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