Non godo per i fallimenti di Rafa: brindo ai “rafaeliti” idioti

Alla salute vostra

Non godo per i fallimenti di Rafa: brindo ai “rafaeliti” idioti

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Non esulto per il fallimento di Rafa Benitez, prima a Madrid e adesso con il Newcastle sprofondato nella Serie B inglese con la sua guida. Però per tutti quei sociologi da strapazzo che in maniera così provinciale lo avevano eretto a mito assoluto, tanto da inaugurare una corrente politica tristemente nota come “Rafelitismo”, godo di certo. Si, godo ad ogni arrampicata sugli specchi che fanno per giustificarlo, godo ripensando a quanto scrivevano meno di un anno fa. Dopo Rafa, Napoli sarebbe dovuta ritornare più o meno al periodo mesozoico, un po’ come quando il Crozza-De Luca parla di Salerno prima del suo avvento.

Voglio tranquillizzarvi, rafaeliti belli, a Napoli l’invasione delle cavallette non c’è ancora stata e non si aggirano rane e serpenti per via Toledo. Anzi, è arrivato alla guida dei nostri ragazzi un personaggio magnifico come Maurizio Sarri, italiano, italianissimo, per giunta con natali a Bagnoli.

E’ arrivato Sarri e ci ha fatto vedere il più bel gioco in 90 anni di storia di questa squadra. Siamo arrivati secondi? Forse, vi rispondo. Con le vostre gufate, perché probabilmente domenica guferete contro il Napoli pur di andare contro a Sarri, il risultato non è ancora acquisito.

Non ho mai avuto preconcetti su Benitez. Ho adorato anche il suo gioco, soprattutto al suo primo anno a Napoli. E’ stato, non dimentichiamolo, l’allenatore più titolato che si è seduto sulla nostra panchina. Ho goduto come un matto nel vincere Coppa Italia e quella bellissima Supercoppa schiattata in faccia ai bianconeri nel caldo invernale di Doha. Ho sognato insieme a lui dopo che ho rivisto la mia squadra tornare a giocare dopo 25 anni una semifinale di Europa League. Sono stato dalla parte di Benitez, perché significava stare dalla parte del “mio” Napoli.

E invece no, ad alcuni questo non è bastato. Si è creata una corrente di pensiero, laterale al papponismo, questo rafelitismo che tanto piace alla Napoli provinciale e che guarda ai modelli esteri e stranieri perché fa molto “cool”. “Finalmente una Napoli europea” – dicevano. Dimenticando che Napoli non è una città europea, ma cosmopolita. Prende tutto da tutti e poi lo rielabora, a modo suo, trasformandolo in patrimonio della propria identità. Basti pensare al caffè nato in Arabia, coltivato oggi in Sud America, che diventa qui, a Napoli, l’eccellenza assoluta (almeno per i nostri gusti eh).

Il rafelitismo ha avuto vita facile soprattutto perché poggiava su questo ingiustificato odio verso De Laurentiis. Stare con Rafa equivaleva implicitamente stare contro il “pappone” che non gli comprava i giocatori e non costruiva le famose “strutture” evocate dallo stesso Benitez.

Ebbene, dopo solo un anno, con le stesse strutture, quasi con la stessa rosa, il Napoli è ancora ai vertici. Non ce l’ho con Benitez, a cui auguro le migliori fortune umane e professionali. Ma con chi l’ha idolatrato in maniera così stucchevole si. Non sarà un caso se un giocatore solitamente mite come Hamsik ce l’abbia con lui, non sarà un caso se si contano sulle dita di una mano i calciatori che parlano di lui con nostalgia o ammirazione. Non sarà un caso se Sarri sia voluto così bene da tutti.

L’uomo, prima ancora dell’allenatore. E nessun uomo, da solo, neppure Sarri, può cambiare la storia di una squadra. A parte Lui, Diego, chiaramente. Ma pure Maradona doveva adeguarsi, secondo una certa corrente di pensiero, al volere di Rafa. Volevano sostituire persino il mito maradoniano con quello di Benitez. E, tra l’altro, probabilmente Rafa, uno come Diego, lo avrebbe messo pure in panca. Dal 60′ minuto, chiaramente, in uno dei suoi cambi monotematici, schematici e senza fantasia.

Stappo una bottiglia, brindo alla salute vostra, rafaeliti belli. Nella mente i versi irripetibili e geniali di Ferdinando Russo: ‘o brinnese!

Valentino Di Giacomo 

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