Gomorra: the prequel

Gomorra: the prequel

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L’ultimo fotogramma della serie Gomorra è un blink, il riverbero di uno schema nervoso, il riflesso incondizionato di un animale morto o lo spiraglio di sicurezza per il prosieguo della serie più attesa dell’anno. Non sappiamo se Genny Savastano è ancora vivo ma abbiamo la calda intuizione che il personaggio pazientemente costruito nella sua educazione criminale, la nemesi di Ciro l’Immortale non può uscire di scena così (anche se a quel punto sarà lecito nutrire un dubbio: chi è IL VERO immortale?)

Fermiamoci un attimino qui, vi avviseremo per tempo del rischio spoiler, e aggrappiamoci a una certezza: se c’è una cosa che Ciro stesso ha spiegato a Genny è che per finire un cristiano ci vuole una botta in testa.

Eviteremo le polemiche insulse sulla rappresentazione di Napoli che può dare una serie televisiva che sta alla nostra città come i comics di Spider-Man a New York. That’s entertainment, arricchita di meticolosa ricerca sul campo, rappresentazione sui meccanismi del potere oscuro – l’ oggetto preferito di ogni serialità -. Tutto ciò che vogliamo è sapere dove ci porterà la storia.

E nell’ attesa bruciante, col do-mi-fa-la-sol della sua musica che ancora risuona in noi, a distanza di un anno e mezzo, proliferano le indiscrezioni. Appunti di sceneggiatura che viaggiano nelle ramificazioni più criptate della Rete, cercano conferme, evitano i sospetti di fake e si coagulano attorno alle controprove più disparate. Stile, coerenza narrativa. Sono stralci, frammenti catturati dai tentacoli informatici.
Bozze rifiutate dalla casa madre che rivelano le intenzioni degli Autori più dello stesso filmato. Oppure opzioni di strategia narrativa pilotate da chi tiene i fili dell’ Intrattenimento per testare le reazioni del Pubblico. La condizione indispensabile è la segretezza, la capacità di rimanere in sgabuzzini della Rete. Fuori dai grandi flussi. Pubblicarle è un rischio ma ci permette di entrare per la prima volta nel laboratorio di scrittura di Gomorra.

Si riparte, dopo il climax raggiunto nel finale della prima, con un passo indietro. Analessi. Soffermandosi sul passato dei personaggi proprio quando la storia è al culmine, come nella grande tradizione narrativa che va dall’ Eneide a Lost passando per Il Padrino.
Insomma la seconda stagione dovrebbe cominciare con un ghiotto prequel. E se non vi piacciono gli spoiler è davvero il caso di fermarvi

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Ci siete ancora ? E allora tenetevi forte e buon divertimento, la seconda stagione partirà col botto.

SCENA 1

Due bambini, di spalle. La camera li segue mentre scavalcano un muretto di periferia. Vediamo le loro gambette arrampicarsi goffamente, superare il muretto, atterrare su un prato, salire su un poggio di campagna. Calzini nei sandali e pantaloncini corti. Giungono nei pressi di un albero. Attraverso una scaletta naturale intagliata nel fusto salgono fino in cima.

SCENA 2

Due uomini, dall’ alto di una montagna. Davanti a loro una splendida, infinita distesa di campagna. Mentre il sole fiammeggiante alle loro spalle allarga e distende all’infinito le loro ombre sul territorio in un beffardo Brockengespenst di Goethe. L’uomo più anziano è immerso in un cappotto nero, ha la voce impastata e un accento napoletano pessimo, come un americano costretto a risiedere per decadi che non ha mai risolto i suoi difetti di accento. La pelle del viso da poco sbarbata. Lo sguardo proiettato in un altro mondo mentre parla, avvolto in una nuvola di fumo.

VECCHIO: Non è campagna che vedi uagliò. Qua c’è il futuro. Scelte che una volta che hai fatto non torni indietro. Simmo nuje che cumannammo dinto a sti terre. Possiamo decidere di farci coltivazioni. Viti. Centro di ricerca tecnologica. O pure un bordello. Migliaia di prostitute da tutto il mondo. Che ce vò? Abbiamo i politici, le tivvù, dalla nostra parte. Si può fare. Ce piensi? Venessero turisti da tutto il mondo.

Primo piano di un giovane don Pietro Savastano, trentenne.

PIETRO SAVASTANO: E’ chesto che facimmo papà? Un bordello?

VECCHIO: Nu dicere strunzat. Che vuò fà? Ti vuoi mettere a sunà ‘a chitarra pe’ i turisti? Strunzo comme sì fussi capace.

PIETRO SAVASTANO: …

VECCHIO: A che cazz ce servono e turist a nùje? ‘e turisti rompono sulo ‘o cazzo.

Il vecchio dimostra una forza insospettata divellendo a mani nude un grosso ramo da un arbusto.

VECCHIO: Mò te spiego bbuono. Stamm a sentì.

SCENA 3
Primissimo piano di Salvatore Conte. Seduto a tavola. Capelli corti e senza barba sembra più giovane. L’occhio va avanti e indietro mentre un Requiem in D Minor giunge al culmine. E’ nervoso mentre fuma un pacchetto di Marlboro mosce e una donna, una sventola dalla scollatura accecante e l’ accento spagnolo gli serve un fritto misto.

DONNA : Ma tu sei sicuro?

SALVATORE CONTE: Sò sicuro.

DONNA: Ma perché, la paella che ho fatto non ti piace?

SALVATORE CONTE: Certo che mi piace.

DONNA: Ah si?

SALVATORE CONTE: Je vaco pazzo pe’ ‘a paella.

DONNA: E allora?

SALVATORE CONTE: Ogni anno pigl’ na cosa ca me piace assaj e facc’ vot’ e ne fà a meno.

DONNA: Ah si? E già sai quale sarà la prossima?

Inquadratura sulla perfetta scollatura della donna.

SCENA 1

In cima all’albero c’è una casupola. La casa sull’albero che sogna ogni bambino. Più o meno. Due mani grassottelle aprono un catenaccio arrugginito.

BAMBINO 1: Questa casa è un segreto, vabuò? Non glielo devi dì a nessuno. Senò scompare.

BAMBINO 2: Vabuò.

BAMBINO 1: Vieni.

Il Bambino 2, un piccoletto calvo come Crillin, si guarda intorno senza parole. La miniabitazione ha i parati rosa ed è arredata stile casa di Barbie. Il Bambino 1, chiattoncello e rosso in viso, ride sonoramente, a occhi chiusi.

BAMBINO 2: E che rè stà cosa Genny??

SCENA 2
Savastano padre traccia disegni sul terreno. Due punti, A e B.

SAVASTANO SENIOR: Chisto è ‘o punto A e chisto ‘o punto B. Loro dicono che ci vuole una linea retta per fare la strada, ma a nuje nun ce ne fotte nù cazzo e chello ca diceno loro, perchè là sopra ci sono arrivati cò e voti nuosti. Guarda.

Il vecchio disegna delle linee alla cazzo di cane, spirali senza senso che coprono tutto il perimetro tra A e B.

SAVASTANO SENIOR: Ogni chilometro sò miliardi che traseno rinto a sacca nostra, mò capisci comme se fa? ‘O futuro. ‘Mpàrati, strunz.

SCENA 4:
Siamo nel presente. Pietro Savastano, appena entrato nella Bmw si rivolge a Malammore, il killer che l’ha appena fatto evadere.

PIETRO SAVASTANO: Allora?

MALAMMORE: Sò muorti tutti quanti Don Piè.

PIETRO SAVASTANO: E che rire a fà?

MALAMMORE : Perchè mò che Salvatore Conte è venuto a Napoli, nuje ce ne putimmo je. Nun ce lega chiù niente. Sordi ‘e tenimmo. Ce ne jammo a Spagna.

PIETRO SAVASTANO: E ‘a banda nostra?

MALAMMORE: Nun ve preoccupate on Piè, nessun problema.

PIETRO SAVASTANO.: Sei sicuro?

MALAMMORE: Tenimmo ‘e meglio musicisti. Putimmo fa nù tour pe tutta l’Andalusia. Guardate che vi aggio purtato.

Pietro Savastano si gira dietro. Sorride. Imbraccia la chitarra acustica e comincia a suonare un pezzo di flamenco con insospettabile perizia tecnica.

SCENA 1

Buio.

CIRO: Perchè hai spento la luce, puparuò?

GENNY: Pecchè te voglio fa verè na cosa. Ma nun te preoccupa, cà stammo o sicuro. Nemmeno o terremoto ce po’ fa male.

CIRO: Lo sai che mi dicono le suore all’orfanotrofio? : “o terremoto e vulere e Dio, fa bene alla terra, comm quando una persona sta male”.

GENNY: Io all’orfanotrofio nun te faccio tornare chiù. Rimani con me.

CIRO: Veramente?

GENNY: Te posso chiammà Noemi?

CIRO: Ma che… oooo, ma che rè stu coso?

GENNY: Statte zitto.

CIRO: No, oh, noooooo!

GENNY: STATTE ZITTO! Biiiive!

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