Semel in anno licet inzevare: preparare il pranzo di Pasqua

Semel in anno licet inzevare: preparare il pranzo di Pasqua

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Noi amiamo il cibo, lo abbiamo detto in ogni modo, così come  amiamo la tradizione e forse pasqua, più di Natale, è la festa che meglio coniuga queste nostre passioni.

A Natale si è distratti da tante cose, dai regali dagli addobbi, dal presepe etc. e per quanto la maratona natalizia a tavola sia di tutto rispetto a Pasqua è tutto più concetrato, e la settimana prima del giorno che secondo i cattolici vede risorgere Gesù è quasi interamente dedicata al cibo.

Preparare il criscito per i casatielli, fare i vari impasti e seguire le levitazioni, la preparazioni delle pastiere, la scelta della bestia migliore fra agnello e capretto e decidere come cucinarla, i salumi del piatto santo… sono tutte cose che richiedono passione e dedizione. Ma il risultato è uno dei pranzi più attesi dell’anno.

Porsi dei limiti? Pensare alla linea o alla dieta? Scegliere pietanze alternative o modificare le ricette per renderle più leggere? No, perchè dovremmo?

Le feste in fondo servono proprio a questo, a stare senza pensiero, anche e soprattutto a tavola, e allora si alla tradizione, si all’opulenza cercando ovviamente di evitare gli sprechi (per quello c’è Pasquetta).

Allora è  bene non contare le uova sode, togliamoci lo sfizio di mangiare quella sul casatiello che è cotta al forno ed è diversa da quella al centro del piatto santo, mangiamole tutte e due, magari anche una terza con olio e sale.

Ricordiamoci il casatiello è buono in ogni momento, da colazione fino allo spuntino di mezzanotte una fetta di casatiello è sempre un piacere.

E poi i salami… diciamo la verità, Pasqua è quando apri il frigorifero perchè hai sete ma ti mangi una fetta di salame perchè sta là, a portata di mano e allora alle tentazioni non si resiste.

Che dire della pastiera? Dobbiamo saggiarle tutte, altrimenti come facciamo a dire quale è la migliore? Mamma contro zia, nonna contro nipote, chi cuoce il grano e chi usa quello in barattolo, chi ci mette la crema pasticciera e chi fa la pasta frolla con la sugna… bisogna valutare tutte le sfumature.

E poi il capretto o l’agnello, che lava via i peccati del mondo: uno su tutti l’ipocrisia.

L’ipocrisia di chi si disinteressa un anno intero degli scempi, degli spreche e delle violenze dell’industria alimentare per poi scandalizzarsi a Pasqua per l’agnellino sostenendo, la maggior parte di loro per moda, campagne a tutela dei cuccioli della pecora.

Per cui bando alle chiacchiere e a tavola divertiamoci, godiamoci tutto e, parafrasando l’antico motto dedicato al carnevale, semel in anno licet inzevare, per la cultura comincia a tavola.