Addio a Cruyff, il più forte calciatore europeo di sempre

Addio a Cruyff, il più forte calciatore europeo di sempre

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foto da en.wikipedia.org

La relativamente lunga storia del calcio ha vissuto una serie di svolte che ne hanno cambiato il corso. Tra queste il dibattito tra metodisti e sistemisti, tra i due sistemi di marcatura, il dominio tecnico tirannico del Brasile di Pelè, fino agli anni più recenti con la sentenza Bosman e il guardiolismo. La più innovativa, però, porta il nome del padre del “calcio totale” Rinus Michels e del calciatore perfetto per interpretare il suo cambio di paradigma: Johan Cruyff, il più grande fuoriclasse della storia del continente, forse l’unico paragonabile per impatto storico a Maradona e Pelè, a Messi e Ronaldo.

Le idee rivoluzionarie di Michels partivano dall’allenamento, fatto di meno “fondo” e più muscolazione, e arrivavano a uno sconvolgimento tattico senza precedenti: l’abolizione dei ruoli fissi in campo, adottando la zona integrale e dando un ruolo fondamentale all’interpretazione delle situazioni di gioco da parte del calciatore, libero di abbandonare la propria posizione sapendo che un compagno lo sostituirà. Un calcio che univa atletismo, tecnica, cervello e organizzazione: un calcio, appunto, “totale”.

Senza Cruyff questo sistema sarebbe stato inapplicabile. Nessun altro prima e dopo di lui ha più unito a quei livelli tutte le qualità di un calciatore totale: l’accelerazione fulminante e il dribbling lo rendevano semplicemente immarcabile nell’uno contro uno, distruggendo sul nascere la possibilità di marcarlo a uomo; la forza mentale di rimanere freddo in ogni situazione gli permetteva di non essere mai superfluo o lezioso, sfruttando le sue abilità tecniche con la massima efficienza; le capacità atletiche erano tali da permettergli di sfruttare la totale libertà nello scegliersi la posizione dalla quale essere più efficiente, scambiandosi coi compagni, che sapevano di dover assecondare i suoi movimenti; grazie all’abilità in tutti i fondamentali tecnici e al perfetto ambidestrismo poteva sfruttare tutto lo spazio davanti e intorno a lui per combinare coi compagni e mandarli in porta. Come se non bastasse, Cruyff possedeva quello stesso “quid” che aveva Maradona e che oggi ha Messi: la capacità di prevedere l’intervento avversario prima ancora che questo lo pensi, che gli è valsa il soprannome di “Profeta del gol”. 

Conclusa una carriera straordinaria tra Ajax e Barcellona, dove rese grande il club blaugrana dopo lustri di umiliazioni sotto il regime franchista, favorevole al Real Madrid, ha rilanciato, diventando allenatore per gli stessi due club in cui ha giocato e perfezionando il calcio totale, spalancando la strada a Van Gaal e poi a Pep Guardiola. Sempre con gli stessi principi: intercambiabilità delle posizioni in campo, palla a terra, zona integrale, possesso ragionato, qualità tecnica, recupero alto. In altre parole, il calcio moderno, o quello che oggi consideriamo il “bel gioco”. Il gioco del Napoli di Vinicio, del Napoli di Sarri, due delle squadre più spettacolari dei loro tempi nel campionato italiano. 

Iconico con la sua maglia di culto col numero 14, polemico, privo di mezze misure dentro e fuori dal campo. Maestro di calcio senza pari, giocatore straordinario, entrato nella cultura pop come nessun altro europeo, fautore fino all’integralismo di un calcio capace di coniugare l’efficacia e lo spettacolo.

Johan Cruyff era questo e molto altro.

Ciao Profeta. 

Roberto Palmieri

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