Con food sharing e corazòn basta allo spreco di cibo

Con food sharing e corazòn basta allo spreco di cibo

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Non ne servono tante, ma qualche cifra aiuta. 1,3 sono i Miliardi di tonnellate di cibo che finiscono nella spazzatura ogni anno. Un terzo del cibo prodotto nel mondo. Una quantità più che sufficiente, ci riporta la Fao, a sfamare il TOTALE degli indigenti  (e robuste quantità di bestiame a scelta). Lo spreco avviene a ogni snodo della filiera (nelle grandi piattaforme di distribuzione grandi quantità di cibo deperibile, pur ampiamente commestibili, sono distrutte senza che neanche chi vi lavora possa avervi accesso).

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Il grande paradosso è che buona parte di quanto sprecato rientra nel computo del Pil; che vuol dire che nei dati macroeconomici riceve una lettura in positivo. Insomma la misura principale di ogni valutazione di performance dei Governi (se ne era già accorto Kennedy ma da allora no change) è un dato che conteggia allo stesso modo la produzione di microscopi e ponti come quella di pulcini depressi destinati, dopo aver vissuto in un lager con l’accompagnamento di schifosissime musichette new age, a diventare coscette di pollo scadute – tanta infelicità sprecata -. E io capisco che adesso siete in attesa dell’ennesimo pistolotto sociologico, sui paradossi di un sistema psicopaticogeno che premia la distruzione.

Grossa falla nel motore, comandante.
Fermiamo la nave e diamo un’occhiata.
Prima c’è la nuova puntata di Game of Thrones.

Mi spiace. Se proprio ci tenete potete rileggervi Adorno o Stiglitz. Noi di Soldato preferiamo ripiegare su più pragmatici quesiti:

Che possiamo fare?

Intanto, se diamo un’occhiata alla legislazione italiana in materia, vediamo qualche progresso. La legge nr. 155, del 2003, cosiddetta del “Buon Samaritano”, facilita la distribuzione agli indigenti da parte della Grande Distribuzione, sollevando le Onlus che effettuano distribuzione di cibi da una serie di adempimenti burocratici.
Mentre siamo ancora in attesa di una legge (annunciata per il 2016) che permetta di regolare la svendita, o la donazione, di cibi scaduti ma organoletticamente intatti.

Ma la notiziona è che le aziende che vorrebbero donare cibo scaduto o in via di scadenza sono tante. Primo perchè riduce i costi di smaltimento, secondo perchè in fondo nessuno vuole buttare il cibo. Ciò che importante è trovare associazioni, enti, persone, progetti, che abbiano la credibilità di non speculare sulla solidarietà. E dargli spazio, come ci proponiamo di fare con la nostra iniziativa #foodlove.

Un primo bel progetto che ci sentiamo di segnalare è quello di Raphael Fellmer, si chiama Lebensmittelretten (Salvataggio di cibo), e coniuga networking e corazon, mettendo in contatto chi ha eccedenza di cibo (aziende o privati) con chi ha più bisogno. I primi segnalano, attraverso una mappa online, la possibilità di donare cibo rimasto invenduto o scaduto, i secondi indicano la propria disponibilità a recarsi presso il punto di incontro per prelevarlo. Una bella realtà da prendere a modello, la dimostrazione che si può fare un certo tipo di attivismo mettendo a disposizione idee e voglia di fare senza per forza passare dalle urne.

Rimanendo in Campania c’è la Caritas Diocesana di Nola, una struttura che con passione e solidarietà sforna 70 pasti al giorno, (e ora che si avvicina il maledetto momento del 730 e con esso anche la destinazione del 5×1000, se avete dubbi, sappiate che è possibile devolvere…), e anche La Ronda del Cuore, che da anni distribuisce pasti caldi e vestiti ai senzatetto a Napoli città.

Con l’hastag #foodlove continuiamo a dare spazio a tutte le associazioni meritevoli: segnalateci anche voi!

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