Gusto, identità e ambiente Leguminosa a Marzo a Napoli con Slow Food

Gusto, identità e ambiente Leguminosa a Marzo a Napoli con Slow Food

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Quando ero piccolo pensavo esistessero i fagioli bianchi e i fagioli rossi, fu mia nonna materna a farmi scoprire ceci e lenticchie.

All’epoca degna compagna di questi piccoli semi era la pasta: tubettoni o quella ammescata ottenuta dai residui di altri formati per me primo esempio familiare di lotta agli sprechi alimentari e per diversi anni il mio orizzonte leguminoso si fermò a queste quattro tipologie.
Solo adolescente nei margini delle lunghe passeggiate in bici si insinuarono in quell’orizzonte le cicerchie evidentemente quelle Flegree coltivata nei terreni a ridosso del mare o sulle sponde dei laghi vulcanici dei Campi Ardenti.

Per le fave ho dovuto aspettare le giornate primaverili con gli amici fuori porta: Pasqua e Pasquetta se ne passavano tra lunghe pulizie delle cozze del Fusaro e a sgusciare baccelli di fave fresche nell’attesa del turno della propria squadra nell’improvvisato torneo di pallavolo. Crescevo e il mio panorama leguminoso si allargava al cannellino bianco si aggiungeva il fagiolo con l’occhio e nei primi viaggi aldilà dell’Atlantico i fagioli neri furono la mia scoperta dalle Americhe in un locale mex in un vicolo di Manhattan.

Solo conoscendo Slow Food ed entrando in questa grande associazione che si verifica la mia apertura celestiale leguminosa…per dirla alla Fazio. Riesco ad apprezzare e conoscere oltre 40 tipologie di legumi: il cannellino dente di morto di Acerra, il fagiolo a formella, quello di Controne e quelli di Casalbuono, il cece di Cicerale, la lenticchia di Valle Agricola e quella di Mormanno, la fava baiana e quella di Carpino, il lupino di Vairano e la roveja.

Oggi apprezzo di questi piccoli semi la loro quotidianità, la possibilità di utilizzarli per preparare piatti diversi e scoprire gusti e sapori variopinti e allora visto che non disdegno mai di mettermi ai fornelli provo pian piano a sostituire la carne con piatti a base di legumi, non solo zuppe e non più solo pasta ma anche polpette, falafel, pasticci, vellutate e sformati.

Il mio orizzonte è ormai ampio e come in una limpida giornata di marzo lascia trapelare anche i contenuti ambientali ed etici di queste scelte alimentari: la necessità di coltivare piante che fissano l’azoto, di sostituire le proteine animali con quelle vegetali per ridurre l’impatto degli allevamenti intensivi e le opportunità economiche per i territori marginali della nostra regione.

Sarà proprio in limpide giornate di marzo dal 4 al 6 per l’esattezza che a Napoli in Piazza Dante Slow Food Campania con Leguminosa (www.leguminosa.it) proverà ad allargare orizzonti gustativi, ludici e culturali di tutti coloro che vorranno scoprire i segreti delle civaie.
Ah già cosa sono le civaie?

Le civaie in termini agronomici sarebbero le leguminose, ma tu soldato innamorato a Piazza Dante ci…vaje?

Giuseppe Orefice

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