L’Apple a Napoli spiegata a mia mamma. New Economy e Genovese

L’Apple a Napoli spiegata a mia mamma. New Economy e Genovese

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Foto flickr di Brian Fitzgerald

Martedì pomeriggio, il treno dei desideri mi sta velocemente portando a Napoli per una toccata e fuga, pregusto l’odore della genovese che inevitabilmente mangero’ alle 22.30 da Mammà (la genovese se ben fatta è digeribilissima) dopo amorevoli pressioni che facilmente avranno la meglio sui miei blandi tentativi di resistenza.
Alle 23.30, dopo l’ultima scarpetta di genovese la domanda di sempre, di tutti i venerdì, di tutte le telefonate, di tutte le feste comandate:
– Ma hai visto che Apple  apre a Napoli? Perche’ non torni pure tu?

– Ma’ io non sono programmatore, faccio un altro mestiere, poi c’e’ mia moglie che non e’ detto voglia venire a Napoli, poi se devo tornare voglio fare il cuoco! Anzi no la posteggia, si la mia vera vocazione è la posteggia! – – Ma tu non sai suonare!
– Vabbè canto e mi faccio accompagnare con la chitarra.

Lei con fare grave: Non scherzare..ti allontani dal ventre della vaccaaaaaaa.. Napoli sta ritornando capitale!
– Aspe Mà, fammi finire il vino che torno serio e parliamo di distretti tecnologici, connections ed internèt  (alla Paolantoni)  all’ombra del Vesuvio.
– Allora Mamma stammi a sentire che ho l’ultima dose di lucidità: all’inizio sembrava che Apple dovesse istituire a Napoli il centro europeo di formazioni delle APP (cos’e’ un APP?? te lo dico un’altra volta) invece fanno semplicemente un centro di formazione per stageur, guaglioni, si guaglioni, dovrebbero essere 600 si vocifera, quindi ben poca cosa,  che studieranno a Napoli come funziona il sistema operativo di Apple e poi tante cose, cercatevi un lavoro, è stato bello finchè è durato.

Per dirla tutta la citta’ non si accorgerà nemmeno delle presenza di Apple. Un bell’annuncio, ma poca sostanza.
Chi ha pensato il contrario, ovvero chi ha pensato che Apple potesse realmente pensare a Napoli come centro Europeo di assistenza, produzione e supporto per le App non conosce la realtà dei distretti tecnologici e non conosce le necessità di un operatore globale come Apple. L’argomento è complesso ma basti dire che un distretto tecnologico non si improvvisa, vive di innovazione che si alimenta tramite connessioni ed  interazioni tra persone ergo non nasce per opera e virtù della mela morsicata che si è scetata una mattina e ha “scelto” Napoli nobilissima.

Aspetta Mamma non ho finito: affinché un distretto tecnologico possa essere competitivo necessita di servizi di alta specializzazione funzionali allo sviluppo, ti faccio un esempio: avvocati specializzati in tutela della proprietà intellettuale in ambito internazionale, poli universitari di alta specializzazione tecnologica, scuole internazionali per i figli dei manager, così solo per citare alcune necessità basilari, le prime che mi vengono in mente. Con tutto il rispetto Mammà queste cose la nostra Napoli non ce le ha. Spesso start up tecnologiche, superata la fase iniziale, migrano in California perché solo dove trovano questi servizi possono crescere o anche solo sopravvivere.

Quindi? Napoli e’ destinata ad essere la capitale della pizza e basta? Non lo so Mamma, posso avere la domanda di riserva? Anzi posso avere un altro po’ di genovese?

Mentre parliamo Apple rende noti i suoi risultati trimestrali, le vendite di Iphone per la prima volta nella sua storia calano e io penso che se fossi uno di quei 600 ragazzi ci penserei bene prima di affidare il mio futuro a Apple.

Michelangelo Gigante

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