#SVEGLIATIITALIA. Io domani vi aspetto.

#SVEGLIATIITALIA. Io domani vi aspetto.

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Tutti sanno che cosa è successo tra Mancini e Sarri, ma qualcuno sa che cosa sta succedendo, in Italia, tra chi invoca diritti per tutti e chi scende in piazza per il Family Day?

Ecco appunto, immagino di no.

Prima ancora che dal campo di calcio avete iniziato la vostra personale partita sul galateo sportivo, da tempo c’è in atto, data la discussione al Senato del ddl sulle unioni civili, l’organizzazione di una mobilitazione nelle varie piazze del paese.

Molte manifestazioni sono state organizzate dalle associazioni lgbt (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit) per domani. A Napoli si partirà da piazza Carità alle 16,30.

#SVEGLIATIITALIA è il fischietto di inizio. Quello che verrà gridato nelle molteplici e colorate piazze italiane. Ma ci sono davvero tutte? Domani davvero tutti possiamo uscire e sostenere quei diritti civili e sacrosanti come la libertà di amare chiunque?

Guardando la cartina che raffigura un’Italia colorata da tante sveglie rosa- il simbolo della mobilitazione di domani – salta subito all’occhio che in Calabria sono solo due le città coinvolte: Cosenza e Catanzaro.

Forse sarà una mia supposizione, ma penso che sia la fotografia di uno stivale la cui punta è ancora addormentata. Perché  non penso che non ci sia nessuno che domani voglia scendere in piazza in quella regione. Anzi.

La questione è sentita ovunque.

La Calabria un paio di mesi fa cercò di inserirsi nel dibattito pubblico con una atroce notizia. Sempre calcistica ma che, seppur molto più grave, non ha scosso le attenzioni mediatiche di un’intera italia.

Una squadra femminile di Calcio a 5, di Locri, ha dovuto chiudere per minacce della ‘ndrangheta. Era arrivata in serie A ma a qualcuno non andava bene.

E chissà le ragioni.

Delle donne che giocano e vincono forse non vanno bene.

Che cultura maschilista si deve scardinare? Forse quella che non appartiene solo alla parte più chiusa Calabria ma la stessa che arriva fino ai vertici della Lega Nazionale Dilettanti il cui presidente dell’epoca disse che si dovevano tagliare i fondi a “quelle quattro lesbiche”. Seguito a ruota da Tavecchio che aveva parlato di “donne handicappate nel calcio”.

Cosa c’entra questo con la manifestazione di domani? Penso che il filo rosso ci sia. Se non si ha dappertutto la possibilità di mettere la sveglia su questioni importanti quali, ad esempio, il riconoscimento delle unioni civili, a vincere sarà sempre la più reietta cultura. Quella di chi si arroga il diritto di scegliere chi può amare chi, così come può decidere chi deve giocare e chi no.

Io ho festeggiato la notte del 31 dicembre a Cosenza. Pensavo di aver brindato per il 2016. E’ brutto vedere che si sia fermati ai primi anni novanta per colpa di pochi.

Domani  tutti dovrebbero avere la possibilità di scendere in campo per rivendicare i diritti di tutti, per difendere le proprie battaglie personali.

E così, alle 16.30, a Piazza Carità, io domani vi aspetto.

Svegliatevi per voi. Per i vostri figli e per chi vorrebbe averne ma non può. Per chi vorrebbe stare in un paese nel quale le unioni dovrebbero essere civili a prescindere, senza una legge che le autorizzi, perché sono tra persone consenzienti che si amano.

Io domani vi aspetto.

Svegliatevi per voi e per chi domani, non ha una piazza nella quale gridare il proprio sdegno.

Domani battiamoci per le unioni civili e uniamoci civilmente tutti. Da Nord a Sud.

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