Apologia della UALLERA nell’uso quotidiano e come stato dell’anima

Il napoletano poetico

Apologia della UALLERA nell’uso quotidiano e come stato dell’anima

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C’è una parola napoletana, uallera, che è nominata almeno una volta al giorno dai napoletani. La parola indica nel suo significato letterale la sacca scrotale: ma ha una molteplicità di significati variegata assai.

1)Si na uallera. Può assumere differenti significati a seconda del contesto. Può indicare: “Sei una persona talmente indolente e con assoluta mancanza di propositività, refrattaria a qualsivoglia stimolo da parte della vita“. Ma può anche significare “Sei una persona incredibilmente lenta“. Accezione usata spesso nel traffico quando ci si trova davanti a veicoli lenti oltremodo (ne ha parlato ieri Molfini in un esilarante articolo), ma anche verso calciatori che ritardano sempre i tempi di giocata. A Napoli tale definizione ha visto spesso protagonista l’ex centrocampista Inler, oggi lo è diventato Valdifiori, che infatti sui social è spesso indicato come Ualdifiori

2)Tenere la uallera. Non si riferisce al possedere o meno la sacca scrotale, quindi essere maschi. Ci sono anche tante donne che “tengono la uallera”. Questa espressione è spesso usata per definire una situazione momentanea di indolenza. E’ diverso “essere una uallera” e “tenere la uallera”: nel primo caso è una categoria dello spirito e della propria personalità, nel secondo è soltanto una situazione temporanea di stanchezza o poca voglia di fare una determinata cosa. Ad es. “Stamattina tengo la uallera” significa che ci si è svegliati con poca voglia di portare avanti le commissioni che ci spetta di compiere nell’arco della giornata.

3)M’haje abbuffat’ ‘a uallera. Se qualcuno si rivolge a te in questi termini significa che hai assolutamente superato qualsiasi soglia di pazienza da parte dell’interlocutore. E’ la massima offesa che si rivolge ai petulanti, logorroici e stupidi. In amore, se nella coppia ci si rivolge una frase del genere, si è quasi ormai al punto di non ritorno. All’abbuffatore si consiglia di non proseguire oltre perché è frequente in questi casi che dalle parole si passi ai fatti…

4)Par’ ‘a uallera. Questa espressione è invece idonea quando si vuole rimproverare al prossimo un comportamento maldestro, inidoneo, sbagliato. In tal caso non ha a che fare né con la lentezza, o “mosciaria” che dir si voglia, né con con l’indolenza. Par ‘a uallera si usa per chi ha commesso una sciocchezza, tipo far cadere a terra un oggetto involontariamente causando danni di poco conto.

5)M’haje fatt’ ‘a uallera. In genere tale espressione non è grave quanto l’abboffare la uallera, ma ha significati assai più tenui e meno esasperati. E’ frequente rivolgersi in tal modo per riferirsi ad esempio a programmi televisivi noiosi e ripetitivi, a film non proprio riuscitissimi e persone stancanti. Il m’haje fatt’ ‘a uallera non è una sentenza a morte, ma una pena temporanea che si infligge al soggetto auallariante.

Ma non ha solo significati negativi la uallera. Ad esempio la uallera è uno stato di grazia quando non si ha volutamente nulla da fare, non è negativa come a volte può esserlo l’appucundria, è un piacevole oziare quasi nel senso latino del termine.

Dire uallera è assai più bello dell’italico “coglione” o “pirla”. La uallera è una forma poetica altissima, uno stato dell’anima che Napoli sa rendere a parole proprie.

vDG

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