Siamo talmente furbi che siamo fessi! E gli Abete e Giletti sguazzano

Siamo talmente furbi che siamo fessi! E gli Abete e Giletti sguazzano

0 2312

Pacco, doppio pacco e contropaccotto. C’è tutta una cinematografia che ha auto-ironizzato su certe forme di sostentamento che sono esistite ed esistono a Napoli. Il film del fantastico Nanni Loy è solo un esempio. Si potrebbe continuare anche con qualche episodio dei film di De Crescenzo. Fino ad arrivare a Troisi e Lello Arena che hanno cercato, a colpi di memorabili sketch e battute, di esorcizzare il classico luogo comune del napoletano furbo.

Il napoletano è furbo. E’ credenza popolare che sia così. C’è una città in Italia e nel mondo dove la storia indica con inappellabile sentenza che la furbizia appartenga agli abitanti di questo luogo. E, per certi versi, questa cosa deve pur avere delle motivazioni a cui appigliarsi per essere ormai ritenuta una sorta di tautologia in tutto il mondo. Quanto erano furbi, ad esempio, quei napoletani che qualche anno fa si rendevano protagonisti in ogni telegiornale (a tutte le ore e per molti giorni) mentre indossavano una maglietta con il disegno di una cintura di sicurezza. Acuto stratagemma adoperato da alcuni (personalmente li ricordo però solo al telegiornale) per sfuggire alle multe quando diventò obbligatorio l’utilizzo di questo dispositivo di sicurezza.

E quanto sono stati furbi quei politici napoletani che in seguito al tragico sisma dell’80 permisero a  migliaia di aziende del Nord di venire al Sud per cominciare la ricostruzione? Solo cominciare: perchè come ormai la storia ci racconta esistono luoghi dove ancora nulla è stato ricostruito. Per non parlare di quelle aziende che aprirono i battenti in pochi giorni incassando i lauti incentivi statali e per poi dichiarare dopo poco tempo strani fallimenti: tutto sulle spalle della fulgida furbizia dei napoletani.
Furbi anche coloro che votavano Achille Lauro con l’escamotage della scarpa: una donata prima del voto e una dopo. Oggi vale ancora meno il massimo diritto e dovere che la democrazia e lo Stato ci assegnano per partecipare alla cosa pubblica: un biglietto per una partita del Napoli e le urne sono piene di volontari proprio come gli spalti di uno stadio.
Di esempi come questi è ricca la storia della nostra città. Perchè, diciamolo chiaramente, il napoletano più che essere furbo è molto capace di ostentare stupide furbizie. Su aneddoti raccontati con spavalderia e vanto da amici e conoscenti che con qualche macchinazione riuscivano a non pagare il biglietto del bus e della metro o a sfuggire al controllore potrei ad esempio scriverne libri interi.
Ci piace ostentarla la furbizia. E siamo furbi soprattutto tra di noi: in quella legge non scritta del “ti fotto prima che tu fotta me”. Salvo poi essere gentili, ospitali e quasi mielosi con chiunque abbia una parlata forestiera. A patto che, chiaramente, l’ingenuo turista si sottoponga all’esercizio di biascicare qualche frase in dialetto e che ammetta la superiorità mondiale del nostro caffè, della pizza e della mozzarella. Quasi come se avessimo bisogno di qualche sorta di legittimazione da parte di altri dimenticando che questa città è stata uno dei primi centri culturali europei. E non migliaia di anni fa, ma più di recente. Dimenticando che ancora oggi ci sono eccellenze e una qualità della vita che in altri posti possono solo invidiare. Goethe, tedesco di Germania, ne scrisse qualcosina in proposito…
Furbi e simpatici: questo siamo. E poco importa se altri che passano per seri e irreprensibili stacanovisti adottino spesso furbizie ben più ingegnose delle nostre.
Siamo furbi, è vero. E, come accade per i massimi concetti filosofici, ogni aggettivo porta però con sé il proprio opposto. Noi siamo furbi e fessi allo stesso tempo.

Per parlare di calcio, come questo spazio imporrebbe, noi siamo i più furbi e meno furbi della storia. Come quando Carmando racconta in molte interviste del celebre episodio della monetina di Alemao: anche il mitico Salvatore non manca di ostentare la furbizia inutile di noi meridionali. “Gli dissi di restare a terra” – racconta il massaggiatore degli anni d’oro. Salvo omettere che una monetina di 100 lire che ti piomba a distanza sulla testa possa realmente far male una persona a prescindere che il danno lo causi oppure no. Offrendo così il pretesto, in modo sì poco furbo, a tanti millantatori di dire che il secondo scudetto lo abbiamo rubato… omettendo tra l’altro che anche senza quel punto in più in classifica il campionato lo avremmo vinto lo stesso. E, sempre per restare al calcio, che dire di quando il furboFerlaino racconta dei controlli antidoping di Maradona e dell’uso di pompe e pompette? Anche qui dimenticando che l’uso continuato della cocaina porta dei danni al fisico anzichè dei vantaggi. E che il doping è un’altra cosa: quello serve per incrementare le prestazioni, non per inficiarle. Ma per tanti avventori Maradona era “dopato”… Ignorando la differenza tra “dopato” e “drogato”: dovrebbero anzi ringraziare che Diego facesse uso di quella merda altrimenti di scudetti ne avremmo vinti almeno il doppio.

Ma, ne sono certo, anche quando ci offenderanno ancora, come nel caso del pessimo servizio di Striscia sui portoghesi in metro o sullo schifo di lavoro fatto da Giletti qualche tempo fa nel suo programma, saremo capaci di usare la nostra lucida ironia e quella simpatia furba di cui abbondiamo. Del resto, cari amici napoletani e miei concittadini, quanto vi piace quella schifezza di comico di Siani che ogni volta fa la solita squallida battuta dello scippo al “milanese” della telecamera o della macchina fotografica? Ridete, ridete pure! Prima o poi vi accorgerete che gli altri non ridono con noi, ma ridono di noi! Quanto è poco furbo ostentare la propria furbizia!! Questo Abete, Giletti e tutta questa vrancata di sciacalli mediatici lo sanno, noi dobbiamo impararlo ancora. Qui nessuno vuole mettere la testa sotto la sabbia, altrimenti appena ieri non avremmo scritto questo pezzo sulla terra dei fuochi e sulle manchevolezze di giornali e lettori, ma c’è differenza tra fare GIORNALISMO e fare sensazionalismo solo per giocare a quel gioco facile facile del buttare la merda su Napoli. Poi, per carità, spesso siamo noi stessi con tanti nostri comportamenti a buttarci la merda addosso. Su questo non ci piove.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore, della fonte e del link Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

NO COMMENTS

Leave a Reply