Il pranzo della domenica di una famiglia Emiliana

Il pranzo della domenica di una famiglia Emiliana

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Foto da Flickr

Per questa puntata del Pranzo della Domenica abbiamo una novità: dopo diversi episodi di cucina Napoletana, oggi abbiamo il pranzo di una famiglia emiliana grazie al mio amico Roberto Levoni, studente di filosofia all’Università di Bologna.

Ciao Rob! come sai, qui si parla di pranzi della domenica. L’idea del pranzo che “accumencia oggi e fernesce diman” è solo napoletana o la condividete anche lassù?

Non è solo napoletana. Si inizia verso mezzogiorno e si finisce di mangiare verso le 15, ma si sta comunque a tavola dopo pranzo. Si sparecchia e si tirano fuori le carte

Briscola e pinnacolo? Non mi dite che giocate a scopa…

Briscola e ramino, ma anche scopa. E non dimentichiamo la tombola!

Chi si occupa dell’organizzazione del massacro? La nonna (o comunque la donna più anziana) è plenipotenziaria per quanto riguarda il menu e la spesa?

Certo che sì, la resdàura comanda, l’uomo si siede e ne gode i benefici

Parliamo di cibo e beveraggio. Immagino si applichi il motto “pan, parsot, figa e lambròsc”…

Sì più o meno, anche se il tipico pranzo della domenica prevede pane e prosciutto come antipasto insieme a mortadella e parmigiano

E poi di solito?

Il vero pasto inizia coi tortellini, quando hai già lo stomaco che straborda. Almeno due piatti a testa con brodo e parmigiano; se poi la famiglia è particolarmente eroica si può reggere una porzione di lasagne

Però scommetto che vi manca a’ frittura e’pesce… 

Eh sì, quella sì, ma abbiamo il “lesso”, la carne bollita usata per il brodo. Spesso anche arrosto di maiale con patate

Secondo più che dignitoso. Che mi dici dei liquidi? Siete integralisti del lambrusco? E come digestivo cosa usate?

Fondamentalisti seguaci del lambrusco. Come digestivo dipende dalla famiglia; in genere fiumi di grappa, ovviamente distillata in casa dai nonni. 

Prima hai nominato i tortellini in brodo. Non è una tipologia molto popolare a Napoli anche se c’è una tradizione di pasta fatta in casa. L’emiliano ha un’etica del tortellino? Tipo, la panna è concessa, o ancora ci sono ripieni preferiti?

Il ripieno è tassativo: a Modena è di maiale (al pòrc), e soprattutto deve essere cotto prima di essere messo dentro la pasta. La panna è concessa, ma la divinità vera è il tortellino in brodo.

Prima di concludere con la ricetta, qualche domanda lampo. Mare o montagna?

Montagna, colli emiliani ovviamente.

Maradona o Platini?

Maradona. 

Bravo. Pizza fritta o crocchè?

Crocchè.

In spiaggia panino o frittata e’maccarun?

Piadina!

Blasfemo. Parola preferita in napoletano?

Uagliù… anche perchè è l’unica che so

In chiusura Rob ci regala la pesantissima ricetta dei TORTELLINI MODENESI DI SASSUOLO

Far imbiondire la cipolla in poco olio e cuocervi la carne (polpa di maiale magro, salsiccia, crudo e mortadella) precedentemente tritata e lasciare poi intiepidire. Aggiungere una buona dose di parmigiano reggiano, poco pane e la noce moscata e mescolare. Aggiungere l’uovo e impastare bene con le mani fino a ottenere un impasto omogeneo e sodo. Preparare la pasta tagliandola a quadretti di circa 2,5 cm per lato, adagiarvi sopra un pò di ripieno e piegarli per formare i classici tortellini. Cuocere in brodo di cappone (o al limite gallina) lasciandoli bene al dente. Servire in piatto fondo/zuppiera/ciotola/secchio con una spolverata di parmigiano. Strafugat’

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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