10 classici napoletani di cantautori non napoletani

10 classici napoletani di cantautori non napoletani

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Foto di Paolo Russo

Avete mai sentito di un cantautore genovese che scrive una canzone in marchigiano? O di un esponente della “scuola romana” che canta in Veneto? Al contrario quasi tutti i grandi cantautori hanno scritto, composto o cantato una canzone in lingua napoletana. Questo perché gli altri sono solo dialetti, mentre quella napoletana è una lingua, nobile, musicale, colta, con cui ogni grande artista sente prima o poi il bisogno di misurarsi.

Non stiamo parlando di canzoni napoletane, classiche o moderne, reinterpretate, né di cover, ma di pezzi originali, scritti da questi autori direttamente in napoletano. Non sempre i risultati sono all’altezza, anzi spesso ci imbattiamo in tentativi velleitari e pronunce imbarazzanti, ma vale la pena elencare almeno 10 dei migliori brani del repertorio dei cantautori italiani scritti in napoletano.

1) Io partirei con uno degli episodi meglio riusciti in tal senso, il brano “Rosa”, piccolo capolavoro di Amedeo Minghi, contenuto nell’Album “le Nuvole e la Rosa” del 1988. Atmosfera da melodramma, o meglio da canzone classica napoletana, sia nel testo che nella parte musicale. Pronuncia non certo perfetta, ma apprezzabile, considerato che si tratta di un artista romano. Straordinario il gioco di citazioni e rimandi a grandi classici della musica partenopea, senza per questo risultare enfatico o ridondante. Rif. “Te voglie bene assaje“.

2) Nel repertorio di un grande cantautore lombardo, Angelo Branduardi, spicca invece un brano singolare, geniale e controverso come il suo autore. Si perché, accanto alle splendida musica del maestro di Cuggiolo, troviamo la poesia di Pasquale Panella. Autore di grandi testi, ermetici ma geniali, stravaganze linguistiche, giochi di parole apparentemente senza senso. In questo caso però il concetto viene ribaltato: parole di diversi idiomi ma con un senso compiuto. Fou de love  è un brano straordinario in cui convivono amore e follia, dove la lingua papartenopeo vive con quella inglese, spagnola e francese per esprimere un concetto universale come l’amore. “I fou de love appriess’ a te”: semplicemente fantastico. Rif. “Passione”

3) Mille male penziere è un brano del 2005 (album “Ti amo così”). Pezzo scritto, composto ed interpretato da Mango. Nello stesso album Pino interpreta un classico napoletano: “I’ te vurria vasà“. Questo brano ne sembra la naturale continuazione. Nel disco sono le ultime due tracce e tra le due non c’è spazio, per cui l’ascolto è un continuum. Ritmo incalzante, quasi ipnotico, che sa di musica popolare, di radici profonde, di antiche tradizioni. Amore intenso, quasi morboso, caldo. Una tentazione continua che non trova pace e il groove è caldo e scandito come un cuore caldo e palpitante. Rif. “I’ te vurria vasà“.

4) La bellissima Reginella Reginè di Baglioni, brano del 1995, si apre con una citazione esplicita della Reginela di Bovio, parafrasata nell’ouverture e richiamata più volte nello sviluppo del testo. Anche in questo caso emerge il grande rispetto con cui i grandi della musica italiana affrontano la musica napoletana. Il risultato è straordinario, una canzone moderna di atmosfera classica. Imperdibile. Rif. “Reginella“.

5) “A cchiù bella  capolavoro di Giuni Russo, contenuto nell’ultimo album dell’artista, che riesce a musicare magistralmente una bellissima poesia di Totò. Cosa aggiungere, sicuramente è a cchiù bella. Per chi non avesse la fortuna di conoscere questa splendida perla consiglio di ripescare l’ultimo splendido album della mai troppa rimpianta cantautrice siciliana. Brividi. Rif. “Malafemmena

6) Mischiare il genovese, il portoghese e il napoletano, lingue di mare, affini, assonanti, sorelle. Baccini ci riesce con l’aiuto del maestro Trampetti in un brano bellissimo del 1993 ” Portugal” contenuto nel fortunato Album ” Nudo”. Rif. “Tammurriata nera“.

7) Tutti conoscono Don Raffaè, forse la più conosciuta canzone in napoletano scritto da un cantautore “straniero”. Ma gli stessi autori, De Andrè e Bubola, hanno adattato un successo del grande Bob Dylan e nel brano “Avventura a Durango” del 1979 traducendo la parte in inglese in italiano, con un colpo di genio hanno usato il napoletano per le parti in ispano/messicano della canzone originale. Rif. “Lo Guarracino“.

8) Ha sempre detto che il suo sogno era di essere napoletano, dimostrandolo sia nelle scelte musicali che nelle interpretazioni. Qui non vogliamo parlare della celeberrima “Caruso”, ormai da considerarsi a pieno titolo un “classico” della canzone napoletana, ma segnalare un altro brano del grande Lucio Dalla, Nun parlà, poco conosciuto ma di straordinaria bellezza, contenuto nel’Album “ Canzoni” del 1996. Rif. “Luna rossa“.

9) Sfruttando le sue origini napoletane, il milanese professor Vecchioni, nel “Bandolero Stanco” del 1997, inserisce un divertissement riuscito e ben cantato: ‘O primm’ammore . Echi di Napoli con una punta di Dire Straits nel ritmo, nei temi, ma soprattutto nell’ironia. Top. Rif. ” ‘ o surdato ‘nnammurato

10)Tu si ‘na cosa grande” capolavoro del pugliese Domenico Modugno del 1964, è sicuramente il più importante episodio del genere che stiamo trattando, tanto da diventare, a pieno titolo, essa stessa un classico della canzone napoletana. Rif. “Tu si ‘na cosa grande“.

Provate a creare una playlist con le 10 canzoni consigliate, poi se la cosa vi è piaciuta potrei decidere di consigliarne altre 10 ( to be continued ).

Giuseppe Ruggiero

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