Mi sono infrattato in macchina per vent’anni

Mi sono infrattato in macchina per vent’anni

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                                 “Tengo ‘o freno a mano in miezz e parlami”  Tony Tammaro

“Allora, mi racconti?”

Somma Vesuviana, provincia di Napoli. Sono a casa di Vincenzo, sorseggiamo il caffè, Vincenzo sta zitto.

“Vincé?”

Ha ceduto all’intervista dopo lungo corteggiamento. Ma adesso non parla. Lo sguardo vaga, fuori, verso la montagna, il Monte Somma con la sua vegetazione che toglie il respiro.

“Vicjè?”

Non muove un muscolo. Riesce a guardarmi attraverso come se fossi un tostapane o uno spiritiello. Passano i secondi, provo a capire se è un suo modo di raccogliere i ricordi, il disagio mi ammutolisce. La moglie, ignara, armeggia tra pannolini e tutina della bimba. Vincenzo si gira a guardarla. La bimba ci osserva. Occhi blu. Due spugne.

Poi è un attimo.

“E Carmè?”

Basta quel tono. Basso, sfumatura spazientita. Carmela capisce. Afferra bimba, pannolino e tutina e va in camera da letto. Vincenzo mi riammette nel suo campo visivo col sorriso benevolo del padrone di casa. Capisco pure io. A criatura. Certo.

Adesso si può parlare.

Intervistarlo è un tuffo nel passato. Anni ’90. Tempi di università. Spensieratezza. Ma soprattutto tempi d’oro per infrattarsi. Che Vincenzo ha vissuto da protagonista.

“Che ti devo dire, infrattarmi mi piaceva, cominciai presto, a sedici anni una cugina più grande passava a prendermi col motorino. Mi ha insegnato i primi segreti, e fatto vivere quel tipo di esperienze che ti cambiano per sempre. Da quel momento i tuoi coetanei, quelli con cui hai fino a un attimo prima condiviso sfighe, ore di conversazioni notturne, tornei di calcetto su asfalto, maratone di Risiko diventano improvvisamente estranei. Li guardi come Thor quando giunge su Midgard… gli adolescenti ti sembrano forme di vita inferiore. Quello però fu solo lo svezzamento. Il vero boom arrivò con la patente”

La patente, e la panda 45. Vincenzo è simpatico, ci sa fare, la sua camminata dinoccolata attira le attenzioni femminili in modo quasi involontario. Ma soprattutto, riesce a caricarle in macchina.

Panda 45
Panda 45

“Certo prima era diverso. Senza chat, telefonini. Le ragazze dovevi avere la faccia tosta di conoscerle nel mondo reale. Per strada, a scuola. Sviluppare abilità sociali, telefonare in orari strategici per evitare che rispondesse la madre… e comunque caricarle è solo l’inizio.”

La preparazione è una fase fondamentale.

“Mai improvvisare. Oggigiorno, se pensi a cosa è diventato il matrimonio, infrattarsi è l’unico vero rito di passaggio che ci è rimasto … quantomeno da vivi. E portare una ragazza là sopra per la prima volta è farsi officiante di un momento che deve essere memorabile. Devi farla vivere il suo sogno. Quando chiudi quello sportello, se sei bravo a creare la magia, la pandarella diventa un mondo a parte, che la fa scivolare dalla realtà del paesino a una scena di Beverly Hills 90210. Servono gli strumenti giusti. La conversazione anzitutto, leggera, condita di occhiate gentili. E poi la musica. Da selezionare con metodo. Nella fase di conversazione, radio. Tiene bassa la tensione, distrae dalle traiettorie a spirale verso le zone di infratto. Ma quando cominci a fare sul serio è il momento della cassetta.”

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Le musicassette !!!!

E qui si apre un mondo, no? I pomeriggi passate a preparare cassette, un mix di cose scaricate dalla radio e compact disc di amici dove ogni tanto ci infilavi qualla canzone che, speravi, doveva lanciare piccoli messaggini subliminali all’innamorata di turno…

“In questo veramente mi aiutava un amico. Faceva delle compilation ad hoc per infrattarsi, ci lavorava, se le studiava. Aveva tutta una sua teoria, s’era messo a cercare la cassetta perfetta, capace di sciogliere qualsiasi ragazza… ora che mi ci fai pensare credo che a un certo punto la trovò pure, la cassetta, era… pazzesca, non so, non tanto le canzoni in sé, ricordo qualche pezzo della Pausini, certa roba inglese, una di Pupo, … ma come erano messe una dietro l’altra, la sequenza, il modo in cui il finale di una si incastonava con quella che iniziava dopo. Creava un’atmosfera magica, un’elettricità…  sbrodolavano, le avevi in pugno. A volte mi chiedo dove sia finita.”

E una volta che le hai in pugno …

“Qui in provincia trovare un posto dove infrattarsi non è così complicato, una stradina poco illuminata, un posticino in campagna si trova sempre. Diciamo che però, girando, l’ideale rimane sopra Castello.”

Il riferimento è a S. Maria a Castello, un posticino in montagna, che, aria cristallina e panorama mozzafiato a parte, resta il preferito per gli incontri notturni dei giovani della provincia. Dalle 21 una lunga serpentina di auto appannate o impaginate crea un piccolo sentiero dell’amore.

Non ti faceva un po’ strano però, tanta gente…

“Infatti all’inizio preferivo all’aperto, nel verde, portavo una vecchia bandiera del Napoli, avvolti là dentro, sotto la testa di Maradona mi sentivo protetto… ero un romantico. Solo che poi un po’ l’umidità, un po’ i guardoni, ti accorgi che la macchina è una scelta obbligata. Ti chiede più tempo, ad esempio devi impaginarla per benino, ma pure queste cose aiutano a cementare la coppia.”

Certo in  spazi così ristretti bisogna sapersi muovere…

“Verissimo, a volte basta un piccolo dettaglio fuori posto a far cadere la poesia… ricordo questa ragazza con cui uscii per un po’, Rachele, una fissata, pretendeva ogni volta la Gazzetta dello Sport, diceva per l’atmosfera, sai, il rosa… a me è sempre sembrata una tamarrata, oltre al fatto che mi prendevano per milanista. Ma a un certo punto non ce l’ho fatta più. Una sera, eravamo nel momento migliore, e che vedo, attaccato al finestrino? Che dopo una partita da padreterno contro all’Atalanta, tu mi vai a mettere sei in pagella ad Alemao? E come lo chiami? “Mediano”? Quando Alemao è stato il miglior centrocampista metodista della Storia? Te lo giuro, é scomparso tutto il sentimento.”

Copertina a caso de "La Gazzetta dello Sport"
“La Gazzetta dello Sport”, copertina a caso

Eppure in paese ti invidiavano un po’ tutti, ragazze ne hai caricate parecchie…

“Senti tu non ci crederai, ma adesso che ci ripenso l’emozione più grande era l’attesa… aspettare di vederle, poterci parlare, tutto quello che succede prima o nei primi attimi dell’infratto. Il piacere predatorio di sganciare nuovi reggiseni, togliere vestitini, piantare la bandierina su nuovi centimetri di coscia. A un certo punto non ti basta mai, ne vuoi sempre di più, avevo finito per invidiare quelli che riuscivano a stare disciplinati sui libri. Credo che ci sarei rimasto… non fosse stato per Carmela.”

A Somma Vesuviana se lo ricordano tutti l’arrivo di Carmela dalla grande città. Il visino da cerbiatta su quelle curve esplosive, le scollature inconcepibili, quelle zizze esagerate e il ticchettio sull’asfalto della sua zeppa 15 che in breve diventano l’ ossessione di ogni maschio vesuviano che ne incrocia le grazie. L’ultimo grande sogno collettivo dell’era pre-selfie. Vincenzo riesce ad arrivarci per primo con un mix di savoir faire e fortuna, ma, soprattutto, con una promessa. Che chiunque avrebbe accolto con scetticismo ma che Carmela interpreta come un contratto. Promette di trasformarsi da femminajuolo a fidanzato modello. Per amore. Per lei. Carmela gli crede. E gli cambia la vita per sempre.

“Un lungo percorso di devozione e castità. Prima cosa mi fece buttar via le cassette straniere. Inglese, italiano, tutto fuori. Solo musica neomelodica, sentimenti forti. Poi mi fece conoscere la famiglia. Non solo i genitori. Un pellegrinaggio interminabile tra cugine, vecchie zie rincoglionite, pacchetti di zucchero e caffè, alberi genealogici da mandare a memoria, nipotini obesi, conversazioni-monstre su cui ti venivano fatti test di attenzione a tradimento. Fu un anno di sacrifici e di promesse, con le sirene delle mie ex in pressing costante, ma tenni duro. Alla fine ci infrattammo. Ricordo la musica di Ciro Ricci, la calma crepitante e la pelle d’oca con cui attaccavo le pagine del Mattino. Era tutto perfetto. Da quel momento la pandarella divenne peggio del campo di Ashau Valley dopo l’arrivo dei marines. Carmela era tutto quello che un uomo potesse desiderare, avevamo la montagna alle spalle ma là dentro era come stare nel ventre del Vesuvio. Fu l’apice della mia giovinezza…”

Ciro Rigione, già Ciro Ricci
Ciro Rigione, già Ciro Ricci

E anche la sua fine. Matrimonio e figli arrivano presto, la vita di Vincenzo si trasforma per sempre.

“Con la pezzerella ormai siamo in cinque, la casa è grande, il letto comodo, e se prima qualsiasi pertugio andava bene per infrattarsi, adesso tra pensieri, scadenze, lavoro … il desiderio rischia di venire meno, ti confesso che stavamo per cascare in una brutta crisi…” di nuovo quel tono reticente.

Si Vincè, e come l’avete risolta?

“Fu un caso, eravamo a Castello per il battesimo di una nipote, lì ormai è pieno di ristoranti da cerimonia, al ritorno capitiamo in quel vecchio sentiero dove ci infrattavamo da giovani, deserto. Io a un certo punto sento un brivido, guardo mia moglie nella penombra, il volto rovente…”

Vincenzo e Carmela sono l’esempio di una coppia che ha trovato il perfetto completamento. Alla soglia dei quarant’anni sprizzano giovinezza e gioia di vivere. Quando viene il sabato, i ragazzi li lasciano da nonna.

“A Castello, negli spazi ristretti della vecchia pandarella rimessa a nuovo, la magia si riaccende, e a volte, al buio, i ricordi si mescolano alla realtà, rivedo le fanciulle con cui venivo a infrattarmi ed è come stare di nuovo con ognuna di loro….”

Quant tiempe aggia aspettate
pe me mettere cu tte
quante vote aggia pensate
nun ce ten’arra’ cu mme
ma stasera stamme n’inzieme
dint’a machina a parla’
chianu chianu sto tentanne e te vasa
pure tu te miette scuorne
e nun riesc a me guarda
poi tirando sui i capelli
te faie cchiu vicine a mme
mentre la tua camicetta
si sbottona sempre piu’…

Ciro Ricci

Cristiano De Falco

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